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Giu 26, 2019 294volte

Ganaceto (MO) – 19^ Spumpeda

Ritrovo all'ombra (si fa per dire) della Pieve Ritrovo all'ombra (si fa per dire) della Pieve Roberto Mandelli

25 giugno – Premetto che il numero 19 nasce da un mio calcolo personale, ma non è precisato dal volantino, e qualcuno ha memoria di una corsa podistica che si faceva in loco trenta e più anni fa, dove i chilometri erano segnati da spiritose vignette dialettali create da una signora appassionata.

La data sembra essersi stabilizzata ormai verso la fine di giugno, quando si va esaurendo il diluvio di non competitive pomeridiane che hanno caratterizzato le prime tre settimane del mese (infatti , weekend escluso, tra Modena e Reggio si correrà una sola altra volta, venerdì prossimo a Cibeno in una gara appena nata, mentre una “camminata popolare” indetta dal Partitone è stata annullata).

Eppure c’è ancora fame di podismo, tant’è vero che la strada Modena-Carpi (che a metà attraversa Ganaceto, come ricorderanno i reduci dalla infelice maratona d’Italia) in prossimità della partenza della corsa diventa un budello dove si gira a passo d’uomo (anche per uno di quegli stupidi semafori di cui si ammantano i paeselli per darsi importanza):  tanti sono i podisti che arrivano e che poi, in buon numero, si fermano nello stand gastronomico.

Da due anni, al tradizionale percorso semicampestre da 7 km (ora divenuto “percorso medio”) se ne è aggiunto uno in direzione opposta, verso nord-ovest, di 10,5 km,  che dopo 4 km arriva alla località dal divertente nome di Saliceto Buzzalino (dove nelle estati ormai antiche si correva una podistica, a iscrizione gratuita e premiata con un sacchetto di mele), sfiora Campogalliano poi sottopassa l’Alta velocità (che per l’occasione devia dalla linea retta Bologna-Modena-Reggio per salvare la sede del festival dell’Unità).

Qui noi podisti, già alquanto spumpèe dopo ben 6,4 km corsi con una temperatura di 34 gradi e il sole ancora sopra l’orizzonte, troviamo finalmente l’unico ristoro, tè fresco e acqua tiepida. Seguono 400 metri erbosi, un po’ d’asfalto lungo il quale si incontra quella che sembra una stalla e invece è un rimessaggio di motoscafi, poi un km di stradaccia non asfaltata, cosparsa di buche malamente stompate da pietrisco e ceramiche, per tornare sull’asfalto a un km dalla bella chiesa romanica, sotto cui si chiude la gara.

Tradizionale il chilo di farina offerto come premio per tutti, e il ristoro finale con pezzi di angurie e meloni. Per chi vuole restare a cena senza appestare il vicinato, ci sono perfino le docce, evento rarissimo in questo tipo di gare. Mi accontento di tornare a casa con 15 pezzi di gnocco fritto da consumare, ancora caldi, a cena. Sull’argine del Secchia sono ancora schierati i sacchetti di sabbia messi qui un mese o un’era geologica fa, nella previsione di alluvioni.

Come detto, modenesi e confinanti si ritroveranno a Cibeno, periferia di Carpi e luogo di partenza delle primissime maratone d’Italia, venerdì prossimo: proprio il giorno in cui la diocesi di Carpi sarà commissariata dopo le dimissioni del vescovo, sgradito a papa Francesco e coinvolto in intercettazioni di Vatileaks ampiamente diffuse dall’ “Espresso”, con ripercussioni anche sull’amministrazione comunale che ha appena riconquistato, col fiatone dopo ballottaggio, il potere detenuto da 70 anni e oggi mai così fragile. Il Carpi calcio è appena retrocesso e si sta disfacendo come società; maratona di Carpi non pervenuta (al pari dei rimborsi per gli iscritti), come il giro a tappe di Barbolini e l’altro giro a tappe notturno delle frazioni. Per trovare qualcosa di buono bisogna andare a Correggio, non solo per la Rosa Alfieri e per le “tre sere” di metà luglio, ma anche per Milena Bertolini cui tra poco qualcuno offrirà una panchina nel calcio professionistico maschile.

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