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Nov 01, 2019 492volte

Bomporto (MO), 44° Camminata del Lambrusco

Gabriele conduce i campigalliani Gabriele conduce i campigalliani Teida Seghedoni

1 novembre – Erede di una antica tradizione che un tempo si svolgeva per S. Martino, giorno in cui tradizionalmente “va l’aspro odor dei vini  - l’anime a rallegrar”, questa camminata, del lambrusco ormai porta solo il nome, non più la mostra dei vini (con caldarroste) che si teneva un tempo nel teatrino adiacente all’arrivo, né tantomeno la bottiglia di lambrusco data come premio di partecipazione. Oggi, i più hanno ricevuto la trentacinquesima bottiglietta di aceto della stagione; qualcuno ha avuto anche un paio di calze (io no), altri, invece dell’aceto, hanno avuto dei wafer. Comunque per due euro va sempre di lusso.
Gli organizzatori dichiarano 1534 pettorali venduti, di cui 182 alla prima società classificata, la solita Cittanova, e 171 alle scuole medie locali (dove fossero questi scolari, proprio non so, né appaiono nelle foto di Teida Seghedoni – vecchia prassi quella delle iscrizioni scolastiche gonfiate per ottenere premi a beneficio della scuola). Nelle foto invece appaiono i soliti partenti anticipati alla spicciolata, e la rarità di quelli che indossano il pettorale. Al punto che suggerirei al regnante governo, in caccia di tasse stravaganti da imporre e di manette da proclamare, di mettere in manette chi si spilla ancora il pettorale, come Massimo Bedini (foto ultima), colpevole di classismo, razzismo competitivo, esibizionismo reazionario e quant’altro volete.
Al di là di ciò, la corsa, assolutamente non competitiva, è consistita nella sua versione lunga (variamente dichiarata di 15, 16, 17 km) in un avant-indree sui due argini sterrati del Panaro, l’antico limes langobardicus ossia il confine tra “Lombardi” imperiali e “Romani” papisti: nell’andata avevamo a destra la “Romagna” e le ex paludi prosciugate dai Benedettini a beneficio dei villici “partecipanti”; al ritorno, dopo il ponte in ferro di Solara (residuato bellico rimesso in sesto: foto 153), la direzione sud ci mostrava a destra una serie di belle ville, dotate un tempo di porticciolo privato sul fiume, che era la via principale per raggiungere Ferrara e Venezia (e ci passava persino il Bucintoro degli Estensi: infatti la destinazione finale del Naviglio, che proprio a Bomporto si staccava dal Panaro nelle chiuse cosiddette leonardesche delle foto 43-50, era il palazzo ducale di Modena centro, antico porto-terminal delle merci). Alcune ville si vedono nelle foto 174 e segg., 191 e segg., 239-265. Abbondano anche gli edifici fatiscenti o terremotati (347, 382, 426…) o (dicono) a volte fatti passare per tali; ma c’è anche (preannunciato da una vistosa tettoia in eternit, foto 96-99) un pittoresco suinificio, che assicura la ricchezza e il prestigio delle nostre terre, almeno finché la cultura dell’ “accoglienza” non ci indurrà a sopprimere l’allevamento di questo animale “impuro” (l’unico, diceva Churchill, che ci guarda da pari a pari).
La distanza effettiva è risultata di 14,4 km; era a disposizione anche un percorso da 8 km, in direzione opposta. Partenza e arrivo non più in centro paese, dove probabilmente imperano le bancarelle, ma in un’area di laghetti, dove galleggiano animali di vario genere (foto 14-17) e altri di più ardua identificazione (18). I parcheggi ogni anno si riducono perché avanzano le costruzioni, di quelle villette che Celati chiamava “geometrili”, tutte uguali secondo le mutevoli mode.
Che volere di più? Nella prima giornata con temperatura autunnale, ci siamo rilassati con poca spesa; le competizioni pancia a terra possono aspettare.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Teida Seghedoni

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