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Apr 27, 2019 1226volte

Tintinnio sinistro di medaglie olimpiche alla vigilia della maratona di Londra

Altri tempi... Altri tempi... Ilnapolista.it - Roberto Mandelli

La notizia, data in anteprima in Mondovisione e ripresa dai quotidiani inglesi (il Guardian e il Telegraph), è rimbalzata su tutti gli organi di informazione: siamo a Londra ma sembra quasi che l’imminente maratona (dove Farah arrivò 3° lo scorso anno dietro il detentore della miglior prestazione mondiale Eliud Kipchoge, e all'etiope Kitata) passi in secondo piano.

La scena si sposta in Etiopia, vicino ad Addis Abeba, dove Haile Gebrselassie (vincitore di due ori olimipici e detentore del record mondiale sui 42 km fino al 2011) possiede un albergo all’interno del centro di allenamento Yaya Africa Athletics Village: qui Mo Farah (ex somalo, ora cittadino britannico, quattro ori olimpici) ha alloggiato addirittura per tre mesi, e dichiara di essere stato derubato, il 23 marzo scorso, giorno del suo 36° compleanno, dell’equivalente di 2500 sterline, due cellulari, e un orologio dal “grande valore”, non solo commerciale ma affettivo essendo appunto il regalo di compleanno da parte della moglie: il furto sarebbe avvenuto nella stanza di Mo Farah, utilizzando una chiave lasciata al portiere (come se in un albergo non avessero le chiavi di tutte le stanze!). Cinque dipendenti del centro erano stati fermati dalla polizia, ma dopo qualche giorno sono stati rilasciati per mancanza di prove. Si aggiunge che Farah aveva rifiutato di consegnare gli oggetti di valore alla reception.

Secondo Farah, “Gebrselassie non si è assunto alcuna responsabilità né ha proposto un risarcimento”, cosa che invece sarebbe stata fatta – dice Gebre – se Farah non se ne fosse andato in fretta, senza saldare il conto di 3000 sterline; secondo altre fonti, il conto sarebbe stato saldato, a un prezzo di favore (secondo Gebre il 50% di sconto), ma senza gli extra, cioè altre 2.300 sterline. Beh, insomma, all’incirca avrebbe fatto pari… e per giunta avrebbe spedito a Gebre degli sms sul tenore “distruggerò il tuo nome e quello del tuo hotel”.

Provocato, Haile ha reagito raccontando di un Farah coinvolto, durante il suo soggiorno, in una aggressione e in una tentata estorsione, e da lui stesso salvato a stento da un avviso di reato. Ma portatore di un rancore che risalirebbe a tre anni fa, quando Gebre, allora capo della Federazione di atletica etiopica, avrebbe negato l’accesso all’hotel a Jama Aden, già allenatore (seppur non uifficiale) dello stesso Farah, e che pochi mesi prima era stato arrestato dalla polizia spagnola dopo essere stato visto gettare nell’immondizia dell’albergo di Sabadell, dove si trovava coi suoi atleti,19 siringhe usate (e nella stanza di un vice di Aden si era trovata dell’Epo). All’episodio non è seguita nessuna vicenda processuale, sebbene si parli di una richiesta di estradizione per Aden rivolta dalla Spagna al Qatar (dove ora si troverebbe l’allenatore). Farah sostiene di non essere mai stato un atleta di Aden, ma l’accusa di Gebre sembra dimostrare il contrario, e certamente ‘pesa’ più di 3000 sterline.

Le fonti a stampa ricordano altre disavventure paragiudiziarie  e strepiti infondati di Mo Farah: ad esempio quando sostenne che un poliziotto dell’aeroporto di Monaco di Baviera l’avesse colpito con offese razziste, ricevendo la secca smentita della polizia tedesca.

Vedremo se la cosiddetta ‘adrenalina’ di cui ha fatto il pieno in questi giorni lo farà andare più forte a Londra…

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