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Feb 05, 2019 364volte

L’incanto di correre sulla neve fresca

L’incanto di correre sulla neve fresca Foto Roberto Mandelli

Quello di oggi è un articolo un po’ insolito. Non ci sono gare di mezzo. Presenti, passate o future. Ed in più il protagonista è il sottoscritto che di solito evita di tediarVi con le sue storie, focalizzando la cronaca sulla gara. Dopo un periodo iniziale, quando cominciai a lavorare nella Redazione di Podisti.net ed inserivo nel pezzo le gesta (poche) e le molte disavventure del fantomatico Podista Parvenu, ho pensato bene di mandare in pensione questo personaggio. Forse avrei dovuto farlo prima.

Oggi vorrei invece condividere con Voi la soddisfazione che mi ha pervaso nella corsa di venerdì scorso. Ero da solo e dunque non ho scelta. Sono obbligato a parlare di me, ma lo faccio volentieri per raccontare questa esperienza e magari ricevere i Vostri contributi su situazioni analoghe. Dopo tanti allerta meteo, forse per la forza dei grandi numeri, alla fine i meteorologhi ci hanno preso. La neve è arrivata anche su Milano e provincia. Uscito di mattina presto, ho optato per un percorso che con i miei amici e compagni di corsa è stato ribattezzato “giro natura”, in quanto tutto su strade e sentieri. Senza traffico.

Correre in questo ambiente ovattato è stato magico. Anche la respirazione, migliore del solito in quanto i fiocchi, che continuavano a scendere, filtravano le maledette polveri sottili che infestano la pianura Padana. L’aria era fresca ma non fredda. E pura. La differenza rispetto agli slalom tra i tubi di scappamento, era evidente. La temperatura non eccessivamente bassa. Uno volta scaldato, ero a mio agio anche sotto questo aspetto.

La neve aveva ricoperto il percorso, ma non ne era scesa una quantità esagerata. Aveva pulito tutto, ma non impediva di correre bene. Lo strato era sottile, ma non ghiacciato. All’inizio c’erano altre impronte, poi il suolo era incontaminato, salvo i segni del passaggio di animali ed uccelli. Ed i miei. Sul ritorno da questo giro non circolare, ho rivisto le mie impronte. Distaccate, lontane una dall’altra. Sembravano appartenere ad un animale dalla corsa bella e maestosa. Non era vero. So bene che mi trascino. Purtroppo mi rivedo anche in fotografie e filmati. Ma venerdì mi sembrava di essere un corridore mitologico, in una natura benigna ed incontaminata. Fatta apposta per consentirmi di attraversarla in solitudine, facendo una delle cose più belle che si possano fare: correre.

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