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Set 13, 2020 Ufficio Stampa Evento & Fabio Marri 322volte

Casal Borsetti (RA) – Lucchese e Moroni vincono il Ravenna Park Race 2020

Suggestivo passaggio nel Delta Suggestivo passaggio nel Delta R. Mandelli - da fotoravenna.com

13 Settembre - Con tanta attenzione a tutti i protocolli e le linee guida, ma con l’enorme soddisfazione di poter tornare a correre o camminare insieme in sicurezza per un ritorno graduale alla normalità senza sottovalutare il Covid-19: sono stati quasi mille i partecipanti all’edizione 2020 di Ravenna Park Race, organizzata da Ravenna Runners Club, una delle prime manifestazioni post lockdown proposte nel panorama nazionale del running, e più nel dettaglio del trail.
Un successo di partecipazione oltre ogni aspettativa, ma anche una prova superata a pieni voti per quanto concerne il rispetto delle normative contro la diffusione del Coronavirus. L’attenzione alle regole è stata una delle principali caratteristiche di questa edizione, con i partecipanti suddivisi a blocchi di 50 e partenza “a ondate” distanziate le une dalle altre da tre minuti, e cronometraggio finale in real time per stilare le classifiche. E nonostante queste partenze perlomeno “anomale”, con i concorrenti pronti allo start ad un metro gli uni dagli altri, il divertimento non è venuto a mancare, e lo spettacolo di un percorso che si snoda fra lungomare, pineta e pialassa ha conquistato il cuore di tutti. 

L'attenzione alle linee guida è stata seguita scrupolosamente non solo nelle fasi che hanno preceduto la gara, ma anche al termine, con percorsi guidati per tutti i partecipanti, igienizzazione e distanziamento per tutti. 

Per quando riguarda le classifiche della 21K, le trovate qui allegate. 
Vincitori assoluti fra le donne Federica Moroni e fra gli uomini Matteo Lucchese, tesserati entrambi per l’Atletica Avis Castel San Pietro. Vedi sotto per gli altri piazzamenti.

La manifestazione era inserita nel calendario Trail della UISP Emilia-Romagna.

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[Fabio Marri] Insomma, il coraggio di ripartire, firmato ancora una volta da Uisp Emilia-Romagna. Potremmo quasi considerarla una prova generale per la maratona di Ravenna (gli organizzatori sono gli stessi), fissata per l’8 novembre e sulla quale, si diceva al traguardo, la prossima settimana potrebbe essere decisiva (intanto gli iscritti, tra maratona e mezza, si avviano al migliaio).

Quasi mille erano gli iscritti anche questa domenica: 410 quelli alla 21 (in realtà 21,400, con 70 metri di dislivello; 391 arrivati), circa 500 quelli alla 8 km non competitiva, che in sostanza percorreva i primi 3 e gli ultimi 5 km del percorso lungo.

Molto razionale l’organizzazione, specialmente a riguardo dell’epidemia tutt’altro che sopita (e da domani… ci scampi Iddio): ampio parcheggio nei pressi del ritrovo, sapone igienizzante un po’ ovunque, servizi disponibili sia in muratura sia come toilettes mobili (ma niente spogliatoi: per fortuna c’erano tante sedie all’aperto), obbligo di mascherine da togliere solo alla partenza (se non altro, non l’hanno pretesa per i primi 500 metri né ci hanno preso la temperatura: hai mai visto che uno con 38 vada a correre una maratonina?). Ingresso nella “città dolente” (come l’ha spiritosamente definita l’ottimo e informatissimo speaker Danny Frisoni, in sintonia con l’imminente centenario dantesco), ovvero nel cluster di partenza, a gruppi di 50, via ogni tre minuti e classifiche ovviamente stabilite solo dal real-time (se un vantaggio il Covid ci ha apportato è stato quello di mandare in soffitta il gun-time, concepito quando alle maratone si presentavano in poche decine, ma del tutto inadeguato alle gare su strada di massa).

A proposito di tempi antichi: un antiquato e antiquario come il sottoscritto ha riconosciuto la zona di arrivo della prima (e forse unica) “Maratona del parco del delta del Po”, da Comacchio a qua: 15 giugno 1997, regia di Michele Marescalchi, 198 arrivati, temperatura tale che, dopo esserci cotti al sole per 15 km sull’argine del Reno, scesi sulle strade di Casal Borsetti dovemmo fare i conti con le nostre scarpe che si appiccicavano all’asfalto liquefatto.
Anche quest’anno, il tratto meno gaudioso del percorso sono stati gli ultimi 2,5 km, appunto asfaltati e con la temperatura che alle 11 stava sui 30 gradi; ma il resto è stato veramente godibile e, in certa misura, vario: dalla sabbia della spiaggia fin verso il km 2, alla pineta che è stato il nostro habitat prevalente, calpestando aghi di pino o foglie di leccio, al meraviglioso ingresso, intorno al km 10, nel parco del Delta, correndo per un paio di km su arginelli e sentierini che si insinuavano tra i tanti laghetti formati dal fiume. Un po’ meno godibili i circa 4 km quando, costeggiando la “pialassa”, siamo andati verso l’interno, su una strada sterrata e soleggiata; ma per fortuna verso il km 16 siamo rientrati in pineta (ahimé, con qualche saliscendi deleterio per una vecchia rozza come il sottoscritto), fino all’ultima giravolta sull’asfalto che dicevo. Eccellente il controllo ai numerosi incroci, percorso nostro interamente chiuso al traffico nei tratti stradali. Bella novità rispetto all’andazzo covidiano, la presenza di 4 ristori con abbondanza di bottigliette d’acqua fresca: quale virologo ubriaco ha mai detto che il virus si contagia dando da bere alla gente?

Partecipanti in maggior parte locali (ho ritrovato vari paisà modenesi, che in mancanza di proposte sportive da parte dei  tromboni indigeni vengono, come Pier Capponi, a suonare le campane altrui: beneaugurante la presenza, come al solito ammiratissima, di Anna Cavallo, che al suo attivo ha addirittura il successo in una maratona di Ragusa); ma ho visto pure magliette marchigiane, umbre, campane, trentine, perfino qualche sardo e siciliano. Tesserati in Romagna, come si è visto, i due vincitori: il tempo di Lucchese (1.17:54) è buono in rapporto alle difficoltà del percorso; soli 52 secondi l’hanno separato dal secondo, Adimasu Angino Asado, etiope tesserato per la Centese; nettamente più staccati gli altri, con terzo il trentino Giovanni Romanello, a 5 minuti dal vincitore, e battendo allo sprint il 4°, Emanuele Maio.
26^ assoluta e prima donna in 1.28:46 Federica Moroni, compagna di squadra del vincitore e habituée ai successi nella sua regione e dintorni. A tre minuti è giunta Federica Zama, staccando di meno di un minuto la terza, Maria Rosa Costa.

Per tutti c’è stata una medaglia originalissima e che darà da meditare agli storici dell’arte (saranno state le regole del Covid che ce l’hanno fatta consegnare non al collo ma nel suo involucro di cellofan?); discreto il pacco gara, e abbondanti le premiazioni di categoria che hanno coinvolto varie decine di partecipanti.

Salutati tutti, noi ragazzi di campagna senza sbocchi al mare (e senza docce all’arrivo) siamo sciamati verso la spiaggia, facendo il bagno in un’acqua verdognola (ma ci rassicurava la “bandiera blu” esposta all’ingresso del paese), e poi scegliendo di pranzare o all’aperto nel parchetto vicino all’arrivo (quello dove, nel 1997, fece il suo esordio l’aberrante piadina alla Nutella), o nei ristorantini sul mare. Cattiva scelta, la mia: posto trovato solo, dopo le 14, nella sala “dog”, servizio lento, pizza gommosa, frittura di pesce minuscola, prezzo caro (diciamo, il triplo di Zola Predosa?). Ma lasciamo che anche i ristoratori si rifacciano della lunga clausura; i podisti, oggi, si sono rifatti la bocca pure loro.

 
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Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Comitato Organizzatore & Daniela Gianaroli
Fonte Classifica: TDS

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