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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Una grande festa, diversamente non la si può definire. Parte “istituzionale” ridotta al minimo, invece tanto spazio agli atleti, a bimbi e ragazzi ed anche a chiunque volesse pestare il nuovo tartan. Organizzazione curata nei dettagli dall’Azienda di Promozione Turistica di Livigno.

In realtà, già dalla fine di luglio, un discreto numero di villeggianti runner ha potuto provare l’emozione di correre in una nuovissima pista, situata a 1800 metri di altezza.

Una giornata davvero piena…di tutto. Per quanto riguarda la presentazione vera e propria, giustamente orgogliosa l’amministrazione comunale nella persona sia del sindaco, Damiano Bormolini, che del vice sindaco, Remo Galli. Felice ed entusiasta il presidente della locale Azienda di Promozione Turistica, Luca Moretti, che vede un suo sogno finalmente realizzato.

Pierangelo Molinaro, una vita intera alla Gazzetta dello Sport, ha saputo mettere in evidenza tutti gli aspetti sportivi e delle opportunità uniche di un impianto con queste caratteristiche. Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal, oltre ad aver portato il saluto del presidente regionale e quello nazionale, ha manifestato tutta la soddisfazione e disponibilità della federazione a fare sì che Livigno diventi un polo di riferimento per tutta l’atletica di livello.

La parte ufficiale della presentazione si è esaurita rapidamente e poi…tutti in pista. Dopo il tradizionale taglio del nastro, con la benedizione del parroco Don Giuseppe Longhini, si è dato il via ….alle danze.

Erano presenti dei giovani atleti, che peraltro hanno già diverse presenze in nazionale, che si sono esibiti nelle loro specialità, le prove multiple (eptathlon e decathlon). Sveva Gerevini (1996), campionessa assoluta 2018 e 2019. Federica Palumbo (1995), due volte campionessa assoluta. Sofia Montagna (1999), campionessa italiana under 23. Enrica Cipolloni (1990), l’atleta dalla carriera agonistica più lunga, dieci volte campionessa italiana. Dario Dester, campione italiano under 20, 4° ai recenti campionati europei.  Era presente anche il prof. Frittoli, allenatore di Gerevini e Dester

Questi atleti, oltre a correre, lanciare e saltare, si sono prestati con disponibilità e simpatia a tutto il pubblico presente.

Presente anche un’atleta…più stagionato, ma che in quanto ad entusiasmo ed impegno è un esempio per tutti i giovani: il martellista Marco Lingua. Smaltita la delusione perché non potrà partecipare al mondiale in Qatar (mancanza delle misure minime richieste) guarda con fiducia all’Olimpiade di Tokio 2020, sarebbe la sua terza, a 42 anni. Ha dato spettacolo ai tanti bimbi e ragazzi presenti, non solo per la componente strettamente sportiva; e non ha mancato nemmeno di lanciare il martello a 70 metri, subito dopo pranzo e con zero riscaldamento.

Regista sul campo è stato Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal; che ha coordinato le varie prove raccontando le storie degli atleti e spiegando le varie specialità.

Poi pista aperta per tutti, grandi e piccoli, prove dai 60 agli 800 metri, salti e lanci col vortex. 

Anch’io, fuori programma, ho potuto correre su questa pista ed è stato bello ed utile farlo direttamente con l’architetto Giuseppe De Martino, che ha progettato e realizzato questo impianto, peraltro è podista e sportivo a tutto tondo. Ovvia la curiosità di conoscere tanti particolari, una pista a questa altitudine è certamente più difficile da realizzare e mantenere nel tempo. In sintesi, questo è che ho inteso dalle sue osservazioni: diversamente da ciò che si potrebbe pensare, le principali difficoltà non derivano da un elevato irraggiamento solare o da temperature particolarmente basse, bensì la notevole escursione termica, che metterà a dura prova i materiali di cui è composta la pista. Nel periodo invernale non verrà coperta, la neve funzionerà some una sorta di isolante termico. Sono state rinforzate le aree sottoposte a maggiore sollecitazione ed usura, quali le pedane di salti e lanci, in particolare nei punti dove gli atleti esercitano una maggiore pressione.  Abbiamo utilizzato dei materiali di alta qualità, il “segreto” per ottenere i risultati migliori. Materiali che, grazie ad una scelta progettuale, garantiranno un elevato assorbimento dello shock causato dall’impatto al suolo, così consentendo il maggior beneficio nel corso degli allenamenti. Infine, ma non è un dettaglio, intorno alla pista c’è un vallo che proteggerà in parte gli atleti e le loro prestazioni, vallo costruito utilizzando terra di riporto.

E stavolta senza se e senza ma. Si ricorderà che giusto una settimana fa, la keniana Birgit Kosgei realizzò a Newcastle un fantastico 1:05:28, valido come miglior prestazione personale ma non come record del mondo, a causa di un percorso non omologato per i criteri di pendenza e direzione.

Questa volta invece si tratta di record del mondo, un pazzesco 58:01, realizzato da Geoffrey Kamworor (Kenya). Il precedente primato era del connazionale Abraham Kiptum (58:18, Valencia 2018). E non solo: proprio per le caratteristiche di omologazione della gara, certificata a tutti gli effetti, sono da considerarsi validi anche i record stabiliti ai passaggi intermedi dei 15 e 20 chilometri, rispettivamente 41:05 (che pareggia Joshua Cheptegei) e 55:00. Media finale di 2:45/km, con i primi 10.000 metri in 27:34! Gara di altissimo livello con altri 5 atleti sotto i 60 minuti, nell’ordine: Benard Kipkorir Ngeno (59:16; Berehanu Wendemu Tsegu (59:22); Edwin Kiptoo (59:27); Amos Kurgat (59:37); Philemon Kiplimo (59:57). primo europeo Sondre Moen (1:00.20), relativamente vicino al suo personal best (59:48).

Geoffrey Kamworor non è certo un atleta sconosciuto: vincitore della maratona di New York 2017 e quattro volte iridato sulla mezza distanza, ma ciò che ha fatto oggi a Copenaghen è davvero incredibile.

Gara femminile anch’essa di alto livello: vince l’etiope Birhane Dibaba in 1:05:57, seguita dalla 21enne keniana Evaline Chirchir (1:06:22), terza Megertu Elemu (Etiopia, 1:06:43). Da notare che tutte queste atlete nell’occasione hanno realizzato il loro record personale.

8 settembre - Notevole l’impresa compiuta oggi dalla keniana Brigid Kosgei, che alla Great North Run di Newcastle ha fermato il cronometro al fantastico tempo di 1:04:28. Diciamo subito che tale risultato non è omologabile come record del mondo, tuttora appartenente a Joyciline Jepkosgei (1:04:51), ottenuto in gara mista a Valencia nel 2017. Questo perché la mezza maratona di Newcastle non soddisfa i requisiti né in termini di pendenza (sono 32 metri di dislivello negativo, quando il regolamento prevede al massimo 1 metro/km, quindi 21 metri nel caso di mezza maratona), né in termini di distanza, perché si tratta di gara “point-to-point”, vale a dire che si corre sempre nella stessa direzione. Un po’ come la nostra Roma-Ostia, per intenderci.

Resta un’impresa di altissimo livello, per la 25enne keniana, che ha battuto le sorelle Masai, nell’ordine Magdalyne (1:07:36) e Linet (1:07:44); appena ai piedi del podio la grande Mary Keitany. Che si possa già parlare di un passaggio di consegne? Non lo credo, quantomeno non ancora.
Si tratta di un altro risultato di altissimo livello ottenuto in terra inglese, dopo la vittoria con record personale di 2:18:20 alla maratona di Londra 2019. Un risultato anche un po’ italiano, dato che la Kosgei corre nel team del dr. Gabriele Rosa.

Chi scrive ha avuto modo di conoscere personalmente Brigid Kosgei, uno scricciolo di poco più di 40 chilogrammi; era il febbraio 2018 e si allenava al training camp di Kapsait, Rift Valley, Kenya. Condizioni di vita che definire spartane sarebbe un eufemismo, in un posto dove non c’è nulla, per come comunemente si può intendere la qualità della vita. Sono quasi 3000 i metri  sul livello del mare, dove gli umani faticano persino a respirare. Questa ragazza correva facilmente con gli uomini: il menu quel giorno prevedeva 18 chilometri con 700 metri di dislivello positivo, su strade rigorosamente sterrate. Al termine dell’allenamento la Kosgei e tutti gli altri atleti sono andati con dei secchi a rifornirsi di acqua per la doccia, dato che non era disponibile al training camp. Ricorderò sempre questa ragazza che veniva su da un sentiero, trasportando secchi quasi più pesanti di lei. Ho avuto modo di parlarle, di farmi raccontare qualcosa della sua vita, le sue aspettative, ma anche delle non facili condizioni di vita nel training camp, durante gli stage (duravano in media tre mesi). Per quanto la comunicazione non fosse facile ho inteso chiaramente che viveva tutto questo con serenità, sopportando i sacrifici, consapevole che la crescita nell’atletica potrebbe cambiarle la sua vita. Per ora ci sta riuscendo proprio bene.

 

8 settembre - Ottimo test per Sara Dossena ed Eyob Faniel alla mezza maratona di Newcastle, formalmente Simplyhealth Great North Run.

Sulla via per i mondiali di Doha (Qatar), in programma dal 27 settembre al 6 ottobre, questa mezza rappresentava un test ideale per verificare le condizioni dei due atleti ed il responso è stato molto positivo. Dossena ha chiuso col tempo di 1:10:28, terzo crono in carriera dopo Udine (2018) e Stralugano (2019), nono posto nella gara vinta da Brigid Kosgei, con un tempo fantastico, di cui parliamo in questo articolo:

http://www.podisti.net/index.php/notizie/item/4764-newcastle-uk-brigid-kosgei-1-04-28-la-mezza-piu-veloce-di-sempre.html

Eyob Faniel, atleta da tempo allenato dal grande Ruggero Pertile, chiude al sesto posto in classifica in 1:01:25, che rappresenta il suo secondo miglior risultato di sempre, dopo l'1:00:53 realizzato a Padova nel 2019.

Gara vinta per la sesta volta consecutiva da Mo Farah, tempo di 59:07. Secondo Tamirat Tola (59:13), terzo Abdi Nageeye (59:55).

Sara Dossena nel dopo gara ha subito detto che avrebbe voluto andare più forte su un percorso così, ma ha frenato la sua indole agonistica perché questa tappa era solo un altro pezzetto del mosaico che sta realizzando verso la maratona mondiale.

Eyob Faniel ha valutato molto positivamente la sua prova, anche perché in settimana ha continuato a “caricare” nel corso degli allenamenti. Ora la sua testa è già al mondiale, infatti sta pensando a come abituarsi alle temperature che lo attendono a Doha, ma anche ad orari inusuali per gareggiare. Si ricorda che la partenza avverrà alle 23.59.

 

Scomodiamo Don Rodrigo per introdurre la notizia, forse non nota a tutti, che la 2^ edizione della Liguria Marathon, prevista per il 17 novembre 2019, non si correrà. Scrivo “forse non nota a tutti” perché il sito della manifestazione http://www.liguriamarathon.com/ ad oggi presenta ancora l’edizione 2018, addirittura con la scritta “iscriviti ora”. Per saperlo bisogna andare sul sito Fidal ed appurare che in effetti è stata annullata. Oppure andare sul sito del comitato organizzatore, l’ASD RunRivieraRun, http://www.runrivierarun.com? A parte che bisogna saperlo chi organizza, tra le varie gare organizzate e promosse sul sito si trova la Liguria Marathon, ma non c’è la notizia dell’annullamento.

Per fortuna la rete spesso fa bene il suo dovere e finalmente troviamo la notizia (che potete leggere più avanti). Le ragioni dell’annullamento? Le vedete voi stessi. Sembra incredibile ma si può bloccare la via Aurelia per 35 chilometri ma non (parzialmente) la città di Savona per soli 7. Ma si deve arrivare a ridosso della manifestazione per scoprire questo? Determinate problematiche credo sia meglio affrontarle per tempo.

Il testo del comunicato dell’annullamento della 2^ Liguria Marathon:

Cari Amici,
come sapete la Liguria Marathon avrebbe dovuto tenersi domenica 17 novembre, correre la sua seconda edizione, arrivata dopo la soddisfazione di essere riusciti a regalare a tutti i Maratoneti un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso.
In questi mesi non abbiamo aperto iscrizioni e non siamo usciti con comunicati stampa nell’attesa di capire il destino della Liguria Marathon, così come era stata studiata e realizzata, perché tutti coloro che erano coinvolti, dovevano essere convinti di ripetere questa meravigliosa sfida.
Il Comune di Savona e la Polizia Municipale ci hanno fatto sapere che non intendono, per loro motivazioni di viabilità che non stiamo a discutere, ma che accettiamo, anche se con rammarico, ripetere l’esperienza della scorsa edizione, non potendo impegnarsi a gestire 7 km. di chiusura al traffico e proponendo un arrivo a Zinola, che, chiaramente, non è pensabile, visto che la Liguria Marathon è nata per promuovere il territorio, valorizzando il mare.
Ci troviamo, quindi, a dover ripensare interamente un nuovo percorso, perché 7 km. sono tanti e non si possono “spalmare” in quello che era stato “pensato e meditato” in origine.
E dato che, come Organizzazione, ci piace provare a fare le cose sempre al meglio, non possiamo offrire a chi partecipa, un’edizione “incompleta”, con un percorso che dovrà essere nuovamente misurato ed omologato dai Misuratori Fidal, quindi dovrà essere pensato per i prossimi 5 anni (tempo di omologazione) e dovrà essere condiviso ed approvato, con entusiasmo, da tutti gli Enti che parteciperanno.
Una Maratona non è solo un evento sportivo, ma un evento di destinazione che, se accolto con favore, può negli anni dare solo risultati positivi.
La nostra volontà è far sì che Liguria Marathon non sia un’effimera illusione, ma desideriamo che diventi uno dei fiori all’occhiello di questa meravigliosa nostra Liguria e stiamo lavorando con la Fidal Liguria e la Provincia di Savona per cercare di trovare una soluzione alternativa per i prossimi anni.

Andiamo oltre.

Ricordiamo che già la prima edizione del 2018 aveva sofferto diversi problemi: programmata originariamente nel mese di aprile (cosa che aveva fatto sorgere mille dubbi, perché bloccare la via Aurelia in quel periodo sembrava una follia). Il prefetto impose, credo giustamente, di cercarsi un’altra data; con il calendario già pieno era un compito improbo, fu così che venne partorita una data ancora peggiore, il 18 novembre. A proposito di tempestività: la gara era stata spostata a 3 settimane dalla prima data prevista. Dico peggiore perché una regione come la Liguria, notoriamente scarsa di maratone, improvvisamente ne presentava tre in tre settimane, più precisamente: 18 novembre, Liguria Marathon; 1 dicembre, Genova; 9 dicembre, Sanremo.
Magari era il caso di soprassedere e andare all’anno successivo? La Liguria Marathon invece si svolse regolarmente ma, nonostante l’enfasi degli organizzatori ("un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso") sono stati 199 i classificati. Se teniamo conto dei disagi generati (ripeto che si è svolta quasi interamente sulla via Aurelia), difficile definirla un’edizione di successo.

Adesso si rimanda tutto a data da destinarsi e percorso da identificare.

Insomma, gli inconvenienti possono sempre capitare a chi organizza gare, magari per specifiche ragioni: ma tra queste viene il dubbio che non sia da escludere una certa superficialità, che talvolta prevalga un’eccessiva ambizione per stupire ed attrarre partecipanti, e non solo, con soluzioni che alla prova dei fatti si rivelano funzionare male o comunque si prestano a polemiche, talvolta giustificate.

N.D.R. l’organizzatore della Liguria Marathon, ASD RunRivieraRun, è lo stesso che lo scorso 17 agosto ha organizzato la 5K Marina di Loano, formalmente una non competitiva che però ha fatto gridare al record europeo per l’impresa di Sara Meloni, che all’età di 7 anni ha corso la distanza in 19:33.Infine, aggiungo per i non addetti ai lavori, che sino all'età di 12 anni non è consentito svolgere attività agonistica, quindi va da sé che il "record" non può essere in alcun modo riconosciuto.

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si torna nuovamente a correre per ricordare Elio Bonavita, un quattordicenne tragicamente deceduto nel marzo 2015, a questo link potete trovare qualche informazione in più, articolo scritto dal direttore di Podisti.Net, Fabio Marri.

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/2245-corri-per-elio-in-un-ricordo-che-non-puo-estinguersi.html

Sono sempre di più ogni anno a ritrovarsi a questa corsa non competitiva al Parco della Besozza, un’area con tanto verde proprio alle porte di Milano Est. Ed è un Parco a ben noto a chi scrive perché, abitando proprio a due passi, ci corro parecchie volte: chiuso al traffico, uno sterrato facilmente corribile, anche qualche salita quando si vuole mettere più qualità nelle proprie sedute. Una volta c’era anche un giro con l’indicazione delle distanze, ogni 200 metri, ora è rimasto il giro, le indicazioni sono rimosse o quasi invisibili.

Una corsa non competitiva di 6 chilometri teorici; in realtà, secondo i fanatici dei GPS, manca qualche centinaio di metri; addirittura viene sentenziato che i chilometri sono giusti fino 5°, poi c’è lo sconto finale, particolarmente gradito a chi arriva alla fine della corsa in debito di ossigeno (lo avranno fatto apposta?). Vabbè, dovremmo lasciar stare i GPS, almeno in questi contesti.

Il bel servizio fotografico di Roberto Mandelli ci racconta bene la manifestazione attraverso le immagini, con oltre 1000 scatti. Alcuni hanno “pescato” belle donne e ragazze (guardate nella seconda parte le foto 214 o 333, per esempio), non solo con inquadrature frontali. Anch’io ho tentato di seguire in corsa il lato B di Laura Galli, l'architetta che alla fine è risultata la più veloce tra le donne… niente da fare, corre troppo forte. Mi sono accontentato di arrivare prima del suo presidente.

Non mi è mai piaciuto fare i conti in tasca a chi organizza, mi limito a dire, a chi commentava, che 7 euro contro maglietta, pacco gara e soprattutto salamella… ci possono stare. Aggiungo che la presenza di una società in veste di supporter/sponsor ha probabilmente fatto tornare i conti. In ogni caso gli iscritti sono stati 734: non tutti sono venuti, perché il maltempo imperversava (eppure, ha salvato miracolosamente proprio la zona della gara!). La società si impegna - come ha sempre fatto in passato - a comunicare l'importo esatto che sarà devoluto alla Fondazione Tavecchio per il suo Progetto Vita.

20 anni di Stralivigno e 20 anni di Podisti.Net, non si poteva non esserci!

In realtà partecipo ormai da diversi anni a questa manifestazione, se ricordo bene è la prima volta che si è corso senza la pioggia e con condizioni climatiche ideali, col sole che ogni tanto si nascondeva dietro nuvole mai veramente minacciose, erano pause gradite, perché a quest’altitudine, 1816 metri, l’irraggiamento solare dà fastidio quando sei sotto sforzo.

L’ambizioso progetto di partire dalla pista di atletica non si è materializzato per ritardi nell’ultimazione dei lavori, anche a causa del maltempo che non ha consentito di procedere più speditamente nel completamento. In compenso c’è stato un significativo miglioramento del percorso, con i primi chilometri attraverso il centro di Livigno: bella novità.

Per il resto è stata la solita Stralivigno, un primo tratto e fino al km 6 sostanzialmente in piano o leggera salita, seguito da un altro di 600-700 metri piuttosto “cattivo”, con pendenze toste. Dopo fino al km 10 è un susseguirsi di brevi salite e brevi discese su un sentiero boschivo relativamente stretto e con fondo irregolare. Ecco, secondo me è nella prima parte del percorso che ti giochi una buona parte della gara, perché dopo un ristoro (zona cambio staffetta) ed un tratto di circa 1000 metri in piano….inizia la Stralivigno, con la sua parte più impegnativa. Se ci arrivi stanco diventa tutto più complicato. Poco dopo il km 12 e fino al km 16 ci sono salite vere, con alcuni tratti…..limite ribaltamento, dove gli umani non corrono proprio. In compenso per chi piace correre nei boschi è davvero tutto bello, gli scorci panoramici sono unici, anche se è meglio non distrarsi troppo. Tanti i ristori, ne ho contati cinque e ci volevano tutti, tra l'altro, come di consueto, gestiti con entusiasmo  in gran parte da ragazzi e bambini. Poco dopo il km 17 inizia la discesa, che a tratti è una vera picchiata, se non hai salvato le gambe prima non riesci a frenare, i quadricipiti, ormai esauriti, gridano vendetta. Si arriva da dove si era partiti, ma in senso inverso.

Dal km 14 all’arrivo ho corso con l’amico Antonello Deiana; in precedenza ci eravamo raggiunti e superati reciprocamente, poi abbiamo deciso che insieme si faticava meno, e di aiutarci. Così è stato, siamo arrivati insieme. Prima volta che mi succede, in genere su queste distanze mi rifila almeno 10 minuti, deve essere proprio fuori forma. Grazie della compagnia. 

Bella la medaglia consegnata ai finishers, in legno, celebrativa della 20esima edizione. 

Un po’ di ressa al ristoro in zona arrivo, un tavolo e qualche addetto in più non sarebbe guastato ma quest’anno eravamo veramente in tanti. A proposito, record di partecipanti classificati nella gara singola, in 914 hanno concluso entro il tempo massimo. Invece sono state 104 le staffette, tra queste ha brillato la “Monica Run”, con Monica Casiraghi e Antonella Sirtori, che hanno vinto la gara femminile. 

Organizzazione complessiva sempre di ottimo livello, con la logistica ormai super collaudata presso il centro “Aquagranda”, che offriva docce, deposito borse e anche un dopo corsa rilassante, con piscina e solarium. 

Alla sera, dalle ore 19, premiazioni e pasta party che in realtà è una cena completa; poi musica e balli per chi ne aveva ancora.

 

Bella davvero questa gara in serale, giunta alla seconda edizione e organizzata dall’ASD Castel Rozzone. Sono 2 giri uguali per un totale di 7 chilometri, tortuosi, quindi un percorso vario e …..divertente. Si trattava anche della prima delle cinque tappe del circuito Diamond Cup, giunto alla sua sesta edizione.

Vince la gara maschile Salvatore Gambino, dopo il doppio primato nella stagionale primaverile, personal best alla maratona di Milano (2:22:24) ed alla mezza della Stralugano (1:06:31), alleggerisce nel periodo estivo correndo distanze più brevi. L’atleta del DK Runners Milano qui chiude in 22:52, davanti a Roberto Avogadro (23:05, Cus Bergamo Atletica) e Matteo Fabbris (23:34, G.Apinistico Vertovese).

Gara femminile che vede vincitrice Alice Colonnetti (Bracco Atletica), col tempo di 27:06, seguita da Antonia Giancaspero (27:27, La Michetta)  che poi dividerà generosamente il suo premio tra gli amici, e Katiuscia Bielli Nozza (27:35, Runners Bergamo).

Gara bella e bene organizzata, ci si iscrive online e si paga sul posto; niente di più facile e immediato per chi corre, tuttavia il costo era lo stesso anche per i ritardatari per cui molti, anzi troppi, saltavano la (comoda) registrazione online creando qualche problema di traffico alla segreteria iscrizioni, comunque ben risolto

Costo di iscrizione veramente modesto (6 euro), costo che ormai ritroviamo anche nelle tapasciate, ma questa è una gara Fidal con tutte le sue implicazioni (compreso i costi). Premi per primi 5 assoluti M/F e i primi 5 di ogni categoria Fidal, pacco gara e ristoro consistente, compreso gli apprezzatissimi ghiaccioli. A disposizione deposito borse e docce, difficile chiedere di più. In fondo nessuna sorpresa, quelli dell’Atletica Castel Rozzone le cose le sanno fare bene, basti ricordare la loro mezza. Un vero peccato abbiano alzato bandiera bianca dal 2018, del resto era difficile divincolarsi dalla morsa dei costi Fidal, ricordiamo l’obbligo per le mezze maratone di passare da gara regionale, 400 euro, a gara nazionale, 1200 euro; evidente che manifestazioni di 4-5-600 partecipanti non riescano più a starci dentro.

Percorso super presidiato per i 302 classificati, in lieve incremento rispetto al 2018 (282), nessuna “interferenza” neanche per i meno veloci. Alle 22.30, un’ora dopo il termine della gara, la piazza del Castello era completamente sgombra e tornata a disposizione di tutti, anche questo è un pregio.

Prossima tappa a Pontoglio (BG), il 26 luglio, sempre in serale.

 

Mercoledì, 10 Luglio 2019 17:52

Bressanone (BZ) - Ladinia Trail

Prima edizione di questa gara che affianca la maratona dolomitica, la Brixen Dolomiten Marathon, che invece compie 10 anni nel miglior modo possibile: tempo molto bello e record di partecipanti classificati, 547 contro i 401 del 2018 (dati complessivi singoli più staffettisti).

Il Ladinia Trail è invece un new entry della manifestazione, unitamente alla Ultra Trail di 81 chilometri, quest'ultima da corrersi esclusivamente in coppia; a differenza delle altre due gare si parte da San Martino in Badia, una graziosa località situata a 1170 metri di altitudine, nella valle omonima, dopo un trasferimento di circa un’ora in bus da Bressanone. Bravo lo speaker che nel pregara racconta luoghi e percorso in 4 lingue diverse (tedesco, italiano, inglese e ladino).

Sono 96 i partenti, 86 i classificati. Il percorso è impegnativo, inizialmente previsto di 21 chilometri poi modificato in 28, a causa di forte innevamento sui sentieri. Il dislivello positivo totale di 1850 metri promette un impegno fisico non da poco. Primi chilometri belli e facili, addirittura in discesa il primo mille, con un passaggio emozionante da un soggiorno per anziani, dove batto il cinque ad un arzillo nonnetto. Fino al km 5 si corre nel bosco, in leggera salita, poi diventa davvero difficile, sono quasi 1000 metri di dislivello in 8 chilometri, il tratto che ho trovato più duro, che si esaurisce intorno ai 2100 metri di quota. Seguono circa 8 chilometri di salite e discese (dislivello negativo di oltre 500 metri) mai troppo impegnative, lo scenario circostante è da favola, cime dolomitiche e montagne a perdita d’occhio; fa piuttosto caldo, si soffre in modo particolare nei tratti fuori dal bosco. Poco dopo il km 20 il percorso è per diversi tratti su un sentiero alpino, talvolta anche un po’ esposto. Si rientra nel bosco per uscire a pochi chilometri dall’arrivo, situato a Cima Plose, 2452 metri di altezza. Ultimo tratto che torna a salire di brutto, sembra di non arrivare mai, infatti alla fine i chilometri saranno più di 28… altro che sconti.

La gara maschile è stata vinta dallo svedese David Lingfors, tempo finale di 2:57:04, con abbondante margine sul secondo, Paul Willeit che arriva quasi in volata con Thomas Guadagnini, tempi rispettivamente di 3:13:34 e 3:13:43.

Tra le donne vince l’atleta locale (53enne!) Heidi Dapunt, (4:13:05), dopo un lungo testa a testa con Ilaria Pedri (4.14:15). A seguire Rosmarie Psenner (4:38:12).

L’inserimento del Ladinia Trail all’interno del palinsesto Brixen Marathon è stata un’ottima idea, si corre sempre in contesti meravigliosi: cito solo la vista spettacolare che si gode dal passo delle Erbe, in particolare il Catinaccio d’Antermoia, ma i punti dove merita di fermarsi a guardare, o quantomeno distrarsi per un attimo dalla fatica, sono molti di più.

Una gara per tutti? Si, a condizione di avere una buona preparazione atletica di base sulle lunghe distanze, tipo quella del maratoneta, per intenderci, o comunque l’abitudine a “stare sulle gambe” per diverse ore su percorsi impegnativi, con molta salita. Ancora più importante avere familiarità con la montagna: ci sono diversi tratti dove si corre, e cammina, su veri e propri sentieri alpini, con alcuni passaggi un tantino esposti. Una gara che può essere vissuta bene anche come escursione. Meglio se venisse dato un tempo massimo superiore alle 6 ore.

Esordio sostanzialmente positivo nel calendario delle maratone per questa Valle d’Aosta Marathon, la prima manifestazione in regione sulla distanza dei 42195 metri. Sono stati 333 gli atleti classificati sulle tre gare in programma, di cui 186 sulla maratona.

Si sa quante sono le preoccupazioni quando si organizza una “prima”, in particolare quando, come nel caso delle maratone, si tiene impegnato un percorso per così tante ore: i ristori, il presidio, i volontari. Ho corso la mezza, un giro unico da ripetersi due volte per la maratona, e ho trovato quasi tutto in ordine; piccoli dettagli da sistemare ma personalmente promuovo la manifestazione, anche dopo aver ascoltato il parere di diversi partecipanti. Dopo la mia gara ho risalito il percorso fino al km 32 (in bicicletta), appurando che anche ai meno veloci non sono mancati i ristori, né l’assistenza dei volontari. A proposito di questi ultimi, sono rimasto colpito sia dalla loro giovane età, sia dalla loro partecipazione, incitavano e incoraggiavano con grande veemenza.

Una prima edizione impreziosita dalla presenza di Giorgio Calcaterra, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, e non solo nel mondo delle maratone ed ultra. Ma assolutamente apprezzata anche la partecipazione di un forte atleta locale, Renè Cuneaz (personale di 2:15:32 in maratona), che dopo aver fatto un 3000 metri in 8’25 la sera precedente, ha scelto Pont Saint Martin per un allenamento di fondo medio, correndo la mezza maratona.

La maratona ha visto la vittoria di Giorgio Calcaterra col tempo di 2:52:38, ha preceduto Marco Bonfiglio, al rientro alle gare (2:55:47) e Nicolino Catalano (3:02:18).

Tra le donne la vincitrice è stata Mirela Hilaj (3:35:25), davanti a Elena Daniela Dadda (3:41:39) e Cristina Costa (3:46:07).

Nella mezza ha vinto, direi ovviamente, Renè Cuneaz, suo il tempo di 1:16:07. A seguire Andrea De Biasio (1:25:22) e Luigi Gentile (1:26:54). Un’atleta locale, Sara Trevisan, è stata la prima delle donne (1:37:11); seconda Debora Boffa (1:38:57, terza Elena Gagliardi (1:41:25).

Infine la 10 chilometri. Uomini: 1) Alberto Norbiato 35:39 2) Manuel Accurso 37:46 3) Diego Merivot 37:52. Donne: Federica Barailler 38:53 2) Stefania Canale 41:52 3) Elisa Vitton 41:52

Il percorso: tutto asfaltato, salvo un brevissimo tratto, con diverse ondulazioni che però, a mio avviso, non aumentano più di un tanto la fatica. Semmai è stato il caldo nel secondo giro ad impegnare maggiormente i partecipanti alla maratona. Un percorso che valuto gradevole e mai noioso, in particolare per l’attraversamento di alcune caratteristiche frazioni e per gli scenari circostanti. Piacevole anche il fatto di correre diversi chilometri al fianco prima del torrente Lys e poi del fiume Dora Baltea.

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