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Nov 12, 2018 padre Pasquale Castrilli 849volte

Cosa insegna un infortunio

Infortunio Infortunio Foto di Roberto Mandelli

Sacrifici, chilometri percorsi con tutte le condizioni climatiche, e poi all’improvviso arriva un infortunio. Ginocchio, tendine d’Achille, polpaccio, piriforme, fascite, bandelletta…  Un infortunio insegna. Ragioniamo su cinque aspetti.

  1. Conoscere meglio se stessi

Quando stiamo male entriamo meglio in contatto con noi stessi a cominciare dal nostro corpo. Muscoli, legamenti, tendini… Impariamo anche i nomi dei nostri muscoli e il loro funzionamento: chi avrebbe mai pensato di avere lo psoas o il piriforme? In una prima fase abbiamo anche tante domande: perché mi è successo questo infortunio? Perché proprio a me? Perché proprio ora? E’ bene analizzare, ci saranno senz’altro cause precise che hanno condotto all’infortunio, però credo sia utile anche, ad un certo punto, smettere di analizzare per concentrare le energie sulla guarigione, sul recupero. Bisogna guardare avanti.

  1. La bellezza della corsa

Un infortunio fa apprezzare ancor di più la bellezza della corsa: un bene che va amministrato, perché i suoi benefici devono durare nel tempo e sono troppo importanti per essere persi. Devo smettere di gareggiare? Di tirare al massimo? Forse mi devo fermare o rallentare? Tutto questo mi fa capire ancora di più il valore dello sport e dell’atletica. La corsa è uno sport individuale, ma c’è, a vari livelli, un’importante dimensione comunitaria. Si corre insieme ad altri, nelle gare un gruppo mi circonda. Quando siamo infortunati ci rendiamo conto di chi è veramente nostro amico, di chi si interessa a noi, al nostro recupero, di chi, in qualche maniera, si fa presente con la sua attenzione.

  1. Prendersi maggiormente cura di sé

A livello nutrizionale, ad esempio. Durante il tempo di un infortunio si può Imparare a mangiare meglio, a saper distribuire e scegliere con oculatezza il cibo da assumere. Anche perché nei tempi di stop si brucia decisamente meno e c’è il rischio di prendere peso. A livello muscolare si comprende l’importanza degli allenamenti per rafforzare gambe, addominali e braccia. I podisti reputano monotono il tempo per gli esercizi. Si pensa solo e unicamente a correre, a macinare chilometri. Tutti gli allenatori sono invece concordi nel dire che sono necessarie delle sessioni di rafforzamento muscolare. Il tempo dell’infortunio è anche un tempo di riposo. Lo stesso riposo necessario quando stiamo bene. Il riposo è infatti fondamentale per assimilare gli allenamenti. Sia quello settimanale che quello nella programmazione annuale. Bisogna imparare a fermarsi. Come anche a fare stretching per garantirsi elasticità. Personalmente ritengo che chi corre dopo i cinquant’anni debba fare stretching tutti i giorni.

  1. Aprirsi mentalmente ad altri sport

Bicicletta e nuoto sono tra gli sport alternativi possibili nei periodi di fermo forzato. Anche qui dipende dal tipo di infortunio. Ma, d’accordo con chi ci segue per il recupero, è possibile mettersi in sella (bici o cyclette) o rimettersi in acqua (piscina o acque aperte che siano). Il minor impatto favorisce l’attività aerobica e il recupero. Ci fermiamo con la corsa, ma continuiamo a sentirci atleti, a mantenere i ritmi, a far alzare i battiti, a bruciare calorie e paure.

  1. Da tutti gli infortuni si viene fuori

Nei giorni successivi ad un infortunio si perde un po’ la speranza, si diventa pessimisti, ci si chiude in sé stessi. Si inizia a pensare a quando sarà possibile ricominciare e se si rimarrà come prima o si perderà potenza o elasticità. La storia dimostra che anche dagli infortuni più difficili è possibile ‘risorgere’. “Ciò che non uccide rafforza”, afferma un famoso detto. Dopo un infortunio si può tornare più forti di prima a livello fisico e mentale. E’ utile imparare ad essere contenti dei piccoli miglioramenti. A coltivare la virtù della pazienza, a non avere ansia e fretta. Questo fa recuperare anche le necessarie motivazioni per ripartire migliori, più consapevoli, più umili e dunque più forti.

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