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Scritto da Sara Valdo   
Mercoledì 30 Settembre 2009 10:50

Valdo_Sara_Lupatptissima_2009Dicono che dove termina l’arcobaleno proprio li ci sia un tesoro…niente di più vero, anzi io ne ho trovati più di uno.

E’ doveroso iniziare con ringraziando tante persone. E’ difficile nominarle tutte: Fabio e Stefano che già in occasione della trasferta a Luco dei Marsi mi avevano “invitato” a provare e che ci credono sempre; Ivan che mi sostiene ad ogni pazzia; Emiliano con i suoi preziosi consigli e con la sua presenza; Claudio, Stella e tutti gli amici che non hanno mai smesso di incitarmi lungo il percorso, insieme a tutti gruppi podistici di Verona: Mondatori, Valdalpone De Megni, La Cometa, Gli Sbandati, Malavicina, goodwin Libiola; Flying Colors Marathon, Palù, Atletica Lupatotina, Latin Lover Marathon, tagicar Villafranca e tutti gli altri; Maria Teresa Nardin, Franco Bini, Simone Lamacchi e Gregorio Zucchinali, sempre presenti lungo la pista. Gli amici del nuoto quali Luca, Elena e Andrea, presenti in vari momenti della giornata. E a chi ha creduto così tanto in me da assegnarmi il Lupetto Rosa.
Ogni ora di questo fine settimana è stata talmente emozionante che risulta difficile da descrivere e da immaginare, attimi indelebili che mai potranno essere dimenticati; ci proverò, anche se sarà un racconto lungo e noioso… d’altronde si tratta di una 12ore.

Mi sveglio di buon ora per fare un’abbondante colazione, ma le fette biscottate con la marmellata mi guardano e io guardo loro; lo stomaco non si apre; nonostante i miei sforzi di rimanere tranquilla, il mio costante ripetermi “comunque vada ne sarà valsa la pena” non riuscivo a tranquillizzarmi, un po’ di ansia c’era; come sarebbe stato girare attorno a quella pista per molte ore, assomigliando più ad un criceto che ad un podista?
la preparazione era veramente scarsa per poter pensare di affrontare una gara del genere, ma il mio obiettivo principale era solamente provare, sapendo che potevo anche fermarmi dopo qualche giro se mi fossi stufata oltre che stancata.
Mi svago in auto con un po’ di musica, non abito lontano dallo stadio dove si svolgerà la gara; guardo il cielo, sembra un po’ nuvoloso, meglio così, e tra le nuvole vedo l’arcobaleno che termina proprio sulla pista di atletica.
Questa visione mi mette un po’ di allegria e penso “beh allora non può andare proprio così male”.
Ritiro il pettorale, saluto Fabio che si sta già preparando alla postazione microfonica; vedo Stefano ma non lo disturbo perché impegnatissimo nell’organizzazione.
Inizialmente mi trovo un po’ smarrita perché, nonostante conosca bene la manifestazione, non avevo mai prestato molta attenzione alla logistica della gara dell’ultramaratona, decido allora di fare quello che facevano gli altri.
Incontro Claudio, presente domenica scorsa quale importante lepre e amico per migliorare il tempo in mezza maratona, che mi trasmette tranquillità ma soprattutto un grande supporto durante tutta la gara, insieme a Stella e agli altri del suo gruppo.
Sono molto tranquilla e felice perché i miei cari amici Giovanni e Mary sono riusciti ad arrivare proprio per la partenza, e soprattutto c’è Ivan.
Il momento ormai è arrivato e parto con un passo forse troppo veloce ma che comunque, causa l’inesperienza, non riesco a rallentare; decido allora di proseguire di testa mia per immagazzinare km, il resto si vedrà.
Come affrontare una gara così lunga in pista? nei giorni precedenti, presa da forte ansia, mi rivolgo ad Emiliano, la mia guida spirituale, ovvero a colui che avendo molta esperienza in gare di questo tipo mi può dare i suggerimenti giusti, ed effettivamente così è stato: preziosi e fondamentali. “Inizia col guardare le varie squadre che montano le tende, a quello che ti circonda, agli atleti che si preparano per la staffetta, guarda cosa fanno gli altri, quando si cambiano e mangiano, e quando ormai senti che stai odiando la pista che la CRISI è arrivata e vorresti saltar giù, allora è il momento di reagire e di dirti ‘Ormai ce l’hai fatta!’ ”
E così ho fatto.
Le prime ore passano tranquille con il supporto fisico e mentale di Ivan; mi lascerà per poi tornare alle 18.00.
Il cielo velato delle prime ore del giorno lascia il posto ad una giornata molto calda; cerco di bere, poco ma frequentemente e di bagnarmi, ma non troppo per evitare problemi, però non basta; la crisi arriva, forte, perché causata da problemi intestinali che mi costringono a rallentare in maniera drastica; soffro. Ci sono molti amici che mi incitano e soprattutto il mio gruppo, presente con due squadre per la staffetta.
Arriva anche Emiliano, e la sua presenza mi rasserena molto; ma sto male, la crisi non accenna diminuire, mi dice che forse sono segnali del mio corpo; è difficile pensare ad un ritiro, voglio provare un altro po’, allora mi suggerisce di rallentare e camminare.
fortunatamente il problema si risolve e riprendo a correre con la stessa andatura delle ore precedenti anche se debilitata.
Dopo 4 ore avviene l’inversione di marcia, inizialmente le prime ore si correva in senso inverso alla direzione della staffetta, ora giriamo in maniera concorde e mentalmente è più dura perché c’è meno svago, dopo altre 4 ore torneremo a correre in senso opposto ed è come una boccata di aria fresca.
La presenza di fabio è di enorme aiuto e sostegno, bravissimo nel gestire una manifestazione di questa portata.
Le ore passano e le ombre si allungano, “forse tra poco arriverà un po’ di fresco”, e così è stato, e assieme anche Ivan; si mette nella zona neutra e cerca di farmi mangiare, perché la cosa ormai più importante è alimentarsi, ma lo stomaco è chiuso e ogni boccone risulta difficile, la sua pazienza e tenacia mi sono di fondamentale aiuto.
La pista ormai è gremita di gente, ad ogni tenda c’è un importante incitamento di molti amici, come si fa a non correre con un tifo così…
Continuo, vado avanti, ormai manca poco, ma sono comunque un po’ debilitata e i crampi ai piedi iniziano a farsi sentire, decido di rallentare leggermente e ogni tanto di fare un giro camminando.
Manca un’ora, ormai è fatta mi ripeto, e me lo dicono anche i molti amici dislocati in tutto lo stadio, e le lacrime cominciano a scendere.
Fabio dice a Stefano di avvisare la protezione civile perché se continuo così allago la pista; nel frattempo il caro Luciano Morandin si propone come lepre d’eccezione per non farmi perdere nemmeno un metro di quella pista; grazie!
E’ finita e mi lascio andare in un pianto liberatorio tra le braccia del mio vice presidente e amico Giovanni.
Ci sono attimi ed emozioni che non potranno mai più essere dimenticati, tracce indelebili nel cuore e nella mente: sono i sorrisi, le parole, i colori, gli incoraggiamenti di chi ti vuol bene, ti sostiene nei momenti di difficoltà, condivide la gioia e la sofferenza.
Così nello sport come nella vita!
Sar@ tapacriceto Valdo

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Commenti (3)add
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ciao sara
scritto da fabio dall' acqua , 01 Ottobre, 2009
sono quello che si cambiava a fianco di te prima della partenza.
per me non e' andata bene e colto dallo sconforto non ho piu'
salutato nessuno.ti faccio ora i complimenti.brava
ciao alla prossima
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CHE DIRE........
scritto da Massimo Berta , 01 Ottobre, 2009
brava e bella......bella e brava.....brava e tosta.....tosta e brava.....BELLA TOSTA!!!!!
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la grande Sara
scritto da simonetta Gironda , 30 Settembre, 2009
Carissima amica,nel leggere quello che hai scritto, mi sono commossa. Come non sentire emozioni davanti ad un racconto così bello proprio perchè vero e vissuto con tanta intensità. Ti stimo e ammiro ancor di più. Sei una Piccola Grande Donna:coraggiosa e determinata! Arrendersi è il più grande vantaggio che si può dare al nemico..Tu nel momento di crisi, sei riuscita a vedere oltre la stanchezza, hai visto l'arcobaleno e sei arrivata alla vittoria!Brava ! Brava ! Brava!
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Settembre 2009 15:26
 
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