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Ott 16, 2018 Angelo Marchione 1719volte

Maratona di Chicago 2018: un 80% che può crescere

Il gruppo astigiano a Chicago Il gruppo astigiano a Chicago A. Marchione

Non è la prima volta che corro una maratona in terra USA. Sono già stato recentemente a Boston e New York nel 2017. Pensavo: sarà una maratona come New York. Il tracciato con lunghi rettilinei, molte curve a 90 gradi, pochissimi metri di altimetria, clima quasi come quello della Grande mela, molte persone lungo il percorso che fanno un tifo assordante ed indiavolato, e qualche protesta per The President. Mi ero preparato in questo modo per affrontare la Chicago Marathon.
In fondo le grandi maratone americane sono come gli americani. Imponenti nella organizzazione, non lasciano nulla al caso, un numero enorme di volontari lungo il percorso e forze di polizia che quando corri ti trafiggono con un’occhiata come per dire: siamo qui, non fare nulla di strano, tu pensa solo a correre perché quello è il tuo compito, noi pensiamo alla tua sicurezza.
Infatti durante la maratona pensavo a correre ma anche a quello che accadeva intorno a me. Non avendo più un’età giovanile e non essendo più stressato dal risultato finale, la maratona ora cerco di interpretarla con serenità; in questo modo mi godo anche il panorama attorno. Certe volte però quei 42,195 km chilometri non passano mai, sembrano lunghi come una quaresima. All’estero allora ragiono in miglia e mi ripeto che sono solo 26,2 miglia da percorrere. Le miglia sono di meno dei km, ma a maggior ragione certe volte non passano mai.
Con i km, per riflesso condizionato, controllo molto l’orologio durante la gara. E qui arriva la prima sorpresa. Al termine della corsa vedendo i dati registrarti dal mio fedele Garmin, c’era qualcosa che non quadrava. Il chilometraggio mi risultava di 42,39 km. Al mio amico con cui correvo fianco a fianco 43,2. Ad un altro 41,5 km. Avrei percorso, secondo l’orologio, diversi tratti a 4.10 min./ km.  Tempi oramai lontani dal mio attuale ritmo gara. Di sicuro non ho seguito il tragitto ideale della corsa per cui avrò aumentato i metri. Riflettendo ho notato che lungo il percorso bisognava attraversare diversi sottopassi di una certa lunghezza. Evidentemente in questi tratti l’orologio non catturava il GPS. Strano che a Chicago, 3 milioni di abitanti, la terza degli Stati Uniti per popolazione, grande centro economico, con una maratona che ha fatto registrare nel 2018 quasi 60.000 partecipanti o poco più, non  funziona bene il sistema GPS? Ma non siamo mica in Italia dove nella mia piccola città di Asti, a 2 km dal centro, quasi non esiste l’ADSL e si naviga a 2-3 MB. Il GPS è importante per il podista. E’ il pane quotidiano degli allenamenti e mi farebbe piacere sapere a quanto sono andato km dopo km o miglio dopo miglio.
Forse si potrebbe cambiare questi tratti del percorso. Ma non so se è possibile. Il traffico veicolare di Chicago anche la domenica è molto intenso, nonostante una rete molto efficiente di metropolitana e mezzi pubblici. Il percorso, suppongo, sembra non sia esclusivamente riservato ai podisti come invece avviene in altre maratone internazionali (vedi Londra, Boston). Anche qualche tratto del tragitto è periferico con poco pubblico. Mi sono ricordato di certe maratone italiane dove la gente si vede solo alla partenza e all’arrivo e il tragitto è formato da molti tratti da campagna,
Il percorso di Chicago è comunque molto filante. Si passa per quartieri molto caratteristici quali Little Italy e China Town, costeggiando per un tratto il Lago Michigan. Il pubblico è appassionato ma non così numeroso come a Boston e New York. A Chicago lo sport principale è il basket grazie alle imprese sportive del leggendario Michael Jordan, il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi - come definito dalla National Basketball Association (NBA) -. Forse per causa di questo fattore mi è sembrato che da una buona parte della popolazione non ci sia ancora un completo apprezzamento del fenomeno maratona come avviene invece a Boston, dove la città  è chiusa un giorno intero per la manifestazione e il podista viene trattato con i guanti bianchi, il finisher considerato quasi un eroe. Boston è Il culto della maratona e New York la segue a ruota. Chicago se ha ambizioni di Major più grande del mondo deve studiare ancora da runner, e non solo da organizzazione  che programma l’evento.
Questo risulta evidente anche sul booklet dell’Official Program della maratona dove ho trovato molte notizie sui vari programmi di charity, molta  pubblicità, il saluto del sindaco, del direttore di corsa, di qualche esponente della Bank of America che sponsorizza l’evento, ma pochissime notizie sul percorso, sulla dislocazione dell’area di arrivo con le varie strutture ricettive di accoglienza e sanitarie, nessun accenno ai responsabili organizzativi dei vari settori della manifestazione  e dello staff in corsa, insomma, le notizie pratiche che interessano il runner. E’ vero che c’era la app da scaricare che doveva supplire a ciò ma l’ho trovata alquanto misera nelle informazioni essenziali, eccetto forse che per le previsioni meteo.
Nonostante questo, ringrazio tutti per l’enorme lavoro svolto. Ringrazio le migliaia di volontari lungo il percorso che ci hanno coccolato con acqua, integratori a volontà, cibo e vaselina che ho involontariamente passato ai miei compagni di gara con qualche grissino salato prendendomi delle maledizioni. Voglio ringraziare il Chicago Police Departement   perché li ho visti distribuire insieme ai volontari bicchieri d’acqua (mai visto prima). Non è stato invece distribuito tè caldo durante il percorso. Solo bevande fredde ed in quantità industriale.  Perché non distribuire tè caldo come succede da noi in Italia? Le maratone autunnali o primaverili in USA sono imprevedibili per il meteo e può fare anche molto freddo oltre che caldo. Infatti durante la gara tirava vento con scrosci di pioggia violenta.
Al traguardo l’organizzazione offriva le solite bevande fredde e ghiaccio in sacchetti di plastica. Il ghiaccio servirà se hai dei traumi. Al posto del ghiaccio e della birra gelata avrei preferito una bella tazza di tè caldo.
Proprio Il tempo è stata la variabile principale della maratona. I giorni precedenti vento freddo e temperatura che oscillava tra gli 8 e 16 gradi  centigradi con pioggia intermittente a volte scrosciante, poi la sera quasi caldo. Come abbigliarsi per la gara? Canotta? maglia a manica lunga o corta e canotta? Il giorno della maratona ho visto che molte persone locali erano in canotta e qualcuno portava nei taschini dei pantaloncini delle plastiche tipo sacchi della spazzatura, probabilmente per ripararsi dalla pioggia. Non faceva freddo ma era molto umido. Il nostro gruppo è partito con impermeabilini leggeri e trasparenti. Durante la gara ci sono serviti perché a volte la pioggia era molto intensa. Il mio amico con il quale ho corso tutta la maratona se ne è disfatto al 40° km non fidandosi della   variabilità del tempo. Abbiamo maledetto la pioggia ma poi vedendo i giorni successivi di lunedì e martedì dove le temperature sfioravano i 30° C con abbinata elevatissima umidità abbiamo capito che se correvamo con queste condizioni atmosferiche avremmo fatto ben pochi km.
Anche la partenza fissata alle 7.30 invece delle solite ore 9.30 è risultato un fattore positivo per evitare, in caso di caldo eccessivo, guai peggiori per i partecipanti. Un’ altra critica riguarda l’Expo, monopolizzato dallo sponsor principale, Nike. Altri marchi specializzati in running erano poco visibili o non c’erano.
Comunque una maratona si giudica oltre che con il cervello anche con la pancia. La mia sensazione di runner è stata abbastanza positiva perché la gara è scivolata via km dopo km ed anche miglio dopo miglio, poiché tante erano le “distrazioni” che quasi non ti accorgevi del percorso.
Chicago è una bella città ricca di cultura, posti caratteristici, attrazioni varie. La sua maratona mi è sembrata una via di mezzo tra quella di Boston e New York. In ogni caso per scalzare l’immaginario podistica collettiva di New York, penso che Chicago debba impegnarsi ancora di più. Alla fine, a mio parere, un evento riuscito all’ottanta per cento.

 

L’autore fa parte del gruppo degli “Ambasciatori per lo sport della città  di Asti”, che girano in Italia e nel mondo correndo maratone e portando alle varie amministrazioni e organizzatori i saluti della città, con documentazione varia delle attività svolte nel territorio astigiano. A Chicago hanno donato alla responsabile degli eventi Alisha Daytner il sigillo della città di Asti e alcuni libri sulle bellezze artistiche e culturali del territorio (come il Palio).

1 commento

  • Link al commento Mercoledì, 17 Ottobre 2018 19:15 inviato da giorgio

    Bellissima carrellata di ricordi e puntuali rilievi tecnici. Grande Angelo

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