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Lug 13, 2019 Francesca Andone 982volte

Ti sei mai chiesto perché corri?

In azione In azione Nerino Carri

Perché corri?
Per dimagrire? Per scaricare lo stress della giornata? Per fare attività all’aria aperta? Per migliorare nelle gare? Perché è lo sport più facile da praticare?
Pensaci! Perché corri? Cosa provi quando sei fuori al mattino presto, la città dorme ancora, i primi raggi del sole ti accarezzano il volto mentre le gambe iniziano a girare e l’asfalto scorre sotto le suole come fosse un tappeto? Oppure quando alla fine di una lunga giornata lavorativa ti spogli di tutte le convenzioni e indossi le tue ali, le tue scarpe da corsa, anche se c’è buio, anche se piove, piano piano i pensieri iniziano a diventare più leggeri, mentre il tuo corpo si scalda e i km aumentano.
Cosa provi quando percorrendo l’ultima curva vedi in lontananza l’arrivo e corri gli ultimi metri fra due ali di folla festante?

Un amico mi ha raccontato che per lui la corsa è stata motivo di riscossa, di rivincita. Un modo di esprimersi per un ragazzino troppo timido per essere accettato. La corsa è stata la sua valvola di sfogo, la sua salvezza, l’aveva capito subito, anche se alle prime campestri arrivava ultimo. La determinazione e la passione per questo sport gli hanno permesso di non mollare alle prime avversità, così è riuscito ad emergere e ad ottenere ottimi risultati. Ancora adesso, a distanza di anni, continua a correre con il medesimo entusiasmo.

Tu ti ricordi quando hai iniziato? Ti ha portato un amico? È stato per scommessa? Io me lo ricordo, dopo una delusione amorosa, con gli occhi ancora pieni di lacrime, presi un vecchio paio di scarpe e andai a correre sull’argine. Corsi senza tempo, senza un obiettivo o una meta, semplicemente corsi. Fu il migliore antidepressivo! Il giorno dopo andai per la prima volta in un negozio specializzato a farmi consigliare un paio di scarpe da running. Da allora si sono accumulati km, gare, amicizie, emozioni. Lo sport, e in particolare la corsa, mi hanno aiutato tanto, da ragazza piena di paranoie sono diventata un’adulta che si vuole bene, che si accetta e si piace anche per i suoi difetti. Ho imparato a conoscermi e ad apprezzarmi. Sono grata ad ogni singola cellula del mio metro e mezzo, anche se non mi permette di andare veloce come vorrei, e sono orgogliosa della mia testa, che mi porta in fondo ad ogni gara, nonostante la fatica.
Quando corro sorrido, sempre, anche quando il risultato non è quello previsto. Ogni tanto esco anche senza gps, godendomi il paesaggio, ascoltando il corpo e la mente. Se questo vuol dire non essere una runner seria, come sostengono alcuni, non mi interessa, la corsa per me è gioia. Continuo ugualmente ad impegnarmi e a cercare il mio Personal Best, faccio anche le odiate ripetute sui 1000 o 2000m, ma se i risultati non arrivano non ne faccio una tragedia, perché quei secondi in più o in meno non valgono la felicità che provo nel correre.

I motivi per cui ciascuno di noi ha iniziato sono diversi, ma poi continuiamo perché non ne possiamo fare a meno, perché la corsa è libertà, è emozione, è sofferenza, è gioia, la corsa è vita.

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