Direttore: Fabio Marri

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Fabio Marri

Fabio Marri

Probabilmente uno dei podisti più anziani d'Italia, avendo partecipato alle prime corse su strada nel 1972 (a ventun anni). Dal 1990 ha scoperto le maratone, ultimandone circa 280; dal 1999 le ultramaratone e i trail; dal 2006 gli Ultratrail. Pur col massimo rispetto per (quasi) tutte le maratone e ultra del Bel Paese, e pur tenendo conto dell'inclinazione italica per New York (dove è stato cinque volte), continua a pensare che il meglio delle maratone al mondo stia tra Svizzera (Davos e Interlaken; Biel/Bienne quanto alle 100 km) e Germania (Berlino, Amburgo). Nella vita pubblica insegna italiano all'università, nella vita privata ha moglie, due figli e tre nipoti (cifra che potrebbe ancora crescere). Ha scritto una decina di libri (generalmente noiosi) e qualche centinaio di saggi scientifici; tesserato per l'Ordine giornalisti dal 1980. Nel 1999 fondò Podisti.net con due amici podisti (presto divenuti tre); dopo un decennio da 'migrante' è tornato a vedere come i suoi tre amici, rimasti imperterriti sulla tolda, hanno saputo ingrandire una creatura che è più loro, quanto a meriti, che sua. 

29 dicembre - La frase nel titolo è desunta dal biglietto personalizzato, scritto a mano per ognuno dei 205 iscritti (vedi immagine 47 del nostro servizio fotografico), da “Mauro e le truppen”: vale a dire Mauro Firmani, classe 1957, ex assistente di volo Alitalia, maratoneta con record di 3.08 a Venezia 2004, ultramaratoneta che ha già partecipato, oltre che al Passatore (record 10h10), cinque volte alla massacrante 100 miglia del Muro di Berlino (miglior tempo 21h51), e che il 28 dicembre 2014, per festeggiare le sue 150 maratone, ebbe l’idea di allestire una maratona nella pineta di Castelfusano, vicino a casa sua, ristretta a 150 partecipanti e con premi da assegnare mediante una tombolata finale su cartelle abbinate ai pettorali. Curiosamente, la data ricalcava esattamente quella del 28-12-2003 in cui si era svolta una maratona di Ostia rapidamente estinta (non faccio per vantarmi, io c’ero, e penso ci fosse anche Firmani).

Toccato almeno due volte dal destino sotto forma di incidenti gravi (gliene capitò uno in moto nel 2004, con gravi danni alle gambe mentre gli mancavano due maratone per concludere la sestina dei “Nobili”: ottenne il permesso dalle maratone di Milano e di Reggio di correre in carrozzella!), operato ancora alla schiena nel 2016, ha scoperto la solidarietà: per la centesima maratona regalò 25 chili di caramelle ai bambini, nel 2008 accompagnò un podista inglese con due protesi al posto delle gambe a concludere la maratona di Roma, nella primavera scorsa ha aiutato Eleonora Rachele Corradini a finire la sua prima Nove Colli; da anni coordina i pacer in numerose maratone, specie del Centro Italia.

Anche la Maratombola si risolve sempre in un bonifico a favore di chi ha più bisogno; ma la beneficenza, spesso addotta come scusa da organizzatori disastrosi, qui non esime dalla perfezione organizzativa, che si manifesta fin dall’arrivo dei podisti a Roma. È difficile trovare libero il cellulare di Firmani, perché sta sempre a dare indicazioni stradali o dei mezzi pubblici, e soprattutto è sempre in giro con la sua “Stilo” (leggermente giù di vernice, e con sospensioni alquanto provate dalle buche di Roma) a prelevare maratoneti alle stazioni del metrò, o portarli agli alberghi o ai ristoranti o al luogo di partenza. In questo, coadiuvato dalla moglie, la bella francofortese Cornelia, che lo assiste anche nella confezione dei pacchi e nella Erfüllung a mano delle cartelle della tombola, oltre che (immagino) anche nel reperimento dei premi (fissi o a sorteggio), che toccheranno a tutti i partecipanti.

Il tutto, sia detto, per costi di iscrizione che stanno sui 25/30 euro ancora a poche settimane dallo svolgimento; e con benevoli strappi al numero chiuso, che per non saper dire di no ad amici o curiosi arriva ben sopra la cifra prefissata di 150. Il pomeriggio della vigilia si stava a quota 205 (con tante scuse da parte delle due supermiss, Luisa Betti ed Eleonora Corradini, impossibilitate a venire ma che ci salutano e benedicono; Eleonora manda in ogni caso il papà Fabio, che finirà 36°). Qualcuno si è aggiunto pochi minuti prima della partenza, gli arrivati sono comunque 175: questo – mi assicurano – senza spendere un euro di pubblicità, perché il passaparola dei podisti è sufficiente.

“Festa” sì (anche il venerdì sera, con trasporto a un più che dignitoso ristorante della zona dove si mangia e beve per 18 euro: foto 30), ma non pagliacciata, sebbene il nume tutelare siano le “Sturmtruppen”. La gara è organizzata coi crismi regolamentari, tesseramento (basta un Eps, viva!), certificati sanitari, chip, percorso ottimamente misurato di 5275 metri in pineta, più o meno una quindicina di metri di dislivello a giro, mezzo asfaltato e mezzo a fondo naturale (dunque zero problemi di traffico; e perfino le abituali frequentatrici a pagamento di quella pineta, il sabato mattina non si fanno vedere, con disappunto di chi avrebbe voluto vederle come tifose – l’intendance suivra – come era nella vecchia maratona di Ostia).

Grosso modo il percorso consta di un doppio rettangolo unito per uno dei vertici: si passa in zona traguardo due volte per ciascuno degli otto giri, senza mai intersecarsi perché le corsie sono rigorosamente distinte e hanno persino due ristori separati sebbene distanti cinque metri uno dall’altro (foto 31 e 32); meravigliosa la ‘segnatura’ del tracciato, intendo l’evidenziazione con gesso bianco di tutte le buche, radici, avvallamenti, sassi o qualunque cosa possa costituire pericolo; non mancano i cartelli “Achtung minen!” per i punti più problematici. Da notare che Mauro e il suo staff (Beppe Bizzarri, da quanti secoli non ci vedevamo?) lavorano di persona ancora il giorno prima, e dalle 5 del mattino della gara, per l’ennesima ripulitura da rami o altro; tra essi c’è anche “Ronaldinho” alias “Gullit”, olandese del Suriname, al secolo Haroldino Abauna (foto 9), che il sabato corre e riesce persino a cadere sui sassi che aveva appena marcato (ma l’equipe medica staziona vigile e ne ha per tutti: mi faccio promettere che, in caso di frattura a un braccio, loro mi bendino lasciandomi però proseguire fino al traguardo).

Eccoci al mattino della gara, sereno ma decisamente fresco (5-7 gradi), specie nelle prime ore quando il sole non perfora le chiome dei pini. Parcheggio custodito a 200 metri, ma qualcuno sosta anche a ridosso della partenza. L’impegno più arduo è spillarci il pettorale non con spingole franzese ma con gli appositi bottoncini (quelli che la mia povera mamma chiamava “automatici”): Ronaldinho-Gullit è a disposizione con la macchinetta  per fare il buco giusto nei rettangoli numerati e portatori di chip.

Si parte con l’impegno di essere al traguardo cinque ore dopo, quando prenderà il via la distribuzione dei premi mediante tombola: ma per chi non fosse arrivato e non avesse familiari al seguito, qualcuno dell’organizzazione si prenderà carico di posare i simbolici fagioli di plastica sulla sua cartella. Numerose le occasioni di doppiaggi e soprattutto di “cinque” dati dall’uno e dall’altro lato della corsia, negli almeno 500 metri a giro nei quali facciamo il cosiddetto “biscotto”.

I primi tre maschi (Giuseppe Minici, Marco Indelicato e Marco D’Innocenti, vincitore l’anno scorso: foto 37 e 38) fanno gara a sé chiudendo tra le 2.53:55 e le 2:58:26; il quarto sta a venti minuti, il sottoscritto a… due giri e tre quarti.

La prima donna, Oriana Quattrocchi, chiude 11° assoluta in 3.28:26; a 13 minuti Silvia Vinci, a quasi 17 la terza, Unice Murillo Perez, che precede di non molto la carpigiana Silvia Torricelli, figlia d’arte (papà Werther le renderà 7 minuti, e io renderò un buon giro a entrambi). Settima donna (sulle 4.10) è Ilaria Pozzi, che i maratoneti e i lettori di queste pagine conoscono come colei che ha ultimato una ultramaratona due giorni prima di partorire, e che quaranta giorni dopo la nascita di Elisa si è presentata con lei sul traguardo della maratona di Reggio. A Castelfusano, lasciata Elisa ai nonni, col marito Daniele Tomasetti (foto 28-29) si presenta sul traguardo… con me, peccato però che loro finiscano mentre a me resta un giro.

Tra gli uomini, straordinaria la presenza di Angelo Diario, presidente della Commissione sport del Comune di Roma, e determinante per il nuovo corso della maratona ‘principale’: arriverà 32° assoluto e 5° M40 intorno alle 3:52 (quanti assessori o ministri dello sport ne praticano davvero qualcuno?).

Scendiamo rapidamente nella classifica per citare, fra tanti, il pugliese Francesco Cannito, famoso per i suoi abiti ‘eleganti’ in maratona e per la squalifica comminatagli da quel tal giudice Fidal barese (qui 4.19, appena avanti al nostro amico avvocato Paolo Reali: proprio colui che mi aveva convinto a venire a Castelfusano). Maddalena Lanzillotti, il cui ritratto abbiamo appena ospitato in queste pagine, chiude in 4.30, appena dietro al sassolese Lorenzo Borghi; il ligure/modenese Giorgio Saracini mi infligge di nuovo lo stesso distacco, all’incirca, che mi aveva dato a Pompei un mese fa, finendo intorno alle 4.40. E, dopo che Ronaldinho mi ha battuto in un prolungato, involontario sprint, ecco che posso gloriarmi di quelli che mi stanno dietro…: l’aviatore e ‘trombettiere’ Lorenzo Gemma, 5 ore giuste, e reciproci complimenti ad ogni incrocio; Massimo Morelli il toscano (5.14), che ogni volta vorrebbe anticipazioni su cosa scriverò nel commento; il capolista di tutti Vito Piero Ancora, che fino a un certo punto vedo affiancato al ‘vescovo di Pompei’ Massimo Faleo, il quale infine sparisce e lascia Ancora solo sulle 5.35. Un quarto d’ora prima di Francesco Capecci, ‘maratoneta sulla sabbia’, e qualcosa in più su due monumenti del podismo di ieri (Giordano Lucidi, quello del famoso scherzo a Govi), e di oggi, la “pantera rosa”, sempre bellissima, Carlotta Gavazzeni, che col suo passo elegante le finisce comunque tutte.

Ristoro finale che ai consueti generi dei ristori normali aggiunge una distribuzione fuori ordinanza di gnocco farcito e spumante, buon viatico per 1200 metri supplementari da percorrere fino al Nautic club sul mare, dove troviamo docce caldissime e un’ulteriore possibilità di relax in spiaggia (foto 46).

A trecento metri, infine, c’è il capolinea del trenino per Roma (inutile aspettare l’autobus 61, esistente solo in teoria): semmai si può fare una sosta, cinque fermate dopo, agli scavi di Ostia Antica, una specie di Pompei senza drammi.

L’ultima immagine è quella di un gatto nero, piede posteriore sinistro amputato, che sosta davanti alla porta del capostazione in attesa del cibo che sicuramente verrà. In zona-Firmani, nessuno resta deluso.

Dalle 17 di sabato 29, le agenzie di stampa hanno cominciato a diffondere la notizia, senza precisare il nome dello sfortunato protagonista, ben noto nel mondo del trail emiliano e non solo.

Ecco il primo lancio dell’Ansa:

Un runner cinquantacinquenne di Modena stava percorrendo la zona di crinale della massima elevazione reggiana insieme ad altri compagni ad una quota di duemila metri circa, quando è scivolato in un canale per circa un centinaio di metri, riportando trauma toracico, facciale e diverse escoriazioni. I compagni si sono immediatamente attivati, riuscendo a raggiungere l’amico e ad accompagnarlo al Rifugio Febbio 2000; nel frattempo è stato lanciato telefonicamente l’allarme.

Subito si sono attivate alcune squadre territoriali del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, mentre da Pavullo si è alzata in volo l’eliambulanza abilitata per recuperi sanitari in ambiente impervio. Il personale del velivolo è riuscito a sbarcare nei pressi del Rifugio, dove era stato faticosamente portato il runner dagli amici,  e immediatamente visitato. Oltre ai traumi ed alle escoriazioni, l’uomo versava in uno stato di forte ipotermia (al momento della caduta si trovava ad una quota di circa 2000m in maglietta e pantaloncini). Subito dopo esser stato stabilizzato è stato trasportato all’Ospedale Maggiore di Parma, le sue condizioni sono gravi.

 

Nelle ore successive, anche grazie alle testimonianze dei suoi compagni di escursione (legati al gruppo Mud&snow di Casona, Modena), abbiamo da un lato appreso del nome dell’infortunato, appunto Olivier Samain, dall’altro qualche notizia più rassicurante sulle sue condizioni di salute, che ci proviene direttamente dall’ospedale di Parma dove Olivier è ricoverato. Ha sicuramente un paio di vertebre fratturate, escoriazioni su tutto il corpo, e soprattutto le circa due ore passate all’addiaccio gli hanno procurato un grave abbassamento della temperatura corporea. È cosciente, e soprattutto sa del calore umano che gli arriva da tutti noi.

Olivier, di origine belga ma residente a Concordia,  dove arrivò con la famiglia vari decenni fa per le opportunità di lavoro offerte dal settore biomedicale del mirandolese, è una persona conosciuta e stimata da tutti i podisti, specialmente trailer, della regione emiliana: la sua figura, che insieme alla voce ricorda in maniera impressionante lo scomparso cantante Nino Ferrer (ricordate, quello di “Donna Rosa” e di “Agata”, maliziosa traduzione della canzone napoletana secondo cui “giocavamo a scopa insieme… ora faccio il solitario guardo il cielo e penso a te”?), era sempre presente nelle gare regionali, sia come atleta sia, spesso, come ‘ramazza’ nelle gare organizzate dai suoi compagni di squadra: ha compiuto il suo capolavoro atletico (per ora) nel settembre scorso concludendo il micidiale Tor des Géants valdostano di 330 km in 133 ore e mezzo (268° assoluto).

Chi scrive l’aveva conosciuto addirittura a metà anni Settanta, quando faceva parte (col fratello) della squadra giovanile di hockey a rotelle della Pico Mirandola; ritrovandolo poi una decina d’anni fa nelle nuove vesti di trailer. Ogni nuovo incontro era occasione per scambiarsi ricordi, impressioni, chiacchiere (avevamo tifato insieme per il Belgio agli ultimi campionati mondiali di calcio). Lo ricordo a Forno di Zoldo nel giugno scorso, quando, impegnato io il sabato nella 55 km del “Dolomiti Extreme Trail”, e Olivier nella 23 km del giorno dopo (si stava preparando per tappe successive al Tor), veniva incontro a me ed altri amici ad ogni punto di ristoro, riempiva le borracce, dava indicazioni sul percorso, e mi infuse la determinazione di continuare nonostante stessi rischiando il fuori tempo massimo (da cui poi mi svincolai con qualche problema, ritrovando infine l’abbraccio di Olivier al traguardo finale).

Quando lo vedo fuori gara  a prestare servizio, gli dico che dovrebbe essere lui a correre e noi mediocri camminatori a pulire i sentieri e bandellare e servire ai ristori. Speriamo di ritrovarlo presto sui clivi e sui colli, a commentare questa brutta avventura che certo non gli toglierà la passione per lo sport in natura.

26 dicembre - Ma quanta gente c’era? Me ne sono reso conto percorrendo coi non competitivi il primo chilometro, dal centro di S. Agata (che si presenta come città della Lamborghini: vero a metà, perché la Lamborghini era di Cento, e a S. Agata aprì solo la divisione auto da corsa, pare in sfida ai sarcasmi di Enzo Ferrari), attorno alla porta Otesia, dove per chi stava in gruppo era impossibile andare più forte dei 7 a km.

La ragione occasionale stava nell’essere Modena priva, stranamente, di una gara odierna, e dunque nel riversamento di almeno un migliaio di modenesi verso una cittadina che dista suppergiù 15 km dal capoluogo; oltre allo zoccolo duro dei bolognesi, moralmente capitanati dal venerato maestro Montaguti, dichiarato inventore della “Ciaspolata” trentina. Ma ci sono altri motivi: intanto, una gara arriva alla 52° edizione solo se veramente amata: fino a vent’anni fa il giorno di S. Stefano si correva anche una supercompetitiva a Bologna, dove è finita? E mi dicono che tra cinque giorni si svolgerà qui vicino la maratona di Calderara, con 70 iscritti…

Poi c’è la competitiva, l’unica gara esistente qui fino a 25 anni fa (quando non c'erano tante balle su certificati, tesseramenti, safety/security ecc., e tutti quanti correvano venivano automaticamente messi in classifica), competitiva che, malgrado i limiti imposti di cui sopra, attira non solo i cercatori di allori e prosciutti, o semplicemente chi vuole misurare le sue prestazioni su un percorso certo, ma anche un consistente nucleo di ragazzi pure da province circostanti.

In più, mettiamoci pure la ciliegina sulla torta, ovvero l’essere S. Agata patria del podista emiliano più sulla cresta dell’onda in questi anni, non per particolari prestazioni sportive ma per il suo spirito di aggregazione e le sue inventive, dalle Galline in fuga al Passo Capponi (guardate che gallina alla foto 98 della non competitiva: per lei ci vuol altro che capponi!), alle maratone Minors: uno che insomma trovi alla maratona autogestita di Bologna come a Chicago o a Venezia; e qui nella sua terra apre il tradizionale tavolino del km 9,5 con spumante a volontà (foto 106 e seguenti).

Confesso che da anni non corro più la competitiva ma vengo qui a “smaltire” (verbo d’obbligo in questi giorni), scegliendo dunque il percorso più lungo che ci sia: quello non competitivo, sebbene ridotto dai 13 km di una volta ai poco più che 10 di oggi, e appunto popolato da una marea compatta di podisti almeno fino al bivio per i 7 km. Compresi vari camminatori, e altri che viceversa si allenavano qui con ‘ripetute’, come quella curvilinea signorina bionda tutta fasciata  di calzamaglia nera che andava in su e giù non solo per ragioni di training ma anche per farsi ammirare (fosse solo per il training poteva scegliere luoghi più ameni della nebbiosa campagna tra Amola e Piolino dove la temperatura è rimasta fissa sugli 0 gradi).

Insomma, una S. Agata per tutti i gusti, al prezzo di 2 euro per i non competitivi, gratificati alla fine del tradizionale flacone di detersivo o di sgrassatore (foto 8). Quanto allo "smaltire", il mio cronometro dichiara che ho consumato 806 calorie. Mi sa che i due piatti di tortellini in brodo, e le quattro crescentine mangiate a pranzo abbiano pareggiato i conti.

Mentre noi caracollavamo attorno alla cittadina, nel suo interno si svolgeva il circuito competitivo, partito un quarto d’ora dopo noi: peccato, perché quando partiva un’ora dopo, anche noi miserabili lo stavamo ad ammirare applaudendo gli amici che vi si cimentavano: ben 336, di cui 58 donne (tra esse, la ‘nostra’ Valentina Gualandi, che Teida Seghedoni ci segnala nelle foto 103 e 480, scarpette azzurro pallido e ruota di scorta fissa del concittadino Andrea Pezzino): insomma, una cifra notevole di gente in gamba.
Sull’evento ha già detto tempestivamente Stefano Morselli, clicca qui.

On line le foto di Teida Seghedoni

Un assaggio...

Santagata2018


23 dicembre - San Donnino era un soldato romano, convertito al cristianesimo e martirizzato: protettore dei pellegrini e viandanti, dunque anche dei podisti, patrono di Fidenza (popolarmente “Borgo San Donnino”) e di varie altre località, tra  cui anche la “San Donnino Nizzola” tra Modena e Castelnuovo/Castelvetro: è allora giusto che presieda a una delle aree podisticamente più attive della provincia modenese (forse anche troppo, considerando che sulle stesse strade, rinchiuse nei 500 metri tra l’ex statale Vignolese e il fiume Panaro, si corrono almeno quattro manifestazioni annue organizzate dalla vicina San Damaso, in realtà Santalmès cioè “San Dalmazio”).

A San Donnino, da quarant’anni o poco meno, si celebra il “Campaz Mudnes”, gara che arrivò alla mostruosa lunghezza di 28 km e cui intervenne perfino Gianni Morandi; e, più recente, una sua versione estiva notturna di 10 km, apprezzatissima per il ristoro finale a base di gnocco fritto e angurie.

Proprio da questa gara notturna è stata ricavata, dalla nuova gestione dei Modena Runners (eretici fuoriusciti dal Coordinamento di stretta osservanza roncaratiana) l’idea e il percorso di questa San Donnino Ten, giunta alla sesta edizione: la prima senza l’ombrello protettivo del Coordinamento, che anzi ha allestito una corsa concorrente a dieci km scarsi, un po’ come ai tempi che c’era la maratona di Carpi e Roncarati faceva organizzare una maratonina lo stesso giorno (imparassero mai da Reggio, dove il giorno della maratona non c’è nient’altro!).

Era da prevedersi un raduno di pochi intimi: invece, arrivando in zona partenza a tre quarti d’ora dal via della competitiva, ho trovato tutti i parcheggi già pieni (vabbè, conosco la zona, mi sono arrangiato parcheggiando anzi più vicino di molti ‘ufficiali’). Si prevedevano 250 partecipanti, sono stati 400 più una cinquantina di staffettisti (oltre ai non competitivi partiti un’ora prima).

Iscrizioni a 5 euro, cifra tra le più basse mai viste per una competitiva: semmai, si poteva stabilire una cifra inferiore per la non comp, dotata peraltro di pacco gara uguale (bevande, integratori, pomatine e un paio di calze da corsa). Enorme tendone riscaldato, a cento metri scarsi dalla partenza, per tutte le operazioni preparatorie.

Consegna pettorali celere e senza storie, almeno per i preiscritti (mi vengono in mente certi trail specialmente reggiani, dove anche i preiscritti devono fare la stessa fila degli iscritti e soggiacere alle pretese ignoran-burocratiche di chi distribuisce i pettorali). Chip allegato al pettorale ma da allacciare alla scarpa; impressione di percorso misurato con meticolosità, addirittura con la partenza fissata 24 metri prima del traguardo finale perché ai 5000 metri esatti mancano proprio quei metri: l’unico effetto negativo sarà che il tappetino-chip sarà solo al traguardo e non alla partenza, per cui avremo i tempi ‘sporchi’, che significa anche una quindicina di secondi dalle prime file alle ultime, in una stradella non più larga di 5-6 metri.

Chiusura al traffico quasi assoluta (ci sarà un centinaio di metri, verso Santalmès, in cui un’auto uscirà dalla sua corsia invadendo la nostra, ma sarà ributtata dagli addetti a suon di “ma che k** fai!”); percorso misurato e omologato, con segnalazioni precise, conosciutissimo ai locali e alle vecchie volpi dell’agonismo regionale, dunque senza sorprese, con lunghi rettilinei e qualche curva a 90 gradi ma senza piazzette-scorciatoia; impossibile tagliare, tutt’al più si possono ‘drizzare’ certe dolci curve.


Fabio Marri con Alessandra Fava, oggi erogatrice di tè e sorrisi

Lotto di partecipanti che assomma quasi il meglio del podismo emiliano, incluse alcune vecchie glorie (sia detto in senso elogiativo), gente con le quali corro da una vita e che rivedo con piacere e tanta nostalgia. Andiamo più piano di trent’anni fa, ma ci siamo ancora; e dove sono finiti quei tanti nostri coetanei che ci superavano ai tempi del duca Passerino?

Ecco allora spuntare, dopo i giovanotti che si disputano le borse alimentari dei premi assoluti, un Rinaldo Venturelli della Guglia di Sassuolo, che tra pochi giorni passa negli M 50, e intanto fa 54° assoluto sotto i 38 minuti, e il suo compagno Gianluca Guidetti, che di anni ne fa già 52 e gli cede solo dieci secondi. Poi Paolo Cavazzuti, classe 1965, tra i pochi formiginesi che ha avuto il permesso di disertare la gara del Coordinamento (bè, non siamo ancora al  livello di Bologna, dove chi non va alle gare ufficiali subirà sanzioni), uno dei primi vincitori ‘morali’ di un trofeo Podisti.Net quasi vent’anni fa, che fa 39:37 battendo in volata Stefano Baraldini, classe 1962 e una bacheca di trofei da non dire.

Poco sotto i 41 minuti arriva Cecilia Tirelli, classe 80, nata da queste parti anche se ormai residente altrove da molti anni, i cui inizi podistici nella società “Mati” (Marri-Tirelli, per l’esattezza) mi capitò di seguire quando aveva meno di dieci anni e già vinceva tra le bambine; oggi, mezzo minuto dopo di lei, Patrizia Martinelli, splendida longilinea del 1964 (prima di categoria) che ha appena scritto il suo nome nell’albo d’oro delle maratone (come, del resto, anche Cecilia). Un po’ indietro Erica Guigli, frignanese del ’76, altra ex-bambina che ha riempito le cronache e adesso, soprattutto, si diverte.

Poi, finalmente, è il turno di noi pedoni, preceduti da Alessio Guidi come al solito capitano di una folta schiera di “Capponi”, che vince allo sprint sul prof Leandro Gualandri da San Donnino di Liguria (che ha lo stesso santo patrono ma non è in Liguria), papà e oggi nonno di una schiera di podisti (almeno quindici, e non esagero). E in 45 minuti arriva Antonella Benatti, reggiolese del ’68, tante volte vincitrice alle Tre Sere di Carpi, e che su Podisti.Net (prima serie) dava istruzioni su come correre in gravidanza, fino al nono mese… Non molto dietro le sta Carmen Pigoni, del ’63, cognome illustre e onorato oggi dal primo posto di categoria F 55; un paio di minuti e arriva pure Annamaria Venturelli, del ’64 e con tante coppe che le ingombreranno il solaio.

Un po’ per volta arriviamo anche noi; non può mancare Massimo Bedini, che si iscrive sempre alle competitive anche se sa che la sua massima aspirazione è non arrivare ultimo: ce la fa in 1.02, superando un altro vecchio amico che viene da più lontano, Renato Sacco della banda parmense del Fanfo di Torrile.

Ma gli arrivi sono completati da Lella Battilani, marciatrice della staffetta “I Cenci” aperta dal marito Maurizio “Micio”; e da papà Michele e figlia Dalila, provenienti da Potenza. Chi l’ha detto che per fare una competitiva bisogna essere supermen, sennò meglio che tu vada alle corse di quartiere?

https://youtu.be/nXGqF_-J96U

 

Domenica, 16 Dicembre 2018 18:23

Garda Marathon: tutti inghiottiti dal lago?

Molti ricorderanno le vicende che, senza colpe degli organizzatori (salvo forse qualche difetto di comunicazione finale), avevano bersagliato la Maratona del Lago di Garda, inizialmente programmata per il 21 ottobre e poi disputata su percorso ridotto causa maltempo il 28 ottobre.
Ne avevamo scritto esaurientemente anche noi: 
La Lake Garda Marathon sommersa dall'acqua e dalle polemiche, proseguirà?
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto, dalla nostra lettrice Anna Maria Rizzi, questa segnalazione:

Non so a chi rivolgermi. Mi sono iscritta alla maratona del lago di Garda che doveva essere fatta il 21 ottobre 2018.
E’ stata spostata al 28 ottobre e l’organizzazione aveva promesso il rimborso delle quote per chi non fosse riuscito a partecipare con la nuova data.
A tutt’oggi non ho ricevuto nessun rimborso (per l’esattezza, di due quote, RIZZI e PIAZZA); ma non solo: scrivo mail quasi ogni giorno e non ricevo nessuna risposta; ho telefonato e nessuno ha risposto.

Abbiamo provato a rivolgerci anche noi agli indirizzi che conosciamo, della maratona e del suo presidente Stefano Chelodi. Per ora, silenzio.

Pubblicando questo pezzo, intendiamo anzitutto sapere se ci sono altri casi del genere di rimborsi dovuti e non effettuati, poi naturalmente lasciare lo spazio per la replica agli interessati. Se davvero sono “interessati”.

Di Carpi ne basta una sola, no?

Domani, domenica 16, prende il via la “prima” maratona di Catania, insignita dalla Fidal della Bronze Label. Basterà un vialone rettilineo di 10,5 km (anzi, se capiamo bene, da 5,250) per contenere tutti gli 814 iscritti, dei quali però solo184 prenderanno parte alla maratona (cioè in su e in giù per 4 volte) e  414 alla mezza maratona, secondo i comunicati ufficiali. I quali aggiungono che la grande maggioranza dei corridori è siciliana, e la società con più atleti al via è l’Atletica Sicilia che organizza l’evento, con 61 iscritti, seguita da Floridia Running (28), Podistica Messina (27), Atletica Augusta Club (24) e Pietro Guarino Rosolini (20).  Ma è previsto pure qualche bolognese, milanese e veneziano, oltre a un contingente di polacchi e altri da una decina di stati esteri.

Certo il percorso non attira granché, e dall’ultimo comunicato abbiamo notizie di qualcuno che ne abbia lamentato lo squallore (come se non bastasse: poche settimane dopo che il rapporto Ecosistema urbano di Legambiente, incentrato  sui settori di aria, acqua, rifiuti, trasporti, ambiente ed energia, ha collocato Catania al 104° e ultimo posto in Italia, con un peggioramento rispetto al 100° posto dell’anno passato). Recita infatti un comunicato di questa mattina:

 In merito a notizie apparse stamane su alcuni media, riguardo la scelta del percorso della Maratona di Catania, colpa a loro dire dell’Amministrazione comunale, l’organizzazione dell’Atletica Sicilia, pur non volendo strumentalizzare la notizia ad un giorno dalla manifestazione, precisa che l’idea è nata dal volere di riportare la maratona a Catania, avviando un progetto pronto a coniugare l’aspetto sportivo  con il minimo impatto  sulla città; questo perché mesi addietro non si era a conoscenza della effettiva ricaduta che l’evento avrebbe avuto. Adesso, numeri alla mano, ci dicono che si è pronti per proseguire nel progetto.  Ovviamente, l’idea di “andare” sul lungomare Kennedy è stata dettata dal fatto che la cosa avrebbe ridotto i costi, riguardo l’allestimento di tutta la parte del percorso stesso e al contempo avrebbe ridotto l’impatto sulla città in termini di traffico. La location sul litorale della Plaia  mira a destagionalizzare l’intera zona, dando la possibilità agli albergatori di avere un buon numero di richieste anche in un periodo diverso da quello estivo e quindi di piena affluenza. Non ultima la possibilità di offrire agli atleti, sempre alla ricerca di buone performance, un percorso piatto e di conseguenza veloce, che ben si presta a ottimi risultati cronometrici.  L’organizzazione non ha dunque lasciato nulla al caso e ha lavorato di pari passo con l’Amministrazione comunale, sempre disponibile sin dall’inizio, fino ad arrivare agli ultimi giorni con gli interventi di pulizia straordinaria effettuati proprio sul viale Kennedy. Proprio per questo ci auguriamo che dopo il 16 dicembre la stessa Amministrazione comunale sia pronta per “parlare” del 2019, per una maratona che non è abbandonata ma che è la maratona della città.

Insomma, a denti stretti si ammette che utilizzare uno spazio ristretto facilita la gestione (certo, bastano un ristoro alla partenza/arrivo/giro di boa, e uno a metà, e tutto è fatto). Curioso l’avvertimento degli organizzatori: Per la maratona saranno predisposti dei ristori a loro dedicati con frutta, biscotti secchi, frutta secca. Attenzione: I ristori per i maratoneti saranno opportunamente segnalati e non potranno essere utilizzati da coloro che partecipano alla Mezza Maratona e 10,5km, in caso contrario saranno previsti provvedimenti come da regolamento.
Cosa prevede il regolamento per chi attinge a un ristoro senza il pettorale apposito per quella gara??

Né, col percorso quasi in pista, si rompono le scatole al traffico, che nel resto della città proseguirà come sempre, con “minimo impatto”. Che poi mettere un percorso su una certa strada faciliti l’occupazione alberghiera di quella zona ‘balneare’ lo si vedrà coi fatti.

Quanto poi alla denominazione di “prima” maratona di Catania, siamo come al solito al numero 1 della seconda, terza o N serie, dal momento che in questa città (senza considerare le maratone che si dirigono verso l’Etna) il 4 novembre 1966 si svolse addirittura il campionato italiano di maratona (sotto vi diamo l’ordine d’arrivo dei primi dieci, solo maschi come usava allora); e il 31 dicembre 1998 vi si corse la “98 Sicily Marathon”, conclusa da 165 atleti, su un percorso addirittura tracciato e diretto da Orlando Pizzolato con l’assistenza di Alberto Cova.

Il giro era sicuramente più ameno dell’attuale, dato che partiva e arrivava nella centrale e panoramica Villa Bellini, si spingeva fino ad Aci Trezza poi rientrava in città all’altezza della mezza maratona per concludersi con 4 giri di 5 km. Vinse il keniano Paul Yego nel tempo di 2.09:08 (che sarebbe eccellente se il percorso non fosse risultato più corto di circa 1400 metri), mentre fra le 10 donne arrivate prevalse l’ucraina Irina Skliarenko in 2.44:28.
Anche vari podisti amatori realizzarono tempi meravigliosi, salvo poi essere sospettati, non solo dei 1400 metri in meno che toccarono a tutti, ma di non aver fatto nemmeno tutti i 4 giri richiesti (infatti, in mancanza di chip e di altri strumenti più artigianali, di spunta manuale ecc., erano i giudici d’arrivo a chiedere ai podisti in transito se avessero finito o gliene mancava ancora).

Cartelli pubblicitari lungo le strade ammonivano “Non fate cassate!” (era la pubblicità di una ricotta).

Alla sera, il sindaco long-stay Enzo Bianco presiedette le feste per il nuovo anno, proclamandolo, in anteprima assoluta, quasi cinque minuti prima della mezzanotte. Il povero William Govi, che dopo aver corso era in piazza con una bottiglia di spumante e tanti bicchieri di carta per gli amici, commentò: qui è tutto più corto, dalla maratona all’anno!

Non sappiamo se l’esperienza fu ripetuta: ci basta però per dire che questa del 16 dicembre 2018 non è la prima. Speriamo almeno che sia la migliore.

 

Ecco la nostalgica classifica della maratona di Catania del 4 novembre 1966

  1. Antonio Ambu (Lilion Snia Varedo) 2.22’24”2
  2. Domenico Ascenzi (Fiamme Oro Bari) 2.27’02”
  3. Hermann Geier (Sudtiroler Bolzano) 2.28’39”2
  4. Giovanni Pizzi (Fiamme Gialle) 2.29’31”
  5. Giorgio Zanfrini (Fiamme Gialle) 2.31’29”1
  6. Francesco Amante (Lib. Catania) 2.31’31”3
  7. Paolo Accaputo (Fiamme Gialle) 2.32’19”2
  8. Umberto Laganà (G.S. Italsider Genova) 2.33’22”3
  9. Giuseppe Errico (Fiamme Oro Bari) 2.35’03”
  10. Francesco De Menego (Fiamme Gialle) 2.35’15”3

9 dicembre - Come da precetto vulgato, non si spara sulla Croce Rossa, e dunque non starò a criticare questa seconda puntata delle quattro gare di quartiere che da 41 anni coprono il calendario di dicembre per la città di Modena.

Una gara a iscrizione gratuita che alla fine regala una tavoletta di cioccolato, che manda i vigili a presidiare i due incroci con una strada di grande traffico, e per il resto instrada i podisti su piste ciclabili attorno ai due parchi principali della zona (attraversandone però solo uno, quello intitolato alla Resistenza cui si riferisce la maggior parte delle foto di Teida Seghedoni, dalle quali spuntano anche i palazzoni che sorgono a limare i confini dei parchi in omaggio al promesso ‘saldo zero’ del consumo di territorio: vedi foto 76-83, 242-290 ecc.), merita che non si infierisca sul fatto che il percorso consisteva in un misero giro di 3,800 (foto 5) da ripetere a scelta fra l’una e le tre volte (imitando con questo una criticatissima gara parrocchiale svolta pochi mesi fa nella stessa zona); che il tè offerto all’unico ristoro (foto 624-626) sapeva fortemente di cloro, e comunque all’arrivo di chi aveva fatto i tre giri partendo regolarmente, era esaurito (rimaneva l’acqua fresca, abbastanza inutile vista la temperatura prossima allo zero - vedi foto 59-61-; esaurita in fretta l’abituale dotazione di biscotti, mai vista la frutta).

Per il resto, è stato un gioioso assembramento di non competitivi (patetico il passaggio, preceduto da ben tre ciclisti con fischietti attivati, del primo, cioè di uno dei pochi che prendesse la corsa sul serio: foto 421-423), di famigliole con cane (foto 62, 225, 271, 339, 525 ecc.), più raramente con bambini (229-231), ma non di bambini che corressero per conto proprio (quelli, alle gare modenesi non sono invitati), o infine di maschiotti spelacchiati che nelle corse trovano l’unica speranza di imbarcare, mentre la rispettiva moglie li aspetta alla tenda sociale senza correre ma avendo ‘acquistato’ a zero lire un congruo pacchetto di pettorali cioè di cioccolata (foto 629-630).

È ciò che resta di quanti, 45 anni fa, su questi parchi non ancora intitolati correva con ardore giovanile  le prime campestri o partecipava con incosciente entusiasmo e senza tante visite mediche alle sgambade che cominciavano a nascere: questo tipo di podismo si è trasformato da sport a servizio sociale, specie geriatrico, alternativa al gioco delle bocce che ormai non esiste più (lungo il percorso si costeggiava almeno un bocciodromo in sfacelo allo stesso modo dell’attiguo campo da tennis e dei giochi per bimbi) o della briscola, e certamente più sana che andare in discoteca. Come potremmo dirne male?

Un po’ danneggiato dall’imminenza della maratona di Reggio questo Gran Premio ormai classico, nato sull’onda della passione per il ciclismo della famiglia Montanari, ma nel quale presto il podismo si è ritagliato uno spazio importante.

Gara “fuori coordinamento”, e dunque soggetta a subire anno dopo anno la concorrenza delle corse ufficiali low cost (oggi era stata fissata a San Damaso, dunque a una decina di km), eppure capace di richiamare, ogni anno per l’Immacolata, un centinaio e più di appassionati, dai cacciatori di prosciutti ai dilettanti purissimi, che corrono solo per il piacere di farlo.

Ne cito uno sconosciuto ai più, Massimo Bedini, classe 1960, ex arbitro di calcio, tesserato Fratellanza, 6h06 nell’ultima maratona di Ravenna, che pur sapendosi destinato agli ultimissimi posti delle classifiche si iscrive a tutte le gare competitive; e conoscendolo da anni, direi che sia anche migliorato: oggi ha superato di pochi secondi l’ora, sui 10 km del tracciato, e non è nemmeno arrivato ultimo (lo trovate nella foto 301 di Teida Seghedoni).

Dicevo che la maratona di Reggio dell’indomani ha indotto molti abituali frequentatori di questa gara, ma iscritti alla 42, a disertarla, oppure a presentarsi per camminarla in modalità non competitiva (possibilità non prevista dal regolamento, ma praticata e tollerata). C’è anche chi l’ha corsa senza pettorale, ma evidentemente se lo poteva permettere, e qui non c’erano vigili genovesi a sbatterlo fuori.

A proposito di vigili: le strade, deliziosamente immerse nella campagna a sud di Modena (guardate l’anatroccolo delle foto 29-31) erano perfettamente chiuse al traffico e sorvegliate sia da vigili sia da volontari. Si è corso su un anello di 5 km da ripetere due volte; cronometraggio e giudici di gara Uisp, senza chip ma con rilevamento manuale. La partenza è avvenuta in un paesaggio nebbioso, poi è spuntato un pallido sole a festeggiare gli arrivi: è andata di lusso, rispetto al ghiaccio che ci aveva colto in altri anni.

Ha vinto un abbonato a questo genere di gare, Omar Choukri della Panaria, in 32:10 (foto 71-76), facendo il vuoto dietro sé col lasciare a oltre due minuti il compagno di squadra Marco Rocchi, che a sua volta ha prevalso di un soffio su Emilio Mori correggese.
Più combattuta la gara femminile, che ha visto al traguardo le prime tre in meno di un minuto: l’immagine di copertina del servizio fotografico (e la foto 106) ritraggono la lotta al primo giro tra Laura Ricci (Corradini) e Daniela Ferraboschi (Panaria): ha vinto la prima in 38:03 (vedetela sorridere incantevole nella foto 239), 19 secondi davanti alla rivale; terza Gloria Venturelli (Rcm) in 38:58.

E mentre, dopo l’arrivo dei podisti e degli handbikers, andava in scena il mitico terzo tempo a suon di crescentine, vin brulé e caffè assolutamente compresi nel prezzo d’iscrizione di 5 €, toccava ai ciclisti di cimentarsi nelle competizioni di cross e di mountain bike, forse ancor più sentite (date le tradizioni della Casa) della gara a piedi.

 

Giovedì, 06 Dicembre 2018 15:34

Mandellinovecentomila. Anzi, di più

Domenica scorsa, 2 dicembre, pubblicando su Podisti.net il 966° servizio fotografico relativo al 5° Eurotrail Città di Paderno Dugnano, Roberto Mandelli ha raggiunto la cifra di 900.292 foto pubblicate sulla nostra testata. Non da oggi, la presenza di Roberto agli eventi sportivi è considerata dagli organizzatori un sigillo di qualità, e molto spesso, accanto e oltre alla rituale scaletta per riprendere un po’ più in su del pianoterra, gli vengono forniti ‘ascensori’ di maggior efficacia, come appunto la gru che domenica è servita per issarlo fino a 25 metri d’altezza.

Ridisceso a toccare l’erba o l’asfalto, Mandelli (classe 1949, ferreamente sposato, padre e nonno premuroso, nonché fratellone che si interessa pure ai santuari mariani della Lombardia) è stato ed è conteso dal popolo podistico femminile, che se lo ruba e pretende i cosiddetti selfie da mettere nei propri privatissimi album ma anche da mandare in giro per suscitare invidia nelle colleghe cui non è arrisa una simile fortuna.

Alla cifra di 900mila e rotti, dobbiamo poi aggiungere la rielaborazione ‘a comando’ di tante foto, proprie e altrui, per creare combinazioni e fotomontaggi spiritosi: un valore aggiunto ai nostri resoconti e alle nostre critiche. Da Forrest Gump a Fantozzi a tanti altri, molti sono i personaggi catapultati all’interno di maratone e ultramaratone, la cui presenza dice più di tanti commenti. Se le foto sono di Mandelli, non fermatevi al primo sguardo…

Mandellinovecentomila. Anzi, di più

2 dicembre - La maratona di Valencia “Trinidad Alfonso” si colloca sempre più tra le grandi d’Europa, sia per il numero di partecipanti (oggi ventiduemila, di cui duemila italiani, che dunque stanno trasformando questa gara nella loro New York europea), sia per i risultati tecnici ottenuti, grazie al percorso estremamente piatto e alla temperatura ideale, oggi, di 13 gradi in una giornata soleggiata.

Come apprendiamo dal comunicato della IAAF (https://www.iaaf.org/news/report/gebrselassie-valencia-marathon), dietro al vincitore Leul Gebresellassie, etiope venticinquenne affacciatosi alla ribalta della maratona quest’anno con la gara di Dubai a gennaio (2.04:02), che oggi ha trionfato in 2.04:30, altri due atleti sono scesi sotto le 2.05: il marocchino naturalizzato per il Bahrain El Hassan El Albassi (2.04:43, nuovo record asiatico) e il keniano Mattew Kipkcoech Kisorio (2.04.53). Il vincitore, aiutato fino verso il 30° km da cinque lepri, è comunque riuscito a correre la seconda metà della gara più veloce della prima (1.02 contro 1.02:30; da notare che lo stesso atleta aveva corso la mezza di Valencia nel 2017 in 59:18), e ha preso il vantaggio decisivo solo al 40° km. Tempi sotto le 2.05:30 anche per le posizioni dalla quarta alla sesta maschile: solo a Dubai si era fatto meglio.

Valencia Maraton 2018


Battuto il precedente miglior tempo ottenuto a Valencia (2.05:15), e stabilito il record cronometrico di sempre per maratone svolte in Spagna.

Grandi risultati pure nella gara femminile, dove l’etiope trentenne Ashete Dido ha corso in 2.21:14, superando al km 37 la quarantunenne keniana Lydia Cheromei (2.22:10, primato mondiale W 40), che era partita a razzo col supporto del connazionale Simon Kipngetich (e guardata a breve distanza, in bicicletta, da Miguel Indurain), e aveva passato metà gara in 1.09:32; terza l’altra etiope Tinbit Weldegebril (2.23:37). Negative split anche per la Dido: 1.10:52 / 1.10:22.

Ottava  Valeria Straneo, tornata a correre questa distanza due anni dopo la maratona olimpica di Rio, con 2.30:26. L’azzurra (1.14:26 alla mezza) ha dichiarato di aver sofferto nella seconda parte, ma di essere soddisfatta della sua prestazione.

Di contorno alla maratona si è svolta la 10 km (evento bronze della IAAF), vinta dallo svedese Jonas Leanderson (28:41)e dalla etiope Abreha Tsige (32:03), entrambi coi record della manifestazione.


Primi dieci della maratona (fonte: IAAF)

Uomini

  1. Leul Gebrselassie (ETH) 2:04:30
  2. El Hassan El Abbassi (BHR) 2:04:43
  3. Matthew Kisorio (KEN) 2:04:53
  4. Tsegaye Kebede (ETH) 2:05:20
  5. Norbert Kigen (KEN) 2:05:21
  6. El Mahjoub Dazza (MOR) 2:05:26
  7. Sammy Kitwara (KEN) 2:06:20
  8. Solomon Kirwa Yego (KEN) 2:06:24
  9. Deribe Robi (ETH) 2:07:33
  10. Benson Seurei (BHR) 2:07:37

Donne

  1. Ashete Dido (ETH) 2:21:14
  2. Lydia Cheromei (KEN) 2:22:10
  3. Tinbit Weldegebril (ETH) 2:23:37
  4. Aberu Mekuria (ETH) 2:24:35
  5. Ana Dulce Felix (POR) 2:25:22
  6. Pamela Jepkosgei (KEN) 2:39:45
  7. Stephanie Twell (GBR) 2:30:12
  8. Valeria Straneo (ITA) 2:30:26
  9. Hanna Lindholm (SWE) 2:30:35
  10. Demisei Fadisu (ETH) 2:34:21


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