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Set 28, 2020 1423volte

Federica Moroni, welcome in San Marino (not Italy)

Federica Moroni, welcome in San Marino (not Italy) Roberto Mandelli

27 settembre - Non è la prima volta che la classifica assoluta di una maratona vede in testa una donna: certo, non accade nelle maratone dove il tintinnio della moneta attira da ogni dove i mercenari maschi e i loro manager. Ma per Federica Moroni, primatista italiana di vittorie sui 42.195, e seconda al Passatore nel 2019, che aveva cominciato lo sciagurato 2020 con un paio di vittorie nella propria regione (Maratona di Crevalcore, Ultra della Pace di Bagnacavallo), non è una novità totale, dato che il 2 febbraio scorso aveva vinto, seppure a pari merito con Francesco Lupo, la maratona Ippociok a Fusignano, andando appena sopra le 3 ore. Più volte ne abbiamo descritto le imprese, fino alla mezza di Casal Borsetti di due settimane fa, dove aveva vinto (solo tra le donne, stavolta…). Però a memoria non ricordiamo una maratona nella quale la prima donna preceda di oltre 9 minuti il primo uomo, come invece accaduto per la maratona “special edition” di San Marino, introdotta in via straordinaria nella già collaudata Ekiden Marathon (per squadre di cinque staffettisti, su distanze variabili ma tutte rapportate al circuito di 5,9 km nel quale la manifestazione è stata instradata), con centro ai 520 metri slm del Borgo Maggiore.

Ma facciamo due digressioni storiche, una a breve distanza e una a più ampia gittata, ma tuttavia (azzardo) determinante per lo svolgimento della gara. Podisti.net era nato da poco più di un anno, quando nella RSM si disputò la prima maratona (7 ottobre 2000): partenza e arrivo in cima, circuito iniziale e poi discesa che – se ricordo bene – ci portò a sconfinare in Italia (l’organizzatore era un riminese, Zavatta se non erro), e infine risalita; insomma, un dislivello abbastanza pauroso, dichiarato dagli organizzatori in 2066 metri. La finimmo in 183, nella nebbia. L’esperienza tornò nei due anni successivi, fino al 20 ottobre del 2002, su un percorso diverso, ma sempre concluso dalla salita alla zona pedonale dei castelli e del merchandising (tanta paccottiglia, nessun giornalaio!): ci eravamo però ridotti a 126, è chiaro che l’esperienza non poté durare a lungo; e di San Marino come sede di maratone individuali non si parlò per un pezzo.

La seconda digressione arretra al 17 ottobre di 281 anni fa (1739), quando lo Stato della Chiesa, col pretesto ‘sovietico’ di tutelare la popolazione dall’oppressione dell’oligarchia, occupò la Repubblica con un esercito di un centinaio di soldati comandati dal cardinale piacentino Giulio Alberoni. Ma i sanmarinesi resistettero, recuperando la libertà dopo meno di quattro mesi (5 febbraio 1740). Libertà conservata fino ad oggi, e in base alla quale San Marino non è Italia ma si basa su leggi proprie. Se fosse entrata a far parte dello Stato Pontificio, sarebbe poi stata annessa all’Italia, come la Romagna e le Marche che la circondano.

Dite che non c’entra niente? Bè, sarà un caso, ma la prima maratona stradale, su asfalto urbano, della penisola (a parte esperienze, diciamo così, quasi private svoltesi nelle settimane scorse), dopo gli annullamenti delle più grosse maratone autunnali, si è svolta in uno “stato estero”, dove non fanno testo San Mattarella o quello “che conta più di lui” (secondo quanto dicono a Perugia); dove le circolari dei nemici del podismo, i prefetti Gabrielli e Piantedosi, si fermano a Dogana. Dove insomma il Covid lo si combatte con un po’ più di giudizio.

Ecco allora che, a 9 giorni dall’evento (18 settembre), è apparsa in rete la notizia che la Ekiden Marathon si estendeva a una “special edition” individuale, con numero chiuso e altre limitazioni (niente spogliatoi e docce – ma libero accesso ai bagni pubblici cento metri sotto il traguardo, e agli altri sapientemente dislocati dai sanmarinesi lungo i viali), distanziamento in partenza, mascherine obbligatorie per i primi 500 metri.

Iscrizioni per soli 25 euro, un ristoro fisso poco sotto la partenza (banane, acqua, tè, idrosalini, biscotti), in progressivo impoverimento giro dopo giro (al personale ultimo passaggio dopo 4 ore e 06 agguanto l’ultimo mezzo bicchiere di tè rimasto; al mio arrivo non c’è più niente, però dietro c’era ancora gente con un giro di distacco). Pacco gara oggettivamente scarsino (in sostanza, una t-shirt che nel mio caso sembra di dimensioni spropositate), premiazioni ridotte ai primi tre assoluti, mentre per i partecipanti alla Ekiden c’era un sacco di premi, compresi quelli bizzarri, per esempio a squadre assemblate un tanto al braccio.

Giusto così, nel senso che noi ammalati di maratona, in crisi di astinenza (quanto al territorio nazionale) da sette mesi, e con vacche magre in prospettiva, dobbiamo solo ringraziare per l’ospitalità, e anzi fare il mea culpa se, complice anche la scarsa risonanza degli annunci, e probabilmente il tempo massimo fissato inizialmente in 5h30 (elevate ‘in corsa’ a 6), per una gara con un dislivello che sfiora i 600 metri, siamo venuti solo in 69 (contro i 275 staffettisti). Chissà se i sanmarinesi ci ospiteranno ancora, o si richiuderanno di nuovo alla sola Ekiden, dove la partecipazione è stata davvero qualificata e i risultati di buon livello.

Ha vinto una staffetta abbastanza stratosferica, a livello regionale, come la Gabbi-Diolaiti A di Fabio e Marco Ercoli, Diego Gaspari, Giacomo Pensalfini e Vasil Matviychuk con un tempo finale di 2:17:38 cioè 3:15 /km. Doppietta dello stesso team in campo femminile, dominato appunto dalla Gabbi-Diolaiti A donne di Monica Freda, Eliana Patelli, Luana Leardini, Eleonora Gardelli e Celeste Ferrini, decime assolute in 2.48:19 vale a dire 3:59/km. Trentotto le squadre maschili, sette le femminili, dieci le miste, regolate dal Bar Maina (mista, vabbè: 4 maschi, e la ciliegina di una donna a fare gli ultimi 7 km scarsi) in 2.50:08.

Logico che l’entusiasmo e le attenzioni pubbliche fossero rivolte soprattutto agli staffettisti: un video captato da quel mostro di Mandelli nel profilo Fb di un partecipante mi ritrae mentre, al terzo o quarto dei miei sette passaggi sotto il traguardo, devo vedermela con l’auto che precede la squadra dei primi (al suo ultimo cambio), si ferma nella piazza già affollata dagli staffettisti in attesa e quasi mi obbliga a fermarmi (vabbè, direte voi, da andare ai 7/km a stare fermi c’è poca differenza).
Il passaggio e arrivo erano al culmine dei cento metri di salita più dura dell’intero tracciato, peraltro tutto corribile, persino dal sottoscritto, sebbene parecchi del mio livello lo camminassero. A proposito di camminatori, per un po’ mi ha fatto compagnia il mantovano Marco Simonazzi, detto Ol Sindic per la sua passata candidatura alle elezioni comunali di Mantova, che insieme all’ingegnere lughese Daniele Zoli aveva adottato la tattica del birillo: nei numerosi tratti di strada in cui il nostro tracciato era separato da quello automobilistico mediante birilli, a 30/40 metri uno dall’altro, i due compagni adottavano la tattica di correre “per un birillo” e camminare per l’altro. Con questo sistema hanno chiuso in 5.54, tre minuti davanti alla “pantera rosa” bergamasca Carlotta Gavazzeni, forse la più ‘viaggiatrice’ dei partecipanti (in gran parte romagnoli, più cinque modenesi).

Percorso abbastanza suggestivo, sostanzialmente nella circonvallazione a mezza quota di San Marino, con qualche interferenza automobilistica solo verso il km 4, in prossimità della ex stazione ferroviaria, dove lavori in corso restringevano la nostra corsia a un metro scarso, che qualcuno si autoriduceva passando per la rotonda anziché seguire la chicane prescritta (devo dire però che di frecce segnaletiche ne abbiamo viste poche; mi echeggia nella mente la voce della bella vigilessa bionda posta a presidiare l’area, che a un tizio alle mie spalle dice “vadiquà”, non so se divisibile in “va di qua” oppure “vadi qua”).
Dopo di che cominciava il tratto panoramico, con vista a destra sul mare tra Misano e Gabicce/Gradara, e prospetto finale, in verticale alla nostra sinistra, dei tre caratteristici castelli. Suggestivo anche il passaggio per le due gallerie restaurate (a occhio, 5/600 metri complessivi a ogni giro), dove fra l’altro faceva anche più caldino rispetto al meno confortevole clima esterno (per fortuna è piovuto solo dopo le 5 ore di gara): hanno mandato a pallino le misurazioni dei nostri Gps, ma questo conta poco.

Ho detto della vittoria della Moroni in 2.53:03; secondo (e primo uomo) Luca Benazzi in 3.02:24. Sesta assoluta è la seconda donna, Fausta Borghini; undicesima la terza, Marta Doko.
Mi aspettavo qualche ‘supermaratoneta’ in più, ma ci siamo accontentati dell’ex presidente Luciano Bigi, uno dei patron della Maratona Alzheimer, che mi ha doppiato proprio mentre io stavo doppiando la Carlotta, e ha chiuso in 4.04, precedendo di poco un supermaratoneta emergente come Maurito Malavasi (primo dei modenesi, 4.12). Tra gli altri, ho rivisto con piacere, dopo il lungo blocco, l’ammiraglio Vincenzo Carulli (che dopo l’ultima nostra gara comune a Lanzarote aveva corso e raccontato per noi la maratona di Cartagine); la famosa pacemaker toscana Ilaria Razzolini, qui alla scorta dell’amica ipovedente Chiara; gli sposini di Magreta Bacchi-Mascia, sempre in luna di miele e che spesso ci hanno raccontato le loro maratone in giro per l’Italia; e l’altro toscano Massimiliano Morelli, 600 e passa maratone all’attivo, che al terzo giro ha tentato il colpaccio di superarmi ma si è arreso al penultimo, andando così a ingrossare la fila striminzita di chi mi è arrivato dietro.

Ma la sfida era soprattutto con noi stessi, con la nostra disabitudine a stare sulle gambe per 4 ore e più, la continua tensione fino al giorno delle gare cui siamo iscritti, nel timore che ci sia l’ennesimo annullamento, come leggiamo ogni giorno. Per fortuna, San Marino è una repubblica libera e indipendente: sebbene acciaccati e stanchi all’indomani, possiamo solo benedire la sua autonomia.

30 settembre - Estratto dal comunicato stampa della società organizzatrice.

Una partenza impressionante, con uno scatto fulmineo dalle prime file. Un ritmo di gara attorno ai 3 minuti al kilometro ha fatto sin da subito selezione tra i concorrenti della prima frazione di gara. Saldamente al comando nella categoria Team Pro, dal primo kilometro, la squadra “Gabbi Diolaiti Bologna - A”, composta da Fabio Ercoli, Diego Gaspari, Giacomo Pensalfini, Vasil Matviychuk e Marco Ercoli, con una velocità media spesso sotto ai 3’15” al km e il miglior tempo finale con 2h 17’ 38”. A seguire i team CorriForrest di Forlì e Dinamo Sport di Bellaria hanno lottato fino all’ultima frazione, rispettivamente arrivate al 2° e 3° gradino del podio, con il tentativo di recupero di Rachid Benhamdane (Dinamo Sport) nella 4° frazione di gara.

Nella categoria Team Corporate, la sfida più accesa con tanti sorpassi ad ogni frazione gara, si è vista tra le squadre EnerGreen, Colombini, MVP Sport e The Space.

Poi nel finale il sorpasso di Ilie Laurentiu (EnerGreen) su Federico Borlenghi (Colombini) regala al team EnerGreen la gioia della vittoria di categoria con il crono di 2h 30’ 35” e la seconda posizione assoluta. Al secondo posto il team Colombini, al terzo MVP Sport e The Space al quarto.

Le migliori prestazioni assolute in campo maschile, nelle rispettive frazioni, sono di Giacomo Pensalfini, con il tempo di 18’ 29” nel giro singolo di 5,9 km (media di 3’07”al km) , Vasil Matviychuk, con il tempo di 37’ 02” nel doppio giro da 11,8 km (media di 3’08”al km) e Marco Ercoli, con il tempo di 22’ 46” nel giro finale da 6,795 km con variante (media di 3’20”al km).

In ambito femminile dominio assoluto, nei Team Pro, della “Gabbi Diolaiti Bologna – A” composto da Monica Freda, Eliana Patelli, Luana Leardini, Eleonora Gardelli e Alice Cuscini, con il crono di 2h 48’ 19”, davanti alle atlete dell’Atletica 85 Faenza (3h 00’25”) e della Miramare Runner (3h 07’ 29”).

Le migliori prestazioni assolute in campo femminile, nelle rispettive frazioni, sono di Monica Freda, con il tempo di 25’ 14” nel giro singolo di 5,9 km (media di 4’ 16”al km), Eleonora Gardelli, con il tempo di 43’ 47” nel doppio giro da 11,8 km (media di 3’ 42”al km) e Emanuela Brasini, con il tempo di 27’ 58” nel giro finale da 6,795 km con variante (media di 4’ 06”al km).
Nella maratona individuale il miglior tempo assoluto, sui sette giri del circuito, lo ha fatto registrare Federica Moroni, portacolori della AVIS Castel San Pietro e regina indiscussa della San Marino Marathon 2020, con il crono di 2h 53’ 03” (media di 4’ 06”al km) seguita da Fausta Borghini, Running Team San Patrignano e Marta Doko, GS Lamone.

La classifica maschile incorona al primo posto Luca Benazzi (3h 02’ 24”), portacolori della LifeRunner, seguito da Paolo Callegari dell’Atletica CorriFerrara e Loris De Paoli della Grottini Team Recanati.

 
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Fonte Classifica: Endu.net