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Giu 30, 2019 Nicola Matarese 1174volte

Alessio Guidi vittima di un ingranaggio che si può smontare

Attenta Ketty, possono deferire anche te! Attenta Ketty, possono deferire anche te! Roberto Mandelli

Sono un semplice appassionato di Bologna, senza cariche in Asd od organismo sportivo. Le cronache Fidal degli ultimi giorni, e in particolare la squalifica di Alessio Guidi, mi hanno infastidito non poco: le attuali regole sono profondamente sbagliate, scritte per i professionisti non per gli amatori. Fatemi correre, non mi interessa avere tessere in tasca, vedere i miei tempi pubblicati su siti ufficiali: voglio divertirmi, sorridere con gli amici, prenderci in giro.
Per me la gara solitamente inizia il giorno prima con la cena insieme ai compagni, e se possibile continua dopo il traguardo con una bella bevuta.
Di fanatici ce ne sono certamente, di quelli con il regolamento in mano pronti a rimproverarti e squalificarti perché usi le cuffie. Cavolo, manco lo sapevo che non si poteva, e sono millecinquecentesimo della classifica generale, trecentesimo di categoria, non sto vincendo niente… la regola è stupida.
Aver espresso il mio pensiero in un blog mi ha portato ad essere minacciato, mi è stato intimato di lasciare il blog o sarebbero stati inviati tutti i miei messaggi alla Federazione.
Al di là della ridicola minaccia, ho cominciato a sviluppare un pensiero: ma sono veramente obbligato a sottostare alle regole dell’agonismo federale?
Se fossi veramente sospeso, o espulso dalla Federazione, non potrei più partecipare ad eventi podistici?
Quindi ho cominciato a studiare.
Art.16 della Costituzione:
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ergo, durante una gara posso tranquillamente correre senza pettorale non pagando niente, chiaramente non utilizzerei i rifornimenti.

Sono consapevole che non sarei rispettoso nei confronti degli organizzatori, ma a male estremo estremi rimedi. Inoltre non dovrei neanche sottostare agli obblighi del certificato medico agonistico, risparmierei un sacco di soldi in quote di partecipazione, non comprerei un’altra cassettiera per tutte le magliette e non dovrei rinforzare il solaio per il peso delle medaglie.
Ove avessi voglia di fare qualche gara agonistica e nostalgia di qualche medaglia potrei andare a correre in Spagna, Svizzera, Germania, USA o qualche altro paese che non mi obbliga ad essere iscritto a nessuna Federazione.

Continuando a studiare ho scoperto che se costituisco una ASD senza voler beneficiare delle agevolazioni fiscali posso tranquillamente farlo senza obblighi di affiliazione a Fidal, Coni e quant’altro si vuole.
Pertanto, se le quote associative ed i corrispettivi specifici per partecipare alle attività nel no profit sono per loro natura esenti da imposte, quali sono i vantaggi del riconoscimento/affiliazione?
1) Agevolazioni per proventi commerciali;
2) Agevolazioni fiscali per compensi ad istruttori e soci sportivi;
3) Deduzione per chi effettua erogazioni liberali all’associazione;
4) Deducibilità per chi effettua pubblicità e sponsorizzazioni attraverso l’associazione;
5) Svolgere raccolte pubbliche occasionali;
6) Ammissione ai fondi derivanti dal 5x100.

Conclusione,
Posso costituire un’ASD che vive di quote associative e corrispettivi specifici, organizzando gare che nella quota di partecipazione prevedono la stessa quota associativa e la copertura delle spese specifiche per organizzare la gara, il tutto nella completa legalità.
Considerando che il movimento podistico ha raggiunto dei numeri ragguardevoli e ritenendo che nella stragrande maggioranza dei casi i podisti delle classifiche se ne fregano, guardano i loro tempi quelli degli amici, dei componenti la propria squadra: mi chiedo, perché tante gare agonistiche? Di fatto la salute ed il benessere dato dallo sport non appartiene all’agonismo, anzi.
Gli enti e le organizzazioni sportive dovrebbero avere come finalità la diffusione dello sport e non dell’agonismo: sarebbe opportuno premiare quelle associazioni che hanno la capacità di aggregare ed avvicinare le persone allo sport, e sostenerle anche con contributi.
Quanto si tratta di persone, la sostanza deve essere sempre messa sopra la forma: valutiamo anche i meriti dei singoli. Se sono stati capaci di portare benefici ad un movimento che è soffocato dalla burocrazia devono diventare un esempio.

NdD: Eh no, correre gratis senza pettorale proprio no: usando le strade scelte dagli organizzatori di eventi agonistici, si approfitta delle spese che questi organizzatori hanno sostenuto per averle a disposizione: autorizzazioni, vigili o polizia stradale, adempimenti all’esosa circolare Gabrielli, transenne… Non è questione solo dei ristori!
Per il resto, in effetti tagliare le unghie allo strapotere federale non sarebbe una cattiva idea: in nome di cosa si stabilisce che le 21 e le 42 km sono esclusiva della Fidal? E se perfino il Papa dice “chi sono io per giudicare?”, si potrebbe davvero promuovere una civile disobbedienza di fronte a “giudizi” come quello che ha assurdamente colpito Alessio Guidi, sia pure all’interno di una lotta (quella antidoping) che è sacrosanta, ma dovrebbe colpire i bombati veri e recidivi, non chi corricchia in compagnia di uno che magari non conosce e di cui altri sanno che è squalificato.
Anche il pesante (e lucroso) sistema delle idoneità agonistiche comincia a essere posto in discussione dagli organizzatori delle grandi maratone italiane, stanche di vedere gli stranieri affollare eventi in città europee che turisticamente non valgono le nostre ma per accedere alle cui maratone basta pagare la quota di iscrizione.
Il discorso, come si vede, ci porterebbe molto lontano, e in parte è già stato svolto su queste colonne. Ma, per restare alla contingenza inmediata, la squalifica di Alessio grida vendetta. [F.M.]

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