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Apr 01, 2019 1139volte

Vinci (FI)-Collodi (PT), Eco-ultramaratona “Una corsa geniale”

Che  peccato abbandonare la stupenda Vinci... Che peccato abbandonare la stupenda Vinci... Fabio Marri

31 marzo - Coraggiosa l’iniziativa dell’ASD Montecatini  Marathon, di programmare una ultramaratona nella domenica in cui erano già previste tre maratone di una certa tradizione, e all’indomani di un’altra ultramaratona trail svoltasi a poche decine di km (a Firenze, stessa provincia di Vinci). Anzi, forse era eccessivo l’ottimismo degli organizzatori, che annunciavano di chiudere le iscrizioni al raggiungimento dei 500 per questa gara e di altri 500 per la 27 km competitiva “Vitruvian Run” da Vinci a Montecatini: alla fine, gli arrivati sono 157 (di cui 30 donne) per la gara lunga e 75 per la ‘corta’; diciamo pure, e senza alcuna irrisione, la metà della metà.

La gara era presentata da filmati alquanto suggestivi, sebbene la realtà sia stata un po’ diversa: né la partenza si è svolta dalla casa natale di Leonardo (ma, più saggiamente, dal centro di Vinci, borgo comunque bellissimo come tanti in Toscana); né le fontanelle delle decadutissime Terme della Salute di Montecatini zampillavano acqua, né  l’arrivo al parco di Pinocchio a Collodi prevedeva il passaggio da luoghi come la balena o pescecane di Geppetto. Anzi, ho avuto l’impressione che noi podisti fossimo quasi tollerati, confinati in una riserva indiana di 50x50 vicino a un ingresso secondario. E lasciamo stare altre bellezze paesaggistiche dei dintorni (il Padule di Fucecchio? San Baronto??), che non abbiamo nemmeno sfiorato. San Baronto mi avrebbe incuriosito, perché secondo una diceria toscana medievale lì abitano i più brutti della regione.

In ogni caso, elogiamo la buona volontà, sebbene i partecipanti venissero quasi esclusivamente dalla Toscana più vicina, e dunque le decantate bellezze o i pregi del percorso non abbiano troppo convinto gli ‘esterni’ (a parte un gruppetto, neppure troppo nutrito, di supermaratoneti capitanati dalla coppia reale Paolo Gino-Laura Failli). Altre cose promesse non corrispondevano alla realtà: ad esempio le docce all’arrivo (ne ho chiesto notizia, ricevendo come risposta da un’addetta, che ‘il bagno’ più vicino era nel torrente Pescia, comunque a 4 km), o il pasta party (che si è scoperto essere collocato a Montecatini, cioè riservato a chi aveva corso i 27 km). Invece sono stati rispettati i bus navetta sia per l’andata sia per il ritorno, e certamente questo è un impegno economico da riconoscere.

Rimangono poi una felpa (unica componente del pacco-gara, a un prezzo minimo di 40 euro, massimo di 60 il giorno della gara: curiosamente, essendo una gara targata Uisp, chi aveva altro tesseramento, Fidal compreso, pagava due euro in più); una bella medaglia che raffigura su un lato Leonardo e sull’altro Pinocchio, dei ristori ricchissimi (perfino pane e prosciutto!) e abbastanza puntuali come collocazione, e un ristoro finale che ai consueti ingredienti aggiungeva il risotto freddo e una gran quantità di torte (ma verso le 7 ore, ancora con qualche decina di concorrenti in arrivo, ho visto smobilitare il tutto).

Dopo il ristoro ci toccavano altri 400 metri per raggiungere le nostre borse dei ricambi (in teoria erano annunciati anche dei massaggi, spariti già allo scoccare delle 6 ore: e come ci si può far massaggiare ancora sporchi e grondanti?), e poi mettersi alla ricerca almeno di un rubinetto dove dar giù a un po’ di sudore e polvere. Anche qui, gli addetti all’arrivo ignoravano l’ubicazione dei bagni interni al parco: cercando in giro, li ho trovati vicino alla statua in bronzo di Pinocchio e della fatina. Toilette, lavandini e niente più: d’altra parte, cosa si può pretendere in un parco non pensato per il podismo, che ci accoglie quasi come portoghesi che non pagano il biglietto d’ingresso?

Resta il percorso, decantato come indimenticabile: l’incantesimo forse è durato per la prima dozzina di km, cioè dalla partenza nella stupenda Vinci, ai tratti campestri tra i declivi della prima parte. Poi è cominciato l’asfalto, su stradine tutto sommato gradevoli con brevi interruzioni campestri (in piano: le colline senesi sono ben altro), finché non si è arrivati, dopo Lamporecchio (celebre per il famoso Masetto di una delle novelle più hard di Boccaccio), alla Monsummano di Giusti e Ferdinando Martini (il primo editore di “Pinocchio”), al caos di Montecatini (salvo il km percorso all’interno del parco della Salute, peraltro mal misurato perché risultava 1,300 effettivi), agli assurdi ghirigori di Borgo a Buggiano, in un crescendo di traffico (solo gli incroci erano controllati, ma noi convivevamo con auto nei due sensi) che ci faceva chiedere chi mai avesse dato la patente “Eco” a una corsa del genere.

Finalmente, dopo il km 36 circa, eravamo instradati fuori dal traffico, lungo canali e torrenti (principalmente, il Pescia su cui abbiamo corso almeno 2 km, pochissimo segnalati). Molto numerosi gli addetti, e apprezzo l’impegno organizzativo nel presidiare un percorso in linea; fatalmente, in molti incroci o bivii dove non c’era nessuno, ci toccava di capire quali fossero le nostre frecce (perché ce n’erano altre sull’asfalto, ma relative ad altre corse: ho notizia di qualche ‘smarrimento’).  Lungo il Pescia a un certo punto c’era un trivio senza segnalazioni: ho optato per salire lungo il marciapiede, e subito dopo ho visto un podista che veniva in senso inverso a me; ma il provvidenziale cartello del km 40 ci ha messi d’accordo.

Dopo l’attraversamento di Pescia è cominciato il tratto più bello, e finalmente segnato si può dire metro per metro, la “via della fiaba”, quasi 4 km lastricati e soprattutto in forte salita (non so quanti siano riusciti a correrli), che portava il totale dei metri di dislivello a sfiorare quota 500; e alla fine con una rapida discesa guidava verso il parco di Collodi. Ho notizia di almeno una caduta, con frattura e spedalizzazione (memore di mie analoghe esperienze, ho percorso questo tratto fra i 9:40 e gli 11:40 /km).

Classifiche curate dai chip di Icron / Cronorun: mancava un rilevamento alla partenza (dunque chi voleva partire in anticipo non ha avuto problemi, e in classifica ce n’è); primo rilevamento al km 27 di Montecatini, poi solo quello del traguardo.

La gara lunga (intorno ai 44,5 effettivi) è stata vinta da Luca Picchi appena sotto le 3.21, sette minuti e mezzo davanti a Federico Spitaletto; Matteo Innocenti, che al rilevamento intermedio era secondo, ha avuto un crollo e si è classificato terzo, dieci minuti dopo il secondo, e quattro minuti davanti al terzetto degli inseguitori, tra cui i primi due over 50, Alberto Cappello e Marzio Doni.

In nona e decima posizione sono arrivate le prime due donne, Sonia Ceretto (3.51:52) poi Marta Doko, a tre minuti. Terza risulta Shannon Johnstone, che a differenza delle prime due ha beneficiato, almeno nella seconda parte, di un cavalier servente giunto con lo stesso tempo (al km 27 la precedeva di 11 secondi).

I 27 km sono stati vinti da Daniele D’Andrea, trentottenne di Montecatini, in 1.46:50, e da M. Cristina Guzzi (quarantonovenne dell’Atletica S. Marco) in 2.05:16.

La gara era stata ideata all’interno delle celebrazioni per i 500 anni da Leonardo, ma si progetta di riproporla l’anno prossimo, però in senso inverso, evitando il tratto orribile intorno a Montecatini (che però è la sede della società organizzatrice!) e offrendo docce e accoglienza decente a Vinci. Una prova d’appello non si nega a nessuno.

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