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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

24 ottobre 2021 - I numeri non premiano di certo il grosso sforzo degli organizzatori della Venice Marathon, dai 5369 classificati del 2019 si è passati ai 2736 di questa 35^ edizione; vero che il calo di partecipazione alle gare è generalizzato, però qui il crollo è piuttosto pesante. Bene invece la 10 chilometri, sia in versione agonistica che non competitiva, con oltre 5.000 atleti partecipanti.

Magari, ma credo di no, i numeri complessivi possono anche soddisfare chi organizza, tuttavia non si può non fare qualche osservazione “tecnica” sul livello della gara; se i primissimi classificati tutto sommato hanno corso su tempi discreti, la quinta posizione assoluta è stata conquistata col tempo di 2:29:12 (e già questo dice qualcosa sul livello complessivo della gara), con un buco di un quarto d’ora rispetto al quarto posto. Non è bello per lo spettacolo, non è bello per gli atleti di medio livello (per intenderci, quelli che vanno da 2:15 a 2:30), che di certo non sono invogliati a partecipare in una gara che già nel 2019 vedeva 12 minuti tra la quinta e la sesta posizione, anche se in quel caso erano stati in dieci a correre entro 2:30 (sempre pochi, sia chiaro). Scelte degli organizzatori? Probabile, se avranno voglia ce lo diranno loro, però insisto sul fatto che, a parte valori tecnici piuttosto modesti, una gara dovrebbe offrire una competizione che possa coinvolgere un maggior numero di atleti, quantomeno fino a certi livelli. Tendo a credere che anche per questa ragione molti atleti italiani vanno a correre nelle tante maratone europee, dove con 2:20, 2:25 magari si finisce al 40esimo posto, però c'è più stimolo, motivazione, competizione anche questi livelli.

Comunque ottime notizie sul fronte italiano: Marco Salami (C.S. Esercito) al suo esordio in maratona chiude in 2:14:57, dopo una gara corsa con estrema intelligenza tattica per quanto riguarda la distribuzione degli sforzi, verrebbe da dire… da provetto maratoneta. Passaggio alla mezza in 1:07:39, quindi addirittura con una seconda parte più veloce (tempo finale di 2:14:57), nonostante le difficoltà rappresentate dai famosi (e faticosi)  14 ponti finali.

Altrettanto brava Sofiia Yaremchuk (C.S. Esercito), la quinta assoluta, anche lei battezza un ottimo esordio col notevole tempo di 2:29:12. Un risultato che tuttavia può sorprendere solo chi non la conosce, dato che negli ultimi 12 mesi ha portato il suo personale sui 10 chilometri a 32:06 e quello sulla mezza a 1:10:33. 

Questo il comunicato degli organizzatori 

Non poteva esordire sulla maratona in modo migliore Sofiia Yaremchuk. L’atleta del Centro Sportivo Esercito, allenata da Fabio Martelli, è stata interprete di una gara intelligente e giudiziosa: non ha risposto agli strappi delle atlete africane nei pressi del Parco San Giuliano mantenendo il suo ritmo regolare, per poi riprenderle e superarle lungo il Ponte della Libertà fino alla passerella finale che l’ha portata a chiudere sul traguardo in Riva Sette Martiri con l’eccellente crono di 2h29’12”. Nettamente staccate le altre favorite, che avevano corso con l’azzurra per lungo tempo: 2h31’17” per la keniana Marion Kibor seconda; 2h33’50” per l’etiope Megertu Geletu terza. 

Era dal 1999 (Sonia Maccioni) che un'italiana non saliva sul grandino più alto del podio della Venicemarathon, mentre in campo maschile l’ultima vittoria in azzurra risale al 2017 per opera di Eyob Faniel. 

"Sono felicissima di questa vittoria, ci speravo tanto e ci ho creduto fino in fondo. Mi sono resa conto che avrei potuto farcela, quando sono rimasta nel gruppo di testa. Temevo un pò i ponti di Venezia, ma il pubblico mi ha dato la carica giusta per stringere i denti e inserire l'allungo finale. Dedico questa vittoria al Centro Sportivo Esercito e spero che questo sia solo l'inizio".

Gara ‘pazza’ quella maschile: dopo essere passati in un veloce 1h03’58” alla mezza maratona, il terzetto degli atleti favoriti, composto dai keniani Justus Kangogo, Geoffrey Yegon e Gilbert Chumba, si è prima sfaldato e poi ha perso di inerzia, permettendo l’incredibile ritorno del quarto connazionale, Anderson Seroi. L’atleta keniano, che aveva perso contatto già dopo pochi chilometri dai primi ed aveva oltre un minuto di ritardo alla ‘mezza’, ha messo in atto una rimonta pazzesca sul Ponte Della Libertà, per poi superare a velocità quasi doppia i battistrada sui ponti di Venezia. Andreson Seroi ha chiuso sul traguardo di Riva Sette Martiri in 2h12’21”, migliorando di quasi un minuto e mezzo il suo precedente primato. Al secondo posto è giunto Julius Kangogo (2h13’34”) e terzo Gilbert Chumba (2h13’55”) che torna così sul podio dopo il secondo posto del 2018. Quarto, con una prova di grande spessore, l’azzurro Marco Salami (2h14’57”) all'esordio nella specialità. Il 36enne atleta del CS Esercito seguito da Piero Incalza, all’esordio sulla specialità, è stato bravo a mantenere un ritmo regolare per tutta la gara, finendo non lontano dai primi e mostrando ottimi margini di miglioramento. 

"Sono molto felice di questo debutto. Ho corso in progressione e regolare, cosa non semplice per uno che viene dalla pista, e mi sono stupito di me stesso per come ho saputo gestire bene la gara e arrivare non distrutto al traguardo" - ha dichiarato Marco Salami al traguardo. 

La VM10K hanno incoronato due giovani promettenti. Tra gli uomini, si è imposto Andrea Mason della Silca Ultralite Vittorio Veneto, che con 35’13” ha domato la concorrenza del favorito Pietro Sartore (Atl. Vicentina, 35’22”) e di Stefano Ghenda della Trevisatletica (35’52”).

Tra le donne, trionfo della ‘figlia d’arte’ Chiara Pizzolato. La 19enne dell’Atletica Vicentina, figlia del grande maratoneta Orlando Pizzolato (trionfatore due volte alla Maratona di New York e alla Venicemarathon nel 1988) ha fatto una gara in solitaria, arrivando al traguardo in 39’50”, con grande margine sulle avversarie. Elisa Commisso (Aristide Coin Venezia) si è classificata seconda in 40’28”, mentre al terzo posto è giunta Sharon Giammetta (Biotekna Marcon) in 41’12”.

 

Domenica, 17 Ottobre 2021 16:46

Parigi - 45^ Paris Marathon

Parigi 17 ottobre -Il keniano Elisha Rotich vince e con 2:04:23 realizza il record della gara, che apparteneva a Kenenisa Bekele; invece è la etiope Tigist Memuye a finire davanti a tutte nella gara femminile, tempo 2:26:15.

Gara maschile di alto livello con ben cinque atleti che hanno chiuso sotto due ore e cinque minuti e otto sotto le due ore e sei minuti. Passaggi veloci alla mezza in 1:01:51, ma addirittura si trovavano ancora insieme venti atleti al passaggio al km 25. Altra particolarità: quattro dei primi cinque  hanno realizzato il proprio record personale, con Kipsambu che centra l'obiettivo a 36 anni, migliorandosi di 5 minuti. Il secondo classificato; Kiros, fa 2:04:41 al suo esordio! 

Deludente come crono invece la gara femminile, con l'Etiopia che comunque occupa tutto il podio ed anche la quarta posizione. Prime tre posizioni racchiuse in soli 22 secondi. Vittoria in 2:26:15 per Tigiste Memuye, atleta che vanta un personale di 2:24:23.

Undicesimo posto per Caterine Bertone (2:37:00), un buon piazzamento e altrettanto buon crono, ricordando sempre che è classe 1972.

I primi cinque uomini

  1. Elisha Rotisch 2:04:21
  2. Hailemaryam Kiros 2:04:41
  3. Hillary Kipsambu 2:04:42
  4. Barselius Kipyego 2:04:48
  5. Abayneh Degu 2:04:53

Le prime cinque donne

  1. Tigist Memuye 2:26:11
  2. Yenenesh Dinkersa 2:26:13
  3. Fantu Jimma 2:26:21
  4. Waganesh Mekasha 2:26:37
  5. Janet Ruguru 2:27:05 

    Secondo le prime notizie, oltre 35mila persone (secondo altre fonti, 40mila) hanno concluso la gara, il che sarebbe un record del dopo-pandemia, tanto più sorprendente dato che nella stessa giornata si è svolta anche la maratona di Amsterdam.
    A Parigi eravamo presenti e riferiremo di persona nei prossimi giorni.
Domenica, 17 Ottobre 2021 13:12

Parma - Parma Marathon

17 ottobre - Il via alle danze a questa edizione è stato il giorno precedente, con la bella iniziativa chiamata Marathon Kids, bimbi e ragazzi che hanno corso da 200 a 600 metri in funzione dell’età. Prima ancora, il 13 ottobre, in una video intervista Marco Menegardi e Franco Collé, due che se ne intendono di corse lunghe, hanno raccontato qualcosa su come si corre per tanti chilometri.

Poi è stato il giorno delle gare: ovviamente maratona, la Trenta2 ( perché in realtà sono 32 i chilometri di questo “lungo”) ma anche la new entry Venti4; la “Vigorosa”, dieci chilometri, da potersi correre anche in versione non competitiva (la Desmila). Insomma, un menù davvero ampio, per tutti i gusti, gli obiettivi e le capacità podistiche, ma anche una scelta da farsi in funzione dell’attuale momento di forma.

Partenza/arrivo dalla Cittadella, come da tradizione, una struttura nata nel lontano secolo XVI come fortezza militare ed oggi bel parco nel centro cittadino.

Le gare

Maratona, Marco Ferrari bissa il successo del 2019, Filippo Bovanini si migliora di quasi tre minuti (precedente Reggio Emilia 2020, 2:34:55)

1)Marco Ferrari (Atl. Paratico) 2:31:04 2)Filippo Bovanini (Avis Castel S.Pietro) 2:32:04 3) Gabriele Turconi (Athletic Villasanta) 2:37:30

1)Sara Gozzi 3:15:24 2)Monica Testa (3T)3:25:55 3)Elena Di Vittorio (CUS Parma) 3:26:06

Trenta2, gara maschile combattuta per la vittoria finale, come dicono i distacchi:

1)Fabio Gala (Brescia Marathon) 1:49:42 2) Leonardo Manganaro (Pod. Torino) 1:49:46 3)Marco Ercoli (Circ. Minerva) 1:51:56

1)Jane Bethany Thomposon (GBR-Circ. Minerva) 2:11:36 2)Stefania Pulici (Brontolo Bike) 2:12:07 3)Natascia Pizza (GS Buttarelli) 2:16:22

Venti4

1)Lorenzo Villa (Panaria Group), 1:30:05  2)Boumalik Faical (Circ. Minerva), 1:33:58 3)Andrea De Biasio

1)Greta Pizzolato (Aurora 76)1:46:55 2)Chiara Bonassi (Atl. Paratico), 1:47:55 3)Elena Cristina Masili, 1:50:06

Vigorosa, vincono nuovamente Filippo Ciati e Joyce Mattagliano, già primi nel 2019:

1)Fabio Ciati (Ballotta Camp), 33:21 2)Giovanni Filippi (US Rogno) 3)33:36 Dario Meneghini (KM Sport) 33:43

1)Joyce Mattagliano (Esercito) 36:43 2)Elisa Palmero (Esercito) 37:05 3)Veronica Bacci (KM Sport) 38:40

Numeri autolimitati su tutte le distanze: si legge e si intende per buon senso degli organizzatori, ma anche presa di coscienza di un calo generalizzato di partecipazione che riguarda tutte le gare. Quelle sinora fatte hanno visto riduzioni anche del 50% (numero classificati).

Festa voleva essere e festa è stata “ vogliamo che la gente torni a sorridere, correre e divertirsi” queste le parole di Paolo Peschiera, presidente Parmarathon.

 

 

 

Roma, 17 ottobre - Si corre ancora sotto i 60 minuti alla Roma-Ostia, come avviene ormai da diverse edizioni.

Vittoria etiope tra gli uomini con Tola Abdera Adisa che chiude in 59:54 davanti ad un ritrovato Daniele Meucci che porta il suo personale a 1:00:11 (precedente 1:01:06). Giova ricordare che l’atleta toscano viene da un periodo complicato, col covid che lo ha costretto a interrompere la sua preparazione ed a non partecipare alle Olimpiadi di Tokio.
Terzo posto per il sudafricano Max Mathanga Mbuleli, anche lui con 1:00:17 aggiorna di oltre un minuto il suo record personale (precedente 1:01:26). 

Gara femminile vinta dalla keniana Joyce Tele, che con 1:06:35 polverizza il suo precedente personale di 1:09:31. Vittoria in volata sulla connazionale Betty Kibet Chepkemoi (1:06:37). Terza in 1:07:54 Gloria Kite (Kenya). Quinta e protagonista di un ottimo esordio Rebecca Lonedo (Atl. Vicentina), che viene da un 2021 di grandi risultati sia in pista che in strada: migliorati infatti i primati sui 5 e 10.000 metri, oltre che 5 e 10 chilometri. 1:11:45 il suo tempo finale che fa ben sperare in prospettiva qualora  si dedicasse a questa specialità. 

Nei primi 10 anche Antonino Lollo (1:04:22) e Andrea Soffientini (1:04:39), entrambi hanno realizzato il record personale. 

Per dovere di cronaca si ricorda che la Roma-Ostia ha un’omologazione di tipo B, in quanto non soddisfa il criterio della direzione, che prevede si corra nella medesima direzione non più del 50% della distanza totale.

 

COMMENTO DI

Gianfranco  Di Pretoro

L’allegria ha veleggiato nei podisti come il vento marino di Ostia. Avanti e dietro, un coro di risate. Questa atmosfera ha favorito il risultato tecnico della corsa con il 59’54 di Adisa Sola, il vincitore, ed il piazzamento insperato di Daniele Meucci, secondo con un fantastico 1h00’11”.
Ottima l’idea di andare diretti verso il mare di Ostia senza altri giretti, un po’ meno interessante è la partenza anticipata alle 8. E forse, i 7.000 partecipanti meritavano un rifornimento meno annacquato e più colorato di sostanze utili, vista  la temperatura poco superiore ai 10°.
Mi piace applaudire Giuseppina per il modo “sano” di concepire una gara, il fotografo Emanuele per la sua costante e gentile presenza, e Romano Dessì un monumento che cammina senza tempo.
Infine, lasciatemi urlare “grazie mezza maratona Roma-Ostia” perché, finalmente, per una mattinata pedoni e ciclisti si sono riappropriati della Cristoforo Colombo, una delle strade più trafficate nella Capitale Europea delle auto.

POSTILLA di

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Si è partiti alle 8 per il ballottaggio

Sempre per il covid non si poteva far altro per i ristori.

NdR: Il Covid l'hanno a Parigi come da noi, eppure là i ristori erano quelli di sempre. C'è Capitale e Capitale... [F.M.]

 

     

Martedì, 12 Ottobre 2021 18:30

Boston (USA) - Boston Marathon

12 ottobre. La 125^ maratona di Boston ha portato un altro successo che parla un po’ italiano, difatti sono gli atleti della scuderia di Gianni Demadonna (DAP, Demadonna Athletic Promotions) ad aver vinto sia al maschile che al femminile. Un periodo estremamente favorevole, dato che viene bissato il successo alla recente maratona di Londra, quando vinsero altri due atleti dello stesso team, Sisay Lemma (Etiopia) e Joyciline Jepkosgei (Kenya).

A Boston Benson Kipruto (Kenya) sfrutta al meglio il tratto tra il km 35 e il km 40, quando il tracciato è in leggera discesa, per raggiungere e staccare l’americano Albertson, in fuga solitaria sino a quel punto. A seguire, vittoria in volata per il secondo posto dell’etiope Lemi Berhanu (2:10:37) sul connazionale Jemay Yimer (2:10:38).

Queste le prime dieci posizioni:

1-Kipruto Benson (KEN)      02:09:51

2-Berhanu Lemi (ETH)        02:10:37

3-Yimer Jemal (ETH)          02:10:38

4-Ayana Tsedat (ETH)         02:10:47

5-Barsoton Leonard (KEN)  02:11:11

6-Teshager Bayelign (ETH) 02:11:15

7-Bennie Colin (USA)         02:11:26

8-Debela Dejene (ETH)      02:11:37

9-Chebet Wilson (KEN)      02:11:40

10-Albertson Cj (USA)        02:11:43 

Nella gara femminile prevale Diana Kipyokei, alla sua terza maratona e prima del circuito Mayor, col tempo di 2:24:25. Gara che si risolve al km 28, quando stacca la connazionale Edna Kiplagat, che a 41 anni continua a correre davvero forte.

Di assoluto rilievo la prestazione ottenuta dall’americana Shalane Flanaghan, non tanto per il crono finale di 2:40:34, quanto perché nelle due settimane precedenti aveva corso a Berlino (2:38:32), a Londra (2:35:04) e Chicago (2:46:39) gara corsa addirittura il giorno prima di Boston.

Queste le prime dieci posizioni tra le donne:

1-Diana Kipyokei      2h24.25

2-Edna Kiplagat        2h25.09

3-Mary Ngugi            2h25.20

4-Monicah Ngige        2h25.32

5-Netasnet Gudeta     2h26.09

6-Nell Rojas               2h27.12

7-Worknesh Edesa      2h27.38

8-Atsede Baysa           2h28.04

9-Biruntayit Eshetu     2h29.05

10-Tigest Abayeschew 2h29.06 

A titolo di cronaca ricordo che i risultati ottenuti alla maratona di Boston, sia pure precisa nella distanza, non possono essere ufficialmente omologati (invece validi come miglior prestazione personale) a causa sia dei criteri di pendenza (sono circa 150 metri di altitudine alla partenza e 40 all’arrivo) sia per la direzione del percorso di gara, che è sempre la stessa (mentre non può essere più del 50%). Una situazione simile l’abbiamo in Italia con la mezza maratona Roma-Ostia, che in questo caso non soddisfa ai soli requisiti della direzione del percorso: difatti si parla di omologazione di tipo B.

CLASSIFICA - 3 ottobre 2021 - La situazione pandemica, con tutte le sue implicazioni, ha portato gli organizzatori a ridurre la manifestazione alla sola gara agonistica, quando invece qui normalmente si vive una vera e propria festa della città. Ma non per questo è mancato lo spettacolo. Come anticipato nel titolo, il Kenya ha vinto su tutti i fronti, occupando in classifica le prime sette posizioni maschili e tutto il podio femminile.

Gara maschile con un vincitore a sorpresa (o almeno non sono riuscito io a trovare dati su precedenti partecipazioni); a conferma di ciò gli era stato assegnato un pettorale decisamente alto, il 347. Si tratta di Rono Aggrey Kiprotich, che con una seconda parte di gara ben più veloce della prima -infatti al passaggio ai 10 chilometri aveva una proiezione di quasi 64 minuti -, ha battuto i suoi avversari: nell’ordine Nyakundi Dickson Simba (1:02:26) e Kimeli Hosea Kisorio, con 1:03:22.

Primo italiano è Luca Parisi, ottavo in 1:06:55. Subito dopo il primo friulano, Francesco Nardone, che si aggiudica il titolo di campione regionale.

I PRIMI 10 UOMINI:

Aggrey Kiprotich Rono (1:01:59), Simba Nyakundi Dickson (1:02:26), Hosea Kisorio Kimeni (1:03:22), James Murithi Mburugu (1:03:47), Edwin Kibet Kiptoo (1:03:48), Maiyo Rodgers (1: 04:17), Lengen Lolkurraru (1:04:28), Luca Parisi (1:06:55), Francesco Nardone (1:07:16), Tobia Beltrame (1:07:21).

Nella gara femminile vince in 1:11:17 migliorandosi di 7 secondi Omosa Teresiah Kwamboka; secondo posto per Maina Veronicah Njeri (1:12:01) e terza Muli Mawia Lucy (1:12:41).

Prima italiana Chiara Fantini (Maratonina Udinese), settima in 1:26:19 e che vince il titolo regionale sulla distanza.

LE PRIME 10 DONNE:

Teresiah Kwamboka Omosa (1:11:17), Veronicah Njeri Maina(1:12:01), Mawia Lucy Muli (1:12:41), Brigid Jelimo Kabergei (1:14:32), Asmerawork Bekele Wolkeba (1:22:32), Chiara Fantini (1:26:19), Mariangela Stringaro (1:29:46), Anna Agosto (1:31:32), Martina Ottogalli (1:31:50), Alessandra Gratton (1:32:36).

Il percorso: riveduto e migliorato (lo dicono anche i tempi finali) prevedeva un primo anello di 4 chilometri e poi un giro unico per completare i 21097 metri. Alcuni atleti che l’hanno corsa mi riferiscono di una seconda parte di gara leggermente più veloce.

Alla fine sono stati 633 i classificati, come nella contemporanea Trento (630 arrivati): credo sia da considerare un buon risultato. coi tempi che corrono.

Tra l’altro è doveroso aggiungere che abbiamo finalmente un calendario gare del mese che più denso di eventi non si può.

Domenica, 03 Ottobre 2021 14:17

Trento - Half Marathon e Gir al Sas

CLASSIFICA - 3 ottobre 2021 - Era iniziato ieri il Festival del running a Trento, con il due volte campione iridato sui 5.000 metri Muktar Edris che fa poker di vittorie (anni 2014, 2015, 2017 e questa volta). Una vittoria che, quantomeno all’apparenza, è parsa relativamente difficile, con l’etiope che sembra aver controllato la gara dall’inizio alla fine, per poi piazzare una volata lunga e vincere con l’ottimo tempo di 28:13, davanti al connazionale Yassin Haji (28:15). Terzo posto all’ugandese Hose Kiplangat (28:20). Bene Giuseppe Gerratana, da qualche tempo assente dalle gare, finito settimo in 29:26, Ma bene anche il trentino Cesare Maestri (vice campione del mondo di corsa in montagna 2019); di certo la strada non è il suo terreno ideale ma comunque correre vicinissimo ai 3’/km su questo percorso non è davvero male. Suo il decimo posto in 30:11.

Nel pomeriggio, come ormai avviene da tempo, si sono corse le gare popolari per tutte le categorie, incluse quelle per gli esordienti. Un bel modo per rendere ancora di più giustizia al nome della manifestazione "festival del running".

Oggi 3 ottobre è stata la volta della mezza maratona che, come al solito, fa registrare tempi di alto rango, grazie anche ad un montepremi di buon livello (1500-800-600 euro per primo, secondo e terzo posto). L’etiope Gudeta Chimdessa Debale vince realizzando il nuovo record della gara, 1:00:15 (precedente 1:01:12). Una prestazione di valore mondiale, in particolare se si considera che ha 18 anni! Gara che si risolve al km 12, quando Gudeta opera un deciso allungo ed aumenterà sempre più il suo vantaggio sul keniano Belet Joshua, secondo in 1:01:37 e il connazionale  Aymanot Alew, terzo in 1:01:57.

Primo italiano Marco Salami (C.S. Esercito), sesto con record personale in 1:03:53 (precedente 1:04:06); un po’ deludente il rientro sulla distanza di Yassine Rachik (Fiamme Oro), settimo in 1:04:41, con un vistoso calo nel finale. Viene da un periodo tribolato, tante le ragioni, speriamo torni ad essere il forte atleta che era.

Gara femminile più combattuta, che si decide solo nell’ultima parte con l’etiope Tariku Alemitu che, al debutto sulla distanza, vince in 1:08:50, davanti alla keniana Cherono Judith (1:09:05) e Kisa Janeth (Kenya, 1:09:31).

Prima italiana Arianna Lutteri (1:20:37, KM Sport).

Al momento che scrivo risultano 660 classificati, un risultato che personalmente considero buono, sia pure in (inevitabile) calo rispetto all’ultima edizione, quella del 2019, quando furono 855 a completare la gara.

Domenica, 26 Settembre 2021 18:10

Lomazzo (CO) - Ripartyrun

26 settembre 2021. Il coraggio di provarci a "ripartire", comunque: peccato non sia stato premiato come meritava.
In particolare la delusione deriva dalla mancanza dei gruppi podistici comaschi, eppure da tempo era la prima manifestazione da queste parti. Comprensibile quindi l'amarezza di Giampaolo Riva, ex presidente del comitato provinciale Fidal di Como e Lecco (3 mandati) e attuale consigliere regionale.
Ci aveva provato tra molte difficoltà a fare una gara competitiva Fidal, in collaborazione con Atletica Lomazzo, quarant'anni di storia con tanto settore giovanile; poi però ha dovuto arrendersi di fronte all'evidenza della mancanza di iscritti. Che peccato.

Però ha funzionato tutto e bene, una corsa non competitiva abbinata ad una bella festa della cittadina di Lomazzo: finito di correre, o semplicemente camminare, tutti con le gambe sotto al tavolo.

Si è partiti tutti insieme, quasi come fosse una gara vera; è stato bello vedere al via un bel gruppo di giovani, in particolare dell'Azzurra Garbagnate, atterrati da queste parti grazie ai coach Sabina Cangiamila e Umberto Airaghi.

Percorso di 5 chilometri scarsi, come si suole dire "mosso", anzi molto mosso, per le vie di Lomazzo. Impegnativo ma anche molto vario.

Presidio delle strade praticamente perfetto, a cura di un nutrito gruppo di ciclisti, anche coadiuvati dalla buona educazione dei locali.

A titolo di cronaca, relativamente alle regole anti covid, non è ben chiaro cosa sia previsto dal punto di vista normativo per questo genere di manifestazioni, ma qui sono andati ben oltre: controllo green pass, registrazione degli ingressi, controllo della temperatura e ...perfino una doccia di disinfettante.

Complimenti, nonostante tutto un esempio da seguire.

    

Gran bel campionato del mondo master di corsa in montagna (World Master Mountain Running Championship) quello che si è tenuto ieri nella valle dello Stubai, appena sopra Innsbruck. Erano 672 i partecipanti iscritti, provenienti da 21 nazioni; Italia sul podio della partecipazione con 121 atleti, dietro Germania (221) e Austria (158).

Telfes, 5 settembre 2021. Gara di sola salita, come normalmente avviene da queste parti, mentre in Italia le corse in montagna generalmente alternano salita e discesa. Molto bene l’Italia, che nelle gare individuali porta a casa 13 podi, con 3 ori, 5 argenti e 5 bronzi; ma è la qualità complessiva espressa che l’ha fatta da padrona, con 38 atleti piazzati nei primi dieci posti delle categorie, cosa che ha consentito di sentire per ben sei volte l’inno nazionale nella classifica per nazioni (venivano presi in esame i primi tre tempi più veloci), oltre a tre argenti e tre bronzi.

Erano previste due distanze: da Telfes al passo Kreuzjoch, lunghezza km 11,5 e dislivello positivo di 1157 metri, gara riservata alle categorie maschili 35-40-45-50. Dalla stazione intermedia della funivia Froneben  al Kreuzjoch, lunghezza km 7,4 e dislivello positivo di 775 metri, gara riservata a tutte le altre categorie, sia maschili che femminili.

Miglior tempo assoluto sulla distanza lunga dell’inglese Thomas Roach (58:05); invece su quella più breve è di don Franco Torresani (41:25) e tra le donne Simone Raatz, tedesca, 44:29.

Tornando agli ori nostrani, sono appunto di Franco Torresani (M55, Atl. Paratico), Daniele De Colò (M50, vigili del fuoco Belluno) e Adolfo Accalai (M70, Atl. Avis San Pietro), campione uscente categoria M65. Nutrita la partecipazione degli italiani, erano in 122 gli iscritti, Atletica Paratico il gruppo sportivo più numeroso (23 atleti), seguito dall'Atletica 3V (15), capitanato dal presidente Vittorio Ciresa. 

Qui sotto l'immagine di una delle vittorie per nazioni, nella categoria F50: da sinistra Maria Cristina Guzzi, Maria Pia Chemello, Nives Carrobbio


Ho partecipato anch’io, ovviamente nella gara breve per questioni di categoria (e di anzianità…). Percorso tanto duro quanto bello, con tutto ciò che di vario si può trovare in una gara di corsa in montagna: prati, boschi, sentieri tipicamente alpini, anche un bel passaggio attorno ad un laghetto e fino all’erta finale su una pista da sci, con gli ultimi 50 metri … limite ribaltamento. Diversi tratti impossibili da correre per gli umani, comunque alternati ad altri di respiro, da utilizzare per recuperare energie, ma i più forti interpreti di questo genere di corse li utilizzavano per recuperare tempo. L’arrivo al Kreuzjoch è emozionante, lo scenario è unico, con la vista dell’imponente catena del “Kalkkogel”, chiamato anche Dolomiti del Nord, direi proprio a ben ragione.

Difficile eccepire qualcosa sull’organizzazione: se non siamo alla perfezione, poco ci manca. Tutto parte da un piccolo paese, Telfes, che nell’occasione della gara ha probabilmente triplicati i suoi abitanti (1300), tra atleti, accompagnatori e spettatori. Notevole anche la partecipazione ed il supporto della popolazione locale, schierata anche lungo il percorso. Una manifestazione sportiva di pregio, grazie all’assegnazione del campionato del mondo, ma anche una festa iniziata il giorno precedente, con le gare riservate al settore giovanile, una cosa che mi “prende” sempre molto bene, una corsa di beneficenza ed un’altra open a tutti, Telfer Wiesen, per tutti quelli che avevano voglia di correre.

Data la tipologia e l’importanza della gara, erano presenti diversi membri dell’associazione mondiale di corsa in montagna (WMRA e WMA): Margit Jungmann, presidente WMA, Tomo Sarf (dirigente WMRA) e Wolfgang Muenzel, membro del consiglio e delegato tecnico, tra l’altro un passato da buon maratoneta (2h20) appassionatosi poi alla corsa in montagna.

Alla fine grande soddisfazione per Andreas Stern, presidente del Comitato Organizzatore, che tra le mille cose ha trovato anche il tempo di correre (pure forte) la sua gara, piazzandosi all’11esimo posto di categoria.

Nell'immagine che segue, Thomas Blachburn e Patricia Callanan Blachburn, nel corso della cerimonia che prevede il passaggio del testimone. Emozionati ma anche pronti a far vivere a tutti gli appassionati una bella esperienza sportiva.  Sono gli organizzatori del prossimo campionato del mondo master di corsa in montagna, si correrà a Clonmel CO. Tipperary, Irlanda. 

Tutto nuovo alla Engadiner Sommerlauf, che oggi si chiama St Moritz Running Festival. Una full immersion di tre giorni tra musica e sport. Attorno alle gare consolidate si affaccia una nuova realtà, con il dichiarato obiettivo di allargare le finalità puramente sportive della manifestazione.

La Crossing Engiadina è la new entry con una 70 chilometri suddivisa su tre giornate. Per il resto il menu presenta le gare consolidate nel tempo: Sommerlauf con un nuovo percorso, la partenza è sempre da Sils, ma cambia nella parte finale, non si arriva più alla promoulins arena di Samedan, bensì a St.Moritz, nel cuore del festival. Di riflesso cambia anche l’arrivo della Muragl lauf, sempre a St.moritz, ma con la stessa partenza di sempre, a Pontresina. La Free Fall Vertical, che si corre il giorno precedente, è una roba per climbers piuttosto che per runner, non siamo all’arrampicata ma è dura correre su questo percorso; sono 6,6 km con 1069 metri di dislivello positivo!

Tornando a Muragl e Sommerlauf, per entrambe le gare il dislivello è quasi inapprezzabile, addirittura l’altimetria dice rispettivamente 38 metri di dislivello negativo per la Muragl Lauf e 36 per la Sommerlauf. Tuttavia si tratta di un percorso con diverse ondulazioni e su fondo spesso sterrato (ma sono sentieri di montagna davvero belli e superfici generalmente regolari), quindi sono percorsi e gare da “interpretare” correttamente, come si usa dire. A mio avviso la maggiore difficoltà viene dall’altitudine, se lasciare i 35 gradi della pianura padana è un grande sollievo, correre a quasi 2000 metri qualche problemino di respirazione lo crea, salvo non si abbia avuto la possibilità di acclimatarsi nei giorni precedenti. Chi aveva partecipato negli anni precedenti avrà potuto “apprezzare” i nuovi percorsi, che sono un pochino più difficili, ma sempre molto belli.

Della gara se ne è parlato in altri comunicati (LEGGI QUI) , allora cerco di evidenziare alcuni aspetti. La sorpresa alla Sommerlauf è stato il keniano Isaac Kipkemboi, non solo per la vittoria ma per il modo con cui l’ha ottenuta, correre a 3’10/km su quel percorso non è una cosa facile. Credo che in futuro sarà difficile battere questo crono.

Invece, al femminile, la certezza è Ivana Iozzia, a 48 anni si lascia indietro tante giovani atlete, vincendo la sua gara con due minuti di vantaggio sulla seconda. Terzo posto per Denise Tappatà, campionessa italiana sui 100 chilometri.

Beh, inevitabile dire qualcosa di più degli italiani……….a cominciare dagli atleti elite. Iliass Aouani, in preparazione per una maratona, si è classificato terzo. Un buon risultato, forse era carico dal lavoro in altura dei giorni precedenti, comunque ha trovato il percorso piuttosto duro, e degli avversari di ottimo livello. Secondo me bene anche Nadir Cavagna e Pietro Sonzogni, rispettivamente settimo e nono nella classifica generale.

Ho partecipato anch’io, come sempre, questa volta optando per la “corta” (Muragl-Lauf), invece della “corsa d’estate (così si traduce Sommerlauf), un po’ perché non l’aveva mai fatta, e un po’ perché non avevo 25 chilometri nelle gambe. Bella, davvero bella, anche in quel tratto di quasi due chilometri (tra il km 6 e il km 8) di salita che non finiva mai.

La partecipazione complessiva non è stata elevata, comunque inferiore agli anni precedenti. Certamente ha inciso il Corona Virus, un po’ come ovunque, situazione che ha imposto rigidi controlli per partecipare. Se noi in Italia ce la caviamo ancora (per quanto?) con la solita autodichiarazione e magari un controllo della temperatura, qui le cose sono state ben diverse: obbligatorio il green pass, in alternativa il certificato vaccinale, in alternativa il tampone (rapido) da effettuarsi in loco; gratuito, a cura del comitato organizzatore.

Arrivederci al 2022

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