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Maratona di Marengo, intergrazione a remengo PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Martinelli   
Mercoledì 21 Ottobre 2009 17:01

Martinelli_Daniele_foto_Roberto_MandelliNon per amor di polemica. Solo per rigor di logica. Vorrei capire a che punto è degenerato il sistema Italia nella sua variante sportiva. Vorrei capire se le parole hanno ancora un significato prima di interpretarle e applicarle nei regolamenti delle attività sociali e aggregative, quali la corsa. Una a caso: Marengo marathon, periferia di Alessandria. Ci vado invitato in qualità di speaker della manifestazione. Le gare previste sono due, mezza maratona e maratona intera a partenza unica. Il migliaio di podisti corre sulle stesse strade di un percorso che a un certo punto si divide in due tracciati: uno che porta al traguardo dei 21 chilometri, un altro al traguardo dei 42. Due gare, due distanze, due classifiche, un solo traguardo. Facile a dirsi, meno a farsi se c'è chi si impegna a rendere complicato ciò che di più semplice esiste nell'immediatezza di una classifica generale che incolonna nell'ordine gli atleti arrivati. Alla Marengo marathon le complicazioni si avvertono già prima che arrivi il vincitore della mezza maratona, tal Khalid Ghallab. Mentre inizio a scaldare di annunci il traguardo per attirare il pubblico, il giudice fiduciario della Fidal Piemonte mi sussurra che quell'atleta nordafricano in testa alla mezza maratona non sarà inserito in classifica. Quindi non avrà diritto al premio del vincitore. Gli chiedo il motivo. Il giudice mi risponde che alla Marengo marathon, in quanto gara provinciale piemontese, non possono gareggiare atleti stranieri tesserati in società non piemontesi. Ghallab risulta infatti tesserato in una società di Genova, che non è in Piemonte. Ma il tesserato, appunto, è straniero. Fosse stato italiano non ci sarebbero stati problemi. Infatti Giorgia Robaudo, pure lei tesserata a Genova, per la Fidal risulta prima donna e anche vincitrice della mezza maratona. La regolina, palesemente discriminatoria e dal sapore razzista, appare in un comma sepolto fra le paginette del regolamento Fidal che spunta da una tasca del giaccone del giudice. Un colpo d'occhio allo Statuto della Fidal ed ecco la contraddizione. La regolina contrasta col contenuto del primo articolo: "Un'associazione senza fini di lucro che si ispira al principio di democrazia e di partecipazione di chiunque in condizioni d'uguaglianza e di pari opportunità della pratica dell'atletica leggera". L'articolo parla appunto di democrazia (popolo sovrano) e non di burocrazia, ma soprattutto di uguaglianza, termine limpido che non dà adito ad interpretazioni. A cominciare dalla nazionalità o dal colore della pelle di chi corre. Tornando alla gara, pur senza comprendere, devo dare atto al giudice Fidal nel suo ruolo di garante del regolamento federale nazionale. Gli chiedo quale sia il criterio di spartizione fra gara provinciale, regionale, nazionale o internazionale. Il giudice mi risponde che è una questione di tariffe. Più l'organizzatore paga, più la federazione rilascia. Una pratica che sembra in totale contraddizione sempre con quel famigerato primo articolo dello Statuto della Fidal che recita "associazione senza scopo di lucro". Intanto Khalid Ghallab taglia il traguardo della mezza maratona a braccia alzate in 1h06'34". Sorride nonostante sia visibilmente stanco. E' stato il più veloce di tutti. Infatti si piazza al primo posto ma non per i giudici Fidal, che registrano il tempo dell'atleta nordafricano considerandolo fuori classifica. In quanto straniero. Io in seduta stante continuo ad annunciarlo come vincitore e penso che eventuali squalifiche si comunicheranno al momento delle premiazioni. Nel frattempo piomba sul traguardo il secondo atleta, a distanza di 25 secondi: si chiama Tito Tiberti (Cover Mapei) società piemontese, felice e contento. Una ragazza che si qualifica sua compagna di lì a poco si avvicina per chiedermi conferma del tempo cronometrico ottenuto. Io glielo comunico ufficiosamente mentre lei sorride divertita perché "Tito si aggiudica i 350 euro in palio per il vincitore visto che il marocchino non è in regola" (è straniero). La frittata è fatta. E' l'amaro antipasto di una sequela di discussioni e di liti che faranno da passerella ai piedi del palco delle premiazioni più tardi. Davanti a quei bambini che la Fidal ha particolarmente a cuore nell'articolo 2 del suo Statuto, secondo il quale promuove, organizza, disciplina e diffonde la pratica dell’atletica leggera in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi di una serie di comitati prima di dare spazio, nell'articolo 3, alla settorializzazione dei praticanti, e giù giù fino all'impervio bazar di regole e regoline che fanno a pugni con la logica stessa dei fondamenti del suo Statuto. Talmente di stampo nazista quella sull'esclusione dalla classifica degli atleti stranieri tesserati fuori regione, che a Marengo, dopo l'epica battaglia napoleonica, anche la maratona edizione 2009 riserva un ulteriore botto. Fra gli uomini si impone in 2h25' Abdelhafid El Haclimi, marocchino che corre per l'atletica Imola, Emilia Romagna. E' uno straniero tesserato fuori dal Piemonte. I giudici Fidal, a mo' di fotocopia, convalidano la prestazione cronometrica dell'atleta nordafricano senza inserirlo in classifica. Non è italiano. Il clima al traguardo si fa rovente e si impregna di imbarazzo, come quello di Albert Richter, il campione di ciclismo del periodo nazista che si era rifiutato di rompere il rapporto col suo allenatore ebreo Berliner. Gli sguardi sconcertati fra i presenti, me compreso, si incrociano come frecciate. Uno dei giudici presenti, fra i più attempati, fiutando la mal parata ci bisbiglia che siccome il montepremi lo mette in palio l'organizzatore, spetta a quest'ultimo decidere chi premiare. A mente lucida l'escamotage assume i contorni della classica soluzione all'italiana che contravviene la regolina della Fidal. Che a sua volta contraddice i fondamenti del suo Statuto. Quindi se la doppia negazione afferma l'organizzatore della Marengo marathon, Gianni Lonardo, può sorridere tranquillo e dire al giudice di "non preoccuparsi" che per le premiazioni si atterrà alla classifica degli arrivati infischiandosene della classifica nazi-buro-federale: primo Khalid Ghallab, secondo Tito Tiberti, terzo Valerio Brignone. Il giudice si infervora e alle premiazioni scoppia la lite. Il poetico (per non dire patetico) Tito Tiberti, da buon esemplare di energumeno per i bimbi presenti, perde le staffe: sposta il podio dal palco e lo prende a calci. Rifiuta di ritirare i 200 euro riservati al secondo classificato mentre volano imprecazioni e accuse "all'organizzazione di sinistra". La butta in politica ma commette gaffes a ripetizione il vincitore Fidal Tito Tiberti. Dimostra di non conoscere le quantità industriali di responsabilità leghiste e forziste nelle leggi fumo sull'immigrazione approvate dai governi berlusconiani in vigore quasi ininterrottamente da 15 anni (la destra è un'altra cosa). Sull'argomento preferisco non dilungarmi oltre per non sottovalutare la fermezza di Gianni Lonardo, capace di andare oltre il parapiglia che si è sprigionato alla premiazione della sua gara. Premia ugualmente il vincitore Ghallab e Valerio Brignone (terzo classificato) con l'intento dichiarato di "ciò che in federazione si prega di cambiare lo si cominci a fare sui campi". Come dargli torto? Infatti anche nella premiazione della maratona le regole discriminatorie della Fidal non vengono considerate. La piccola cerimonia fila liscia senza polemiche e senza obiezioni. Anche per Ivana Iozzia, la maratoneta italiana campionessa di specialità che alla Marengo marathon ha corso tutta sola in 2h39'51" giungendo terza assoluta. Anche lei, come i due atleti marocchini, non appare in classifica perché l'ufficio complicazioni cose semplici della Fidal stabilisce che gli atleti di interesse nazionale, autori di almeno una prestazione stagionale fra le prime 10 nelle graduatorie federali di qualunque specialità (anche il lancio del peso), possono gareggiare soltanto dietro autorizzazione della federazione a mezzo fax. Ivana ha certamente corso un 10 mila in 34'12" qualche mese fa ma ha sbagliato permettersi il lusso di sceglere in libertà di correre una maratona. Di questi episodi frutto di regole farraginose e fuori dal tempo la Fidal nazionale del presidente e imprenditore Asics Franco Arese ha serie responsabilità. Anzi, approfitto per chiedergli se un atleta straniero tesserato a Torino può comprarsi un paio di superleggere Asics a Milano o un completino sempre rigorosamente Asics a Bologna piuttosto che a Napoli. In Italia prima di correre con le gambe bisogna correre contro la burocrazia nel rispetto della discriminazione. Il miglior viatico per promuovere l'allontanamento dall'atletica. Uno dei motivi per i quali tutta l'Europa ci deride.

(Foto di Roberto Mandelli - Podisti.Net)

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che schifo...
scritto da christian cenedese , 22 Ottobre, 2009
Credo ancora nell' atletica come momento di fratellanza e di unione ..anche dei popoli...ma le regole sono regole...x tutti gli esseri umani!credo che la parola razzismo qui sia stata usata in modo esagerato,certe reazioni non sono giustificabili.lo so ..infatti non si dovevano presentare ne il secondo ,il terzo,quarto e cosi via...restavano solo l'organizzatore ,il pseudovincitore...e tutti contenti...mi sono stancato ci dobbiamo mettere tuuti d'accordo noi atleti "seri" ah!!!se volevamo prendere soldi facili...avremmo fatto i calciatori ciao ciao
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...
scritto da Emma Linda Quaglia , 22 Ottobre, 2009
Signor Martinelli, sono 'la ragazza che si qualifica come compagna di Tiberti', quella che secondo Lei sorrideva divertita dopo averle chiesto i risultati della gara maschile, ed esultando per il premio in denaro che si sarebbe aggiudicato Tito. Non mi perderò in miserie e piccolezze sottolineando le Sue bugie -non sapevo nemmeno quale fosse il premio in denaro- nè smentendo (e smontando) la Sua libera interpretazione dei fatti e dei miei stati d'animo (sorridevo divertita? e da cosa?). Invece proverò a spiegarLe alcune cose, sulla base della mia esperienza di atleta. Infatti oltre a essere la 'compagna di Tiberti' sono un'atleta anch'io; un'atleta professionista -nel senso dell'impegno e non dello stipendio- che ha vestito molte volte la Maglia Azzurra, che partecipa a gare internazionali, si sottopone a controlli antidoping e rispetta il regolamento FIDAL, comprese le norme sulla partecipazione alle gare regionali oggetto della nostra discussione. Sorridevo contenta, e non divertita, domenica mattina: contenta perchè il mio compagno ha ottenuto una buona prestazione cronometrica che gli darà fiducia in vista dei suoi prossimi impegni agonistici (la maratona di New York); contenta perchè la mia migliore amica, Giorgia Robaudo, ha vinto la mezza maratona femminile registrando il suo record personale sulla distanza; contenta perchè le altre mie amiche, Marta e Elena, hanno ottenuo un buon risultato; contenta, insomma, perchè l'impegno e i sacrifici di tutte queste persone, e di molti altri amici presenti alla manifestazione, sono stati ripagati da buoni piazzamenti, buoni tempi e, perchè no?, anche da premi in denaro. Non corriamo per soldi, Martinelli, corriamo per passione, per amore dello sport e dell'agonismo, perchè ci piace alzarci all'alba di domenica mattina e misurarci con noi stessi, col cronometro e con gli altri. Questo non significa però che ci piaccia farci fregare: Tito aveva diritto al premio del primo classificato, e non lo ha ricevuto. Questo non è 'premiare il merito', come ha detto il signor Lonardo; questo è rubare. Faccio parte di quegli atleti che, essendo nella top ten dell'anno scorso, non possono prendere parte a manifestazioni regionali al di fuori della regione di appartenenza; per questo domenica scorsa mi sono limitata ad accompagnare i miei amici e il mio compagno, senza partecipare alla gara e quindi, udite udite, rinunciando al premio in denaro che, classifiche alla mano, mi sarei probabilmente aggiudicata. E le assicuro che 350 euro avrebbero fatto comodo anche a me, dal momento che per scelta -ideologica, politica e personale- sono tesserata non per un gruppo sportivo militare ma per una società civile, e che pertanto non ricevo uno stipendio vero e proprio per la mia attività di atleta. Trovo assurdo il Suo tentativo di mischiare la nostra richiesta di rispetto del regolamento con istanze razziste: l'integrazione e la tolleranza tra gli individui non possono passare attraverso la malafede mascherata da buonismo e il permissivismo di comodo, ma devono basarsi sull'osservanza delle norme e sul rispetto degli altri, di tutti gli altri. Tito è stato insultato, deriso e preso a male parole per aver chiesto nient'altro se non ciò che gli spettava: non parlo di soldi ma di principio. Come atleta, oltre che come donna, sono grata a Tito e alle persone come lui, che, a fronte delle ingiustizie che dilagano dentro e fuori dai campi di atletica, hanno ancora la forza e la voglia di impegnarsi in queste battaglie 'perse'. Lei, che si traveste da paladino della giustizia e dell'uguaglianza fra gli uomini, perchè non è intervenuto quando il signor Lonardo ha gridato 'Tiberti, tornatene a casa tua'? Forse perchè in fondo non Le importa nulla di liberté egalité e fraternité, e sta semplicemente tirando l'acqua al Suo mulino? O forse, ancor più semplicemente, perché in quel momento si trovava all'arrivo della gara, a centinaia di metri dal luogo della premiazione, e sta raccontando una scena alla quale non ha nemmeno assistito? Premiare il merito significa premiare chi vince rispettando le regole del gioco e gli avversari; altrimenti tirate una riga in terra col gessetto e stabilite che chi arriva primo all'albero laggiù in fondo è il vincitore, senza limitazioni di provenienza geografica, senza controlli antidoping, senza pagamento dell'iscrizione, senza chip, se volete persino senza pettorale. Va benissimo. Però in questo caso fatecelo sapere, e non chiamatela gara FIDAL.

Emma Quaglia
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Emanuele
...
scritto da Emanuele Ghiraldini , 22 Ottobre, 2009
Non vedo perché il fatto che sia ANCHE (si badi bene, non solo) una questione di soldi debba aver niente a che fare con la volontà di far rispettare i regolamenti.
Come detto se tutti fanno come loro pare istituiamo la giungla e finita lì.

E poi se mi è permesso, il fatto che a molti non interessi minimamente che vengano violate le regole (e comunque parlare in vece di altri non sarebbe buon costume) non significa che vada bene, stiamo scherzando?
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...esagerati, Lowly rated comment [Show]
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scritto da jo , 22 Ottobre, 2009
L'abuso della parola "nazismo" denota un pressapochismo che ben spiega il tono delirante del suo articolo. Altrettanto fuori luogo è l'immagine che ha dipinto di un atleta e persona seria come Tiberti, al quale- io presente- è stato gridato al microfono "tornatene a casa" (e se non è questo uno slogan discriminatorio...). A coronare il tutto mi sembra abbastanza ridondante l'appello ai valori di solidarietà cuore fiore e amore della Fidal: la Fidal non è una onlus è una federazione, un'organizzazione professionistica con uno statuto e delle regole. Posso concordare sul fatto che certe regole siano stupide e sul fatto che chi corre corre, a prescindere da provincia e graduatoria nazionale, tuttavia finché non cambiano queste regole vanno rispettate, perchè altrimenti si finisce per essere discriminatori nel non farlo. Parlo in qualità di atleta che per anni è stata nelle prime dieci in graduatoria nazionale e che più volte ha rinunciato al suo premio, senza tanti appelli e scenate.
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scritto da frank2 , 22 Ottobre, 2009
Sono un mediocre atleta, che difficilmente (mai porre limiti alla divina provvidenza ;-) vincerà qualcosa, con o senza regole "strambe". A me piace avere la classifica completa di una gara, per sapere come mi sono classificato, indipendentemente da sesso, età, razza, regione,... Per cui in linea di principio sono dell'idea che chi arriva primo vince e vince il primo premio.
Ma c'è un PERO': ci sono delle regole, e come tali le regole vanno rispettate. Quindi se io organizzatore, per mille motivi (economici, di immagine, logistici), decido di organizzare una gara provinciale FIDAL alle regole delle gare provinciali FIDAL mi attengo. Altrimenti posso sempre evitare di organizzare sotto mamma FIDAL, nessuno mi obbliga a farlo, ma sotto altri enti.
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Razzismo? Nazismo? No rispetto delle regole
scritto da Lorenzo B , 22 Ottobre, 2009
Caro Martinelli,
sinceramente trovo esagerate e fuori luogo alcune parole e argomentazioni da lei usate.
Lei parla di razzismo-nazismo ma con le regole vigenti uno svizzero di Bellinzona non avrebbe potuto partecipare, un atleta tesserato in Lombardia tra i primi 10 in graduatoria (come la Iozzia) neanche, mentre un keniano o un marocchino tesserato in Piemonte sì, e a questo punto dove sta il razzismo?
Al massimo le si possono definire delle regole autarchiche o locali, visto che "proteggono" gli atleti tesserati nella regione.
Comunque Tito sta discutendo del mancato rispetto delle regole.
Il regolamento FIDAL dice chiaro e tondo quali atleti possono o meno partecipare a seconda della tipologia di gara.
Queste regole, che secondo lei sono naziste-razziste, hanno un senso (vedi l'articolo di Tito).
Sicuramente non tutti le condividono. Sicuramente possono essere migliorate e si può discutere.
Resta il fatto che oggi queste sono le regole e in quanto tale vanno rispettate, altrimenti si finisce per degenerare in una giungla.
Secondo lei sono sbagliate? Bene, apra una discussione in seno alla Fidal, cerchi di farle cambiare, ma finché sono tali, vanno rispettate.
Da tutti.
Tito, continua così!
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...
scritto da Robbe67 , 22 Ottobre, 2009
Quando si vuole mettere la politica anche nello sport ("...responsabilità leghiste e forziste nelle leggi fumo sull'immigrazione approvate dai governi berlusconiani in vigore quasi ininterrottamente da 15 anni") oltre a scrivere cazzate buoniste (le regole ci sono per rispettarle, italiani e non!!) si fa anche una figuraccia per coprire la propria inadeguatezza si trincera dietro un salomonico "Sull'argomento preferisco non dilungarmi oltre...". E ti credo... con tutto quello che hai scritto, penso che non ce ne sia proprio bisogno...
Parli di Tito come "...Tito Tiberti, da buon esemplare di energumeno per i bimbi presenti," e poi in questo scritto infelice insegni che le regole non valgono.
Sei patetico, antisportivo ed antieducativo (...i famosi bambini che guardavano Tito allibiti..). Lo speaker vai a farlo alla Festa della Quaglia, va là, ma prima leggiti il regolamento.
Viva Tiberti!!!
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marco bertona
...
scritto da marco bertona , 22 Ottobre, 2009
Condordo con Bonesini che vuole un'altra FIDAL, ma qua si sta parlando di una non applicazione del regolamento, o meglio, di una organizzazione che, avvertita del problema, se ne frega bellamente.
Sul fatto che gli atleti stranieri vadano alle gare come delle cenerentole senza conoscere le regole è un PALLA BELLA E BUONA: le conoscono bene, come gli extracomunitari sanno quasi a memoria le regole che disciplinano l'immigrazione, ma sanno ancora meglio che, in atletica, sono poco rispettate.

Il razzismo in questo caso non è verso gli stranieri, ma straniero verso gli atleti italiani.

Sul fatto che tutti dovrebbero avere la possibilità di correre dappertutto sono più che d'accordo, ma a questo punto togliamo l'obbligo della visita agonistica e la "mutua".
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....commentare cosa???
scritto da Ivan Ruffini , 21 Ottobre, 2009
Quando ho letto questo articolo mi sono buttato sul Pc per dire la mia. Dopo aver letto più volte l'articolo, onestamente non sapevo cosa scrivere. Argomenti più disparati, considerazioni "non sense", politiche, sociali, commerciali, accusatori verso Tito e i Giudici toccare agomenti come nazismo ed ebrei, ...ma che roba pessima hai fumato?
Poi chiede leggi più giuste, non leggi fumo, più tolleranza, democrazia e integrazione.
Detto questo però il Martinelli che fa?
Difende tutto il mondo che alla faccia delle regole (piacciano o no) fa ciò che gli pare e su quegli atleti ci fa la cresta.
Si perchè sti ragazzi alle spalle hanno manager e organizzatori che li sfruttano, se vanno forte bene, ...altrimenti calcio nel culo e a casa.
Caro Martinelli, ...se proprio ti stanno a cuore sti ragazzi, tramite i microfoni o il video della tua Tv, comincia a fare nomi e cognomi di questi "negrieri del 2000" ...che tu conosci molto bene!!!
Un ultima domanda? hai descritto il comportamento nevrotico di Tito, secondo te invece come si è comportato il tuo amico Lonardo???
Da ciò che leggo un "dittatorello centroamericano", un piccolo Stalin, ...o tu lo consideri un democratico?

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mah!
scritto da Anne M , 21 Ottobre, 2009
trovo questo articolo delirante e privo di di argomentazioni valide... la situazione appare chiara: c'è una regola Fidal, nata per promuovere le realtà podistiche territoriali, che viene ora passata come regola Nazista! Anche a livello amatoriale le "ingiustizie" nelle classifiche vengono mal sopportate, immagino che quando si tratta di alti livelli e non di prosciutto o lonza la questione si faccia ancora più accesa... ed è giusto, è giusto difendere le proprie ragioni, soprattutto se SUPPORTATE da un regolamento! L'organizzatore che dice "decido io" mi sembra come quei bambini arrabbiati che fermano il gioco gridando "la palla è mia e decido io", infantile appunto! Un triste esempio per quei bambini di cui parla il signor Martinelli, quello sì che è uno spettacolo che eviterei a mio figlio!

Grazie a Simona, che, ami avviso, con le sue precisazioni sul regolamento, ha dimostrato che forse uno Speaker si deve limitare a parlare durante le manifestazioni per intrattenere i presenti, e no prima o addirittura dopo per giudicare e sparare sentenze gratuite su materie che non conosce!!!
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Credo che Lonardo paghera' di tasca sua i suoi gravissimi errori
scritto da stefano morselli , 21 Ottobre, 2009
Posso comprendere il disagio di chi come Daniele si trova nella scomoda posizione di speaker perche' io stesso mi diletto in questa attivita', proprio per questo mi sono scolpito in testa che ognuno deve svolgere il ruolo per il quale è stato ingaggiato e per il quale ha le competenze. Lo speaker fa lo speaker, il giudice fa il giudice, l'atleta fa l'atleta e l'organizzatore deve fare l'organizzatore, tutti devono svolgere il loro compito, che piaccia o non piaccia, nel rispetto delle regole vigenti.
L'organizzatore che ha richiesto l'omologazione alla Fidal ha accettato le regole della stessa.
L'atleta tesserato Fidal e' tenuto al rispetto delle stesse.
Il giudice alla loro applicazione completa senza interpretazioni personali, infine lo speaker deve, nel rispetto delle gerarchie, fare da portavoce.
Ma in una gara Fidal chi comanda? La risposta è chiara e unica, comandano le regole Fidal che vengono applicate dei giudici. L'organizzatore in quanto tale deve curare gli aspetti organizzativi ma chi puo' correre e chi deve'essere premiato lo decide la GIURIA.
Detto questo mi aspetto che la Fidal (vi assicuro che le carte questa volta le stanno analizzando per bene...):
A) obblighi l'organizzatore che "sorrideva tranquillo" ad integrare i premi a chi è stato svantaggiato e a toglierli, se ci riesce, a chi li ha presi impropriamente.
B) Governi, formando ed obbligando tutti i giudici di tutte le regioni ad applicare il regolamento e punendo chi non rispetta le regole, atleti, organizzatori e giudici.

Le regole possono essere anche discutibili ma queste sono, non sono ne di destra ne di sinistra, sono regole, se Tito ha perso le staffe ha sbagliato pure lui anche se ha un'attenuante pesante, quella del cittadino che confidava nel giudice il cui giudizio teoricamente supremo è stato soverchiato dal despota di turno.
Le motivazioni che hanno spinto la Fidal ad impedire la partecipazione degli stranieri alle gare extraregionali sono evidenti e non certo finalizzate alla discriminazione raziale.
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Fabio Maderna
Un clamoroso auto goal!
scritto da Fabio Maderna , 21 Ottobre, 2009
Ma di soprannome Martinelli fa Niccolai? Eh si perchè se il suo scritto voleva essere una difesa del sig. Lonardo ha fatto un clamoroso auto goal che solo a Niccolai (e a Lucio recentemente) venivano.
Possono anche essere sbagliati e non piacere, ma fino a quando ci sono le REGOLE vanno rispettate e non la butti sul razzismo che non c'entra niente.
A Cremona tutto il podio era straniero ma nessuno ha detto "ba" perchè gara internazionale.
Conosco poco Tito Tiberti, ma per quel che lo conosco sono sinceramente più portato a credere a lui che alla sua versione dei fatti.
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Signor Martinelli...
scritto da Fabio Ricci , 21 Ottobre, 2009
...ma come fa a sostenere che "..La regolina, palesemente discriminatoria e dal sapore razzista, appare in un comma sepolto fra le paginette del regolamento Fidal che spunta da una tasca del giaccone del giudice"?
Chi conosce il regolamento Fidal sa di quella regola che lei sembra ignorare; se invece la conosceva già, non ricordo sue battaglie per farla cambiare.
Rispetto per Tiberti che chiede solo il rispetto delle regole e RADIAZIONE per gli organizzatori che le infrangono infischiandosene anche dei giudici.
p.s.
ma lei le tasse le paga o, ritenendo siano ingiuste, le evade?
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mamma fidal continua a dormire...
scritto da daniele bonesini , 21 Ottobre, 2009
Io concordo con Martinelli.
Non è corretto che un'atleta solo perchè non italiano non possa gareggiare.
Ma vi dirò di più.
Secondo me non è nemmeno corretto che un italiano, perchè nei primi 10 nelle graduatorie, non possa competere con gli altri.
Secondo me tutti hanno il diritto di partecipare a tutte le gare.
Diciamocela tutta, la formula dell OPEN non ha senso.
Se una gara è provinciale devono essere ammessi solo i tesserati provinciali.
Se è regionale solo i tesserati in regione.
Senza distinzione di nazionalità e senza "liberatorie" OPEN per gli atleti fuori provincia.
Se no che senso ha classificarle provinciali?
Sappiamo tutti che la formula "provinciale open" è stata inventata dalla Fidal per dare il contentino agli organizzatori.
Con questa formula infatti gli organizzatori risparmiano qualche centinaio di euro di tassa di iscrizione e di contro hanno la perdita di solo qualche atleta straniero o italiano.
E per gli italiani, poi, è sempre valido il "permessino" che viene presentato immancabilmente ad ogni gara da tutti i tesserati militari.
Comunque è inutile chiedere che a far rispettare le regole sia la stessa federazione che l'anno scorso permise alle società militari di prender parte al campionato italiano di società di cross 2008 a Monza, senza aver i requisiti per farlo come da loro deciso.
Se il controllore è anche il primo evasore....
Io resto dell'idea che tutti debbano poter gareggiare contro tutti.
Se al posto di un Ghallab ci fosse stato un Gebresilasie forse Tito sarebbe stato onorato di subire la sconfitta.
Come magari onorato sarà stato tante di quelle volte l'amatore di turno che sarà stato battuto da un forte atleta qual'è Tito a gare di minor spessore, quelle gare paesane che tutti gli atleti come Tito avranno almeno una volta utilizzano la domenica qual allenamento.
Chiediamo regole più giuste.
E riflettete su Monza 2008.
Io ancora non l'ho digerita quella furbata all italiana.
Perchè l'Esercito e le Fiamme Gialle si e l'Atletica Da PAura no?
Arese rispondi, grazie.

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Vergogna
scritto da matteosun , 21 Ottobre, 2009
Un articolo vergognoso, ci sarà anche libertà di pensiero, ma questo è troppo. Ce ne fossero di Tiberti nell'atletica e non.
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Io son d'accordo con Tiberti
scritto da Alessandro Muoio , 21 Ottobre, 2009
Se ci sono dei regolamenti (giusti o sbagliati che siano) bisogna rispettarli... ma purtroppo oggi la corsa è diventato un buisness e organizzatori affamati di soldi accettano iscrizioni che non sarebbero tenuti ad accogliere... ma ovviamente se nelle liste di partenza di una maratona/maratonina figurano atleti africani molto veloci, beh come uno specchietto per allodole attirano molti altri podisti portandoli all'iscrizione di quella manifestazione... un metodo subdolo per far soldi. Quindi fossi nel signor Martinelli eviterei di buttarla sul razzismo, troppo facile attaccarsi a questo argomento... e lo dice uno che di destra certamente non è! Ribadisco di concordare con il fatto che il regolamento così com'è non è il massimo della vita, ma un atleta o una societa quando si affiliano alla Fidal sono tenuti a rispettarne le regole... se no possono evitare di associarvisi.
Cordialmete
Alessandro

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scritto da roberto2 , 21 Ottobre, 2009
..leggere il suo articolo mi ha fatto arrabbiare ancora di più. Ma è possibile far rispettare e pretendere fortemente di rispettare i regolamenti senza sfociare nella solita parolina: razzismo.
Far rispettare le regole era un buon insegnamento per quei ragazzini che lei dice erano presenti.
Il gesto "clamoroso" di Tito avrebbe dovuto essere colto anche dagli altri atleti presenti e far unico fronte. E invece..
Il patetico in questo caso risulta invece lei che tenta di difendere un personaggio indifendibile che non rispetta e non ha rispetto per niente e nessuno.
Comunque, alla fine di tutto, non crediamo alle favolette. Gli atleti di vertice, o top runners, sanno perfettamente le regole e i regolamenti, anche i loro "accompagnatori" ne sono a conoscenza, compresi quelli che portano alle gare atleti stranieri, ma si sa che fare i furbi conviene, magari trovi atleti tonti che non reclamano, giudici ciechi che non vedono (ma se vedono vengono poi minacciati)e organizzatori che fanno come vogliono.
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regole, Lowly rated comment [Show]
Zio Frank
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scritto da Zio Frank , 21 Ottobre, 2009
Le regole come le leggi vanno rispettate, che piacciano o meno.
L'Europa piuttosto ci deride per l'abitudine italiana di non rispettarle o aggirarle a proprio favore.
Come avete fatto voi.
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scritto da paola p. , 21 Ottobre, 2009
Sig. Martinelli, ma prima di scrivere un articolo e dare etichette alle persone, non le conveniva informarsi di chi stava criticando?
Ah! certo Lei è "speaker della manifestazione", lo farà senza scopo di lucro, probabilmente non sà che fare la domenica mattina, e allora via ad Alessandria ad aiutare Lonardo che "... può sorridere tranquillo e dire al giudice di "non preoccuparsi"che per le premiazioni si atterrà alla classifica degli arrivati infischiandosene...", si infischiandosene degli atleti che dopo una settimana di lavoro e allenamento danno i soldi alla sua organizzazione (senza scopo di lucro) per scaricare la tensione nervosa, perciò, come deformazione professionale come parla di getto scrive senza pensare.
Il Tiberti , razzista, nazi-fascista e berlusconiano che lei definisce, doveva essere ...molto, molto arrabbiato perchè il Soggetto in questione ha concluso il suo percorso scolastico con un Master in "Peacebuilding e gestione del conflitto". Questo dopo essersi laureato cum lode in Scienze sociali e cooperazione per lo sviluppo, cooperazione internazionale; cum lode in "Economia Politica Istituzioni Internazionali" tesi di laurea sui flussi migratori; Essere stato membro del Senato accademico in rappresentanza dell'UDU (Associazione sindacale di sinistra studentesca); più volte invitato a conferenze e manifestazioni per parlare della resistenza , e cofandatore di una sede antifascista a Pavia; Ideatore di progetti internazionali nelle Favelas di Brasilia, di Fortaleza, ecc. ecc. per lo SCAIP ONG, Stagista per le l'UNRIC (ONU ITALIA), e poi prima di commentare la persona chieda a tanti ragazzi extracomunitari con cui Tito sicuramente si onora d'essere amico, della disponibilità che trovano in lui per il disbrigo delle problematiche che si trovano a dover affrontare sul territorio italiano ,citandola,"... per le quantità industriali di responsabilità leghiste e forziste nelle leggi fumo sull'immigrazione approvate dai governi berlusconiani in vigore quasi ininterrottamente da 15 anni..."; per non raccontare delle minacce e aggrassioni "fasciste e razziste" subite per i suoi interventi a favore del rispetto delle regole in qualsiasi ambito.
E per concludere io non la considero "patetico" ma solamente disinformato e un po' imprudente.
In un mondo senza regole i cafoni e i furbi la fanno da padrone.
Ogni persona può sbagliare, può rimediare scusandosi. Paola
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scritto da SimonaViolaCostante , 21 Ottobre, 2009
Caro Daniele, ci conosciamo da anni ormai e mi spiace leggere ciò che scrivi... sinceramente mi aspettavo che qualch'uno la buttasse sul razzismo... ma francamente non pensavo proprio!!!
Non credo, anzi sono sicura che non sono i "comunisti" come Tito a far allontanare i giovani all'atletica ed alle corse su strada, ma bensì i Lonardo di turno e chi li appoggia nel non rispetto delle regole esistenti!!! ... Ho già detto in altre occasioni che se le regole non sono ritenute corrette, in un paese civile ci si rivolge a chi di dovre x cambiarle e non si aplica il principio molto fascista "a casa mia faccio il c...o che mi pare!!!! E x finire ti sei risposto da solo sul fatto di quanto sia razzista la regola, se affermi che Ivana non risulta in classifica... e mi sembra Italianissima ... P.S. il regolamento prevede che gli atleti Italiani presenti nei primi 10 posti delle graduatorie Nazionali dell'anno precedente, non quello in corso, quindi non é x il 34'12" o x 1h13'0/" di questo anno che non poteva gareggiare...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2009 18:21
 
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