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Giu 19, 2020 799volte

Ottimo 5000m in Svizzera per Francesca Tommasi

Francesca Tommasi Francesca Tommasi Foto FIDAL

16 Giugno - Reduce dalla vittoria del virtuale “10mila d’Italia”, questa volta Sara Tommasi è scesa in pista a Wetzikon, in Svizzera, rendendosi protagonista di un ottimo 15:37.13 sui 5000 metri.

Il crono ottenuto dalla 22enne portacolori dell’Esercito costituirebbe il primato italiano under23 sulla distanza, ma trattandosi di gara mista, con uomini e donne in gara contemporaneamente, il record resta il 15:37.59 realizzato da Orietta Mancia a Gateshead (Gran Bretagna) il 28 agosto 1989.  

La veronese, al rientro dopo una lunga pausa causa periostite, poi prolungata per il blocco covid, ha corso in oltre sette secondi in meno rispetto al suo pb di 15:44.90, quando ottenne il quinto posto agli Europei under 23 di Gavle.    

Tommasi, allenata da Gianni Ghidini, ha chiuso in seconda posizione alle spalle della tedesca Elena Burkard, che ha chiuso in 15:27.57. Primo uomo l’elvetico Meeusen in 15:04.50.

Nell’unica altra gara della serata, i 1000 metri, successi per la svizzera Selina Buchel in 2:41.63 e del francese Baptiste Mischler in 2:19.81.

Il meeting si è svolto a porte chiuse, con gli atleti partiti tradizionalmente in linea. Otto le serie di 1000 metri e tre di 5000.  

Le parole della Tommasi, tratte dal sito FIDAL: “Non vedevo l’ora di tornare a gareggiare e sicuramente sono molto contenta. Mi sentivo un po’ spaesata, ma ho trovato condizioni ideali di meteo, con temperatura intorno ai venti gradi, e per il ritmo. Sono rimasta senza avversarie come punti di riferimento al quarto chilometro e lì ho avuto un rallentamento, poi mi sono ritrovata nel finale e ho chiuso in modo decente. Dopo l’arrivo, invece di stringerci la mano, ci siamo toccate con il gomito e quella è stata una cosa diversa dal solito, però anche simpatica. Ero pronta per gareggiare già a marzo, dopo essermi fermata per una periostite, ma proprio in quel periodo si è interrotta l’attività. Una situazione disorientante per tutti gli atleti, perché abbiamo dovuto accantonare i nostri obiettivi per qualcosa di più grande di noi”.