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Gen 24, 2023 420volte

Madeira: non è il Maratão Meravilhão, però… c’è tutto il resto

Luoghi e persone Luoghi e persone Roberto Mandelli

Funchal / Madeira (POR) 22 gennaio – Quasi agli estremi occidentali dell’Europa, anzi, geograficamente in Africa sebbene Madeira sia saldamente portoghese, si è disputato il campionato europeo master, cioè over 35: gara secca, cioè non abbinata alle altre gare cosiddette “no-stadia”, e invece curiosamente accoppiata alla maratona di Madeira (ovvero, “Maratona do Funchal” dal nome della capitale dell’isola, entro il cui distretto si è corso).

La prima curiosità viene dal fatto che le due maratone non sono state corse “insieme”, almeno in teoria, ma gli iscritti al campionato (poco più di 200) sono stati fatti partire 5 minuti dopo gli altri, grosso modo altrettanti 200.

E’ facile intuire che in breve ci siamo mescolati, anche se durante la corsa eravamo distinguibili per i pettorali di colore diverso e i colori delle rispettive nazionali indossati da chi gareggiava per il titolo europeo, che infatti è stato assegnato anche a squadre per somma dei tre tempi migliori. Però era un po’ strano che, almeno nella prima metà della gara, il cameraman ufficiale (issato sul cassone di una decrepita “Ape” Piaggio) precedesse il primo, che era il capintesta dei (detto in modo approssimativo) “non competitivi”.

Siccome tutti eravamo dotati di chip, non vedo la necessità di separare i due gruppi, a parte gli espletamenti di rito per il secondo gruppo: ridottisi peraltro a una spunta sul pettorale con l’indicazione della categoria, e a una posizione nel “recinto” arretrata di 20 metri rispetto agli altri. Un altro adempimento, probabilmente imposto dalla Federazione Europea, è stato lo spostamento del luogo di partenza, pare per questioni di altimetrie dal momento che l’arrivo, presso il porto e il Museo CR7 (nome di cui qualcuno si vergogna, ma che induce giornali e tv portoghesi a seguire perfino il calcio del medio Oriente) era appunto a livello del mare, mentre la partenza avveniva una ventina di metri più su.

Solo che Madeira, un autentico paradiso terrestre, probabilmente la più bella di tutte le isole atlantiche, è in sostanza un vulcano venuto su da un fondale di 5000 metri, e si fa fatica a trovare un chilometro di strada che sia pari (per chi ha fatto quell’esperienza, immaginate di correre a San Marino): risultato, i due gps con cui ho corso danno un dislivello complessivo oscillante dai 330 ai 345 metri di salita; certo, la discesa era un po’ di più, ma non credo proprio che in questa maratona si venga per fare il record.

Della distanza effettiva parlo dopo, ma sta di fatto che (a parte alcune segnalazioni chilometriche sull’asfalto, cancellate all’ultimo istante) nel secondo circuito che abbiamo corso, dopo il km 32, c’erano ben tre giri di boa con tanto di rotatorie disegnate, ma una arcigna signora di guardia ci ha sempre costretto a scegliere la svolta più lontana, almeno 300 metri in più, per tre volte. Che fosse una soluzione abbastanza estemporanea l’ho capito dalla collocazione del tappetino chip (che nell’ultimo giro coincideva col km 41) a valle della rotatoria più vicina, e non, come sarebbe stato logico, nel punto più lontano.

E’ possibile che qualche corridore abbia accorciato, oppure si sia autoridotto il numero dei giri (quattro nel circuito “alto”, di quasi 7 km, e tre nel circuito lungo il porto, di circa 3 km), e male gliene è incolto, perché le classifiche segnano un quarantina di squalificati o (più pudicamente) DNF, evidentemente entrati nella lista nera dei giudici con taccuino, oltre a quelli che avranno saltato qualcuno degli almeno 20-22 tappetini chip.

Devo dire che i giudici, a parte la signora arcigna di cui sopra, sembravano molto attenti e informati, perché ad ogni mio passaggio facevano segno con le dita di quanti altri giri dovessi compiere. Solo uno, alla fine del circuito “alto”, cioè quando bisognava o completare il quarto giro oppure scendere verso il mare per gli ultimi tre, mi ha chiesto quanti km avessi fatto; gli ho risposto 23 e allora mi ha rimandato per il travaglio usato, il solto giro insomma (cosa che peraltro già sapevo). E al penultimo giro “basso”, quando il traguardo era appena 50 metri a destra, un giudice – pensando chissà cosa – mi ha fatto segno “1”, al che gli ho risposto, non dirò come Fabrizio Quattrocchi ma quasiquasi, “vi faccio vedere come un italiano sa essere onesto”.

Il sole picchiava già forte, in questa isola dove è sempre primavera e i 19 gradi sono garantiti tutti i mesi, e le patate maturano tre volte l'anno, e non c'è bisogno di seminare né coltivare perché tutto nasce da sé, compreso il pitanga - un misto tra pomodoro prugna mandarino e altro ancora-; la gola era secca, le sugosissime arance dei ristori erano terminate nell’ultimo tavolo del km 41, però i tre km finali li ho rifatti, con orgoglio, anche se agli 8’ e passa a km, e nemmeno sono riuscito a raggiungere il prodigioso svizzero Gregorio Sablone (M 85): che al traguardo mi ha chiesto se avevo visto il suo quasi-coetaneo Angelo Squadrone.

Sempre al traguardo, troppo premurosamente la mia consorte mi ha pregato di controllare se fossi a premio di categoria: seeh, il primo della mia Altersklasse, il polacco Tadeus Jaszek, aveva finito in 3:28, battendo di 12 minuti un tedesco (io è meglio che mi vada a nascondere).

Riavvolgiamo il nastro, come dicono tanti giornalisti oggi che i nastri (VHS, per non dire dei Geloso) non esistono più da un ventennio: torno alla partenza, stabilita in un luogo piuttosto scomodo da raggiungere, per giunta di notte, con l’organizzazione che indicava le fermate dei bus utili (ma anche i bus erano stati deviati causa maratona).

Quando sono sul luogo, un’ora prima, stanno appena cominciando a montare le strutture di partenza (arco, fili del chip, un minimo di stand per la consegna borse); si vedono pochissimi podisti aggirarsi infreddoliti per l’area, non c’è un bar o una struttura qualsiasi aperta per avere qualcosa di caldo, e nemmeno una tenda o un luogo riparato per cambiarsi. A un certo punto arriva un camioncino per lasciare le borse, che saranno poi portate al traguardo, circa 3 km di distanza.

Si parte, in due scaglioni come detto, e dopo 500 metri in salita si entra nel circuito alto, come detto da fare 4 volte. “Schon dreissig?” esclama ironicamente un tedesco vedendo il cartello del km 30 dopo tre minuti scarsi di gara: in effetti, il tracciato mette puntualmente in sequenza tutti i nostri km, e ci aggiunge pure quelli della mezza (che partirà un’ora dopo noi, da un altro punto, come pure la 8 km, inserendosi nello stesso giro ma con misurazioni ovviamente diverse).

Basta saper distinguere, e non demoralizzarsi troppo quando vedi il km 28 e pensi che a quello sono arrivati quanti ti hanno doppiato, mentre tu sei ancora al 21. Le pendenze sono discrete con una specie di picco alla giravolta del km 6/13/20 (una rotonda col monumento all’operaio): solo lì vediamo il traffico auto, contenuto però a distanza, e per tutta la gara non saremo mai disturbati dalle macchine salvo pochi attraversamenti ben regolati dai numerosissimi vigili.

Puntuali i ristori, muniti di acqua, idrosalini, arance e banane; niente spugnaggi invece, due toilette mobili e quattro controlli chip a ogni giro alto, due a quello basso.

Dopo quattro giri, come anticipato (due per i mezzimaratoneti), discesona rettilinea verso la zona a mare della città vecchia (sistemata benissimo, bella da vedersi, meno per i ciottoli da calpestare, che ci faranno cercare i marciapiedi), che ci dà il benvenuto col segnale del km 32, dopo di che con qualche altra giravolta cominciamo a transitare in zona traguardo per il circuito basso, di 3 km e qualcosa, con quella già citata triplice zona di inversione.

A proposito di chilometri, non so voi, ma i miei due Gps non sono per niente d’accordo con la misurazione ufficiale: uno addirittura supera il km in più arrivando a 43,6; l’altro più modesto si ferma a 42,8, che sembra la valutazione più gettonata dai cronometri dei podisti. Devo però aggiungere che almeno uno dei concorrenti italiani mi assicura che il suo Gps dà 42,2 esatti.

Tempo massimo di 6h30, alla portata di quasi tutti, arrivo abbastanza confortevole, con altro ristoro e perfino due brandine per massaggi (con una discreta fila d’attesa). Ma ai più basta sedersi sulle panchine vista mare e godersi questo splendido mezzogiorno di primavera avanzata, mentre nel palco a fianco si susseguono le premiazioni della 21 (con quasi 600 arrivati di cui 180 donne) e della 42.

Ma anche la 8 km era competitiva (s’intende, senza le fisime sui certificati medici e tesseramento che strozzano il nostro sport) e ‘chippata’, con classifica finale per circa 480 podisti di cui 220 donne: hanno vinto il portoghese 34enne Bruno Silva in 29:09, quasi due minuti sul secondo, e la tedesca cinquantenne Miriam Paurat in 33:40, appena sei secondi sulla portoghese Joana Pinto: c’erano anche una ventina di italiane, la più veloce risulta Monica Fumagalli con 49:25; tra gli uomini, Piero Ferrari, 71enne capace di 48:52.

Due portoghesi si sono aggiudicati la mezza, con tempi di rilievo data l’altimetria: Ivan Nunes (1984) 1.11:28, due minuti e mezzo sul secondo, l’ucraino Oleksander Choban (1987). Miglior italiano Gianluca Barbero (1973) in 1.27:07.

Tra le donne, dominio di Joana Soares (1993) con 1.20:54, e 9 minuti sulla seconda, la coetanea e connazionale Alexandra Oliveira; che per un soffio toglie l’argento alla nostra Anna Zilio (1986), terza in 1.29:37.

https://podisti.net/index.php/classifiche/16636-mezzamaratona-di-madeira.html?date=2023-01-22-00-00

Ed eccoci alla maratona, anzi, le maratone: il primo assoluto, e campione europeo M 35, è l’inglese Jack Nixon, 2.27:59, davanti al primo M 40, Edgar Matias portoghese, 2.29:15. Ma terzo assoluto è il polacco Maciek Miereczko in 2.30:52, salvo che questi non è iscritto al campionato e deve accontentarsi di vincere la  gara “normale”.

Tra le donne, prima assoluta e campionessa europea W 40 è la spagnola Maria Mercedes Pila in 2.52:11, dieci minuti meno della seconda, e campionessa W 45, la rumena Nicoleta Ciortan.

La prima dell’ “altra” lista è la svedese Lisa Ring, che col suo 3.06:02 si piazzerebbe quinta nella ipotetica classifica assoluta. Prima italiana delle non ‘europee’ è Irene Crocini, W 40, 4.16:34; tra gli uomini, Roberto Cimarosa, 3.12:07: 19 complessivi i connazionali presenti nella graduatoria.

Ma torno agli Europei per segnalare Mauro Gagliardini, campione continentale M 55, 18° assoluto in 2.46:06, e Francesco Berardi, 8° nella stessa categoria in 2.59:42; con Roberto Esposto, 3.12:59, l’Italia ottiene il bronzo a squadre nella categoria.

Bronzo anche tra gli M 60 (Maino-Bianconi-Ponti), mentre Pasquale Iezzi è bronzo individuale M 65 in 3.20:48; Roberto Curletto, argento M 75 in 4.04:22. Unica connazionale in questa gara, Patrizia Negri, quinta W 60 che finisce in 4.43:39.

Sedici in tutto erano gli italiani, settima nazione come numero di partecipanti al campionato, dietro Portogallo, Germania, Inghilterra, Romania, Spagna, Svizzera (da notare anche gli 8 finlandesi e 5 svedesi). Peccato per gli altri 19 che erano iscritti alla gara e non al campionato. Tra questi però merita speciale menzione Giuseppe Fazio, meglio noto come “don Pino”, parroco di Curinga in Calabria, classe 1970, che ha corso la sua maratona in 4.57:39, e al termine è venuto nella splendida cattedrale di Funchal a concelebrare la messa delle 18. È un altro dei “preti sempre di corsa”, dei quali i nostri lettori sanno tante cose, e che possiamo vedere nell’ovale in alto della foto di copertina. Oltre che nel video da lui girato in corsa:

https://m.youtube.com/watch?v=H3M7rpEJBqk

E altri italiani a Madeira hanno posto la residenza: tra questi, vorrei citare un non-podista, Antonio Giordano (al centro nella foto ovale in basso), ligure trapiantato qua da 12 anni, che ha “curato” in maniera particolare il mio gruppo, non solo per compiti istituzionali come prenderci e riportarci all’aeroporto, e accompagnarci in zona partenza la mattina della gara, ma soprattutto guidandoci in un lungo periplo dell’isola, che ci ha descritto pietra su pietra, frutto su frutto, fiore dietro fiore. Se vorrete amare Madeira come da ieri capita a noi che c’eravamo, cercatelo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e non resterete delusi.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: D. Gianaroli - R. Mandelli
Fonte Classifica: Federazione Atletica Europea

1 commento

  • Link al commento Martedì, 24 Gennaio 2023 09:44 inviato da Antonio Giordano

    Grazie a voi tutti.....e spero di rivedervi presto....?

    Rapporto

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