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Nov 01, 2018 Sebastiano Scuderi 1080volte

“Sport e Salute”: mala tempora per Malagò

Protagonista involontario... Protagonista involontario... R. Mandelli

Il vento del cambiamento col nuovo Governo Conte soffia impetuosamente anche sul CONI: la bozza della Legge di Bilancio vede la nascita di “Sport e salute Spa”, che manderebbe in pensione la CONI Servizi.

La novità non è di poco conto: la CONI Servizi è la Società operativa delle attività del CONI, partecipata al 100% dal Ministero dell’ Economia, ha un contratto di servizio col CONI e il compito di creare valore per lo sport italiano, gestisce i Centri nazionali di preparazione olimpica, la Scuola dello sport, l’Istituto di medicina e scienza dello sport, e fornisce consulenza impiantistica di alto livello.

La novità è che mentre prima i vertici erano nominati dal CONI, in futuro saranno decisi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze su indicazione dell’autorità di governo competente in materia di sport, sentito il CONI, con la regola della incompatibilità di incarico nei vertici CONI e in quelli di Sport e Salute.

Colpo finale, l’assegnazione dei fondi: sarà il Governo attraverso Sport e salute a distribuire alle Federazioni il 90 % del budget, non inferiore a 410 milioni di euro provenienti dalle imposte pagate dal settore: perciò al CONI andranno solo 40 milioni e 370 a Sport e Salute.

E’ vero che l’inferno è lastricato di buone intenzioni e attendiamo gli effetti di questa rivoluzione, ma è indubbio che ci vuole un cambio di passo nella tutela della salute attraverso lo sport.

Sul portale del Ministero della Salute si hanno questi dati: In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell'età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d'istruzione e difficoltà economiche (Rapporto PASSI 2011).

Secondo i dati ISTAT, nel 2010 in Italia il 38% delle persone monitorate da 3 anni in su ha dichiarato di non praticare, nella vita quotidiana, né sport né altre forme di attività fisica. Secondo i dati del sistema di monitoraggio Okkio alla salute, soltanto 1 bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età e circa 1 bambino su 4 (26%), al momento della rilevazione, dichiarava di non aver svolto alcuna attività fisica il giorno precedente l'indagine.

Come in altri paesi europei, l'attività motoria della popolazione in Italia è diminuita di pari passo con i grandi cambiamenti del lavoro e dell'organizzazione delle città. Da una parte lo sviluppo dell'automazione, anche nel lavoro domestico, e il deprezzamento sociale del lavoro manuale, dall'altra la dominanza del trasporto motorizzato e la riduzione di spazi e sicurezza per pedoni e ciclisti. Assieme a questi fattori, si sono sempre più ristretti gli spazi per il gioco libero dei bambini e per i giochi e gli sport spontanei e di squadra; queste attività hanno ora luoghi deputati la cui accessibilità è limitata ed ha un costo, non solo monetario. Inoltre, giocano un ruolo il valore che viene socialmente assegnato alle attività motorie, ed altri fattori: come i modelli genitoriali e il peso attribuito all'attività motoria nel curriculum scolastico. Questi ostacoli rendono difficili i comportamento motorii attivi.

Con queste premesse è logico pensare ad un intervento sostanziale nella promozione dell’attività fisica quotidiana, lasciando al CONI solo il compito con cui è nato, preparare adeguatamente gli atleti di élite per le Olimpiadi. Può essere un riconoscimento allo sport amatoriale, alla nostra passione di podisti, che corriamo   in libertà e serenità per la nostra salute fisica e mentale.

 

 

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