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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Per la prima volta un’italiana vince la prestigiosa scalata al più famoso grattacielo di New York; terzi e quarti Fabio Ruga e Emanuele Manzi; continua a definirsi vecchietta, ma intanto continua a vincere.

Dal comunicato Sport di Montagna

5 settembre 2023.  Giunta alla sua 45ª edizione la competizione newyorkese porta i corridori a risalire gli 86 piani e 1576 gradini terminando sulla terrazza panoramica che domina dall’alto la “grande mela”. Oltre agli élite, appositamente selezionati in base al curriculum, vi possono partecipare alcune celebrità americane e 300 atleti estratti dopo una selezione cui ambiscono migliaia di corridori.

Nessun italiano era mai riuscito prima a porre la propria griffe in un albo d’oro nel quale spiccano nomi prestigiosi quali quello dell’austriaca pluri campionessa mondiale di corsa in montagna Andrea Mayr o dell’australiano Paul Crake.

Valentina Belotti, bresciana di Temù e capitana della nazionale di corsa in montagna, non è nuova a queste imprese avendo già vinto competizioni internazionali in questa particolare disciplina sui grattacieli di Shanghai, Taipei, San Paolo del Brasile oltre che a Milano sul Grattacielo Pirelli e Torre Allianz.

Nonostante fosse alla sua prima partecipazione è riuscita ad imporsi nettamente superando diverse concorrenti che si erano avvantaggiate nel tratto iniziale. L’arrivo in notturna sulla terrazza panoramica esterna dell’86° piano ha suggellato la vittoria dell’atleta dell’Unione Sportiva Malonno in uno scenario da favola con vista sulla skyline di Manhattan. Seconda piazza per la tedesca Verena Schmitz, e terza l’americana Shari Klarfeld.

Come anticipato, italiani protagonisti anche al maschile con top five raggiunta dai lariani Fabio Ruga (3°) ed Emanuele Manzi (4°) nella competizione dominata dal malese Soh Wai Ching.

Classifica 86 piani – 1576 gradini

Donne


1.    Valentina Belotti (ITA)
2.    Verena Schmitz (GER)
3.    Shari Klarfeld (USA)
4.    Yuko Tateishi (JPN)
5.    Shari Klarfeld (USA)

Uomini


1.    Wai Ching Soh (MAL)
2.    Ryoji Watanabe (JPN)
3.    Ruga Fabio (ITA)
4.    Emanuele Manzi (ITA)
5.    Christopher Hetzel (USA)

5 settembre 2023. Da qualche anno mi cimento occasionalmente nella specialità trail, invece la corsa in montagna mi piace da sempre, lo faccio in modo molto selettivo e su distanze brevi e dislivelli “umani”.

La scelta stavolta è caduta sul Trail della Pietra, mi prendeva bene l’idea di correre intorno e sopra la Pietra di Bismantova, un monte che supera di poco i 1000 metri, molto particolare e caratteristico, per la sua forma e la sua storia.

La scelta è caduta sul percorso  cosiddetto “Paradiso”, definizione che non mi trova molto concorde …ma poi vedremo perché.

La logistica della gara è quanto di meglio si possa avere: parcheggio, spogliatoi/docce, deposito borse. Le gare più lunghe (22 km, 1200 metri dislivello +, 37 km e 2100 metri dislivello +) sono giustamente partite prima, prevedendo tempi di percorrenza più lunghi e per evitare il caldo.

Io mi “accontento” di 13 km e 700 metri di dislivello, mi sono bastati, e anche avanzati; ma vediamo nel dettaglio il percorso. Un primo mille cattivo che ti fa capire subito l’aria che tira, si sale di brutto. Non è proibito alternare dei tratti di cammino, in particolare per quelli come me per cui il massimo delle pendenza sono i cavalcavia milanesi. Seguono un paio di chilometri tendenzialmente sempre in salita, ma con tratti dove poter respirare. Li chiamano “mangia e bevi”, probabilmente per sdrammatizzare, a me sembrano delle autentiche vigliaccate, salire e poi scendere e poi ancora salire e così via. La cosa bella è che si corre sempre all’interno dei boschi, su sentieri agevoli, e ciò aiuta non poco, anche perché il sole, dopo una partenza al fresco, sta cominciando a fare il suo dovere.

IL PERCORSO DEL "PARADISO"

Qui (km 4) inizia un tratto di circa 4 chilometri generalmente facile, si corre mediamente bene, eccezion fatta per una salita (duretta) dal km 5 al km 6. “Dal km 8 comincia il vero trail della Pietra”, così mi s(conforta) un occasionale compagna di viaggio. Grazie, lo sapevo, ma forse fingevo di essermene dimenticato. Si sale tanto e a complicare la vita ci sono dei passaggi tipo “single track” (come dicono i trailer che se ne intendono); di tanto in tanto intravedi la Pietra di Bismantova che però sembra allontanarsi, invece che avvicinarsi. Finalmente si raggiunge la sommità (1040 metri) e arriva il ristoro (circa km 10,5), un ristoro top dove non manca proprio nulla, nemmeno le …costine di maiale, amorosamente preparate da Clero (papà di Matteo). Impossibile non fermarsi e indugiare, e mangiare. Riparto rinfrancato, mancano circa un paio di chilometri, le gambe causa stanchezza faticano a frenare, le pendenze sono notevoli e il fondo è irregolare, ma ormai è fatta. 

E’ stata davvero una bella scoperta questo Trail della Pietra, una percorso duro ma ben presidiato nei punti potenzialmente critici, molto panoramico perché sei sull’appennino tosco-emiliano, e poi la vista della Pietra è davvero qualcosa di unico.

Un trail corto, si potrebbe dire, dove però sono concentrate un po’ tutte le caratteristiche classiche di questa specialità, un ottimo punto di partenza per chi vuole approcciarsi a questo mondo. Per le mie caratteristiche e preferenze mi piacerebbe ci fossero più tratti corribili, ma visto che mi passavano in molti evidentemente era un problema soprattutto mio.

Uno scambio di opinioni con organizzatori e partecipanti porta a ritenere il percorso intermedio, Purgatorio, più idoneo agli stradisti e ai meno avvezzi ai trail, nonostante lunghezza e dislivello siano maggiori (22 km e 1200 metri), però in qualche modo diluiti grazie ad una maggiore “corribilità”. Organizzativamente non è mancato nulla:, da un eccellente logistica e fino ad un ristoro finale ben fornito, frutta, dolci, l’immancabile parmigiano reggiano e anche la birra, data gratuitamente ai partecipanti. Questo ed altro hanno contribuito a rilassarsi nel dopo corsa, anche grazie ad ampi spazi verdi ombreggiati. Insomma, un terzo tempo come sempre si vorrebbe trovare.

Mi sa che ci torno l’anno prossimo, magari un tantino più allenato.

23 agosto 2023. Il countdown è ufficialmente iniziato: domenica si corre nella meravigliosa cornice dei Laghi di Cancano nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, a 2.000 mt di quota.
 
Tre i format di gare proposti, per un evento podistico che suscita ogni anno un interesse ed un coinvolgimento sempre maggiore, in grado di regalare un’esperienza unica in equilibrio tra natura, storia e cultura: gara competitiva di 18 km, riservata ai tesserati FIdal o con Runcard; versione non competitiva, sempre di 18 km, dedicata ai corridori amatoriali; ShortRun, versione di 10 km che prevede il giro del solo Lago di Cancano, da percorrere sia di corsa che come prova di nordic walking.
 
Ottime notizie per coloro che non si sono ancora aggiudicati il pettorale: dato il successo e l’apprezzamento riscosso e consolidato nel corso degli anni e visti i numeri finora raggiunti per questa edizione, il comitato organizzatore ha deciso di garantire a tutti il pacco gara, anche oltre la soglia di 350 stabilita dal regolamento.
Un pacco gara che si presenta davvero ricchissimo e comprende tanti sfiziosi prodotti gastronomici, il gadget firmato Crazy e il buono pasto del valore di 10 € da utilizzare presso i ristoranti e i ristori convenzionati: un incentivo davvero interessante per tutti gli indecisi.
La quota di iscrizione comprende poi per tutti la medaglia finisher e i servizi: docce, deposito sacche, ristori lungo il percorso e ristoro finale.
 
La gara, che per questa edizione vanta la collaborazione di A2A Life Company, il Patronato di Regione Lombardia, il contributo del BIM Adda, il supporto della Camera di Commercio di Sondrio e dell'Atletica Alta Valtellina, avrà inizio alle ore 10.00 dal muraglione della prima diga.
Sponsor tecnico dell’evento è invece Crazy, rinomato e storico brand locale dedicato al mondo outdoor e all'abbigliamento sportivo di montagna, che grifferà il calzino tecnico presente nel pacco gara.
 
Iscrizioni aperte online su www.endu.net e mysdam.net, oppure contattando direttamente la Pro Loco Valdidentro (0342 985331 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) al costo di € 35,00.
La tariffa agevolata è valida esclusivamente fino al 24 agosto.
Dal 25 al 27 agosto la quota sarà invece di € 45,00.
 
Tutti i dettagli delle manifestazioni e i regolamenti delle gare sono disponibili sul sito web energy2run.eu

Per ulteriori informazioni contattare la Pro Loco di Valdidentro.

Venerdì, 14 Luglio 2023 15:55

Paolo Salvadori saluta la Tre Campanili

Dopo la Ultra K di patron Chittolini, un'altra gara di lunga tradizione perde il suo protagonista. Lascia il timone Paolo Salvadori, bravo organizzatore che ha saputo portare ad alti livelli una gara complicata, un prodotto decisamente particolare che però è entrato nel cuore e nelle scelte di tanti atleti. Confido ci possa essere continuità, una bella manifestazione ed un grosso lavoro che non dovrebbero perdersi nel nulla.  

14 luglio 2023. È difficile poter esprimere in poche parole tutte le emozioni provate nel corso di questi anni che mi hanno visto tra gli organizzatori della Tre Campanili, portata al successo con tanta determinazione e grazie alla collaborazione di molti. Quest’anno  è giunta alla sua 16^ edizione, dopo una ripartenza graduale, a seguito dello stop che 3 anni fa ha inevitabilmente coinvolto anche il mondo dello sport..

Ripensando agli esordi, mi sono sentito lusingato per l’invito rivoltomi per riproporre questa mezza maratona di corsa in montagna che negli anni settanta fu organizzata per  due anni. 

Opportunità colta al volo con la consapevolezza della responsabilità che insieme ai miei collaboratori ci saremmo assunti. 

Oggi possiamo affermare che l’impegno profuso ha dato ottimi risultati e la Tre Campanili può di diritto collocarsi tra le classiche della corsa in montagna. Ringrazio, a nome mio e dei miei collaboratori, succedutisi e riconfermatisi negli anni, i sindaci,  gli amministratori e gli sponsor che ci hanno affidato un ruolo prestigioso e di prim’ordine nell’organizzazione di questa manifestazione, dandoci piena libertà d’azione, credendo e sostenendo le nostre idee, a dimostrazione di una grande fiducia nei nostri confronti, che non è stata disattesa. Da non dimenticare il sostegno fondamentale dei tanti volontari operanti nelle varie associazioni dei comuni di Vestone, di Pertica Alta e Pertica Bassa, dei commercianti, degli albergatori e di tanta gente comune che ha voluto dare il proprio contributo per la riuscita di questa festa dello sport, in connubio con la promozione del territorio valsabbino.

Tanti atleti prestigiosi, provenienti da tutta Italia e da vari paesi del mondo, ci hanno onorato della loro presenza, insieme a tanti RUNNERS che hanno animato le strade, i sentieri, le mulattiere e hanno reso protagonisti per un giorno tutti gli abitanti dei comuni interessati dal loro passaggio. Impresse nella mia mente sono le immagini di questo spettacolo meraviglioso.

Anch’io e i miei fidati collaboratori dell’ASD Libertas Vallesabbia, dopo 16 anni siamo arrivati al traguardo e abbiamo unanimamente deciso che con il 2023 cessa il mio ruolo di responsabile organizzativo della Tre Campanili e con esso il compito affidato alla mia associazione.

Ci siamo guadagnati il primo posto e la medaglia più prestigiosa: la stima  e l’affetto di migliaia di atleti provenienti da tutta Italia e fuori Italia, e della gente. 

Speriamo di aver ben seminato e confidiamo che il testimone che passiamo sia raccolto da volonterosi che abbiano a cuore questa manifestazione, che non è nata e neppure è finita con il nostro apporto, ma è cresciuta in popolarità e in numero di adesioni e che in futuro potrà ancora migliorare e rimanere un appuntamento  fisso annuale. 

La mia attività di presidente del sodalizio valsabbino, continuerà nei prossimi anni con il sostegno ai tanti atleti del settore giovanile che hanno bisogno di attenzione, come pure per la squadra di atleti master e senior che ogni anno ci regalano tantissime presenze , risultati e successi. 

Buone corse a tutti, vi voglio bene 

W lo sport e W l’Atletica

Paolo Salvadori

 

3 luglio 2023. Ci risiamo, ancora doping, e stavolta il nome è importante, il detentore del quinto tempo mondiale in maratona. Si tratta del keniano Titus Ekiru, diventato noto grazie al notevole 2h02'57 ottenuto alla maratona di Milano nel 2021, ma prima ancora aveva già vinto l'edizione 2019 della stessa gara.

Ricordiamo che nel 2021 si era trattato di una Milano Marathon "anomala", una versione particolare causa le restrizioni imposte dal covid; si era corso nei dintorni del Castello Sforzesco, un circuito cittadino di 7,5 km. 

Si viene a sapere adesso che già in questa occasione il controllo antidoping aveva evidenziato la positività al "triamcinolone acetonide"; positività confermata per altra sostanza proibita (stavolta petidina) dopo la maratona di Abu Dhabi (novembre 2021). In entrambe le circostanze pare che l'atleta sia riuscito a dimostrare che l'assunzione di tali sostanze fosse dovuta per trattamenti medici.

Ora però l'agenzia di controllo AIU (Athletics Integrity Unit), dopo aver sospeso l'atleta in via cautelare nel giugno 2022, ha rifiutato le spiegazioni fornite e aperto formalmente la procedura per approfondire la situazione. Tra le varie motivazioni, come già annunciato in altre occasioni dalla stessa agenzia, vi è quella che i trattamenti medici (veri o presunti) sono spesso orientati a coprire l'utilizzo di sostanze dopanti.

Nel caso venga provato l'utilizzo di sostanze proibite Titus Ekiru rischia fino a 10 anni di squalifica.

Ora, se verrà confermato quanto sopra, è legittimo quanto inevitabile ritenere che la prestazione conseguita alla Milano Marathon del 2021 (record della manifestazione e maratona più veloce mai corsa in Italia) sia stata ottenuta in condizioni non regolamentari.

 

 

 

 

 

6 giugno 2023. Che questo sia un sito di podismo credo sia chiaro a tutti, però è impossibile non dare questa notizia. Ad una tappa Gold del Continental Tour Pietro Arese, oltre ad un sensibile miglioramento del suo personale best portato a 3'33.56 (precedente Monaco 2022), corre e vince la sua gara chiudendo sotto il minimo previsto di 3'34.20 per i mondiali di Budapest (agosto 2023).

Da rilevare che è il secondo miglior tempo "all time" dietro solo al 3'32.78 realizzato da Genny Di Napoli nel 1990.

Pietro Arese è una bella persona, prima ancora che un grande atleta. Personalmente gli auguro tutto il successo che si merita.

Questo il comunicato di Fidal.

ATLETICA: LAMPO ARESE, 3:33.56 IN POLONIA NEI 1500, VITTORIA E STANDARD PER I MONDIALI
Pietro Arese non si ferma più. A Bydgoszcz, in Polonia, il mezzofondista azzurro afferra uno splendido successo nei 1500 metri della tappa Gold del Continental Tour e sgretola il primato personale, portandolo a un sontuoso 3:33.56, un crono che in Italia mancava dal 1995 e che lo proietta a meno di un secondo dal record italiano di Gennaro Di Napoli datato 1990 (3:32.78). Per il 23enne piemontese delle Fiamme Gialle c’è anche la soddisfazione dello standard per i Mondiali di Budapest che era fissato a 3:34.20. Continua il momento d’oro dell’atleta allenato a Varese da Silvano Danzi, quarto agli Europei di Monaco di Baviera, quinto agli Euroindoor di Istanbul, già capace la scorsa settimana di spingersi a 3:34.37 a Montreuil. Nel memorial intitolato alla leggenda polacca Irene Szewinska, Arese sceglie una tattica di gara impeccabile, sempre attenta e degna dell’intelligenza sopraffina di cui è dotato: inizio soft al centro del gruppo, progressiva risalita verso le posizioni di testa con passaggio alla campana in seconda posizione (2:38) e poi attacco decisivo a 250 metri dal termine superando il serbo Bibic. Il rettilineo finale è adrenalina pura: se da dietro incalzano, Arese risponde con personalità senza scomporsi e dà fondo a tutte le energie rimaste, per rimanere in testa fin sul traguardo e siglare un crono da ‘meeting record’ con un giro conclusivo di poco superiore ai 55 secondi. Nulla possono l’irlandese Andrew Coscoran, a sua volta al personale con 3:33.87, il britannico Matthew Stonier (3:34.43), il belga Ismael Dejbani (3:34.53), il sudafricano Tshepo Tshite (3:34.59), l’etiope Adisu Girma (3:34.71), tutti sotto i tre e trentacinque.

PARLA ARESE: “LA PAROLA CHIAVE? MENTALITÀ” - “Mentalità, questa è la caratteristica che mi riconosco oggi - le parole di Arese - Io guardo già avanti e sono a soli 6 centesimi dal minimo olimpico per Parigi che si potrà ottenere da luglio. Con coach Silvano Danzi ci siamo detti che, tra mille virgolette, ‘a fare i tempi sono bravi tutti’, ma farli vincendo una tappa Gold che è mezzo gradino sotto la Diamond League è veramente importante. Non è il risultato ma la sensazione. E la giornata di oggi mi gasa tanto. Anche perché ora non bisognerà rincorrere il ranking per andare ai Mondiali e la preparazione sarà più semplice. Era un tempo atteso? Nì. Ma quando ho visto il passaggio ai 1100 ho pensato che avrei fatto il personale: mi sono incollato a Bibic e l’ho passato. Sentivo di poter vincere. Poi nel rettilineo finale ho messo un’altra marcia e sono rimasto davanti. Se mi chiedete del record italiano, rispondo senza nascondermi: l’obiettivo cronometrico è quello, ormai mancano soltanto otto decimi. Ora mi attende una gara di 800 metri, sabato 17 giugno a Dessau, in Germania, la mia prima all’estero su questa specialità: può essere utile per velocizzare i ritmi nella prospettiva di una gara tattica agli Europei a squadre, qualora fossi convocato. E ci starebbe qualche bella Diamond League, mi sento pronto”. Il suo è il quarto tempo europeo dell’anno, il quarto anche della storia d’Italia: tutti di Genny Di Napoli i primi tre, 3:32.78 a Rieti nel ’90, 3:32.94 a Montecarlo nel ’95 e 3:32.98 a Pescara nell’89.

Mercoledì, 17 Maggio 2023 14:21

Doping: avanti un altro, Rhonex Kipruto

17 maggio 2023. Altro atleta, ancora keniano, che finisce nella rete, e stavolta si tratta di un pezzo da novanta. Rhonex Kipruto.

E' il primatista mondiale sui 10 chilometri, Valencia 2020 (nella foto), ma ha anche 57'49 nella mezza maratona, tempi che fanno di lui uno dei più forti atleti di sempre. Ora, inevitabile dubitare sulla qualità di questi risultati. L'intervento di sospensione è stato deciso dalla "AIU", Athletics Integrity Unit, l'agenzia che gestisce i casi di doping nell'atletica leggera.

La sospensione è provvisoria, in attesa della procedura prevista in questi casi, ed è motivata da valori anomali riscontrati nel suo passaporto biologico; come è noto, quantomeno agli addetti ai lavori, tale passaporto tiene traccia dei valori nel tempo, a prescindere dal fatto che non vengano riscontrate positività in occasioni di controlli.

Se venisse confermata l'accusa, sarebbe un'altra mazzata, l'ennesima, su Athletics Kenya, che ha visto diversi atleti colpiti negli ultimi tempi.

 

Sabato, 29 Aprile 2023 21:49

Hoka : recensione Clifton 9

Arrivata da poco sul mercato (marzo 2023) pare già riscontrare il gradimento di diversi runner, non fosse altro perché alcuni negozianti lamentano la scarsa disponibilità, anche se questo può dipendere da vari fattori.

Ci ho corso dentro un centinaio di chilometri, a mio avviso la percorrenza minima per farsi un’idea un po’ più precisa. La sensazione, sia nella calzata che nella corsa stessa, è sempre gradevole grazie ad una notevole morbidezza, data soprattutto dalla nuova intersuola in schiuma EVA. Una sensazione che oggi danno gran parte dei prodotti di questa tipologia, frutto di scelte costruttive che vogliono privilegiare il confort; ma questo è a discapito delle prestazioni? L’impressione di “sprofondare” significa necessariamente una minore stabilità? Non è detto, ne’ con Clifton 9, ne’ con altri brand, dipende dall’insieme delle parti che costituiscono il prodotto finale. Nel caso di Clifton 9 non ho avvertito particolari sensazioni di oscillazione laterale.

Per quanto riguarda l’ammortizzazione, probabilmente il parametro più importante per la maggior parte dei podisti, direi che con Clifton 9 c’è tutta. Per chi ancora cerca le scarpe col vecchio criterio, A1, A2, A3, etc  direi che questo modello è una A3, ma è un criterio ampiamente superato grazie ai nuovi materiali che costituiscono le scarpe; se ci avete fatto caso c’è una diminuzione generalizzata dei pesi, ma scarpa più leggera non significa necessariamente minore ammortizzamento, proprio perché i materiali di oggi sono diversi da quelli di ieri, si potrebbero definire più “performanti”, senza riferirci specificamente alle sole prestazioni cronometriche.

Le caratteristiche:

Peso di 248 grammi uomo (taglia 9), 205 donna (taglia 7).

Altezza tallone/avampiede di 32/27 mm (uomo) e 29/24 mm (donna), quindi il drop è di 5 mm. E’ basso? Beh, effettivamente non è molto alto, ma la tendenza un po’ di tutti i marchi è stata quella di ridurlo negli ultimi anni. Di certo è una cosa da valutare per chi corre molto in salita, una situazione nella quale aumenta non poco l’estensione del tricipite surale e del tendine.

La durata: personalmente non lo considero uno dei parametri più significativi nella scelta di un prodotto piuttosto che un altro, meglio farci meno chilometri dentro una scarpa ma farli bene; tuttavia è un dato di fatto che le scarpe (tutte) oggi durano meno di ieri. Invece i prezzi sono aumentati, anche se la politica delle promozioni dei vari marchi (e dei negozi) spesso porta a fare buoni affari, in particolare se non cerchi l’ultimo modello e/o il più “stiloso”.

Da evidenziare che con Clifton 9 Hoka ha voluto fare la sua parte nel rispetto per l’ambiente: la tomaia è semplice e costruita attraverso processi che riducono l’impatto ambientale, la linguetta è realizzata in mesh riciclato.

Ma, alla fine, per chi è questa scarpa? E’ sempre difficile essere precisi sotto questo aspetto, tuttavia ce la possiamo cavare dicendo che Clifton 9 è un prodotto piuttosto universale, non è certamente da grandi prestazioni (ne’ credo fosse questo l’intendimento di Hoka), ma può accompagnare per molti chilometri la maggior parte dei podisti, in particolare se dotati di una buona biomeccanica ed un appoggio neutro.

23 aprile 2023. Ormai il record è nell’aria, Giovanna Epis si avvicina tanto, tantissimo, al record italiano sulla distanza, attualmente detenuto da Valeria Straneo, 2h23’44 a Rotterdam 2012. Dopo Valencia 2022, quando chiuse in 2h23’54, alla maratona di Amburgo la Epis realizza un notevole 2h23’46.

Un leggero cedimento dopo il km 30 (dopo un passaggio alla mezza in 1h11'21) fa sfumare il sogno del record italiano, che però sembra proprio solo rimandato per la forte atleta dei Carabinieri, che chiude la gara al sesto posto.

Per la cronaca, nella gara femminile rocambolesca vittoria alla keniana Dorcas Tuitoek in 2h20'09, che migliora di molto il suo precedente personale (Valencia 2022, 2h24'54) davanti all'etiope Tiruye Mesfin, caduta sul rettilineo d'arrivo.

Gara maschile vinta dal connazionale Bernard Koech in 2h04'09, che eguaglia il suo primato personale e realizza il nuovo record del percorso.

 

Lunedì, 10 Aprile 2023 22:40

Doping in Kenya: si muove AIU, servirà?

10 aprile 2023. Ne avevamo GIA’ PARLATO QUI , sembrava che accadesse qualcosa di importante sul problema del doping in Kenya. Certo non si poteva pensare che i tempi fossero brevi, tuttavia da quel momento sono finiti nella rete altri atleti, ultima in ordine cronologico Norah Jeruto, campionessa del mondo sui 3000 siepi, keniana ma con passaporto kazako dal gennaio 2022; ecco allora che il presidente AIU (Athletics Integrity Unit), David Howman, in una comunicazione ammette che il fenomeno non è certamente isolato e riconducibile a casi sporadici, con atleti che si muovono per proprio conto; invece pare che esista un vero e proprio sistema gestito da persone esperte in materia (criminale), capaci di attrarre, indurre gli atleti a doparsi per puri fini di business.

Ma guarda un po’, verrebbe da stupirsi di tale (presunto) stupore, e della notizia stessa: era davvero così difficile immaginare ci fosse un vero e proprio traffico? Siamo di fronte ad un altro caso Russia?

Il presidente dell'AIU ha dichiarato: “È chiaro che il doping in Kenya è sempre più ben organizzato e questi casi sottolineano la realtà che coinvolge personale con esperienza medica. Questa è una seria minaccia per il nostro sport”.

Il caso, diciamo così, è nato dopo l'ultima squalifica di 8 anni inflitta a Eglay Nafuna Nalyanya, per tre  violazioni delle regole antidoping del World Athletics. Nalyanya è stata ritenuta colpevole per l’uso di una sostanza proibita e la manomissione o tentata manomissione in qualche passaggio dei controlli antidoping. La giuria del tribunale ha notato diverse similitudini nelle spiegazioni/giustificazioni di questa atleta e della sua connazionale Betty Lempus, squalificata per due violazioni.

In pratica, secondo quanto riferito, entrambe le atlete avrebbero fornito documentazioni mediche false, atte a giustificare l’utilizzo di sostanze per patologie o problematiche che ne avrebbero motivata la somministrazione.

Il presidente Howman ha ribadito l'impegno dell'AIU a collaborare con le autorità keniote per soffocare il flagello del doping citando l'impegno di 5 milioni di dollari all'anno del governo keniota per i prossimi cinque anni per combattere il doping nell'atletica.

Servirà davvero a qualcosa? Speriamo.

QUI IL TESTO COMPLETO DEL TRIBUNALE DISCIPLINARE

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