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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Domenica, 25 Marzo 2018 16:43

Milano – 43^ Stramilano Half Marathon

Non è stato record di partecipazione o di tempi per questa mezza maratona, ma il livello tecnico è stato comunque elevato.

I primi tre atleti sotto i 61 minuti ed i primi dieci entro 1:04’. Questo l’esito della gara agonistica, combattuta almeno fino al km 15, che ha visto il vincitore Kibitok Felix (Kenya) sfiorare di soli 11 secondi la soglia dei 60 minuti, infatti ha chiuso in 1:00:11. Secondo posto per l’eritreo Solomon Shumay Mogos (1:00:40) e terzo per il keniano Mwangi Paul Kariuki; i primi tre della classifica hanno realizzato il proprio record personale. Primo italiano Pietro Bomprezzi (1:06:55), a seguire Nicola Bonzi (1:07:34) e Andrea Soffientini (1:07:40).

Apparentemente meno battaglia in campo femminile, con l’etiope Kebede Sutuma Asefa che vince in 1:07:54, dopo aver lasciato le avversarie già poco prima del km 10. Sono oltre due i minuti di vantaggio su Karanja Ruth Waithira (Kenya – 1:10:15), seguita a sua volta da Esikon Pauline Nagaroi (Kenya – 1:12:27). Prima italiana Alice Gaggi, forte interprete della corsa in montagna, che porta il suo personale a 1:13:40. A seguire Teresa Montrone (1:17:01) e Gloria Giudici (1:19:21).

Condizioni meteo praticamente perfette per “fare il tempo”, forse solo un po’ di vento sulla circonvallazione ha disturbato la gara di testa. Come detto, molto vicino ai 60 minuti il tempo del vincitore, l’impressione è che ci sia stata qualche indecisione nei ritmi da seguire, nella fase iniziale della gara; altrimenti è probabile che si potesse realizzare il fatidico sub 60 minuti; impressione confermata dalla relativa facilità con la quale ha vinto Kibitok, che ha corso, da solo, gli ultimi 6 chilometri alla media di 2’50/km.

Per il resto è stata la solita Stramilano, ben gestita ed organizzata; e anche rispettata dai milanesi, cosa non da poco. Pretendere il supporto, che spesso chiedevano i colleghi podisti, forse è un po’ troppo, personalmente mi accontento di poter correre nella massima sicurezza, su un percorso bello e veloce, ammesso di avere le gambe per poter andare forte….

Voto massimo alla vera novità: partenza ed arrivo in piazza del Castello, una logistica migliore e decisamente più funzionale che in precedenza, tutto raccolto in breve distanza. Manca il fascino dell’arrivo in Arena? Forse, ma era davvero tutto troppo scomodo e complicato, ed allora meglio così. Qualche leggera modifica del percorso ha reso la Stramilano complessivamente più veloce ma altrettanto bella. Ho corso nei dintorni dei pacer dei 4’45/km (proiezione tempo finale 1:40), bravi nel gestire il ritmo, tanto quanto nell’incoraggiare chi faceva parte del loro gruppo. Bravi anche nel fare il “paracadute”, ovvero mettersi a disposizione di chi tendeva a staccarsi per riportarlo in gruppo. Cito solo Cesare Corona, mi vogliano scusare gli altri di cui non conosco il nome, ma ai quali faccio i miei complimenti.

All’imboccatura del rettilineo di arrivo batto il cinque ad Andrea Alzati, stravolto più di quelli che hanno corso per 21097 metri. Andrea è anima, cuore e motore di questa manifestazione, senza dimenticare gli altri componenti del team Stramilano: Michele Mesto, Cesare Toninelli, Aldo Gelosa ma anche i tanti altri che appaiono meno eppure sono fondamentali perché tutto funzioni al meglio. A proposito degli “altri”: passando sotto la linea del traguardo, senza clamore ma con tanto affetto, ho rivolto un commosso saluto ed un pensiero a chi questa volta non ho ritrovato all’arrivo.

Ciao Lamberto.

Sarà, come spesso accade, sfida Kenya contro Etiopia, di certo ci sono tutti i presupposti perché cada il record della gara, un obiettivo più volte dichiarato dagli organizzatori.

Giova ricordare che già nell’edizione 2017 nella gara maschile venne realizzato il record della manifestazione, quando Koech Kipngetich Edwin, vinse in 2:07:13, che tra l’altro a tutt’oggi rappresenta il miglior crono mai corso in una maratona italiana. Per il prossimo 8 aprile ci sarà ancora Koech, chiamato a difendere il suo titolo, ma gli avversari sono di alto livello; in particolare il giovane etiope Seifu Tura (21 anni), che recentemente a Dubai, in una gara di alto livello (i primi 7 sotto 2:05:00) ha fermato i tempi a 2:04:44.

In via di definizione la partecipazione degli atleti italiani.

Anche al femminile torna la vincitrice di Milano 2017, la keniana Sheila Chepkech, recentemente miglioratasi alla maratona di Kosice con un crono finale di 2:29:13. A contenderle la vittoria l’esperta Lucy Kabuu, accreditata di un ottimo pb (2:19:34) sia pure un po’ datato (Dubai 2012). L’

L'Italia, salvo variazioni e/o successive inclusioni, sarà rappresentata da Rosalba Console e Fatna Maraoui. Entrambe non più giovanissime corrono ancora forte e potrebbero non essere così lontane dal podio. Questi sono solo i primi nomi dei possibili protagonisti rivelati dagli organizzatori, per una EA7 Milano Marathon 2018 che vuole confermarsi gara top per contenuto tecnico a livello italiano

Domenica, 18 Marzo 2018 23:20

Scarpadoro Vigevano, in arrivo altre foto

Restate sintonizzati, dopo le foto già pubblicate di Roberto Mandelli e Carlo Vincenzi, entro domani online anche i quasi 4.000 scatti di Arturo Barbieri. http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/971-vigevano-pv-12-scarpa-doro.html

Domenica, 25 Febbraio 2018 17:40

La Maratona delle Terre Verdiane e il suo Gene

Due persone che si conoscono e si piacciono da sempre, Giancarlo Chittolini e Gene Gnocchi, la voglia di mettere sempre un ingrediente in più nella proposta delle Terre Verdiane, anche se non podistica in senso stretto; la passione per lo sport del noto comico, più calciatore (anche di buon livello) che podista, ma consapevole dell’importanza della corsa per la base atletica.

Mettete tutto insieme e viene fuori, il sabato pomeriggio, un simpatico aperitivo alla Maratona delle Terre Verdiane; il contesto è bello, il Teatro Nuovo, i comprimari Gelati, Pasini e il principe Diofebo Meli Lupi (in forma smagliante) si sono prestati con grande simpatia alle sollecitazioni, talvolta provocazioni, di Gene Gnocchi. C’era un’altra importante ragione per esserci, come ribadito più volte da Spino-Chittolini, una nobile causa: l’incasso devoluto per una terribile malattia, la SLA, per ricordare un campione ed un amico dei due primattori: Michele Concari. Serata conclusa nella taverna del Teatro Congressi, offerta la cena a tutti, anche a chi non era a teatro.

Oggi invece è andata in scena la 21^ edizione della Sojasun Maratona delle Terre Verdiane, più complicata del solito per chi organizza ma soprattutto per chi corre, in particolare per quelli che hanno scelto la Corsa del Principe o di fare l’intera maratona. Neve nei primi chilometri di gara, fino a Fidenza, e soprattutto freddo, vento laterale e spesso contrario, almeno fino alla mezza. Infatti dopo Fontanellato il percorso ha cambiato direzione e addirittura il vento in alcuni tratti aiutava l’incedere dei podisti. I risultati tecnici, sostanzialmente tutti, ne hanno risentito ed i crono sono stati inevitabilmente peggiori delle aspettative.

Terre Verdiane 2018

Come al solito sostanzioso il menu: la velocissima Salso-Fidenza, poco più di 9 chilometri; la mezza di Fontanellato, con l’arrivo nella piazza della bella Rocca; la Corsa del Principe, circa 29 chilometri con lo splendido passaggio finale nel Castello e nel suo parco (mi piace troppo, l’ho fatto due volte); infine la maratona, con arrivo a Busseto. Come sempre partenza simultanea di tutte le gare da via Matteotti a Salsomaggiore. Organizzazione come al solito, molto complessa, ricordo a chi non conosce questa manifestazione che c’è tutto un movimento di bus che riportano i partecipanti alla partenza, ma anche dall’arrivo alla partenza, per chi ha deciso di ritrovarsi la macchina al termine della propria fatica. Per quel che ho vissuto e sentito, mi pare sia andato tutto bene. Un dettaglio, non irrilevante: finalmente una sacca per consegnare il proprio cambio di dimensioni assolutamente adeguate, cosa che raramente accade.

Qualche nota sulla cronaca della gara, in ordine sparso. Alla maratona vince, o meglio, rivince facilmente il marocchino Tariq Bamaarouf (terzo in 2:16:41 all’ultima Venice Marathon). Il promettente Alessandro Giacobazzi (pb in maratona di 2:15:24, Torino 2017), ha fatto un allenamento/ test alla Corsa del Principe, girando al ritmo di 3’23/km. Poco distante il lombardo Loris Mandelli, che ha chiuso alla media di 3’29/km, anche lui ha messo nel mirino la sua maratona. Alla Salso-Fidenza vince Isabella Morlini. Ecco comunque i podi di tutte le distanze.

Maratona maschile
1) Tariq Bamaarouf, 2:31:49 2) Stefano Velatta, 2:38:57 3) Davide Scarabelli 2:44:33

Maratona femminile
1) Eleonora Gardelli, 3:11:26 2) Manuela Rebuzzi, 3:13:19 3) Elena Di Vittorio 3:18:40

Corsa del Principe maschile (29 km)
1) Alessandro Giacobazzi 1:38:05 2) Loris Mandelli 1:40:57 3) Matteo Vecchietti 1:47:12

Corsa del Principe femminile (29 km)
1) Sara Martinelli 2:00:14, 2) Fulvia Corbella 2:05:24 3) Lorenza Banchetti 2:06:27

Mezza Maratona maschile
1) Alessandro Bossi, 1:16:56 2) Alberto Gattinoni 1:16:57 3) Mattia Rombini 1:17:30

Mezza Maratona femminile
1) Karin Angotti, 1:26:27 2) Cristina Trestin, 1:35:10 3) Claudia Magnani 1:35:56

Salsomaggiore – Fidenza maschile (km 9,3)
1) Fabio Ciati, 32:09 2) Cristian Ciobanu 32:55 3) Andrea Tonon 33:03

Salsomaggiore – Fidenza femminile (km 9,3)
1) Isabella Morlini, 35:12 2) Roberta Maestri 38:50 3) Barbara Massimi 39:44

Nella sezione "classifiche" i file completi

Un viaggio piuttosto lungo, tre voli per raggiungere Eldoret, complessivamente sono quasi 24 ore.

E cosa fa un podista per smaltire la fatica? che domanda…corre! o almeno ci prova. Già, perché a queste altitudini (2100 metri) si fa fatica persino a camminare. Mi dico che è solo l’effetto della stanchezza, del cambio del clima, che domani sarà meglio…forse.

Il mio albergo, un simil resort, è spartano secondo i canoni europei, in realtà l’unica cosa che manca è una buona connessione internet. E’ posizionato poco fuori la città di Eldoret.

Il 28 gennaio è il grande giorno , si è corsa oggi la 27^ edizione del Discovery Kenya Cross Country, a poca distanza dalla città ,la più importante gara di corsa campestre in Kenya; hanno partecipato davvero tutte le categorie giovanili, fino ai senior donna e uomo, rispettivamente sulle distanze di 8 e 10 km.

Uno spettacolo unico, indescrivibile. Il comitato organizzatore è composto tanti grandi atleti ed ex atleti, uno su tutti: Paul Tergat. Conoscevo le sue capacità tecniche, ora ho scoperto anche il grande uomo che c’è dentro.

Il percorso, articolato su un giro da 2 chilometri, è sostanzialmente piatto e veloce, anche se non mancano proprio le curve. Molti lo hanno corso a piedi scalzi e le scarpe chiodate le vedo apparire solo con gli Under 20, e nemmeno tutti le calzano. I tempi di accredito sono notevoli, al femminile mediamente sono pari a 3’20/km, al maschile intorno a 3’/km.


Gabriele Rosa (la Rosa & Associati organizza la manifestazione unitamente alla Athletic Kenya Central Rift), coordina, vigila, dirige con discrezione tutte le fasi di una manifestazione complessa, eppure tutto gira bene.

Difficile trasmettere le emozioni vissute in questa giornata; è una sorta di nostro Campaccio, però alla radice quadrata, qui le categorie partono da Under7 (corrono 500 metri). Spettacolari questi bambini, molti sono scalzi, altri hanno calzature assolutamente improbabili per correre (lo fotografie che pubblicheremo ne danno ampia prova).

Nel pomeriggio si forma un gruppetto di runner del gruppo che qualcuno ha già definito il “Rosa Team” (ma lui, sarà d’accordo?): andiamo sulle famose strade rosse, non si trova un metro di piano, tantissime le ondulazioni e il fondo è molto “variegato”. L’atmosfera è a suo modo magica, persone che vivono in condizioni davvero difficili, ma al tuo passaggio tutti ti sorridono e ti salutano, i bimbi in particolare, ti dicono "how are you" se gli rispondi in genere non sanno più cosa altro dire, ma è bellissimo.

Mille altre cose da scrivere e descrivere, rimando tutto ad un possibile diario di bordo, al mio ritorno.

 

IL VIDEO

 

 

Mercoledì, 10 Gennaio 2018 19:36

Trieste: il mio trail della Bora, senza Bora

Probabilmente non sarò mai un vero trailer ma questa esperienza mi è piaciuta davvero tanto. Intendiamoci, tra il vasto menù ho scelto la soluzione meno complicata, “S1 Half” di 21 chilometri, quindi niente lunghe distanze e dislivelli esagerati, ma proprio per questo ho potuto apprezzare al meglio le caratteristiche di questa specialità.

Un approccio, quindi, relativamente tranquillo, un trail easy, che probabilmente il direttore di questo sito definirebbe “trailino”. Non mi manca l’abitudine a correre fuori strada, appena posso vado su sterrati e sentieri boschivi, anche se qui le cose sono un po’ più complicate. Difficile trovare tratti di vero falsopiano, si sale e si scende in continuazione, peraltro su fondo molto scivoloso causa la pioggia dei giorni precedenti. Alcuni passaggi ti scordi di correre ma anche quasi di camminare decentemente. Benvenuto nel mondo dei trail…qualcuno potrebbe dire.

Ciò che mi ha particolarmente colpito di questa Corsa della Bora è stata l’organizzazione, in particolare per quanto riguarda il pre e il post gara siamo su livelli eccellenti; non so proprio come vadano le cose in simili manifestazioni, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza, punto cruciale quando si corre in certi contesti. Alla Corsa della Bora raccomandazioni e consigli scritti e ripetuti sino alla noia, assistenza continua lungo il percorso, ristori ben forniti. Tanti volontari nei punti critici, alcuni addirittura attrezzati con corde. Ma prima ancora di correre, bus che ti raccolgono ovunque per portarti alla partenza… insomma, la promessa “vieni a correre a Trieste, alla Corsa della Bora, a tutto il resto ci pensiamo noi” è perfettamente mantenuta.

Il percorso: si parte da Opicina, più precisamente dall’Obelisco, eretto nel 1830 in onore di Francesco I. Non piove, alla faccia delle previsioni, ma Tommaso de Mottoni “deus ex machina” del comitato organizzatore, raccomanda prudenza e ancora prudenza, i partecipanti sono attesi da un fondo particolarmente scivoloso. Il “race guide”, uno dei tanti accessori obbligatori da portarsi appresso (oltre a liquidi, cellulare, torcia elettrica, etc) dice che alla fine si scenderà da 300 metri fino a livello del mare, tuttavia descrive minuziosamente anche tutto quello che succede nel mezzo, fino ad assommare 500 metri di dislivello positivo.

Dopo i primi 300 metri di salita a freddo, poco gradita, il percorso prosegue in leggera discesa e facilmente corribile sino al km 5; si corre sul crinale, attraversando diversi tratti boschivi davvero belli, che di tanto in tanto aprono alla bella vista sul golfo di Trieste. Da qui e fino al km 10 il percorso diventa impegnativo, difficile trovare piano, falsopiano o fondo facile. Poco dopo la graziosa cittadina di Santa Croce (dove è situato uno dei tre ristori) si trova un tratto di discesa piuttosto impegnativo, un primo test per capire come stanno le gambe. Personalmente le mie …. non si lamentano, corro abitualmente su sentieri boschivi, con salite e discese, e questo certamente aiuta. Invece provo un po’ di disagio causa la totale desuetudine a correre con lo zaino.

Dopo il km 15…mi perdo, e con me un piccolo gruppo di altri partecipanti; ero in un tratto di corsa facile, rilassato e, molto banalmente, sono andato dietro a quelli che mi stavano davanti, e con me …quelli che mi venivano dietro. Uno di questi, per sua stessa ammissione, stava seguendo il percorso del 2017, che proprio in quel punto era stato modificato. Pazienza, non avevo nessuna velleità agonistica per questo mio primo trail. Ci abbiamo messo un po’ a ritrovare la retta via, in effetti in quel bivio c’erano delle fettucce attaccate alle piante, sia nel punto specifico che pochi metri dopo la deviazione, probabilmente ero troppo rilassato e poco abituato, mentre corro, a capire la direzione da prendere.

“Il finale suggestivo…tutt’altro che scontato” (come promesso nelle comunicazioni) in effetti è stato una faticosissima sorpresa: una picchiata verso la spiaggia, attraverso un bosco con pendenze severe e con tanto fango da non riuscire letteralmente a stare in piedi. Poi una spiaggia di sassi e massi ed infine la risalita verso Visogliano, un centinaio di metri di dislivello da superare con le gambe che ormai si rifiutano di avanzare. Il passaggio a Portopiccolo, un lussuoso complesso residenziale a Sistiana, mi fa pensare: sono indeciso se si tratti di un fantastico posto oppure di un altrettanto fantastico pugno in un occhio in un bellissimo tratto della costa. Finalmente l’arrivo al Bora Village, un centro direi bene attrezzato ad ospitare l’arrivo di questa manifestazione.

Bene, mi porto a casa questa bella esperienza, le gambe gridano ancora vendetta, del resto queste corse, su questi percorsi, vanno adeguatamente preparate. Magari sarà la volta proprio nel 2019.

Sabato, 06 Gennaio 2018 18:00

Trieste - S1 Trail la Corsa della Bora

Non è stata un’edizione “della Bora”. Questa terza volta dell’evento di trail running, organizzato da ASD SentieroUno, c'è stata la beffa dallo scirocco. Giornate miti, umide e nebbiose, per quel che riguarda il meteo. Ma forse anche per questo è un’edizione che ha registrato un’ulteriore crescita e un successo di partecipazione, essendo riuscita a far concludere la propria prova ad oltre 900 atleti (con 70 atleti ancora in gara al momento che vi scriviamo) sulle quattro distanze competitive da 8, 21, 57 e 167 chilometri.

I vincitori di Ipertrail-167km sono Luca Guerini e Maria Elisabetta Lastri, che hanno concluso sostanzialmente con lo stesso tempo 28:56:56. Michele Piatto ed Enrico Viola, entrambi atleti di casa, sono risultati rispettivamente secondo e terzo con il tempo di 30:11:36 e 31:50:08. Al femminile il secondo posto per Cristiana Follador, già vincitrice della prima edizione, che ha chiuso in 33:03:24. Roberta Peron è la terza classificata in 44:04:02. Al momento che vi scriviamo siamo in attesa della terza donna. Una gara durissima, condotta in autonomia, senza punti di ristoro, con al loro posto una cassa con dentro cibo e cambi, trasportata dall'organizzazione a basi-vita ogni 20km. Niente tracciatura del percorso, ma una traccia gps da seguire e un sistema di tracking satellitare che ha consentito all'organizzazione di monitorare costantemente la posizione. Condizioni rese ancor più dure dal meteo, tra rovesci piovosi, nebbia fitta e zone innevate nel cuore della Slovenia.

Il viaggio di S1Trail-57km è iniziato stamattina alle 7.30; in 400 si sono presentati sulla linea di partenza a Pesek. Un percorso ancor più duro da una variante resasi necessaria per questioni di sicurezza, che ha portato i concorrenti a guadare tre torrenti nella prima metà del percorso a cavallo tra Slovenia, Val Rosandra, Monte Carso e Draga S.Elia. Da lì tutto il ciglione carsico, con spettacolare vista sul Golfo di Trieste, poi il passaggio sulla spiaggia di ciottoli e rocce e l’ultima impietosa salita per raggiungere il traguardo al Bora Village a Visogliano. Il tedesco Florian Reichert ha vinto in volata sull’italiano Luca Carrara 5:07:05 e 5:07:06 rispettivamente i tempi registrati. Al terzo posto un altro tedesco, Matthias Dippacher, 5:12:52. In campo femminile prima assoluta la bergamasca Lisa Borzani che ha chiuso in 6:22:34 davanti alla slovena Simona Dolinar Majdic (6:25:59) e l’italiana Francesca Scribani (6:31:59).

Il record di presenze si è registrato su S1Half-21km con 568 iscritti e 463 classificati. Un continuo saliscendi su sterrato affacciato sul mare dall’Obelisco di Opicina a Visogliano, reso insidioso dalla scivolosità delle rocce. Il più veloce è stato Alessio Milani, in 1:53:26, che ha dato un significativo distacco ad Enrico Pusin che ha chiuso in 2:02:39. Terzo gradino del podio per Enrico Dal Farra con 2:05:26. Prima classificata è Michela Miniussi (e 18 assoluta) che ha vinto in 2:21:34, secondo posto per la slovena Manja Zebre, 2:30:33 che ha prevalso di pochissimo sull’austriaca su Eva Kaplan (2:30:37). Infine, la nuova distanza competitiva di questa edizione, S1Just, gli 8km panoramici sul sentiero Rilke e nella Riserva Naturale delle Falesie di Duino, organizzata in collaborazione con Trieste Atletica. L’austriaco Leon Fian ha vinto la prova in 34:41, secondo l’italiano Andrea Marino (36:21), a seguire Pietro Spadaro (39:33). Tra le donne, Amina Bizmana ha completato la sua prova primeggiando in 44:57. Al secondo posto Samatha Cossio (47:58); al terzo Anna Tadiello (50:56). La novità di quest’anno sono stati anche gli eventi non competitivi: le marce FIASP attorno al Monte Ermada, la passeggiata con giochi per i cani “S1Dog” gestita dall’UCIO, l’escursione in Val Rosandra guidata dal CAI Muggia e la visita alla Grotta Valentina del Gruppo Speleologico San Giusto. Non solo trail dunque, ma un invito a vivere il Carso con le numerose opportunità che offre anche d’inverno per trasformarlo in un nuovo epicentro dell’outdoor invernale. E con questo obiettivo, appuntamento al 2019!

Giovedì, 04 Gennaio 2018 14:22

Milano Marathon 2018: novità e riflessioni

Si correrà il prossimo 8 aprile la 18^ Maratona di Milano, dopo un’edizione 2017 da numeri davvero importanti, non solo in termini di partecipazione (5303 classificati, + 42,59% rispetto al 2016), ma anche di performance. Il keniano Edwin Koech Kipngetich, con 2:07:13 ha fissato il nuovo limite della maratona più veloce mai corsa in Italia.

Ora ci sono i presupposti per fare ancora meglio, vediamo di fare il punto della situazione e di capire cosa succederà nel 2018. Ne parliamo con Andrea Basso, coordinatore generale della maratona di Milano; l’intervista che segue è lunga, d’altra parte le novità sono molte ed è opportuno descriverle bene. E poi viene dato anche un importante sguardo attorno alla Maratona di Milano, un contesto da considerare e valutare con attenzione.

Marathon Village, la nuova sede è parsa decisamente all’altezza della manifestazione.

Era da un paio d’anni che sentivamo la necessità di un cambio di location, per dare slancio al villaggio e metterlo in condizione di espandersi negli anni futuri, seguendo il percorso di graduale e costante miglioramento che abbiamo intrapreso per l’evento.

Con Milano Congressi abbiamo trovato una sinergia importante, per far crescere il Marathon Village da un lato, e per far conoscere le potenzialità dell’area espositiva milanese ad un pubblico allargato di cittadini dall’altro. È stata una scelta di medio-lungo termine, perchè probabilmente solo dall’edizione 2020 tutta l’area di City Life, contigua al MiCo e al Marathon Village, sarà apprezzabile, e “sfruttabile”, nella sua veste definitiva.

Per il momento i feedback sono stati positivi, la prima edizione in una nuova sede serve sempre a “prendere le misure” e infatti quest’anno cambieremo qualcosa per cercare di utilizzare meglio gli spazi disponibili e offrire a maratoneti e visitatori un villaggio ancora più vivibile.

Intanto da quest’anno sposteremo anche la School Marathon nella zona, anticipandola al sabato, per due motivi. Il primo è tecnico: con i numeri che ormai ha raggiunto (oltre 6.000 tra bambini e accompagnatori) sarebbe impossibile gestirla in sicurezza negli stessi spazi destinati alla maratona e alla staffetta. Il secondo è che vogliamo dare più visibilità all’evento e, nel contempo, offrire la possibilità a chi correrà domenica di divertirsi con i propri figli al sabato, prima di andare a ritirare il pettorale.

Sembra che Milano cominci ad accettare la maratona.

Meglio tardi che mai! Milano è una città complicata, sempre assorbita nella sua frenetica voglia di “fare”, di “produrre”... però è anche una città capace di aprirsi al nuovo e di reinventarsi, più di qualsiasi altro luogo in Italia, in questo momento. Questa mentalità, unita al fatto che a Milano ci sia una massa critica enorme di runner (magari non ancora intercettati dagli eventi competitivi e non), ci ha sempre incoraggiato nella convinzione che prima o poi la situazione sarebbe cambiata.

D’altra parte è innegabile che i tanti, troppi, cambi di percorso e di data che hanno segnato le prime 9 edizioni non abbiano certamente aiutato. Siccome non ci sono azioni in grado di modificare da un anno all’altro il tipo di “accoglienza” che una città riserva alla propria maratona, quello che abbiamo fatto è puntare proprio sulla continuità.

Stabilità di percorso e di data, quindi, perchè sapere che a inizio aprile nella tua zona c’è la maratona aiuta a non farsi trovare impreparati. E poi migliore comunicazione preventiva, con cartelli di preavviso posizionati almeno due settimane prima sulle strade interessate dalla gara.

Ma soprattutto, l’affiancamento della maratona con la staffetta prima, e con la school marathon poi, ci ha permesso di coinvolgere un numero crescente di milanesi (direttamente i runner e indirettamente le loro famiglie) e secondo noi questo fattore ha avuto grossa influenza sul cambio di atteggiamento di Milano nei confronti della Milano Marathon.

Sia chiaro, Milano non è New York (e magari non lo sarà mai), però i segnali positivi ci sono tutti e possiamo dirlo proprio basandoci sui resoconti di chi la maratona l’ha corsa.

E a proposito di cambi di data c’è il “capitolo concomitanza” con Maratona di Roma, che la gente fatica a capire….

Non stento a crederci, faticano a capirlo gli addetti ai lavori, figuriamoci i runner!

Su questo argomento siamo molto sereni, sappiamo di avere la coscienza a posto. Dal 2010 al 2012 la Milano Marathon è stata la seconda domenica di aprile (con posticipo di una settimana in caso di coincidenza con la Pasqua). Dal 2013 la data si è stabilizzata alla prima domenica di aprile (sempre con la possibilità di posticipare di una settimana per evitare la sovrapposizione con la Pasqua). E lo stesso sarà per il prossimo futuro, con date già richieste a FIDAL.

Nel medesimo periodo la Maratona di Roma si è disputata la terza domenica di marzo fino al 2013, per poi passare per due anni alla quarta. Nel 2016 c’è stato il “salto in avanti” alla seconda di aprile, giustificato dalla situazione straordinaria del Giubileo e sul quale non abbiamo avuto nulla da obiettare. Il problema è che poi invece di tornare a marzo, la gara della capitale ha scelto anch’essa la prima domenica di aprile come propria data.

Questo cambiamento ha causato l’attuale sovrapposizione, che andrà avanti fino al 2019. Nel 2020 Roma anticiperà all’ultima domenica di marzo per evitare la concomitanza con la Domenica delle Palme, situazione che precluderebbe il transito in prossimità del Vaticano.

La decisione “salomonica” della FIDAL è nota: se due eventi dello stesso livello chiedono la stessa data, e accettano la sovrapposizione, la Federazione non ha nulla da obiettare. Dal punto di vista pratico, abbiamo visto che la concomitanza è sostenibile: Milano è cresciuta del 43% sugli arrivati, Roma ha perso qualcosa, ma poco. Il problema è nel percepito del pubblico, a livello nazionale, ma soprattutto internazionale.

Una precisazione che ritengo importante: per noi la data della prima domenica di aprile è sostanzialmente obbligata: la maratona è incastrata tra Stramilano e Salone del Mobile, e il Comune (giustamente) impone un “cuscinetto” (cioè un week-end libero) tra gli eventi. Quindi, uno spostamento della maratona creerebbe problemi a cascata sulla città (senza nemmeno andare a considerare quelli sul calendario FIDAL). Anche volendo cambiare data (e ci abbiamo pensato...) non è possibile farlo senza lo spostamento congiunto di altre realtà.

Alla fine, l’unico approccio positivo che possiamo avere è quello di concentrarci sul nostro prodotto, migliorarlo e fare in modo che sia sempre più interessante per i runner. Sugli altri fattori, allo stato attuale, non c’è la possibilità di intervenire.

Nel 2017, a parte il record, è un po’ mancata la battaglia dietro, con qualche buco di troppo nella fascia 2:15-30, e lo spettacolo ne ha un po’ risentito.

È vero: lo scorso anno si è deciso di puntare sul risultato cronometrico del vincitore piuttosto che sulla qualità complessiva delle prime 10-15 posizioni di classifica. La decisione “ha pagato” perchè siamo riusciti a far registrare la miglior prestazione all-comers italiana, che era il nostro obiettivo, tra l’altro con un riscontro cronometrico che avrebbe anche potuto essere migliore se Koech non si fosse trovato a fare gara solitaria dal 30° km in poi.

D’altra parte, il budget che abbiamo a disposizione per gestire la gara élite impone di fare delle scelte: non si può avere il “tempone” del vincitore, e allo stesso tempo ottimi tempi nelle posizioni di rincalzo, così come non si può avere una gara femminile della stessa qualità di quella maschile. Tenendo a mente questo presupposto, credo che negli ultimi anni sia stato comunque fatto un ottimo lavoro di “costruzione” della gara.

L’obiettivo per il futuro è di aumentare gradualmente l’investimento economico (montepremi, ingaggi, bonus, ecc.) su questo aspetto, che riteniamo qualificante per la gara sul piano internazionale. Sia chiaro, non “romperemo il salvadanaio”... la nostra politica è di migliorarci anno dopo anno, mantenendo l’attuale Silver Label della IAAF per poi puntare alla Gold in prospettiva.

Per il 2018 ci piacerebbe “abbattere” la barriera delle 2h07’ con il tempo del vincitore, cercando al contempo di avere maggiore “profondità” di risultati. In parole povere, se lo scorso anno abbiamo avuto 9 atleti classificati sotto le 2h30’, ci piacerebbe che questo numero almeno raddoppiasse, se non qualcosa in più. E nella nostra testa la fascia dalle 2h15’ alle 2h30’ dovrebbe essere riempita dagli atleti italiani...

Anche perchè nel 2018 la maratona di Milano sarà il punto di riferimento, al maschile, in vista degli europei di Berlino, la gara dovrebbe essere scelta da molti atleti italiani, ci sarà un occhio di riguardo per loro?

Credo che la Milano Marathon offra un contesto ideale (percorso, logistica, periodo dell’anno, ecc.) a chi vuole provare a migliorarsi. Mi piacerebbe molto se nei prossimi 2-3 anni la nostra gara si potesse affermare come quella “giusta” per chi cerca il tempo, il nuovo personal best. Anche e soprattutto per gli atleti italiani, in particolare quelli che corrono nella fascia di cui abbiamo parlato prima, dalle 2h15’ alle 2h30’.

Sono atleti non professionisti, che ci mettono tanto impegno e raccolgono spesso poche gratificazioni. Vogliamo sicuramente provare a fare qualcosa per loro... ad esempio stiamo ragionando sull’introdurre i pacer per le 2h15’, 2h20’, 2h25’ e 2h30’, per fornire dei punti di riferimento che li aiutino a non rimanere soli. Forse riusciremo anche a fare qualcosa di più e a coprire con diversi pacer anche l’intervallo che va dalle 2 ore e mezza alle 3 ore. Ci stiamo lavorando da un po’ e mi auguro che potremo ufficializzarlo a brevissimo.

Il percorso, ho sentito parlare di tanti piccoli ritocchi.

L’input del Comune è quello di stabilizzare i percorsi dei principali eventi di running della città: maratona, ma anche Stramilano e Deejay Ten. Con questo obiettivo bisogna giocare d’anticipo e fare in modo che fin da subito la logistica della maratona possa sopportare 10.000 runner, numeri a cui ambiamo ad arrivare tra qualche anno.

La struttura di massima del percorso resta inalterata: partenza e arrivo in Corso Venezia, ampio anello che tocca prima Porta Nuova per poi entrare in Centro Storico, lambire CityLife, andare a recuperare chilometri verso San Siro e Trenno e quindi rientrare in centro. Però ci siamo accorti che c’era la possibilità di migliorare alcuni tratti, specialmente di rendere più fluidi i chilometri iniziali (che sono i più critici quando i numeri crescono) e di “tagliare via” ancora un pezzo di via Gallarate (che è il punto più “indigesto” per tanti runner).

Ci siamo mossi con largo anticipo con Comune e ATM, perchè il nuovo percorso andrebbe ad interessare Via Vitruvio e Corso Buenos Aires (anche se solo per le prime ore della mattina) costringendo a variazioni significative del trasporto pubblico. I feedback che abbiamo ricevuto sono positivi e quindi spero di poter ufficializzare il percorso entro fine gennaio, anche perchè poi bisogna omologarlo!

Con questa nuova soluzione migliorerebbero anche gli spazi all’arrivo: maratona e staffetta negli ultimi 800 metri correrebbero in carreggiate separate, invece che in un’unica carreggiata divisa a metà come avviene attualmente.

Restano invece inalterate le posizioni delle zone cambio della staffetta, su cui siamo intervenuti lo scorso anno e che hanno funzionato bene. Per la Relay comunque la volontà è quella di assestarci su un numero chiuso di 3.000 squadre.

Altri ritocchi li faremo soprattutto nell’area tecnica di partenza/arrivo, specie per rendere più fluida la zona delle sacche, che l’anno scorso ha avuto qualche rallentamento di troppo nella riconsegna.

Comunque sai bene gli aspetti tecnici sono un mio “pallino”, quindi non smetto praticamente mai di pensare a come migliorarli: ad esempio anticiperò il ristoro con i gel rossi (per non fare nomi di sponsor) dal 35° km ad una posizione a sé stante, poco dopo il 30° km e accessibile solo ai maratoneti (per i quali i gel sono pensati e quantificati).

Hai altre novità da raccontarci sulla prossima Milano Marathon?

Stiamo valutando di mettere a disposizione le docce, provando ad appoggiarci ad una piscina comunale che si trova a meno di un chilometro di distanza. Dopo averne discusso su un forum con alcuni runner, che hanno apprezzato l’idea, ho deciso di verificarne la fattibilità.

Un’altra idea, che stiamo coltivando da un po’, è quella di creare un kindergarden per i figli dei runner. In sostanza mettere a disposizione - non gratuitamente, ma ad un prezzo competitivo (molto meno di quello che costerebbe una normale babysitter) - una struttura professionale e affidabile che possa tenere i bambini per il tempo necessario ai genitori a correre la maratona o la staffetta (non tutti hanno possibilità di "parcheggiarli" ai nonni).

Infine, le nuove normative in materia di sicurezza (la famosa “Circolare Gabrielli”) ci impegneranno a rivedere completamente il sistema degli accessi alla zona di partenza. Ci saranno dei veri e propri gate, con corsie assegnate e metal detector. Stiamo “dimensionando” tutta la logistica per fare in modo che le operazioni di controllo siano accurate, ma scorrevoli. Sicuramente servirà collaborazione da parte dei runner: presentarsi ai gate nei tempi giusti, utilizzare solo la borsa trasparente fornita dall’organizzazione, ecc. In pratica, permettimi la battuta, comportarsi come quando si va a correre all’estero!

Infine, una domanda (forse) fuori tema, le nuove regole in vigore dall’1 gennaio 2018….

Eehh, qua ce n’è da parlare! Partiamo da un dato di fatto: quando la Federazione per 20 anni lascia il mondo del running sostanzialmente abbandonato a sè stesso, senza regole ferree sul calendario e senza una politica gestionale seria, poi pretendere di mettere a posto la situazione nel giro di pochi mesi è un’utopia.

L’intervento era necessario e non poteva essere rimandato, quindi apprezzo che sia stato fatto. Da qui a pensare che sia risolutivo però ce ne passa...

Uno dei problemi principali che abbiamo è che il rapporto tra potenziali partecipanti ed eventi (in particolare maratone e mezze) è sbilanciato. La proliferazione delle gare non ha rafforzato il movimento, ma lo ha indebolito, perchè ha frammentato le risorse. In Francia la Federazione ha “pilotato” gli eventi facendo in modo che la maratona di Parigi emergesse nettamente. In Italia ci interroghiamo sulla concomitanza tra Roma e Milano, quando il problema vero è che il sistema running-paese non riesce ad esprimere una maratona da oltre 30.000 partecipanti (che necessariamente dovrebbe essere Roma).

In Italia nel 2017 ci sono state 54 maratone e 227 mezze. Tra le 42km, solo 6 hanno avuto più di 2.000 arrivati e complessivamente solo 11 più di 1.000 arrivati. Io mi chiedo come una maratona con meno di 1.000 arrivati possa avere le risorse economiche per garantire anche solo gli aspetti organizzativi essenziali: chiusura strade e messa in sicurezza del percorso, ristori e spugnaggi, servizio sanitario. La risposta è semplice: non può.

Noi con quanto incassiamo da 1.000 iscrizioni non riusciremmo nemmeno a pagare la quota parte della Polizia Municipale di competenza e il costo delle modifiche al trasporto pubblico, due voci di bilancio che da sole valgono oltre 50mila euro. Aggiungiamone almeno altrettanti per il servizio sanitario e le transenne... L’inghippo è che il mercato degli eventi di running non ha un controllo di qualità. Chiunque può decidere di organizzare una maratona, senza che ci sia qualcuno che verifica le necessarie competenze e capacità organizzative. Inoltre le condizioni di mercato non sono le stesse per tutti: organizzare seriamente a Milano (e non mi riferisco solo alla maratona) comporta controlli (e costi) che in altre parti d’Italia non ci sono.

Quindi secondo me non si può dire che il “liberismo organizzativo” sia positivo per il running, se questo determina uno scadimento della qualità. Faccio un paragone “forte”: se nel mondo degli alimentari venissero meno tutti i controlli di qualità e quindi il mercato fosse invaso da prodotti scadenti a basso prezzo, staremmo meglio o peggio?

Si può pensare che questa mia visione sia condizionata dal fatto di rappresentare un “evento top”, ma ti posso garantire che mi è capitato di parlare anche con tante società sportive che si lamentano del come i troppi eventi stiano rendendo la loro attività complicata, perchè frammentano i partecipanti.

Ci sarebbe poi da affrontare il discorso del rapporto Federazione – Enti di Promozione. In tanti dimenticano che la realtà del running è unica: praticamente in nessun altro sport in Italia c’è commistione tra i tesserati della federazione e quelli degli enti... i rispettivi campionati e tornei sono autonomi e indipendenti. Il fatto è che un ente di promozione dovrebbe fare, per l’appunto, attività promozionale e non competitiva, perchè se la fa si torna al discorso di prima, che le condizioni non sono le stesse per tutti.

Possibili soluzioni?

In primis un percorso di formazione e valutazione preventivo per gli organizzatori, che devono dimostrare di saper fare le cose prima di avere “la licenza” di farle. Poi maggiore omogeneità di condizioni per chi organizza. E infine un sistema oggettivo di valutazione e classificazione degli eventi, fluido e non a gradini (gold, silver e bronze) sulla base del quale razionalizzare il calendario ponendo dei limiti al numero di eventi in funzione del numero di partecipanti complessivi.

Perchè credo che debbano essere premiate le capacità, e non il fatto di trovarsi in una data “fortunata” mentre un’altra gara, oggettivamente migliore, che si svolge una settimana prima o dopo invece viene penalizzata dalla concomitanza con altri eventi, come purtroppo si sta verificando in diverse circostanze.

E soprattutto perchè se non si va in questa direzione, temo che il sistema sia destinato ad implodere.

 

Domenica, 31 Dicembre 2017 18:15

Pietra Ligure (SV) - Camminata dei Tre Colli

Si chiude il 2017 e come, se non correndo? La mia scelta cade su questa “Camminata dei tre Colli”. Prima, bella, sorpresa di giornata è di trovare alla partenza l’amica e forte runner Angiola Conte; sarà la più veloce nella sua categoria, ma di certo non è una novità. Corsa organizzata dal gruppo sportivo Runners Loano, in collaborazione con il comune di Pietra Ligure; corsa ormai storica, perché nata nel lontano 1979. Tre colli, i cui nomi sono Chiappe, Montegrosso e Trabocchetto, che sono anche nello stemma di questa cittadina.

Si parte ….camminando nel centro cittadino: misura molto sensata, giusto un centinaio di metri per uscire da un tratto in cui erano presenti molte bancarelle. Si passa sotto la via Aurelia e dopo poche centinaia di metri si comincia a salire attraverso l’Orto Botanico e poi il Camping dei Fiori. Salita dura, non è l’unica ma forse la più complicata, perché arriva all'inizio. Il percorso è tutto un susseguirsi di salite e discese, talvolta su fondo sterrato e sassoso. Particolarmente bello un lungo tratto verso metà percorso, quando si corre prima tra ulivi secolari e pini silvestri, con una magnifica vista sul mare, e poi col passaggio nel grazioso borgo storico di Ranzi; da qui inizia la discesa verso l’arrivo, che diventa particolarmente impegnativa se le gambe te le sei giocate in salita ed ora, che potresti fare velocità, rispondono con molta fatica.

I chilometri alla fine sono circa dieci, ma poco conta la precisione su un percorso di questo genere, davvero bello e allenante, così come in genere si dice quando si fa tanta fatica.

Il più veloce alla fine risulterà Gabriele Tonon (Cambiaso Risso), non succedeva da vent’anni che un pietrese primeggiasse alla Tre Colli. Al femminile invece è Clara Rivera (Atletica Cairo) ad avere la meglio.

Speaker per l’occasione è Giacomo Bollorino, dei Runners Loano: sarà meglio in questa veste o quando corre?

Ricco ristoro finale con pasta party, ma anche le tradizionali focaccia e farinata,  mentre nella piazza centrale di Pietra Ligure già fervono i preparativi per la festa che saluterà il 2017.

Buon anno a tutti

 

 

Martedì, 12 Dicembre 2017 14:46

Cicloturismo sui generis a Reggio (e non solo)

 

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Daniele Cavazza, che ci segnala un’irregolarità. Il contesto è la maratona di Reggio Emilia ma in realtà è un qualcosa che accade in molte manifestazioni; si tratta quindi, come Cavazza giustamente rileva, di un problema ben più ampio e diffuso. Prima ancora di richiamare i regolamenti federali, dei quali comunque trovate evidenza in coda all’articolo, basterebbe leggere quanto scritto in quello specifico della maratona di Reggio Emilia ……. Non è consentito il transito, sul percorso di gara, di mezzi non autorizzati dall’organizzazione (biciclette, ecc.). Si tratta di una questione di sicurezza degli atleti, prima ancora che di regolarità nello svolgimento della gara.

Cara Redazione di Podisti.net,
mi rivolgo a voi che cercate sempre di richiamare il rispetto delle regole nelle competizioni di atletica leggera su strada.In diverse competizioni e da diversi anni vedo podisti che si fanno seguire in bicicletta durante le manifestazioni FIDAL: mi risulta che questo non sia ammesso da regolamento, ma mi sembra che non si faccia molto per fare rispettare questa regola e chiedo a voi se questa regola effettivamente esiste ed è stata ben interpretata da me.
Le biciclette sul percorso mi danno molto fastidio: dato che seguono i podisti che vanno alla mia velocità, me le ritrovo di fianco a volte per tutta la gara, qualche volta ostacolano nei rifornimenti e comunque sono pericolose perché andando ad una velocità "da passeggiata " per loro, non hanno attenzione nella guida, soprattutto considerando che i podisti che invece stanno dando il massimo sono meno lucidi.
Dopo quest'osservazione generale, mi sento di far un'osservazione particolare. Il mio passo in mezza e in maratona e molto simile a quello di Ilaria Aicardi, nota podista reggiana, anche da me ammirata per i suoi risultati. Non posso fare a meno di testimoniare però l'immancabile presenza del padre che la segue in bicicletta durante le gare FIDAL, con la sua mountain bike il suo completino "Oliviero" anni '80, sempre lo stesso, che lo rende facilmente riconoscibile. Ora, questo non toglie nulla al mio risultato, però considerando che la Aicardi lotta sempre per le prime posizioni femminile, non mi sembra corretto nel confronto delle avversarie, sia perché ha un accompagnatore in bicicletta (prima infrazione al regolamento), sia perché dallo stesso riceve rifornimenti al di fuori di quelli dell'organizzazione. Oggi alla maratona di Reggio Emilia ho notato un fatto alquanto antipatico però: il padre, per mimetizzarsi, aveva indossato, sempre sul completo "Oliviero", un giubbetto arancio ad alta visibilità con la scritta "Servizio Viabilità", credo per farsi passare come addetto dall'organizzazione alla viabilità. Proprio lui che non rispetta i regolamenti e che invece è di intralcio agli altri podisti. Il tutto può essere provato dalle foto della gara, a meno che non abbia avuto l'accortezza di nascondersi ben bene ai fotografi.
Quest'episodio di oggi mi è stato particolarmente antipatico e mi ha spinto a scrivervi, sperando che possiamo fare un richiamo dal vostro sito al rispetto delle regole succitate.

Daniele Cavazza

Le regole esistono, eccome, ecco alcuni passaggi:

regola 144: La zona di gara… il cui accesso è limitato, ai sensi delle Regole e dei Regolamenti, agli atleti partecipanti ed al personale autorizzato. 2. Ogni atleta, che dà o riceve assistenza all’interno della zona della competizione durante una gara, deve essere ammonito dall’Arbitro ed avvertito che, in caso di seconda ammonizione, sarà squalificato…

….pertanto non sono permessi: Fornire consigli o altre forme di supporto da parte di qualsiasi addetto non coinvolto nella competizione…

regola 240… Un concorrente, che riceve o si rifornisce o prende acqua in un posto diverso da quelli stabiliti dagli organizzatori… o prende il rifornimento di un altro atleta, dovrebbe essere normalmente ammonito dall’Arbitro, per questa prima infrazione, mostrandogli un cartellino giallo. Per una seconda infrazione l’Arbitro deve squalificare l’atleta…

Più in generale, leggendo queste ed altre regole, è vietato: accompagnare gli atleti con mezzi meccanici, fornire loro indicazioni (ad esempio sulla posizione di altri concorrenti), il rifornimento fuori settore, lo sfruttamento della scia da bicicletta, etc etc. Insomma, ogni comportamento che favorisce in modo illecito, alterando la prestazione.
Se poi un’atleta, abitualmente, attua questi comportamenti e l’accompagnatore si traveste da “servizio viabilità”, non c’è molto altro da aggiungere.
Come anticipato dal titolo, il fenomeno (seppur non generalizzato) è abbastanza diffuso, specie nelle maratone non di primissimo piano internazionale: un salto di qualità ulteriore per l’ottima Reggio potrebbe essere quello di far rispettare il regolamento dall’A alla Z.

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