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Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

Il mese di marzo riporta in Puglia le classiche su strada e con esse il ritorno del Campionato regionale Corripuglia: la ventunesima edizione della SpaccaNoci di domenica scorsa a Noci, nel barese, ha dato il via al fitto calendario di ventidue prove che terminerà nel prossimo dicembre.

Il “Corripuglia”, campionato itinerante nelle varie città pugliesi che hanno di fatto guadagnato l’onore-onere di organizzarne una tappa classificandosi nella stagione precedente, è per tanti versi rinnovato a cominciare dalla presenza di un nuovo sponsor unico (Depur System di Statte - TA), sponsor non tecnico che permette alle varie società di dotarsi di un brand sportivo per la propria tappa. Poi, l’adozione del pettorale e del chip unico per l’intero campionato, tanto richiesto dai partecipanti per evitare gli odiosi “scambi” mattutini e le alzatacce per il ritiro dei pettorali. Ancora, il debutto di un sito dedicato direttamente al campionato, dove iscriversi direttamente e trovare i nomi degli iscritti in tempo reale, le classifiche di ciascuna tappa e dell’intero campionato continuamente aggiornate. E tante altre piccole modifiche, con l’inevitabile balzello di qualche tassa, come i cinque euro annuali per l’uso del chip e dei pettorali, o l’aumento di un euro per ciascuna tappa, quest’ultima appannaggio unicamente degli organizzatori: tutto compreso piccoli aumenti rispetto alle quote che girano, anche di gare commerciali e non competitive alle quali però ci si iscrive e si paga senza battere ciglio e si ringrazia anche.

Ma cominciamo ad esaminare la Spaccanoci, organizzata dalla Montedoro Noci, sempre più corazzata, sempre più forte, reduce dal sesto posto ai campionati Italiani di Cross a Lucca. A presiederla la collaudata competenza di Stefano Bianco, una vita da referente master nella Fidal Puglia, tanto impegno e cura per la sua società, la sua manifestazione e i suoi atleti.

Gara da sempre ben organizzata, dal percorso tecnico e difficile, ma che offre tutti i confort agli atleti che ogni anno partecipano in massa. Ed è proprio qui che si manifesta l’unica nota stonata dell’edizione 2018 con soli 1395 iscritti a fronte degli oltre 2000 delle edizioni più ricche, ma anche dei circa 1800 di un anno fa. La spiegazione è nella data poco felice, con le troppo concomitanze, dovute anche e soprattutto alla pausa delle settimana scorsa per le elezioni, che ha portato troppo manifestazioni in una sola giornata.

La RomaOstia - la mezza più partecipata d’Italia; Villa Baldassarri - la prima tappa del Salento Tour; Latiano – l’originale Archeo Run; Bari – la Deejay Ten e Five, hanno sottratto atleti alla SpaccaNoci che ha tenuto benissimo se si aggiungono tutti i fattori. Avevo consigliato Stefano di spostarsi al 25 ma non ha voluto sentirmi…

L’organizzazione è collaudata e rodata, offre da subito agli atleti una comoda area parcheggio con annessi bagni chimici, bagni chimici presenti anche nel centro città, unitamente all’atavica struttura pubblica. Rapidamente si ritirano i plichi per ciascuna società, contenenti bustine singole a loro volta contenenti due pettorali in tyvek e il chip da conservare ed usare per l’intera stagione (per chi avrà corso tutte le prove saranno consegnati altri due pettorali dopo l’undicesima prova). Gara nazionale, iscrizione fissata a 8 euro, ma ricco davvero il pacco gara, con l’aggiunta di un uovo di Pasqua, 300 grammi di buon cioccolato.

Impegnato per lavoro l’indigeno Paolo Liuzzi alla Deejay a Bari, il microfono è affidato alla voce di Michele Cuoco, che svolge egregiamente il suo compito, attento a ogni aspetto, a cominciare dal sermone in cui invita gli atleti al rispetto delle regole nella gare federali, invitando chi abbia voglia di uscire dagli “schemi” a partecipare alle non agonistiche dove tutto è permesso.

Giornata dal cielo grigio, il sole non riuscirà mai a fare capolino, e leggermente fredda, sensazione aggravata dal fastidioso vento che gli atleti troveranno in gara sempre in senso contrario e che li danneggerà evidentemente.

E, mentre gli atleti vanno a cambiarsi, non possiamo non ricordare che la Spaccanoci è anche manifestazione per i ragazzi delle scuole elementari e per i diversamente abili, che corrono su un breve tracciato di circa un chilometro con partenza e arrivo in Piazza Garibaldi. A far loro da madrina, ruolo esteso all’intera manifestazione, la splendida Nicole Orlando, titoli italiani, europei e mondiali paralimpici nelle sue specialità dalla velocità al giavellotto al peso, che il sabato pomeriggio ha qui presentato il suo libro, dall’azzeccatissimo titolo: “Vietato dire non ce la faccio”.

Frattanto i competitivi procedono alle operazioni di riscaldamento dei muscoli e pian piano vanno a schierarsi in zona partenza, ottimamente transennata con alte griglie, in Via Principe Umberto. Prevista anche oggi la zona pole riservata agli atleti dalle migliori prestazioni tra i partecipanti con il pettorale contrassegnato da uno speciale bollino, affidato alle società nella busta delle iscrizioni: tanti presidenti omettono di vederli e quindi di consegnarli ai propri atleti prescelti dalla Commissione Master della Fidal. Volano proteste, segue la spiegazione, si cerca comunque di collocare nelle prime fila i più veloci e la situazione si appiana, con la partenza che si svolge regolarmente alle ore 9.30, dopo il minuto di raccoglimento dedicato a Giampiero Silvestri, atleta buono della Montedoro, purtroppo recentemente scomparso.

Lungo il serpentone, passa oltre un minuto perché il corso sia vuoto; a condurre la gara, da subito, è Francesco Minerva che ha diversi metri di vantaggio sulla coppia Gaeta-Redi a loro volta seguiti da Trentadue e Sardella.

Al femminile guida Mariangela Ceglia, segue l’immensa Labani, poi le altre, anche in campo femminile il livello odierno è piuttosto elevato.

All’incirca al terzo chilometro un signore piuttosto anziano è per terra sul tracciato, non si capisce cosa sia successo, il buon Michele Uva si ferma, gli porge assistenza e resta con lui fino all’arrivo dell’ambulanza: oggi non si classificherà, ma Michele ha già vinto!

Come scrissi una volta, più che Spaccanoci potremo parlare di “spaccagambe” per il tracciato nocese che presenta una serie continua di notevoli saliscendi che mettono a dura prova l’efficienza fisica dell’atleta e interrompono il ritmo, con tanti protagonisti che perdono diversi secondi per riprendere il proprio passo.

Interamente blindato al traffico, con gli incroci ben presidiati dagli addetti, i cartelli che delineano lo scorrere dei chilometri precisamente posti, con ristoro con bottigliette d’acqua a metà distanza, il percorso si rivela ottimamente curato. Non si riesce a spianarlo, ma va bene lo stesso.

Non lo prende più nessuno e Francesco Minerva, palese tesserato per la società organizzatrice, va a conquistare la terza vittoria della sua carriera a Noci (2014-2016), la prima “in casa”: il cinque al Presidente, le braccia aperte, Francesco taglia il traguardo in 32:13.

Ottima seconda parte di gara per Antonio Redi (Dynamyk Palo del Colle) che accelera, resta solo e conclude in progressione in 32:44; terzo posto per l’altro atleta della Montedoro (in realtà anch’egli di Palo del Colle), il buon Giuliano Gaeta, in 33:07, che deve però ancora migliorare nella gestione delle risorse.

Sempre combattivo, Enzo Trentadue, l’anima della Dynamyk Palo, è quarto in 33:43, a precedere - quasi un revival di antichi duelli in maratone – Vito Sardella (Montedoro Noci), che ama le lunghe ma si difende anche sulle brevi ed è quinto in 34:00.

Ancora Montedoro e questa volta è un triatleta, l’ottimo Michele Insalata, sesto in 34:23, seguito dal capitano della Dynamyk, Mimmo Tedone, che chiude in 34:29, settimo. La “prepara bene” e chef Nicola Conte (Amatori Cisternino) è ottavo in 34:31, stesso tempo di un deluso Francesco Quarato (Team Pianeta Sport Massafra), non ancora ripresosi del tutto, nono, davanti al capace Domenico Rotolo (Nadir on the road Putignano), decimo in 34:40.

Al femminile il successo è tutto per Mariangela Ceglia (Alteratletica Locorotondo) che finalmente riesce ad iscrivere il suo nome nell’albo d’oro della manifestazione: 60^ assoluta, completa il tracciato in 38:13. Non ancora al meglio della condizione, come mi aveva annunciato nel pre-gara, si ritira la marocchina Soumiya Labani: peccato, la sua presenza avrebbe dato tanto alla manifestazione in tutti i sensi.

Ottima prestazione per Damiana Monfreda (Amatori Atletica Acquaviva) che chiude in seconda posizione in 40:57, con la sempre brava Ilenia Colucci ad occupare il terzo gradino del podio in 41:16.

Altra atleta che non tradisce mai è Mara Lavarra (Amatori Putignano) che conclude quarta in 41:19, seguita, con 19 secondi di stacco, dalla reattiva Maria France Zaccheo (Atletica Amatori Corato), quinta. Si difende da par suo ed è sesta Roberta De Robertis (Atletica Crispiano), in 41:41; tutta la grinta di Raffaella Filannino (Atletica Disfida di Barletta), settima in 41:52, con la ritrovata Silvana Iania (Free Runners Molfetta), ottava in 42:00. Mi è sembrata un po’ stanca Marisa Russo (Marathon Massafra), capace comunque di piazzarsi al nono posto in 42:05, con l’ottima Milena Casaluce (Nuova Atletica Bitonto), decima in 42:50.

1303 i finisher, a chiudere due habitué: al femminile Tiziana Catella (Podistica Taras Taranto), in 1:29:16, e al maschile nonno Vincenzo Mirizzi (Amatori Putignano), SM85, in 1:30:45.

Toccante, davvero toccante, il ricordo di Giampiero Silvestri, ottimo uomo e ottimo atleta della Montedoro, scomparso in troppo poco tempo: giungono in massa gli atleti della Montedoro, tutti dietro lo striscione che lo commemora, con loro la moglie e i due figlioli. Nella mia mente e in quella di mia moglie il suo ricordo, non mancava mai di venirci a salutare con la sua solita educazione e garbo.

Passati dal ristoro, gli atleti procedono a cambiarsi immediatamente, complice l’aria frizzante che spira a Noci.

Intanto, grazie al pronto lavoro dei Giudici e degli addetti alla compilazione delle graduatorie (notati i nuovi tappetini di rilevazione tempo, molto più efficienti?), le classifiche sono pronte e si può procedere con la cerimonia di premiazione.

Sul palco, ad affiancare brevemente Michele Cuoco, il bravo Mauro Pulpito, in breve andato via per i suoi impegni televisivi: ha però tutto il tempo di presentare il sindaco, Domenico Nisi, il presidente del CONI Puglia, Angelo Giliberto, il major sponsor, il dottor Cassandro, e l’esibizione di ballo di Nicole Orlando, anche ottima ballerina oltre che atleta.

E finalmente si parte con il celebrare i meritevoli, i primi a salire sul palco-podio, i due vincitori, Minerva e Ceglia, che ritirano una caterva di premi, tra cui spiccano il libro di Nicole Orlando e l’uovo di cioccolato da 12 chilogrammi!

A seguire, in rapida successione, è il turno dei primi cinque di ciascuna categoria, maschile e femminile, per fascia di età: tanti premi anche per loro, l’uovo di cioccolato anche per loro, di diverso peso secondo la posizione.

A seguire la consegna del Trofeo per il primo Memorial Giampiero Silvestri riservato al primo nocese a tagliare il traguardo: vince Vito Antonio Curri, visibilmente commosso nel ritirare il premio dalla signora Silvestri.

Ultimo atto ufficiale la premiazione delle prime cinque società per numero complessivo di arrivati: per loro trofeo e cesto colmo di prodotti alimentari. Vince proprio la Montedoro Noci con 94 finisher su Nadir on the road Putignano (78), Amatori Putignano (68), Marathon Massafra (49) e Atletica Castellana (48).

La foto di gruppo della Montedoro Noci, i saluti di speaker Michele Cuoco e la festa è finita.

Stefano Bianco si siede sulla panchina in piazza, è visibilmente stanco e comunque soddisfatto, mentre gli infaticabili soci lavorano per riportare Noci alla veste tradizionale.

La SpaccaNoci si è rivelata anche quest’anno ottima manifestazione, il Corripuglia ha comunque tenuto e tutto si sposta domenica prossima a Putignano per la tradizione Marcialonga di San Giuseppe...

      

 

La città di Firenze che ieri ha dato l’estremo saluto al capitano della Fiorentina, Davide Astori, tragicamente deceduto la notte tra sabato e domenica nel sonno, a soli 31 anni, non poteva non ricordare il suo campione anche durante lo svolgimento della Firenze Marathon che si correrà il prossimo 25 novembre. “Firenze Marathon si unisce e partecipa al cordoglio e al lutto cittadino per ricordare il calciatore della Nazionale e capitano della Fiorentina Davide Astori, prematuramente scomparso domenica a 31 anni.”, riporta il sito della manifestazione. E annuncia che la 35^ edizione della partecipatissima maratona vedrà il chilometro 13, tredici come il numero di maglia che il capitano ha sempre indossato, dedicato a Davide Astori, con “una cartellonistica speciale che sarà creata ad hoc” per onorare al meglio il ricordo dello sfortunato calciatore. Anche la tradizionale “Messa del Maratoneta”, celebrata il sabato precedente la Maratona, ricorderà il campione scomparso.

Il running contagia anche i monaci dell’Himalaya nepalese: sette religiosi buddisti hanno, infatti, iniziato a correre; non si tratta però solo di voglia di sport o di evasione, perché il loro impegno servirà per raccogliere fondi per ricostruire il loro villaggio, completamente distrutto da un fortissimo terremoto nell’aprile del 2015, con circa novemila morti. Abituati da sempre a camminare e correre sugli altipiani nepalesi, i sette giovani monaci buddisti hanno pensato bene di trasformare il loro movimento in allenamento e di partecipare alle gare. Il più veloce del manipolo, il ventunenne Man Bahadur Lama, dichiara: “Grazie alla corsa possiamo avere molte opportunità, far conoscere la nostra terra e portare lo sviluppo anche qui, raccogliere i soldi necessari a ricostruire tutto”. E così, i sette, dopo la preghiera del mattino, indossate calzamaglie e magliette al posto della classica tonaca, si dedicano all’allenamento quotidiano, circa quaranta chilometri su considerevoli dislivelli. “Ogni giorno saliamo e scendiamo dalle montagne, a volte dobbiamo spostarci parecchio. Correre così a lungo non è troppo duro per noi”, afferma Mingma Lama, un altro dei monaci-podisti. Per loro spostarsi è normale visto che dal loro villaggio di Sindhukot, 80 chilometri da Kathmandu, la scuola è a due ore di cammino, ogni tipo di negozio è distante chilometri. Ecco la passione per la corsa e l’idea di farla fruttare per raccogliere soldi, anche se la prima gara a Lumbini non è andata benissimo e il già citato Man Bahadur non è riuscito a rientrare nel novero dei premiati con soldi, perdendo un guadagno virtuale di circa 800 euro, più del reddito medio annuo. I sette però sono convinti che nelle prossime occasioni non mancheranno le gratificazioni, come afferma il ventiquattrenne Chuldim Sampo: “Dimostreremo a tutti che anche noi monaci siamo capaci di correre”. Magari migliorando nella dieta e nelle conoscenze tecniche, magari con scarpe migliori per correre, sfruttando il loro talento, come assicura Mingma Gyalbo, organizzatore di gare locali. La “benedizione” dall’Alto di certo non gli manca…

Si sono svolti sabato scorso, 3 marzo, a Lucca, i Campionati Italiani Master di corsa campestre: a farla da padrone, dopo la neve dei giorni scorsi, la pioggia che ha reso estremamente fangoso il percorso. “Gladiatori”, “Eroici”, gli appellativi che sono circolati sui social ad esaltare il solo aver partecipato alla manifestazione (che si sarebbe dovuta svolgere domenica 4, per poi anticiparla al sabato per le elezioni politiche) disputata davvero in condizioni estreme, con gli atleti trasformati in vere maschere di fango al termine delle prove. Affascinante il campo di gara, gli spalti della cinta muraria di Lucca, uno scenario davvero unico; ad organizzare la locale associazione Atletica Virtus Cassa di Risparmio di Lucca. Oltre 900 i partecipanti complessivi divisi in più serie, secondo l’età e la distanza. Le classifiche di società vedono imporsi in campo maschile l’Atletica Paratico (BS) con 1131 punti davanti a Cambiaso Risso Running Team Genova – campioni uscenti - (1105) e al GS Orecchiella Garfagnana (1043). Tra le donne bissa il successo l’Atletica Paratico (859) precedendo – ancora – la Cambiaso Risso Running Team Genova (831); terza l’Atletica 85 Faenza (824). A livello individuale ecco i 21 campioni nazionali (11 uomini e 10 donne): UOMINI SM35 (6 km): Francesco Nadalutti (Atl. Malignani Libertas Udine) SM40 (6 km): Antonello Landi (Atl. Potenza Picena) SM45 (6 km): Joachim Nshimirimana (Atl. Casone Noceto) SM50 (6 km): Luca Guatteri (Atl. Malignani Libertas Udine) SM55 (6 km): Franco Torresani (Atl. Paratico) SM60 (4 km): Ruggero Diaferio (Team Marathon Torino) SM65 (4 km): Adolfo Accalai (Atl. Avis Castel San Pietro) SM70 (4 km): Elio Rubis (Dragonero) SM75 (4 km): Aldo Borghesi (Road Runners Club Milano) SM80 (4 km): Emilio Giribon (Gp Parco Alpi Apuane) SM85 (4 km): Andrea Corvetti (Amatori Masters Novara) DONNE SF35 (4 km): Emma Quaglia (Cambiaso Risso Running Team Genova) SF40 (4 km): Hodan Mohamed Mohamud (Gs Il Fiorino) SF45 (4 km): Simona Prunea (Gs Orecchiella Garfagnana) SF50 (4 km): Enrica Carrara (Atl. Lumezzane) SF55 (4 km): Alessandra Silvestrini (Pod. Eretum) SF60 (3 km): Antonella Sassi (Gs Il Fiorino) SF65 (3 km): Paola D’Orazio (Romatletica Footworks) SF70 (3 km): Nadia Spezzati (Gpa Lughesina) SF75 (3 km): Jole Sellan (Atl. Aviano) SF80 (3 km): Maria Cristina Fragiacomo (Atl. Aviano)

Domenica 4 marzo 2018 ha portato un lutto anche nel mondo dell’atletica: è morto, infatti, all'età di 89 anni, nella sua casa di Oxford, in Inghilterra, Sir Roger Bannister, il primo uomo a correre il miglio in meno di 4 minuti. Nato ad Arrow (Londra) nel marzo del 1929, Bannister – in un pomeriggio ventoso del 6 maggio 1954 – corse all’Iffly Road di Oxford in 3’59”4 la distanza tanto “cara” agli inglesi pari a metri 1609,34. Tre gli atleti in gara Chris Basher, Chris Chataway e Roger Bannister, davanti a 1.200 persone, Tira inizialmente Basher, poi provvede Chataway, per lasciare campo libero a Bannister che ai 1500 metri passa in 3’43, che non fa presagire nulla di buono: ma Roger, pettorale 41, percorre gli ultimi 109 metri in 17 secondi, con il cranio rovesciato all’indietro, per poi tuffarsi, stravolto, sul traguardo prima di svenire per lo sforzo, per essere prontamente festeggiato dal pubblico all’annuncio dello speaker. Nella carriera di Bannister, unitamente alla suddetta impresa, anche l’oro europeo sui 1500 a Berna 1954 e il bronzo a Bruxelles 1954, oltre il quarto posto alle Olimpiadi di Helsinki 1952. Oltre i trionfi in atletica, Bannister è stato un brillante neurologo, anche se dal 2011 ha dovuto convivere con il morbo di Parkinson.

E’ l’idolo di casa Mo Farah a vincere la prima edizione della Vitality Big Half, la mezza maratona di Londra, tagliando il traguardo di Cutty Sark (Greenwich) in 1h01:40 al termine di uno spettacolare sprint finale. Chiude in seconda posizione il keniano Daniel Wanjiru in 1h01:43, terzo l’altro britannico Callum Hawkins in 1h01:45; i tre hanno corso insieme per tutta la durata del percorso per poi giocarsi la vittoria allo sprint partito all’inizio dell’ultimo miglio. Il quattro volte campione olimpico e sei volte campione mondiale (sui 10000 e 5000 metri) di origine somale, in preparazione per la London Marathon del 22 aprile, al termine della gara ha dichiarato che è stato grandioso correre nella capitale inglese davanti al suo pubblico, di essere stato favorito dalla spietata concorrenza e di sentirsi in ottima forma, anche se la mezza è completamente diversa dalla maratona. Tra le donne, dominio britannico con conquista dell’intero podio: successo di Charlotte Purdue in 1h20:29 (pb) su Lily Partridge (1h21:06) e Charlotte Arter (1h21:35). Alla manifestazione, disputata in ottime condizioni climatiche, hanno partecipato oltre 11000 atleti.

2h10:45 il crono finale per Daniele Meucci che conclude la Lake Biwa Marathon, a Otsu, in Giappone, al sesto posto, stabilendo il record personale, alla decima maratona della carriera. Il 32enne ingegnere pisano dell’Esercito si migliora infatti di undici secondi rispetto al crono ottenuto alla Maratona mondiale di Londra dello scorso anno, che gli era valso – anche lì – il sesto posto. Dopo il passaggio al 5° km in 15:18, al 10° in 30:22, al 15° in 45:26, al 20° in 1h00:39, Meucci è passato alla mezza in 1h03:58; al 25°, passaggio in 1h15:40, Daniele perde il contatto dal gruppo di testa al rifornimento, avendo per la forza di rientrare presto; al 28° chilometro però si stacca dal gruppo di testa finendo all’undicesimo posto al passaggio del 30° km (in 1h31:04), avendo però la forza di reagire e cominciare la rimonta (passaggio al 35° in 1h47:20, al 40° in 2h03:40), concludendo appunto al sesto posto, in una giornata climaticamente calma e umida. La 73^ edizione della Lake Biwa Marathon è stata vinta dal debuttante keniano Macharia Ndirangu in 2h07:53 davanti al connazionale Albert Korir (2h08:17) e al neozelandese Jake Robertson (2h08:26, primato nazionale e personale). Quarto l’altro keniano Michael Githae (2h09:21), quinto l’etiope Abera Kuma (2h09:31). “Negli ultimi dieci chilometri ho un po’ sofferto – ha dichiarato Meucci al sito della Fidal - ma soprattutto quando sono rimasto da solo. Forse ho pagato un rientro sul gruppo dei primi dai quali mi ero staccato, a causa del caos che si era creato nel rifornimento del 25° km. Mi sarei probabilmente difeso meglio, se non avessi speso quelle energie, anche se ho recuperato diverse posizioni nel finale. Questa era una gara importante, ma sempre di passaggio verso Berlino (Campionati Europei ad agosto, nda). In più a gennaio ho avuto problemi a un ginocchio che mi hanno costretto a circa 20 giorni di lavoro alternativo, in un momento cruciale, togliendo quella continuità necessaria nella preparazione della maratona”.

Domenica prossima, 4 marzo, come annunciato dal sito Fidal, Daniele Meucci sarà in gara alla Lake Biwa Marathon a Otsu, in Giappone: per il 32enne ingegnere pisano dell’Esercito si tratta della decima maratona della carriera. A sette mesi dal sesto posto ai Mondiali di Londra (in 2h10:56, pb), dopo lo stage federale di preparazione ad Asmara, in Eritrea (seguito dal tecnico Massimo Magnani), Meucci torna a correre sulle sponde del lago Biwa dove nel 2015 fu secondo in 2h11:10 alle spalle del keniano Samuel Ndungu, vittorioso in 2h09:08. Partenza alle 12.30 locali, corrispondenti alle 4.30 in Italia. Notevole la concorrenza: il keniano Ezekiel Chebii (PB 2h06:07 nel 2016), l'etiope Abera Kuma (PB 2h05:56 nel 2014), lo svizzero-eritreo Tadesse Abraham (PB 2h06:40 nel 2016), il nipponico Takuya Noguchi (PB 2h08:59 nel 2017), oltre ai tanti altri giapponesi. Da segnalare, infine, che su queste strade nel 2001 Giacomo Leone, attuale presidente della Fidal Puglia, ottenne il primato italiano in 2h07:52, poi migliorato da Stefano Baldini fino all’attuale 2h07:22. Le nove maratone di Daniele Meucci 21.03.2010 Roma 2h13:49 (11°) 03.11.2013 New York 2h12:03 (13°) 17.08.2014 Zurigo 2h11:08 (1°) 01.03.2015 Otsu 2h11:10 (2°) 22.08.2015 Pechino 2h14:54 (5°) 01.11.2015 New York (rit.) 21.08.2016 Rio de Janeiro (rit.) 30.04.2017 Rimini 2h16:06 (1°) 06.08.2017 Londra 2h10:56 (6°)

Venerdì, 02 Marzo 2018 13:57

Mondiali Indoor: Dibaba oro, Trost bronzo

La 27enne etiope Genzene Dibaba vince, come da pronostico, i 3000 metri ai mondiali Indoor di Birmingham per la terza volta consecutiva: quarta medaglia iridata al coperto, se si aggiunge l’oro sui 1500 nell’edizione 2012. Primo chilometro in controllo con passaggio in 3:14.67 con in testa la tedesca Konstanze Klosterhalfen, che riuscirà a tenere la testa della corsa anche ai 2000 (6:07.62), quando la Dibaba cambia passo e va a concludere in 8:45.05 (ultimo chilometro in 2:37.43), controllando il rientro delle rivali che riescono a ridurre lo svantaggio, ma senza impensierirla più di tanto. L’olandese Sifan Hassan parte, infatti, in rimonta, recupera posizioni e riesce, allargando la traiettoria nel rettilineo di arrivo, a tener dietro la scozzese Laura Muir, che sfiora il clamoroso sorpasso. 8:45.68 il tempo della Hassan, 8:45.78 quello della Muir; quarta la keniana Hellen Obiri in 8:49.66, deludente negli ultimi due giri. Da evidenziare che l’Italia conquista la medaglia di bronzo nel salto in alto femminile grazie alla 25enne friulana Alessia Trost con la misura di 1.93 ottenuta alla seconda prova, primato stagionale, dietro la “neutrale” (russa) Mariya Lasitskene Kuchina (2,01) e alla statunitense Vashti Cunningham (1,93 ma un errore in meno di Alessia).
Martedì, 27 Febbraio 2018 19:03

Barletta (BT) - 2^ Pietro Mennea Half Marathon

Pietro Mennea continua a correre, Pietro Mennea continua a vincere: purtroppo non lo fa materialmente, dalle gare brevi e veloci siamo passati alla mezzamaratona, ma i risultati danno sempre ragione al campione olimpico e già primatista mondiale dei 200 metri.

Seconda edizione della Half Marathon a lui intestata, e si migliorano i già alti numeri raggiunti nella prima edizione: 2781 iscritti per 2532 arrivati, a fronte dei rispettivi 2704 e 2510 di un anno fa. Numeri davvero da top, numeri da primato regionale in fatto di iscritti ed arrivati in una manifestazione, su una distanza amata ma certamente non facile e che richiede allenamento nelle gambe. 

Si distingue anche quest’anno la Barletta Sportiva, mega società di oltre duecento atleti, presieduta da Enzo Cascella, una società che eccelle per attivismo organizzativo e presenzialismo in (quasi) tutte le gare del mondo, annoverando fra le sue file supermaratoneti e ultramaratoneti che girano il globo per gare; come è costante la presenza in regione. Diversi gli eventi organizzati, diverse le distanze, spicca chiaramente proprio la mezza, che rinverdisce la tradizione di Barletta con la 21,097 km sin dai tempi in cui organizzava Peppino Topputi.

Quartier generale fissato in Piazza Castello: si rinnova questa pregevole location, con la villa comunale a far da base logistica per i podisti. Nei locali attigui di una raffinata sala bar-pizzeria è predisposta la consegna di pettorali, chip e pacchi gara, con efficiente suddivisione per province pugliesi e fuori regione, con ulteriore frazionamento per la provincia di Bari (con la quale – atleticamente – si fonde la BAT), per non creare code e conseguenti attese. Distribuzione cominciata dal sabato, proprio per agevolare i partecipanti, ripetendo quanto avviato un anno fa. Invariata la quota di iscrizione pari a 15 euro, soltanto però per chi ha avuto la prontezza di iscriversi entro il 31 dicembre; 18 euro per chi l’ha fatto entro il 31 gennaio, 20 per chi lo decide nel mese di febbraio: l’anno scorso non c’erano step temporali.

Rispetto all’anno scorso manca il sole, la temperatura è notevolmente più bassa e il vento spira forte, vero handicap per il tratto sul lungomare. Per fortuna, nonostante il cielo scuro, di pioggia ne sentiremo poca, con piccoli spruzzi non appena partiti gli atleti, e più consistenti durante la cerimonia di premiazione.

Ravviva l’atmosfera la voce di Paolo Liuzzi, lo speaker della manifestazione: Paolo è nato protagonista, sin da quando molto più giovane correva soltanto, attirava per la sua capacità di parlare, raccontare... Continua a farlo oggi, ammalia la gente e piace: mi chiedo solo dove trovi sempre tanta energia positiva.

Altra energia positiva non si può non riceverla dalle tante foto di Mennea, dalla canotta celebrativa del suo trionfo a Mosca ricevuta nel pacco gara (insieme a una confezione di gnocchi e ad una bottiglia di integratore), dalle sue frasi che inneggiano allo sforzo, alla sofferenza, che portano poi ai risultati e alla gioia.

E altra energia positiva la dona la squadra delle pacer: il “delle” non è sbagliato, Mariella Di Leo gestisce una squadra di ottime atlete, che saranno capaci di ben guidare i gruppi secondo le andature scelte.

E, infine, lasciatemi citare gli atleti che concluderanno la loro gara sulla carrozzella, sulle sedie a rotelle, spinte da quei volontari definiti “spingitori” che per una volta rinunciano alla loro prestazione, al risultato, ma godono dell’energia che questi sfortunati ragazzi trasmettono, contenti di aver concluso la gara, guidati dagli “angeli custodi”.

Frattanto, abbandonati giubbotti, tutte e cappelli, gli atleti hanno indossato il completo da   gara, pochi temerari correranno con la sola canotta, la maggior parte non disdegna di indossare una maglia tecnica; numerosi anche i pantaloni lunghi rimasti sotto i pantaloncini.     

Cresce la fila ai bagni, la pulitissima struttura fissa in villa e quattro chimici (se ne aggiungiamo qualcuno in più, dati i numeri, non dispiace e si evitano scene poco eleganti); l’orario di partenza si avvicina, crescono tensioni, timori, speranze, voglia di crono, personal best, di sfide con l’amico, di sacrifici, di levatacce, di serate passate a correre, tutto per essere qui e ottenere il risultato. Definita la linea di partenza, si cerca di tenere indietro gli atleti, aiutano in questo gli Sbandieratori, schierati oltre la linea di via, che al ritmo dei tamburi fanno volare in altro le bandiere. Effetto scenografico di rilievo, gli atleti cominciano a rubare qualche metro, prontamente respinti dai giudici che li rimandano indietro, mentre i soci organizzatori predispongono un cordone umano. Gradita la presenza di Mimmo Ricatti, sempre gioviale e spigliato, che non lesina un incitamento ai partenti, triste per non poter essere della “disfida”.

Passano i minuti, gli sbandieratori si spostano, le due carrozzelle partono con un leggero  vantaggio, per garantire sicurezza agli atleti. Finalmente l’ok dal tracciato della Polizia Locale, Enzo Cascella sale sulla sua Vespa apripista, lo sparo del Giudice – con qualche minuto di ritardo - libera gli atleti.  Partenza sufficientemente veloce, sufficientemente largo il viale, la curva a sinistra porta gli atleti a defluire con un fisiologico rallentamento; il giro iniziale intorno al Castello, il passaggio di nuovo sul punto di partenza, siamo intorno al secondo chilometro, già comandano Rutigliano e Di Cecco,;i due primi posti sono oramai assegnati, ma la lotta dietro è interessantissima e appassionante.  

“E’ un’onda che va” cantava Jovanotti, qualche anno fa: in effetti si tratta di una lunga, lunghissima onda che invade le strade di Barletta e porta salute, colori, simpatia, gioia di vivere, emozioni, sensazioni e amore per questo sport.

I cittadini locali sembrano gradire, seguono con passione la corsa degli atleti che frattanto sono entrati in città e hanno proceduto ad un rapido tour centrale passando sotto la statua del buon Eraclio, trovando qualche difficoltà sull’antica pavimentazione.

“Barcollo ma non mollo”, si diceva una volta, e via sul Lungomare di Levante, il vento dovrebbe essere alle spalle, si scende ma bisogna tornare indietro e il vento è contrario; quanto mai gradita giunge la deviazione, circa al 13° km,  che porta a correre nel fossato del Castello, un tratto di sterrato non guasta. Tutti affacciati dall’alto, parenti, tifosi e speaker non fanno mancare l’incitamento, frattanto gli atleti escono e riprendono il lungomare, questa volta nel tratto di Ponente, forse il più difficile per il forte vento che aumenta di minuto in minuto.

Il giro di boa al 17°, due addetti fungono da birilli e meno male che ci sono, ad evitare che qualcuno vada lungo e fuori percorso. Si torna indietro, il rientro in città, gli ultimi metri che profumano di traguardo, sempre più desiderato, voluto, cercato.

Curva a sinistra-destra a tutta, il tappeto blu e via con l’ultimo sprint, di fronte l’ingresso del Castello, la foto, il bip del chip, i giudici ad indirizzare gli atleti negli imbuti e a rilevare il pettorale: è fatta.

In un attimo nella mente dei protagonisti cresce l’esaltazione se si è raggiunto il risultato  sperato; rimpianti e sofferenza se è andata male… Ricordo a tutti che tutti hanno vinto, tagliare il traguardo è sempre una vittoria, il risultato mancato si raggiungerà alla prossima gara.

E così gli atleti ritirano la splendida medaglia riportante il sempre caro Pietro (peccato per la data sbagliata sul retro, un giorno avanti), e si avvicinano al ricco ristoro con tanto cibo solido (opportunamente preconfezionato), acqua e the caldo, oggi particolarmente gradito.  

E’ il momento di cambiarsi, mentre proseguono gli arrivi.

Tracciato che ha attraversato l’intera Barletta, piatto, veloce ma rallentato dai tratti sui lastroni e sullo sterrato del fossato e soprattutto dal forte vento; blindato al traffico, sorvegliato da addetti, con ristori come da regolamento, andrà solo - come già scrissi l’anno scorso - soprattutto in città chiuso meglio con più nastri per evitare i tanti tagli sui marciapiedi che hanno così accorciato la distanza, quasi annullando la certificazione della distanza.

Aveva già vinto l’anno scorso e poiché “gli piace correre nella città di Pietro Mennea” come commenterà nel dopo gara, Pasquale Rutigliano, fortissimo atleta bitontino tesserato per la OlimpiaEur Camp di Roma, corre forte e s’impone in 1h12:07, lasciandosi alle spalle Alberico Di Cecco (Vini Fantini Pescara), olimpico ad Atene in maratona, secondo in 1h13:40. Terzo posto per Emanuele Coroneo (La Mandra Calimera), protagonista di una superba prestazione, in 1h14:45.

Dopo la vittoria a Margherita di Savoia della settimana prima, Francesco Marini – il cerignolano tesserato per la Tre Casali San Cesario - è quarto in 1h15:49, davanti al figlio d’arte Raffaele Nanula (Amatori Atletica Acquaviva), quinto in 1h15:54, che precede il compagno di squadra e di studi Giuseppe Bonavita, sesto in 1h16:09. In settima posizione, il sempre pacato e bravo Michele Uva (Free Runners Molfetta), che conclude in 1h16:25, davanti al capace Domenico Tucci (Libertas Atletica Lamezia), ottavo in 1h16:42, al determinato Davide D’Amico (Action Running Monteroni), nono in 1h16:44, e al valido Luciano Napoletano (GSD Amatori Caserta), decimo in 1h17:14.

Al femminile, eccellente prestazione per Ilaria Novelli (Polisporitva Molise Campobasso), sempre in testa, che s’impone con distacco in 1:26:48. Secondo posto per l’ottima Lorella Buzzelli (ASD Pietro Mennea Atletica Chieti), che chiude in 1:31:34; terzo posto al fotofinish, con la rimontante Raffaella Filannino (Atletica Disfida di Barletta), a tagliare il traguardo in 1:31:36, precedendo di un secondo la bravissima Marie France Zaccheo (Atletica Amatori Corato), quarta in 1:31:37. Sempre grintosa, la salentina Daniela Hajnal, ma tesserata per l’ASD Vini Fantini Pescara, è quinta in 1:32:47, davanti alla mai doma Libera Caputo (Running Club Torremaggiore), sesta in 1:33:02, e alla reattiva Ornella Donghia (Nadir on the road Putignano), settima in 1:33:39. La magiara di Molfetta Emoke Csilla Pummer (Free Runners Molfetta) è ottava in 1:34:53, a precedere Daniela Tropiano (Atletica Monopoli), che anche nelle vesti di pacer è tra le migliori, nona in 1:34:59, con l’abile Rosanna Sarno (Asd Irpinia Italia), decima in 1:35:53.

2532 gli arrivati con due squalificati, Daniele Donofrio (Daunia Running) e Nicola Tanzi (Barletta Sportiva): attendiamo le motivazioni…

Chiudono la graduatoria Eligio Lomuscio, Nicola Drago e Maurizio De Nuccio, tutti della Barletta Sportiva, in 3:38:04; a chiudere gli arrivi delle signore, viceversa, Lucrezia Salerno, sempre Barletta Sportiva, in 2:59:15.

E mentre ancora i suddetti ultimi (in graduatoria) atleti devono ancora arrivare, con il cielo che comincia a diventare sempre più grigio, le gocce di pioggia che cominciano a scendere e il vento che aumenta di potenza, si comincia con la cerimonia di premiazione nella suddetta Villa, in zona anfiteatro. Alla presenza dello storico primo allenatore di Mennea, Franco Mascolo, dell’assessore allo sport del Comune di Barletta, Patrizia Mele e di alcuni sponsor, si parte con il celebrare giustamente i protagonisti dei due podi, letteralmente “riempiti” di premi.

A seguire, in piena velocità causa pioggia, la chiamata dei primo otto (ribadisco: otto!) di ciascuna categoria per fascia di età: peccato che tanti non ci siano!

Ultimo atto ufficiale la premiazione delle prime cinque società per numero cumulativo di arrivati: vince con distacco la società organizzatrice, la Barletta Sportiva, con 99 finisher, ma per ospitalità rinuncia al premio. E allora, è prima la Associazione Maratoneti Andriesi con 65, davanti a, nell’ordine, Atletica Amatori Corato (48), I Podisti di Capitanata Foggia (43), Amici Strada del Tesoro Bari (43) e Free Runners Molfetta (35) -, stesso numero della Pro Canosa.

Si può a questo punto chiudere la manifestazione, gli addetti sono oramai al lavoro per riportare Barletta al suo volto quotidiano, la seconda edizione della Pietro Mennea Half Marathon è conclusa.

E concludiamo anche noi, facendo gli scontati complimenti a Cascella e soci per essere stati capaci di metter in piedi un evento così importante sin dal punto di vista numerico che organizzativo. E, aspettando di superare quota tremila scritti, diamo appuntamento fra dodici mesi sempre nella Barletta (Sportiva) di Pietro Mennea.     

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