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Nov 12, 2018 1117volte

Ravenna fa 20 (quasi senza dirlo): quegli 'incredibili' comunicati stampa…

I campioni italiani I campioni italiani Roberto Mandelli

11 novembre - … Ma la maratona è ottima, va detto subito: una gara che ho corso per la terza volta (la prima personale fu nel 2002, quando era già la quarta edizione – fate voi i conti…); partecipazione che quest'anno non avevo programmato, poi il re dei fotografi Mandelli mi ha prospettato l’ipotesi di vederci lì, e allora non potevo dire di no. Lui ha fatto 800 mila foto, io gli avrò spedito 8000 email e whatsapp, bisognerà pur rivedersi una volta l’anno!

Dunque, due settimane dopo Venezia, eccoci in un’altra giornata dalle previsioni meteo incerte, smentite però alla grande, con temperature ideali e mai una goccia di pioggia; anzi, sole nel finale (intendo, il finale di noi “diversamente atleti” come ci chiama Lorenzini), quando si sono toccati i 20 gradi.

Logistica collaudata, d'altra parte siamo alla ventesima edizione, dove la cifra tonda non è citata salvo che dal simbolo XX sulla medaglia; solito prezioso parcheggio in estrema periferia (lo rivedremo di passaggio durante la gara), e servizio di navette frequenti e rapide, verso la zona dove è tutto concentrato: expo, distribuzione pettorali, deposito borse, toilette, partenza-arrivo. Onore al merito, le navette faranno la spola fino alle 17,30, e quasi mi vergognerò quando sarò l’unico a bordo del bus di ritorno, che non resterà ad aspettare altri clienti (ormai rarissimi) ma partirà direttamente, tanto dietro ce n’è un altro, e un terzo lo incrociamo per via.

Causa del mio ritardo era stata l’aver approfittato di un’altra delle iniziative degli organizzatori per tenere fede al nome di “Città d’arte”: l’ingresso gratuito ai musei, e segnatamente al nuovo MAR che sorge proprio di fianco al traguardo: museo non solo ricco di pregevoli  opere d’arte (tra cui l’arcinota statua di Guidarello, baciato da tutte le ragazze), ma che attualmente ospita pure una mostra sulla Grande Guerra, da Rubens a Mimmo Palladino e a quel gran furbacchione di Yannis Kounellis. Così, alle 16 passate, dopo aver assistito all’arrivo dell’ultimo maratoneta (un canadese arrivato intorno alle 6 h 40, festeggiatissimo sul traguardo ma ignorato dalle classifiche ufficiali), ci siamo trovati io e due maratoneti polacchi a entrare nel museo.

Torno indietro, alla partenza, così affollata che alla mia altezza (ingresso verde) non abbiamo nemmeno sentito lo sparo, e il real time ci attesta di essere passati sotto il via dopo oltre cento secondi. Purtroppo questi secondi non ci saranno restituiti dalla classifica finale, che addirittura ignora, non mette nemmeno tra parentesi il real time. Inutile che torni a dire cosa ne pensi: sarà la Fidal a non volere che si alterasse l’ordine d’arrivo di un campionato italiano con i dati “reali”? Forse era meglio se tanto zelo fosse stato riservato ai controlli antidoping  o alla limitazione dei suiveurs in bicicletta con tanto di rifornimenti per i propri campioni (parlo per sentito dire, è chiaro che i campioni li ho visti solo al riscaldamento dentro i recinti).

Percorso in parte rinnovato rispetto all’ultima edizione cui avevo presenziato nel 2015: dopo il solito ghirigoro fra tutti i monumenti del centro storico, si esce dalla città una prima volta in direzione di S. Apollinare in Classe, poi ci si rientra per dirigersi di nuovo verso il mare, a Punta Marina (km 27-29), ivi invertendo crudelmente la direzione senza vedere il mare che sta a poche centinaia di metri, mentre ci faranno rivedere il Mausoleo  di Teodorico (solo due volte, contro le tre del 2015), dotato di quel chilometro e mezzo di ghiaino e salitella finale, un po’ massacranti, al km 40,5.

Com’è come non è, nel punto più lontano del parco di Teodorico (km 39,8) è stato collocato un tappetino chip: Lorenzini nel 2016 aveva segnalato che quella era una zona per tagliatori, l’hanno ascoltato: come vedete, non tutti i giornalisti sanno essere soltanto sciacalli e p*. (Non tutti, ma buona parte, dissero di Napoleone).

Organizzazione all’altezza dell’evento: ristori ben forniti, semmai con tè e cosiddetti sali alquanto annacquati nella seconda parte; tracciato ottimamente segnalato e perfettamente chiuso al traffico; presenza di  varie orchestrine o solisti sul percorso (buona l’esecuzione di “Ho in mente te” e di “Satisfaction” che mi è capitato di ascoltare; meno buona quella di “Come together” nella zona forse più triste del tracciato, fra la stazione e il porto-canale; singolare lo schiocco delle fruste al km 24/32). Insolito il calore del pubblico: nelle maratone italiane di città medio-piccole non capita spesso. Addirittura sovradimensionati i pacemaker: tre per ogni gruppo, e in genere due gruppi ad ogni scadenza oraria (per esempio due per tre alle 3h15, idem alle 4h15 ecc.): col risultato che i tre pacers delle 4.45 che vedo arrivare, capeggiati di un sosia di Totò al giro d'Italia nelle vesti di Fausto Coppi, sono solo loro, con zero atleti al seguito.

Quanto ai risultati tecnici, alla validità di quelli assoluti (vabbè, il percorso era abbastanza piatto, il Gps esagera dandomi un dislivello complessivo di 85 metri) va contrapposta la povertà dei tempi registrati dagli italiani: ormai si diventa campioni nazionali con tempi da dopolavoristi, perché gli altri sono là dove il grano è più abbondante.

Qui dove il grano è così così vengono piuttosto le croate (meno del solito, stavolta): ma alzi la mano chi di noi amatori decide di partecipare a una gara solo perché ci sarà il supercampione afroasiatico. Nel 2015 fummo in 1055 a classificarci in maratona, adesso abbiamo sfiorato i 1600 sui 42 km e i 2000 sui 21 (che non erano campionato di niente, e insomma chi li ha corsi l’ha fatto per passione o al massimo per un modesto cosiddetto ‘premio in natura’).

Così è stata la ufficiosamente ventesima maratona di Ravenna, come l’ho sperimentata passo dietro passo: al termine della fatica, Mandelli mi ha fatto fare un altro migliaio di passi  sequestrandomi  e scortandomi fino alla doccia di fronte alla Cà de Ven e al pranzo offerto dall’Atletica Desio: dove si si parlava di atleti africani che non vanno sfruttati per le buste dei premi ma avviati a un lavoro dignitoso, o si commentava la debacle dell’Inter mentre Mandelli rideva sotto i baffi, e della sua Juve diceva “un po’ ruberà, un po’ sarà fortuna, ma sarà anche perché sono bravi” (parole testuali che, da non juventino, sottoscrivo).

Dopo di che, pensate quello che volete dei comunicati ufficiali, tanto iperbolici da risultare ridicoli: nei due testi inviati subito dopo la gara, ricorre sette volte l’aggettivo “incredibile”, come neanche Sandro Piccinini saprebbe fare: adesione davvero incredibile da parte di runner provenienti da tutto il mondo; in campo maschile epilogo incredibile; un weekend incredibile; l’incredibile afflusso del pubblico all’interno dell’Expò; un numero incredibile che testimonia ancora una volta la crescita esponenziale; è stata soprattutto un’incredibile festa; una diretta che ha raggiunto un altro numero incredibile, quello delle 40.458 visualizzazioni.

Se tutto è incredibile, signor addetto stampa, come può pretendere che le crediamo? Dal mio piccolo di podista scarso, una cosa di quelle che ha raccontato proprio non riesco a crederla: le due vittorie olimpiche dell’ex direttore di “Correre” e di “Runners World” adombrate nella frase “Marco Marchei, giornalista sportivo ed ex azzurro olimpionico a Mosca nel 1980 e Los Angeles nel 1984”. Fino a prova contraria, olimpionici azzurri sono Bordin e Baldini, gli altri hanno partecipato e basta…

E poi, che noia, con tutti i soliti spropositi pubblicitari che sembrano dar ragione alle opinioni fresche di taluni leader politici: meraviglioso percorso romagnolo (dai, lo stradone per Punta Marina non è tanto meraviglioso!); lungo momento da pelle d’oca; un’autentica marea umana si è riversata sulle strade della città per un’autentica e coinvolgente festa; aveva fatto gridare di entusiasmo; il capoluogo bizantino riempirsi di calore e colore per un'edizione da record; un evento cresciuto in maniera esponenziale e repentina...

Organizzatori ravennati, siete bravi, siete professionali: cercate di esserlo anche in quello che scrivete.

 

Classifica della maratona:

http://www.podisti.net/index.php/classifiche/6645-maratona-di-ravenna-citta-d-arte-2018-campionato-italiano-assoluto-di-maratona.html?date=2018-11-11-00-00

 

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Roberto Mandelli

2 commenti

  • Link al commento Martedì, 13 Novembre 2018 15:33 inviato da daniela

    Diciamo che poi non sono stati così incredibili: entrare in griglia è stata quasi un'impresa anche grazie a chi correva la family run che, anziché accodarsi ha iniziato a scavalcare le transenne. Farli partire mezz'ora dopo no?
    E poi se hai x iscritti fai in modo di avere x medaglie, io ho corso la mezza maratona e son tornata a casa con la medaglia della maratona, quando mi sono accorta dell'errore mi hanno detto che le medaglie piccole erano finite. Per carità non mi lamento ma un po' meno di approssimazione sarebbe stata apprezzata.

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  • Link al commento Martedì, 13 Novembre 2018 08:43 inviato da Valentina

    Beh, almeno adesso i comunicati li fanno. Quando la corsi io, neanche una parola. Non che allora si dovessero esaltare chissà quali prestazioni, ma non mi sarebbe dispiaciuto leggere due righe nelle quali fosse citato il mio secondo posto...

    Rapporto

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