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Gen 10, 2018 Maurizio Lorenzini 328volte

Trieste: il mio trail della Bora, senza Bora

La partenza della S1 Half - 21 chilometri La partenza della S1 Half - 21 chilometri Foto Comitato Organizzatore

Probabilmente non sarò mai un vero trailer ma questa esperienza mi è piaciuta davvero tanto. Intendiamoci, tra il vasto menù ho scelto la soluzione meno complicata, “S1 Half” di 21 chilometri, quindi niente lunghe distanze e dislivelli esagerati, ma proprio per questo ho potuto apprezzare al meglio le caratteristiche di questa specialità.

Un approccio, quindi, relativamente tranquillo, un trail easy, che probabilmente il direttore di questo sito definirebbe “trailino”. Non mi manca l’abitudine a correre fuori strada, appena posso vado su sterrati e sentieri boschivi, anche se qui le cose sono un po’ più complicate. Difficile trovare tratti di vero falsopiano, si sale e si scende in continuazione, peraltro su fondo molto scivoloso causa la pioggia dei giorni precedenti. Alcuni passaggi ti scordi di correre ma anche quasi di camminare decentemente. Benvenuto nel mondo dei trail…qualcuno potrebbe dire.

Ciò che mi ha particolarmente colpito di questa Corsa della Bora è stata l’organizzazione, in particolare per quanto riguarda il pre e il post gara siamo su livelli eccellenti; non so proprio come vadano le cose in simili manifestazioni, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza, punto cruciale quando si corre in certi contesti. Alla Corsa della Bora raccomandazioni e consigli scritti e ripetuti sino alla noia, assistenza continua lungo il percorso, ristori ben forniti. Tanti volontari nei punti critici, alcuni addirittura attrezzati con corde. Ma prima ancora di correre, bus che ti raccolgono ovunque per portarti alla partenza… insomma, la promessa “vieni a correre a Trieste, alla Corsa della Bora, a tutto il resto ci pensiamo noi” è perfettamente mantenuta.

Il percorso: si parte da Opicina, più precisamente dall’Obelisco, eretto nel 1830 in onore di Francesco I. Non piove, alla faccia delle previsioni, ma Tommaso de Mottoni “deus ex machina” del comitato organizzatore, raccomanda prudenza e ancora prudenza, i partecipanti sono attesi da un fondo particolarmente scivoloso. Il “race guide”, uno dei tanti accessori obbligatori da portarsi appresso (oltre a liquidi, cellulare, torcia elettrica, etc) dice che alla fine si scenderà da 300 metri fino a livello del mare, tuttavia descrive minuziosamente anche tutto quello che succede nel mezzo, fino ad assommare 500 metri di dislivello positivo.

Dopo i primi 300 metri di salita a freddo, poco gradita, il percorso prosegue in leggera discesa e facilmente corribile sino al km 5; si corre sul crinale, attraversando diversi tratti boschivi davvero belli, che di tanto in tanto aprono alla bella vista sul golfo di Trieste. Da qui e fino al km 10 il percorso diventa impegnativo, difficile trovare piano, falsopiano o fondo facile. Poco dopo la graziosa cittadina di Santa Croce (dove è situato uno dei tre ristori) si trova un tratto di discesa piuttosto impegnativo, un primo test per capire come stanno le gambe. Personalmente le mie …. non si lamentano, corro abitualmente su sentieri boschivi, con salite e discese, e questo certamente aiuta. Invece provo un po’ di disagio causa la totale desuetudine a correre con lo zaino.

Dopo il km 15…mi perdo, e con me un piccolo gruppo di altri partecipanti; ero in un tratto di corsa facile, rilassato e, molto banalmente, sono andato dietro a quelli che mi stavano davanti, e con me …quelli che mi venivano dietro. Uno di questi, per sua stessa ammissione, stava seguendo il percorso del 2017, che proprio in quel punto era stato modificato. Pazienza, non avevo nessuna velleità agonistica per questo mio primo trail. Ci abbiamo messo un po’ a ritrovare la retta via, in effetti in quel bivio c’erano delle fettucce attaccate alle piante, sia nel punto specifico che pochi metri dopo la deviazione, probabilmente ero troppo rilassato e poco abituato, mentre corro, a capire la direzione da prendere.

“Il finale suggestivo…tutt’altro che scontato” (come promesso nelle comunicazioni) in effetti è stato una faticosissima sorpresa: una picchiata verso la spiaggia, attraverso un bosco con pendenze severe e con tanto fango da non riuscire letteralmente a stare in piedi. Poi una spiaggia di sassi e massi ed infine la risalita verso Visogliano, un centinaio di metri di dislivello da superare con le gambe che ormai si rifiutano di avanzare. Il passaggio a Portopiccolo, un lussuoso complesso residenziale a Sistiana, mi fa pensare: sono indeciso se si tratti di un fantastico posto oppure di un altrettanto fantastico pugno in un occhio in un bellissimo tratto della costa. Finalmente l’arrivo al Bora Village, un centro direi bene attrezzato ad ospitare l’arrivo di questa manifestazione.

Bene, mi porto a casa questa bella esperienza, le gambe gridano ancora vendetta, del resto queste corse, su questi percorsi, vanno adeguatamente preparate. Magari sarà la volta proprio nel 2019.

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