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Gen 21, 2019 2455volte

Canegrate (MI) - Cross per tutti, forse troppi

Faranno atletica da grandi? Faranno atletica da grandi? Roberto Mandelli

Chiarisco subito che “forse troppi” non si riferisce certo al numero dei partecipanti alla seconda prova del Cross per tutti, che anzi ha fatto registrare dei numeri davvero importanti, numeri che replicano il successo della prima prova (Cesano Maderno), oltre a confermare l’apprezzamento globale verso la manifestazione. Ma di questo do chiarimento più avanti, prima è giusto dare tutto lo spazio che merita a questa gara, corsa domenica all’interno del parco del Roccolo, un’area verde di 1500 ettari, situata a nord ovest di Milano.

Entrata per la prima volta nel circuito Cross per tutti, questa corsa campestre ha dimostrato di avere i numeri per fare bene; organizzazione curata dall’Atletica P.A.R. Canegrate che non ha fatto mancare proprio niente a chi ha deciso di partecipare. A cominciare dal percorso, a mio avviso uno dei più belli, perché contiene tutto ciò che ritengo debba esserci in una corsa campestre: curve secche ma anche tratti rettilinei dove rifiatare, un boschetto che ha rappresentato una parte molto tecnica del percorso, ma anche la possibilità per il pubblico di assistere per lunghi tratti al passaggio degli atleti.

Condizioni del terreno praticamente perfette: la pioggia di alcuni giorni orsono ha reso meno secco il terreno, la temperatura era fredda ma non abbastanza da gelare il fondo su cui si correva, il risultato finale era ottimo. Chi aveva la forza di spingere poteva farlo senza grossi problemi, anche senza le scarpe chiodate, più dannose che utili in questa circostanza e in molte altre.

Numerosissimi i volontari, che tra l’altro hanno dovuto gestire un afflusso di macchine fuori dal comune per una gara di questa tipologia. Presenti in molti anche sul percorso, a sorvegliare con discrezione che tutto girasse come si deve, cosa non facile dato che complessivamente sono stati quasi 2000 i partecipanti. A proposito di “numeri”, da rilevare un’esagerata discrepanza tra gli atleti dichiarati come iscritti (“quasi 2600”) e quelli classificati (1762); da considerare che la giornata era certamente fredda, ma non impossibile da un punto di vista climatico (quindi si può ritenere non fossero molte le rinunce) e che la distanza più lunga era di 6 chilometri (pertanto si può ipotizzare un numero di ritiri molto contenuto).

Tornando agli aspetti organizzativi: spazi in abbondanza per i parcheggi e per chi doveva montare le tende del proprio gruppo, spogliatoi sufficientemente adeguati con acqua calda, almeno fino alle 11.00, non so dopo. Infine, ristori discretamente dotati, in particolare di abbondante the caldo, la bevanda più amata dai podisti (probabilmente dopo la birra), soprattutto nel periodo invernale.

Insomma, ben meritati i complimenti a Ubi Scordamaglia ed a tutto lo staff di P.A.R. Atletica.

Andando nel dettaglio dei numeri: sono quasi 500 i master, tutto il resto appartiene alle categorie giovanili. Tutto bene? Si, però…. E qui vengo al titolo Cross per tutti, “forse troppi”. Di certo giovani e giovanissimi vanno incoraggiati verso l’atletica, sono stato e sono impegnato su questo fronte, tuttavia mi chiedo quanto sia veramente produttivo portare sui campi a gareggiare dei bambini di 7-8 ma anche 5 e 6 anni (in totale erano in 743 della categoria esordienti). Lo hanno preso davvero come un gioco? Si, perché se metti un pettorale addosso, le cose cambiano. Ho visto tecnici entusiasti ed appassionati di trovarsi sul campo di gara coi bambini, diversi genitori un po’ meno. Non ho certezze assolute, invece qualche dubbio mi viene nel definire fino a che punto sia producente per bambini di 5, 6 e 7 anni correre per 6 domeniche quasi consecutive (magari ne potevano bastare di meno per fare l’esperienza), ripeto, col pettorale addosso; poco conta che non ci siano premiazioni, c’è un tempo ed una posizione in classifica, qualcuno arriva davanti e qualcun altro dietro, in quello che dovrebbe essere un gioco.

Conosco diversi bravi tecnici del settore giovanile, capaci di far passare il messaggio che, anche col pettorale addosso, anche se si finisce davanti, oppure dietro, si tratta sempre di giocare. Spero che tanti altri siano altrettanto capaci di convincere i bambini, specialmente quelli meno dotati, ed i loro genitori, che si tratta comunque di divertimento. Il rischio abbandono, mi si creda, è il peggiore di tutti. Se si guardano i dati statistici c’è da preoccuparsi: già nella categoria ragazzi (segue quella degli esordienti) i numeri sono più che dimezzati; per non parlare del passaggio alle successive categorie, a partire dagli allievi, qui si viaggia ad un rapporto di 1:15, 1:20, anche in questa stessa manifestazione.

Se invece si pensa che la grande atletica possa partire da… tanti esordienti che gareggiano, allora ho molti meno dubbi, credo che l’errore sia ancora più grande.

Sono tutte considerazioni e riflessioni personali, che originano da esperienze dirette e portano ad avere qualche dubbio sul migliore percorso possibile per avvicinare i ragazzi ad uno sport che io amo davvero, e non sono l’unico.

In mezzo a tutto ciò vi è una certezza, un messaggio per i giovani e giovanissimi, e per i loro genitori: FATE ATLETICA, NON FARETE MAI PANCHINA.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Roberto Mandelli

4 commenti

  • Link al commento Martedì, 22 Gennaio 2019 16:49 inviato da Luca Budel

    Da quando riescono a deambulare i bimbi iniziano ad essere competitivi. I miei figli gareggiavano per chi arrivava prima al cancello, alla porta della macchina, a chi finiva prima la pizza. Fa parte della natura umana. L'importante è declinare nel puro divertimento lo spirito della competizione, senza angosciare i piccoli per il risultato. In questo senso l'atletica permette a tutti di partecipare. A differenza di altre discipline, cito il calcio in quanto fenomeno nazionale, dove a 6 anni gli allenatori selezionano già i più bravi lasciando in panchina (appunto) i più scarsi. E' poi ovvio che su 100 esordienti di oggi, tra 10 anni saranno 7 o 8 a praticare ancora l'atletica. Ma è parte di una evoluzione numerica sempre esistita nello sport, non solo nell'atletica. Ben venga quindi il Cross per Tutti che mette sul prato TUTTI E NON TROPPI dai 6 agli 80 anni

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  • Link al commento Maurizio Lorenzini Martedì, 22 Gennaio 2019 15:48 inviato da Maurizio Lorenzini

    io voglio, vorrei, che i bambini facessero “atletica” per gioco da piccoli, almeno fino a 10-11 anni, ma che poi continuassero a farla da grandi. Senza scomodare il passato e fare improbabili confronti, se oggi ci mancano i campioni vuole dire che si è sbagliato qualcosa nel percorso di avvicinamento. I meno dotati a correre magari lo sono di più in altre specialità. C’è la corsa, e se corri piano “finisci in panchina”, ma l’atletica è anche saltare e lanciare, ogni ragazzo può trovare la sua specialità strada facendo. Poi sceglierà in base a quello che gli piace o quello che gli riesce meglio (non è detto che le due cose coincidano da subito). In tenera età deve, dovrebbe, passare il messaggio di “riuscire” a fare qualcosa, sia essa correre più veloce, lanciare più lontano o saltare più in alto. Piuttosto che battere l’avversario.

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  • Link al commento Martedì, 22 Gennaio 2019 15:10 inviato da Spino

    Sono da sempre stato contrario all' avvio in tenera età all' attività agonistica.
    Mi spiego meglio, un conto è il gioco un ' altro è cimentarsi in competizioni individuali a 7/ 8 anni.
    Ora adirittuara si parla di bimbi di 5 / 6 anni.
    Penso che a tali età sia fondamentale compiere una gamma di esperienze motorie il più diversificate possibile.
    Anticipare le competizione anche a 10/12 anni lo reputo non molto utile.
    Meglio sarebbe poter avere quotidianamente stimoli ludico sportivi molto vari.

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  • Link al commento Martedì, 22 Gennaio 2019 00:40 inviato da FMr

    Per l'esperienza che ho, di essere stato papà che portava i figli a correre, e di nonno che molto più raramente vede i nipotini correre, penso che in età molto, molto giovanile la corsa sia vista come un divertimento e una gioia per i bambini (salvo che non si trovino dei genitori fanatici, come quelli di cui spesso si legge per le gare di calcio). Forse è dopo i dieci anni (circa) che l'atletica (e non parliamo, per esempio, del tennis!) comincia a diventare un impegno, un lavoro quasi, e gli allenamenti cui i ragazzi sono sottoposti li fanno disamorare dello sport. Questo spiega, a mio parere, il calo delle categorie allievi e successivi. Quando forse i meno dotati cominciano a essere messi "in panchina". Fin che ciò non succede, ben vengano i cross "per tutti"!

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