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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Italia sugli scudi nella prima giornata di gare ai campionati mondiali argentini di corsa in montagna. È Angela Mattevi, la trentina della Val di Cembra, a conquistare il titolo Under 20, trascinando il team italiano alla medaglia d’oro per il trofeo a squadre, con le compagne Giovanna Selva (7° posto), Anna Arnaudo (9^) ed Elisa Pastorelli (19^).

La Mattevi vince con buon vantaggio sull’atleta della Repubblica Ceca, Barbora Havlickova, campionessa europea in carica; terza la francese Jade Rodriguez. Un titolo mondiale individuale che mancava all’Italia dal 1992, quando vinse Rosita Rosa Gelpi.

Nella gara maschile, sempre Under 20, il team italiano conquista un bronzo a squadre grazie a questi risultati: Marco Zoldani (10°), Luca Merli (13°), Massimiliano Berti (15°) e Giacomo Bruno (25°).
Primo posto per l’inglese Joseph Dudgale, secondo il turco Sebih Bahar e terzo il messicano Yael Paniagua.

Nella stessa specialità (ma in gara senior), un altro trentino, Cesare Maestri, conquista una prestigiosa medaglia d’argento. Qui il team italiano ottiene la medaglia di bronzo, con i piazzamenti di Xavier Chevrier (9° posto), Alex Baldaccini (12°) e Nadir Cavagna (30°).
Vittoria per l’americano Joe Gray, che bissa il successo ottenuto nel 2016; terzo posto per l’atleta ceco Marek Chrascina.

Anche nella gara femminile la più forte è un’atleta americana, Grayson Murphy, che precede nell’ordine la francese Elise Poncet e l’inglese Philippa Williams. Buona prova delle italiane, con la miglior classificata, Elisa Sortini, che chiude la sua prova all’ottavo posto. Seguono molto ravvicinate tra loro Gaia Colli (14^) e Alice Gaggi, al rientro dalla maternità (15^). Completa la classifica la giovanissima Alessia Scaini (classe 1999), 30esimo posto.

Gare rese ancora più difficili a causa di problematiche condizioni meteo, con vento e pioggia su tutto il percorso.

Domani è la volta della corsa su lunghe distanze (41,5 km).

 

Mercoledì, 13 Novembre 2019 21:38

Stefano Mei si candida alla presidenza Fidal

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si è tenuta a Milano, presso il Centro Congressi della ConfCommercio, la conferenza di presentazione di Stefano Mei, che si propone alla candidatura di presidente Fidal per il prossimo quadriennio; le elezioni sono previste nel novembre 2020.

Se non me ne sono persa qualcuna, si tratta di una candidatura che si aggiunge a quelle già presentate di Vincenzo Parrinello, Roberto Fabbricini e Alberto Morini; poi c’è Insieme per l’Atletica, per ora si tratta solo di un manifesto, con una quarantina di nomi, diversi dei quali con una certa popolarità, tuttavia al momento manca il nome del candidato presidente. Infine, è lecito supporre che dall’area Smart Atletica (ex DTO Massimo Magnani) possa arrivare un’altra proposta. Tante candidature, forse troppe, immagino che, strada facendo, la conta dei voti personali porterà ad accordi e aggregazioni, perché ciò che conta, ovviamente, è vincere le elezioni. Per le spartizioni si vedrà dopo, o quantomeno le scopriremo più avanti.

Stefano Mei, 56 anni, spezzino, è persona ben nota nel mondo dell’atletica; campione europeo sui 10.000 metri, Stoccarda 1986, nella stessa edizione è medaglia d’argento sui 5.000 metri. Da allora ha continuato ad operare nel settore, oggi è presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia.

Nel corso dell’incontro ha toccato parecchi dei temi che compongono il suo programma elettorale: incentivazione delle attività nel settore giovanile, formazione delle figure che operano nella federazione (dirigenti, tecnici, Gruppo Giudici Gare, etc), istituzione di commissioni per valutare le manifestazioni e riorganizzazione del calendario eventi…E molto altro. Anche un accenno al settore master, non sarà atletica (riguarda soprattutto la corsa su strada) però costituisce un fondamentale supporto economico alla federazione. Meglio tenerne buon conto.

Al solito in questa fase che precede le elezioni, che peraltro mi pare stavolta iniziata con grande anticipo, si elencano i problemi (non è difficile) e si danno indicazioni piuttosto generiche sulle possibile soluzioni (anche per non scoprire le carte dei candidati, ovviamente confidando che ci siano idee e programmi dietro i proclami...).

Diverse le domande dalla platea, anche se molti si limitano ad esprimere opinioni personali.

Difficile esprimere valutazioni sulla base di programmi, e promesse, elettorali, ne abbiamo sentite molte, poi smentite dai fatti; del resto basti vedere come è combinata l’atletica di oggi. Di certo Stefano Mei mi appare un candidato credibile, per la sua storia e per l’impegno che ha sinora profuso. Nella scorsa elezione con un programma che mi è sembrato arrivare un tantino “last minute” ha portato a casa il 40% dei voti, ecco quindi che il candidato stesso ed i suoi sostenitori possono nutrire concrete speranze di successo.

Per chi volesse saperne di più:

www.stefanomei.it

SERVIZIO FOTOGRAFICO CLASSIFICA COMPLETA DI TUTTI GLI ITALIANI - Al suo debutto in maratona vince, tra le donne, Joyciline Jepkosgei; Geoffrey Kamworor bissa il successo del 2017. Finiscono la gara complessivamente 53508 concorrenti, un dato inferiore di circa 2000 unità rispetto al 2018.

Gare avvincenti, quelle della 49^ edizione della maratona di New York, col Kenya sugli scudi: primo e secondo posto femminile, lo stesso al maschile; due terzi posti per l’Etiopia.

Gara femminile che si sblocca poco prima del passaggio alla mezza maratona (tempo 1:11:39). Restano in tre: Mary Keitany (Kenya), Ruti Aga (Etiopia) e Joyciline Jepkosgei (Kenya), non lontane Nancy Kiprop e Desiree Linden, che poco alla volta vengono distanziate. Le tre procedono affiancate per molti chilometri, poi si sfila Aga; ormai è una sfida a due. Passano al km 35 in 2:05:19 ed è qui che la Jepkosgei prende il largo, un cambio di ritmo non brusco ma con una progressione che non lascia scampo alla connazionale. Vince in 2:22:38, tempo molto vicino a quello col quale la Keitany aveva vinto nel 2018 (2:22:28). La quale stavolta deve accontentarsi del secondo posto in 2:23:32: in ogni caso onore a questa grandissima atleta. Terzo posto per l’etiope Aga ((2:25:51). Davvero esplosivo il debutto della Jepkosgei (che peraltro detiene il record del mondo sulla mezza maratona, 1:04:51), che alla sua prima esperienza vince una delle maratone più importanti al mondo, realizza un ottimo crono su un percorso impegnativo e … porta a casa 145.000 euro, tra montepremi e bonus a tempo. La allena il torinese Gabriele Nicola, stabilmente in Kenya ormai da molti anni.

Gara maschile non meno avvincente: gruppo folto per diversi chilometri, complice un’andatura relativamente tranquilla. Esce ben presto di scena il vincitore del 2018, Lelisa Desisa, che si ritira prima del km 10 dopo un paio di allunghi che sono apparsi poco sensati: oppure voleva testare le sue condizioni e poi ha deciso… che non era giornata. Al passaggio alla mezza maratona (1:04:49) sono ancora in 14, ma poco dopo il Queensboro Bridge (km 25) comincia la bagarre. Restano in 5 al km 32, Shura Kitata (Etiopia), Geoffrey Kamworor (Kenya), Tamirat Tola (Etiopia), Girma Bekele (Etiopia) e Albert Korir (Kenya). Tola prova ad allungare, ma resta vittima lui stesso del cambio di ritmo e si sfila, così come staccano Kitata e Girma Bekele. Restano Korir e Kamworor, il quale ultimo però sferra un attacco deciso verso il km 35 e da qui non ha più avversari, vince in 2:08:13.
Eccellente secondo posto per Korir, col tempo di 2:08:36, vicino al suo personale di 2:08:03. Podio anche per Girma Bekele, l’atleta che proprio non ti aspetti: si presenta con un primato di 2:16:39 e arriva terzo in 2:08:38.

Primo americano Jared Ward (2:12:24), che replica il sesto posto del 2018.


New York City Marathon


 

La gara è appena partita (al momento solo quella femminile elite), ma siamo già in grado di mostrarvi in anteprima esclusiva la medaglia che verrà conquistata da tutti i finisher in Central Park.

Ciò è possibile grazie alla presenza sul posto di Stefano Morselli. Ricordiamo che saranno oltre 50.000 quelli che a breve partiranno da Staten Island per misurarsi sui 42195 metri del difficile percorso della maratona probabilmente più celebre, certamente la più partecipata al mondo.

Quanto prima daremo aggiornamenti.

Domenica, 03 Novembre 2019 14:52

Verbania (VCO) - Maratona del Lago Maggiore

3 novembre - Si parte da Verbania e qui si ritorna, a meno che la scelta non sia caduta sulla mezza maratona; in questo caso il rientro viene fatto col battello (come si faceva ai primi tempi della maratona, quando si correva in linea da Arona).
Si corre quasi sempre sul lago, un percorso veloce, salvo vento e/o pioggia, è quello ormai collaudato anche per la sola mezza maratona, che si svolge in primavera e ha fatto registrare tempi di assoluto rilievo.

Abbuffata di scelte, sono ben 8 (10 km, mezza, 33 km e maratona) per chi voleva correre da queste parti, infatti le competitive erano 'doppiate' anche in versione non agonistica, e lasciamo pure che la Fidal dicea che maratone e mezze possono essere solo in versione competitiva.

Senza nulla togliere alla bravura dei partecipanti, di certo i tempi non sono eccelsi, complici anche condizioni meteo non proprio favorevoli.

Gara maschile vinta in 2:36:13 da Andrea Soffientini (Azzurra Garbagnate), secondo posto per Andrea Perinato (2:47:07, Sport & Sportivi) e terzo per Massimo Carnelli (2:48:39, Marathon Verbania).

Tra le donne la prima a tagliare il traguardo è l’inglese Katie Deards, tempo finale 2:59:31; a seguire Rita Angela Spanu (3:11:29, Cagliari Marathon) e la spagnola Paula Chinchilla Serrano (3:17:52).

Queste le classifiche per i primi posti delle altre gare in programma:

Mezza maratona uomini

1) Adu Poku Simon (1:12:08, Belgio) 2) Daniele Galliano (1:12:13, Atletica Alba) 3) Carmine Salvia (1:14:18, Amatori Potenza)

Mezza maratona donne

1) Yvonne Kleiner (1:26:03, Germania) 2) Yvonne Kienzler (1:28:41, Atletica Gavirate) 3) Anne Celine Pace (1:31:06).

33 chilometri uomini

1) Daniel Lagoutte (1:58:18, Francia) 2) Fabio Gala (1:58:20, Brescia Marathon) 3) Alessandro Lacqua (1:58:27, Sport Project VCO)

33 chilometri donne

1) Giulia Sommi (2:15:23, Cus Pro Patria) 2) Carla Primo (2:18:10, Base Running) 3) Cristina Gogna (2:21:15, Atl. Verbano)

10 chilometri uomini

1) Jacopo Caracci (33:49, Rodengo Saiano) 2) Marco Vittone (33:59, Sport Pro-Motion) 3) Andrea Cognolato (35:37, Run Athletic Team)

10 chilometri donne

1) Melissa Ragonesi (39:32, GSD Valdivedro) 2) Silvy Turcato (40:55, Atl. Piombino 3) Daniela De Stefano (42:12, ASD Castrovillari)

I numeri: il sito della manifestazione scriveva di chiusura anticipata in caso di raggiungimento di 3.00 iscrizioni; sono sembrati molto ottimisti dato che, almeno dal 2016 (1913 classificati), sono numeri mai raggiunti, nemmeno avvicinati. Tuttavia si osserva che, a fronte di un calo partecipativo generalizzato delle gare su strada, a questa manifestazione i numeri “tengono” bene, anzi, aumentano. A fronte di un numero complessivo di 1406 classificati nel 2018, si registra il dato di 1702 atleti che hanno completato l'insieme delle gare, competitive e no. La crescita è dovuta soprattutto alla 10 km non competitiva, dove i 125 partecipanti del 2018 sono a passati a 256 quest'anno. Assai meno numerosi, ma in aumento, i finisher della 10 km competitiva, saliti da 93 a 118.
Un moderato aumento si apprezza per la maratona (da 274 a 287) e per la mezza (da 212 a 223). Un po' meglio è andata sulla 33 km, da 303 a 373.

Certo che il menu era abbondante, ben 8 distanze. Che poi, alla fine, risulti vantaggioso per chi organizza non possiamo certo dirlo noi. Di sicuro i podisti sulle rive del lago hanno trovato tutte le scelte possibili.

 

Sabato, 02 Novembre 2019 19:59

New York (USA) : Dash to the finish line

SERVIZIO FOTOGRAFICO - Una gara che si corre sulla distanza di 5 chilometri, un importante e ricco prologo alla maratona che si corre domani. Importante perché si misurano i più forti atleti americani, ricco perché il montepremi è il più elevato in assoluto per questa tipologia, infatti sono ben 60.000 dollari messi a disposizione dagli organizzatori.

Vince la gara maschile Anthony Rotich in una volata a tre, dove prevale in 13:48, per un secondo su Aaaron Templeton (13:49) e Eric Jenkins (13:50). Finisce ai piedi del podio Shadrack Kipchirchir, classificatosi secondo nel 2018. I primi otto classificati hanno corso sotto i 14 minuti.

Anche tra le donne la sfida si è risolta a pochi metri dalla finish line, con la vittoria di Shannon Rowbury (15:43), seconda Jessica Tonn (15:44), terza Emily Infeld (15:47).

La Dash to the finish line è una gara riservata agli atleti americani e fa parte del prestigioso circuito USATF (Usa track & field). La gara odierna partiva dalla first Avenue, in corrispondenza con la 44esima, per concludersi in Central Park.

A parte gli atleti elite, la gara è aperta a tutti, costi di iscrizione variabili da 35 a 50 dollari; in totale sono stati 10329 i classificati in questa edizione.

 

VIDEO

Venerdì, 01 Novembre 2019 18:41

New York City Marathon : gli atleti elite

Si rinnova la sfida del 2018? Sono infatti presenti i primi tre classificati della gara maschile.

Geoffrey Kamworor, già vincitore NY 2017 e terzo nel 2018. Detiene il record del mondo nella mezza maratona, 58:01, realizzato a Copenaghen nel 2019.

Lelisa Desisa (1990, Etiopia), vincitore a New York nel 2018 (2:05:59) dopo una fantastica volata col connazionale Shura Kitata (2:06:01). Oltre a difendere il titolo è campione del mondo in carica, ha vinto a Doha 2019. Avrà recuperato le fatiche di una maratona corsa in condizioni davvero complicate?

Shura Kitata (1996, Etiopia). Secondo a New York 2018, quando forse ha pagato per la sua inesperienza. Ha un personale di 2:04:49, avvicinato di molto a Londra 2019 (2:05:01).

Tamirat Tola (1991, Etiopia). Atleta che si presenta al via col miglior tempo di accredito, 2:04:06 (2018). Ha corso anche in Italia, alla Boclassic 2018, dove ha fatto il suo personal best sui 10 k con 28:12

Apparentemente c’è un certo divario tra questi quattro atleti e quelli che seguono, quantomeno in termini di personal best; tuttavia la maratona di New York presenta un tracciato particolare, con molte ondulazioni e alcune salite vere, vedi quella del Queensboro Bridge; tutte situazioni che possono sconvolgere i presunti equilibri.

Gli outsider: in base ai tempi di accredito il primo della lista è Albert Korir (1994, Kenya), personale di 2:08:03; a seguire Jared Ward, 2:09:25 (1988, Stati Uniti); Michel Butter, 2:09:58 (1985, Olanda); Yoshiki Takenouchi, 2:10:01, Giappone; Daniel Mesfun, 2:10:06 (1977, Eritrea); Abdi Abdirahman, 2:11:23 (1977, Stati Uniti).

Gara donne

Mary Keitany (1982, Kenya), inevitabile pensarla come principale favorita; correrà a New York per la quinta volta, avendola vinta in 4 edizioni (2014-2015-2016 e 2018). Il suo manager, Gianni Demadonna è convinto che, a dispetto della sua età anagrafica (classe 1982), ha ancora margini di miglioramento sulla maratona, attualmente il personal best è di 2:17:01 (Londra 2018).

Nancy Kiprop (1979, Kenya), a quarant’anni compiuti con 2:22:12 si è regalata il record personale in maratona (2019, Vienna).

Ruti Aga (1994, Etiopia); una delle atlete elite più giovani eppure è già arrivata a correre la distanza in 2:18:34 (Berlino 2018). Nel 2019 ha vinto la maratona di Tokyo.

Sara Hall (1983, Stati Uniti); a Berlino 2019 ha portato il miglior crono a 2:22:16.  

Belaynesh Fikadu (1987, Etiopia), 2:26:41.

Joyciline Jepkosgei, è al debutto sulla distanza, ma vanta un pb di 1:04:51 sulla mezza

Altre atlete americane sono Kellyn Taylor (1986), miglior tempo fatto nel 2018, 2:24:29. Desire Linden (1983), un po’ datato il 2:22:20 (Boston 2011). Aliphine Tuliamuk, 2:26:50 (1989).

Completa lo schieramento delle outsider l’australiana Sinead Diver: a dispetto della età, è nata nel 1977, alla maratona di Londra ha corso in 2:24:11. Sempre nel 2019 ha stabilito la miglior prestazione al mondo sulla mezza maratona nella categoria F40, con un notevole 1:08:55.

Lo scorso 27 ottobre a Lodi si assegnava il titolo di campione regionale master, quindi tutte le categorie Fidal a partire da SF/SM 35. Il percorso e la giornata hanno favorito delle ottime prestazioni; molte sfide si sono giocate sul filo dei secondi e su dei livelli cronometrici piuttosto interessanti. Ad esempio, Ivana Di Martino, testimonial della manifestazione, categoria SF45, è rimasta ai piedi del podio pur correndo a 4’18/km (tempo finale 1:30:48).

Estrapolo alcune prestazioni, che mi sembrano particolarmente buone, confidando di non dispiacere a nessuno. Non…. fa testo Eliana Patelli, che si confronta bene con atlete ben più giovani di lei. Vince senza problemi la sua categoria (SF40) col grande tempo di 1:18:39; miglior tempo assoluto a livello Lombardia in questa manifestazione. Alessandro Claut, SM40, campione regionale in 1:11:04. Sfida (quasi) sino all’ultimo metro nella categoria SM35, con il podio racchiuso in 22 secondi: dopo Paolo Mattia Parravicini (1:12:00), arrivano Fabio Gala e Kris Zanotti, rispettivamente in 1:12:19 e 1:12:22. Giovanna Mondini, classe 1947, vince la sua categoria in 1:57:28. Tornando tra i maschi, nella categoria SM50 Mauro Gagliardini fa il botto, migliorando di due minuti il suo personal best e chiudendo in 1:15:29; vince così la sfida con l’amico e concorrente di sempre, Fabio Buccigrossi, che a sua volta fa il personale (1:17:31). Nel mezzo Marco Premoli (1:16:04).

Servizio fotografico Endu qui: https://www.endu.net/it/events/laushalfmarathon/photos

Ecco tutti i nuovi campioni:

SF35: Tamara Caselli (Aries Como Athletic Team) 1h33:13

SF40: Eliana Patelli (La Recastello Radici Group) 1h18:39

SF45: Loretta Catarina (FreeZone) 1h28:32

SF50: Lorenza Di Gregorio (Corro Ergo Sum Runners) 1h34:36

SF55: Aurelia Vasino (Sports Club Melegnano) 1h42:30

SF60: Carla Oriana Colombo (Euroatletica 2002) 1h48:47

SF65: Luigina Pagani (GS San Martino) 2h10:24

SF70: Giovanna Mondini (Marathon Cremona) 1h57:28

SF75: Maria Antonia Busatta (SC Libertas Sesto)2h30:25

SM35: Mattia Paolo Parravicini (Canturina San Marco) 1h12:00

SM40: Alessandro Claut (DK Runners Milano) 1h11:04

SM45: Alessandro Marini (Atl. Paratico) 1h16:11

SM50: Mauro Gagliardini (Atl. Cral Banco Popolare) 1h15:29

SM55: Gesuino Bussu (US Bormiese) 1h18:33

SM60: Pierangelo Gilberti (Running Cazzago San Martino) 1h26:51

SM65: Francesco Macrì (Atl. Pavese) 1h30:49

SM70: Luciano Faraguna (Atl. Paratico) 1h34:41

 

La dottoressa Catherine Bertone non finisce di stupire: sfiora la vittoria ma soprattutto migliora il suo primato personale, portandolo da 1:13:03 di Lugano (2019) a 1:12:38. Le avvisaglie della sua crescita nel 2019 si erano già viste nelle precedenti mezze, a cominciare da Praga (1:13:51), Torino (1:13:44) e più recentemente a Trento (1:13:27).

Una gara combattuta metro dopo metro, favorita da una concorrenza agguerrita ha stimolato l’atleta aostana a dare il meglio di sé. Vince la keniana Ivyne Jeruto Lagat (Athletic Terni) in 1:12:23. A soli 15 secondi arriva la Bertone (Atl. Sandro Calvesi,1:12:38). Terza un'altra keniana, Clementine Mukandanga (Runner Team 99, 1:13:14).

“Sono felice. Questo record personale è per Aosta e per tutte le persone che mi vogliono bene e che mi aiutano. Lo dovevo a loro. Sto bene e questo tempo arriva alla fine di un periodo di carico importante. Guardo alla maratona di Valencia con tanta forza e fiducia”. Queste le parole di Catherine Bertone dopo l’arrivo.

Anche la gara maschile ha fatto registrare dei tempi interessanti: ha vinto il keniano Hosea Kimeli Kisorio (Virtus Lucca) con l’ottimo crono di 1:03:56. Secondo il connazionale Kurgat Gideon Kiplagat (Italia Marathon, 1:07:34). Terzo posto per un forte atleta locale, Renè Cuneaz (Cus Pro Patria, 1:08:25).

Queste le sue dichiarazioni: “Non dovevo esserci, ma siccome è la prova di casa ho chiesto al mio allenatore di poter essere al via e di fare un allenamento in gara. Sono andato anche meglio di quello che pensassi ed ora sono pronto a rientrare in maratona tra quindici giorni a Ravenna nella gara che assegnerà i titoli italiani. Correre ad Aosta è sempre magnifico”.

Numeri complessivi in calo, sia pure di poco rispetto al 2018 (218); purtroppo dai 447 del 2015 si è passati ai 189 di questa edizione.

 

Seguo da qualche tempo questa iniziativa ma, prima di riportare di cosa si tratta, mi piace partire da queste parole del dr. Gabriele Rosa:

A New York ho avuto la fortuna di vivere per ben 11 volte l’emozione della vittoria grazie ai miei atleti.

Da alcuni anni però ho l’opportunità di provare emozioni altrettanto intense grazie agli atleti speciali che accompagno, seguendoli passo dopo passo in questa esperienza: dalla preparazione atletica al viaggio ma soprattutto imparando a conoscere le loro storie di vita, segnate dalla malattia o dalla disabilità.

Queste persone hanno una forza d’animo incredibile e ci insegnano l’importanza di non arrendersi, di arrivare in fondo alle cose senza mollare mai per dimostrare che non c’è sfortuna, malattia o destino contro cui non si possa combattere e vincere. Domenica 03 novembre sarò al traguardo ad aspettarli e sono certo che sarà una grande vittoria per tutti. “ 

Come da alcuni anni ormai, si rinnova l’impegno del dott. Gabriele Rosa che, con il supporto del suo team di Rosa Associati e Marathon Center porterà il prossimo 3 novembre alcuni atleti davvero speciali a correre la maratona più famosa del mondo.

Sotto il cappello di Road to New York si riuniscono i 4 progetti che, per l’edizione 2019, vedono coinvolti una ventina di soggetti provenienti da varie regioni d’Italia: L’Associazione Sevuoipuoi con i suoi runner affetti da sclerosi multipla, Parkinson&Sport, IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) e Cooperativa Sociale  Download-Albergo Etico (alla 4^ partecipazione).

Fondamentale inoltre il sostegno di tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi avviata dalle associazioni per poter coprire totalmente le spese di viaggio dei partecipanti. 

L’Associazione Sevuoipuoi sarà capitanata dalla Presidente Maria Luisa Garatti. Al suo fianco, Luana De Grandis, Marina Parisio, Andrea Verzelletti, Alberto Benedettini e Cristian Cucco. Dalla Lombardia al Piemonte, all’Emilia Romagna. Tutti correranno la New York City Marathon per andare oltre l’ostacolo chiamato Sclerosi Multipla.

Grazie all’incontro di Maria Luisa Garatti e il Dott. Gabriele Rosa, avvenuto nel 2016, si è dato il via ad un progetto pilota che vede l’applicazione di un’attività di corsa di lunga durata in soggetti affetti da sclerosi multipla per dimostrare gli effetti positivi apportati dall’attività motoria, sia dal punto di vista del miglioramento delle prestazioni fisiche che psicologiche. In collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, è ora in fase di valutazione la realizzazione di uno studio che si propone di affiancare alle cure tradizionali lo stimolo fisico e psicologico che può derivare dal praticare attività sportiva nei pazienti affetti da sclerosi multipla. 

Più recente è l’incontro con il bresciano Stefano Ghidotti, Presidente dell’Associazione Parkinson& Sport, che farà rotta su New York con altri due compagni di viaggio, Edoardo Leotta di Bologna e Alfonso Ruocco dalla provincia di Napoli. Anche per loro la sfida della malattia si combatte con la corsa.

Anche per i malati di Parkinson l’attività motoria, se eseguita in maniera corretta e supervisionata, è considerata un mezzo per ostacolare e alleviare in modo significativo i sintomi della patologia e si traduce in supporto psicologico insostituibile. 

Move your Life è il progetto a cui IOR (Istituto oncologico Romagnolo) ha dato vita qualche anno fa per promuovere i benefici dell’attività fisica non solo come arma di prevenzione, ma come strumento per migliorare l’efficacia delle terapie oncologiche, diminuendo l’impatto degli effetti collaterali nei pazienti oncologici.  Dall’incontro, avvenuto qualche mese fa, tra il Dott. Gabriele Rosa e il Direttore Generale di IOR Fabrizio Miserocchi è nata l’idea di portare alcuni pazienti selezionati a correre la maratona più famosa del mondo e vivere un’esperienza unica. Tre sono i partecipanti scelti per il progetto: Monica Giunta, Cristian Galli e Valter Marcelli. Ad accompagnarli in questa entusiasmante sfida, la dottoressa Elisa Ruggeri, psicoterapeuta e coordinatrice del progetto.

I nostri tre ragazzi hanno dimostrato non poco coraggio ad accettare questa sfida: Monica e Cristian non hanno mai corso su una distanza simile, e Valter non ne ha avuto più la forza dopo la diagnosi. Ma sono sicuro che la determinazione con cui si sono imbarcati in questa avventura, unita alla competenza dell’equipe del dottor Rosa che ne segue la preparazione, siano la garanzia migliore affinché questo viaggio si riveli un grande successo: speriamo che il loro entusiasmo sia contagioso e convinca altre persone, non solo pazienti, ad uno stile di vita sano che preveda una buona dose di esercizio fisico”. Le parole di Fabrizio Miserocchi-Direttore Generale IOR. 

Sarà la quarta partecipazione quella di Niccolò Vallese di Albergo Etico di Asti, accompagnato da Alex Toselli, Presidente della Cooperativa Sociale Download-Albergo Etico.  L’associazione si occupa della formazione ed inserimento nel mondo del lavoro di persone con sindrome di down ed è all’avanguardia per il modello di formazione e accompagnamento all’autonomia adottato. Il progetto sportivo legato alla maratona di New York è nato nel 2016 e si è rinnovato con continuità e per Niccolò Vallese il compito di farsi ambasciatore dello Sport per le persone con Sindrome di Down.

La Comunità di San Patrignano rinnova dal 2014, anno del sodalizio della comunità con il Dr. Gabriele Rosa, l’appuntamento a New York offrendo ad un gruppo di giovani ospiti della comunità l’opportunità di vivere un’esperienza unica nel suo genere.

Anche se con ambizioni sportive molto differenti, domenica 03 novembre l’obiettivo sarà per tutti lo stesso: quello di andare oltre il traguardo, correre i quarantadue chilometri e 195 metri della maratona con la consapevolezza della fatica, ma anche della gioia di vivere un’occasione speciale.

Lunedì, 21 Ottobre 2019 16:08

Parma - 4^ Parma Marathon

20 ottobre - Quarta edizione della Parma Marathon, gara entrata a pieno diritto in quelle manifestazioni capaci di attrarre una gran moltitudine di podisti, con un’offerta di “prodotti” per tutte le preferenze e capacità atletiche.

Perché se è vero che la maratona ha registrato una lieve diminuzione (976 contro i 1113 classificati del 2018) tutte le altre distanze sono cresciute, e nemmeno di poco. A cominciare dalla 32 k, 1078 arrivati (906 nel 2018), la 10 k competitiva, da 342 a 520, infine la stessa 10 k in versione non competitiva, da 903 a 1323. Sono numeri importanti, in un momento non facile del settore delle gare su strada.

Anche la qualità partecipativa non è niente male: nella maratona vince l’evergreen Marco Ferrari (Atletica Paratico), che a 44 anni si prende la soddisfazione di correre in 2:25:13, lasciando l’amico Marco Menegardi (Bergamo Stars Atletica) ben distante (2:37:38). Completa il podio Gabriele Carta (Atletica Monteponi, 2:46:42).

Anche nella gara femminile vince una non più giovanissima (classe 1972) ma sempre forte Federica Moroni (Golden Club Rimini); chiude vittoriosa in 2:53:23, molto vicina al suo personale, realizzato a Pisa nel 2018 (2:52:33). Secondo posto per Claudia Marietta (G.S. Lammari, 2:58:23), terza Sonia Ceretto (Maratoneti del Tigullio, 3:09:05).

La 32 chilometri, oltre ad essere apprezzata dai runners in cerca di un "lungo" premaratona, è diventata una tappa importante anche per le atlete di vertice; dopo Sara Dossena e Valeria Straneo nel 2018, quest’ultima è tornata a correrla, alla ricerca delle migliori condizioni verso la maratona di Valencia (e en passant l'ha pure vinta)! Presente anche un’altra atleta che guarda ad una maratona autunnale, o invernale, Eliana Patelli.

Questa allora la classifica femminile:

1) Valeria Straneo (Laguna Running, 1:55:52) 2) Eliana Patelli (La Recastello Radici, 2:04:42) 3) Sofia Carolina Chisalè (Star Run, 2:09:53)

Questa invece quella maschile:

1) Domenico Ricatti (Terra dello Sport, 1:49:08) 2) Stefano Moro (Corro Ergo Sum,1:50:55) 3) Mohamed Moro (AS La Fratellanza, 1:51:03)

Infine le classifiche maschile e femminile sulla 10 chilometri competitiva:

1) Fabio Ciati (Ballotta Camp,31:41) 2) Emanuele Generali (Atl. Castenaso,31:51) 3) Mattia Picello (Spak4,32:25)

1) Joyce Mattagliano (CS Esercito,36:08) 2) Ilaria Fantinel (CS Esercito,36:33) 3) Giulia Aprile (36:55)

Lunedì, 21 Ottobre 2019 14:37

Varese - Varese City Run

Il tempo non è stato clemente con questa manifestazione che può definirsi una prova generale per ciò che sarà nel 2020, quando si correrà una mezza maratona Fidal, quindi con percorso omologato sulla distanza dei 21097 metri. Metri che sono mancati, e nemmeno pochi, ai 20 chilometri dichiarati per questa edizione. Del resto quando le distanze non sono omologate… vale tutto, anche fare sostanziosi sconti, ovviamente si spera che i partecipanti guardino con un minimo di avvedutezza alle loro performance. 

Trovo interessante l’iniziativa di fare una sorta di prova generale, per capire le possibili problematiche, tra queste le reazioni della popolazione in una città non facile come Varese. 

La gara (prendiamo in considerazione solo la competitiva, sulla lunghezza dichiarata di 20 chilometri). Vince Abdeljabbar Hamouch (Atletica Stezzano) col tempo di 59:04; secondo Mustafà Belghiti (59:16, C.S. San Rocchino), terzo posto col tempo di 59:42 per Pietro Arese (Atletica Piemonte). I tempi all’arrivo, piuttosto ravvicinati, dicono di una gara piuttosto combattuta. Tra le donne decisamente più facile la vittoria di Mina El Kannoussi (1:13:59, Atletica Saluzzo); ben lontane Maria Cristina Guzzi (Atletica San Marco, 1:20:18) e Stefania Cipolletta (Runner Varese,1:26:02). 

Sono stati 223 i classificati nella competitiva, invece 300 i partecipanti alle due non competitive in programma (5 e 10 chilometri). Numeri che forse non entusiasmano, ma saranno gli organizzatori a valutarli, unitamente a quanto emerso in termini organizzativi e di soddisfazione di chi ha corso. Da aggiungere, cosa che trovo meritevole, il coinvolgimento delle scuole, erano 380 gli iscritti. 

A parte la questione distanza (pare infatti che i GPS più ottimisti abbiano riferito di 18,5 km contro i 20 dichiarati) le criticità maggiori sono state un’interruzione della corrente con le conseguenze del caso (tipo gonfiabile che … si sgonfia) e la mancanza di indicazioni chilometriche; anche qui vale il discorso fatto per la distanza, non vi è obbligo per l’organizzatore di mettere indicazioni chilometriche, tuttavia credo che almeno ogni 5 chilometri sarebbe stata una buona idea porre dei cartelli. Qualche lamentela, inoltre, da parte dei meno veloci, che all’arrivo hanno trovato poco con cui ristorarsi.

Ora si guarda con fiducia all’11 ottobre 2020, data dell’edizione numero uno. Certamente gli organizzatori hanno avuto modo di fare esperienza, con la popolazione forse non preparata, con le istituzioni (comune, vigili, etc, una delle cose mediamente più complicate), con i podisti che hanno partecipato; tutto concorre, se visto in chiave critica e positiva, a fare sì che nel 2020 si possa correre una gara che trovi la massima soddisfazione di tutti. Personalmente apprezzo, in termini di principio, chi si avventura nell’organizzazione delle gare, non so se di questi tempi ci voglia più coraggio o più incoscienza… Apprezzo semplicemente perché ci viene offerto il “prodotto” che noi podisti amiamo: la possibilità di correre: poi dovremmo essere noi stessi a decretare il successo o meno delle manifestazioni.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nota, da parte di Stefano Colombo, del Comitato Organizzatore Varese City Run

Ringrazio per queste osservazioni, gli occhi critici ed esperti sono fondamentali per migliorare e crescere. Crediamo di aver approcciato questo mondo con l'umilità di chi deve imparare... anche da "zero" come è appunto l'edizione che abbiamo proposto. Senza la pretesa di paragonarci a nessuno, ma con la dignità di una organizzazione radicata sul territorio (1.300 tesserati di cui circa 120 residenti a Varese) unita a due realtà vive e competenti come Sci Nordico Varese e Varese Atletica che hanno curato la parte organizzativa della gara vera e propria. Di un evento, è bene ricordarlo, strutturato su 3 giorni (con svariate iniziative). Una squadra che si deve conoscere e rodare per puntare al successo nell'edizione 2020 che ci auguriamo meravigliosa e bagnata... dal sole!!!

VARESE CITY RUN - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.varesecityrun.it

Venerdì, 18 Ottobre 2019 00:50

Troppi record? La Iaaf indaga

Le recenti incredibili performance nelle maratone ufficiali, e nel tentativo andato a buon fine Ineos 1:59, hanno indotto la IAAF (International Association of Athletics Federations) ad aprire una discussione sulle ormai famose Nike ZoomX Vaporfly Next%; Kipchoge, Kosgei, Bekele…le migliori prestazioni hanno un minimo comune denominatore: le stesse scarpe. Dall’introduzione sul mercato di queste scarpe (2016) il record del mondo è stato migliorato per 5 volte, sempre da atleti che calzavano lo stesso modello, che peraltro nel tempo ha subito alcune evoluzioni. Il “4%” inserito nella sigla starebbe ad indicare che in condizioni ottimali si avrebbe un’efficacia nella corsa superiore del 4%. Che poi questo significhi correre il 4% più velocemente credo sia tutto da vedere.

Il giornale inglese "Times" sostiene che diversi atleti si siano lamentati presso la IAAF per contestare l’utilizzo di scarpe che favorirebbero irregolarmente chi le utilizza. L’oggetto del contendere è una piastra in fibra di carbonio, contenuta nell’intersuola, che agirebbe come una sorta di molla: quindi non solo non ci sarebbe dispersione di energia al contatto col suolo, ma addirittura un vantaggio in termini di energia propulsiva di ritorno. Ciò significa che nella fase di appoggio si accumula energia che poi viene restituita nella fase di spinta.

La questione in realtà non è così nuova, già ai tempi del primo tentativo di Kipchoge (maggio 2017) sì accennò a calzature che contenevano elementi tecnologici che fornivano vantaggi non regolamentari, traducibili in 2-3 secondi/chilometro, che su una maratona vogliono dire moltissimo. Probabilmente nel tempo gli stessi concorrenti di Nike, Adidas in testa a tutti, avevano sollevato la questione, ora si è giunti al punto che si vuole capirne di più.

 

Non è la prima volta che tra una maratona ed una mezza nostrana Salvatore Gambino & CO cercano, e spesso trovano, fortuna in giro per l’Europa. Vado a memoria, ricordo Bucarest, Monaco ed anche Eindhoven, qui fu il socio ed amico Alessandro Claut ad avere la meglio, vittoria addirittura col personale (2016, 1:08:08).
Nel pieno delle alte stagioni podistiche si prendono un momento di pausa, ed anche relax, viste le località scelte; in genere organizza tutto Gambino, maestro nel trovare le migliori combinazioni possibili a prezzi ragionevoli (così dice lui, io dico stracciati).
E succede spesso che i nostri atleti vincano queste gare, e così è stato anche a questa mezza maratona; Salvatore Gambino ha chiuso al primo posto col tempo di 1:11:26. Al km 17 ha staccato il suo principale avversario, l’inglese Robert Danson (vincitore di una passata edizione), che poi ha concluso in 1:12:08. Anche nella gara femminile primo posto italiano con Elisa Melilli, tempo 1:27:05.

Ma di che manifestazione stiamo parlando? Beh, un evento che ha portato da queste parti oltre 7000 partecipanti, numeri che farebbero invidia a tante nostre gare nostrane. Questo lo split dei numeri (classificati, tanto per raccontarla giusta): maratona = 918; mezza maratona = 3535; 10 K = 2761. Elevata la percentuale degli stranieri - viene da dire sia normale - oltre il 50%. Il contributo maggiore viene dai tedeschi, il 36%; forse può sorprendere che il 43% dei classificati sia rappresentato dalle donne.

Il percorso: una prima parte, fino al km 10, sempre in riva al mare e sostanzialmente piatta, a cui segue una seconda più tortuosa. I dislivelli sono molto contenuti (min 13, max 37 metri sul livello del mare), ma comunque il tracciato presenta diversi saliscendi; a ciò si aggiunge che dal km 12 all’arrivo si corre nel centro storico di Palma di Maiorca, su vie talvolta strette e con molte curve.

Il clima è stato generoso, caldo ma non caldissimo, circa 22-24 gradi tra partenza ed arrivo.

E Alessandro Claut? Il suo tempo finale, 1:20:31, induce più di un sospetto. Saranno stati i troppi drink della sera precedente? In gara avrà deciso di accompagnare qualche atleta in difficoltà? Non è dato saperlo.

Per il resto i “nostri” raccontano di una bella esperienza, una gara bene organizzata, traffico assente e molto supporto dai tifosi lungo il percorso. Segnalano inoltre un fatto piuttosto … anomalo, quantomeno in relazione alle abitudini italiane: in caso di rinuncia, rimborso dei costi di iscrizioni fino al 100% entro 60 gg e via scalando 50% e poi, per rinuncia last minute, trasferimento senza costi all’edizione successiva. La loro esperienza si è inevitabilmente conclusa con un tuffo in mare, nel dopo gara, e un meritato riposo sulle belle spiagge del posto.

Chicago 13 ottobre - INCREDIBILE gara di Brigid Kosgei, chissà quanti avrebbero scommesso su una tenuta dei ritmi sino alla fine; passaggio alla mezza in 1:06:59, vince in un pazzesco 2:14:04. NUOVO RECORD DEL MONDO in gara mista (precedente Paula Radcliffe, 2:15:25, 2003). Secondo e terzo posto per due etiopi, rispettivamente Ababel Yashaneh (2:20:51) e Gelete Burka (2:20:55).

Nella gara maschile vince in volata il keniano Lawrence Cherono, tempo di 2:05:45, seguito da Dejene Debela (Etiopia,2:05:46) e Asefa Mengstu (Etiopia, 2:05:48). Un epilogo spettacolare. Chiude male Mo Farah in 2:09:58, crollato nella seconda parte di gara. Ritirato Galen Rupp dopo il km 35.

Doppio successo un po'  "italiano", dato che i due vincitori appartengono al team del dr. Gabriele Rosa che, in particolare per Brigid Kosgei, aveva da tempo preannunciato una sua grande impresa.

Una start list di così alto livello non poteva che dare seguito ad una gara bella ed avvincente. E così è stato, nonostante le “ombre” che accompagnavano alcuni atleti in gara, Mo Farah, Galen Rupp e Jordan Hasay, per la nota vicenda Salazar/Nike Oregon Project. Ho assistito alla conferenza stampa e all’intervista di Galen Rupp:  incredibile l’assalto che ha subito dai giornalisti, ai quali della sua gara non fregava niente, volevano solo sfruculiare sulle recenti vicende.

La cronaca della gara: si fa subito sul serio, con Mo Farah a comandare le operazioni, un gruppo di una decina di atleti che tra l’altro comprende Galen Rupp. Lawrence Cherono, Bedan Karoki e Dikson Chumba. Passaggio ai 10 k in 29:28, il che porterebbe ad una proiezione finale di poco superiore a 2.04’: il record della gara appartiene a Dennis Kimetto (2:03:45, anno 2013).

Gara femminile dove la favorita, la keniana Brigid Kosgei, ha già preso il volo; passa in solitudine ai 10 k con un tempo (lo ripeto, riusando non a sproposito l'aggettivo che i telecronisti di ieri hanno impiegato per il record in vitro di Vienna) pazzesco, 31:28. Seguono le etiopi Burka e Yeshaneh. Scomparsa quasi subito dal video una delle favorite e delle più attese, l’americana Jordan Hasay.

Al passaggio della mezza maschile il gruppo di testa (passaggio in 1:02:14) si è assottigliato, davanti ci sono tre keniani e tre etiopi, guidati da Bedan Karoki, forse il meno accreditato tra i partenti ma che porta in dotazione un personale di 58:42 sulla mezza. Scivolano indietro sir Mo Farah, che comunque sta ancora correndo al ritmo del suo primato personale (2:05:39) e Galen Rupp.

Brigid Kosgei non ha avversarie, se non sé stessa; passa in 1:06:59, un crono che, se mantenuto, significherebbe polverizzare il record della manifestazione (2:17:18, anno 2002, Paula Radcliffe). Sempre più lontane le atlete che inseguono.

Km 40: i tempi si appesantiscono leggermente (proiezione finale 2:05:40), forse la stanchezza, forse diventa gara tattica perché si pensa a vincere, e 100.000 dollari sono un buon motivo. Tra gli uomini sono ancora in quattro a giocarsela, due etiopi, Debela e Mengstu, e due keniani, Karoki e Cherono.

La maratona di Chicago (nata nel 1977), che nel 2018 ha fatto 44.000 classificati, appartiene al prestigioso circuito delle “majors”, sei maratone (le altre: Boston, Tokio, Londra, New York, Berlino), caratterizzate, tra le altre cose, da montepremi particolarmente elevati. Chicago supera 500.00 dollari, con il primo/a classificato/a che porta a casa 100.000 dollari, bonus a parte. Una gara che comincia ad essere amata dagli italiani, nel 2019 sono 630 gli iscritti, un numero che raddoppia il dato del 2017. Qui trovò fortuna Gianni Poli, che nel 1985 realizzò il suo personal best di 2:09:57, classificandosi quarto assoluto.

Il percorso è considerato scorrevole, quindi veloce, le temperature sono mediamente ottimali per correre la maratona (max 13 gradi), con l’unica incognita rappresentata dal vento, per il fatto che si corre in buon parte a fianco del lago Michigan, il quinto più grande al mondo (lungo 500 km e largo 190).

Dalle classifiche risulta che il primo italiano è stato William Talleri, col tempo di 2:38:48. Prima italiana Carlotta Montenera, 3:09:00.

In totale i connazionali classificati sono stati 610, record di presenze alla maratona di Chicago; 457 uomini e 153 donne. 

Venerdì, 11 Ottobre 2019 22:11

Affaire Salazar: chiuso il Nike Oregon Project

Chi aspettava sviluppi sulla vicenda è stato accontentato, anche se molte altre cose potrebbero, o dovrebbero, ancora succedere.

Secondo quanto riferito dalla rivista "Runners World" (USA), Nike ha chiuso il N.O.P. "Nike Oregon Project", ovvero il progetto, nato nel 2001, attorno al quale da anni lavorava Alberto Salazar. Poteva Nike fare diversamente? Probabilmente no, quindi un passo direi inevitabile. Come ormai molti sanno, Mike Salazar ha ricevuto 4 anni di squalifica per violazione delle norme antidoping e traffico di testosterone, il che ha portato, tra le altre cose ben più gravi, al ritiro immediato dell’accredito di cui era dotato ai mondiali in Qatar.

La motivazione della chiusura del N.O.P. addotta dal CEO di Nike, Mark Parker, è legata alla necessità di non creare ulteriori distrazioni agli atleti, quando invece devono restare focalizzati e concentrati sulle prossime competizioni. Tra questi, Jordan Hasay e Galen Rupp correranno domenica 13 ottobre la maratona di Chicago. Mark Parker ha comunque ribadito che le accuse diffuse nelle ultime due settimane, successive alla squalifica, sono tutte da provare e dimostrare.

Ora che cosa ci si può attendere dai prossimi step? La domanda che in molti si pongono è relativa agli atleti coinvolti nel progetto Nike Oregon, cosa potrà accadere loro? E’ facile, anche se non scontato, immaginare che possano in qualche modo aver beneficiato del "metodo Salazar", tuttavia è opportuno evidenziare che, ad oggi, nessuna imputazione risulta a carico degli atleti del progetto Nike.

 

 

Da un’idea del presidente di Fidal Lombardia, Gianni Mauri, ecco un convegno che vuole coinvolgere i tecnici di atletica leggera su alcuni argomenti di grande attualità. Ma un’occasione unica anche per i runners amatoriali, che vogliano arricchire le proprie conoscenze; le parole chiave sono la prevenzione degli infortuni e l’utilizzo sempre più significativo della tecnologia.

Un incontro, a partecipazione gratuita, che si terrà il prossimo 26 ottobre, dalle ore 15, presso il centro indoor di via Monte Gleno, a Bergamo. Protagonisti saranno naturalmente i tecnici, che potranno avvalersi delle competenze e conoscenze di importanti figure del settore; tra questi Marco Riva, manager dello sport, Riccardo Longinari, che porterà la sua esperienza nella gestione di un atleta di alto livello, Fabrizio Donato. Si affronteranno anche alcune specifiche problematiche, come lo studio biomeccanico e clinico del movimento (Bruno Conti, Lorenza Flaviani, Franco Crosignani). Dopo sarà la volta di Sergio Previtali, figura con enorme esperienza di campo, e del progetto Insubria, un’iniziativa che coinvolge Lombardia, Piemonte e Canto Ticino.

All’interno dell’impianto verrà allestita un’area “Sportech Lombardia”, dove si potranno effettuare test gratuiti sulla valutazione posturale e lo studio del movimento, al fine dell’esecuzione del gesto tecnico più corretto.

L’iscrizione è gratuita: necessario è comunicare la propria adesione all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro le ore 22:00 di martedì 22 ottobre. IMPORTANTE: la partecipazione all’evento consente l’acquisizione di 0,5 crediti per i tecnici di atletica leggera.

https://www.fidal-lombardia.it/index.php/news/settore-tecnico/11817-la-tecnologia-al-servizio-dei-tecnici-convegno-sabato-26-ottobre-a-bergamo

Giovedì, 10 Ottobre 2019 14:28

Gir al Sas su RaiSport, ore 20.30

Questa sera, alle ore 20.30, su RaiSport,  si potrà vedere, o rivedere, l'entusiasmante gara sui 10 k corsa a Trento il 5 ottobre.

Davvero avvincente il duello tra Telahun Haile e il campione del mondo sui 5.000 metri Muktar Edris

Domenica, 06 Ottobre 2019 21:11

Trento - 9^ Trento Half Marathon

6 ottobre - In una giornata ideale dal punto di vista climatico, soleggiata e con 12 gradi alla partenza, sono stati ben quattro i record caduti; a cominciare dalla gara maschile, col vincitore, l’etiope Mosisa Tefera, che ha chiuso in 1:01:12 (precedente J. Kangogo, 1:01:48, anno 2016). Con 1:01:19 sotto il record anche il secondo classificato, il suo connazionale Haji Yasin. Terzo posto per il keniano Geoffrey Korir (1:03:40).

Primo italiano, e quarto assoluto, Ahmed El Mazoury, che ha a lungo accarezzato l’idea di andare a podio. Tuttavia con il tempo finale di 1:03:40 polverizza il precedente record italiano della gara (S.Boudalia, 1:05:52, 2011).

Gara femminile che non è stata certamente meno entusiasmante, con tre keniane ai primi tre posti: anche qui si registra il record del percorso, grazie a Rionoripo Purity, che vince col tempo di 1:08:34, aggiornando il precedente di J. Chepkemoi (1:09:21). Seconda e terza posizione rispettivamente per Kimais Irine (1:09:51) e Nyaga Caroline (1:10:00).

Nella gara femminile è caduto un altro record, quello del miglior tempo realizzato da un’atleta italiana (precedente 1:15:10, A. Tschurtschenthaler,2017); è accaduto grazie a Catherine Bertone, sesta assoluta, che sulla via della maratona di Valencia, suo prossimo obiettivo, realizza un ottimo 1:13:27, a soli 24 secondi dal suo personale (1:13:03, Stralugano 2019).  Sarah Giomi è la seconda italiana, il tempo finale di 1:17:18 è vicinissimo al suo personale (1:17:10).

Sia per Catherine Bertone che per Ahmed El Mazoury un premio speciale messo a disposizione dagli organizzatori per dare più spazio ed interesse agli atleti italiani.

Si chiude la nona edizione di una Trento Half Marathon che, se forse non ha prodotto i numeri che era lecito attendersi (1000 gli iscritti, 860 i classificati), certamente ha soddisfatto le aspettative di chi ha partecipato, ed io tra questi. Una manifestazione che migliora ogni anno, anche nei “dettagli” (Expo davvero all’altezza, i ristori con gente molto sveglia, una bella medaglia).

Il percorso non sarà velocissimo (in effetti ci sono diverse ondulazioni ed è un po’ tortuoso) però… si fanno i tempi, con gli atleti d'élite ma anche in diverse categorie master, basta dare un’occhiata alle classifiche per rendersene conto. Secondo me ciò è dovuto anche ad una buona organizzazione, con una logistica raccolta attorno alla bella piazza del Duomo di Trento. Tenendo conto che siamo in pieno centro città, gli spostamenti per arrivare dai parcheggi al ritiro pettorali, recarsi in zona partenza e infine dall’arrivo andare all’Expo sono veramente minimi. E penso che queste siano tutte condizioni favorenti le buone prestazioni.

 

 

Sabato, 05 Ottobre 2019 22:43

Trento - 73° Gir al Sas

Livello tecnico davvero alto per un’edizione che ha visto i primi sei atleti concludere sotto i 29 minuti (media 2’54/km), su un percorso cittadino con giri da un chilometro da ripetersi 10 volte. Al  via, tra gli altri, il campione del mondo di Doha sui 5.000 metri, l’etiope Muktar Edris.

Nonostante la grande prestazione al mondiale il suo impegno in questa 10 k è stato massimo, ma stavolta il suo connazionale Telahun Haile, giunto quarto a Doha, ha avuto la meglio. Gara tirata da subito, con quattro atleti, Telahun, Edris, Worku e Kipkoech che prendono il largo correndo ad un ritmo medio di 2’52/km. E’ Muktar Edris a dettare il ritmo: dopo il km 5 restano al comando solo lui e Telahun. La gara si decide poco dopo il passaggio al km 7, Telahun “cambia”, allungando in progressione e vincendo con il tempo record di 28:07 (precedente Jakob Kiplimo, 28:17, anno 2018). Muktar Edris chiude in 28:32, a poca distanza il giovane e promettente Worku Tadese (28:38) che completa un podio tutto etiope.

Primo italiano Nekagenet Crippa, sesto con un ottimo tempo, 28:49. Si è rivisto alle gare Andrea Lalli, dopo un lungo periodo di assenza per infortuni, l’augurio è che torni a correre come è capace.

Prologo a questa prestigiosa 10 k le gare delle categorie giovanili, il tutto nella cornice del centro cittadino e della splendida piazza del Duomo di Trento.

Domani sarà la volta della Trento Half Marathon, altra gara che tradizionalmente ha fatto sempre registrare ottime performance, grazie al livello degli atleti presenti.

 

Ho letto da qualche parte “Salento, una montagna da scalare” un motto quantomai azzeccato che si ritrova tutto in questo campionato del mondo master; già, perché si partiva quasi a livello del mare, che dal percorso raramente si nascondeva alla vista dei partecipanti, ma poi si saliva verso Gagliano del Capo lungo i tratturi, i caratteristici sentieri locali.

Si dice che le prime volte non si dimenticano mai e così credo proprio che sarà anche per me; non avevo mai partecipato ad un campionato del mondo, oltretutto di corsa in montagna, una specialità in cui le mie esperienze sono limitate: probabilmente anche per questo ho voluto esserci.

Un servizio di bus ci ha portato dall’arrivo alla partenza, in una zona con uno scenario spettacolare, in località Ciolo, poco prima di un ponte sotto il quale c’era un’insenatura dal mare da cartolina. Logistica perfetta, spazi a disposizioni, wc chimici in numero adeguato e call room, come si conviene ad una gara internazionale. Bravo lo speaker (Alessandro Scolari) a dare continuamente informazioni in italiano ed inglese sulla gara e a (in)trattenere gli atleti, alcuni dei quali un tantino nervosi causa un ritardo nella partenza degli uomini, sia pure di pochi minuti.

Poche centinaia di metri dopo il via una curva secca ci ha portato su un sentiero molto ripido e dal fondo irregolare; l’imboccatura è stretta. Si forma un imbuto, certamente eravamo in tanti (alla fine saranno 164 i classificati), forse troppi, altrettanto vero che aveva poco senso impazzire per passare davanti, di strada da fare ce ne era molta prima dell’arrivo. Da qui in avanti si sono succeduti tratti facili (i pochi su asfalto) anche se talvolta con salite dure, ad altri impegnativi per la natura del terreno. I passaggi potenzialmente pericolosi erano ben protetti da (nuove) staccionate, addirittura in un paio di punti era presente il personale del soccorso alpino, pronto ad intervenire in caso di necessità.

Un bel passaggio in un tratto di bosco mi ha fatto conoscere dal vivo la tristemente famosa Xylella: ne avevo sentito parlare, avevo visto qualcosa in televisione, ma l’incontro è stato peggio di quanto potessi immaginare. Davvero brutto, in questa parte della Puglia, vedere alberi di ulivo, magari di centinaia di anni, completamente secchi a causa di un batterio che sta causando danni incredibili ad una regione che basa molto della sua economia sulla produzione di olio. Si può solo confidare che quanto prima si possa trovare un rimedio, anche se il danno fatto sinora pare di enormi proporzioni.

Poco dopo il secondo chilometro si transita dall’arrivo, la lunghezza totale è di circa 6,5 km, c’è un po’ di confusione ma anche un bel tifo. Segue una lunga discesa, a tratti con fondo irregolare, che ci porta a ripassare dalla zona della partenza. Qui si ricomincia a soffrire, soprattutto se ti sei giocato le gambe in discesa, perché la salita che segue è tosta; sono circa 130 metri di dislivello positivo in un chilometro e mezzo. Ogni tanto valeva davvero la pena di camminare (in realtà in molti tratti non se ne poteva proprio fare a meno!) sia per rifiatare che per guardarsi attorno. Negli ultimi 500 metri mi vedo superare da alcuni atleti, i numeri di gara (in queste gare è obbligatorio indossarli anche posteriormente) dicono che sono M70 e 75: non mi avvilisco, preferisco pensare che sono semplicemente più allenati di me…

All’arrivo raccolgo le forze rimaste per rispondere alle domande dello speaker Antonio Tau, che poi mi richiama all’ordine perché nel corso di questa specie di intervista tendo a distrarmi per la presenza di ragazze davvero belle. Nessuna necessità di presentare Podisti.Net, già molto nota in Puglia grazie al lavoro del collega Roberto Annoscia.

Il clima è perfetto, fin troppo; il caldo ha suggerito agli organizzatori di potenziare i rifornimenti lungo il percorso; messe a disposizione anche le doccette, quantomai gradite. All’arrivo, a parte acqua e la solita ma ben gradita frutta, la sorpresa: il ristoro è dotato del pasticciotto, un dolce famoso da queste parti, costituito da pastafrolla e farcito con crema pasticcera. Poi con il pasta party si completa il ricarico di carboidrati.

La logistica in zona arrivo è tanto valida quanto quella della partenza: borse, docce, toilette, pasta party, premiazioni… tutto è raccolto; davvero difficile chiedere di meglio.

Bella la manifestazione nel suo complesso, gara atipica rispetto alle consuetudini perché si correva in montagna… ma anche al mare; eppure il percorso rispettava tutti i requisiti previsti dalla WMRA (World Mountain Running Association), che non prevedono si debba necessariamente correre in altitudine, invece si devono rispettare criteri quali dislivelli e limitazione dei tratti in asfalto. A differenza delle abitudini in altre nazioni, dove la corsa in montagna è sostanzialmente corsa in salita, in Italia i percorsi sono anche misti, quindi salita e discesa. Personalmente trovo più corretta questa seconda scelta.

Il trofeo Ciolo è stato un altro mio passo di avvicinamento verso la corsa in montagna, un ambiente ed una tipologia di gare che mi piacciono sempre di più. In questa occasione ho potuto conoscere Jonathan Wyatt, grande atleta e bella persona, oggi presidente della WMRA. E’ maggiormente conosciuto per la corsa in montagna, anche grazie ai suoi 6 titoli mondiali di specialità, ma giusto sapere che prima della corsa in montagna correva veloce anche in piano: personali di 13’27 sui 5000 metri, 27’56 sui 10.000 metri, 1:02:37 sulla mezza maratona e 2:13:00 in maratona.

Per gli amanti di questa disciplina appuntamento a Telfest, in Austria, 4-6 settembre 2020. Sarà gara di sola salita.

altri comunicati sulla manifestazione:

prima giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

seconda giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

Martedì, 01 Ottobre 2019 09:26

Alberto Salazar: 4 anni di squalifica!

L’agenzia antidoping americana (U.S.A.D.A.) ha emesso una squalifica di 4 anni a carico di Alberto Salazar. Grande maratoneta degli anni ’80 (tre vittorie consecutive a New York tra il 1980 e il 1982, anno in cui vinse anche Boston), che tuttavia ha raggiunto la sua massima notorietà per allenare o avere allenato alcuni forti atleti: tra questi Mo Farah, Galen Rupp, Kara Goucher e Sifan Hassan.

La squalifica, che conclude un’indagine iniziata nel 2016, si basa su diverse violazioni in materia antidoping, tra queste l'alterazione delle procedure di controllo antidoping ed il traffico di testosterone (un ormone steroideo). Stesso periodo di inibizione è stato inflitto a Jeffrey Brown, un endocrinologo che trattava gli atleti di Salazar.

Dalle prime dichiarazioni risulta che Salazar si sia dichiarato estraneo alle accuse mosse, parla di macchinazioni nei suoi confronti e voglia quanto prima dimostrare la sua innocenza col ricorso in appello.

Alberto Salazar è a capo di Nike Oregon Project, un progetto nato e sviluppato in collaborazione con Nike, con l’obiettivo di portare gli atleti ad altissimo livello, cosa che effettivamente è più volte riuscita, ora però si contestano i passaggi per raggiungere i risultati sperati.

Un fulmine a ciel sereno? No, dubbi e sospetti si trascinavano da tempo, alcuni suoi atleti hanno davvero raggiunto risultati che a molti apparivano incredibili. L'agenzia antidoping americana gli stava alle costole ormai da lungo tempo.  

Vedremo cosa succede, di certo viene anche da chiedersi se e cosa potrebbe (dovrebbe?) accadere agli atleti seguiti da Salazar. La cui ultima grande vittoria (sia detto a titolo di curiosità) fu nel 1994 Salazar vinse alla Comrades Marathon  di 90 km (56 miglia), attribuendone il merito anche all'uso del Prozac... 

Intanto gli è stato immediatamente ritirato l'accredito, era presente ai mondiali in corso a Doha.

Per raccontare Dorina si potrebbe partire proprio dall'Engadiner Sommerlauf (ESL), la più popolare e partecipata corsa podistica di questa splendida valle. L’ha corsa per 40 volte, ininterrottamente, vale a dire tutte le edizioni.

Di questa manifestazione ama dire “Quello che mi piace della ESL, gara della quale in passato ho anche fatto parte del Comitato Organizzatore, sono il paesaggio, il percorso ma soprattutto la bella atmosfera che si crea attorno a chi corre. Ogni volta che ho passato il traguardo sono stata felice ed emozionata come fosse la prima volta, mi viene sempre in mente una festa in famiglia”

Ma in realtà c’è un’infinita storia sportiva dentro e dietro questa signora dai modi gentili, sempre sorridente, trasmette una grande energia positiva; parla un italiano più che discreto (meglio così, col tedesco me la passo proprio male), la comunicazione è facile, si parla di sport a 360 gradi. 

Una storia lunga, lunghissima, dato che questa signora, nata a Coira (Svizzera) il 3 aprile 1940, ha fatto dello sport una bandiera, una filosofia di vita. Anche una professione, infatti ha un negozio di articoli sportivi maggiormente focalizzato sullo sci da fondo e la corsa. Negozio che, certamente non per caso, si affaccia sulla pista di atletica di Saint Moritz (città dove vive da 60 anni) dove ogni estate si allenano i migliori atleti al mondo.

Maestra di sci da fondo per 12 anni, insegna tuttora, ma se nel periodo invernale lo sci è la sua attività principale, la corsa ha avuto un ruolo determinante nella sua vita sportiva. Sono venti le maratone portate a termine, di cui 14 a New York, poi ha corso la mitica Jungfrau Marathon e tre volte a Berlino; per certi aspetti la gara più importante, infatti nel 1990, all’età di 50 anni, ha fatto il suo record personale: 3:15:09 (!!!). 

Ma la sua corsa continua, ad ogni edizione della Engadiner Sommerlauf ma non mancano nemmeno le uscite settimanali, giusto per tenersi in forma, E se capita, partecipa ancora alle gare. (N.d.r. dubito abbia avversari nella sua categoria, e non solo), come appena successo a Greifensee (Cantone di Zurigo), lo scorso 21 settembre. 

“Lo sport è stato e continua ad essere la mia migliore scuola della vita”, mi ha detto più volte Dorina, persona che sono stato felice di incontrare e conoscere. Spero di rivederla ancora, certamente alla prossima Engadiner Sommerlauf!

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Un’edizione 2019 impreziosita dal campionato del mondo delle Forze di polizia, che ha visto 71 atleti in gara (46 maschi e 25 femmine) di 25 Paesi da tutto il mondo. Battuti i precedenti record della gara (David Nikolli,30:39 ed Elena Romagnolo, 34:08). 
I 'poliziotti' del Bahrain risultano protagonisti: oltre a vincere entrambe le gare infatti occupano quattro dei sei posti del podio; vince la gara maschile Aweke Ymer, col grande crono di 29:48. Bella l’impresa dell’italiano Sergiy Polikarpenko (30:00 il suo crono finale), che si piazza al secondo posto dopo un’entusiasmante volata con un altro atleta del Bahrain, Dejenee Mootumaa (30:01). Buono il quinto posto di un altro azzurro, Yassine Bouhi (30:55). 

Doppietta del Bahrain per la gara femminile, con Bontu Rebitur (32:51) e Martha Yota (33:53); terzo posto per la bielorussa Nina Savina (34:15). Prima italiana Rosalba Console, 36:21 il suo tempo finale. 

Quanto alla “tradizionale” 10 k per tesserati Fidal, diciamo così, non in divisa o comunque non prescelti per la nazionale, i primi due posti maschili sono occupati da atleti allenati da Giorgio Rondelli: nell’ordine Andrea Astolfi, che supera in volata Aymen Ayaki (Tunisia), 31:53 e 31:55 i tempi finali. Terzo posto decisamente "a ruota" per Fabio Ciati (31:56). Gara femminile vinta con molto margine da Silvia Oggioni, notevole il suo tempo di 34:51 (la ragazza era stata medaglia d'oro ai Campionati del Mediterraneo under 23 nel 2016, anno in cui ha vinto pure il titolo italiano promesse dei 5000 metri); secondo e terzo posto rispettivamente per Najla Aqdeir (38:23) e Sarah Martinelli (40:06). 

Numero a parte, è stata la solita bella 10 K, gara a cui partecipo sempre volentieri; un percorso tortuoso nel centro cittadino che impegna proprio per la necessità di rilanciare costantemente l’azione. Curve, anche secche, con qualche ondulazione, un solo tratto rettilineo di circa un chilometro. Il fondo stradale talvolta è costituito da pavé e porfido (peraltro in ottimo stato), tutto l’insieme rende il percorso tecnico ed anche “divertente”; a completare il bello scenario la città di Monza, dove passeggiatori serali e atleti in gara ogni anno riescono a convivere bene. 

Ho condiviso la mia fatica con Rosanna Massari, stavolta senza microfono ma in pantaloncini e con le scarpette ai piedi. Ci siamo difesi bene e lei ha vinto la sua categoria SF 50;...non si dovrebbe dire l’età delle donne, ma per podiste e podisti la consuetudine non vale, anzi, talvolta sembra che siano felici di invecchiare, non fosse altro per magnificare le proprie prestazioni. Oppure per giustificare scarse performance (intendo quelle nell'atletica, per chiarire il punto...).

La 10 K Chrono è stata preceduta dalla 5 K Popular, aperta a tutti così come la 10 K Popular, invece partita insieme ai competitivi. Specialmente la 5K si è rivelata una festa dello sport per tutti dedicata alle famiglie, ai gruppi di amici o di colleghi, dove il divertimento è protagonista e la fatica una buona compagna. Su tutti i runners sono Luca, portiere dell’Apo Vedano, e Veronica, praticante Crossfit in una palestra di Monza, i più veloci sul suggestivo tracciato di 5 km. Ma i più applauditi sono i “cuccioli” Davide e Nicolas, 7 anni, capaci di chiudere il percorso in poco più di 21 minuti accompagnati dai loro papà che sprizzavano orgoglio da tutti i pori.

Davvero ricche le premiazioni di categoria, inteso come qualità dei prodotti offerti. Abbondante il ristoro post gara, incluso un pasta party per cui valeva la pena di fare la fila.

Venerdì, 20 Settembre 2019 12:29

Gare Fidal : avanti gli stranieri, tutti

Sia pure in mancanza di una comunicazione ufficiale, pare ormai certo che gli stranieri potranno partecipare liberamente alle mezze e alle maratone italiane del calendario federale.

Una decisione che certamente farà felici gli organizzatori italiani, in particolare quelli che prevedono gare in località a vocazione turistica, come Venezia, Firenze, Napoli, Roma: ma in realtà ne beneficeranno un po’ tutti.

Di cosa si tratta esattamente? Fino a questi giorni la partecipazione di atleti stranieri era automaticamente accettata se appartenevano a team riconosciuti dalla federazione di appartenenza; in pratica erano equiparati a tutti gli effetti ad un tesseramento Fidal. In alternativa potevano sì partecipare, ma a condizione di disporre di certificato medico sportivo agonistico e di tesseramento Runcard. Per uno straniero non tesserato con una federazione significava doversi sottoporre a visita medica (costo in Italia da 50 a 80 euro, nei paesi europei qualche centinaio di euro). Non solo: era obbligatorio il tesseramento Runcard, altri 30 euro. Una richiesta che evidentemente appariva risibile, dato che la Runcard, a parte la possibilità di poter correre le gare agonistiche, fornisce sconti e vantaggi usufruibili solo in Italia. In sostanza, allo straniero, dei punti al supermercato Pinco Pallo o dello sconto per un acquisto di scarpe in qualche negozio italiano frega meno di niente.
Insomma, pareva loro un’autentica gabella, oltre ad una inspiegabile complicazione burocratica. E nulla più.
Di fatto queste limitazioni hanno sempre ridotto il numero di stranieri, anche se ogni organizzatore si è sempre ingegnato nell’escogitare “modalità” per aggirare l’ostacolo, sotto forma di autocertificazioni, dichiarazioni di essere in possesso dei requisiti, ecc ecc.

Siccome gli stranieri che partecipavano non erano comunque pochissimi, viene da pensare che la federazione italiana non abbia mai esercitato un severissimo controllo su queste pratiche.

La stessa Fidal che ora pare dia via libera, adeguandosi a quanto già avviene nella maggior parte dei paesi stranieri.

Che cosa accadrà, quindi, nelle gare agonistiche? Se non sono tesserati come agonisti a tutti gli effetti, cosa che invece sarebbe se appartenessero a gruppi sportivi nel loro paese (le nostre ASD, associazioni sportive dilettantistiche, per intenderci), potranno comunque essere regolarmente classificati? Concorrere per i premi assoluti e di categoria? Verranno equiparati ai nostri Runcardisti, quindi con alcune limitazioni (esempio no premi in denaro)? Oppure non potranno proprio essere classificati (tipo come si fa - raramente -  con le non competitive: ti do il tempo, in ordine alfabetico, e via andare)?

Attendiamo che il tutto sia ufficializzato ed allora ne sapremo di più

Una grande festa, diversamente non la si può definire. Parte “istituzionale” ridotta al minimo, invece tanto spazio agli atleti, a bimbi e ragazzi ed anche a chiunque volesse pestare il nuovo tartan. Organizzazione curata nei dettagli dall’Azienda di Promozione Turistica di Livigno.

In realtà, già dalla fine di luglio, un discreto numero di villeggianti runner ha potuto provare l’emozione di correre in una nuovissima pista, situata a 1800 metri di altezza.

Una giornata davvero piena…di tutto. Per quanto riguarda la presentazione vera e propria, giustamente orgogliosa l’amministrazione comunale nella persona sia del sindaco, Damiano Bormolini, che del vice sindaco, Remo Galli. Felice ed entusiasta il presidente della locale Azienda di Promozione Turistica, Luca Moretti, che vede un suo sogno finalmente realizzato.

Pierangelo Molinaro, una vita intera alla Gazzetta dello Sport, ha saputo mettere in evidenza tutti gli aspetti sportivi e delle opportunità uniche di un impianto con queste caratteristiche. Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal, oltre ad aver portato il saluto del presidente regionale e quello nazionale, ha manifestato tutta la soddisfazione e disponibilità della federazione a fare sì che Livigno diventi un polo di riferimento per tutta l’atletica di livello.

La parte ufficiale della presentazione si è esaurita rapidamente e poi…tutti in pista. Dopo il tradizionale taglio del nastro, con la benedizione del parroco Don Giuseppe Longhini, si è dato il via ….alle danze.

Erano presenti dei giovani atleti, che peraltro hanno già diverse presenze in nazionale, che si sono esibiti nelle loro specialità, le prove multiple (eptathlon e decathlon). Sveva Gerevini (1996), campionessa assoluta 2018 e 2019. Federica Palumbo (1995), due volte campionessa assoluta. Sofia Montagna (1999), campionessa italiana under 23. Enrica Cipolloni (1990), l’atleta dalla carriera agonistica più lunga, dieci volte campionessa italiana. Dario Dester, campione italiano under 20, 4° ai recenti campionati europei.  Era presente anche il prof. Frittoli, allenatore di Gerevini e Dester

Questi atleti, oltre a correre, lanciare e saltare, si sono prestati con disponibilità e simpatia a tutto il pubblico presente.

Presente anche un’atleta…più stagionato, ma che in quanto ad entusiasmo ed impegno è un esempio per tutti i giovani: il martellista Marco Lingua. Smaltita la delusione perché non potrà partecipare al mondiale in Qatar (mancanza delle misure minime richieste) guarda con fiducia all’Olimpiade di Tokio 2020, sarebbe la sua terza, a 42 anni. Ha dato spettacolo ai tanti bimbi e ragazzi presenti, non solo per la componente strettamente sportiva; e non ha mancato nemmeno di lanciare il martello a 70 metri, subito dopo pranzo e con zero riscaldamento.

Regista sul campo è stato Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal; che ha coordinato le varie prove raccontando le storie degli atleti e spiegando le varie specialità.

Poi pista aperta per tutti, grandi e piccoli, prove dai 60 agli 800 metri, salti e lanci col vortex. 

Anch’io, fuori programma, ho potuto correre su questa pista ed è stato bello ed utile farlo direttamente con l’architetto Giuseppe De Martino, che ha progettato e realizzato questo impianto, peraltro è podista e sportivo a tutto tondo. Ovvia la curiosità di conoscere tanti particolari, una pista a questa altitudine è certamente più difficile da realizzare e mantenere nel tempo. In sintesi, questo è che ho inteso dalle sue osservazioni: diversamente da ciò che si potrebbe pensare, le principali difficoltà non derivano da un elevato irraggiamento solare o da temperature particolarmente basse, bensì la notevole escursione termica, che metterà a dura prova i materiali di cui è composta la pista. Nel periodo invernale non verrà coperta, la neve funzionerà some una sorta di isolante termico. Sono state rinforzate le aree sottoposte a maggiore sollecitazione ed usura, quali le pedane di salti e lanci, in particolare nei punti dove gli atleti esercitano una maggiore pressione.  Abbiamo utilizzato dei materiali di alta qualità, il “segreto” per ottenere i risultati migliori. Materiali che, grazie ad una scelta progettuale, garantiranno un elevato assorbimento dello shock causato dall’impatto al suolo, così consentendo il maggior beneficio nel corso degli allenamenti. Infine, ma non è un dettaglio, intorno alla pista c’è un vallo che proteggerà in parte gli atleti e le loro prestazioni, vallo costruito utilizzando terra di riporto.

E stavolta senza se e senza ma. Si ricorderà che giusto una settimana fa, la keniana Birgit Kosgei realizzò a Newcastle un fantastico 1:05:28, valido come miglior prestazione personale ma non come record del mondo, a causa di un percorso non omologato per i criteri di pendenza e direzione.

Questa volta invece si tratta di record del mondo, un pazzesco 58:01, realizzato da Geoffrey Kamworor (Kenya). Il precedente primato era del connazionale Abraham Kiptum (58:18, Valencia 2018). E non solo: proprio per le caratteristiche di omologazione della gara, certificata a tutti gli effetti, sono da considerarsi validi anche i record stabiliti ai passaggi intermedi dei 15 e 20 chilometri, rispettivamente 41:05 (che pareggia Joshua Cheptegei) e 55:00. Media finale di 2:45/km, con i primi 10.000 metri in 27:34! Gara di altissimo livello con altri 5 atleti sotto i 60 minuti, nell’ordine: Benard Kipkorir Ngeno (59:16; Berehanu Wendemu Tsegu (59:22); Edwin Kiptoo (59:27); Amos Kurgat (59:37); Philemon Kiplimo (59:57). primo europeo Sondre Moen (1:00.20), relativamente vicino al suo personal best (59:48).

Geoffrey Kamworor non è certo un atleta sconosciuto: vincitore della maratona di New York 2017 e quattro volte iridato sulla mezza distanza, ma ciò che ha fatto oggi a Copenaghen è davvero incredibile.

Gara femminile anch’essa di alto livello: vince l’etiope Birhane Dibaba in 1:05:57, seguita dalla 21enne keniana Evaline Chirchir (1:06:22), terza Megertu Elemu (Etiopia, 1:06:43). Da notare che tutte queste atlete nell’occasione hanno realizzato il loro record personale.

8 settembre - Notevole l’impresa compiuta oggi dalla keniana Brigid Kosgei, che alla Great North Run di Newcastle ha fermato il cronometro al fantastico tempo di 1:04:28. Diciamo subito che tale risultato non è omologabile come record del mondo, tuttora appartenente a Joyciline Jepkosgei (1:04:51), ottenuto in gara mista a Valencia nel 2017. Questo perché la mezza maratona di Newcastle non soddisfa i requisiti né in termini di pendenza (sono 32 metri di dislivello negativo, quando il regolamento prevede al massimo 1 metro/km, quindi 21 metri nel caso di mezza maratona), né in termini di distanza, perché si tratta di gara “point-to-point”, vale a dire che si corre sempre nella stessa direzione. Un po’ come la nostra Roma-Ostia, per intenderci.

Resta un’impresa di altissimo livello, per la 25enne keniana, che ha battuto le sorelle Masai, nell’ordine Magdalyne (1:07:36) e Linet (1:07:44); appena ai piedi del podio la grande Mary Keitany. Che si possa già parlare di un passaggio di consegne? Non lo credo, quantomeno non ancora.
Si tratta di un altro risultato di altissimo livello ottenuto in terra inglese, dopo la vittoria con record personale di 2:18:20 alla maratona di Londra 2019. Un risultato anche un po’ italiano, dato che la Kosgei corre nel team del dr. Gabriele Rosa.

Chi scrive ha avuto modo di conoscere personalmente Brigid Kosgei, uno scricciolo di poco più di 40 chilogrammi; era il febbraio 2018 e si allenava al training camp di Kapsait, Rift Valley, Kenya. Condizioni di vita che definire spartane sarebbe un eufemismo, in un posto dove non c’è nulla, per come comunemente si può intendere la qualità della vita. Sono quasi 3000 i metri  sul livello del mare, dove gli umani faticano persino a respirare. Questa ragazza correva facilmente con gli uomini: il menu quel giorno prevedeva 18 chilometri con 700 metri di dislivello positivo, su strade rigorosamente sterrate. Al termine dell’allenamento la Kosgei e tutti gli altri atleti sono andati con dei secchi a rifornirsi di acqua per la doccia, dato che non era disponibile al training camp. Ricorderò sempre questa ragazza che veniva su da un sentiero, trasportando secchi quasi più pesanti di lei. Ho avuto modo di parlarle, di farmi raccontare qualcosa della sua vita, le sue aspettative, ma anche delle non facili condizioni di vita nel training camp, durante gli stage (duravano in media tre mesi). Per quanto la comunicazione non fosse facile ho inteso chiaramente che viveva tutto questo con serenità, sopportando i sacrifici, consapevole che la crescita nell’atletica potrebbe cambiarle la sua vita. Per ora ci sta riuscendo proprio bene.

 

8 settembre - Ottimo test per Sara Dossena ed Eyob Faniel alla mezza maratona di Newcastle, formalmente Simplyhealth Great North Run.

Sulla via per i mondiali di Doha (Qatar), in programma dal 27 settembre al 6 ottobre, questa mezza rappresentava un test ideale per verificare le condizioni dei due atleti ed il responso è stato molto positivo. Dossena ha chiuso col tempo di 1:10:28, terzo crono in carriera dopo Udine (2018) e Stralugano (2019), nono posto nella gara vinta da Brigid Kosgei, con un tempo fantastico, di cui parliamo in questo articolo:

http://www.podisti.net/index.php/notizie/item/4764-newcastle-uk-brigid-kosgei-1-04-28-la-mezza-piu-veloce-di-sempre.html

Eyob Faniel, atleta da tempo allenato dal grande Ruggero Pertile, chiude al sesto posto in classifica in 1:01:25, che rappresenta il suo secondo miglior risultato di sempre, dopo l'1:00:53 realizzato a Padova nel 2019.

Gara vinta per la sesta volta consecutiva da Mo Farah, tempo di 59:07. Secondo Tamirat Tola (59:13), terzo Abdi Nageeye (59:55).

Sara Dossena nel dopo gara ha subito detto che avrebbe voluto andare più forte su un percorso così, ma ha frenato la sua indole agonistica perché questa tappa era solo un altro pezzetto del mosaico che sta realizzando verso la maratona mondiale.

Eyob Faniel ha valutato molto positivamente la sua prova, anche perché in settimana ha continuato a “caricare” nel corso degli allenamenti. Ora la sua testa è già al mondiale, infatti sta pensando a come abituarsi alle temperature che lo attendono a Doha, ma anche ad orari inusuali per gareggiare. Si ricorda che la partenza avverrà alle 23.59.

 

Scomodiamo Don Rodrigo per introdurre la notizia, forse non nota a tutti, che la 2^ edizione della Liguria Marathon, prevista per il 17 novembre 2019, non si correrà. Scrivo “forse non nota a tutti” perché il sito della manifestazione http://www.liguriamarathon.com/ ad oggi presenta ancora l’edizione 2018, addirittura con la scritta “iscriviti ora”. Per saperlo bisogna andare sul sito Fidal ed appurare che in effetti è stata annullata. Oppure andare sul sito del comitato organizzatore, l’ASD RunRivieraRun, http://www.runrivierarun.com? A parte che bisogna saperlo chi organizza, tra le varie gare organizzate e promosse sul sito si trova la Liguria Marathon, ma non c’è la notizia dell’annullamento.

Per fortuna la rete spesso fa bene il suo dovere e finalmente troviamo la notizia (che potete leggere più avanti). Le ragioni dell’annullamento? Le vedete voi stessi. Sembra incredibile ma si può bloccare la via Aurelia per 35 chilometri ma non (parzialmente) la città di Savona per soli 7. Ma si deve arrivare a ridosso della manifestazione per scoprire questo? Determinate problematiche credo sia meglio affrontarle per tempo.

Il testo del comunicato dell’annullamento della 2^ Liguria Marathon:

Cari Amici,
come sapete la Liguria Marathon avrebbe dovuto tenersi domenica 17 novembre, correre la sua seconda edizione, arrivata dopo la soddisfazione di essere riusciti a regalare a tutti i Maratoneti un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso.
In questi mesi non abbiamo aperto iscrizioni e non siamo usciti con comunicati stampa nell’attesa di capire il destino della Liguria Marathon, così come era stata studiata e realizzata, perché tutti coloro che erano coinvolti, dovevano essere convinti di ripetere questa meravigliosa sfida.
Il Comune di Savona e la Polizia Municipale ci hanno fatto sapere che non intendono, per loro motivazioni di viabilità che non stiamo a discutere, ma che accettiamo, anche se con rammarico, ripetere l’esperienza della scorsa edizione, non potendo impegnarsi a gestire 7 km. di chiusura al traffico e proponendo un arrivo a Zinola, che, chiaramente, non è pensabile, visto che la Liguria Marathon è nata per promuovere il territorio, valorizzando il mare.
Ci troviamo, quindi, a dover ripensare interamente un nuovo percorso, perché 7 km. sono tanti e non si possono “spalmare” in quello che era stato “pensato e meditato” in origine.
E dato che, come Organizzazione, ci piace provare a fare le cose sempre al meglio, non possiamo offrire a chi partecipa, un’edizione “incompleta”, con un percorso che dovrà essere nuovamente misurato ed omologato dai Misuratori Fidal, quindi dovrà essere pensato per i prossimi 5 anni (tempo di omologazione) e dovrà essere condiviso ed approvato, con entusiasmo, da tutti gli Enti che parteciperanno.
Una Maratona non è solo un evento sportivo, ma un evento di destinazione che, se accolto con favore, può negli anni dare solo risultati positivi.
La nostra volontà è far sì che Liguria Marathon non sia un’effimera illusione, ma desideriamo che diventi uno dei fiori all’occhiello di questa meravigliosa nostra Liguria e stiamo lavorando con la Fidal Liguria e la Provincia di Savona per cercare di trovare una soluzione alternativa per i prossimi anni.

Andiamo oltre.

Ricordiamo che già la prima edizione del 2018 aveva sofferto diversi problemi: programmata originariamente nel mese di aprile (cosa che aveva fatto sorgere mille dubbi, perché bloccare la via Aurelia in quel periodo sembrava una follia). Il prefetto impose, credo giustamente, di cercarsi un’altra data; con il calendario già pieno era un compito improbo, fu così che venne partorita una data ancora peggiore, il 18 novembre. A proposito di tempestività: la gara era stata spostata a 3 settimane dalla prima data prevista. Dico peggiore perché una regione come la Liguria, notoriamente scarsa di maratone, improvvisamente ne presentava tre in tre settimane, più precisamente: 18 novembre, Liguria Marathon; 1 dicembre, Genova; 9 dicembre, Sanremo.
Magari era il caso di soprassedere e andare all’anno successivo? La Liguria Marathon invece si svolse regolarmente ma, nonostante l’enfasi degli organizzatori ("un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso") sono stati 199 i classificati. Se teniamo conto dei disagi generati (ripeto che si è svolta quasi interamente sulla via Aurelia), difficile definirla un’edizione di successo.

Adesso si rimanda tutto a data da destinarsi e percorso da identificare.

Insomma, gli inconvenienti possono sempre capitare a chi organizza gare, magari per specifiche ragioni: ma tra queste viene il dubbio che non sia da escludere una certa superficialità, che talvolta prevalga un’eccessiva ambizione per stupire ed attrarre partecipanti, e non solo, con soluzioni che alla prova dei fatti si rivelano funzionare male o comunque si prestano a polemiche, talvolta giustificate.

N.D.R. l’organizzatore della Liguria Marathon, ASD RunRivieraRun, è lo stesso che lo scorso 17 agosto ha organizzato la 5K Marina di Loano, formalmente una non competitiva che però ha fatto gridare al record europeo per l’impresa di Sara Meloni, che all’età di 7 anni ha corso la distanza in 19:33.Infine, aggiungo per i non addetti ai lavori, che sino all'età di 12 anni non è consentito svolgere attività agonistica, quindi va da sé che il "record" non può essere in alcun modo riconosciuto.

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