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Ott 25, 2019 535volte

Addio a Marieke Vervoort, campionessa paralimpica che ha scelto l’eutanasia

Marieke Vervoort con il suo Zenn Marieke Vervoort con il suo Zenn Foto Radiobruno

La 40enne belga Marieke Vervoort, quattro medaglie alle Paralimpiadi e una serie interminabile di imprese sportive, ha deciso di mettere fine alla sua vita facendo ricorso all'eutanasia, legale in Belgio.

Da tanti anni era affetta da una malattia degenerativa incurabile che già nel 2008 l'aveva portata a firmare i documenti per far ricorso all'eutanasia.

Marieke amava la vita, ma ultimamente i dolori erano diventati troppo forti, da non riuscire nemmeno a dormire, appena 10 minuti a notte, inutili le terapie del dolore, “non voglio più soffrire” le sue parole. 

I primi problemi da adolescente, passava da un medico all’altro senza capire cosa avesse realmente.  Poi, intorno ai vent’anni, finalmente la diagnosi, una malattia muscolare degenerativa con dolori continui, paralisi alle gambe, convulsioni che divenivano attacchi epilettici, perdita della vista, causata da una rara deformità tra la quinta e la sesta vertebra cervicale. Tutto era cominciato dal tallone, poi le gambe, ma con il passare degli anni, il fisico si muoveva sempre meno, il consiglio di non praticare attività sportiva, ma Marieke era troppo forte caratterialmente, scontata la sua reazione, l’inizio dello sport paralimpico, basket, nuoto, vela, atletica, bici, triathlon.

Campionessa del mondo nel 2006, volle superare il limite e decise di passare al all’Ironman: 2,8 km a nuoto, 180 con l’handbike e 42,195 sulla sedia a rotelle. L’anno dopo era a Kona, nelle Hawaii, per partecipare all’evento leggendario, puntualmente concluso. 

Ma la malattia non mollava e allora il limitarsi alla sola atletica: medaglia d’oro sui 100 metri alla Paralimpiade di Londra 2012, con argento sui 200; poi vari titoli mondiali (100, 200 e 400 nel 2015), fino ad altre due medaglie, nei 400 (argento) e sui 100 (bronzo) a Rio.

Ma Marieke sapeva che un giorno non ce l’avrebbe fatta più e da più di dieci anni fa aveva firmato i moduli per l’eutanasia. E quei moduli sono venuti fuori ultimamente, Marieke ha scelto di morire a Diest, nelle Fiandre, dove viveva, con accanto le persone care e Zenn, il suo cane, il suo labrador, che l’assisteva e che era pronto a chiamare le infermiere in caso di gravi crisi.  

“Ho vissuto tuffi i miei sogni”, ha detto la campionessa che ha realizzato imprese eccezionali. “Lo sport mi teneva in vita”, ha dichiarato, ha dichiarato che avrebbe voluto provare il volo acrobatico e il paracadutismo, volare su un jet F16, aprire un museo, competere in una gara di rally, per ultimo aveva guidato una Lamborghini sul circuito di Zolder.

“Devi vivere giorno per giorno e goderti i piccoli momenti. Non sai cosa ti propone la vita”, ripeteva sempre e combatteva contro il male.

Ha scelto di andarsene ma non ha perso, il suo spirito libero è in quelle farfalle bianche liberate da una scatola rossa mentre moriva. E ci ha lasciato quella foto su Instagram dove veloce “vola” con la sua sedia a rotelle, perché Marieke ha vinto anche questa volta, di lei ci restano trionfi e sorrisi e quella frase: “Non si possono cancellare i bei ricordi!”

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