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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Lunedì, 21 Ottobre 2019 16:08

Parma - 4^ Parma Marathon

20 ottobre - Quarta edizione della Parma Marathon, gara entrata a pieno diritto in quelle manifestazioni capaci di attrarre una gran moltitudine di podisti, con un’offerta di “prodotti” per tutte le preferenze e capacità atletiche.

Perché se è vero che la maratona ha registrato una lieve diminuzione (976 contro i 1113 classificati del 2018) tutte le altre distanze sono cresciute, e nemmeno di poco. A cominciare dalla 32 k, 1078 arrivati (906 nel 2018), la 10 k competitiva, da 342 a 520, infine la stessa 10 k in versione non competitiva, da 903 a 1323. Sono numeri importanti, in un momento non facile del settore delle gare su strada.

Anche la qualità partecipativa non è niente male: nella maratona vince l’evergreen Marco Ferrari (Atletica Paratico), che a 44 anni si prende la soddisfazione di correre in 2:25:13, lasciando l’amico Marco Menegardi (Bergamo Stars Atletica) ben distante (2:37:38). Completa il podio Gabriele Carta (Atletica Monteponi, 2:46:42).

Anche nella gara femminile vince una non più giovanissima (classe 1972) ma sempre forte Federica Moroni (Golden Club Rimini); chiude vittoriosa in 2:53:23, molto vicina al suo personale, realizzato a Pisa nel 2018 (2:52:33). Secondo posto per Claudia Marietta (G.S. Lammari, 2:58:23), terza Sonia Ceretto (Maratoneti del Tigullio, 3:09:05).

La 32 chilometri, oltre ad essere apprezzata dai runners in cerca di un "lungo" premaratona, è diventata una tappa importante anche per le atlete di vertice; dopo Sara Dossena e Valeria Straneo nel 2018, quest’ultima è tornata a correrla, alla ricerca delle migliori condizioni verso la maratona di Valencia (e en passant l'ha pure vinta)! Presente anche un’altra atleta che guarda ad una maratona autunnale, o invernale, Eliana Patelli.

Questa allora la classifica femminile:

1) Valeria Straneo (Laguna Running, 1:55:52) 2) Eliana Patelli (La Recastello Radici, 2:04:42) 3) Sofia Carolina Chisalè (Star Run, 2:09:53)

Questa invece quella maschile:

1) Domenico Ricatti (Terra dello Sport, 1:49:08) 2) Stefano Moro (Corro Ergo Sum,1:50:55) 3) Mohamed Moro (AS La Fratellanza, 1:51:03)

Infine le classifiche maschile e femminile sulla 10 chilometri competitiva:

1) Fabio Ciati (Ballotta Camp,31:41) 2) Emanuele Generali (Atl. Castenaso,31:51) 3) Mattia Picello (Spak4,32:25)

1) Joyce Mattagliano (CS Esercito,36:08) 2) Ilaria Fantinel (CS Esercito,36:33) 3) Giulia Aprile (36:55)

Lunedì, 21 Ottobre 2019 14:37

Varese - Varese City Run

Il tempo non è stato clemente con questa manifestazione che può definirsi una prova generale per ciò che sarà nel 2020, quando si correrà una mezza maratona Fidal, quindi con percorso omologato sulla distanza dei 21097 metri. Metri che sono mancati, e nemmeno pochi, ai 20 chilometri dichiarati per questa edizione. Del resto quando le distanze non sono omologate… vale tutto, anche fare sostanziosi sconti, ovviamente si spera che i partecipanti guardino con un minimo di avvedutezza alle loro performance. 

Trovo interessante l’iniziativa di fare una sorta di prova generale, per capire le possibili problematiche, tra queste le reazioni della popolazione in una città non facile come Varese. 

La gara (prendiamo in considerazione solo la competitiva, sulla lunghezza dichiarata di 20 chilometri). Vince Abdeljabbar Hamouch (Atletica Stezzano) col tempo di 59:04; secondo Mustafà Belghiti (59:16, C.S. San Rocchino), terzo posto col tempo di 59:42 per Pietro Arese (Atletica Piemonte). I tempi all’arrivo, piuttosto ravvicinati, dicono di una gara piuttosto combattuta. Tra le donne decisamente più facile la vittoria di Mina El Kannoussi (1:13:59, Atletica Saluzzo); ben lontane Maria Cristina Guzzi (Atletica San Marco, 1:20:18) e Stefania Cipolletta (Runner Varese,1:26:02). 

Sono stati 223 i classificati nella competitiva, invece 300 i partecipanti alle due non competitive in programma (5 e 10 chilometri). Numeri che forse non entusiasmano, ma saranno gli organizzatori a valutarli, unitamente a quanto emerso in termini organizzativi e di soddisfazione di chi ha corso. Da aggiungere, cosa che trovo meritevole, il coinvolgimento delle scuole, erano 380 gli iscritti. 

A parte la questione distanza (pare infatti che i GPS più ottimisti abbiano riferito di 18,5 km contro i 20 dichiarati) le criticità maggiori sono state un’interruzione della corrente con le conseguenze del caso (tipo gonfiabile che … si sgonfia) e la mancanza di indicazioni chilometriche; anche qui vale il discorso fatto per la distanza, non vi è obbligo per l’organizzatore di mettere indicazioni chilometriche, tuttavia credo che almeno ogni 5 chilometri sarebbe stata una buona idea porre dei cartelli. Qualche lamentela, inoltre, da parte dei meno veloci, che all’arrivo hanno trovato poco con cui ristorarsi.

Ora si guarda con fiducia all’11 ottobre 2020, data dell’edizione numero uno. Certamente gli organizzatori hanno avuto modo di fare esperienza, con la popolazione forse non preparata, con le istituzioni (comune, vigili, etc, una delle cose mediamente più complicate), con i podisti che hanno partecipato; tutto concorre, se visto in chiave critica e positiva, a fare sì che nel 2020 si possa correre una gara che trovi la massima soddisfazione di tutti. Personalmente apprezzo, in termini di principio, chi si avventura nell’organizzazione delle gare, non so se di questi tempi ci voglia più coraggio o più incoscienza… Apprezzo semplicemente perché ci viene offerto il “prodotto” che noi podisti amiamo: la possibilità di correre: poi dovremmo essere noi stessi a decretare il successo o meno delle manifestazioni.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nota, da parte di Stefano Colombo, del Comitato Organizzatore Varese City Run

Ringrazio per queste osservazioni, gli occhi critici ed esperti sono fondamentali per migliorare e crescere. Crediamo di aver approcciato questo mondo con l'umilità di chi deve imparare... anche da "zero" come è appunto l'edizione che abbiamo proposto. Senza la pretesa di paragonarci a nessuno, ma con la dignità di una organizzazione radicata sul territorio (1.300 tesserati di cui circa 120 residenti a Varese) unita a due realtà vive e competenti come Sci Nordico Varese e Varese Atletica che hanno curato la parte organizzativa della gara vera e propria. Di un evento, è bene ricordarlo, strutturato su 3 giorni (con svariate iniziative). Una squadra che si deve conoscere e rodare per puntare al successo nell'edizione 2020 che ci auguriamo meravigliosa e bagnata... dal sole!!!

VARESE CITY RUN - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.varesecityrun.it

Venerdì, 18 Ottobre 2019 00:50

Troppi record? La Iaaf indaga

Le recenti incredibili performance nelle maratone ufficiali, e nel tentativo andato a buon fine Ineos 1:59, hanno indotto la IAAF (International Association of Athletics Federations) ad aprire una discussione sulle ormai famose Nike ZoomX Vaporfly Next%; Kipchoge, Kosgei, Bekele…le migliori prestazioni hanno un minimo comune denominatore: le stesse scarpe. Dall’introduzione sul mercato di queste scarpe (2016) il record del mondo è stato migliorato per 5 volte, sempre da atleti che calzavano lo stesso modello, che peraltro nel tempo ha subito alcune evoluzioni. Il “4%” inserito nella sigla starebbe ad indicare che in condizioni ottimali si avrebbe un’efficacia nella corsa superiore del 4%. Che poi questo significhi correre il 4% più velocemente credo sia tutto da vedere.

Il giornale inglese "Times" sostiene che diversi atleti si siano lamentati presso la IAAF per contestare l’utilizzo di scarpe che favorirebbero irregolarmente chi le utilizza. L’oggetto del contendere è una piastra in fibra di carbonio, contenuta nell’intersuola, che agirebbe come una sorta di molla: quindi non solo non ci sarebbe dispersione di energia al contatto col suolo, ma addirittura un vantaggio in termini di energia propulsiva di ritorno. Ciò significa che nella fase di appoggio si accumula energia che poi viene restituita nella fase di spinta.

La questione in realtà non è così nuova, già ai tempi del primo tentativo di Kipchoge (maggio 2017) sì accennò a calzature che contenevano elementi tecnologici che fornivano vantaggi non regolamentari, traducibili in 2-3 secondi/chilometro, che su una maratona vogliono dire moltissimo. Probabilmente nel tempo gli stessi concorrenti di Nike, Adidas in testa a tutti, avevano sollevato la questione, ora si è giunti al punto che si vuole capirne di più.

 

Non è la prima volta che tra una maratona ed una mezza nostrana Salvatore Gambino & CO cercano, e spesso trovano, fortuna in giro per l’Europa. Vado a memoria, ricordo Bucarest, Monaco ed anche Eindhoven, qui fu il socio ed amico Alessandro Claut ad avere la meglio, vittoria addirittura col personale (2016, 1:08:08).
Nel pieno delle alte stagioni podistiche si prendono un momento di pausa, ed anche relax, viste le località scelte; in genere organizza tutto Gambino, maestro nel trovare le migliori combinazioni possibili a prezzi ragionevoli (così dice lui, io dico stracciati).
E succede spesso che i nostri atleti vincano queste gare, e così è stato anche a questa mezza maratona; Salvatore Gambino ha chiuso al primo posto col tempo di 1:11:26. Al km 17 ha staccato il suo principale avversario, l’inglese Robert Danson (vincitore di una passata edizione), che poi ha concluso in 1:12:08. Anche nella gara femminile primo posto italiano con Elisa Melilli, tempo 1:27:05.

Ma di che manifestazione stiamo parlando? Beh, un evento che ha portato da queste parti oltre 7000 partecipanti, numeri che farebbero invidia a tante nostre gare nostrane. Questo lo split dei numeri (classificati, tanto per raccontarla giusta): maratona = 918; mezza maratona = 3535; 10 K = 2761. Elevata la percentuale degli stranieri - viene da dire sia normale - oltre il 50%. Il contributo maggiore viene dai tedeschi, il 36%; forse può sorprendere che il 43% dei classificati sia rappresentato dalle donne.

Il percorso: una prima parte, fino al km 10, sempre in riva al mare e sostanzialmente piatta, a cui segue una seconda più tortuosa. I dislivelli sono molto contenuti (min 13, max 37 metri sul livello del mare), ma comunque il tracciato presenta diversi saliscendi; a ciò si aggiunge che dal km 12 all’arrivo si corre nel centro storico di Palma di Maiorca, su vie talvolta strette e con molte curve.

Il clima è stato generoso, caldo ma non caldissimo, circa 22-24 gradi tra partenza ed arrivo.

E Alessandro Claut? Il suo tempo finale, 1:20:31, induce più di un sospetto. Saranno stati i troppi drink della sera precedente? In gara avrà deciso di accompagnare qualche atleta in difficoltà? Non è dato saperlo.

Per il resto i “nostri” raccontano di una bella esperienza, una gara bene organizzata, traffico assente e molto supporto dai tifosi lungo il percorso. Segnalano inoltre un fatto piuttosto … anomalo, quantomeno in relazione alle abitudini italiane: in caso di rinuncia, rimborso dei costi di iscrizioni fino al 100% entro 60 gg e via scalando 50% e poi, per rinuncia last minute, trasferimento senza costi all’edizione successiva. La loro esperienza si è inevitabilmente conclusa con un tuffo in mare, nel dopo gara, e un meritato riposo sulle belle spiagge del posto.

Chicago 13 ottobre - INCREDIBILE gara di Brigid Kosgei, chissà quanti avrebbero scommesso su una tenuta dei ritmi sino alla fine; passaggio alla mezza in 1:06:59, vince in un pazzesco 2:14:04. NUOVO RECORD DEL MONDO in gara mista (precedente Paula Radcliffe, 2:15:25, 2003). Secondo e terzo posto per due etiopi, rispettivamente Ababel Yashaneh (2:20:51) e Gelete Burka (2:20:55).

Nella gara maschile vince in volata il keniano Lawrence Cherono, tempo di 2:05:45, seguito da Dejene Debela (Etiopia,2:05:46) e Asefa Mengstu (Etiopia, 2:05:48). Un epilogo spettacolare. Chiude male Mo Farah in 2:09:58, crollato nella seconda parte di gara. Ritirato Galen Rupp dopo il km 35.

Doppio successo un po'  "italiano", dato che i due vincitori appartengono al team del dr. Gabriele Rosa che, in particolare per Brigid Kosgei, aveva da tempo preannunciato una sua grande impresa.

Una start list di così alto livello non poteva che dare seguito ad una gara bella ed avvincente. E così è stato, nonostante le “ombre” che accompagnavano alcuni atleti in gara, Mo Farah, Galen Rupp e Jordan Hasay, per la nota vicenda Salazar/Nike Oregon Project. Ho assistito alla conferenza stampa e all’intervista di Galen Rupp:  incredibile l’assalto che ha subito dai giornalisti, ai quali della sua gara non fregava niente, volevano solo sfruculiare sulle recenti vicende.

La cronaca della gara: si fa subito sul serio, con Mo Farah a comandare le operazioni, un gruppo di una decina di atleti che tra l’altro comprende Galen Rupp. Lawrence Cherono, Bedan Karoki e Dikson Chumba. Passaggio ai 10 k in 29:28, il che porterebbe ad una proiezione finale di poco superiore a 2.04’: il record della gara appartiene a Dennis Kimetto (2:03:45, anno 2013).

Gara femminile dove la favorita, la keniana Brigid Kosgei, ha già preso il volo; passa in solitudine ai 10 k con un tempo (lo ripeto, riusando non a sproposito l'aggettivo che i telecronisti di ieri hanno impiegato per il record in vitro di Vienna) pazzesco, 31:28. Seguono le etiopi Burka e Yeshaneh. Scomparsa quasi subito dal video una delle favorite e delle più attese, l’americana Jordan Hasay.

Al passaggio della mezza maschile il gruppo di testa (passaggio in 1:02:14) si è assottigliato, davanti ci sono tre keniani e tre etiopi, guidati da Bedan Karoki, forse il meno accreditato tra i partenti ma che porta in dotazione un personale di 58:42 sulla mezza. Scivolano indietro sir Mo Farah, che comunque sta ancora correndo al ritmo del suo primato personale (2:05:39) e Galen Rupp.

Brigid Kosgei non ha avversarie, se non sé stessa; passa in 1:06:59, un crono che, se mantenuto, significherebbe polverizzare il record della manifestazione (2:17:18, anno 2002, Paula Radcliffe). Sempre più lontane le atlete che inseguono.

Km 40: i tempi si appesantiscono leggermente (proiezione finale 2:05:40), forse la stanchezza, forse diventa gara tattica perché si pensa a vincere, e 100.000 dollari sono un buon motivo. Tra gli uomini sono ancora in quattro a giocarsela, due etiopi, Debela e Mengstu, e due keniani, Karoki e Cherono.

La maratona di Chicago (nata nel 1977), che nel 2018 ha fatto 44.000 classificati, appartiene al prestigioso circuito delle “majors”, sei maratone (le altre: Boston, Tokio, Londra, New York, Berlino), caratterizzate, tra le altre cose, da montepremi particolarmente elevati. Chicago supera 500.00 dollari, con il primo/a classificato/a che porta a casa 100.000 dollari, bonus a parte. Una gara che comincia ad essere amata dagli italiani, nel 2019 sono 630 gli iscritti, un numero che raddoppia il dato del 2017. Qui trovò fortuna Gianni Poli, che nel 1985 realizzò il suo personal best di 2:09:57, classificandosi quarto assoluto.

Il percorso è considerato scorrevole, quindi veloce, le temperature sono mediamente ottimali per correre la maratona (max 13 gradi), con l’unica incognita rappresentata dal vento, per il fatto che si corre in buon parte a fianco del lago Michigan, il quinto più grande al mondo (lungo 500 km e largo 190).

Dalle classifiche risulta che il primo italiano è stato William Talleri, col tempo di 2:38:48. Prima italiana Carlotta Montenera, 3:09:00.

In totale i connazionali classificati sono stati 610, record di presenze alla maratona di Chicago; 457 uomini e 153 donne. 

Venerdì, 11 Ottobre 2019 22:11

Affaire Salazar: chiuso il Nike Oregon Project

Chi aspettava sviluppi sulla vicenda è stato accontentato, anche se molte altre cose potrebbero, o dovrebbero, ancora succedere.

Secondo quanto riferito dalla rivista "Runners World" (USA), Nike ha chiuso il N.O.P. "Nike Oregon Project", ovvero il progetto, nato nel 2001, attorno al quale da anni lavorava Alberto Salazar. Poteva Nike fare diversamente? Probabilmente no, quindi un passo direi inevitabile. Come ormai molti sanno, Mike Salazar ha ricevuto 4 anni di squalifica per violazione delle norme antidoping e traffico di testosterone, il che ha portato, tra le altre cose ben più gravi, al ritiro immediato dell’accredito di cui era dotato ai mondiali in Qatar.

La motivazione della chiusura del N.O.P. addotta dal CEO di Nike, Mark Parker, è legata alla necessità di non creare ulteriori distrazioni agli atleti, quando invece devono restare focalizzati e concentrati sulle prossime competizioni. Tra questi, Jordan Hasay e Galen Rupp correranno domenica 13 ottobre la maratona di Chicago. Mark Parker ha comunque ribadito che le accuse diffuse nelle ultime due settimane, successive alla squalifica, sono tutte da provare e dimostrare.

Ora che cosa ci si può attendere dai prossimi step? La domanda che in molti si pongono è relativa agli atleti coinvolti nel progetto Nike Oregon, cosa potrà accadere loro? E’ facile, anche se non scontato, immaginare che possano in qualche modo aver beneficiato del "metodo Salazar", tuttavia è opportuno evidenziare che, ad oggi, nessuna imputazione risulta a carico degli atleti del progetto Nike.

 

 

Da un’idea del presidente di Fidal Lombardia, Gianni Mauri, ecco un convegno che vuole coinvolgere i tecnici di atletica leggera su alcuni argomenti di grande attualità. Ma un’occasione unica anche per i runners amatoriali, che vogliano arricchire le proprie conoscenze; le parole chiave sono la prevenzione degli infortuni e l’utilizzo sempre più significativo della tecnologia.

Un incontro, a partecipazione gratuita, che si terrà il prossimo 26 ottobre, dalle ore 15, presso il centro indoor di via Monte Gleno, a Bergamo. Protagonisti saranno naturalmente i tecnici, che potranno avvalersi delle competenze e conoscenze di importanti figure del settore; tra questi Marco Riva, manager dello sport, Riccardo Longinari, che porterà la sua esperienza nella gestione di un atleta di alto livello, Fabrizio Donato. Si affronteranno anche alcune specifiche problematiche, come lo studio biomeccanico e clinico del movimento (Bruno Conti, Lorenza Flaviani, Franco Crosignani). Dopo sarà la volta di Sergio Previtali, figura con enorme esperienza di campo, e del progetto Insubria, un’iniziativa che coinvolge Lombardia, Piemonte e Canto Ticino.

All’interno dell’impianto verrà allestita un’area “Sportech Lombardia”, dove si potranno effettuare test gratuiti sulla valutazione posturale e lo studio del movimento, al fine dell’esecuzione del gesto tecnico più corretto.

L’iscrizione è gratuita: necessario è comunicare la propria adesione all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro le ore 22:00 di martedì 22 ottobre. IMPORTANTE: la partecipazione all’evento consente l’acquisizione di 0,5 crediti per i tecnici di atletica leggera.

https://www.fidal-lombardia.it/index.php/news/settore-tecnico/11817-la-tecnologia-al-servizio-dei-tecnici-convegno-sabato-26-ottobre-a-bergamo

Giovedì, 10 Ottobre 2019 14:28

Gir al Sas su RaiSport, ore 20.30

Questa sera, alle ore 20.30, su RaiSport,  si potrà vedere, o rivedere, l'entusiasmante gara sui 10 k corsa a Trento il 5 ottobre.

Davvero avvincente il duello tra Telahun Haile e il campione del mondo sui 5.000 metri Muktar Edris

Domenica, 06 Ottobre 2019 21:11

Trento - 9^ Trento Half Marathon

6 ottobre - In una giornata ideale dal punto di vista climatico, soleggiata e con 12 gradi alla partenza, sono stati ben quattro i record caduti; a cominciare dalla gara maschile, col vincitore, l’etiope Mosisa Tefera, che ha chiuso in 1:01:12 (precedente J. Kangogo, 1:01:48, anno 2016). Con 1:01:19 sotto il record anche il secondo classificato, il suo connazionale Haji Yasin. Terzo posto per il keniano Geoffrey Korir (1:03:40).

Primo italiano, e quarto assoluto, Ahmed El Mazoury, che ha a lungo accarezzato l’idea di andare a podio. Tuttavia con il tempo finale di 1:03:40 polverizza il precedente record italiano della gara (S.Boudalia, 1:05:52, 2011).

Gara femminile che non è stata certamente meno entusiasmante, con tre keniane ai primi tre posti: anche qui si registra il record del percorso, grazie a Rionoripo Purity, che vince col tempo di 1:08:34, aggiornando il precedente di J. Chepkemoi (1:09:21). Seconda e terza posizione rispettivamente per Kimais Irine (1:09:51) e Nyaga Caroline (1:10:00).

Nella gara femminile è caduto un altro record, quello del miglior tempo realizzato da un’atleta italiana (precedente 1:15:10, A. Tschurtschenthaler,2017); è accaduto grazie a Catherine Bertone, sesta assoluta, che sulla via della maratona di Valencia, suo prossimo obiettivo, realizza un ottimo 1:13:27, a soli 24 secondi dal suo personale (1:13:03, Stralugano 2019).  Sarah Giomi è la seconda italiana, il tempo finale di 1:17:18 è vicinissimo al suo personale (1:17:10).

Sia per Catherine Bertone che per Ahmed El Mazoury un premio speciale messo a disposizione dagli organizzatori per dare più spazio ed interesse agli atleti italiani.

Si chiude la nona edizione di una Trento Half Marathon che, se forse non ha prodotto i numeri che era lecito attendersi (1000 gli iscritti, 860 i classificati), certamente ha soddisfatto le aspettative di chi ha partecipato, ed io tra questi. Una manifestazione che migliora ogni anno, anche nei “dettagli” (Expo davvero all’altezza, i ristori con gente molto sveglia, una bella medaglia).

Il percorso non sarà velocissimo (in effetti ci sono diverse ondulazioni ed è un po’ tortuoso) però… si fanno i tempi, con gli atleti d'élite ma anche in diverse categorie master, basta dare un’occhiata alle classifiche per rendersene conto. Secondo me ciò è dovuto anche ad una buona organizzazione, con una logistica raccolta attorno alla bella piazza del Duomo di Trento. Tenendo conto che siamo in pieno centro città, gli spostamenti per arrivare dai parcheggi al ritiro pettorali, recarsi in zona partenza e infine dall’arrivo andare all’Expo sono veramente minimi. E penso che queste siano tutte condizioni favorenti le buone prestazioni.

 

 

Sabato, 05 Ottobre 2019 22:43

Trento - 73° Gir al Sas

Livello tecnico davvero alto per un’edizione che ha visto i primi sei atleti concludere sotto i 29 minuti (media 2’54/km), su un percorso cittadino con giri da un chilometro da ripetersi 10 volte. Al  via, tra gli altri, il campione del mondo di Doha sui 5.000 metri, l’etiope Muktar Edris.

Nonostante la grande prestazione al mondiale il suo impegno in questa 10 k è stato massimo, ma stavolta il suo connazionale Telahun Haile, giunto quarto a Doha, ha avuto la meglio. Gara tirata da subito, con quattro atleti, Telahun, Edris, Worku e Kipkoech che prendono il largo correndo ad un ritmo medio di 2’52/km. E’ Muktar Edris a dettare il ritmo: dopo il km 5 restano al comando solo lui e Telahun. La gara si decide poco dopo il passaggio al km 7, Telahun “cambia”, allungando in progressione e vincendo con il tempo record di 28:07 (precedente Jakob Kiplimo, 28:17, anno 2018). Muktar Edris chiude in 28:32, a poca distanza il giovane e promettente Worku Tadese (28:38) che completa un podio tutto etiope.

Primo italiano Nekagenet Crippa, sesto con un ottimo tempo, 28:49. Si è rivisto alle gare Andrea Lalli, dopo un lungo periodo di assenza per infortuni, l’augurio è che torni a correre come è capace.

Prologo a questa prestigiosa 10 k le gare delle categorie giovanili, il tutto nella cornice del centro cittadino e della splendida piazza del Duomo di Trento.

Domani sarà la volta della Trento Half Marathon, altra gara che tradizionalmente ha fatto sempre registrare ottime performance, grazie al livello degli atleti presenti.

 

Ho letto da qualche parte “Salento, una montagna da scalare” un motto quantomai azzeccato che si ritrova tutto in questo campionato del mondo master; già, perché si partiva quasi a livello del mare, che dal percorso raramente si nascondeva alla vista dei partecipanti, ma poi si saliva verso Gagliano del Capo lungo i tratturi, i caratteristici sentieri locali.

Si dice che le prime volte non si dimenticano mai e così credo proprio che sarà anche per me; non avevo mai partecipato ad un campionato del mondo, oltretutto di corsa in montagna, una specialità in cui le mie esperienze sono limitate: probabilmente anche per questo ho voluto esserci.

Un servizio di bus ci ha portato dall’arrivo alla partenza, in una zona con uno scenario spettacolare, in località Ciolo, poco prima di un ponte sotto il quale c’era un’insenatura dal mare da cartolina. Logistica perfetta, spazi a disposizioni, wc chimici in numero adeguato e call room, come si conviene ad una gara internazionale. Bravo lo speaker (Alessandro Scolari) a dare continuamente informazioni in italiano ed inglese sulla gara e a (in)trattenere gli atleti, alcuni dei quali un tantino nervosi causa un ritardo nella partenza degli uomini, sia pure di pochi minuti.

Poche centinaia di metri dopo il via una curva secca ci ha portato su un sentiero molto ripido e dal fondo irregolare; l’imboccatura è stretta. Si forma un imbuto, certamente eravamo in tanti (alla fine saranno 164 i classificati), forse troppi, altrettanto vero che aveva poco senso impazzire per passare davanti, di strada da fare ce ne era molta prima dell’arrivo. Da qui in avanti si sono succeduti tratti facili (i pochi su asfalto) anche se talvolta con salite dure, ad altri impegnativi per la natura del terreno. I passaggi potenzialmente pericolosi erano ben protetti da (nuove) staccionate, addirittura in un paio di punti era presente il personale del soccorso alpino, pronto ad intervenire in caso di necessità.

Un bel passaggio in un tratto di bosco mi ha fatto conoscere dal vivo la tristemente famosa Xylella: ne avevo sentito parlare, avevo visto qualcosa in televisione, ma l’incontro è stato peggio di quanto potessi immaginare. Davvero brutto, in questa parte della Puglia, vedere alberi di ulivo, magari di centinaia di anni, completamente secchi a causa di un batterio che sta causando danni incredibili ad una regione che basa molto della sua economia sulla produzione di olio. Si può solo confidare che quanto prima si possa trovare un rimedio, anche se il danno fatto sinora pare di enormi proporzioni.

Poco dopo il secondo chilometro si transita dall’arrivo, la lunghezza totale è di circa 6,5 km, c’è un po’ di confusione ma anche un bel tifo. Segue una lunga discesa, a tratti con fondo irregolare, che ci porta a ripassare dalla zona della partenza. Qui si ricomincia a soffrire, soprattutto se ti sei giocato le gambe in discesa, perché la salita che segue è tosta; sono circa 130 metri di dislivello positivo in un chilometro e mezzo. Ogni tanto valeva davvero la pena di camminare (in realtà in molti tratti non se ne poteva proprio fare a meno!) sia per rifiatare che per guardarsi attorno. Negli ultimi 500 metri mi vedo superare da alcuni atleti, i numeri di gara (in queste gare è obbligatorio indossarli anche posteriormente) dicono che sono M70 e 75: non mi avvilisco, preferisco pensare che sono semplicemente più allenati di me…

All’arrivo raccolgo le forze rimaste per rispondere alle domande dello speaker Antonio Tau, che poi mi richiama all’ordine perché nel corso di questa specie di intervista tendo a distrarmi per la presenza di ragazze davvero belle. Nessuna necessità di presentare Podisti.Net, già molto nota in Puglia grazie al lavoro del collega Roberto Annoscia.

Il clima è perfetto, fin troppo; il caldo ha suggerito agli organizzatori di potenziare i rifornimenti lungo il percorso; messe a disposizione anche le doccette, quantomai gradite. All’arrivo, a parte acqua e la solita ma ben gradita frutta, la sorpresa: il ristoro è dotato del pasticciotto, un dolce famoso da queste parti, costituito da pastafrolla e farcito con crema pasticcera. Poi con il pasta party si completa il ricarico di carboidrati.

La logistica in zona arrivo è tanto valida quanto quella della partenza: borse, docce, toilette, pasta party, premiazioni… tutto è raccolto; davvero difficile chiedere di meglio.

Bella la manifestazione nel suo complesso, gara atipica rispetto alle consuetudini perché si correva in montagna… ma anche al mare; eppure il percorso rispettava tutti i requisiti previsti dalla WMRA (World Mountain Running Association), che non prevedono si debba necessariamente correre in altitudine, invece si devono rispettare criteri quali dislivelli e limitazione dei tratti in asfalto. A differenza delle abitudini in altre nazioni, dove la corsa in montagna è sostanzialmente corsa in salita, in Italia i percorsi sono anche misti, quindi salita e discesa. Personalmente trovo più corretta questa seconda scelta.

Il trofeo Ciolo è stato un altro mio passo di avvicinamento verso la corsa in montagna, un ambiente ed una tipologia di gare che mi piacciono sempre di più. In questa occasione ho potuto conoscere Jonathan Wyatt, grande atleta e bella persona, oggi presidente della WMRA. E’ maggiormente conosciuto per la corsa in montagna, anche grazie ai suoi 6 titoli mondiali di specialità, ma giusto sapere che prima della corsa in montagna correva veloce anche in piano: personali di 13’27 sui 5000 metri, 27’56 sui 10.000 metri, 1:02:37 sulla mezza maratona e 2:13:00 in maratona.

Per gli amanti di questa disciplina appuntamento a Telfest, in Austria, 4-6 settembre 2020. Sarà gara di sola salita.

altri comunicati sulla manifestazione:

prima giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

seconda giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

Martedì, 01 Ottobre 2019 09:26

Alberto Salazar: 4 anni di squalifica!

L’agenzia antidoping americana (U.S.A.D.A.) ha emesso una squalifica di 4 anni a carico di Alberto Salazar. Grande maratoneta degli anni ’80 (tre vittorie consecutive a New York tra il 1980 e il 1982, anno in cui vinse anche Boston), che tuttavia ha raggiunto la sua massima notorietà per allenare o avere allenato alcuni forti atleti: tra questi Mo Farah, Galen Rupp, Kara Goucher e Sifan Hassan.

La squalifica, che conclude un’indagine iniziata nel 2016, si basa su diverse violazioni in materia antidoping, tra queste l'alterazione delle procedure di controllo antidoping ed il traffico di testosterone (un ormone steroideo). Stesso periodo di inibizione è stato inflitto a Jeffrey Brown, un endocrinologo che trattava gli atleti di Salazar.

Dalle prime dichiarazioni risulta che Salazar si sia dichiarato estraneo alle accuse mosse, parla di macchinazioni nei suoi confronti e voglia quanto prima dimostrare la sua innocenza col ricorso in appello.

Alberto Salazar è a capo di Nike Oregon Project, un progetto nato e sviluppato in collaborazione con Nike, con l’obiettivo di portare gli atleti ad altissimo livello, cosa che effettivamente è più volte riuscita, ora però si contestano i passaggi per raggiungere i risultati sperati.

Un fulmine a ciel sereno? No, dubbi e sospetti si trascinavano da tempo, alcuni suoi atleti hanno davvero raggiunto risultati che a molti apparivano incredibili. L'agenzia antidoping americana gli stava alle costole ormai da lungo tempo.  

Vedremo cosa succede, di certo viene anche da chiedersi se e cosa potrebbe (dovrebbe?) accadere agli atleti seguiti da Salazar. La cui ultima grande vittoria (sia detto a titolo di curiosità) fu nel 1994 Salazar vinse alla Comrades Marathon  di 90 km (56 miglia), attribuendone il merito anche all'uso del Prozac... 

Intanto gli è stato immediatamente ritirato l'accredito, era presente ai mondiali in corso a Doha.

Per raccontare Dorina si potrebbe partire proprio dall'Engadiner Sommerlauf (ESL), la più popolare e partecipata corsa podistica di questa splendida valle. L’ha corsa per 40 volte, ininterrottamente, vale a dire tutte le edizioni.

Di questa manifestazione ama dire “Quello che mi piace della ESL, gara della quale in passato ho anche fatto parte del Comitato Organizzatore, sono il paesaggio, il percorso ma soprattutto la bella atmosfera che si crea attorno a chi corre. Ogni volta che ho passato il traguardo sono stata felice ed emozionata come fosse la prima volta, mi viene sempre in mente una festa in famiglia”

Ma in realtà c’è un’infinita storia sportiva dentro e dietro questa signora dai modi gentili, sempre sorridente, trasmette una grande energia positiva; parla un italiano più che discreto (meglio così, col tedesco me la passo proprio male), la comunicazione è facile, si parla di sport a 360 gradi. 

Una storia lunga, lunghissima, dato che questa signora, nata a Coira (Svizzera) il 3 aprile 1940, ha fatto dello sport una bandiera, una filosofia di vita. Anche una professione, infatti ha un negozio di articoli sportivi maggiormente focalizzato sullo sci da fondo e la corsa. Negozio che, certamente non per caso, si affaccia sulla pista di atletica di Saint Moritz (città dove vive da 60 anni) dove ogni estate si allenano i migliori atleti al mondo.

Maestra di sci da fondo per 12 anni, insegna tuttora, ma se nel periodo invernale lo sci è la sua attività principale, la corsa ha avuto un ruolo determinante nella sua vita sportiva. Sono venti le maratone portate a termine, di cui 14 a New York, poi ha corso la mitica Jungfrau Marathon e tre volte a Berlino; per certi aspetti la gara più importante, infatti nel 1990, all’età di 50 anni, ha fatto il suo record personale: 3:15:09 (!!!). 

Ma la sua corsa continua, ad ogni edizione della Engadiner Sommerlauf ma non mancano nemmeno le uscite settimanali, giusto per tenersi in forma, E se capita, partecipa ancora alle gare. (N.d.r. dubito abbia avversari nella sua categoria, e non solo), come appena successo a Greifensee (Cantone di Zurigo), lo scorso 21 settembre. 

“Lo sport è stato e continua ad essere la mia migliore scuola della vita”, mi ha detto più volte Dorina, persona che sono stato felice di incontrare e conoscere. Spero di rivederla ancora, certamente alla prossima Engadiner Sommerlauf!

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Un’edizione 2019 impreziosita dal campionato del mondo delle Forze di polizia, che ha visto 71 atleti in gara (46 maschi e 25 femmine) di 25 Paesi da tutto il mondo. Battuti i precedenti record della gara (David Nikolli,30:39 ed Elena Romagnolo, 34:08). 
I 'poliziotti' del Bahrain risultano protagonisti: oltre a vincere entrambe le gare infatti occupano quattro dei sei posti del podio; vince la gara maschile Aweke Ymer, col grande crono di 29:48. Bella l’impresa dell’italiano Sergiy Polikarpenko (30:00 il suo crono finale), che si piazza al secondo posto dopo un’entusiasmante volata con un altro atleta del Bahrain, Dejenee Mootumaa (30:01). Buono il quinto posto di un altro azzurro, Yassine Bouhi (30:55). 

Doppietta del Bahrain per la gara femminile, con Bontu Rebitur (32:51) e Martha Yota (33:53); terzo posto per la bielorussa Nina Savina (34:15). Prima italiana Rosalba Console, 36:21 il suo tempo finale. 

Quanto alla “tradizionale” 10 k per tesserati Fidal, diciamo così, non in divisa o comunque non prescelti per la nazionale, i primi due posti maschili sono occupati da atleti allenati da Giorgio Rondelli: nell’ordine Andrea Astolfi, che supera in volata Aymen Ayaki (Tunisia), 31:53 e 31:55 i tempi finali. Terzo posto decisamente "a ruota" per Fabio Ciati (31:56). Gara femminile vinta con molto margine da Silvia Oggioni, notevole il suo tempo di 34:51 (la ragazza era stata medaglia d'oro ai Campionati del Mediterraneo under 23 nel 2016, anno in cui ha vinto pure il titolo italiano promesse dei 5000 metri); secondo e terzo posto rispettivamente per Najla Aqdeir (38:23) e Sarah Martinelli (40:06). 

Numero a parte, è stata la solita bella 10 K, gara a cui partecipo sempre volentieri; un percorso tortuoso nel centro cittadino che impegna proprio per la necessità di rilanciare costantemente l’azione. Curve, anche secche, con qualche ondulazione, un solo tratto rettilineo di circa un chilometro. Il fondo stradale talvolta è costituito da pavé e porfido (peraltro in ottimo stato), tutto l’insieme rende il percorso tecnico ed anche “divertente”; a completare il bello scenario la città di Monza, dove passeggiatori serali e atleti in gara ogni anno riescono a convivere bene. 

Ho condiviso la mia fatica con Rosanna Massari, stavolta senza microfono ma in pantaloncini e con le scarpette ai piedi. Ci siamo difesi bene e lei ha vinto la sua categoria SF 50;...non si dovrebbe dire l’età delle donne, ma per podiste e podisti la consuetudine non vale, anzi, talvolta sembra che siano felici di invecchiare, non fosse altro per magnificare le proprie prestazioni. Oppure per giustificare scarse performance (intendo quelle nell'atletica, per chiarire il punto...).

La 10 K Chrono è stata preceduta dalla 5 K Popular, aperta a tutti così come la 10 K Popular, invece partita insieme ai competitivi. Specialmente la 5K si è rivelata una festa dello sport per tutti dedicata alle famiglie, ai gruppi di amici o di colleghi, dove il divertimento è protagonista e la fatica una buona compagna. Su tutti i runners sono Luca, portiere dell’Apo Vedano, e Veronica, praticante Crossfit in una palestra di Monza, i più veloci sul suggestivo tracciato di 5 km. Ma i più applauditi sono i “cuccioli” Davide e Nicolas, 7 anni, capaci di chiudere il percorso in poco più di 21 minuti accompagnati dai loro papà che sprizzavano orgoglio da tutti i pori.

Davvero ricche le premiazioni di categoria, inteso come qualità dei prodotti offerti. Abbondante il ristoro post gara, incluso un pasta party per cui valeva la pena di fare la fila.

Venerdì, 20 Settembre 2019 12:29

Gare Fidal : avanti gli stranieri, tutti

Sia pure in mancanza di una comunicazione ufficiale, pare ormai certo che gli stranieri potranno partecipare liberamente alle mezze e alle maratone italiane del calendario federale.

Una decisione che certamente farà felici gli organizzatori italiani, in particolare quelli che prevedono gare in località a vocazione turistica, come Venezia, Firenze, Napoli, Roma: ma in realtà ne beneficeranno un po’ tutti.

Di cosa si tratta esattamente? Fino a questi giorni la partecipazione di atleti stranieri era automaticamente accettata se appartenevano a team riconosciuti dalla federazione di appartenenza; in pratica erano equiparati a tutti gli effetti ad un tesseramento Fidal. In alternativa potevano sì partecipare, ma a condizione di disporre di certificato medico sportivo agonistico e di tesseramento Runcard. Per uno straniero non tesserato con una federazione significava doversi sottoporre a visita medica (costo in Italia da 50 a 80 euro, nei paesi europei qualche centinaio di euro). Non solo: era obbligatorio il tesseramento Runcard, altri 30 euro. Una richiesta che evidentemente appariva risibile, dato che la Runcard, a parte la possibilità di poter correre le gare agonistiche, fornisce sconti e vantaggi usufruibili solo in Italia. In sostanza, allo straniero, dei punti al supermercato Pinco Pallo o dello sconto per un acquisto di scarpe in qualche negozio italiano frega meno di niente.
Insomma, pareva loro un’autentica gabella, oltre ad una inspiegabile complicazione burocratica. E nulla più.
Di fatto queste limitazioni hanno sempre ridotto il numero di stranieri, anche se ogni organizzatore si è sempre ingegnato nell’escogitare “modalità” per aggirare l’ostacolo, sotto forma di autocertificazioni, dichiarazioni di essere in possesso dei requisiti, ecc ecc.

Siccome gli stranieri che partecipavano non erano comunque pochissimi, viene da pensare che la federazione italiana non abbia mai esercitato un severissimo controllo su queste pratiche.

La stessa Fidal che ora pare dia via libera, adeguandosi a quanto già avviene nella maggior parte dei paesi stranieri.

Che cosa accadrà, quindi, nelle gare agonistiche? Se non sono tesserati come agonisti a tutti gli effetti, cosa che invece sarebbe se appartenessero a gruppi sportivi nel loro paese (le nostre ASD, associazioni sportive dilettantistiche, per intenderci), potranno comunque essere regolarmente classificati? Concorrere per i premi assoluti e di categoria? Verranno equiparati ai nostri Runcardisti, quindi con alcune limitazioni (esempio no premi in denaro)? Oppure non potranno proprio essere classificati (tipo come si fa - raramente -  con le non competitive: ti do il tempo, in ordine alfabetico, e via andare)?

Attendiamo che il tutto sia ufficializzato ed allora ne sapremo di più

Una grande festa, diversamente non la si può definire. Parte “istituzionale” ridotta al minimo, invece tanto spazio agli atleti, a bimbi e ragazzi ed anche a chiunque volesse pestare il nuovo tartan. Organizzazione curata nei dettagli dall’Azienda di Promozione Turistica di Livigno.

In realtà, già dalla fine di luglio, un discreto numero di villeggianti runner ha potuto provare l’emozione di correre in una nuovissima pista, situata a 1800 metri di altezza.

Una giornata davvero piena…di tutto. Per quanto riguarda la presentazione vera e propria, giustamente orgogliosa l’amministrazione comunale nella persona sia del sindaco, Damiano Bormolini, che del vice sindaco, Remo Galli. Felice ed entusiasta il presidente della locale Azienda di Promozione Turistica, Luca Moretti, che vede un suo sogno finalmente realizzato.

Pierangelo Molinaro, una vita intera alla Gazzetta dello Sport, ha saputo mettere in evidenza tutti gli aspetti sportivi e delle opportunità uniche di un impianto con queste caratteristiche. Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal, oltre ad aver portato il saluto del presidente regionale e quello nazionale, ha manifestato tutta la soddisfazione e disponibilità della federazione a fare sì che Livigno diventi un polo di riferimento per tutta l’atletica di livello.

La parte ufficiale della presentazione si è esaurita rapidamente e poi…tutti in pista. Dopo il tradizionale taglio del nastro, con la benedizione del parroco Don Giuseppe Longhini, si è dato il via ….alle danze.

Erano presenti dei giovani atleti, che peraltro hanno già diverse presenze in nazionale, che si sono esibiti nelle loro specialità, le prove multiple (eptathlon e decathlon). Sveva Gerevini (1996), campionessa assoluta 2018 e 2019. Federica Palumbo (1995), due volte campionessa assoluta. Sofia Montagna (1999), campionessa italiana under 23. Enrica Cipolloni (1990), l’atleta dalla carriera agonistica più lunga, dieci volte campionessa italiana. Dario Dester, campione italiano under 20, 4° ai recenti campionati europei.  Era presente anche il prof. Frittoli, allenatore di Gerevini e Dester

Questi atleti, oltre a correre, lanciare e saltare, si sono prestati con disponibilità e simpatia a tutto il pubblico presente.

Presente anche un’atleta…più stagionato, ma che in quanto ad entusiasmo ed impegno è un esempio per tutti i giovani: il martellista Marco Lingua. Smaltita la delusione perché non potrà partecipare al mondiale in Qatar (mancanza delle misure minime richieste) guarda con fiducia all’Olimpiade di Tokio 2020, sarebbe la sua terza, a 42 anni. Ha dato spettacolo ai tanti bimbi e ragazzi presenti, non solo per la componente strettamente sportiva; e non ha mancato nemmeno di lanciare il martello a 70 metri, subito dopo pranzo e con zero riscaldamento.

Regista sul campo è stato Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal; che ha coordinato le varie prove raccontando le storie degli atleti e spiegando le varie specialità.

Poi pista aperta per tutti, grandi e piccoli, prove dai 60 agli 800 metri, salti e lanci col vortex. 

Anch’io, fuori programma, ho potuto correre su questa pista ed è stato bello ed utile farlo direttamente con l’architetto Giuseppe De Martino, che ha progettato e realizzato questo impianto, peraltro è podista e sportivo a tutto tondo. Ovvia la curiosità di conoscere tanti particolari, una pista a questa altitudine è certamente più difficile da realizzare e mantenere nel tempo. In sintesi, questo è che ho inteso dalle sue osservazioni: diversamente da ciò che si potrebbe pensare, le principali difficoltà non derivano da un elevato irraggiamento solare o da temperature particolarmente basse, bensì la notevole escursione termica, che metterà a dura prova i materiali di cui è composta la pista. Nel periodo invernale non verrà coperta, la neve funzionerà some una sorta di isolante termico. Sono state rinforzate le aree sottoposte a maggiore sollecitazione ed usura, quali le pedane di salti e lanci, in particolare nei punti dove gli atleti esercitano una maggiore pressione.  Abbiamo utilizzato dei materiali di alta qualità, il “segreto” per ottenere i risultati migliori. Materiali che, grazie ad una scelta progettuale, garantiranno un elevato assorbimento dello shock causato dall’impatto al suolo, così consentendo il maggior beneficio nel corso degli allenamenti. Infine, ma non è un dettaglio, intorno alla pista c’è un vallo che proteggerà in parte gli atleti e le loro prestazioni, vallo costruito utilizzando terra di riporto.

E stavolta senza se e senza ma. Si ricorderà che giusto una settimana fa, la keniana Birgit Kosgei realizzò a Newcastle un fantastico 1:05:28, valido come miglior prestazione personale ma non come record del mondo, a causa di un percorso non omologato per i criteri di pendenza e direzione.

Questa volta invece si tratta di record del mondo, un pazzesco 58:01, realizzato da Geoffrey Kamworor (Kenya). Il precedente primato era del connazionale Abraham Kiptum (58:18, Valencia 2018). E non solo: proprio per le caratteristiche di omologazione della gara, certificata a tutti gli effetti, sono da considerarsi validi anche i record stabiliti ai passaggi intermedi dei 15 e 20 chilometri, rispettivamente 41:05 (che pareggia Joshua Cheptegei) e 55:00. Media finale di 2:45/km, con i primi 10.000 metri in 27:34! Gara di altissimo livello con altri 5 atleti sotto i 60 minuti, nell’ordine: Benard Kipkorir Ngeno (59:16; Berehanu Wendemu Tsegu (59:22); Edwin Kiptoo (59:27); Amos Kurgat (59:37); Philemon Kiplimo (59:57). primo europeo Sondre Moen (1:00.20), relativamente vicino al suo personal best (59:48).

Geoffrey Kamworor non è certo un atleta sconosciuto: vincitore della maratona di New York 2017 e quattro volte iridato sulla mezza distanza, ma ciò che ha fatto oggi a Copenaghen è davvero incredibile.

Gara femminile anch’essa di alto livello: vince l’etiope Birhane Dibaba in 1:05:57, seguita dalla 21enne keniana Evaline Chirchir (1:06:22), terza Megertu Elemu (Etiopia, 1:06:43). Da notare che tutte queste atlete nell’occasione hanno realizzato il loro record personale.

8 settembre - Notevole l’impresa compiuta oggi dalla keniana Brigid Kosgei, che alla Great North Run di Newcastle ha fermato il cronometro al fantastico tempo di 1:04:28. Diciamo subito che tale risultato non è omologabile come record del mondo, tuttora appartenente a Joyciline Jepkosgei (1:04:51), ottenuto in gara mista a Valencia nel 2017. Questo perché la mezza maratona di Newcastle non soddisfa i requisiti né in termini di pendenza (sono 32 metri di dislivello negativo, quando il regolamento prevede al massimo 1 metro/km, quindi 21 metri nel caso di mezza maratona), né in termini di distanza, perché si tratta di gara “point-to-point”, vale a dire che si corre sempre nella stessa direzione. Un po’ come la nostra Roma-Ostia, per intenderci.

Resta un’impresa di altissimo livello, per la 25enne keniana, che ha battuto le sorelle Masai, nell’ordine Magdalyne (1:07:36) e Linet (1:07:44); appena ai piedi del podio la grande Mary Keitany. Che si possa già parlare di un passaggio di consegne? Non lo credo, quantomeno non ancora.
Si tratta di un altro risultato di altissimo livello ottenuto in terra inglese, dopo la vittoria con record personale di 2:18:20 alla maratona di Londra 2019. Un risultato anche un po’ italiano, dato che la Kosgei corre nel team del dr. Gabriele Rosa.

Chi scrive ha avuto modo di conoscere personalmente Brigid Kosgei, uno scricciolo di poco più di 40 chilogrammi; era il febbraio 2018 e si allenava al training camp di Kapsait, Rift Valley, Kenya. Condizioni di vita che definire spartane sarebbe un eufemismo, in un posto dove non c’è nulla, per come comunemente si può intendere la qualità della vita. Sono quasi 3000 i metri  sul livello del mare, dove gli umani faticano persino a respirare. Questa ragazza correva facilmente con gli uomini: il menu quel giorno prevedeva 18 chilometri con 700 metri di dislivello positivo, su strade rigorosamente sterrate. Al termine dell’allenamento la Kosgei e tutti gli altri atleti sono andati con dei secchi a rifornirsi di acqua per la doccia, dato che non era disponibile al training camp. Ricorderò sempre questa ragazza che veniva su da un sentiero, trasportando secchi quasi più pesanti di lei. Ho avuto modo di parlarle, di farmi raccontare qualcosa della sua vita, le sue aspettative, ma anche delle non facili condizioni di vita nel training camp, durante gli stage (duravano in media tre mesi). Per quanto la comunicazione non fosse facile ho inteso chiaramente che viveva tutto questo con serenità, sopportando i sacrifici, consapevole che la crescita nell’atletica potrebbe cambiarle la sua vita. Per ora ci sta riuscendo proprio bene.

 

8 settembre - Ottimo test per Sara Dossena ed Eyob Faniel alla mezza maratona di Newcastle, formalmente Simplyhealth Great North Run.

Sulla via per i mondiali di Doha (Qatar), in programma dal 27 settembre al 6 ottobre, questa mezza rappresentava un test ideale per verificare le condizioni dei due atleti ed il responso è stato molto positivo. Dossena ha chiuso col tempo di 1:10:28, terzo crono in carriera dopo Udine (2018) e Stralugano (2019), nono posto nella gara vinta da Brigid Kosgei, con un tempo fantastico, di cui parliamo in questo articolo:

http://www.podisti.net/index.php/notizie/item/4764-newcastle-uk-brigid-kosgei-1-04-28-la-mezza-piu-veloce-di-sempre.html

Eyob Faniel, atleta da tempo allenato dal grande Ruggero Pertile, chiude al sesto posto in classifica in 1:01:25, che rappresenta il suo secondo miglior risultato di sempre, dopo l'1:00:53 realizzato a Padova nel 2019.

Gara vinta per la sesta volta consecutiva da Mo Farah, tempo di 59:07. Secondo Tamirat Tola (59:13), terzo Abdi Nageeye (59:55).

Sara Dossena nel dopo gara ha subito detto che avrebbe voluto andare più forte su un percorso così, ma ha frenato la sua indole agonistica perché questa tappa era solo un altro pezzetto del mosaico che sta realizzando verso la maratona mondiale.

Eyob Faniel ha valutato molto positivamente la sua prova, anche perché in settimana ha continuato a “caricare” nel corso degli allenamenti. Ora la sua testa è già al mondiale, infatti sta pensando a come abituarsi alle temperature che lo attendono a Doha, ma anche ad orari inusuali per gareggiare. Si ricorda che la partenza avverrà alle 23.59.

 

Scomodiamo Don Rodrigo per introdurre la notizia, forse non nota a tutti, che la 2^ edizione della Liguria Marathon, prevista per il 17 novembre 2019, non si correrà. Scrivo “forse non nota a tutti” perché il sito della manifestazione http://www.liguriamarathon.com/ ad oggi presenta ancora l’edizione 2018, addirittura con la scritta “iscriviti ora”. Per saperlo bisogna andare sul sito Fidal ed appurare che in effetti è stata annullata. Oppure andare sul sito del comitato organizzatore, l’ASD RunRivieraRun, http://www.runrivierarun.com? A parte che bisogna saperlo chi organizza, tra le varie gare organizzate e promosse sul sito si trova la Liguria Marathon, ma non c’è la notizia dell’annullamento.

Per fortuna la rete spesso fa bene il suo dovere e finalmente troviamo la notizia (che potete leggere più avanti). Le ragioni dell’annullamento? Le vedete voi stessi. Sembra incredibile ma si può bloccare la via Aurelia per 35 chilometri ma non (parzialmente) la città di Savona per soli 7. Ma si deve arrivare a ridosso della manifestazione per scoprire questo? Determinate problematiche credo sia meglio affrontarle per tempo.

Il testo del comunicato dell’annullamento della 2^ Liguria Marathon:

Cari Amici,
come sapete la Liguria Marathon avrebbe dovuto tenersi domenica 17 novembre, correre la sua seconda edizione, arrivata dopo la soddisfazione di essere riusciti a regalare a tutti i Maratoneti un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso.
In questi mesi non abbiamo aperto iscrizioni e non siamo usciti con comunicati stampa nell’attesa di capire il destino della Liguria Marathon, così come era stata studiata e realizzata, perché tutti coloro che erano coinvolti, dovevano essere convinti di ripetere questa meravigliosa sfida.
Il Comune di Savona e la Polizia Municipale ci hanno fatto sapere che non intendono, per loro motivazioni di viabilità che non stiamo a discutere, ma che accettiamo, anche se con rammarico, ripetere l’esperienza della scorsa edizione, non potendo impegnarsi a gestire 7 km. di chiusura al traffico e proponendo un arrivo a Zinola, che, chiaramente, non è pensabile, visto che la Liguria Marathon è nata per promuovere il territorio, valorizzando il mare.
Ci troviamo, quindi, a dover ripensare interamente un nuovo percorso, perché 7 km. sono tanti e non si possono “spalmare” in quello che era stato “pensato e meditato” in origine.
E dato che, come Organizzazione, ci piace provare a fare le cose sempre al meglio, non possiamo offrire a chi partecipa, un’edizione “incompleta”, con un percorso che dovrà essere nuovamente misurato ed omologato dai Misuratori Fidal, quindi dovrà essere pensato per i prossimi 5 anni (tempo di omologazione) e dovrà essere condiviso ed approvato, con entusiasmo, da tutti gli Enti che parteciperanno.
Una Maratona non è solo un evento sportivo, ma un evento di destinazione che, se accolto con favore, può negli anni dare solo risultati positivi.
La nostra volontà è far sì che Liguria Marathon non sia un’effimera illusione, ma desideriamo che diventi uno dei fiori all’occhiello di questa meravigliosa nostra Liguria e stiamo lavorando con la Fidal Liguria e la Provincia di Savona per cercare di trovare una soluzione alternativa per i prossimi anni.

Andiamo oltre.

Ricordiamo che già la prima edizione del 2018 aveva sofferto diversi problemi: programmata originariamente nel mese di aprile (cosa che aveva fatto sorgere mille dubbi, perché bloccare la via Aurelia in quel periodo sembrava una follia). Il prefetto impose, credo giustamente, di cercarsi un’altra data; con il calendario già pieno era un compito improbo, fu così che venne partorita una data ancora peggiore, il 18 novembre. A proposito di tempestività: la gara era stata spostata a 3 settimane dalla prima data prevista. Dico peggiore perché una regione come la Liguria, notoriamente scarsa di maratone, improvvisamente ne presentava tre in tre settimane, più precisamente: 18 novembre, Liguria Marathon; 1 dicembre, Genova; 9 dicembre, Sanremo.
Magari era il caso di soprassedere e andare all’anno successivo? La Liguria Marathon invece si svolse regolarmente ma, nonostante l’enfasi degli organizzatori ("un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso") sono stati 199 i classificati. Se teniamo conto dei disagi generati (ripeto che si è svolta quasi interamente sulla via Aurelia), difficile definirla un’edizione di successo.

Adesso si rimanda tutto a data da destinarsi e percorso da identificare.

Insomma, gli inconvenienti possono sempre capitare a chi organizza gare, magari per specifiche ragioni: ma tra queste viene il dubbio che non sia da escludere una certa superficialità, che talvolta prevalga un’eccessiva ambizione per stupire ed attrarre partecipanti, e non solo, con soluzioni che alla prova dei fatti si rivelano funzionare male o comunque si prestano a polemiche, talvolta giustificate.

N.D.R. l’organizzatore della Liguria Marathon, ASD RunRivieraRun, è lo stesso che lo scorso 17 agosto ha organizzato la 5K Marina di Loano, formalmente una non competitiva che però ha fatto gridare al record europeo per l’impresa di Sara Meloni, che all’età di 7 anni ha corso la distanza in 19:33.Infine, aggiungo per i non addetti ai lavori, che sino all'età di 12 anni non è consentito svolgere attività agonistica, quindi va da sé che il "record" non può essere in alcun modo riconosciuto.

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si torna nuovamente a correre per ricordare Elio Bonavita, un quattordicenne tragicamente deceduto nel marzo 2015, a questo link potete trovare qualche informazione in più, articolo scritto dal direttore di Podisti.Net, Fabio Marri.

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/2245-corri-per-elio-in-un-ricordo-che-non-puo-estinguersi.html

Sono sempre di più ogni anno a ritrovarsi a questa corsa non competitiva al Parco della Besozza, un’area con tanto verde proprio alle porte di Milano Est. Ed è un Parco a ben noto a chi scrive perché, abitando proprio a due passi, ci corro parecchie volte: chiuso al traffico, uno sterrato facilmente corribile, anche qualche salita quando si vuole mettere più qualità nelle proprie sedute. Una volta c’era anche un giro con l’indicazione delle distanze, ogni 200 metri, ora è rimasto il giro, le indicazioni sono rimosse o quasi invisibili.

Una corsa non competitiva di 6 chilometri teorici; in realtà, secondo i fanatici dei GPS, manca qualche centinaio di metri; addirittura viene sentenziato che i chilometri sono giusti fino 5°, poi c’è lo sconto finale, particolarmente gradito a chi arriva alla fine della corsa in debito di ossigeno (lo avranno fatto apposta?). Vabbè, dovremmo lasciar stare i GPS, almeno in questi contesti.

Il bel servizio fotografico di Roberto Mandelli ci racconta bene la manifestazione attraverso le immagini, con oltre 1000 scatti. Alcuni hanno “pescato” belle donne e ragazze (guardate nella seconda parte le foto 214 o 333, per esempio), non solo con inquadrature frontali. Anch’io ho tentato di seguire in corsa il lato B di Laura Galli, l'architetta che alla fine è risultata la più veloce tra le donne… niente da fare, corre troppo forte. Mi sono accontentato di arrivare prima del suo presidente.

Non mi è mai piaciuto fare i conti in tasca a chi organizza, mi limito a dire, a chi commentava, che 7 euro contro maglietta, pacco gara e soprattutto salamella… ci possono stare. Aggiungo che la presenza di una società in veste di supporter/sponsor ha probabilmente fatto tornare i conti. In ogni caso gli iscritti sono stati 734: non tutti sono venuti, perché il maltempo imperversava (eppure, ha salvato miracolosamente proprio la zona della gara!). La società si impegna - come ha sempre fatto in passato - a comunicare l'importo esatto che sarà devoluto alla Fondazione Tavecchio per il suo Progetto Vita.

20 anni di Stralivigno e 20 anni di Podisti.Net, non si poteva non esserci!

In realtà partecipo ormai da diversi anni a questa manifestazione, se ricordo bene è la prima volta che si è corso senza la pioggia e con condizioni climatiche ideali, col sole che ogni tanto si nascondeva dietro nuvole mai veramente minacciose, erano pause gradite, perché a quest’altitudine, 1816 metri, l’irraggiamento solare dà fastidio quando sei sotto sforzo.

L’ambizioso progetto di partire dalla pista di atletica non si è materializzato per ritardi nell’ultimazione dei lavori, anche a causa del maltempo che non ha consentito di procedere più speditamente nel completamento. In compenso c’è stato un significativo miglioramento del percorso, con i primi chilometri attraverso il centro di Livigno: bella novità.

Per il resto è stata la solita Stralivigno, un primo tratto e fino al km 6 sostanzialmente in piano o leggera salita, seguito da un altro di 600-700 metri piuttosto “cattivo”, con pendenze toste. Dopo fino al km 10 è un susseguirsi di brevi salite e brevi discese su un sentiero boschivo relativamente stretto e con fondo irregolare. Ecco, secondo me è nella prima parte del percorso che ti giochi una buona parte della gara, perché dopo un ristoro (zona cambio staffetta) ed un tratto di circa 1000 metri in piano….inizia la Stralivigno, con la sua parte più impegnativa. Se ci arrivi stanco diventa tutto più complicato. Poco dopo il km 12 e fino al km 16 ci sono salite vere, con alcuni tratti…..limite ribaltamento, dove gli umani non corrono proprio. In compenso per chi piace correre nei boschi è davvero tutto bello, gli scorci panoramici sono unici, anche se è meglio non distrarsi troppo. Tanti i ristori, ne ho contati cinque e ci volevano tutti, tra l'altro, come di consueto, gestiti con entusiasmo  in gran parte da ragazzi e bambini. Poco dopo il km 17 inizia la discesa, che a tratti è una vera picchiata, se non hai salvato le gambe prima non riesci a frenare, i quadricipiti, ormai esauriti, gridano vendetta. Si arriva da dove si era partiti, ma in senso inverso.

Dal km 14 all’arrivo ho corso con l’amico Antonello Deiana; in precedenza ci eravamo raggiunti e superati reciprocamente, poi abbiamo deciso che insieme si faticava meno, e di aiutarci. Così è stato, siamo arrivati insieme. Prima volta che mi succede, in genere su queste distanze mi rifila almeno 10 minuti, deve essere proprio fuori forma. Grazie della compagnia. 

Bella la medaglia consegnata ai finishers, in legno, celebrativa della 20esima edizione. 

Un po’ di ressa al ristoro in zona arrivo, un tavolo e qualche addetto in più non sarebbe guastato ma quest’anno eravamo veramente in tanti. A proposito, record di partecipanti classificati nella gara singola, in 914 hanno concluso entro il tempo massimo. Invece sono state 104 le staffette, tra queste ha brillato la “Monica Run”, con Monica Casiraghi e Antonella Sirtori, che hanno vinto la gara femminile. 

Organizzazione complessiva sempre di ottimo livello, con la logistica ormai super collaudata presso il centro “Aquagranda”, che offriva docce, deposito borse e anche un dopo corsa rilassante, con piscina e solarium. 

Alla sera, dalle ore 19, premiazioni e pasta party che in realtà è una cena completa; poi musica e balli per chi ne aveva ancora.

 

Bella davvero questa gara in serale, giunta alla seconda edizione e organizzata dall’ASD Castel Rozzone. Sono 2 giri uguali per un totale di 7 chilometri, tortuosi, quindi un percorso vario e …..divertente. Si trattava anche della prima delle cinque tappe del circuito Diamond Cup, giunto alla sua sesta edizione.

Vince la gara maschile Salvatore Gambino, dopo il doppio primato nella stagionale primaverile, personal best alla maratona di Milano (2:22:24) ed alla mezza della Stralugano (1:06:31), alleggerisce nel periodo estivo correndo distanze più brevi. L’atleta del DK Runners Milano qui chiude in 22:52, davanti a Roberto Avogadro (23:05, Cus Bergamo Atletica) e Matteo Fabbris (23:34, G.Apinistico Vertovese).

Gara femminile che vede vincitrice Alice Colonnetti (Bracco Atletica), col tempo di 27:06, seguita da Antonia Giancaspero (27:27, La Michetta)  che poi dividerà generosamente il suo premio tra gli amici, e Katiuscia Bielli Nozza (27:35, Runners Bergamo).

Gara bella e bene organizzata, ci si iscrive online e si paga sul posto; niente di più facile e immediato per chi corre, tuttavia il costo era lo stesso anche per i ritardatari per cui molti, anzi troppi, saltavano la (comoda) registrazione online creando qualche problema di traffico alla segreteria iscrizioni, comunque ben risolto

Costo di iscrizione veramente modesto (6 euro), costo che ormai ritroviamo anche nelle tapasciate, ma questa è una gara Fidal con tutte le sue implicazioni (compreso i costi). Premi per primi 5 assoluti M/F e i primi 5 di ogni categoria Fidal, pacco gara e ristoro consistente, compreso gli apprezzatissimi ghiaccioli. A disposizione deposito borse e docce, difficile chiedere di più. In fondo nessuna sorpresa, quelli dell’Atletica Castel Rozzone le cose le sanno fare bene, basti ricordare la loro mezza. Un vero peccato abbiano alzato bandiera bianca dal 2018, del resto era difficile divincolarsi dalla morsa dei costi Fidal, ricordiamo l’obbligo per le mezze maratone di passare da gara regionale, 400 euro, a gara nazionale, 1200 euro; evidente che manifestazioni di 4-5-600 partecipanti non riescano più a starci dentro.

Percorso super presidiato per i 302 classificati, in lieve incremento rispetto al 2018 (282), nessuna “interferenza” neanche per i meno veloci. Alle 22.30, un’ora dopo il termine della gara, la piazza del Castello era completamente sgombra e tornata a disposizione di tutti, anche questo è un pregio.

Prossima tappa a Pontoglio (BG), il 26 luglio, sempre in serale.

 

Mercoledì, 10 Luglio 2019 17:52

Bressanone (BZ) - Ladinia Trail

Prima edizione di questa gara che affianca la maratona dolomitica, la Brixen Dolomiten Marathon, che invece compie 10 anni nel miglior modo possibile: tempo molto bello e record di partecipanti classificati, 547 contro i 401 del 2018 (dati complessivi singoli più staffettisti).

Il Ladinia Trail è invece un new entry della manifestazione, unitamente alla Ultra Trail di 81 chilometri, quest'ultima da corrersi esclusivamente in coppia; a differenza delle altre due gare si parte da San Martino in Badia, una graziosa località situata a 1170 metri di altitudine, nella valle omonima, dopo un trasferimento di circa un’ora in bus da Bressanone. Bravo lo speaker che nel pregara racconta luoghi e percorso in 4 lingue diverse (tedesco, italiano, inglese e ladino).

Sono 96 i partenti, 86 i classificati. Il percorso è impegnativo, inizialmente previsto di 21 chilometri poi modificato in 28, a causa di forte innevamento sui sentieri. Il dislivello positivo totale di 1850 metri promette un impegno fisico non da poco. Primi chilometri belli e facili, addirittura in discesa il primo mille, con un passaggio emozionante da un soggiorno per anziani, dove batto il cinque ad un arzillo nonnetto. Fino al km 5 si corre nel bosco, in leggera salita, poi diventa davvero difficile, sono quasi 1000 metri di dislivello in 8 chilometri, il tratto che ho trovato più duro, che si esaurisce intorno ai 2100 metri di quota. Seguono circa 8 chilometri di salite e discese (dislivello negativo di oltre 500 metri) mai troppo impegnative, lo scenario circostante è da favola, cime dolomitiche e montagne a perdita d’occhio; fa piuttosto caldo, si soffre in modo particolare nei tratti fuori dal bosco. Poco dopo il km 20 il percorso è per diversi tratti su un sentiero alpino, talvolta anche un po’ esposto. Si rientra nel bosco per uscire a pochi chilometri dall’arrivo, situato a Cima Plose, 2452 metri di altezza. Ultimo tratto che torna a salire di brutto, sembra di non arrivare mai, infatti alla fine i chilometri saranno più di 28… altro che sconti.

La gara maschile è stata vinta dallo svedese David Lingfors, tempo finale di 2:57:04, con abbondante margine sul secondo, Paul Willeit che arriva quasi in volata con Thomas Guadagnini, tempi rispettivamente di 3:13:34 e 3:13:43.

Tra le donne vince l’atleta locale (53enne!) Heidi Dapunt, (4:13:05), dopo un lungo testa a testa con Ilaria Pedri (4.14:15). A seguire Rosmarie Psenner (4:38:12).

L’inserimento del Ladinia Trail all’interno del palinsesto Brixen Marathon è stata un’ottima idea, si corre sempre in contesti meravigliosi: cito solo la vista spettacolare che si gode dal passo delle Erbe, in particolare il Catinaccio d’Antermoia, ma i punti dove merita di fermarsi a guardare, o quantomeno distrarsi per un attimo dalla fatica, sono molti di più.

Una gara per tutti? Si, a condizione di avere una buona preparazione atletica di base sulle lunghe distanze, tipo quella del maratoneta, per intenderci, o comunque l’abitudine a “stare sulle gambe” per diverse ore su percorsi impegnativi, con molta salita. Ancora più importante avere familiarità con la montagna: ci sono diversi tratti dove si corre, e cammina, su veri e propri sentieri alpini, con alcuni passaggi un tantino esposti. Una gara che può essere vissuta bene anche come escursione. Meglio se venisse dato un tempo massimo superiore alle 6 ore.

Esordio sostanzialmente positivo nel calendario delle maratone per questa Valle d’Aosta Marathon, la prima manifestazione in regione sulla distanza dei 42195 metri. Sono stati 333 gli atleti classificati sulle tre gare in programma, di cui 186 sulla maratona.

Si sa quante sono le preoccupazioni quando si organizza una “prima”, in particolare quando, come nel caso delle maratone, si tiene impegnato un percorso per così tante ore: i ristori, il presidio, i volontari. Ho corso la mezza, un giro unico da ripetersi due volte per la maratona, e ho trovato quasi tutto in ordine; piccoli dettagli da sistemare ma personalmente promuovo la manifestazione, anche dopo aver ascoltato il parere di diversi partecipanti. Dopo la mia gara ho risalito il percorso fino al km 32 (in bicicletta), appurando che anche ai meno veloci non sono mancati i ristori, né l’assistenza dei volontari. A proposito di questi ultimi, sono rimasto colpito sia dalla loro giovane età, sia dalla loro partecipazione, incitavano e incoraggiavano con grande veemenza.

Una prima edizione impreziosita dalla presenza di Giorgio Calcaterra, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, e non solo nel mondo delle maratone ed ultra. Ma assolutamente apprezzata anche la partecipazione di un forte atleta locale, Renè Cuneaz (personale di 2:15:32 in maratona), che dopo aver fatto un 3000 metri in 8’25 la sera precedente, ha scelto Pont Saint Martin per un allenamento di fondo medio, correndo la mezza maratona.

La maratona ha visto la vittoria di Giorgio Calcaterra col tempo di 2:52:38, ha preceduto Marco Bonfiglio, al rientro alle gare (2:55:47) e Nicolino Catalano (3:02:18).

Tra le donne la vincitrice è stata Mirela Hilaj (3:35:25), davanti a Elena Daniela Dadda (3:41:39) e Cristina Costa (3:46:07).

Nella mezza ha vinto, direi ovviamente, Renè Cuneaz, suo il tempo di 1:16:07. A seguire Andrea De Biasio (1:25:22) e Luigi Gentile (1:26:54). Un’atleta locale, Sara Trevisan, è stata la prima delle donne (1:37:11); seconda Debora Boffa (1:38:57, terza Elena Gagliardi (1:41:25).

Infine la 10 chilometri. Uomini: 1) Alberto Norbiato 35:39 2) Manuel Accurso 37:46 3) Diego Merivot 37:52. Donne: Federica Barailler 38:53 2) Stefania Canale 41:52 3) Elisa Vitton 41:52

Il percorso: tutto asfaltato, salvo un brevissimo tratto, con diverse ondulazioni che però, a mio avviso, non aumentano più di un tanto la fatica. Semmai è stato il caldo nel secondo giro ad impegnare maggiormente i partecipanti alla maratona. Un percorso che valuto gradevole e mai noioso, in particolare per l’attraversamento di alcune caratteristiche frazioni e per gli scenari circostanti. Piacevole anche il fatto di correre diversi chilometri al fianco prima del torrente Lys e poi del fiume Dora Baltea.

VIDEO

 

Martedì, 04 Giugno 2019 16:44

Gozzano (NO) - 3^ Quadrortathon

Sono state quattro maratone in quattro giorni, tutte diverse tra loro, difficile annoiarsi. Ma anche la possibilità di correre per metà distanza o anche solo 10 chilometri. Insomma, c’erano distanze e percorsi per tutti i gusti podistici. Alla fine di ogni giornata erano previste gite e divagazioni di ogni tipo, per ritemprarsi dalla fatica e divertirsi tra amici.

La gara regina restava la maratona, inevitabilmente dominata dall’inglese Adam Holland, forte atleta ormai conosciuto da queste parti, in particolare per le partecipazioni alla Orta10in10; nel 2017 realizzò l’impresa di correre dieci maratone in giorni consecutivi nel tempo totale di 27:38:36, pari ad una media di 3’56/km! Alla Quadrortathon vince col tempo finale complessivo di 13:11:45.

Tra le donne è Giulia Ranzuglia a risultare la più veloce, con 18:40:34. 

Ecco cosa è successo alla Quadrortathon 2019. Le classifiche di giornata e quella generale riepilogativa sono in fondo all'articolo.

1 giugno, Maratona del Vergante. KM 42.195 dislivello m 1.122. Partenza dal lido Gozzano, si risale la valle dell'Agogna fino ad Invorio. Giro di boa della 10km. Da qui si arriva nell’alto Vergante (giro di boa della mezza) una splendida balconata sul lago Maggiore stando in quota per strade bianche nel bosco fino sopra Gignese, il paese degli ombrelli, punto più alto a 700 metri (arrivo mezza maratona). Una lunga discesa in una valle solitaria ricca di torrenti porta a Sovazza e Armeno, per poi ridiscendere a Gozzano. Cena Baita Cai sul Mottarone.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 87 arrivati

1) Adam Holland 3:05:29 2) Marco Rossi 3:19:54 3) Andreiu Blaise 3:31:39

1)Monica Pilla 3:31:14 2) Silvia Torricelli 3:44:03 3) Giulia Ranzuglia 4:41:46 

2 Giugno, Maratona del Mottarone. Km 42.195 dislivello m 1.178. Partenza dal lido di Gozzano. Salita da Vacciago, Madonna della Bocciola balcone sul Lago (giro di boa della 10 km). Si attraversano i caratteristici paesini di Miasino ed Armeno (giro di boa della mezza). Poi si attacca la salita al Mottarone dalla cui sommità si gode la vista di sette laghi: Orta, Maggiore, Mergozzo, Varese, Besozzo, Comabbio, Monate e Biandronno (arrivo della mezza) Ritorno sullo stesso percorso. Alla sera in tutto relax giro in battello del lago d’Orta, visita ad Orta e cena sull’isola di San Giulio.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 84 arrivati

1) Adam Holland 3:26:34 2) Marco Rossi 3:40:52 3) Daniele Santinato 3:54:47

1) Eleonora Rachele Corradini 3:56:32 2) Mirela Hilaj 4:14:05 3) Kris Benedan 4:21:44 

3 Giugno, Maratona della Madonna del Sasso km. 42.195 dislivello m.739, Partita dal lido di Gozzano e salita a Pogno (giro di boa della 10 Km). Poi in Val Sesia attraverso il passo della Cremosina (giro di boa della mezza). Poi dolcemente fino a Valpiana in un silenzioso bosco di larici arriva fino alla Madonna del Sasso, la rupe da cui si domina tutto il lago. Si scende attraverso Boleto, il paese dei porcini (Boletus Edulis), a Pella e poi tutta sul Lago fin quasi a Ronco in omaggio alle 10in10, e ritorno a Gozzano. Alle 19,30 Party al Ristorante del lido di Gozzano.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 73 arrivati

1) Adam Holland 3:29:21 2) Daniele Santinato 3:43:97 3) Andreiu Blaise 4:14:37

1) Alice Fajoli Modignani 4:17:29 2) Giulia Ranzuglia 4:41:31 3) Daniela Macaluso 4:59:13

4 Giugno, Maratona del Lago d’Orta. Km 42,195 dislivello m. 350. Giro completo del Lago d’Orta partendo dal lido di Gozzano e procedendo in senso antiorario. A Orta si passa davanti al ristorante di Cannavacciuolo (giro di boa 10 Km) Periplo del promontorio di Orta, Imolo (Giro di boa della mezza). Lungolago di Pettenasco e Omegna. Bagnella. Salita panoramica a Nonio e Cesara. Quindi discesa a Pella fino ad arrivare a Gozzano. Party finale sulla spiaggia alle 16:00 con premiazioni dei finisher delle 4 giornate

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 78 arrivati

1) Adam Holland 3:10:21 2) Alessandro Ponchione 3:32:36 3) Daniele Santinato 3:43:29

1) Sandra Hausmann 3:55:24 2) Alice Fajoli Modignani 4:17:43 3) Kirsi Burzio 4:21:00

Saranno in molti a ricordare questa 14^ edizione e sono tante le ragioni per essere soddisfatti. Certamente gli organizzatori, che hanno visto ancora volta tanta gente arrivare a Lugano e, soprattutto, tornare a casa felice dell’esperienza vissuta; da queste parti si dà un grande valore a questa cosa.

Gli atleti: a tutti i livelli si sono registrate prestazioni di rilievo che, tradotto in “numeri”, significa aver migliorato le proprie prestazioni. Ma mettiamo in fila le cose e cominciamo dalla cronaca della gara.

Si corre subito veloci, un gruppetto di africani tirato …. da un bianco, Salvatore Gambino, con Francesco Carrera nei dintorni. Già al passaggio del km 5 restano in tre: i due etiopi Antanayehu Dagnachew, Abera Ketema e il keniano Philimon Kipkorir, si corre intorno a 2’55/km. Al femminile allunga decisamente l’etiope Yenenesh Dinkesa, con Sara Dossena poco dietro e, non lontana, Catherine Bertone. Poco prima del km 10 si sfila Kipkorir, che perde via via diversi metri, procedono appaiati Dagnachew e Ketema. Al km 11 i due si guardano, si parlano; questa indecisione produce un paio di chilometri più lenti, Dagnachew sembra averne di più e allora allunga decisamente, non è un vero e proprio cambio di ritmo, ma una costante progressione.

Continua la gara in solitudine della Dinkesa, la Dossena non molla, la tiene a vista, ma la distanza aumenta. Chissà, magari senza i problemi dei giorni precedenti……Mantiene salda la sua terza posizione la Bertone, poco dietro Elisa Stefani.

Sia al maschile che al femminile le posizioni si cristallizzano per restare tali fino all’arrivo, però da notare la splendida corsa di Dagnachew; dal km 18 al 19 gli prendo un 1.000 metri corso a 2’49/km, ormai la vittoria è sicura ma “sente” che può anche fare il record della manifestazione. Così è stato, 1:00:53: Stralugano, grazie a questo atleta, conferma di essere la mezza maratona più veloce in Svizzera, migliorando il primato che già deteneva (Cosmas Jairus Kipkoge, 1:00:55, anno 2016). Secondo posto per Ketema (1:02:57) e terzo per Kipkorir (1:03:08). Primo europeo ed italiano è Francesco Carrera, chiude sesto con record personale in 1:05:53.

Nella gara femminile conclude in solitaria la Dinkesa, vincendo in 1:09:22, lontana ma non lontanissima dal record della gara (Diana Kipyokei, 1:08:40, anno 2018). Invece davvero vicina al suo personal best Sara Dossena, chiude in 1:10:19, a soli 9 secondi dalla sua migliore prestazione (Udine 2018). Catherine Bertone invece il personale lo realizza con 1:13:02, facendo meglio del precedente 1:13:36, ottenuto proprio qui, nel 2016. Quarta Elisa Stefani in 1:13:50, anche lei porta a casa il suo personal best, dopo averlo sfiorato alla Stramilano. Quinta Elena Romagnolo (1:15:32), con due partecipazioni olimpiche era l’atleta col curriculum più prestigioso al via della Stralugano. “ho finito correndo alla Gervasoni”, questa la simpatica auto ironia nel commentare la sua gara. Io dico bene così, era alla sua seconda mezza maratona, una distanza che non è certo nelle sue corde e nel suo “tartan”.

Da qui in avanti si susseguono gli arrivi degli atleti, sono in molti a festeggiare la loro partecipazione con il record personale: certamente le condizioni meteo erano ideali per correre forte, altrettanto vero che quando stai bene diventa tutto più facile. Certo che questo è un percorso che aiuta a correre veloce.

Il titolo dice “una bella Stralugano anche per gli italiani” e così è davvero stato. Per Sara Dossena, che si conferma in ottima forma e ciò fa bene sperare in prospettiva mondiali di Doha (ricordiamo che è stata selezionata insieme a Catherine Bertone e Giovanna Epis). Bene anche Bertone e Stefani, doveroso ricordare che venivano dalla maratona di Praga, dove hanno chiuso rispettivamente in 2:31:07 e 2:33:36 (personal best per Elisa Stefani), ecco altri che sono andati davvero forte (chiedo sin d’ora scusa se mi dimentico di qualcuno, che sarò felice di includere se mi verrà ricordato).

In campo maschile già detto della bella prova di Francesco Carrera, in un ottimo periodo di forma, a fine aprile aveva già fatto il suo personale sui 10.000 metri (29:29). Poi Salvatore Gambino, una partenza che più lanciata non si può, voleva impressionare gli africani? A seguire invece la gara perfetta, che lo ha portato all’8° posto e a migliorare sensibilmente il suo primato: da 1:07:31 a 1:06:31. Claudia Gelsomino, 11^ con 1:20:02, crono che rappresenta la migliore prestazione italiana categoria SF50.  Silvia Radaelli: aveva un conto aperto con Stralugano, lo ha regolato alla grande, si migliora con 1:17:25 e con la 7^ posizione in classifica. Matteo Vecchia, polverizza il suo personale di 1:16:28 (Stralugano 2018), portandolo a 1:14:33. Michele Belluschi, ha corso in 1:08:10, non ha fatto il personale però credo che da tempo non corresse su questi livelli. Valentina Dameno con 1:23:03 manca di 10 secondi il personale ma esce da Stralugano con la convinzione che il miglioramento è dietro l’angolo. Infine, Manuela Manca, penso fosse l'atleta che veniva da più lontano, dalla Sardegna. Tempo finale 1:21:45.

A completare il buon successo degli italiani, la sera precedente Sara Galimberti aveva vinto la CityRun 10 km col buon tempo di 35:03.  

Insomma, una bella gara che ha dato soddisfazione agli atleti più veloci ma anche ai mille italiani che hanno partecipato, tra mezza maratona, CityRun di 10 km e la Vertical al Monte Bré. Le testimonianze raccolte dicono di una generale soddisfazione dei partecipanti per il percorso, l’organizzazione ed i servizi offerti, sarà per questo che ogni anno gli italiani “pesano” il 30-35% sul totale.

 

Arrivederci al 16 e 17 maggio 2020, quando si correrà la 15^ edizione.

Il doping, ahimè, è un problema sempre più attuale, lo testimoniano i numerosi casi registrati negli ultimi tempi, hanno coinvolto atleti di alto livello ma talvolta anche amatori.

Alla mezza Maratona del Naviglio di domenica 19 maggio a Cernusco, c’è stato un controllo sui primi 4 atleti italiani classificati, ciò ha generato qualche rumorosa lamentela da parte di uno di loro, Giuseppe Molteni, seguita nei giorni successivi dal responsabile sanitario del suo gruppo sportivo, il dr. Rodolfo Malberti, Atletica Desio, il quale così ci ha sintetizzato:

7 Stranieri (Africa) su primi 10 arrivati. Al nostro Molteni e gli altri due Italiani (Belluschi e Soffientini)  7°,9°, 10°, controllo antidoping ! A loro Noo ! Loro invitati, alloggiati e senza antidoping. I nostri …mah.

Non è ora di chiedere alla FIDAL il controllo obbligatorio a chiunque arrivi nei primi 3, e a estrazione   almeno 2, oltre quelli a podio, nei primi 10 arrivati, ovunque in Italia?

Quei pochi soldi a disposizione di  Fidal, Tan, Wada, CONI,  Ministero della Salute, etc…, li si spendano per il doping mirato ai vincitori, anche, soprattutto, stranieri.

Che senso può avere per Noi gareggiare, pagando pure l’iscrizione, ed essere sottoposti all’antidoping, senza aver guadagnato medaglie e soldi, come loro? Lo sport è uguale per tutti, anche nel doping. Roma , Milano etc., iniziamo a capire chi vince con le gambe, la testa ed il cuore e chi con sostanze dopanti, illecite.

Alle maratone o mezze di Verbania, Verona, Ravenna etc.,  io c’ero. Solo Italiani al doping, compreso Nasef. Vietato a me, medico sociale, l’accesso. Cosa irregolare, e lo dico dopo anni di professionismo nel calcio. Il medico sociale deve tutelare il proprio atleta e salvaguardarlo dal doping degli avversari. Ma ai kenioti, anche se vincitori, non hanno fatto controlli.

Non è un circo in cui vedere degli uomini di colore correre: è Sport.

La domanda, in sostanza, è: perché prendete noi italiani e non gli africani che hanno vinto?

Non entro nel merito delle considerazioni personali del dr. Malberti (atleti invitati, alloggiati, stranieri che non vengono controllati, presenza del medico sociale ai controlli, etc), al quale ho fornito chiarimenti e dato informazioni corrette, invece proviamo a fare chiarezza sul punto centrale, ovvero i controlli.

Sui campi di gara esistono più modalità di controllo, o meglio, diverse entità che provvedono a tali controlli.

1 -Nado Italia (deriva dall’agenzia mondiale antidoping – WADA), che opera all’interno della galassia del Coni, riceve attraverso le varie federazioni, Fidal nel nostro caso, il calendario delle manifestazioni e decide autonomamente su quali procedere, più frequentemente i campionati di specialità;

2- Ministero della Salute, anche qui l’autonomia operativa è totale, però gli obiettivi sono diversi rispetto a Nado, perché si tratta soprattutto di tutela sanitaria, e vengono effettuati quasi esclusivamente su cittadini italiani, per ovvi motivi.

C’è poi un terzo operatore, che sono i Carabinieri, a quanto mi risulta, il numero di controlli sinora effettuati è molto limitato.

Il Ministero della Salute (che è intervenuto a Cernusco sul Naviglio) si occupa solo dei cittadini italiani (oppure stranieri residenti in Italia): come detto, opera con l’obiettivo della tutela sanitaria, anche dal punto di vista della prevenzione. Questo non ha a che vedere con l’attività di Nado Italia che, invece, si propone di individuare e punire gli atleti che utilizzano sostanze illecite con l’obiettivo di alterare/ migliorare le proprie prestazioni. Un ulteriore prova del compito istituzionale del Ministero della Sanità, viene dal fatto che agisce anche nell’ambito delle gare promozionali, quindi organizzate da Enti di Promozione Sportiva (UISP, CSI, etc), un ambito nel quale Nado non opera per nulla.

A titolo di curiosità e per dare un’indicazione sull’attività del Ministero della Salute, nel 2017 sono stati controllati complessivamente 1.211 atleti, riscontrando 30 casi di positività; nella metà dei casi i principi attivi riscontrati sono gli agenti anabolizzanti. Le gare interessate in ambito atletica leggera sono state 21.

 

Nonostante le condizioni meteo poco favorevoli è stata una mezza da record in ambito maschile: ha vinto il ruandese Noel Hitimana, tempo finale 1:03:36, davanti al keniano Paul Mwangi (1:03:27), terzo posto per un altro keniano, Peter Gitau (1:06:32). Davvero appassionante il finale di gara con Mwangi che entra in pista a 300 metri dall’arrivo con 10 metri di vantaggio, sembra fatta, ma Hitimana recupera e vince in volata. Sia il primo che il secondo classificato battono di oltre un minuto il record della gara (precedente James Mburugu Murithi, 2018, 1:04:29).

Primo italiano è Michele Belluschi (1:10:16-Atl. Recanati), che precede Giuseppe Molteni (1:12:08-Atl. Desio) e Andrea Soffientini (1:13:34-Azzurra Garbagnate).

Gara femminile corsa su ritmi lenti, condizionata sin dall’inizio dalle scelte tattiche delle atlete, oltre che dal meteo: le africane corrono insieme sino agli ultimi chilometri, quando si scatena la bagarre. Vince l’etiope Addisalem Belay Tegegn  (seconda nell'edizione 2018) col tempo di 1:18:53, davanti alla connazionale Wolkeba Asmerawork Bekele, che staccata solo negli ultimi 500 metri ha chiuso in 1:18:59. Anche la terza classificata, la keniana Mary Wanjohy Wangari, arriva poco distante dalle prime (1:19:04).

Prima italiana è Emanuela Mazzei (1:27:36-Cambiaso Risso), seconda Elena Zambelli (1:29:37-G.P. Casalese), terza Tania Calloni (1:32:03-Corro Ergo Sum).

Gli organizzatori riferiscono che per la prima volta, dopo 23 edizioni, il meteo non ha sorriso alla manifestazione; semmai negli anni precedenti è stato il caldo a condizionare le prestazioni. In realtà, quasi per magia, al colpo di pistola ha smesso di piovere ma certamente il percorso non era nelle migliori condizioni possibili. Nonostante questo si è assistito ad una gara maschile di alto livello: quando gli atleti che partecipano sono forti, lo sono anche più delle condizioni meteo.

Il Comitato Organizzatore della Mezza del Naviglio ringrazia tutti gli atleti per la partecipazione, ed anche manifesta un sincero apprezzamento a volontari, vigili e tutti coloro i quali si sono adoperati per garantire la sicurezza sul percorso e la regolarità della gara.

Per le statistiche: atleti iscritti 634, partenti 560, classificati 549.

Il colpo di pistola alle ore 11.00 del 12 maggio ha sancito la conclusione di questa 38^ edizione, che verrà ricordata per il record di team partecipanti (52) ma anche per la quantità di grandine caduta sulla pista di atletica: si sono vissuti momenti difficili sabato dalle 18 alle 19, ma poi la gara è proseguita e si è conclusa regolarmente.

La vittoria al maschile, in qualche modo annunciata, è andata al team Don Kenya A, che nell’arco delle 24 ore ha totalizzato 358,304 chilometri; al secondo posto la Michetta, 340,800, al terzo Euroatletica 2002, 336,544.

Piace rilevare per chi, come me, ama la formula classica, che i primi tre posti sono occupati da squadre che hanno fatto questa scelta, ovvero correre per 24 ore con 24 frazionisti.

A seguire Canottieri Milano A (327,687) e Vegan Running Team ((327,583). Curioso notare lo scarto tra questi team, solo 104 metri dopo 24 ore di gara.

Al femminile la prima squadra è stata la Michetta Girls (279,350 km), secondo il GS Zeloforamagno Girls (253,505); terza Ortica Team Girls, 248,985. Quarto posto Tapa Girls (240,436), quinto per Athletic Team Girls (236,572).  

La frazione più veloce è stata quella della 14esima ora di gara, che partiva alle 24: Mohammed Morchid (Team Don Kenya A), ha percorso 18,4 chilometri, alla notevole media di 3’15/km.

Una curiosità, nata da una scommessa tra amici del Don Kenya Run: alle 2 di notte correva Francois Marzetta, gli è stato chiesto se era capace di battere il suo record sui 1000 metri (2’38). Ha accettata la sfida, ha fatto un lungo riscaldamento, indossato le chiodate e si è fatto il primo mille della sua frazione in 2’37! Salvo poi fermarsi, cambiare le scarpe e concludere la sua frazione (con 16,400 km).

Costantin Bostan invece, le frazioni se l’è fatte tutte da solo. Ha alternato le stampelle alla protesi e alla fine ha coperto la distanza di 79,808 km.

Premiazioni per tutte le squadre partecipanti alla 24 x 1 ora, come è sempre stato nello spirito di questa manifestazione.

Infine, per chi vi scrive è inevitabile il richiamo ad un’altra edizione, anno 2012: con 358,304 chilometri Don Kenya ha avvicinato, ma non battuto, la prestazione del team Podisti.Net, pomposamente auto-definitosi “Dream Team”. Infatti nell’occasione fu raggiunta e superata la soglia dei 360 chilometri, più precisamente 360,800 km. In quella squadra c’erano Tito Tiberti, Paolo Finesso, Fabrizio Sutti, Saturnino Colombo, ma c’erano anche Roberto Cella, Salvatore Gambino, Emanuele Bertolotti che in questa ultima edizione hanno corso col team Don Kenya. Un'altra curiosità: del team Podisti.Net faceva parte anche Matteo Vecchia, oggi capitano , e giocatore, proprio del suo team vincente Don Kenya.

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