Direttore: Fabio Marri

* Per accedere o registrarsi come nuovo utente vai in fondo alla pagina *

Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Venerdì, 18 Ottobre 2019 00:50

Troppi record? La Iaaf indaga

Le recenti incredibili performance nelle maratone, e nel tentativo andato a buon fine Ineos 1:59, hanno indotto la IAAF (International Association of Athletics Federations) ad aprire una discussione sulle ormai famose Nike ZoomX Vaporfly Next%; Kipchoge, Kosgei, Bekele…le migliori prestazione hanno un minimo comune denominatore: le stesse scarpe. Dall’introduzione sul mercato di queste scarpe (2016) il record del mondo è stato migliorato per 5 volte, sempre da atleti che calzavano lo stesso modello, che peraltro nel tempo ha subito alcune evoluzioni. Il “4%” inserito nella sigla starebbe ad indicare che in condizioni ottimali si avrebbe un’efficacia nella corsa superiore del 4%. Che poi questo significhi correre il 4% più velocemente credo sia tutto da vedere.

Il giornale inglese Times sostiene che diversi atleti si siano lamentati presso la IAAF per contestare l’utilizzo di scarpe che favorirebbero irregolarmente chi le utilizza. L’oggetto del contendere è una piastra in fibra di carbonio, contenuta nell’intersuola, che agirebbe come una sorta di molla, quindi non solo non ci sarebbe dispersione di energia al contatto col suolo, ma addirittura un vantaggio in termini di energia propulsiva di ritorno. Ciò significa che nella fase di appoggio si accumula energia che poi viene restituita nella fase di spinta.

La questione in realtà non è così nuova, già ai tempi del primo tentativo di Kipchoge (maggio 2017) sì accennò a calzature che contenevano elementi tecnologici che fornivano vantaggi non regolamentari, traducibili in 2-3 secondi/chilometro, che su una maratona vogliono dire moltissimo. Probabilmente nel tempo gli stessi concorrenti di Nike, Adidas in testa a tutti, avevano sollevato la questione, ora si è giunti al punto che si vuole capirne di più.

 

Non è la prima volta che tra una maratona ed una mezza nostrana Salvatore Gambino & CO cercano, e spesso trovano, fortuna in giro per l’Europa. Vado a memoria, ricordo Bucarest, Monaco ed anche Eindhoven, qui fu il socio ed amico Alessandro Claut ad avere la meglio, vittoria addirittura col personale (2016, 1:08:08).
Nel pieno delle alte stagioni podistiche si prendono un momento di pausa, ed anche relax, viste le località scelte; in genere organizza tutto Gambino, maestro nel trovare le migliori combinazioni possibili a prezzi ragionevoli (così dice lui, io dico stracciati).
E succede spesso che i nostri atleti vincano queste gare, e così è stato anche a questa mezza maratona; Salvatore Gambino ha chiuso al primo posto col tempo di 1:11:26. Al km 17 ha staccato il suo principale avversario, l’inglese Robert Danson (vincitore di una passata edizione), che poi ha concluso in 1:12:08. Anche nella gara femminile primo posto italiano con Elisa Melilli, tempo 1:27:05.

Ma di che manifestazione stiamo parlando? Beh, un evento che ha portato da queste parti oltre 7000 partecipanti, numeri che farebbero invidia a tante nostre gare nostrane. Questo lo split dei numeri (classificati, tanto per raccontarla giusta): maratona = 918; mezza maratona = 3535; 10 K = 2761. Elevata la percentuale degli stranieri - viene da dire sia normale - oltre il 50%. Il contributo maggiore viene dai tedeschi, il 36%; forse può sorprendere che il 43% dei classificati sia rappresentato dalle donne.

Il percorso: una prima parte, fino al km 10, sempre in riva al mare e sostanzialmente piatta, a cui segue una seconda più tortuosa. I dislivelli sono molto contenuti (min 13, max 37 metri sul livello del mare), ma comunque il tracciato presenta diversi saliscendi; a ciò si aggiunge che dal km 12 all’arrivo si corre nel centro storico di Palma di Maiorca, su vie talvolta strette e con molte curve.

Il clima è stato generoso, caldo ma non caldissimo, circa 22-24 gradi tra partenza ed arrivo.

E Alessandro Claut? Il suo tempo finale, 1:20:31, induce più di un sospetto. Saranno stati i troppi drink della sera precedente? In gara avrà deciso di accompagnare qualche atleta in difficoltà? Non è dato saperlo.

Per il resto i “nostri” raccontano di una bella esperienza, una gara bene organizzata, traffico assente e molto supporto dai tifosi lungo il percorso. Segnalano inoltre un fatto piuttosto … anomalo, quantomeno in relazione alle abitudini italiane: in caso di rinuncia, rimborso dei costi di iscrizioni fino al 100% entro 60 gg e via scalando 50% e poi, per rinuncia last minute, trasferimento senza costi all’edizione successiva. La loro esperienza si è inevitabilmente conclusa con un tuffo in mare, nel dopo gara, e un meritato riposo sulle belle spiagge del posto.

Chicago 13 ottobre - INCREDIBILE gara di Brigid Kosgei, chissà quanti avrebbero scommesso su una tenuta dei ritmi sino alla fine; passaggio alla mezza in 1:06:59, vince in un pazzesco 2:14:04. NUOVO RECORD DEL MONDO in gara mista (precedente Paula Radcliffe, 2:15:25, 2003). Secondo e terzo posto per due etiopi, rispettivamente Ababel Yashaneh (2:20:51) e Gelete Burka (2:20:55).

Nella gara maschile vince in volata il keniano Lawrence Cherono, tempo di 2:05:45, seguito da Dejene Debela (Etiopia,2:05:46) e Asefa Mengstu (Etiopia, 2:05:48). Un epilogo spettacolare. Chiude male Mo Farah in 2:09:58, crollato nella seconda parte di gara. Ritirato Galen Rupp dopo il km 35.

Doppio successo un po'  "italiano", dato che i due vincitori appartengono al team del dr. Gabriele Rosa che, in particolare per Brigid Kosgei, aveva da tempo preannunciato una sua grande impresa.

Una start list di così alto livello non poteva che dare seguito ad una gara bella ed avvincente. E così è stato, nonostante le “ombre” che accompagnavano alcuni atleti in gara, Mo Farah, Galen Rupp e Jordan Hasay, per la nota vicenda Salazar/Nike Oregon Project. Ho assistito alla conferenza stampa e all’intervista di Galen Rupp:  incredibile l’assalto che ha subito dai giornalisti, ai quali della sua gara non fregava niente, volevano solo sfruculiare sulle recenti vicende.

La cronaca della gara: si fa subito sul serio, con Mo Farah a comandare le operazioni, un gruppo di una decina di atleti che tra l’altro comprende Galen Rupp. Lawrence Cherono, Bedan Karoki e Dikson Chumba. Passaggio ai 10 k in 29:28, il che porterebbe ad una proiezione finale di poco superiore a 2.04’: il record della gara appartiene a Dennis Kimetto (2:03:45, anno 2013).

Gara femminile dove la favorita, la keniana Brigid Kosgei, ha già preso il volo; passa in solitudine ai 10 k con un tempo (lo ripeto, riusando non a sproposito l'aggettivo che i telecronisti di ieri hanno impiegato per il record in vitro di Vienna) pazzesco, 31:28. Seguono le etiopi Burka e Yeshaneh. Scomparsa quasi subito dal video una delle favorite e delle più attese, l’americana Jordan Hasay.

Al passaggio della mezza maschile il gruppo di testa (passaggio in 1:02:14) si è assottigliato, davanti ci sono tre keniani e tre etiopi, guidati da Bedan Karoki, forse il meno accreditato tra i partenti ma che porta in dotazione un personale di 58:42 sulla mezza. Scivolano indietro sir Mo Farah, che comunque sta ancora correndo al ritmo del suo primato personale (2:05:39) e Galen Rupp.

Brigid Kosgei non ha avversarie, se non sé stessa; passa in 1:06:59, un crono che, se mantenuto, significherebbe polverizzare il record della manifestazione (2:17:18, anno 2002, Paula Radcliffe). Sempre più lontane le atlete che inseguono.

Km 40: i tempi si appesantiscono leggermente (proiezione finale 2:05:40), forse la stanchezza, forse diventa gara tattica perché si pensa a vincere, e 100.000 dollari sono un buon motivo. Tra gli uomini sono ancora in quattro a giocarsela, due etiopi, Debela e Mengstu, e due keniani, Karoki e Cherono.

La maratona di Chicago (nata nel 1977), che nel 2018 ha fatto 44.000 classificati, appartiene al prestigioso circuito delle “majors”, sei maratone (le altre: Boston, Tokio, Londra, New York, Berlino), caratterizzate, tra le altre cose, da montepremi particolarmente elevati. Chicago supera 500.00 dollari, con il primo/a classificato/a che porta a casa 100.000 dollari, bonus a parte. Una gara che comincia ad essere amata dagli italiani, nel 2019 sono 630 gli iscritti, un numero che raddoppia il dato del 2017. Qui trovò fortuna Gianni Poli, che nel 1985 realizzò il suo personal best di 2:09:57, classificandosi quarto assoluto.

Il percorso è considerato scorrevole, quindi veloce, le temperature sono mediamente ottimali per correre la maratona (max 13 gradi), con l’unica incognita rappresentata dal vento, per il fatto che si corre in buon parte a fianco del lago Michigan, il quinto più grande al mondo (lungo 500 km e largo 190).

Dalle classifiche risulta che il primo italiano è stato William Talleri, col tempo di 2:38:48. Prima italiana Carlotta Montenera, 3:09:00.

In totale i connazionali classificati sono stati 610, record di presenze alla maratona di Chicago; 457 uomini e 153 donne. 

Venerdì, 11 Ottobre 2019 22:11

Affaire Salazar: chiuso il Nike Oregon Project

Chi aspettava sviluppi sulla vicenda è stato accontentato, anche se molte altre cose potrebbero, o dovrebbero, ancora succedere.

Secondo quanto riferito dalla rivista "Runners World" (USA), Nike ha chiuso il N.O.P. "Nike Oregon Project", ovvero il progetto, nato nel 2001, attorno al quale da anni lavorava Alberto Salazar. Poteva Nike fare diversamente? Probabilmente no, quindi un passo direi inevitabile. Come ormai molti sanno, Mike Salazar ha ricevuto 4 anni di squalifica per violazione delle norme antidoping e traffico di testosterone, il che ha portato, tra le altre cose ben più gravi, al ritiro immediato dell’accredito di cui era dotato ai mondiali in Qatar.

La motivazione della chiusura del N.O.P. addotta dal CEO di Nike, Mark Parker, è legata alla necessità di non creare ulteriori distrazioni agli atleti, quando invece devono restare focalizzati e concentrati sulle prossime competizioni. Tra questi, Jordan Hasay e Galen Rupp correranno domenica 13 ottobre la maratona di Chicago. Mark Parker ha comunque ribadito che le accuse diffuse nelle ultime due settimane, successive alla squalifica, sono tutte da provare e dimostrare.

Ora che cosa ci si può attendere dai prossimi step? La domanda che in molti si pongono è relativa agli atleti coinvolti nel progetto Nike Oregon, cosa potrà accadere loro? E’ facile, anche se non scontato, immaginare che possano in qualche modo aver beneficiato del "metodo Salazar", tuttavia è opportuno evidenziare che, ad oggi, nessuna imputazione risulta a carico degli atleti del progetto Nike.

 

 

Da un’idea del presidente di Fidal Lombardia, Gianni Mauri, ecco un convegno che vuole coinvolgere i tecnici di atletica leggera su alcuni argomenti di grande attualità. Ma un’occasione unica anche per i runners amatoriali, che vogliano arricchire le proprie conoscenze; le parole chiave sono la prevenzione degli infortuni e l’utilizzo sempre più significativo della tecnologia.

Un incontro, a partecipazione gratuita, che si terrà il prossimo 26 ottobre, dalle ore 15, presso il centro indoor di via Monte Gleno, a Bergamo. Protagonisti saranno naturalmente i tecnici, che potranno avvalersi delle competenze e conoscenze di importanti figure del settore; tra questi Marco Riva, manager dello sport, Riccardo Longinari, che porterà la sua esperienza nella gestione di un atleta di alto livello, Fabrizio Donato. Si affronteranno anche alcune specifiche problematiche, come lo studio biomeccanico e clinico del movimento (Bruno Conti, Lorenza Flaviani, Franco Crosignani). Dopo sarà la volta di Sergio Previtali, figura con enorme esperienza di campo, e del progetto Insubria, un’iniziativa che coinvolge Lombardia, Piemonte e Canto Ticino.

All’interno dell’impianto verrà allestita un’area “Sportech Lombardia”, dove si potranno effettuare test gratuiti sulla valutazione posturale e lo studio del movimento, al fine dell’esecuzione del gesto tecnico più corretto.

L’iscrizione è gratuita: necessario è comunicare la propria adesione all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro le ore 22:00 di martedì 22 ottobre. IMPORTANTE: la partecipazione all’evento consente l’acquisizione di 0,5 crediti per i tecnici di atletica leggera.

https://www.fidal-lombardia.it/index.php/news/settore-tecnico/11817-la-tecnologia-al-servizio-dei-tecnici-convegno-sabato-26-ottobre-a-bergamo

Giovedì, 10 Ottobre 2019 14:28

Gir al Sas su RaiSport, ore 20.30

Questa sera, alle ore 20.30, su RaiSport,  si potrà vedere, o rivedere, l'entusiasmante gara sui 10 k corsa a Trento il 5 ottobre.

Davvero avvincente il duello tra Telahun Haile e il campione del mondo sui 5.000 metri Muktar Edris

Domenica, 06 Ottobre 2019 21:11

Trento - 9^ Trento Half Marathon

6 ottobre - In una giornata ideale dal punto di vista climatico, soleggiata e con 12 gradi alla partenza, sono stati ben quattro i record caduti; a cominciare dalla gara maschile, col vincitore, l’etiope Mosisa Tefera, che ha chiuso in 1:01:12 (precedente J. Kangogo, 1:01:48, anno 2016). Con 1:01:19 sotto il record anche il secondo classificato, il suo connazionale Haji Yasin. Terzo posto per il keniano Geoffrey Korir (1:03:40).

Primo italiano, e quarto assoluto, Ahmed El Mazoury, che ha a lungo accarezzato l’idea di andare a podio. Tuttavia con il tempo finale di 1:03:40 polverizza il precedente record italiano della gara (S.Boudalia, 1:05:52, 2011).

Gara femminile che non è stata certamente meno entusiasmante, con tre keniane ai primi tre posti: anche qui si registra il record del percorso, grazie a Rionoripo Purity, che vince col tempo di 1:08:34, aggiornando il precedente di J. Chepkemoi (1:09:21). Seconda e terza posizione rispettivamente per Kimais Irine (1:09:51) e Nyaga Caroline (1:10:00).

Nella gara femminile è caduto un altro record, quello del miglior tempo realizzato da un’atleta italiana (precedente 1:15:10, A. Tschurtschenthaler,2017); è accaduto grazie a Catherine Bertone, sesta assoluta, che sulla via della maratona di Valencia, suo prossimo obiettivo, realizza un ottimo 1:13:27, a soli 24 secondi dal suo personale (1:13:03, Stralugano 2019).  Sarah Giomi è la seconda italiana, il tempo finale di 1:17:18 è vicinissimo al suo personale (1:17:10).

Sia per Catherine Bertone che per Ahmed El Mazoury un premio speciale messo a disposizione dagli organizzatori per dare più spazio ed interesse agli atleti italiani.

Si chiude la nona edizione di una Trento Half Marathon che, se forse non ha prodotto i numeri che era lecito attendersi (1000 gli iscritti, 860 i classificati), certamente ha soddisfatto le aspettative di chi ha partecipato, ed io tra questi. Una manifestazione che migliora ogni anno, anche nei “dettagli” (Expo davvero all’altezza, i ristori con gente molto sveglia, una bella medaglia).

Il percorso non sarà velocissimo (in effetti ci sono diverse ondulazioni ed è un po’ tortuoso) però… si fanno i tempi, con gli atleti d'élite ma anche in diverse categorie master, basta dare un’occhiata alle classifiche per rendersene conto. Secondo me ciò è dovuto anche ad una buona organizzazione, con una logistica raccolta attorno alla bella piazza del Duomo di Trento. Tenendo conto che siamo in pieno centro città, gli spostamenti per arrivare dai parcheggi al ritiro pettorali, recarsi in zona partenza e infine dall’arrivo andare all’Expo sono veramente minimi. E penso che queste siano tutte condizioni favorenti le buone prestazioni.

 

 

Sabato, 05 Ottobre 2019 22:43

Trento - 73° Gir al Sas

Livello tecnico davvero alto per un’edizione che ha visto i primi sei atleti concludere sotto i 29 minuti (media 2’54/km), su un percorso cittadino con giri da un chilometro da ripetersi 10 volte. Al  via, tra gli altri, il campione del mondo di Doha sui 5.000 metri, l’etiope Muktar Edris.

Nonostante la grande prestazione al mondiale il suo impegno in questa 10 k è stato massimo, ma stavolta il suo connazionale Telahun Haile, giunto quarto a Doha, ha avuto la meglio. Gara tirata da subito, con quattro atleti, Telahun, Edris, Worku e Kipkoech che prendono il largo correndo ad un ritmo medio di 2’52/km. E’ Muktar Edris a dettare il ritmo: dopo il km 5 restano al comando solo lui e Telahun. La gara si decide poco dopo il passaggio al km 7, Telahun “cambia”, allungando in progressione e vincendo con il tempo record di 28:07 (precedente Jakob Kiplimo, 28:17, anno 2018). Muktar Edris chiude in 28:32, a poca distanza il giovane e promettente Worku Tadese (28:38) che completa un podio tutto etiope.

Primo italiano Nekagenet Crippa, sesto con un ottimo tempo, 28:49. Si è rivisto alle gare Andrea Lalli, dopo un lungo periodo di assenza per infortuni, l’augurio è che torni a correre come è capace.

Prologo a questa prestigiosa 10 k le gare delle categorie giovanili, il tutto nella cornice del centro cittadino e della splendida piazza del Duomo di Trento.

Domani sarà la volta della Trento Half Marathon, altra gara che tradizionalmente ha fatto sempre registrare ottime performance, grazie al livello degli atleti presenti.

 

Ho letto da qualche parte “Salento, una montagna da scalare” un motto quantomai azzeccato che si ritrova tutto in questo campionato del mondo master; già, perché si partiva quasi a livello del mare, che dal percorso raramente si nascondeva alla vista dei partecipanti, ma poi si saliva verso Gagliano del Capo lungo i tratturi, i caratteristici sentieri locali.

Si dice che le prime volte non si dimenticano mai e così credo proprio che sarà anche per me; non avevo mai partecipato ad un campionato del mondo, oltretutto di corsa in montagna, una specialità in cui le mie esperienze sono limitate: probabilmente anche per questo ho voluto esserci.

Un servizio di bus ci ha portato dall’arrivo alla partenza, in una zona con uno scenario spettacolare, in località Ciolo, poco prima di un ponte sotto il quale c’era un’insenatura dal mare da cartolina. Logistica perfetta, spazi a disposizioni, wc chimici in numero adeguato e call room, come si conviene ad una gara internazionale. Bravo lo speaker (Alessandro Scolari) a dare continuamente informazioni in italiano ed inglese sulla gara e a (in)trattenere gli atleti, alcuni dei quali un tantino nervosi causa un ritardo nella partenza degli uomini, sia pure di pochi minuti.

Poche centinaia di metri dopo il via una curva secca ci ha portato su un sentiero molto ripido e dal fondo irregolare; l’imboccatura è stretta. Si forma un imbuto, certamente eravamo in tanti (alla fine saranno 164 i classificati), forse troppi, altrettanto vero che aveva poco senso impazzire per passare davanti, di strada da fare ce ne era molta prima dell’arrivo. Da qui in avanti si sono succeduti tratti facili (i pochi su asfalto) anche se talvolta con salite dure, ad altri impegnativi per la natura del terreno. I passaggi potenzialmente pericolosi erano ben protetti da (nuove) staccionate, addirittura in un paio di punti era presente il personale del soccorso alpino, pronto ad intervenire in caso di necessità.

Un bel passaggio in un tratto di bosco mi ha fatto conoscere dal vivo la tristemente famosa Xylella: ne avevo sentito parlare, avevo visto qualcosa in televisione, ma l’incontro è stato peggio di quanto potessi immaginare. Davvero brutto, in questa parte della Puglia, vedere alberi di ulivo, magari di centinaia di anni, completamente secchi a causa di un batterio che sta causando danni incredibili ad una regione che basa molto della sua economia sulla produzione di olio. Si può solo confidare che quanto prima si possa trovare un rimedio, anche se il danno fatto sinora pare di enormi proporzioni.

Poco dopo il secondo chilometro si transita dall’arrivo, la lunghezza totale è di circa 6,5 km, c’è un po’ di confusione ma anche un bel tifo. Segue una lunga discesa, a tratti con fondo irregolare, che ci porta a ripassare dalla zona della partenza. Qui si ricomincia a soffrire, soprattutto se ti sei giocato le gambe in discesa, perché la salita che segue è tosta; sono circa 130 metri di dislivello positivo in un chilometro e mezzo. Ogni tanto valeva davvero la pena di camminare (in realtà in molti tratti non se ne poteva proprio fare a meno!) sia per rifiatare che per guardarsi attorno. Negli ultimi 500 metri mi vedo superare da alcuni atleti, i numeri di gara (in queste gare è obbligatorio indossarli anche posteriormente) dicono che sono M70 e 75: non mi avvilisco, preferisco pensare che sono semplicemente più allenati di me…

All’arrivo raccolgo le forze rimaste per rispondere alle domande dello speaker Antonio Tau, che poi mi richiama all’ordine perché nel corso di questa specie di intervista tendo a distrarmi per la presenza di ragazze davvero belle. Nessuna necessità di presentare Podisti.Net, già molto nota in Puglia grazie al lavoro del collega Roberto Annoscia.

Il clima è perfetto, fin troppo; il caldo ha suggerito agli organizzatori di potenziare i rifornimenti lungo il percorso; messe a disposizione anche le doccette, quantomai gradite. All’arrivo, a parte acqua e la solita ma ben gradita frutta, la sorpresa: il ristoro è dotato del pasticciotto, un dolce famoso da queste parti, costituito da pastafrolla e farcito con crema pasticcera. Poi con il pasta party si completa il ricarico di carboidrati.

La logistica in zona arrivo è tanto valida quanto quella della partenza: borse, docce, toilette, pasta party, premiazioni… tutto è raccolto; davvero difficile chiedere di meglio.

Bella la manifestazione nel suo complesso, gara atipica rispetto alle consuetudini perché si correva in montagna… ma anche al mare; eppure il percorso rispettava tutti i requisiti previsti dalla WMRA (World Mountain Running Association), che non prevedono si debba necessariamente correre in altitudine, invece si devono rispettare criteri quali dislivelli e limitazione dei tratti in asfalto. A differenza delle abitudini in altre nazioni, dove la corsa in montagna è sostanzialmente corsa in salita, in Italia i percorsi sono anche misti, quindi salita e discesa. Personalmente trovo più corretta questa seconda scelta.

Il trofeo Ciolo è stato un altro mio passo di avvicinamento verso la corsa in montagna, un ambiente ed una tipologia di gare che mi piacciono sempre di più. In questa occasione ho potuto conoscere Jonathan Wyatt, grande atleta e bella persona, oggi presidente della WMRA. E’ maggiormente conosciuto per la corsa in montagna, anche grazie ai suoi 6 titoli mondiali di specialità, ma giusto sapere che prima della corsa in montagna correva veloce anche in piano: personali di 13’27 sui 5000 metri, 27’56 sui 10.000 metri, 1:02:37 sulla mezza maratona e 2:13:00 in maratona.

Per gli amanti di questa disciplina appuntamento a Telfest, in Austria, 4-6 settembre 2020. Sarà gara di sola salita.

altri comunicati sulla manifestazione:

prima giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

seconda giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

Martedì, 01 Ottobre 2019 09:26

Alberto Salazar: 4 anni di squalifica!

L’agenzia antidoping americana (U.S.A.D.A.) ha emesso una squalifica di 4 anni a carico di Alberto Salazar. Grande maratoneta degli anni ’80 (tre vittorie consecutive a New York tra il 1980 e il 1982, anno in cui vinse anche Boston), che tuttavia ha raggiunto la sua massima notorietà per allenare o avere allenato alcuni forti atleti: tra questi Mo Farah, Galen Rupp, Kara Goucher e Sifan Hassan.

La squalifica, che conclude un’indagine iniziata nel 2016, si basa su diverse violazioni in materia antidoping, tra queste l'alterazione delle procedure di controllo antidoping ed il traffico di testosterone (un ormone steroideo). Stesso periodo di inibizione è stato inflitto a Jeffrey Brown, un endocrinologo che trattava gli atleti di Salazar.

Dalle prime dichiarazioni risulta che Salazar si sia dichiarato estraneo alle accuse mosse, parla di macchinazioni nei suoi confronti e voglia quanto prima dimostrare la sua innocenza col ricorso in appello.

Alberto Salazar è a capo di Nike Oregon Project, un progetto nato e sviluppato in collaborazione con Nike, con l’obiettivo di portare gli atleti ad altissimo livello, cosa che effettivamente è più volte riuscita, ora però si contestano i passaggi per raggiungere i risultati sperati.

Un fulmine a ciel sereno? No, dubbi e sospetti si trascinavano da tempo, alcuni suoi atleti hanno davvero raggiunto risultati che a molti apparivano incredibili. L'agenzia antidoping americana gli stava alle costole ormai da lungo tempo.  

Vedremo cosa succede, di certo viene anche da chiedersi se e cosa potrebbe (dovrebbe?) accadere agli atleti seguiti da Salazar. La cui ultima grande vittoria (sia detto a titolo di curiosità) fu nel 1994 Salazar vinse alla Comrades Marathon  di 90 km (56 miglia), attribuendone il merito anche all'uso del Prozac... 

Intanto gli è stato immediatamente ritirato l'accredito, era presente ai mondiali in corso a Doha.

Ultimi commenti dei lettori

Vai a inizio pagina