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Lunedì, 15 Luglio 2019 21:30

Al Ventasso fanno le cose perbene

14 luglio - Manca ancora un anno perché la gara che, partendo dal centro di Busana, porta i concorrenti sulla cima del monte Ventasso diventi maggiorenne, ma questa mia prima  partecipazione alla diciassettesima edizione dell’Ecomaratona mi consente di affermare che qui le cose le fanno perbene con una passione che traspare dai particolari - leggi ristori, pasta party e pacco gara - cosi come dalle cose di maggior peso: tracciatura del percorso, sicurezza agli incroci, presenza di volontari sul percorso.

Di rilievo il fatto che in epoca dove qualunque gara preveda nel percorso una manciata di ghiaia da calpestare e una salita, fosse anche della lunghezza di una rampa da garage, si fregia del termine Trail  che va tanto di moda e fa appeal per avere più iscrizioni: qui invece stando agli annunci ci prepariamo a una maratona, di montagna è vero, ma con vari km di bitume da calpestare, e in realtà ci godiamo un percorso offroad per la maggior parte dei km.

Più impegnativa la prima metà gara con due o tre salite lunghe (quella che viene chiamata in gergo locale “il tirone“, da Nismozza in su) e impegnative (la salita per direttissima al Monte Ventasso), mentre di relativo riposo la seconda parte tanto da permettere uno split negativo nonostante il forte temporale che ha trasformato i sentieri in ruscelli, ovviamente rallentando l’incedere di un già lento corridore come chi scrive.
Nella descrizione del percorso si diceva che dopo un primo anello di 12 km si sarebbe ripassati dal centro di Busana, in realtà così non è stato e mi è stato spiegato all’arrivo dagli habituè della gara che il percorso quest’anno era stato variato causa frane o inagibilità di alcuni sentieri: non conoscendo la versione  uno, devo dire che la due è stata piacevole pur se - a detta di molti - più impegnativa. Leggermente discordante il mio gps sulla lunghezza del percorso che per tutta la gara ha continuato a segnare meno strada rispetto alle tabelle dell’organizzazione, fino a farmi guadagnare un km, ridotto poi nel tratto finale: di quasi 4 km in discesa e fatto tutto di corsa, elemento atto a ingenerare false illusioni di avere un buon stato di forma, in realtà merito semplicemente della generosa forza di gravità che, come insegnano Galileo e Newton, aiuta i gravi (intesi come pesi) ad acquistare velocità su un piano inclinato.

Un accenno ai succitati ristori: ho perso il conto di quanti fossero tanto che nel tratto finale ne ho saltati un paio molto ravvicinati tra loro, un solo suggerimento: potrebbe essere gradito inserire nella seconda parte un po’ più di salato, in solo un’occasione ho trovato formaggio e in  un’altra qualche biscotto salato, in realtà gli alimenti e le bevande erano ripetuti in ogni postazione praticamente identici e forse qualche variante potrebbe essere gradita; ma parliamo comunque di finezze.

Bella l’ostensione delle diciassette magliette oggetto del pacco gara nelle edizioni passate, fatta nel tendone dove era allestito l’ottimo pasta party servito al tavolo da gentili fanciulle e completo di primo, secondo, dolce e frutta.

Un sincero augurio per l’edizione della cosiddetta “maggiore età” nel 2020.



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14 luglio - Avevo partecipato alle prime tre edizioni della maratona del Ventasso (2003-4-5), poi a qualche altra, sempre con molta soddisfazione: un po’ meno, posso ammetterlo, nel 2015, quando per la prima volta dovetti arrivare in cima al “Gigante”, si accrebbe il dislivello e con esso il tempo di percorrenza, di un’oretta quasi.

Da allora a oggi, pare che il cosiddetto D+ sia cresciuto ancora, stabilizzandosi sui 2200 metri (nel 2003-4 era di 1500, nel 2005 di 1600, nel 2008 di 1900); e anche il tracciato, che la primissima volta era affrontabile tranquillamente con scarpe da asfalto (le uniche che possedevo allora e con le quali andavo anche a Davos e Interlaken), adesso è diventato, più che “eco”, un trail (a occhio, direi che i km di asfalto o lastricato non superino i 5 o 6). Ciò spiega la concessione di un punto per partecipare alla UTMB, ma a mio parere spiega anche il calo dei maratoneti “di città”, quelli che il primo Ventasso di Rosi Manari e Vincenzo Castellano convertì, e invece adesso disertano la corsa.

Riguardo con molta nostalgia la classifica 2003, dove nelle posizioni di coda figurano due leggende come Morisi e Togni, e più su altri collezionisti di maratone ma negati alla montagna, come Govi. C’erano perfino Lupo-sport, Bruno Furia, Marino Pellacani (curiosità: nel 2019 ha gareggiato il figlio Giuseppe), Paolo Manelli, Paolo Giaroli (adesso qui solo in veste di giudice, nelle terre di Giarola da cui trae origine il casato: lo vedete in maglia gialla sulla destra della foto-copertina nel pezzo di Morselli, n. 154 del servizio foto); tra le donne, c’erano la stessa Rosi Manari, Silvana Pellicciari, la Marisella…

Ubi sunt, où sont les neiges d’antan? E vinse la campionessa del mondo Monica Casiraghi, che sotto il Ventasso ha trionfato 5 volte (superata poi da Lara Mustat con 8 successi); anche tra i maschi, nel 2003 vertice d’eccellenza con Cristiano Campestrin e  l’altro campione del mondo sui 100 km Mario Fattore; l’anno dopo, Mario Ardemagni, poi Lorenzo Trincheri e così via, fino al Matteo Pigoni che cominciò nel 2007 e con questa edizione porta, da quarantacinquenne, a 8 le sue vittorie (bravo, bravissimo; ma come si diceva per il vincitore fisso del Passatore, dove sono le nuove leve?).

Nel 2003 eravamo in 161; la soddisfazione, il passaparola (vogliamo anche dire i commenti di Podisti.net??) ci portarono a 261 l’anno dopo, a 280 nel 2005. Nel 2015 fummo in 296. Insomma, qualità dei primi e quantità degli altri, degli amatori; ma con un dato preoccupante, ben 14 classificati fuori tempo massimo, 9 ancora nel 2018: questo, a parte la fiscalità di mettere ftm chi arriva magari due minuti dopo l’orario limite, dimostra che la difficoltà del percorso cominciava a escludere i podisti normali (o dite pure ‘subnormali’ se pensate a tipi come il sottoscritto). Risultato odierno: i pochi supermaratoneti arrivati fin quassù sono stati attenti soprattutto al tempo massimo (a parte i due Mauro, Gambaiani e Malavasi, che non hanno di questi problemi); gli altri, semmai, prediligono le 42 dell’appennino bolognese, dove c’è all’incirca lo stesso tempo massimo ma puoi partire anche due ore prima e ti mettono ugualmente in classifica, e alla fine dell’anno non avrai  punti Utmb ma piuttosto 50 o 100 punti del club e potrai proclamare qualche strano Guinness…

Peccato per questo calo degli ultimi anni: 243 arrivati nel 2016, 229 nel ’17, 209 nel ’18, uno in più quest’anno (grazie all’inserimento in graduatoria anche dei meritori ftm dai 3 agli 8 minuti). È vero che ci sono le gare collaterali, che hanno portato in dotazione 250 arrivati tra 15 e 22 km, più un centinaio di non competitivi nella 15 km e altrettanti ragazzi nei percorsi mini; ma la parola magica ‘maratona’, che da sola basta a spostare qualche centinaio di podisti, fosse anche per indecenze come Genova e dintorni, qui non ha sortito effetti.

Ripeto, peccato! perché metto in gioco la mia reputazione di critico e censore ventennale dicendo che il Ventasso è una delle gare meglio organizzate (Uisp, non Fidal!), più accoglienti, più economiche nella tassa d’iscrizione (in prevalenza, 30 euro), che garantisce un buon pacco gara e due pranzi (vedi foto di Morselli del sabato e di Canedoli della domenica) che – almeno nella versione domenicale – sono disponibili anche a tarda ora (ho finito di pranzare alle 18, trovando ancora tutte le portate, il servizio veloce e non fiscale, addirittura vino a volontà).

Non sono d’accordo invece, da tempo, e riferendomi a un andazzo generale, con la volontà di rendere ogni anno più feroci i percorsi, come nella storiella dell’evoluzionismo secondo cui la giraffa allunga il collo per mangiare le foglie più alte, allora gli alberi si alzano per selezionare le giraffe: quest’anno si è anche superata la soglia dei 42, di un km secondo gli organizzatori, che però non convincono quando i gps registrano tra il km 32,7 di Montemiscoso e il 35 del cartello ben 3,2 km (e non 2,3: qui la tolleranza dei Gps non c’entra!), o tra il 38,9 del penultimo ristoro e il cartello del km 40 (posto dopo il ristoro del meno 3,4 km) altri 2 se non 3 km.

La salita al Ventasso, che all’inizio si era affrontata dal lato est del rifugio Maddalena, in parziale coincidenza col “Vertical Barbarossa” da Nismozza, adesso invece (sembra, per una frana) avviene da ovest, cioè dal lago Calamone, che si raggiunge dopo aver salito 900 metri dal punto più basso del km 11 allo scollinamento del 21, discendendo dunque un centinaio di metri per fare poi una tirata di 320 metri verticali in poco più di 2 km. Percorso faticoso sebbene non estremo, e ripagato dai panorami: non però per noi tardoni, che abbiamo trovato la pioggia proprio salendo in vetta, e nella discesa, tra i km 25 e all’incirca 35, ci siamo dovuti arrangiare su sentieri scivolosi, talora ridotti a torrentelli, a circumnavigare innumerevoli laghetti, o a non lasciare le scarpe nelle sabbie mobili.

Devo dire che il personale di servizio, delle 40 o giù di lì postazioni, è sempre stato presente e ammirevole: in cima al Ventasso flagellato dalla pioggia (dove notiamo anche Armando Rigolli compatrono della Abbotts) distribuivano teli protettivi a chi non li aveva; i ristori erano sempre molto ricchi, e per fortuna l’iperecologismo del “non abbiamo bicchieri, usa il tuo” era attenuato da qualche decina di bicchieri a disposizione, ovviamente con molti cestini da raccolta in un raggio di 200 metri.

Nella seconda metà abbiamo fatto gruppo (un po’ vincoli, un po’ sparpagliati ma con frequenti ritrovi) in una decina di amici vecchi e nuovi: addirittura tre Fabio, uno dei quali romagnolo al suo primo trail, e guidato passo passo dal veterano Daniele Zoli dalla Rosetta di Fusignano (Ippociok, 6 ore della birra e insomma 198 maratone accumulate). Ci ha raggiunto il monzese Rinaldo Furlan, reduce dalla sua 17esima cento km di Biel-Bienne, e da parecchie altre centinaia di gare storiche o mitiche (“ma ti rendi conto che i supermaratoneti di oggi non sanno neppure cos’era la Trevisando?”), inclusa la fresca maratona della Val d’Aosta dove insieme abbiamo sbagliato passando tre volte da un controllo dove dovevamo passare solo 2 volte, e insieme siamo stati puniti (ma con una punizione selettiva che stride in paragone ad altre allegre omologazioni).

Siccome il gruppetto, dal ristoro del 29 in avanti, ha nel mirino l’altra storica maratoneta Marina Mocellin (recente finisher dell’Ultra Via degli Dei), comincia a tesserne gli elogi raccontando aneddoti vari, specie in comparazione a una collega che risulta assai meno simpatica… Quando raggiungiamo Marina, dopo il 35, mentre è intenta a rifornire del suo magnesio/potassio un collega bloccato dai crampi, le raccontiamo tutto e lei chiosa: “veramente con quella là ho litigato anch’io…”.

E così risaliamo e poi scendiamo gli ultimi km, sorpassandoci e riprendendoci in amicizia come don Camillo e Peppone sull’argine del Po nel finale del film: per la cronaca, ci batte Rinaldo che ne ha di più, ma arriviamo tutti, salutati e fotografati da Morselli col cappellino da navigator, nell’arco di tre minuti… e continueremo le chiacchiere e malignità nelle docce (caldissime come capita di rado!), dove ci raggiunge pure il Morellino (“averla finita è l’unica cosa che vale”; vedilo alla partenza nella foto 132 di Morselli).

Ci aspettano ancora a pranzo - quasi apericena o happy hour -, degna conclusione di una giornata comunque bella; e chi vivrà vedrà.

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Domenica, 14 Luglio 2019 20:56

Busana (RE) - 17^ Ecomaratona del Ventasso

SERVIZIO FOTOGRAFICO - Grandi emozioni oggi sotto e sopra le pendici del monte Ventasso, dove il super rodato comitato organizzatore, guidato da Michele e Wilma, ha allestito la 17^ edizione della storica Ecomaratona del Ventasso.
Tre le distanze, oltre alle bellissime gare giovanili con ben 110 bambini, il V15 Trail di 15 km., Il Cadoniche Trail di 22 km. e l'Ecomaratona di 43 km (secondo alcuni Gps, 44).
Dopo 4 ore di gara con tempo variabile e con temperatura ideale per correre, si sono avute circa 2 ore di pioggia, che via via s'è calmata.
Nel complesso hanno portato a termine le gare 210 atleti nella ultramaratona, 193 nella 22 km, 61 nella 15 km, 110 ragazzi e circa 100 non competitivi. 
Nella "V15 Trail" (km.15 D+600) vittorie per Claudio Franchi (Atl. Castelnovo Monti) e Sabrina Polito (Atl. Reggio), in particolare il primo non ha avuto rivali in grado di impensierirlo.
Nella "Cadoniche Trail" hanno dominato Jacopo Mantovani (CSI Sasso Marconi) che ha così vendicato la disavventura 2018 quando, in testa alla gara sbagliò percorso, e Giulia Botti (Self Reggio Emilia).
Nella "Ecomaratona dei Ventasso" è arrivato il settimo sigillo per Matteo Pigoni che, in grande forma, ha chiuso con un fantastico 3:38:09 che rappresenta il nuovo primato della gara sul nuovo percorso di 43 km. con dislivello positivo di 2200mt.
Tra le donne grande prova per la bresciana Anna Conti (Atl. Paratico) che ha chiuso in 4:35:23 staccando Giulia Vinco (Avis Malavicina) di oltre 8 minuti.



Ordine d'arrivo Maschile "V15 Trail" 15 km
1 842 1:22:46 FRANCHI Claudio FI M 1977 ATL. CASTELNOVO MONTI
2 822 1:28:12 CASUBOLO Giovanni UI M 1976 POL. LE COLLINE
3 860 1:28:57 CATOZZI Silvano UI M 1966 STONE TRAIL TEAM ASD
4 809 1:30:13 COLOMBARI Roberto FI M 1970 CASTELNOVO MONTI
5 827 1:36:04 MAZZALI Marco RU M 1976 RUNCARD 



Ordine d'arrivo Femminile "V15 Trail" 15 km
1 857 1:36:09 POLITO Sabrina FI F 1972 ATL.REGGIO
2 804 1:37:28 RUBINI Rita UI F 1991 A.S.D. SOCIETA' VICTORIA ATLETICA
3 854 1:40:27 NOTARI Beatrice FI F 1987 PARMA MARATHON
4 852 1:43:58 TURRINI Eleonora Chiara UI F 1984 ASD SAMPOLESE
5 853 1:45:11 MAGLIANI Carolaine FI F 1998 CALCESTRUZZI CORRADINI
 

Classifica Generale - 1^ V15 TRAIL



Ordine d'arrivo Maschile "Cadoniche Trail" 22 km
1 1:48:32,00 MANTOVANI Jacopo FI M U50M 1980 CSI SASSO MARCONI
2 1:57:37,00 GAZZOTTI Massimo FI M U50M 1974 ATL. CASTELNOVO MONTI
3 1:58:40,00 ZANIBONI Mario FI M U50M 1989 CSI SASSO MARCONI
4 2:04:50,00 GARDINI Lorenzo UI M U50M 1991 ASD G.A.S.T.
5 2:04:53,00 DALL'OLIO Christian UI M U50M 1979 ATLETICA CASTENASO A.S.D. 



Ordine d'arrivo Femminile "Cadoniche Trail" 22 km

1 2:17:25,00 BOTTI Giulia FI F U50F 1980 G.S.SELF ATL. MONTANARI GRUZZA
2 2:26:12,00 MUNARI Rossella UI F U50F 1978 ASD SAMPOLESE
3 2:30:12,00 POLTRONIERI Valeria FI F U50F 1983 CIRCOLO MINERVA ASD
4 2:30:54,00 ARAUJO DA SILVA Arlene UI F U50F 1974 ASD GRUPPO PODISTICO TANETO
5 2:31:00,00 WEDEL SOLIS Viviana UI F U50F 1981 ASD SAMPOLESE

Classifica Generale  - CADONICHE TRAIL 22 KM


 

Ordine d'arrivo Maschile "Ecomaratona del Ventasso" 43 km
1 3:38:09 PIGONI Matteo UI M S45M 1974 TEAM MUD  SNOW ASD
2 3:52:18 PIGONI Daniele FI M S35M 1983 ATLETICA VALLE DI CEMBRA
3 4:02:24 GHEDUZZI Roberto UI M JAM 1995 TEAM MUD  SNOW ASD
4 4:05:50 COSTI Claudio UI M S40M 1975 GRUPPO PODISTICO LA GUGLIA SASSUOLO ASD
5 4:06:33 BONFANTE Marco FI M JAM 1989 G.P. AVIS POL. MALAVICINA
6 4:06:48 SCIACCA MELLI Francesco UI M S35M 1983 EDEN SPORT SCSD
7 4:10:05 CHIARINI Claudio UI M S45M 1975 3T VALTARO ASD
8 4:10:37 ZANNI Loris UI M JAM 1988 AMOROTTO ASD
9 4:11:09 DONNA Daniele FI M S35M 1984 ATL. FRANCIACORTA
10 4:43:10 GASPARI Patric UI M S35M 1984 AMOROTTO ASD



Ordine d'arrivo Femminile "Ecomaratona del Ventasso" 43 km
1 4:35:23 CONTI Anna FI F S35F 1980 ATL. PARATICO
2 4:43:40 VINCO Giulia FI F JAF 1990 G.P. AVIS POL. MALAVICINA
3 5:12:59 CERETTO Sonia FI F S45F 1975 MARATONETI DEL TIGULLIO
4 5:30:45 DI VITTORIO Elena FI F S40F 1977 BERGAMO STARS ATLETICA
5 5:44:01 CAPELLONI Francesca FI F V50F 1968 MARATONETI DEL TIGULLIO 
6 5:46:14 MOTTA Silvia FI F S35F 1984 CITTADELLA 1592 PARMA
7 5:54:19 SCIACCA Alessandra UI F S45F 1970 ATLETICA LEVANTE ASD
8 5:58:55 GARGANI Sabrina FI F V50F 1968 A.S.D. ATL. MARCIATORI MUGELLO
9 6:01:38 MONTANARI Valeria UI F S45F 1973 MADONNINA PODISMO G.S. ASD

Classifica Generale - 17^ ECOMARATONA DEL VENTASSO

 

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