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Venerdì, 13 Settembre 2019 17:09

Roma, riflettori accesi sulla Via Pacis

Tutto pronto a Roma per la terza edizione della Rome Half Marathon Via Pacis che andrà in scena domenica 22 settembre. Partenza e arrivo da via della Conciliazione a due passi da piazza San Pietro, percorso davvero unico perché toccherà tutti i luoghi di culto delle principali religioni presenti nella Capitale: oltre alla basilica di san Pietro, la sinagoga, la moschea, le chiese ortodossa, metodista e valdese, e i templi buddista e induista. Obiettivo: promuovere, attraverso lo sport, il dialogo e l’integrazione tra persone di culture e religioni diverse. 
Promotori della mezza maratona il Comune di Roma, Athletica Vaticana (prima società sportiva ufficialmente riconosciuta della Santa Sede) e la FIDAL. Sarà possibile iscriversi anche ad una corsa non competitiva di 5 km, denominata Run for Peace, rivolta soprattutto a famiglie, scuole e oratori. Alle 12, a conclusione della gara, gli atleti sono invitato in piazza san Pietro per l’Angelus con papa Francesco.
 Quest’anno la medaglia che sarà consegnata a tutti i partecipanti è dedicata al Mahatma Gandhi in occasione dei 150 anni dalla nascita nel 1869, e oltre alla sua effigie stilizzata riporta questa sua affermazione: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile”.
L’evento è stato presentato lo scorso 9 settembre all’Ara Pacis. Ad illustrarne caratteristiche e obiettivi la sindaca Virginia Raggi, il sottosegretario del Pontificio Consiglio della cultura e presidente di Athletica Vaticana mons. Melchor Sánchez de Toca, il presidente della Fidal Alfio Giomi. L’iniziativa della Via Pacis ha dato vita anche ad una collaborazione con l’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, che festeggia l’anno della tolleranza e promuoverà l’Expo universale di Dubai 2020.
Intervenendo alla presentazione del 9 settembre, l’ambasciatore Omar Obaid Alshamsi ha parlato di una “nobile iniziativa”. “Siamo felici – ha affermato - di partecipare a questo importante evento sportivo e sociale nella città di Roma, la quale nella sua millenaria storia ha sempre accolto e ospitato cittadini da tutto il mondo, di tutte le razze e religioni, creando così una diversità unica ed un esempio di tolleranza e di pace, che, personalmente, mi ricorda la mia patria”. “Un evento unico che unisce culture religioni e popoli in nome della pace e della fratellanza umana”, ha aggiunto sottolineando che “questi messaggi sono gli stessi espressi dal Documento sulla fratellanza umana” firmato ad Abu Dhabi “durante la storica visita di papa Francesco con il Grand Imam della Università del Cairo Al-Azhar”.
Alla partenza di questa che potrebbe essere definita la prima mezza maratona interreligiosa sono previsti 7mila runners di una quarantina di nazionalità.

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Giovedì, 29 Agosto 2019 22:28

La Diagonale in arrivo a Genova

E' in dirittura d’arrivo La Diagonale d’Italia, la staffetta più lunga del Paese. Partita da Marsala alle 4 di mattino del 18 agosto, la staffetta arriva a Genova sabato 31 agosto nel primo pomeriggio. Una scoperta dell’Italia migliore, del “DNA italiano”, dice Armando Cosentino, ideatore de La Diagonale giunta quest’anno alla terza edizione. In molti tratti del percorso Armando ha accompagnato in bicicletta i podisti di turno e arriverà a Genova con circa 600 km pedalati. Tanti (davvero tanti) sono stati i runners che hanno portato il testimone in una corsa non-stop giorno e notte, che ha attraversato tutte le regioni d’Italia a cominciare dal prologo in Sardegna. Ne avevamo parlato su podisti.net il 14 giugno: www.podisti.net/index.php/notizie/item/4213-ad-agosto-la-diagonale-d-italia-per-dare-gambe-a-chi-non-le-ha.html

aggiornando poi il 20 agosto.

Due i motivi di questa staffetta: anzitutto la gioia di correre, di radunare in qualche modo il popolo dei podisti amatori della Penisola dando una finalità sociale alla quale tanti hanno aderito. Ed è proprio questo il secondo motivo di questa singolare staffetta: una raccolta fondi tramite donazioni per la costruzione di protesi, dare la possibilità ad altri di camminare e correre.

I fondi saranno utilizzati infatti dall’ingegner Daniele Bonacina che si occupa della realizzazione di protesi per persone che non hanno gambe. Fabio, Davide, Roberto, Tommaso e due giovani, uno africano e uno cambogiano, avranno le protesi giuste per correre proprio grazie ai fondi raccolti nei quindici giorni della staffetta (e che ancora si raccoglieranno) attraverso la pagina Facebook de La Diagonale. L’iniziativa ha distribuito aiuti anche in Sardegna per l’addestramento di cani-guida di ausilio a persone non vedenti. 

Numerose le amministrazioni comunali che hanno dato il benvenuto alla carovana composta da due camper e nove podisti del Team ufficiale. Anche alcuni sindaci, come a Treviso e Pordenone, hanno voluto correre alcuni chilometri per sostenere l’iniziativa. Giornali, TV e radio locali hanno riportato la notizia del passaggio della staffetta. La pagina Facebook de La Diagonale contiene decine di video realizzati sul percorso in particolare nei punti dove è avvenuto il cambio di testimone.

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20 agosto - Due vittorie negli ultimi giorni e una partecipazione significativa. Nell’ultima settimana gli atleti di Athletica Vaticana sono stati impegnati in terra siciliana in due gare su strada (con relative vittorie) e nella partecipazione alla staffetta più lunga d’Italia, La Diagonale d’Italia. Una sintesi potremmo dire significativa di quanto si propone la società Athletica Vaticana, che ha fatto il suo debutto ufficiale a inizio 2019.

Iniziamo dalle vittorie di due degli atleti di punta della società. Il 17 agosto Camille Chenaux vince a Noto la 19° Camminata di San Corrado, 5° Memorial Franco Di Leonforte, con il record della manifestazione.  Domenica 18 padre Vincenzo Puccio vince a Falcone (Messina) arrivando sul traguardo con Marta Zenoni, una delle più forti mezzofondiste italiane.

Nella gara di Noto (Siracusa) Camille Chenaux, che ha partecipato di recente ai campionati italiani su pista a Bressanone classificandosi dodicesima nei 5000, ha la meglio in una gara breve ma impegnativa: 20’21’’ per percorrere i 5,5 km di un percorso gara con una serie di tornanti e una discesa finale. Sul traguardo è decima assoluta. Tra gli uomini vince Francesco Nastasi (Ortigia Marcia), amico di padre Puccio vincitore a Falcone. L’organizzazione della gara era dell’Atletica Noto.

A Falcone, sul litorale tirrenico messinese, rituale consueto per padre Puccio, che all’inizio benedice gli atleti e al termine della gara vittoriosa bacia a terra in segno di rispetto e gratitudine. La sorpresa della 1^ Falcone Corre, Memorial Stefano Salmerigara è stata la presenza di Marta Zenoni, in vacanza in Sicilia (terra di origine del suo allenatore), promessa dell’atletica italiana, medaglia di bronzo nei 1500 metri ai recenti campionati europei under 23. I due hanno impiegato 24'53" per percorrere i 7,5bkm della gara su circuito cittadino di 2,5 km. Puccio, che nel 2019 ha il miglior tempo di categoria in Italia nelle graduatorie Fidal sulla distanza di maratona, nel corso del secondo giro ha dato la netta impressione di poter centrare la vittoria per distacco, ma ha voluto arrivare al traguardo assieme alla giovane atleta lombarda. E al termine della gara ha regalato il piatto di ceramica ricevuto in premiazione ad una giovane tifosa con disabilità!

[Vedere cronaca della gara]

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/4651-falcone-me-1-falcone-corre-memorial-stefano-salmeri.html

Lunedì 19 agosto la partecipazione a La Diagonale d’Italia, una staffetta non-stop partita il 18 agosto da Marsala (Trapani) che si concluderà il primo settembre a Genova (www.ladiagonalechallenge.com). Non solo corsa ma condivisione e solidarietà. Più di 3000 chilometri (compreso il prologo in Sardegna) per unire simbolicamente tutta l’Italia in una corsa con tanti significati. Un percorso su strade e sterrati con parecchi saliscendi, giorno e notte, due camper con 6 podisti a bordo capitanati da Armando Cosentino, grafico milanese, classe 1966, ideatore dell’iniziativa. Sul sito è anche possibile seguire la posizione della staffetta in tempo reale. La dimensione solidale della staffetta è chiara: la corsa raccoglie fondi per la costruzione di protesi e dare la possibilità a tante persone di camminare e correre. Una dimensione, quella sociale, sempre più forte nel mondo del running dove l’attenzione non è solo ai tempi, ma al creare comunità, alla condivisione e al rispetto degli altri e del territorio.

Per 15km un team di sei podisti locali della zona tirrenica messinese (Clementina, Placido, Pippo, Salvatore, Giovanni e Salvo) ha avuto la gioia e l’onore di portare il testimone in legno d’ulivo, nel corso della tappa da Milazzo a Messina, ed essere parte di questa avventura. Sulle pagine online, sito e profilo Facebook, è possibile consultare il dettaglio del percorso e i tempi di percorrenza orientativi. Ci si può ancora unire alla causa di questa singolare staffetta prenotando chilometri da correre e facendo una donazione sul profilo Facebook La Diagonale.

Athletica Vaticana, prima società sportiva della Santa Sede ufficialmente riconosciuta, vuole sempre più unire i valori dello sport alle prestazioni di qualità. Non si corre solamente con l’ossessione del cronometro (anche se la Chenaux e Puccio vanno veramente forte!) ma con il desiderio di dare il meglio di sé. La corsa metafora della vita e dell’impegno per renderla migliore.

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Messina, 18 agosto - In questa domenica in cui ciclismo e podismo si toccano simbolicamente a Castellania (Alessandria) dove stamattina si è svolto il ​Giro dei Calanchi ​(10km tra strada e sterrato, 230D+, arrivo e partenza da piazza Candido Cannavò), inserito tra le iniziative per il centenario della nascita di Fausto Coppi, ricordiamo un grande campione dello sport italiano, Felice Gimondi, scomparso nel pomeriggio del 16 agosto qui in Sicilia per un malore nel mare di Giardini Naxos. Aveva quasi 77 anni.
Ed è partita proprio qui da Messina stamattina la sua ultima tappa, il rientro a Paladina (Bergamo) dove domani si terrà la camera ardente e martedì i funerali. Messina è la patria di Vincenzo Nibali, altro grande campione del ciclismo italiano, che ho incontrato stamattina nella sua sgambata quotidiana sui colli sopra la città dello Stretto. Come si può immaginare, è stato particolarmente colpito dalla morte del grande Gimondi proprio nella sua Sicilia, a poche decine di chilometri da dove è nato e dove rientra in occasione delle ferie natalizie ed estive. Anche in questi giorni Nibali è qui in città in attesa di partire con la sua squadra. 
La morte di Gimondi ha scosso Vincenzo che lo ricorda così: «Non ho potuto vedere dal vivo le sue imprese per questioni di età, non ho vissuto il suo tempo, ma ho il ricordo di una persona saggia che diceva sempre parole giuste. Ha sempre detto cose buone di me e ricordo la sua arrabbiatura quando vinsi il Tour perché non fu invitato dall'organizzazione. Si faceva vedere pochissimo, ma quelle volte che lo faceva, lo faceva bene... E la notizia della sua morte, avvenuta tra l'altro nella mia Sicilia, mi ha lasciato una grande tristezza. La morte di Gimondi è una grande perdita per tutti noi, ci mancherà tantissimo».

Felice Gimondi è stato un uomo onesto, marito e padre esemplare, sportivo professionista integro e rispettoso di regole e avversari. “Con le tue poche parole ma con i tuoi tanti fatti, ci hai amato immensamente” - scrive la figlia Norma in una lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera - Ci hai cresciuto come te: poche parole, azioni concrete. Ci hai insegnato il rispetto per l’avversario e, soprattutto, a non arrenderci mai, come faremo anche noi: le tre donne di cui devi essere orgoglioso sono forti e unite… Ora tutto sembra finito ma tu ci hai insegnato che nella vita si lotta tutti i giorni per ciò in cui si crede anche quando gli altri ti danno per perdente. Ora riposa, papà: questa tappa è finita. Sei il miglior papà che si possa avere. Ti amiamo sempre, fino alla fine”.

Anche noi di podisti.net ricordiamo e onoriamo Felice Gimondi, unendoci alle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siciliano anche lui, che ha ricordato “i suoi tanti successi che hanno dato prestigio all'Italia nello sport e il suo stile di grande valore nel comportamento sportivo e umano".

 

 

 

 

 

 

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Domenica, 07 Luglio 2019 13:27

Simone, pettorale 26 e la corsa come terapia

Corre e sorride, Simone. A dispetto di tutto. Della sua malattia, della crudeltà della vita, dei sorrisini di alcuni compaesani. Ha 26 anni, è nato con un ritardo mentale, ha cominciato a camminare a quattro anni, da piccolo non parlava ma si esprimeva con suoni e gesti delle mani.
Tutto era iniziato al terzo mese di gestazione. Amniocentesi. Danni irreversibili al cervello. Iniziano i tentativi per capire e provvedere da parte dei genitori super impegnati: Giovanni, suo padre, docente di storia dell’arte, va in pensione con grande anticipo per investire tutto sulla salute e la felicità di questo figlio.
Le cure in Italia, poi a Philadelphia negli Stati Uniti per capire i margini di intervento e di miglioramento. La corsa come terapia. Simone esce ogni giorno, “a volte anche due volte al giorno”, mi dice il papà e “ombra” di Simone. Fino a qualche anno fa correva al suo fianco, da un po’ di tempo a questa parte lo segue in bicicletta. Non è raro vederli sbucare all’improvviso da un angolo del paese. Simone avanti, con la sua tipica andatura un po’ ciondolante, Giovanni dietro a pedalare e inseguire il sogno di una normalità.
Gli anni passano, i genitori invecchiano, Simone è ormai un adulto. Come sarà il futuro? Domande impegnative, ma obbligate.
Intanto Simone fa vita da atleta, mangia senza sale, sta attento al sovrappeso, corre una cinquantina di chilometri a settimana, ha interpretato la stracittadina delle sue parti, gara pianeggiante di 7 chilometri, a 4’50’’/km. Corre, sorride, saluta esibendo  il pettorale 26 come i suoi anni. Evviva Simone, evviva la corsa!

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Due mesi alla partenza della terza edizione de La Diagonale. Dopo l’edizione del 2017 dal Monviso a Venezia e quella del 2018 da Parigi a Roma, quest’anno il percorso prevede tutta l’Italia con partenza il 18 agosto alle 4 del mattino da Marsala (Trapani). Una corsa non-stop che toccherà tutta l’Italia con un prologo di alcuni giorni in Sardegna. Dunque proprio tutto il Paese, calpestato con una finalità benefica: recuperare fondi per la costruzione di protesi e dare la possibilità a tante persone di camminare e correre.

Protagonisti di questa impresa un gruppo di una decina di amici runners capitanati da Armando Cosentino, grafico milanese classe 1966, vera anima de La Diagonale. “Dopo due esperimenti andati veramente bene, due feste del mondo della corsa, quest’anno facciamo una scommessa più grande. - racconta - Raccoglieremo dei fondi per aiutare persone, senza l’arroganza di sentirci degli eroi: aiutare a correre chi non ha più le gambe”. Ma coloro che daranno consistenza a questo super-percorso sono le centinaia di podisti nostrani che si affiancheranno al team ufficiale per correre una frazione intera di 30km o una parte di essa, per questa causa sociale. Una dimensione sempre più forte nel mondo del running dove l’attenzione non è solo al cronometro, ma al creare comunità, alla condivisione, alla solidarietà, alla comunicazione più ampia in un popolo di cui fanno parte sempre più insospettabili.
E così il percorso passerà, dopo Sicilia e Calabria, da luoghi come Matera, Napoli, Assisi, Cesena, Pordenone, per ripiegare verso Torino passando dal lago di Garda e Milano e terminare a Genova dove il gruppo della Diagonale conta di arrivare sabato 31 agosto dopo 105 tappe (10 in Sardegna + 95 da Marsala a Genova), come detto, da 30 chilometri ciascuna. Percorso impegnativo con parecchia altimetria, per un totale di circa 3000 chilometri “sulle strade del Paese più bello del mondo”, come si legge sul sito  www.ladiagonalechallenge.com.
Sulle pagine online è possibile consultare il dettaglio del percorso e i tempi di percorrenza orientativi. Si può quindi decidere di unirsi alla causa della staffetta più lunga d’Italia prenotando chilometri da correre e facendo una donazione sul profilo Facebook. Una catena umana lunga 14 giorni, una staffetta alla quale tutti possono partecipare con tanto di “testimone”. Ci sarà infatti un testimone in legno d’ulivo che passerà da un podista all’altro, con due regole fondamentali: una volta che il testimone si mette in movimento non si fermerà più fino all’arrivo a Genova e, seconda regola, il testimone non può viaggiare su alcun mezzo di trasporto.

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La presenza su Podisti.net del padre Pasquale Castrilli, missionario Oblato di Maria Immacolata, e corridore anche di lunga lena (13 maratone, una ventina di mezze e tante gare più corte, quando lo permettono i tanti viaggi intercontinentali per missioni), data dal gennaio 2018. La sua rubrica “Correre con lo spirito” (italianizzazione di “Running & Spirit” che era tra le proposte iniziali, insieme a “Il cavallo di S. Francesco”) è diventata un appuntamento, seppure a liberi intervalli imposti dagli eventi.

In attesa che padre Pasquale ci mandi un’altra puntata, abusiamo del suo tag per dire del libretto Evangelii Gaudium. La staffetta dei sacerdoti runners sulle pendici dell’Etna (Roma, Editrice Missionari OMI, maggio 2019, 58 pagine, € 6.50): l’occasione scaturisce dalla vittoria dei  parrini, dei tre sacerdoti assemblati e ‘allenati’ da padre Pasquale, alla 12^ edizione della Supermaratona dell’Etna del 9 giugno 2018, col record del percorso (di cui voi lettori sapeste in anteprima). Record che rischia di resistere all’infinito, non solo per il suo valore assoluto ma soprattutto perché, lo scorso sabato 8 giugno, la Supermaratona si è svolta solo come gara individuale e non più a staffetta (153 partecipanti, dominati da Francesco Mangano in 4:19, con 19 minuti di vantaggio su Francesco Cesare; prima donna, l’ungherese Agnes Korodi in 5:22): la presenza dei religiosi era comunque assicurata da una copia del libretto nel pacco-gara dei concorrenti…

La prima parte del testo rievoca, con ricchezza di dettagli, le tre frazioni corse della scalata etnea: a prendere il via per primo (dopo la benedizione a tutti gli atleti, impartita con acqua marina dal terzo staffettista) è don Vincenzo Puccio (cui padre Pasquale, che era stato primo frazionista nell’edizione dell’anno precedente, cede il ruolo), seppur reduce da una pubalgia che l’ha tenuto fermo un anno: soffre, ma conclude i 14,5 km in 1.07, terzo a cinque minuti dalla prima squadra. Dà il cambio a don Gianni Buontempo, molisano, che supera tutti chiudendo i suoi 19 km in 1.35, primo! Ed ecco la novità della staffetta 2019, il prete trentino don Franco Torresani, che copre i quasi 10 km del suo tratto, con pendenze proibitive fin sotto la vetta dell’Etna, col nuovo record parziale di 59:01, ciò che produce un tempo complessivo di 3.41:54, 23 minuti davanti ai secondi!

La vittoria non è però tutto: il libretto prosegue raccontando della messa, celebrata dai tre e da altri confratelli, nella chiesa madre di Linguaglossa, prima delle premiazioni; e di un nuovo incontro, l’indomani, con un gruppo di corridori messinesi cui don Gianni illustra il concetto del “dare il meglio di sé”; come padre Pasquale ha fatto per i frequentatori di Podisti.net il 4 luglio 2018: http://podisti.net/index.php/commenti/item/1919-dare-il-meglio-di-se-lo-sport-e-la-fede.html

 

Molto interessanti poi, dal lato umano,  i ritratti dei tre protagonisti della staffetta: don Puccio, oggi parroco a Barcellona Pozzo di Gotto, ma atleta… fin dalla nascita, che però fu temporaneamente strappato allo sport dal rettore del suo seminario; solo nel 2010 tornò alle corse, con una Roma-Ostia terminata in 1.15. Il 2015 sarebbe stato l’anno dell’esordio in maratona, ma quella maledetta gara di Messina venne sospesa pochi istanti prima del via (c’ero anch’io, che da allora non ho più messo piede a Messina: don Vincenzo invece c’è tornato nel 2019 arrivando secondo alla maratona, e vincendo poi la vicina maratonina dei Nebrodi). Esordio però rinviato di poche settimane, a Treviso nel marzo 2015, dove chiuse in 2.29. Un po’ peggio invece a Milano quest’anno, dove alla partenza l’azzurro Stefano La Rosa gli chiese la benedizione, mentre don Puccio ebbe bisogno di molte preghiere alla Madonna per arrivare in fondo!

Ha sempre fatto sport, invece, don Franco Torresani, il trentino che veleggia verso i 60 anni, attualmente parroco ad Arco (dopo esserlo stato in val di Non), addirittura quattro volte nazionale azzurro di corsa in montagna (dove ha ottenuto 5 titoli mondiali e 4 europei). Corre anche quando visita a casa i suoi parrocchiani, che ovviamente tifano per lui nelle corse ufficiali (chi scrive lo incrociò al giro della Val di Fassa nel 2001): 31:16 nei diecimila, 1.19 nella maratonina (campione italiano M 40 nel 2002); 2.33 in maratona a Reggio, con un’occasione perduta a Firenze nel 1999 quando crollò nel finale; e sembra che questo sia stato il suo addio ai 42 km.

Don Gianni Buontempo invece viene dal mondo delle campestri e delle non competitive, e per scoprire le maratone aspettò l’epoca in cui si trovava a Washington come docente di seminario, nel 2007: lì gli venne chiesto di correre la Marine Corps Marathon, per raccogliere fondi a vantaggio dei seminaristi più poveri. L’entusiasmo degli americani lo contagiò, e don Gianni ha finito per correre cinque volte quella 42, con un miglior tempo di 2.32, a 40 anni. Degli americani gli piace lo spirito pienamente dilettantistico, a volte folcloristico con punte di sconsideratezza (come la ricerca delle corse estreme, le 100 miglia, le 50 maratone nei 50 stati…), certo meno competitivo ed esasperato degli italiani, dove ha l’impressione che chi non è “performante” sia tenuto ai margini della considerazione sportiva. Per don Gianni la corsa deve essere una “dipendenza lieve”, non fine a se stessa, ma capace di insegnarti il sacrificio, le levatacce, la dieta, insomma quello che una volta si chiamava la vita monastica.

Tutto questo, possiamo ben dirlo, è “correre con lo Spirito”, ma senza dimenticare le esigenze materiali di chi ha meno di noi: così la neonata Athletica Vaticana raccoglie scarpe da corsa da inviare in Africa; e il nostro padre Pasquale cerca fondi per le missioni, anche attraverso il suo sito www.pasquale castrilli.it.

In gara, ogni passo ci porta verso il traguardo; nella vita, ogni obolo, anche modesto, può servire a portare qualche altro verso i suoi legittimi traguardi.

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I quattro atleti della rappresentativa vaticana alla diciottesima edizione dei Giochi dei Piccoli Stati d'Europa svoltisi in Montenegro dal 27 maggio al 1° giugno non hanno gareggiato. La rappresentativa podistica ufficiale della Santa Sede, prima associazione sportiva costituita in Vaticano, era stata invitata dal Comitato Olimpico europeo e dal Comitato Olimpico della Repubblica del Montenegro. Una “prima volta”, un fatto storico, che non ha però permesso ai rappresentanti di Athletica Vaticana di prendere parte alle gare di mezzofondo su pista.
La delegazione vaticana che, visti i risultati cronometrici delle gare, poteva anche raggiungere qualche podio, è stata presente dunque in Montenegro solo come ‘osservatore’, in vista di future partecipazioni internazionali. I motivi della mancata partecipazione alle gare sono da ascrivere al fatto che la Santa Sede non ha ancora un suo Comitato Olimpico. Eppure, gli atleti erano stati invitati, e ambivano ad una partecipazione anche fuori classifica che avrebbe gratificato la loro trasferta.
“Eravamo qui per condividere la passione per lo sport, come Chiesa ‘in uscita’; eppure, il sogno di partecipare alle Olimpiadi è oggi un po’ più vicino”, ha affermato in conclusione il presidente di Athletica Vaticana, mons. Sanchez de Toca.
Nessun esordio agonistico, dunque, ma un approccio di conoscenza e co-interesse. Sono stati, infatti, molti gli atleti provenienti dai Piccoli Stati che si sono interessati a questa delegazione ‘speciale’ che faceva la sua uscita per la prima volta in una manifestazione di questo livello. Gli organizzatori, i Comitati Olimpici dei nove Stati europei con meno di un milione di abitanti, hanno accolto la delegazione vaticana nel villaggio degli atleti nella città di Budva, antica colonia veneziana, e vogliono che il Vaticano faccia parte in futuro della “famiglia dei Piccoli Stati”. I prossimi anni saranno necessari per perfezionare le affiliazioni alla IAAF e alla EAF, le Federazioni Internazionali ed Europea di Atletica leggera.
La delegazione comprendeva anche Vittorio di Saverio, commissario tecnico della Nazionale Italiana di atletica di mezzofondo e della squadra vaticana.  I Giochi dei Piccoli Stati d’Europa si disputano ogni due anni e sono nati nel 1985, con la prima edizione a San Marino. Le prossime edizioni sono state assegnate ad Andorra (2021) e Malta (2023).  La strada è aperta, il futuro da scrivere.

 

NdR: Assurdamente curioso che una rappresentativa sia invitata da due Comitati olimpici (Europa e Montenegro), che poi scoprono come la cosa non si potesse fare. Se non hai il timbro non esisti. Viene in mente la vicenda del podista italiano Carlo Airoldi, che dopo aver raggiunto Atene a piedi con un viaggio di 28 giorni, fu escluso dalla maratona olimpica del 1896 (che avrebbe probabilmente vinto) perché accusato di professionismo (aveva ricevuto 2000 pesetas per la vittoria alla Milano-Barcellona di 1050 km, dove era giunto portando al traguardo in spalla il secondo classificato, esausto). 120 anni dopo, il buon senso avrebbe perlomeno suggerito di far partecipare (fuori classifica? e sia pure!) gli atleti giunti fin là. Niente. “Perdona loro perché non sanno quello che fanno” [F.M.]

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27 maggio -Tra gli atleti che sfileranno alla cerimonia di apertura della XVIII edizione di Giochi dei Piccoli Stati d’Europa ci sarà anche la delegazione di Athletica Vaticana, la società sportiva della Santa Sede che ha iniziato la sua attività a gennaio di quest’anno. I Giochi dei Piccoli Stati si svolgono dal 27 maggio al 1 giugno in Montenegro. Si tengono ad anni alterni e vi partecipano gli stati europei con meno di 1 milione di abitanti: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Montenegro, San Marino e Monaco. La prima associazione sportiva costituita in Vaticano, rappresentativa ufficiale della Santa Sede, è stata invitata dal Comitato olimpico europeo e dal Comitato olimpico della Repubblica del Montenegro.
Sono quattro gli atleti che la rappresentativa della Santa Sede presenta nelle gare di mezzofondo. Camille Chenaux, settima ai recenti campionati italiani dei 10mila su pista, Sara Carnicelli, sul podio in numerose gare romane, Vincenzo Puccio, il forte sacerdote siciliano che con 2.35’58’’ detiene il miglior tempo SM45 dell’anno sulla maratona in Italia, Thierry Roch, guardia svizzera. La delegazione è completata da mons. Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della cultura, e presidente di Athletica Vaticana, e Vittorio Di Saverio, coach del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, gemellato con Athletica Vaticana.
Si tratta di un “primo, simbolico passo verso una piena partecipazione degli atleti vaticani alle competizioni internazionali dove porteranno un messaggio concreto di amicizia, fraternità e lealtà per rilanciare i valori più autentici dello sport”, ha affermato mons. De Toca. Una partecipazione che apre dunque ad Athletica Vaticana la possibilità di prendere parte, nei prossimi anni, a manifestazioni internazionali come i Giochi del Mediterraneo del 2021 in Algeria, poi le Olimpiadi di Parigi 2024 e Los Angeles 2028.

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Che ne dite se vi scrivo che ci aspetta San Francesco per una maratona nei luoghi dove ha vissuto in Umbria? La terra della maratona di Terni, della Invernalissima di Bastia Umbra e di tante altre belle manifestazioni podistiche si prepara alla prima edizione (della seconda serie) di una maratona che è già storica per il suo nome, Maratona di S. Francesco.
L’intelligenza di un prete e di un vescovo, la disponibilità del comune di Assisi e di alcuni enti sportivi e no, ha iniziato a lavorare per realizzare un sogno: correre i 42,195 metri della maratona sulle strade dove ha vissuto (camminato, e forse anche corso) il santo più conosciuto della storia, quello che anche papa Bergoglio ha voluto come protettore del suo pontificato. Per confezionare la maratona ad Assisi sui luoghi di san Francesco sono già al lavoro la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, il comitato organizzatore Francesco va e la società sportiva dilettantistica non profit Life Running Assisi.
In esclusiva podisti.net presenta per prima questo evento che, secondo le prime indicazioni degli organizzatori (che attendono il benestare della Fidal), si terrà nella primavera del 2021.
Nell’intenzione dei promotori la maratona di Assisi 2021 vuole “unire la ricchezza già presente nel territorio per creare una rete di reciproca di conoscenza e collaborazione. La maratona è orientata ad introdurre i partecipanti alla ricchezza del patrimonio e del messaggio che detiene Assisi e l’Umbria”. Una doverosa attenzione è riservata alla sostenibilità ambientale prestando attenzione “ai materiali utilizzati, alla riutilizzabilità delle strutture, all’impiego di prodotti ecologici e a km 0, all’eco-mobility, allo studio della riduzione degli sprechi, alla raccolta differenziata e alla sensibilizzazione alla cura del creato”.
Desiderio degli organizzatori è diffondere il messaggio dell’enciclica Laudato Sì scritta da papa Francesco nel 2015 proprio sui temi del rispetto del Creato inteso come “casa comune”.
Il percorso dei 42 chilometri partirà da Assisi e dopo aver toccato città e località limitrofe (San Vitale, Capodacqua, Spello, Limiti Rivotorto, Spello, Cannara, Tordandrea) si concluderà a Santa Maria degli Angeli. Un tragitto davvero suggestivo che lambirà luoghi significativi della vita del santo d’Assisi: la Basilica di San Francesco d’Assisi, patrimonio dell’umanità, che dal 1230 custodisce le spoglie mortali del santo, il Santuario della spogliazione, il luogo famoso dove Francesco “si tolse le ricche vesti davanti al padre Pietro di Bernardone per indossare il saio dei poveri”, la Basilica di Santa Chiara costruita tra il 1257 e il 1265 che custodisce la tomba della santa, San Damiano in cui il Crocifisso parlò a San Francesco dicendogli “Va e ripara la mia casa”, il santuario Santa Maria di Rivotorto costruito nel luogo dove Francesco dimorò, la città di Spello che ha sempre nutrito verso san Francesco grande affetto, Pian d’Arca, dove avvenne tra il 1212 e il 1213 la straordinaria predica agli uccelli, Cannara dove san Francesco avrebbe fondato il Terz’ordine, La Porziuncola in Santa Maria degli Angeli, località legata all’apostolato di san Francesco e dove il santo morì.
Il giorno della gara sono previste una 42km, una mezza maratona e il percorso “Vieni con me” di circa 7 chilometri tra Assisi e Santa Maria degli Angeli: una camminata/corsa dedicata alle famiglie, ai bambini, a chi sta iniziando a correre e alle persone con disabilità. L’Expo maratona, nei giorni precedenti allo svolgimento della corsa, si terrà al Pala Eventi di Santa Maria, dal quale è possibile godere di una vista panoramica dal basso della Basilica di San Francesco e di tutta Assisi. Accoglienza garantita non solo per i runners ma anche per familiari e accompagnatori “in modo da rendere anche loro partecipi di un’esperienza speciale”.
Poco meno di due anni alla Maratona di San Francesco, dunque. Tempo di attesa e lavoro. Auguriamo grinta e forza ai promotori e a chi sta già lavorando a questo progetto.

 

NdR. Bentornata la maratona ad Assisi! Chi scrive fu presente a entrambe le maratone corse nell’ultimo giorno degli anni 1999 e 2000. Allora il percorso era, in un certo senso, inverso a quello previsto per il 2021: si partì da S. Maria degli Angeli, in direzione sud-ovest, raggiungendo poi Costano, Bastia, e da lì con una svolta a 90° si tornò a nord di S. Maria (avendo Assisi a sinistra) per raggiungere e salire a Spello, poco oltre la metà gara. Da lì, ultima inversione a U, e di nuovo in direzione da est a ovest fino a Rivotorto; poco dopo cominciarono i 4 km conclusivi, in discreta salita, fino al traguardo in pieno centro nella piazza del Comune. Furono in 900 a chiudere la gara: tra le donne vinse Sonia Maccioni in 2.38:47, con 12 minuti di vantaggio su Barbara Cimarrusti. Tra gli uomini vinse il 35enne Davide Milesi (2.22:29), quasi allo sprint su Diomede Cishahayo e un allora giovanissimo Giorgio Calcaterra (2.24:05), ventisettenne classificato tra gli “Amatori”, al pari del suo coetaneo Antonello Petrei (2.40:33). Chiuse il lotto degli arrivi Mario Ferracuti, leggendario già allora nonostante avesse “solo” 73 anni; ma scorrendo la classifica si trovano tanti nomi ormai passati alla storia: Alfio Balloni (che di lì a poco sarebbe scomparso in uno sciagurato incidente stradale), Antonino Morisi, Marziano Guidazzi, Giuseppe Togni  (classe 1926 come Ferracuti, e capace di 4.34), il “vescovo” Alberto Fusari. Molti dei “supermaratoneti”, appena dopo la doccia, o forse senza nemmeno farla, fuggirono a Roma dove l’indomani mattina, con la benedizione di papa Giovanni Paolo II, sarebbe partita la maratona straordinaria del Millennio (e al “Millennium for Peace” era pure intitolata la maratona assisiate).
Ad Assisi ci si ritrovò per San Silvestro del 2000, in 770, sullo stesso percorso: vinse Graziano Calvaresi in 2.22:20, poco più di un minuto davanti a David Kirui Kiptoo. Petrei si migliorò molto giungendo sesto in 2.26 e battendo proprio Calcaterra di quasi due minuti. Tra le donne, primeggiò in 2.48:42 Sara Ferrari, allora ventitreenne e che l’anno dopo avrebbe partecipato ai mondiali di maratona di Edmonton (ma molto chiacchierata in quanto figlia del medico-stregone Michele), mezzo minuto davanti a Galina Zhulyeva. Tra le classificate nei primi posti troviamo in decima posizione l’ultramaratoneta Monica Casiraghi; ma anche in quell’occasione la storia fu fatta dagli atleti ‘qualunque’: Renata Cecchetto che in quegli anni risultò la podista italiana con più maratone all’arrivo (ma dietro la incalzava la futura primatista, Angela Gargano, preceduta dal marito Michele Rizzitelli); Piera Zaldini (alias signora Minerva: e anche Tommaso corse chiudendo in 3.52, un minuto meglio di me!); Ulderico Lambertucci, altro primatista col maggior numero di maratone annue (allora si viaggiava sulle 30/35, non i numeri centenari di adesso!), e che poi si sarebbe specializzato in pellegrinaggi verso santuari mariani d’Europa; Luciano Bigi, futuro presidente del Club Supermarathon; Simone Lamacchi, che proprio in quel 2000 aveva varato la sua maratona del Custoza, ancora Alfio Balloni e Antonino Morisi, Togni e Fusari; e ancora William Govi, curiosamente tesserato per la Podistica Pratese, e dietro lui Paolo Manelli neo-organizzatore della maratona di Reggio, infine Angelo Squadrone (classe 1929) pluriprimatista mondiale di categoria.
Sarebbe bello, con chi c’è ancora, fare una rimpatriata, ventun anni e due papi dopo. [F.M.]

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11-12 maggio - La trasferta di Athletica Vaticana in terra tedesca è stata intensa e ricca di significati. Wittenberg, in Sassonia, ha accolto una delegazione di atleti capitanati da mons. Melchor Sánchez de Toca, del dicastero vaticano della cultura, sotto la cui egida si muove la società sportiva.
Partiamo dall'aspetto tecnico. Due gare, due vittorie in solitaria di padre Vincenzo Puccio, il sacerdote 'volante', parroco a Santa Venera, Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Sabato 11 Vincenzo ha chiuso i 10 km (sotto una pioggia sottile e regolare) in 33'13". Anello di 2km da ripetere 5 volte con una buona porzione di chilometri su sanpietrini. 500 i partecipanti alla nona edizione della Wittenberger Nachtlauf, in programma anche una staffetta e una gara più breve. A fine gara sul podio sale anche don Gianni Buontempo secondo con 35'15". Dopo Sebastian Schapelt, terzo in 35'38'', altri due rappresentanti di Athletica Vaticana: Massimiliano Morbidelli e Thierry Roch.
Il giorno successivo, domenica 12 maggio, era in programma la prima edizione della Halbmarathon sul percorso ciclabile del fiume Elba. Partenza da Wörlitz, tragitto piacevole e leggermente ventilato con un po’ di saliscendi e cambi di direzione soprattutto negli ultimi 4 km. Questa volta tripletta di Athletica Vaticana. Dopo Vincenzo Puccio, primo in 1.12'32'', Thierry Roch alabardiere della Guardia svizzera in 1.19'07", e Emiliano Morbidelli, tecnico all'Ospedale Bambino Gesù, in 1'19'38". Nella serata di domenica arrivano a sorpresa i saluti e i complimenti per don Puccio nientemeno che da Stefano Baldini!
La delegazione sportiva della Santa Sede ha risposto ad un invito della locale squadra di atletica Mz Laufgruppe che lo scorso anno era stata accolta a Roma nel mese di marzo in occasione della mezza maratona Roma-Ostia. I tre giorni in terra tedesca si sono rivelati dunque occasione di dialogo e amicizia tra cattolici e protestanti, a Wittenberg, la città dove Lutero contribuì a dare avvio alla Riforma protestante nel 1517. Fraterna l'accoglienza e il dialogo con la comunità protestante e il suo responsabile, il pastore Johannes Block. Assieme alle autorità locali ha scritto una lettera a papa Francesco per invitarlo nella città di Lutero, lettera che è stata consegnata agli atleti con la richiesta che fosse recapitata direttamente al Santo Padre.
Tra i luoghi visitati nei giorni in Germania il centro per anziani e disabili Augustinuswerk diretto congiuntamente da cattolici e protestanti. La tre giorni tedesca ha anche contribuito a rafforzare la conoscenza e la condivisione tra i componenti della società sportiva pontificia che conta in totale una settantina di atleti di 14 nazionalità.

La piattaforma VaticanNews ha pubblicato articoli, immagini e filmati sul primo viaggio internazionale di Athletica Vaticana:

www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-05/athletica-vaticana-citta-lutero-abbracci-ecumenici-vittorie.html.

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Trasferta tedesca per la neonata Athletica Vaticana, prima società sportiva ufficiale della Santa Sede. In questo fine settimana una delegazione di atleti e accompagnatori si recherà in Germania e precisamente a Wittenberg, un’ora a sud di Berlino. E’ un viaggio dai molti significati.

“Luthersdadt” Wittenberg è la città dove Lutero iniziò la Riforma protestante con quel famoso gesto del 31 ottobre 1517, quando affisse le 95 tesi alle porte della Schlosskirche, contro la vendita delle indulgenze.

Un bel gruppo di podisti della cittadina sono stati a Roma a marzo dello scorso anno, dove hanno gareggiato nella Roma-Ostia e hanno incontrato i colleghi di Athletica Vaticana. L’accoglienza viene ora ricambiata nel loro centro di circa 50mila abitanti, dove ogni anno in quest’epoca si svolge un Festival dello sport.

L’attività sportiva, dunque, come occasione di dialogo interreligioso. Lo aveva sottolineato lo scorso anno a Roma mons. Melchior Sanchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura e presidente di Athletica Vaticana: “Lo sport ha dimostrato il suo potenziale per costruire ponti per unirci dove siamo separati. E’ una sorta di linguaggio comune che unisce le persone. In questo caso, egli può offrire opportunità di incontrare persone con la stessa passione". La squadra sportiva del Vaticano diventa così ambasciatrice di dialogo.

Il programma della permanenza in Sassonia prevede la partecipazione ad una 10 km che si svolgerà nella serata di sabato 11 maggio, e una mezzamaratona non competitiva nella mattinata di domenica 12 maggio lungo la pista ciclabile dell’Elba. Gli atleti della società della Santa Sede saranno presentati ufficialmente sul palco prima della partenza della gara più breve.

Nel programma, una cena con il sindaco di Wittenberg ed il primo ministro della Sassonia-Anhalt, la visita ad un centro disabili, la partecipazione ad un concerto live, una messa con il nunzio apostolico a Berlino.

 

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Tra i primi trenta arrivati alla XIX edizione della maratona di Milano c’è anche don Vincenzo Puccio, sacerdote di Athletica Vaticana, parroco a Santa Venera, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
Un risultato straordinario per questo atleta quarantacinquenne, frutto di sacrifici, passione, capacità di rialzarsi. Un anno fa don Vincenzo era fermo a causa di una pubalgia bilaterale acuta. La pazienza, la tenacia, l’amore per la corsa lo hanno rimesso in piedi. La prima vittoria al ritorno alle competizioni l’8 giugno 2018, con la staffetta Evangelii Gaudium (La Gioia del Vangelo), alla Supermaratona dell’Etna vinta insieme con don Franco Torresani e don Gianni Buontempo stabilendo il record della manifestazione (ne avevamo parlato su queste pagine, l’11 giugno 2018). La seconda parte del 2018 e la prima del 2019 sono state costellate di successi in numerose gare siciliane (si vedano altri resoconti, quest’anno il 13 gennaio e il 10 febbraio), fino ad arrivare al personale in mezzamaratona ottenuto alla Roma-Ostia lo scorso 10 marzo con il tempo di 1.12’25’’ (in realtà Vincenzo ha un personal best sulla distanza ancora migliore, ma non cronometrato ufficialmente).

Ma torniamo a Milano. Gesto consueto ormai, il bacio del suolo all’arrivo, segno di rispetto e di umiltà, come ha più volte affermato (la foto parla da sola). Ventiquattresimo assoluto al traguardo con il tempo di 2.35’58’’, decimo degli italiani, quarto di categoria (primo italiano di categoria). Una prestazione tecnica importante che lo catapulta in alto nelle graduatorie dell’anno in maratona: nessuno in Italia ha corso più veloce di lui nella categoria SM45 in questo anno 2019. Il suo allenatore Tommaso Ticali dice tutta la sua soddisfazione per questo eterno ragazzo che conosce e allena da decenni.

Un risultato che porta sul campo i valori dell’atletica, l’allenamento serio e regolare, la fede come spazio di solidarietà e l’inclusione. I valori che persegue la sua società, Athletica Vaticana, il sodalizio della Santa Sede costituitosi ufficialmente a inizio anno.
Prossimi appuntamenti per Vincenzo nel mese di maggio: con la sua società parteciperà a due prestigiosi appuntamenti esteri in Germania e Montenegro.

 

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Si rinnova anche quest’anno alla maratona di Roma l’appuntamento con la “Messa del maratoneta”. Alla vigilia della XXV edizione della maratona internazionale, sabato 6 aprile, sarà offerta ad atleti e accompagnatori una celebrazione nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti), a Piazza del Popolo (Metro A, fermata Flaminio) alle ore 18.
A curare la celebrazione gli atleti di Athletica Vaticana, il sodalizio della Santa Sede che ha iniziato ufficialmente la sua attività a inizio 2019. Concelebreranno diversi sacerdoti, e leggeranno le letture atleti di varie società capitoline. Una lettura è affidata alla mezzofondista Margherita Magnani (Fiamme Gialle), campionessa italiana indoor sui 3000 metri nel 2018 e nel 2019.
Un momento di riflessione, preghiera e amicizia, dunque, alla vigilia del grande evento. Al termine della messa è prevista la benedizione degli sportivi e la recita della “Preghiera del maratoneta”:

Grazie, Signore, 
perché mi fai correre 
e non mi lasci solo al km 35 
della grande maratona della mia vita.

 

Grazie, Signore, per la bellezza della corsa da solo 
nei boschi e tra la gente, con il freddo e il caldo, 
la pioggia e il vento.

 

Grazie, Signore, 
perché mi sei accanto nei momenti di stanchezza 
quando il sudore annebbia lo sguardo, 
la fatica mi fa piegare le gambe 
e mi vorrei fermare.

Ma vado avanti con te.

 

Questo mio correre, fatto con umiltà e passione 
è una preghiera di lode a te 
che ripeto anche negli ultimi, interminabili, 
195 metri della maratona della mia vita.

E ti ringrazio, Signore, 
per gli amici con cui condivido la gioia 
di correre spalla a spalla.

 

Signore, facendomi il segno della croce, 
inizio a correre sicuro che il tuo sorriso 
accompagnerà le mie falcate.

 

La messa del 6 aprile cade nella Giornata mondiale dello sport indetta dalle Nazioni Unite.

Notizie di celebrazioni eucaristiche alla vigilia delle maratone giungono anche da altre manifestazioni. Tra queste: Firenze, Valencia, Berlino, Ratisbona (Regensburg) e New York.

 

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Sabato, 23 Marzo 2019 18:40

La Roma-Ostia può migliorare?

Ore di trepidazione quelle che hanno preceduto la 45ma Roma-Ostia, la mezzamaratona più partecipata d’Italia, domenica 10 marzo, per Paolo e Sara. I preparativi e l’emozione sono quelli comuni a tanti podisti che da ogni parte d’Italia arrivano puntuali ogni anno all’appuntamento che li porta dal PalaEur di Roma al ventoso lungomare di Ostia. Paolo e Sara sono due runner speciali. Sara corre la sua Roma-Ostia su una carrozzina. Guanti e cappello di lana, casco in caso di necessità. Trecce e sorriso stampato sul volto, occhi luminosi per questa bimba (si offenderà sicuramente) di dieci anni che è l’icona della voglia di vivere e della felicità. Paolo è il papà, reduce da un infortunio, che insieme ad altri amici di varie società l’ha sospinta verso l’arrivo. Gara conclusa in due ore abbondanti con gioia, soddisfazione e inevitabile ribalta mediatica.

Due considerazioni. Le condizioni dell’asfalto del percorso gara, via Cristoforo Colombo, sono precarie in troppi punti: crepe, buche, radici rendono difficile il procedere di chi ha gambe e calza scarpe ammortizzate. Possiamo immaginare cosa significhi spingere una carrozzina. Ne scrivevamo anche lo scorso anno suscitando alcuni risentimenti, lo ribadiamo quest’anno. Tutto bene: organizzazione, collocazione dei ristori (il contenuto a dire il vero era un po’ scarsino), expo pre-gara, ma non il fondo stradale che ci sembra ‘da migliorare’ perché risulta abbastanza fondamentale in una gara podistica. Non dipende dagli organizzatori? Si dialoghi con chi di dovere e si provveda. Credo ne trarrebbe beneficio la gara (secondo me anche il record della gara potrebbe progredire), ma anche gli automobilisti che ogni giorno percorrono l’arteria, i ciclisti e, perché no, anche i pedoni.

Secondo. Nelle maratone e nelle mezzemaratone di tutto il mondo si vedono atleti che spingono amici disabili. Palloncini colorati, musiche, fischietti, raccolte fondi… Una festa in movimento. Sara alla Roma-Ostia suggerisce che forse si potrebbero accompagnare altre persone a queste gare. Un fastidio in più per chi organizza? Le gare non sono fatte per questo? Non siamo d’accordo, perché vediamo lo sport come occasione di inclusione e come luogo di civiltà che cerca e valorizza quanto c’è di più nobile nell’esperienza umana. Si può partire in ultima griglia senza intralciare il passo ad alcuno. La corsa a piedi non sono solo i top runner che partono in prima griglia, il popolo della corsa ha anche altro nel cuore e nelle gambe.

Arriverà qualche commento a queste righe (magari dai piani alti). Ci ascoltiamo e dialoghiamo, ma una cosa non la tolleriamo e lo diciamo in conclusione. Affermazioni tipo: “Chi sei tu che ti permetti questi argomenti? Belle parole, ma vieni tu ad organizzarla la gara…”. La risposta alla prima domanda è: “un semplice cittadino, un podista (con un po’ di esperienza) che ha occhi, ragiona, scrive ed esercita il suo diritto di critica esprimendo con educazione il suo pensiero”. E alla seconda affermazione la risposta è: “se c’è bisogno di una mano per i nostri amici ‘podisti special’, sono a disposizione e con me forse anche tanti altri”.
La Roma-Ostia è una bella gara. Ma può migliorare. Lunga vita!

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“Oggi corre da solo. Lo aspetto qui al traguardo”. Mi dice così Giusy con il suo sorriso sincero, mentre facciamo una foto alla partenza di una recente mezzamaratona siciliana. Giusy La Loggia conosce bene Vito Massimo Catania. Un’amicizia nata qualche anno fa e consolidatasi nel tempo. Lui, 39 anni, atleta molto conosciuto nell’isola, lei su una sedia mobile accompagnata dalla sua atassia.

Nel 2017 Vito Massimo decide di ‘prestare’ le sue gambe e i polmoni a Giusy e da allora la porta in giro nelle gare domenicali in tutta la Sicilia guadagnandosi stima e ammirazione di tutto il mondo del podismo siciliano. Quasi 600 km corsi insieme tra maratone e mezzemaratone, da quella prima 21km corsa a Capo d’Orlando (Messina). A dire il vero Vito Massimo questo affetto se lo è guadagnato sul campo già prima di conoscere e accompagnare Giusy con i tanti anni di gare, successi e correttezza. Ma ora l’ammirazione è diversa, più profonda. Nelle gare dove sono presenti al via Giusy e Vito Massimo si ha la sensazione di una profonda umanità e di una solidarietà che rende il mondo migliore.

Lo scorso dicembre la notizia (che abbiamo dato a suo tempo):

http://www.podisti.net/index.php/commenti/item/3112-un-podista-spingitore-siciliano-tra-i-cavalieri-al-merito-della-repubblica.html

Vito Massimo insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana perché la sua decisione “permette anche ai disabili di vivere l’esperienza della corsa. Contribuisce a sensibilizzare gli sportivi e il pubblico sulla vita dei disabili, vittime delle barriere architettoniche e sociali”, così recita l’attestato ufficiale. Sorpresa ed emozione, i servizi dei giornali locali,  le televisioni nazionali... Vito Massimo è alla ribalta per la nobiltà dei suoi sentimenti. Un uomo semplice che vive e Regalbuto in provincia di Enna e lavora come portinaio a Palermo, che ogni mattina (molto presto) fa i suoi chilometri di allenamento perché questo sogno continui.
Lo scorso 23 febbraio il comune di Regalbuto ha voluto conferire al suo concittadino l’attestato di Civica Benemerenza. Martedì 5 marzo Vito Massimo sarà a Roma, al Quirinale, per ricevere direttamente dal Capo dello Stato, siciliano come lui, l’attestato di Cavaliere della Repubblica. Il giorno successivo vivrà un altro momento carico di emozione e valore: l’incontro con papa Francesco. Gli amici di Athletica Vaticana hanno pensato ad un incontro con l’atleta siciliano che si terrà al Pontificio Consiglio della Cultura, in via della Conciliazione, per salutarlo, complimentarsi e conoscere la sua storia sportiva e umana. Onore al Cavaliere Vito Massimo Catania, testimone di Impegno civile, dedizione al bene comune e vita cristiana. Sul suo profilo FB ha postato una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Un buon carattere rende una persona speciale, il carisma la rende solare. Ma è l’umiltà che la rende davvero unica”.

 

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Deve essere stato molto sorpreso Mario Lanzi quando la “sua” Elsa gli annunciò il desiderio di consacrarsi al Signore e di prendere i voti. Pare abbia anche provato a distoglierla da quella decisione. Siamo nel 1966, Elsa ha 25 anni. Lanzi era arrivato a Schio dopo aver sposato una ragazza originaria del comune veneto. Alle Olimpiadi del 1936 a Berlino si era classificato secondo negli 800 mt piani, a pochi decimi da un atleta tedesco. Aveva corso in 1’53’’, ma il suo personal best lo ottenne su quella distanza nel luglio 1939 con 1’49’’ (stesso anno in cui con 46”7 ottenne anche il record europeo dei 400, a pari merito col leggendario tedesco Rudolf Harbig poi morto in guerra). La sua fama era stata a lungo legata a quella partecipazione olimpica del 1936 dove era riuscito quasi nell’impresa di soffiare una medaglia d’oro ai tedeschi. Rientrato a Schio aveva fatto presente ai responsabili del fascismo la possibilità che nascesse un centro per atletica. Il progetto fu approvato, il campo di atletica fu costruito dal Lanificio Rossi (il famoso Lanerossi) e fu inaugurato da Benito Mussolini nel 1938. Nel 1967 il Centro per l’atletica passò al CONI che ne affidò la direzione proprio a Mario Lanzi. La nascita di quella struttura spiega la tradizione di questa città che è sempre stata un ambiente vivace per l’atletica italiana. Lo stadio di atletica e le strade pianeggianti e collinari della zona furono il campo di allenamento di Elsa che correva quasi sempre dopo le ore di lavoro in fabbrica.

Elsa aveva ottenuto due record incredibili per l’epoca: l’ora di corsa (15,953 km) il 29 dicembre 1965, e i 30km corsi in 2.03’04’’ l’11 febbraio 1966, giorno anniversario della prima apparizione a Lourdes! Lanzi aveva visto le sue qualità e le aveva allenate alla perfezione rendendola veloce e resistente. Stiamo parlando di un’epoca nella quale alle donne non era permesso correre le lunghe distanze. Già questo dice il carattere e la determinazione di Elsa. Figurarsi se qualcuno poteva impedirle di seguire quella vocazione che, come scrive, aveva scoperto proprio sui campi di atletica.

Ed è così che a fine anni ’60 entra dalle suore di San Paolo di Chartres, congregazione missionaria di origine francese, molto diffusa in Asia. Elsa ebbe contatti anche con le suore Canossiane presenti a Schio dal 1864 e da sempre impegnate in ambito educativo con scuole per l’infanzia ed educandati. Da bambina ebbe modo di conoscere Giuseppina Bakhita, la futura santa di origine sudanese, la suora di “cioccolato” molto conosciuta a Schio dove visse 50 anni fino alla morte nel 1947. Nel corso della vita più volte ha fatto riferimenti alla santa africana.

La data ufficiale dell’ingresso nella congregazione religiosa di san Paolo di Chartres è il 10 ottobre 1970. Si trasferisce in Francia per il noviziato ed i primi anni di vita religiosa, fino al 1974. Elsa successivamente ha vissuto quasi sempre a Roma. Nel 1974 inizia gli studi di teologia all’Istituto Regina Mundi, dal 1979 è a Tor Pignattara dove insegna alla scuola materna, dando la sua collaborazione anche alla catechesi nella parrocchia S. Maria Mediatrice. In quel periodo torna la sua carica sportiva, perché, ci dicono, organizza partite di calcio per i ragazzi del quartiere. Nel 1986 la troviamo insegnante in un Liceo di Ferrara e, dopo una breve parentesi in Svizzera, nel 1992 nuovamente nella capitale dove insegna all’Istituto Maria Immacolata in via Tor dei Schiavi.  Per nove anni, dal 2000 al 2008, fu superiora della comunità delle Suore di Chartres a Tor Pignattara nonché direttrice di un Collegio universitario femminile. Tanti dei suoi giovani, della cui formazione si era occupata personalmente, erano presenti ai funerali svoltisi a Roma il 9 febbraio. E’ sepolta al Cimitero del Verano a Roma.

A Schio il ricordo di suor Elsa è stato fatto il 15 febbraio con una celebrazione all’Istituto salesiano, dove lo sport è stato sempre di casa. Tante le persone presenti, Elsa era molto conosciuta nella città veneta soprattutto per i suo passato da atleta. Dicono di lei che era una persona socievole che amava stare con tutti. L’hanno sempre caratterizzata un carattere vivace e un temperamento deciso. Anche davanti alle condizioni di salute precarie della mamma non aveva mai vacillato nella sua scelta di consacrazione.

La ricorda anche Orlando Pizzolato, che al Centro CONI di Schio ha mosso i primi passi nel 1972, allora quattordicenne. “Non l’ho conosciuta di persona”, scrive nel suo blog, ma aver letto di questa suora riaccende in Orlando i ricordi del passato: la pista di terra rossa, l’incontro con campioni come Antonio Ambu e Luigi Conti. Con un pensiero a suor Elsa, Pizzolato e quanti si allenano oggi a Schio avranno una compagnia in più, la protezione dall’alto di un’atleta davvero speciale.

 

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10 febbraio - Splendida vittoria stamattina di Vincenzo Puccio alla Maratonina dei Nebrodi: il sacerdote e podista siciliano, parroco a Santa Venera (Barcellona Pozzo di Gotto) ha corso una gara regolare restando in scia nel primo dei tre giri di sette chilometri e dettando il ritmo nella seconda e terza tornata. Tre gli strappi in leggera salita che i podisti hanno affrontato nei 21 chilometri della gara.
Buona la presenza di pubblico e soprattutto l’organizzazione dell’Atletica Nebrodi per questa che era la prima Mezza maratona del circuito siciliano denominato “18° Gran Prix di Mezze maratone”.
Una mattinata di sole e assenza di vento hanno accolto i partecipanti che hanno disputato una gara molto regolare. Benedizione a inizio gara e saluto da parte di Athletica Vaticana a tutti i partecipanti e alle autorità. Il percorso è stato disegnato sul lungomare della bella cittadina siciliana e nella parte interna con passaggio sulla statale 113 che corre lungo la costa settentrionale dell’isola. Partenza e arrivo in piazza Crispi al cospetto del Castello Gallego, definito “uno dei più significativi ed eleganti monumenti della Sicilia” con annessa chiesa una volta cappella dei principi Gallego.
Padre Vincenzo è al secondo podio quest’anno dopo la piazza d’onore alla maratona di Messina dello scorso gennaio. Al termine della gara, che ha visto all’arrivo 767 atleti, il vincitore ha tra l’altro affermato, rifacendosi al brano evangelico di questa domenica: “Una gara faticosa come la pesca di Pietro, che non ha pescato nulla, però sulla Sua Parola gettiamo le reti. Le gettiamo con la nostra testimonianza e i nostri sacrifici”.
Prossimo impegno per padre Puccio alla Roma-Ostia il prossimo 10 marzo.

Completiamo il resoconto con quanto pervenutoci lunedì 11 dal Comitato Organizzatore (Michele Amato):

Al femminile assolo della peruviana Nadine De La Cruz (GS Il Fiorino) in 1h23’19, che ha inflitto quasi tre minuti di distacco alla partinicese dell’Universitas Palermo, Maria Grazia Bilello. Terza più staccata di poco sopra i 90 minuti Rosaria Patti (Trinacria Palermo). Ottima la prova di Angela La Monica (Marathon Caltanissetta) quarta, mentre Carla Grimaudo (Atletica Lipa Alcamo) ha chiuso al quinto posto. La manifestazione, organizzata con la solita maestria e meticolosità dall’Atletica Nebrodi, ha aperto il 18° Grand Prix Sicilia di mezze maratone. Assegnate anche le prime due maglie oro della stagione andate come logica destinazione a Don Puccio e alla De La Cruz.  Premiati con la Coppa Finanziere Maurizio Gorgone – Vittima del Dovere, i primi tre uomini appartenenti alle Forze Armate e di Polizia. Nell’ordine Francesco Nastasi, Michele Illuzzi (Pegaso Athletic) e Roberto Lombardo (Team Ingargiola); nessuna donna presente nella speciale categoria. Robusto  invece l’esercito di volontari chiamati in campo per contribuire all’ottima riuscita della manifestazione, dagli addetti allo spugnaggio, agli uomini e alle donne dei Ranger di Galati Mamertino e Dell’associazione Nazionale Finanzieri in Congedo che hanno collaborato in sinergia con le forze dell’ordine e la Polizia Municipale, per garantire la sicurezza degli atleti.  Prossimo appuntamento con il GP di maratonine domenica 3 marzo ad Agrigento con la 16° edizione della Mezza Maratona della Concordia che sarà anche valida come campionato italiano dei Vigili del Fuoco.  

Classifica Uomini

1)     Vincenzo Puccio (Athletica Vaticana) 1h13’38

2)     Francesco Nastasi (Ortigia Marcia) 1h13’44

3)     Antonio Puccio (Marathon Club Sciacca) 1h14’06

4)     Lorenzo Abbate (Universitas Palermo) 1h14’56

5)     Vito Massimo Catania (Universitas Palermo) 1h15’08

  

Classifica Donne

1)     Nadine De La Cruz (GS Il Fiorino) 1h23’19

2)     Maria Grazia Bilello (Universitas Palermo) 1h26’06

3)     Rosaria Patti (Trinacria Palermo) 1h30’44

4)     Angela La Monica (Marathon Caltanissetta) 1h30’54

5)     Carla Grimaudo (Lipa Atlletica Alcamo) 1h32’01

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Mercoledì, 06 Febbraio 2019 00:13

San Valentino, protettore dei podisti… lenti?

Festa degli innamorati, giornata sempre abbastanza fredda, almeno qui nell’emisfero nord. Nelle domeniche che precedono o seguono il 14 febbraio, tante sono le gare dedicate al Santo. Si va dalla maratona di san Valentino a Terni, giunta alla nona edizione, alla Corri San Valentino di Moniego-Noale (Ve), dalla Marcia di San Valentino a Malo (Vi) alla Panoramica di San Valentino ad Asti, dalla Gran Marcia di san Valentino a Bussolengo (Vr) alla Marcia di san Valentino a Piacenza.

Ma chi era costui? Perché è il protettore degli innamorati? Cosa può dirci sul podismo?

Valentino è stato un martire cristiano dei primi secoli. Persona umile e caritatevole, fu vescovo a Terni dal 197.  E’ patrono della città dal 1605. Il suo collegamento alla festa degli innamorati è abbastanza controverso. Secondo alcuni Valentino avrebbe donato ad una ragazza povera la somma necessaria per sposarsi. Fu comunque un abbinamento realizzato molto tempo fa. Ofelia canta nell’Amleto di Shakespeare del 1601: “Domani è san Valentino e io busserò sul far del giorno alla tua finestra: desidero essere la tua Valentina”.  Un’altra tesi sostiene che la data di metà febbraio è vicina alla primavera, al risveglio della natura e al tempo degli amori.

Se da una parte Valentino è vicino ai runners perché il suo nome significa “colui che sta bene”, “colui che è sano, forte e robusto”, dall’altra possiamo affermare che san Valentino non è proprio indicato come protettore di chi corre. Il suo nome è tutto un programma… Nessuno di noi desidera andare lentino e quando usciamo e qualcuno dei nostri compagni di allenamento va lentino ci lamentiamo o semplicemente lo lasciamo arrivare con i suoi tempi. Ognuno desidera migliorarsi e questo è senz’altro apprezzabile.
C’è però un’altra dimensione della corsa, lo abbiamo già scritto, che per vari motivi punta sulla quantità, piuttosto che sulla qualità. Per la prima categoria, un santo che va-lentino potrebbe essere un buon protettore, una sorta di alleato. Evviva i top runner, ma evviva pure chi va-lentino!

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Una delle prime maratone italiane dell’anno, l’11a edizione della Messina Marathon è andata in scena quest’oggi su un circuito cittadino. Al secondo posto, dopo Lorenzo Lotti che ha vinto in 2.31’53’’, padre Vincenzo Puccio che chiude la prova in 2.38’55’’

Seconda maratona in carriera per questo prete volante, dopo lo splendido tempo di 2.29’10’’ ottenuto alla maratona di Treviso nel 2015. E anche oggi si ripete il gesto di baciare il suolo dopo aver tagliato il traguardo in segno di ringraziamento e rispetto per la terra. Lo aveva fatto a Treviso, e da allora, in tutte le gare che ha corso e vinto.

Il podio di padre Puccio, parroco a Santa Venera (Barcellona Pozzo di Gotto) ha un alto valore sportivo e morale per almeno quattro motivi:

  • Anzitutto la storia personale di questo atleta sacerdote, cresciuto da ragazzino a pane e pista di atletica, seguito e allenato da Tommaso Ticali. Uno stop forzato a causa dei superiori religiosi che gli vietano di correre “perché la corsa è una distrazione e una forma di narcisismo”. La ripresa nel 2012 con muscoli e tendini che dimostrano di avere una buona memoria. Galeotta fu la visita alla famiglia di un podista della sua parrocchia per l’annuale benedizione delle case. Un talento puro, quello di Vincenzo, sul quale non ha mai risparmiato, facendo carichi di allenamento da professionista. A nulla valgono i consigli di preservarsi, alleggerire volume e qualità degli allenamenti. Niente da fare. In strada tutti i giorni a macinare chilometri.
  • L’adesione di cuore ad una nuova società di atletica, Athletica Vaticana, rinunciando ai record regionali di categoria. Vincenzo passa quest’anno tra gli SM45, i record siciliani di questa categoria sui 10km e sulla Mezza Maratona sono alla sua portata. Essendo tesserato per una società fuori regione non può gareggiare per quegli obiettivi. Chi pratica atletica a certi livelli sa di cosa stiamo parlando. Non ha mai avuto tentennamenti. Quando ha sentito la storia e i propositi di questa nuova società ha pensato immediatamente che questa era la “sua società”. Niente di meglio da desiderare: coniugare sport e fede.
  • Vincenzo è il primo atleta di Athletica Vaticana a gareggiare in una gara ufficiale. Una responsabilità che ha sentito in qualche maniera sulle sue spalle. Voleva vincere oggi: ci è andato vicino. Alla presentazione in sala stampa vaticana il 10 gennaio, Athletica Vaticana si è presentata sottolineando i valori della cultura dello sport, della solidarietà e dell’inclusione. Tutti ideali che Vincenzo vive e testimonia. La sua prestazione di oggi e le numerose vittorie del 2018 portano ancora più in alto i propositi della sua società.
  • Questo prete runner esercita il ministero sacerdotale in una delle zone più mafiose della Sicilia. Dobbiamo dirlo. La sua testimonianza di sacerdote e di sportivo è un piccolo-grande segno di speranza per le persone di buona volontà e per chi cerca di vivere nell’onestà e nella legalità. In modo particolare per i giovani. Oggi al traguardo lo aspettavano in tanti e tra questi un bel gruppo di parrocchiani con i quali ha posato per una foto ricordo. Resta una bella giornata di sport, Vincenzo deve essere contento. Di tutto.


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10 gennaio - Sala stampa della Santa Sede gremita di giornalisti e atleti stamattina in via della Conciliazione a Roma per la presentazione di Athletica Vaticana, la prima Associazione Sportiva costituita nella Città del  Vaticano. E’ stata presentata anche l’intesa bilaterale con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI): Athletica Vaticana risulta una società affiliata alla FIDAL con il codice RM390.
Sono intervenuti alla presentazione il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e Membro del Comitato Olimpico Internazionale (CIO); Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP); mons. Melchor Sánchez, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della Cultura e presidente di Athletica Vaticana; Michela Ciprietti, rappresentante di Athletica Vaticana.
Approda nel mondo del podismo una società davvero unica. Athletica Vaticana è infatti la prima società sportiva ufficiale dello Stato del Vaticano. Nata come sodalizio sportivo nel 2016, vi fanno parte persone residenti nello Stato e alcuni extra previsti dallo Statuto. “La Segreteria di Stato ha stabilito di dare una forma giuridica idonea ad Athletica Vaticana, ponendola sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura - spiega Giampaolo Mattei, anima della nuova società - nel cui ambito c’è il dipartimento per lo sport affidato al sotto-segretario, monsignor Melchor Sanchez, anche lui maratoneta e nostro punto di riferimento”.
Lo spirito di questa società è improntato ai valori della solidarietà, del dialogo, dell’inclusione. Sono già numerose le partecipazioni ad iniziative solidali che si svolgono nella capitale e le collaborazioni con il mondo paralimpico. Alla vigilia delle due ultime edizioni della maratona di Roma e della maratona di Firenze, Athletica Vaticana ha animato la messa del maratoneta con una significativa partecipazione di podisti, proponendo a tutti la “preghiera del maratoneta” tradotta in numerose lingue. La nuova società è gemellata con le Fiamme Gialle, che già in varie occasioni hanno ospitato gli atleti nel Centro sportivo di Castel Porziano per sedute di allenamento e stage.
Tra i progetti di Athletica Vaticana la partecipazione ad alcune gare come la Via Pacis, la mezzamaratona che si corre a Roma nel mese di settembre e tocca i luoghi di culto delle principali religioni, la Corsa dei Santi a inizio novembre con partenza e arrivo a piazza San Pietro, la Corsa di Miguel che si tiene il prossimo 20 gennaio, la maratona di Roma e la mezzamaratona Roma-Ostia. Di grande interesse il contatto con la società di atletica protestante Lutherstadt Wittenberg di Berlino.
Non guasta una nota di qualità. Tra gli atleti di spicco di Athletica Vaticana troviamo don Vincenzo Puccio, 45enne, parroco in provincia di Messina, 2.29’ di personale sulla maratona (Treviso 2015).

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La madre di tutte le San Silvestro d'Europa. La Vallecana a Madrid si corre dal 1964 (dal 1981 anche per le donne) e da essa hanno preso spunto tante corse che si svolgono in giro per il mondo l'ultimo giorno dell'anno solare. Il suo nome  è legato ad un quartiere, Vallecas, situato nel quadrante sud-est della capitale spagtnola.

Un ambiente veramente unico: 40mila podisti nelle strade di Madrid, animazione musicale alla partenza e lungo il percorso, luci e coriandoli a 500 metri dalla linea di meta, condizioni climatiche ottimali, passaggio in alcuni punti-simbolo della città, come piazza Cibeles. 

Gli arrivati effettivi quest'anno sono stati 32mila nella gara popolare, e più di un migliaio in quella elite. Tanta gente lungo il percorso, in particolare nell'ultimo km e mezzo, il vero tratto impegnativo della 10km che presenta una salita regolare, ma non impossibile.

Partenza dallo stadio Santiago Bernabeu, arrivo allo stadio del Rayo Vallecano, la terza squadra calcistica della capitale spagnola.

L'edizione 2018 è stata da record, sia al maschile che al femminile. (Si veda già il resoconto http://www.podisti.net/index.php/cronache/item/3119-kiplimo-e-kosgei-strepitosi-alla-san-silvestre-a-madrid.html )

Organizzazione ottima, ma non imopeccabile. Tra i vari punti che si possono notare, uno su tutti, l'assenza di una medaglia per i partecipanti: una gara del genere meriterebbe un ricordo da portare con sé.

 

I miei voti:

- percorso: 8

- organizzazione: 8

- ristori: 7,5

- costo iscrizione: 7,5

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Lunedì, 12 Novembre 2018 23:57

Cosa insegna un infortunio

Sacrifici, chilometri percorsi con tutte le condizioni climatiche, e poi all’improvviso arriva un infortunio. Ginocchio, tendine d’Achille, polpaccio, piriforme, fascite, bandelletta…  Un infortunio insegna. Ragioniamo su cinque aspetti.

  1. Conoscere meglio se stessi

Quando stiamo male entriamo meglio in contatto con noi stessi a cominciare dal nostro corpo. Muscoli, legamenti, tendini… Impariamo anche i nomi dei nostri muscoli e il loro funzionamento: chi avrebbe mai pensato di avere lo psoas o il piriforme? In una prima fase abbiamo anche tante domande: perché mi è successo questo infortunio? Perché proprio a me? Perché proprio ora? E’ bene analizzare, ci saranno senz’altro cause precise che hanno condotto all’infortunio, però credo sia utile anche, ad un certo punto, smettere di analizzare per concentrare le energie sulla guarigione, sul recupero. Bisogna guardare avanti.

  1. La bellezza della corsa

Un infortunio fa apprezzare ancor di più la bellezza della corsa: un bene che va amministrato, perché i suoi benefici devono durare nel tempo e sono troppo importanti per essere persi. Devo smettere di gareggiare? Di tirare al massimo? Forse mi devo fermare o rallentare? Tutto questo mi fa capire ancora di più il valore dello sport e dell’atletica. La corsa è uno sport individuale, ma c’è, a vari livelli, un’importante dimensione comunitaria. Si corre insieme ad altri, nelle gare un gruppo mi circonda. Quando siamo infortunati ci rendiamo conto di chi è veramente nostro amico, di chi si interessa a noi, al nostro recupero, di chi, in qualche maniera, si fa presente con la sua attenzione.

  1. Prendersi maggiormente cura di sé

A livello nutrizionale, ad esempio. Durante il tempo di un infortunio si può Imparare a mangiare meglio, a saper distribuire e scegliere con oculatezza il cibo da assumere. Anche perché nei tempi di stop si brucia decisamente meno e c’è il rischio di prendere peso. A livello muscolare si comprende l’importanza degli allenamenti per rafforzare gambe, addominali e braccia. I podisti reputano monotono il tempo per gli esercizi. Si pensa solo e unicamente a correre, a macinare chilometri. Tutti gli allenatori sono invece concordi nel dire che sono necessarie delle sessioni di rafforzamento muscolare. Il tempo dell’infortunio è anche un tempo di riposo. Lo stesso riposo necessario quando stiamo bene. Il riposo è infatti fondamentale per assimilare gli allenamenti. Sia quello settimanale che quello nella programmazione annuale. Bisogna imparare a fermarsi. Come anche a fare stretching per garantirsi elasticità. Personalmente ritengo che chi corre dopo i cinquant’anni debba fare stretching tutti i giorni.

  1. Aprirsi mentalmente ad altri sport

Bicicletta e nuoto sono tra gli sport alternativi possibili nei periodi di fermo forzato. Anche qui dipende dal tipo di infortunio. Ma, d’accordo con chi ci segue per il recupero, è possibile mettersi in sella (bici o cyclette) o rimettersi in acqua (piscina o acque aperte che siano). Il minor impatto favorisce l’attività aerobica e il recupero. Ci fermiamo con la corsa, ma continuiamo a sentirci atleti, a mantenere i ritmi, a far alzare i battiti, a bruciare calorie e paure.

  1. Da tutti gli infortuni si viene fuori

Nei giorni successivi ad un infortunio si perde un po’ la speranza, si diventa pessimisti, ci si chiude in sé stessi. Si inizia a pensare a quando sarà possibile ricominciare e se si rimarrà come prima o si perderà potenza o elasticità. La storia dimostra che anche dagli infortuni più difficili è possibile ‘risorgere’. “Ciò che non uccide rafforza”, afferma un famoso detto. Dopo un infortunio si può tornare più forti di prima a livello fisico e mentale. E’ utile imparare ad essere contenti dei piccoli miglioramenti. A coltivare la virtù della pazienza, a non avere ansia e fretta. Questo fa recuperare anche le necessarie motivazioni per ripartire migliori, più consapevoli, più umili e dunque più forti.

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Lunedì, 15 Ottobre 2018 16:32

La troppa serietà del maratoneta

Mamma mia, come siamo seri noi maratoneti!  Tabelle da rispettare, allenamenti impegnativi, alimentazione controllata, scelta dell'abbigliamento, dell'orologio,  dei gel... Ma è soprattutto in corso d'opera, durante lo svolgimento della gara, che la serietà trova il suo apice.

La vigilia è stata vissuta con apprensione e ansia. La notte prima della gara si dorme poco e male. Al mattino tutto è calcolato per arrivare in tempo e svolgere un rituale consolidato. Dopo un po' di euforia istigata dagli speaker in fase di partenza, si piomba nei pensieri e nei calcoli. Il volto si fa spesso triste, in qualche occasione addirittura preoccupato,  come se da un momento all'altro dovesse finire la benzina o dovesse arrivare un infortunio, peggio ancora una recidiva. 

Man mano che i chilometri avanzano lo sguardo diventa basso,  si perde l'orizzonte. Si cerca di non pensare al momento in cui, prima del quarantesimo, bisognerà magari alternare la corsa al cammino.

Mamma mia, come siamo seri! La tristezza ci toglie il presente, perdiamo il contatto con la realtà che ci curconda: suoni,  odori,  temperatura... La fatica c'è, le aspettative anche, ma perché non godersi di più una maratona?

Per fortuna abbiamo in po' di giocherelloni che corrono vestiti da arlecchino,  uomo ragno,  superman, cappuccetto rosso e il lupo cattivo. A Parigi uno correva con la riproduzione della torre Eiffel sul copricapo, a Monaco ieri 14 ottobre un maratoneta ha corso i 42 km indossando un casco da motocross,e un africano aveva sul capo il simpatico cappello bavarese. A Poznan, in Polonia, un prete (vero) ha corso con la talare nera, a Rotterdam due sposini giapponesi correvano con una riproduzione veritiera degli abiti nuziali. Tra i più seri nelle maratone troviamo gli atleti che corrono scalzi, come se il mondo intero dovesse interrogarsi su una loro scelta tra il filosofico e lo scientifico.

Eppure studi numerosi dimostrano che il sorriso sul volto (sincero o anche forzato) contribuisce ad alleviare la fatica della corsa (e della vita). Non sarebbe il caso, per noi amatori puri, vivere con maggiore distacco una maratona (la preparazione e la gara)? Perché non porre qualche segno esterno di questa nostra volontà?  Un segno anzitutto per noi stessi. Al lago d'Orta un maratoneta francese ha corso quest'anno le 10 maratone con una riccioluta parrucca da clown. Per di più di colore verde elettrico! Perché non salutare e ringraziare gli addetti ai ristori?  Perché non dare una pacca sulla spalla al collega con cui abbiamo corso fianco a fianco per 5 o 6 km? 

Basterebbe poco e forse, chissà, anche le prestazioni cronometriche migliorebbero. Ho deciso: alla prossina maratona correrò vestito da Zorro. Troppo scuro per una maratona? Si accettano suggerimenti.

 

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Giovedì, 13 Settembre 2018 22:41

La Tappino-Altilia: la mezza che non c’è più

Oggi parliamo di una gara che non c’è più, in una regione “che non c’è”. Una mezzamaratona che si è disputata per trentadue edizioni e ha smesso di esistere per mancanza di fondi. Organizzare una gara costa; una gara un po’ più lunga, come una 21 o una 42, ancor di più. Soldi pubblici, sponsor (tanti), società di atletica, volontari, rendono possibili queste manifestazioni che devono spesso lottare con altri sport (il calcio su tutti) per sopravvivere.
La Tappino-Altilia si disputava a fine settembre in Molise,  piccola regione del centro Italia. Una gara in discesa e non per questo più facile. Partenza nella zona del nuovo ospedale di Campobasso (700 mt slm), arrivo nella splendida cornice archeologica di Altilia (Sepino: 450 mt. slm). L’ultimo chilometro corso sul basolato abbastanza deforme del decumano, con un certo rischio per piedi e caviglie affaticati!
Un percorso suggestivo e altalenante con la mitica discesa di San Giuliano a metà della fatica… La gara nacque nel 1984 ed era organizzata dall’Atletica Molise Amatori (AMA), sodalizio fondato l’anno prima che raccoglieva atleti molisani, ma anche campani, abruzzesi e pugliesi. Trentadue edizioni fino al 2016, anno in cui la società organizzatrice del presidente Franco Pietrunti ha dovuto a malincuore gettare la spugna.
L’edizione del 2012 è stata quella dei record: al maschile Hosea Kimeli Kisorio (1.04’31’’), al femminile Martina Rocco (1.17’30’’). Sette le vittorie del molisano Ivan Di Mario, sette quelle della campana Assunta Calzone. Nel 1988 la mezza è stata valida per il campionato italiano. In due edizioni (1993 e 1994) la gara era partita da Campobasso per un totale di 25,850 km.
Il Molise conta poco più di 300mila abitanti, un quartiere di una grande città come Milano o Roma. Ha avuto la sua autonomia dal vicino Abruzzo nel 1963. Molti italiani non conoscono questa regione, che va poco sulle pagine dei giornali. E non sanno nemmeno del distacco dall’Abruzzo. Non glielo diciamo, tanto più che in questi anni si parla di un nuovo accorpamento con i cugini di sempre. Lo scrittore Francesco Jovine (1902-1950), il cantante Fred Bongusto, il magistrato e politico Antonio Di Pietro, sono figli di questa terra. La regione dei castelli e dei terremoti, la regione delle minoranze arbëreshë (albanesi) stanziate in zona costiera, la regione dei cavatelli e del vino Tintilia.
In ambito podistico atleti di livello come Stefano Ciallella e Luciano Di Pardo negli anni di inizio millennio, e in tempi più recenti il maratoneta Andrea Lalli e vari atleti della Nuova Atletica Isernia (NAI) e dell’Atletica Venafro, hanno portato alla ribalta questa regione un po’ marginale ma conosciuta e apprezzata da molti.

Dimenticavo di dirvi che anch’io sono originario di quelle parti e che ho corso un paio di volte la Tappino- Altilia. Il mio personale sulla distanza lo ottenni lì, ma non è omologabile. Peccato per il mio record, e soprattutto peccato per la Tappino-Altilia!

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26 agosto - Con la vittoria al Memorial intitolato a Cristina Calleri, Vincenzo Puccio e Nadiya Sukharyna si sono laureati campioni provinciali individuali assoluti di corsa su strada della provincia di Messina. La gara si è svolta domenica 26 sul lungomare Rosario Livatino di Torregrotta, località del litorale tirrenico a pochi chilometri da Milazzo. Percorso ad anello per un totale di 8,1 km, battuto domenica da un discreto vento di maestrale. Circa 200 gli atleti che hanno dato vita alla gara disputatasi per il quarto anno consecutivo e abbinata ad una raccolta in favore dell’associazione “Bucaneve” di Messina. 

Soddisfatto e felice il vincitore, sacerdote, parroco a Barcellona Pozzo di Gotto. Puccio, alla quarta vittoria di questa estate, è tornato alle gare lo scorso mese di giugno dopo una lunga assenza causata da infortunio. Intervistato a fine gara ha dedicato la vittoria a Natale Grosso (anche lui sul podio) che ha perso di recente il padre. 

 

Podio maschile

  1. Vincenzo Puccio,  Podistica Messina, 26'42''
  2. Francesco Nastasi, Ortigia Marcia, 26'46''
  3. Natale Grosso, Podistica Messina, 27'37''

 Podio femminile

  1. Nadiya Sukharyna,Torrebianca, 32'51''
  2. Teresa Latella, Podistica Messina, 34'47''
  3. Clementina Picciolo, Monfortese Running, 36'05''

 I miei voti

Percorso 6,5

Organizzazione 7,5

Ristori 8

Costo partecipazione 7

 

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Una formula interessante che ogni anno migliora i riscontri in termini di incremento dei partecipanti: sono le 10 maratone consecutive che si corrono al Lago d’Orta (Gozzano, Novara) a inizio agosto. L’idea non è originale, nel senso che prima delle maratone sul lago dorato altri avevano già pensato altrove a questa formula. Ma lo è senz’altro nel panorama podistico nazionale. Si possono correre ogni giorno quattro distanze: 10, 21, 42, 57 km, ed è possibile anche iscriversi la mattina stessa arrivando alle ore 7 (tutte le gare cominciano alle 8).

Il percorso presenta tratti in sterrato, alcuni dei quali un po’ impegnativi a causa di radici, ma la maggior parte è su asfalto. Si va dal Lido di Gozzano, dove è posto il quartier generale, a Ronco, frazione di Pella, praticamente sul lato ovest del lago. Ogni giro misura 21 km con un dislivello positivo di 170 metri accumulato soprattutto nei primi 10km. Ristori ben sistemati ogni 5 km.

Per il panorama podistico italiano è senz’altro un’ottima novità (siamo alla quinta edizione), soprattutto direi per la possibilità di correre maratone in giorni infrasettimanali. In Italia è praticamente impossibile farlo, laddove in altre parti del pianeta la gara infrasettimanale si rende possibile in occasione di di festività locali o di particolari anniversari.

Tra gli atleti presenti quest’anno anche Giorgio Calcaterra, dominatore per anni sulle lunghe distanze. Sta correndo le 10 maratone su tempi attorno alle 3 ore 15 minuti per prepararsi alla 100 km mondiale di inizio settembre. E’ sempre un piacere vederlo correre: saluta tutti, dispensa sorrisi e al termine si presta a strette di mano, fotografie e chiacchiere con tutti.

La mia esperienza si riferisce al 6° giorno, appunto del 9 agosto.

Sul percorso che va dal Lido di Gozzano a Ronco si incontrano alcune belle chiese che vale la pena conoscere.

La prima la troviamo sulla destra poco prima del ristoro del quinto km. E’ una piccola chiesa in località Lagna, frazione di san Maurizio d’Opaglio ed è dedicata a san Rocco. I primi documenti su questa chiesa datati 1600 ne parlano come di “una chiesetta spoglia di suppellettili”. Tra il 1629 e il 1652 non si poté celebrare a causa di “numerose piante che recavano danni alla chiesa oltre al piccolo ruscello che scorreva nella zona antistante e che creava non pochi problemi nei periodi di piena”. La chiesetta fu ricostruita nel 1704, a causa delle condizioni precarie dell’edificio. Si rintraccia questa data su una finestra a sinistra della facciata.

Nella frazione di Proprio, all’inizio del comune di Pella, attorno al settimo km., troviamo sulla sinistra, più in alto rispetto al piano stradale, la chiesa di S. Filiberto accanto al cimitero. La facciata non dà sul lato strada e notiamo subito che è puntellata su un lato. La chiesa risalente all’XI secolo è la più antica della riviera occidentale del lago d’Orta. Il campanile romanico è datato tra il 1075 e il 1110. La porta di ingresso è bordata in granito, mentre all’interno la chiesa è formata da un’unica navata con soffitto in legno.

Sempre a Pella, poco prima di entrare sul lungolago, notiamo sulla sinistra la casa delle Suore Salesiane di don Bosco: la chiesa parrocchiale la vediamo invece in lontananza su via Roma, poco dopo la breve salita che porta fuori dal centro abitato. E’ dedicata a Sant’Albino.

I dieci chilometri del percorso base delle prove sul Lago d’Orta è dominato dall’alto dal Santuario della Madonna del Sasso. Lo si può osservare meglio correndo al rientro da Ronco verso il Lido di Gozzano. Il santuario si trova nel comune di Sasso, precisamente nella frazione di Boleto. E’ su uno sperone roccioso a strapiombo che garantisce un buon panorama. La chiesa fu ultimata nel 1748, il campanile nel 1760 e fu aperta al culto nel 1771.

Soprattutto nei primi tre km del percorso, possiamo osservare sulla destra l’isola di san Giulio (che dista 400 metri dalla riva) e la famosa Abbazia Mater Ecclesiae, monastero benedettino che ospita una comunità monastica femminile.

I miei voti

Percorso 7,5
Organizzazione 7,5
Ristori 8,5
Costo iscrizione 8

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Giovedì, 26 Luglio 2018 20:01

Percorsi podistici a Lourdes

Il santuario più famoso d’Europa è legato alle apparizioni mariane del 1858. Un luogo unico di spiritualità frequentato da moltissimi italiani: le statistiche dicono che ogni anno un terzo dei pellegrini arriva dall’Italia. 420 metri sul livello del mare, 14mila abitanti circa, incastrata tra le montagne pirenaiche, nella regione dell’Occitania, Lourdes offre buoni percorsi per chi vuole correre a piedi. Se ci dovessimo recare in questo luogo per un viaggio, un pellegrinaggio e stiamo preparando una maratona, una gara veloce oppure un trail, possiamo tranquillamente approfittare della frescura mattutina di Lourdes (unita a dire il vero ad una certa quota di umidità). Andiamo alla scoperta di quattro percorsi di allenamento facilmente accessibili.

  1. Per chi ha bisogno di un percorso piatto, regolare, per fare un lungo e delle ripetute in pianura, segnalo la pista ciclabile che parte da Lourdes e corre lungo il Gave, il fiume della grotta, per circa 18 km. Il nome della pista è Voie vertes des Gaves. Dislivello ridotto, paesaggio gradevole, poco traffico di bici e pedoni. Sulla ciclabile anche qualche bar e toilette, oltre a numerosi pannelli che indicano le località attraversate e le bellezze naturalistiche sul percorso. Si può fare tranquillamente anche un lunghissimo di 35km senza problemi di traffico e con pochi attraversamenti. In alcuni tratti, appena dopo il centro abitato di Lourdes, sono segnati a terra i km e i cento metri, segno che il luogo è frequentato da runners.
  2. Un percorso un po’ più ondulato si trova inoltrandosi nel bosco di Lourdes (Route de la Forêt) situato alle spalle della spianata del santuario, alla sinistra del fiume Gave. Si tratta di una zona attrezzata per picnic e anche per camminate, allenamenti e giochi. Alberi secolari, a giudicare dall’altezza, dunque parecchia ombra. Su un giro di una dozzina di km si portano a casa circa 250 metri di D+. Partendo dal santuario si percorre la strada a sinistra della basilica, uscendo così da Lourdes. Al secondo km troviamo anche due camping abbastanza ben attrezzati e frequentati. Nel bosco si recava la giovane Bernadette a raccogliere legna. Il bosco si estende su un’ara di circa 400 ettari. Informazioni e percorsi cliccando lourdes.fr/images/1-Menu/culture-loisirs/Sports_Loisirs/Bois_de_Lourdes/ONF_charte_du_promeneur.pdf.
  3. Altro giro collinare è quello che va dal santuario al lago di Lourdes. Uno specchio d’acqua, situato in direzione Pau, non molto esteso, ma gradevole. Il fondo stradale dell’anello di 6km che gira attorno è abbastanza sconnesso. Si può correre qualche tratto di sentiero su prato abbastanza regolare. Una spiaggetta ed un bar sono il luogo per concludere, fare stretching e rifocillarsi. Un giro su questo percorso, partendo dalla zona degli alberghi, è di circa 14km. Per arrivare al lago si passa nella zona dello stadio e nei pressi del locale cimitero. Nella zona di circa 50 ettari sono presenti anche alcuni campi di golf. Si può anche praticare la pesca o andare su pedalò e canoe. Ci si può recare al lago (o fare dietro front) anche con il bus di linea A3.
  4. Per chi ha bisogno di accumulare dislivello e di calcare sterrato suggerisco senz’altro a salita al Pic du Jer. 7km per arrivare in cima con un dislivello di circa 500 metri. C’è anche una funivia per effettuare eventualmente la discesa e risparmiare un po’ le gambe. Dal capolinea alto della funivia c’è ancora un pezzo per arrivare in cima (dove è situata una grande croce illuminata di notte) dalla quale gustare un ottimo panorama su Tarbes, Pau e sulle vette pirenaiche, molte delle quali mete del Tour de France. Anticamente a Lourdes c’era un ghiacciaio ritiratosi col tempo, e Pic du Jer era la parte alta del ghiacciaio.

Dunque si può andare a Lourdes senza l’angoscia di interrompere la preparazione per le gare autunnali. Con un po’ di buon senso e di organizzazione si può partecipare agli appuntamenti proposti dal santuario (rosario alla grotta, messa internazionale, confessioni, via crucis e altro) e allo stesso tempo inserire le sedute di corsa che abbiamo in programma. Ultimo consiglio. A Lourdes il meteo cambia con molta velocità: è utile portare con sé qualcosa in caso arrivi la pioggia.

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Mercoledì, 04 Luglio 2018 19:30

“Dare il meglio di sé”: lo sport e la fede

Dare il meglio di sé”. E’ il titolo, direi assolutamente azzeccato, di un piccolo scritto pubblicato dal Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita a inizio giugno. Pagine ricche di spunti per quanti praticano l’attività sportiva a livello amatoriale o professionistico. Si tratta in realtà di una prima volta, nel senso che è la prima volta che il Vaticano scrive un documento dedicato interamente alla “prospettiva cristiana dello sport e della persona umana”.

Nella conferenza stampa di presentazione, il 1 giugno nella sala stampa della Santa Sede, il cardinale Kevin Farrell ha ricordato che già al tempo di papa Giovanni Paolo II era stata avviata nella Chiesa una riflessione sullo sport e sulla cura pastorale degli ambienti sportivi, ed ha aggiunto: “questo scritto intende ‘raccontare’ il rapporto tra lo sport e l’esperienza di fede e offrire una visione cristiana della pratica sportiva”. Il titolo del documento fa riferimento a parole che in varie occasioni papa Francesco ha indirizzato agli sportivi incontrati in Vaticano.

“Dare il meglio di sé” è senza dubbio un’espressione che si applica sia nell’ambito dello sport sia in quello della fede - ha continuato Farrell - Da una parte, infatti, richiama lo sforzo, il sacrificio che uno sportivo deve assumere come costante della propria vita per ottenere una vittoria o semplicemente per arrivare alla meta. Ma anche nell’ambito della fede, siamo chiamati a dare il meglio di noi stessi per arrivare alla santità, che, come il Papa ha evidenziato nella Gaudete et exsultate, è una chiamata universale, rivolta a tutti, anche agli sportivi”.

Il documento è suddiviso in cinque capitoli: il rapporto tra la Chiesa e lo sport (capitolo 1); una descrizione del fenomeno sportivo con un sguardo alla persona umana (capitoli 2 e 3); alcune delle sfide odierne che lo sport è chiamato ad affrontare (capitolo 4); la pastorale dello sport (capitolo 5). “La Chiesa - si legge in apertura del documento - è vicina al mondo dello sport perché desidera contribuire alla costruzione e allo sviluppo di uno sport autentico e orientato alla promozione umana”. Il testo ha un tono divulgativo, non è pensato per studiosi o esperti. Riflessioni utili sia ai singoli atleti, sia alle associazioni sportive, sia alle diocesi per realizzare progetti di pastorale dello sport.

In occasione della presentazione del documento, papa Francesco si è fatto presente con un messaggio nel quale ha affermato: “In una cultura dominata dall’individualismo e dallo scarto delle giovani generazioni e di quella degli anziani, lo sport è un ambito privilegiato intorno al quale le persone si incontrano senza distinzioni di razza, sesso, religione o ideologia e dove possiamo sperimentare la gioia di competere per raggiungere una meta insieme, partecipando a una squadra in cui il successo o la sconfitta si condivide e si supera; questo ci aiuta a respingere l’idea di conquistare un obiettivo centrandosi soltanto su sé stessi”.

Per leggere il documento intero:

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/06/01/0401/00856.html

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Splendida affermazione della staffetta ‘Evangelii Gaudium’ (‘La gioia del Vangelo’) alla XII Super Maratona internazionale dell’Etna svoltasi sabato 9 giugno. 43 i km da Marina di Cottone, nel comune di Fiumefreddo di Sicilia (Catania) alla cima del vulcano attivo più alto d’Europa, per un dislivello totale di quasi 3000 metri, che la rende la maratona con il dislivello maggiore nel continente.

Praticamente tre gare in una. Dopo le firme di rito, e la benedizione con l’acqua del mar Jonio -  impartita dai tre staffettisti insieme al direttore tecnico che qui si firma -, è partita la gara. La prima frazione, da Marina di Cottone a Linguaglossa di 14,5 km (450+), è stata corsa da padre Vincenzo Puccio, parroco a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) in 1.07’22’’. Vincenzo è partito forte impostando un ritmo gara attorno ai 3’40’’ al km già sulle prime rampe. Ha dato il suo valido contributo al rientro dopo un infortunio che lo ha tenuto lontano dalle gare per un anno. A Linguaglossa è stato il terzo staffettista a cambiare, attorno alla ventesima posizione assoluta (compresi gli individuali).

Il percorso affrontato da don Gianni Buontempo nella seconda frazione misura 19 km e va da Linguaglossa a Piano Provenzana (1300+). Parecchi tornanti su un asfalto abbastanza ombreggiato dai boschi delle pendici dell’Etna. Gianni, che a Roma è membro del Dicastero pontificio per i Laici, la Famiglia e la Vita, con pazienza ha rimontato posizioni arrivando al cambio di Piano Provenzana, primo staffettista e terzo assoluto, con un buon vantaggio sulla seconda staffetta. Il suo tempo è stato 1.35’30’’.

La terza frazione, con pendenze superiori al 10%, si corre su sterrato lavico in un paesaggio mozzafiato. E’ stata percorsa da don Franco Torresani, unico religioso ad aver vestito la maglia azzurra, attualmente parroco ad Arco di Trento, in 59’01’’, record assoluto della frazione. Nelle undici edizioni della manifestazione nessun atleta era riuscito a correre questa frazione sotto l’ora di corsa. Franco è salito di forza, in alcuni punti controvento, e al 36° km ha superato il primo atleta della corsa individuale, arrivando per primo al traguardo e trovando gli organizzatori quasi impreparati. Il tempo totale per la ‘Evangelii Gaudium’ è stato di 3.41’54’’, record della manifestazione.

Alla premiazione, avvenuta in piazza Municipio a Linguaglossa, i tre sacerdoti hanno ricevuto una targa ricordo dalle mani di padre Orazio Barbarino, parroco alla Chiesa Matrice, che ha sottolineato la presenza della Chiesa tra la gente anche nel mondo dello sport. L’indomani i componenti della ’Evangelii Gaudium’ hanno incontrato un gruppo di atleti della provincia di Messina, tra cui l’azzurra di velocità Maria Ruggeri, per un momento di condivisione sui temi della corsa. L’appuntamento, svoltosi nella sede dei Missionari Oblati di Maria Immacolata a Messina-Gesso, è stata anche l’occasione per parlare del recente documento vaticano “Dare il meglio di sé. Sulla prospettiva cristiana dello sport e della persona umana”, pubblicato a inizio giugno.

Nella gara individuale hanno vinto il francese Joris Kiredjian (Taillefer Trail Team) in 4.05’21’’ e la palermitana Lara La Pera (Misilmeri Marathon) in 4.58’25’’.

 

I miei voti

percorso gara 9

organizzazione 8

ristori 9

costo iscrizione 7

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