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Giu 06, 2022 1243volte

La quarta Quadrortathon, sport, allegria ed emozioni

La Trinità del Lago La Trinità del Lago Roberto Mandelli

Lido di Gozzano (Lago d’Orta, NO), 2-5 giugno – Dopo i due anni di interruzione per le cause note, il Club Supermarathon – o per chiamare le cose secondo battesimo, il suo presidente Paolo di nome e Gino di cognome – ce l’ha fatta a riproporre questa iniziativa, nata nel 2017 come ‘perfezionamento’ delle “Orta 10 in 10” agostane, che arriveranno tra breve all’8^ puntata.

I numeri, cioè le classifiche ufficiali gestite da Icron, attestano un totale di 109 podisti (81 uomini e 28 donne) che si sono cimentati durante i 4 giorni del ponte “repubblicano”: 28 uomini e 11 donne hanno completato tutte le gare (su una distanza di circa 43 km ciascuna, con dislivelli dai 490 ai 1400 metri ogni volta); 16 si sono accontentati di gareggiare sui 21 km e 11 sui 10 km (c’è chi ha saggiamente alternato le tre gare).

Per riferire subito del lato agonistico, diremo che a vincere la classifica assoluta è stato l’M 35 Alessio Bozano (Run Riviera Run), rimasto un pelino sotto le 13h30 complessive, con prestazioni fra le 3h16 e le 3h26; l’unico a tenergli testa è stato l’M50 Simone Musazzi, finito a 43 minuti; il terzo, l’ M 45 Stefano Romano, ha chiuso quasi a tre ore dal vincitore!

Nelle gare singole, il duo Bozano-Musazzi aveva concluso in quest’ordine le prime tre maratone (con salite al Vergante, Mottarone e Madonna del Sasso), dovendo però fatalmente cedere con largo margine a Stefano Emma, che è giunto ‘riposato’ all’ultima vincendola con 2h58, 28 minuti su Bozano e 45 su Musazzi (che è stato superato, nell’ultima, anche dall’M 55 Alessandro Ponchione).

Tra le donne, vincitrice della classifica finale è Giulia Ranzuglia (F 40) con 18h11 (tempi parziali tra 4h28 e 4h38), ben tre ore e un quarto davanti alla F 60 Marie-Noelle Lamer. Tre diverse vincitrici nelle gare individuali, con la sola Mirela Hilaj (Tapascione Running) capace di bissare il successo nella prima e nell’ultima tappa, le uniche cui ha partecipato.  Nelle altre si sono imposte Ida Paola Notarnicola (presente in due tappe) e Cristina Colombini, alla sua unica apparizione.

Per scendere molto più sotto le stelle, pure il sottoscritto ha gareggiato nel solo ultimo giorno, e arrivando da molto lontano… insomma fuso dal fuso orario, che mi suggeriva di andare a dormire nell’istante in cui lo starter dava il via alla corsa, e spesso mi riportava ai bei tempi del secondo giorno alla Utmb, quando vedevi i massi animarsi prendendo la figura di orsi e gatti e fatine nel bosco…

Avendo già l’esperienza, nel 2017, delle salite al Mottarone e alla Madonna del Sasso, ci tenevo a fare il giro completo del lago: che non sarà “dorato” come lo chiama Paolo Gino, ma specialmente al tramonto offre visioni da groppo in gola, e ti fa dare ragione agli stranieri (specialmente francesi e tedeschi) che affollano queste plaghe, in misura forse superiore agli italiani - che magari in questo weekend sono andati in gregge alle riviere romagnole subendo poi i meritati blocchi autostradali della domenica pomeriggio.

Invece, nella “Spiaggia Paradiso”, un centinaio di metri di costa presso l’antica sede vescovile che Paolo Gino (foto 12 del servizio messo su da Roberto Mandelli), completamente a sue spese, ha ‘strappato’ alla frequentazione del volgo, si sono radunati un paio di centinaia di persone, tra podisti e familiari: ho fatto in tempo ad assistere alla grigliata del sabato sera, nella quale chi tra le 8 e le 16 si era dato alla corsa o ai servizi, si metteva ora a grigliare, a preparare pasta calda e fredda, ad affettare bresaola della Valtellina, a fotografare, a ballare: specialità, le ultime due, appannaggio particolare di Sergino Tempera, in grande impegno seduttivo mentre l’altro coéquipier Filippo, addetto ai droni, aspettava più defilato o girava per i tavoli  a distribuire piatti, come del resto facevano altri maratoneti da cento o mille "quarantadue" concluse: il marchigiano Ferdinando Gambelli, il trombettiere-bombardiere Lorenzo Gemma, Enzo Caporaso che al suo impegno personale aggiunge quello delle sue seconde e terze generazioni, specie nel settore bevande; e la new entry Carla Ciscato, donna di classe che da qualche mese si è assunta ruoli di segreteria del Club Supermarathon.

Tutti ci ritroviamo verso le 8 della domenica mattina: Temperino l’arrotino a scattare foto fino all’esaurimento della batteria della macchina fotografica (si perderà le premiazioni, urge il rinforzo di Mandelli!), Caporaso a gestire la navetta dal "Paradiso" al parcheggio dello stadio evitando di farci intasare il parcheggio del Lido, Filippo ad azionare droni, Paolo G. a coordinare tutto con una paciosità decisamente poco milanese (se non fosse per la sua efficienza, lo diresti piuttosto un Mammasantissima del Sud). E si parte, in senso antiorario col primo km che dà un assaggio delle salite che ci aspettano (dichiarati 404 metri su e giù, i Gps si avvicineranno piuttosto ai 500, per merito soprattutto delle montagne sopra Omegna quando si salirà in 3 km di 200 metri verticali).

Primi 12 km all’ombra del Mottarone, con il meraviglioso passaggio di 6 km per il centro di Orta-San Giulio, dove è d’obbligo estrarre dal marsupio il telefonino e sparare scatti a raffica: in questo si distingue la già citata Marie-Noelle, donna di classifica ma che quasi ad ogni km si ferma a fotografare (e concede la posa n. 43 anche al sottoscritto, che la tallona finché potrà, beccandosi alla fine una ventina di minuti).

A mandarci verso S. Giulio sono di nuovo Filippo e Vittorio (alias signor Gavazzeni): segue il giro completo della penisola, costeggiata alla fine per una lunga corsia pedonale sul lago, senza parapetto (foto 50-51), che mi dà i brividi al pensiero di esserci col nipotino a stelle e strisce appena salutato in reciproche lacrime sulla soglia dell’asilo, due anni, riccioli di un rosso incredibile, e che sicuramente si metterebbe a correre più veloce di me mollando la manina rallentatrice del nonno.
Si risale sulla statale all’altezza di un pompatissimo tele-ristorante che mai avrà i miei soldi (unitamente al suo degno compare della mia città, e non mi riferisco certo a Ermes, da oggi entrato nel Mito), guidati quasi sempre da freccette ben visibili, da km marcati in maniera un po’ avara (quello del 18 arriva quando il Gps dichiara 19,3), da ristori regolari ogni 5 km, più spesso autogestiti ma dotati comunque di acqua liscia e gasata fresca fino alla fine. Finché ad Omegna, sul lungolago verso il km 21, ci attende un ristoro luculliano (comprensivo di tè, birra, uvetta, banane, crackers, torte e probabilmente altro), gestito da… Filippo e Vittorio, che non mancano (vigliacchissimi!) di imporci la svolta a sinistra al bivio, mentre svoltando a destra avremmo risparmiato forse 3 km.
Ma i cartelli sono perentori, anche quando ci fanno voltare le spalle al traguardo di Gozzano (intravisto al lato opposto del lago) mandandoci verso nord sulla montagna, tra Nonio e Pella per il paese dei gatti, col sole che picchia ma per un paio di km sarà contrastato da una pioggia calda e rarefatta, che diventa vapore afoso al contatto con l’asfalto.

Marie-Noelle se ne va, e siamo in tre a fare l’elastico: la vecchissima conoscenza milanese (30 anni fa, ai tempi della Deads Society) Paolo “Scoubidou” Fastigari, che sta correndo la quarta di 4, e “Vincentius MCMLXII”, alias Vincenzo Lo Re, cui chiedo “quam multa milia signet  gipiessen tuum, ad differentiam officialium signorum”. Fast conclude che mancava il tabellone di un km, e così hanno messo giù quello del km successivo, e così sarà fino al traguardo. Infatti, quando ci immettiamo sul tracciato di ritorno della Madonna del Sasso (incrociando la navetta di Caporaso) e dobbiamo fare un avant-indree di 750+750 metri, al giro di boa (dove Filippo uno e trino ci prende i numeri, a scongiurare il più facile dei tagli) c’è il tabellone dei 34 proprio mentre i gps mio e del Fast segnano 35.

È quasi finita; passando dagli ultimi due beveraggi, ci si immette nelle deliziose stradicciole dei boschi punteggiati da grosse fragole, i viottoli cui pensava Manzoni ambientandoci la passeggiata di don Abbondio o lo scontro tra il signorotto e il futuro padre Cristoforo. Ecco il km 40 (cioè 41), 42, cioè 43, dietro la spiaggia dove un tempo avvenivano gli arrivi ma oggi si ammassano i bagnanti.

Fast arriva, Vincentius mi passa all’ultimo km, mentre agli ultimi 50 metri ol Maurissi Colombo dei Road Runners trascina il suo amico Alfredo Pignanelli di Garlasco a … strapparmi la medaglia d’argento di categoria (ovviamente sono io che sto andando agli 8:20, c’è poco da resistere; importante non aver sbattuto in trance contro qualche moto o ciclista in senso contrario!).

Mentre passano due neo-sposi non podisti a farsi le foto che resteranno sull’album, e Carla Ciscato taglia elegantemente il traguardo, immediatamente segnalata dai monitor (servizio-instant, di classifiche generali in tempo reale, come non ho mai visto in nessun altro evento, dove dobbiamo aspettare ogni mezz’ora che espongano le stampate degli arrivi), noi ci dedichiamo al ristoro made-in-Caporaso, zeppo di birra e panini al prosciutto e formaggio, oltre alla solita acqua liscia e gasata, coca e chissà quant’altro. Mi pregusto il tuffo in lago (sostitutivo della doccia, negataci dai cattivacci dello stabilimento balneare) quando il cielo diventa nero, e un ventaccio atterra l’arco gonfiabile precedendo il rovescio d’acqua, previsto ma che speravo si fosse fermato a Omegna.

Imperterriti continuano ad arrivare i colleghi (a Filippo viene negato il permesso di rientrare alla base finché non sarà passato Luca Gelati, un ed san Fliis che ha da poco celebrato le 100 maratone 'riconosciute'). Vedo così arrivare la gloriosa Rita Zanaboni da Cernusco s.N., mia “spingitrice” ai tempi del record in maratona (Russi, lunedì di Pasqua 1994, dopo un’altra nottata insonne); oggi stacca il Trombettiere di 9 minuti, seguito dalla prima F 70 Rosa Lettieri, dall’avvocato Tundo, dalla Pantera Rosa Carlotta, e infine da Luca Gelati, tre minuti prima del tmax, e che chiude pure la classifica dei 4x4. Sotto il protiro dell’antica chiesa vescovile li attende Paolo Gino con le medaglie a quadrifoglio; sconsolato l’Arrotino non scatta più.

Siccome c’è libertà di opinione, persino per i virologi e i commentatori di politica estera alla greppia di Lilly la Covidica, si possono avanzare dubbi sulla validità tecnica di maratone corcamminate, giorno per giorno, in 6 o 7 ore (come fa quella penna superciliosa il cui senno viene da Bologna, e sciocce, ma non sce ne può più di shti bazzurloni che inquinano la rezina dello shport), e si può dissentire sugli eccessi internettari di certuni (come si fa int’o paese d’o sole, dove non potendosi correre causa squalifiche accumulate, si sfogano le proprie frustrazioni insultando ignobilmente ogni signora che si metta in braghette e magari sia dotata di invidiabile quinta misura non più raggiungibile da terzi): ma lo spettacolo autogestito da duecento cuori felici, la mutua solidarietà, l’allegria, l’ubiquità di Filippo e Vittorio, ecc. ecc., vanno al di là di qualsiasi considerazione tecnica.

La scena si ripeterà nelle prossime settimane, a Campi di Norcia, poi a Pont Sant Martin (dove ho un conto aperto da saldare), a Livigno e dovunque il Popolo delle Lunghe (https://www.clubsupermarathon.it/) sposterà la sua gioiosa macchina di pace.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: F. Marri - R. Mandelli