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Mag 16, 2018 Carlo Sadar 1699volte

Recensione scarpe: Saucony Triumph ISO4

Recensione scarpe: Saucony Triumph ISO4 La Saucony Triumph ISO4

Prima di scrivere questa recensione, ho voluto effettuare un test completo arrivando a percorrere i canonici 700 km che vedono la fine “sportiva” di una scarpa da running di questo tipo per relegarla ad accessorio per le uscite casual. 

Sono un entusiasta possessore di Saucony da un paio d’anni e ne ho “brasate” diverse paia (al momento di scrivere sono all’ottavo paio), tutte della linea Triumph ISO. 

Il mio primo acquisto di questo marchio sono state le Triumph Powergrid ISO 2 e devo dire che, per quanto mi riguarda, il marchio si è salvato in extremis facendo uscire il modello successivo giusto nel momento in cui stavo cambiando calzatura. 

Il primo modello da me provato, infatti, è stato una grandissima delusione: dopo pochissimi chilometri, infatti, la tomaia ha dato segni di cedimento e poco dopo sono apparsi due vistosi buchi nella parte superiore e nella parte laterale su entrambe le calzature. Sicuramente la volontà di alleggerire dove possibile ha dato qualche problema e su una scarpa top di gamma direi che non è accettabile. Ottima, invece la suola e la protezione anche per runners con un peso importante. 

Come detto, ero convinto di cambiare calzatura, ma ho notato sullo scaffale del negozio il modello successivo, la ISO 3, con importanti modifiche: per prima cosa la tomaia era stata rinforzata proprio nei punti dove si era verificato il problema, indice del fatto che si trattasse di un difetto della progettazione e non del paio in mio possesso, mentre la leggerezza era stata ritrovata grazie a dei fianchetti quasi trasparenti in rete plastica che permettevano quindi di utilizzare più tessuto per i punti critici senza aggiungere grammi nel complesso. La bontà della suola era rimasta e, addirittura, i tecnici della casa erano riusciti a migliorarne il grip, il confort e la reattività, a tutto vantaggio delle prestazioni. Insomma, ho voluto dare fiducia al marchio grazie proprio a queste modifiche, che denotano attenzione ai particolari e volontà di proporre un prodotto quanto più perfetto possibile. Che dire: mi sono trovato così bene con il modello ISO 3 da acquistarne 5 paia (le uso prevalentemente per allenamenti lunghi anche se si comportano molto bene anche per allenamenti veloci, pur sempre consci di avere ai piedi delle scarpe che non sono assolutamente “minimal”). Il passaggio alle ISO 4 è stato, quindi, del tutto naturale, una normale evoluzione di un modello che mi ha dato molte soddisfazioni. 

Ma veniamo alle novità di questo modello: per prima cosa la tomaia è stata ulteriormente rinforzata con alcuni inserti nei punti strategici, donando ancora più resistenza nelle zone più critiche. Il materiale utilizzato è l’ISOFIT (che la casa definisce un’unione di fodera interna e gabbia mobile che crea un fit più dinamico, si adatta alla forma del piede e ne asseconda i movimenti) La linguetta risulta molto avvolgente e abbondantemente imbottita, caratteristica che personalmente non prediligo ma che offre molto confort evitando punti di pressione nel caso di allacciature troppo strette. I lacci, sempre molto sottili ma resistenti, sono ancorati alla tomaia con dei tiranti che permettono un’ottima distribuzione della pressione dell’allacciatura e fungono anche da struttura per la parte laterale della scarpa, che risulta sempre molto salda una volta allacciata, pur senza mai dare un’impressione di costrizione. 

La suola, evoluzione di quella dei modelli precedenti, vede il materiale ammortizzante, che la casa chiama EVERUN (definito come un composto in gomma con maggiori proprietà di trazione e drenaggio), disposto lungo tutta la lunghezza dell’intersuola, a differenza di quanto visto nei modelli precedenti in cui era presente solo in alcuni punti strategici. Il grip, grazie ad un’ottimo disegno della parte gommata a contatto con il suolo, è impeccabile sia sull’asciutto sia sul bagnato, permettendo anche alcune escursioni su sterrati facili. Il drop di 8 millimetri risulta un buon compromesso per rendere questa scarpa una vera e propria “multiuso”. 

Queste le caratteristiche prettamente tecniche e tecnologiche: ma come sono queste Saucony? Che dire, dopo averne consumate diverse, e dopo aver percorso più di ottocento chilometri con il modello ISO 4 (ho già acquistato il secondo paio) posso ritenermi molto soddisfatto dell’acquisto. 

Si tratta di una scarpa importante, sia dal punto di vista degli ingombri sia dal punto di vista del peso (306 grammi dichiarati dalla casa), adatta sicuramente per alti chilometraggi, allenamenti non esasperati, pur garantendo un’ottima reattività e una buona tenuta anche alle alte velocità, e pesi non proprio “piuma”. L’utilizzo ideale, a mio modestissimo parere, è per i lunghi e i lunghissimi corsi dai 4:00/4:15 min/km in su, ma si rivela molto stabile, grazie al supporto denominato “support frame” sul tallone, anche viaggiando a 3:30 min/km senza cedimenti o fastidiosi “galleggiamenti” tipici di scarpe della stessa tipologia (A3). Ottime le rifiniture e la durata della suola che non ha mai dato segni di cedimento e, anche dopo 700 km, risulta poco usurata. Io le alterno a scarpe più minimal e performanti (nello specifico Adidas Adizero Boston 6 e Adidas Adizero Adios 3) per svolgere allenamenti rigeneranti, lunghi e lunghissimi, percorsi con qualche sterrato non impegnativo e ogni qualvolta mi serve avere ai piedi scarpe più protettive e morbide (ad esempio le utilizzo sempre per la mia prima uscita dopo una maratona o una gara tirata per non mettere eccessivamente sotto stress tendini e articolazioni e permettere un recupero più soft).
Diverse le colorazioni disponibili tra cui anche un modello color “Blue Jeans” che permetterà di usare la scarpa in modo più “casual” una volta raggiunto il chilometraggio massimo. Il prezzo, trattandosi di un top di gamma, non è sicuramente basso (195 euro di listino), ma si possono trovare ottime offerte sia in rete sia in diversi negozi specializzati.

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