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Nov 22, 2021 328volte

Nashville, è ripartita la maratona di una città-mito

Nashville, è ripartita la maratona di una città-mito D. Saguatti - R. Mandelli

20 novembre – “Congratulazioni per esserti iscritto alla maratona di Nashville del 25 aprile 2020”… Immaginate come è andata (il 14 marzo scattò il travel ban, divieto d’ingresso per gli stranieri, abrogato solo l’8 novembre scorso). Primo “deferral” al 24 aprile 2021; idem con patate. Finalmente, la data buona diventa il 20 novembre 2021, ma gli organizzatori (ai quali erano bastati poco più di 60 euro per iscriversi, senza nessuna cresta “alla bolognese” per confermare la partecipazione) avevano offerto ben 15 altre possibilità, ricavate in massima parte dal circuito “Rock’n’Roll” che annovera, per esempio, le maratone di Washington, San Diego, San Antonio, o le mezze di New Orleans, Virginia Beach ecc.

Torno a Nashville dopo tre anni; c’è una ragione di più per portarmi qui, un diabolico frugoletto dal doppio passaporto e dai riccioli rossi, patito dei cars e dei trucks, che comincia a chiamarmi nonno e in braccio al nonno smette immediatamente di strillare.

Ma c’è anche il fascino di questa terra favolosa, tutta un’altra America rispetto a quella dell’inflazionata East Coast, e che si rinnova, pur conservando immutate le sue caratteristiche di città honky tonk, dove in ogni ristorante e bar del centro un complessino suona a getto continuo, e tu puoi entrare senza pagare e metterti ad ascoltare per quanto vuoi (e se suonano The house of rising Sun, scusate ma a me viene un groppo alla gola); o se credi, puoi aggiungerci un bicchierino di Jack Daniels (prodotto nei dintorni), o ancora fidarti dei cuochi tuffando il naso e la forchetta nei piatti misti di carne, patate, funghi, magari anche pesce gatto o alligatore, su cui versare il succo di acero allo stesso modo di Rain Man.

Rispetto a tre anni fa, altri grattacieli si sono aggiunti alla skyline già resa celebre dalla torre, detta “Batman” per le sue orecchie che svettano; e altri musei, di cui non c’è l’uguale altrove: il rinnovato Museo di Stato che esibisce le Colt e le Remington dell’epopea del West (raccontata in modo politicamente correttissimo), la divisa del sergente York (uno di queste parti) che da solo catturò 200 tedeschi nel 1918, o i cimeli di Wilma Rudolph che correva per l’università del Tennessee. E il nuovissimo museo della musica afro-americana, aperto nel 2020, dove ti attacchi alle cuffie e puoi ascoltare e/o vedere Chuck Berry di Johnny B. Good, Mahalia Jackson di We shall overcome, Aretha Franklin in I say a little prayer, e di ognuno conoscere gli influencers, i peers e i followers, dunque da Duke Ellington e Miles Davis ai Rolling Stones e Janice Joplin. Io non so se in Italia ci sia un museo del genere; e se anche ci fosse, ai loro Elvis, e Wilson Pickett o Little Richard noi potremmo contrapporre Little Tony e Orietta Galimberti, magari anche Robby Crispiano ("Uomini uomini...") e Piero Inzaina ("Ti vedo dopo messa - mantieni la promessa") per concederci il lusso.

Veniamo alla maratona, che ha subito una flessione negli arrivati, ma non negli iscritti: voglio dire che se questa volta siamo stati classificati in circa 1600 (ma in 6667 della mezza maratona), contro i circa 2000 del percorso “full” nel 2018, gli iscritti erano praticamente il doppio. Un cartello ironico visto lungo il percorso era “Ti ricordi di esserti iscritto nel 2019?”; e per entrare nel concreto, delle 133 iscritte della categoria femminile 18-24 anni, ne sono arrivate 71 (e sfido qualunque maratona italiana o europea a classificare 71 donne under 25); della categoria W 25-29, su 243 iscritte sono arrivate in fondo 112. Vi rendete conto, 183 ragazzine sotto i 30 anni che finiscono una maratona (e con tmax di 6 ore, mica le 8/10 ore delle 42 per sfi...duciati nostrani)?

Significativo che il vincitore di oggi, Will Cadwell da Cincinnati (2.26:45, in un tracciato con 350 metri di dislivello) abbia 20 anni e non ricordasse più di essersi iscritto due anni orsono, tant’è vero che due settimane fa aveva corso la mezza di Indianapolis; qualcuno gli ha ricordato in extremis l’“impegno”, ed eccolo qua. Tra le donne ha prevalso una 36enne nashvilliana di origine messicana, Gisela Olade (2.46:11). Tutti nashvilliani i podi della mezza: primi il 27enne Nick French con 1.10:18 e Meg Murphy con 1.23:38.

Le due gare sono partite insieme, alle 7,20 di mattina, precedute alle 6,30 dalla 5 km per tutti (con medaglia e classifica comunque, non le tapasciate italiche che servono agli organizzatori di maratona per millantare 5000 partecipanti di cui 500 alla 42km), nella classica location di Broadway, tra l’arena del palaghiaccio dove si esibiscono i Predators e l’altro grandioso museo della musica (dove puoi anche incidere un disco e portartelo fuori già stampato ed etichettato col tuo nome e fotografia).

Invece il centro maratona era stato spostato nella classica sede d’arrivo, il monumentale stadio del football teatro delle gesta dei Titans, dotato di parcheggi immensi e gratuiti, a 400 metri da Downtown. Obbligo della mascherina (fornita, con logo, anche dall'organizzazione) nei luoghi chiusi, così così; in compenso, per accedere all’omaggio della birra analcoolica del dopogara occorreva sottoporsi a una specie di controllo, dopo di che ti mettevano un braccialetto al polso. Solo con questo potevi consumare, all’indomani, la birra, rigorosamente nel piazzale degli arrivi, ma non portarti fuori la lattina, ancorché analcoolica. Estremi rigurgiti di proibizionismo, forse, di cui nemmeno i buttafuori capivano la ragione (ho platealmente infilato nel trash la birra bevuta, ma ho portato fuori dentro la sacca l’altra lattina ricevuta allo stand, pensando alle risorse italiche e ad Al Capone).

Disponibilità di toilette mobili, parecchie ma non abbastanza; ma avevamo libero accesso ai bagni dell'Hotel Hilton, il più lussuoso della città, a 200 metri dal ritrovo, oltre che nella solita chiesa presbiteriana di fianco al via, dove offrivano anche il caffè caldo. Partenza con 0 gradi Celsius (le mascherine, o meglio le bandane scaldacollo, servivano soprattutto a ripararsi dal freddo, sebbene qualche ardimentoso -a si presentasse al via a torso nudo o con push-up wonderbra); al passaggio della mezza erano 7°, all’arrivo 14°.

Clima o no, da accapponare comunque la pelle il consueto inno a stelle e strisce, cantato dal vivo, nel religioso silenzio degli 8000 e più (lo documenta il video girato dall’ingegnere modenese Davide Saguatti, qui da cinque anni per insegnare ai costruttori come si piastrellano le case a regola d’arte, e oggi al suo record sulla mezza in 1.54:45); partenza tutti insieme, ma entrando in staccionate da dove si usciva 5-6 alla volta per lanciarsi direttamente sul rilevatore del chip (è ovvio che l’unico tempo a valere è quello real, che in Italia sarà introdotto per le classifiche quando io vincerò la maratona di Catanzaro).

Tracciato ovviamente chiusissimo al traffico, grosso modo a forma di 8 a sud e a nord del Cumberland River, su e giù per le relative colline, con l’incessante presenza di complessi rock (quasi uno ogni miglio) che dal vivo ti danno la carica coi loro Tutti frutti o Rock around the clock e similari. Ristori frequenti, con acqua (clorata!) sempre, Gatorade bello carico quasi sempre, gel energetico in 3 occasioni, e verso il 15° km un bicchierino contenente una misteriosa pallina gialla: uovo sodo? prendiamolo! E' una deliziosa patatina lessata al forno! Si aggiungono i banchetti privati, che in un paio d’occasioni offrono cicchetti superalcoolici (“questo ti farà andare più forte, forse”; “questo è il booster per te, chissà”).

Giro rinnovato, per quanto ricordi, attorno ai km 14-18, con passaggio dal parco del Bicentenario (dal 1796, anno in cui il Tennessee divenne uno Stato dell’Unione; da non confondere col parco del Centenario dove è ambientato il mitico film di Altman con Keith Carradine, dal sensualissimo "I am easy"); suggestivo anche il costeggiamento del grande ospedale St. Jude, che riceve parte dei proventi della maratona: specializzato in tumori infantili, esibisce con orgoglio le foto dei bambini, all'atto del ricovero e oggi, divenuti bei ragazzoni (magari con qualche libbra di troppo) e riconsegnati alla vita. "Noi non smetteremo finché un solo bimbo si ammalerà di cancro".

Dopo la divisione dai mezzi maratoneti, per noi rimane il fascinoso passaggio per il campo di baseball First Horizon Park, dove ti puoi vedere in azione dal maxischermo; poi (secondo cambio importante) il giro per lo stradone verso nord è opportunamente ridotto rispetto alle precedenti edizioni, in favore di un più celere ingresso nel grande Shelby Golf Park di nord-est, lungo il fiume, dentro a cui faremo due giri di circa 6 km ciascuno. Stupefacente, e improponibile in Italia, il fatto che questo doppio giro sia ‘protetto’ da un solo rilevamento chip, senza nessun addetto che controlli chi volta o chi tira dritto al bivio, e addirittura un avant-indree di circa 400 metri sia totalmente impresenziato; ma nessuno si sogna di ‘rubare’ nemmeno un metro, è una questione morale, direi quasi religiosa: come diceva Guareschi, Stalin non ti vede, ma Dio sì. A me viene un accidente quando, dopo il cartello del miglio 18, appare quello del miglio 21 (oddio, sta a vedere che ho tagliato); poi viene il miglio 19 e così realizzo che sono i cartelli dei due giri consecutivi, e non ho "peccato".

Si esce dal parco passando dal cartellone del 24° miglio, e poco dopo il Batman appare all’orizzonte, rassicurandoti che l’arrivo è vicino; rimane un paio di salite poi, per la gioia di noi morituri, l’arrivo è in leggera discesa così possiamo sorridere di fronte a fotografi e parenti.

Dopo la medaglia (originale ma non bellissima, a essere onesti), in un centinaio di metri si arriva al ristoro e alla citata birra; altri duecento alla riconsegna delle sacche dai camion cui le avevamo date (previa ricevuta portata con sé in altro braccialetto), e poi subito fuori a riprendere la Kia Soul (modello sconosciuto in Europa) noleggiata per scorrazzare nel Tennessee: tanto, le autostrade a 4/5 corsie sono gratis, quando c’è l’ingorgo si va a 40/50 miglia l’ora, e la benzina costa mezzo euro al litro. Ti arriva un messaggino: hai vinto la tua categoria (poca gloria: 6 partiti, 2 arrivati).
Greta Thunberg può anche blableggiare in Cina e India, dove ce ne sarebbe bisogno, ma alla faccia sua noi torneremo ancora a Nashville.


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