Direttore: Fabio Marri

* Per accedere o registrarsi come nuovo utente vai in fondo alla pagina *

Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

Il movimento podistico italiano e in particolare quello cuneese piangono la scomparsa di Carlo Rosa, 68 anni, 148 maratone e più di 1500 gare portate a termine su varie distanze durante una esemplare carriera ventennale. 

Già iscritto alla “Maratona del Presidente”, a Forlì, del prossimo 8 settembre, Carlo ci ha lasciato nella notte tra sabato 24 e domenica 25 per cause naturali, probabilmente un infarto, nella sua casa di San Defendente di Cervasca, dove viveva con la moglie Brigitte. 

"Ho iniziato a correre maratone con l’idea di smettere di fumare. Ci sono riuscito, ma non ho più smesso di correre", le parole di Carlo, innamorato della corsa.   

Due società nella sua carriera, la Caragliese prima e l’Asd Dragonero poi, dove si era distinto anche come dirigente; nativo di Cuneo, aveva girato il mondo per impegni lavorativi, per progettare dighe e impianti energetici. 

Oltre il podismo, aveva la passione di intagliare il legno, tanto da aver organizzato una mostra dei suoi lavori a Santa Chiara a Cuneo. 

"Perdiamo un amico e un compagno di mille imprese sportive, oltre che una figura importantissima anche per la nostra società, di cui era dirigente – lo ricorda Graziano Giordanengo, presidente dell’Asd Dragonero –. Era una presenza assidua a tutte le non competitive organizzate sul territorio. Soltanto martedì avevamo corso insieme l’ultima gara e mi aveva detto di essersi già scritto alla maratona di Forlì del prossimo 8 settembre. D’altronde la maratona era la sua vera passione, ne aveva terminate qualcosa come 148 e di ognuna conservava gelosamente foto e medaglie". 

 

 

Continua il calvario di Veronica Inglese, che il prossimo 2 settembre si sottoporrà ad un’operazione chirurgica per risolvere un problema al piede sinistro (morbo di Haglund) emerso nel mese di giugno, dopo il rientro che seguiva un'altra lunga assenza di due anni per infortunio.

L’intervento sarà eseguito dal professor Giuliano Cerulli ad Arezzo: si spera che possa porre fine ai problemi della 28enne barlettana dell’Esercito - argento agli Europei di Amsterdam 2016 nella mezza maratona - con obiettivo Giochi olimpici di Tokyo 2020.

Ricordiamo che il morbo di Haglund è un’osteocondrosi, spesso bilaterale, caratterizzata dalla comparsa di un’esostosi (protuberanza ossea) del calcagno (solitamente nella zona postero-laterale) e di una borsite retrocalcaneare.

 

 

25 Agosto - Continua l’avvicinamento alla maratona femminile mondiale di Doha per Giovanna Epis: la 30enne veneziana dei Carabinieri ha vinto la 10^ Ledro Running in 32:38, stabilendo il nuovo record femminile della gara di 9,360 km, con partenza e arrivo a Molina di Ledro (Trento), su un percorso tecnico, pieno di saliscendi e cambi di direzione. .    

Epis ha staccato in salita al 7° chilometro la croata Bojana Bjeljac, poi seconda in 33:07, presentandosi solitaria al traguardo; terza la 21enne Nicole Reina (Cus Pro Patria Milano), al rientro, in 34:20, davanti a Ilaria Fantinel (Esercito), quarta in 34:32, e Mara Ghidini (Atl. Brescia 1950), quinta in 36:10.

Tra gli uomini, successo, ugualmente con record del tracciato, per il trentino Cesare Maestri (Atl. Valli Bergamasche Leffe), in 28:41, davanti al bresciano Francesco Agostini (Atl. Casone Noceto), secondo in 29:04, e all’altro trentino Davide Raineri (Atl. Trento), terzo in 30:14.

Da segnalare che nel pomeriggio Giovanna Epis ha corso per altri 12 chilometri, intanto ecco la sua dichiarazione nel post gara: “Sono veramente contenta non tanto per il primo posto, ma per le sensazioni avute in gara. Sono scesa ieri da Livigno e quando scendi dalla quota è sempre un’incognita perché o stai benissimo o stai malissimo. Oggi ho voluto ascoltare le sensazioni: sì, guardavo i passaggi, ma non più di tanto, e alla fine mi è venuta una buona media vicino ai 3’25” ,che su un percorso così tecnico significa che il lavoro in quota è stato svolto bene. Programmi Futuri? Manca un mese al Mondiale di Doha, sarà il mio primo impegno iridato e ci tengo particolarmente perché l’altro anno ho dovuto rinunciare agli Europei di maratona per un malanno. Quindi voglio riscattarmi al mondiale. Un sogno a cinque cerchi? È un sogno e per ora lasciamo li. Diciamo che prima era solo un sogno adesso pian piano lo vedo un po’ più vicino. Ma non sono ancora arrivata. Continuo a lavorare duro..”

25 Agosto - Buon quarto posto per Daniele Meucci nel Wörthersee Halbmarathon, la mezza maratona che va da Velden a Klagenfurt, in Carinzia (Austria), lungo l’intera costa settentrionale del lago Wörthersee su un tracciato ondulato.

Il 33enne ingegnere pisano ha tagliato il traguardo in 1h02:49, preceduto soltanto da un trio di atleti keniani: Geoffrey Ronoh primo in 1h02:28, Emmanuel Kemboi, secondo in 1h02:29, e Ezra Kipchumba Kering, terzo in 1h02:31.

Dietro Meucci, altri due keniani, Anthony Maritim, quinto in 1h02:55, e Laban Mutai, sesto in 1h03:15. Settimo l’austriaco Peter Herzog in 1h03:50.

Tra le donne, successo della keniana Joyline Chemutai in 1h12:01, sulla spagnola Marta Galimany, seconda in 1h13:09, e sulla etiope Likina Amewab, terza in 1:15:27.  

Per Meucci si è trattato di un impegno agonistico senza scaricare dopo tre settimane di raduno in quota a San Moritz, in Svizzera. Già da mercoledì, il campione europeo di maratona 2014 tornerà in ritiro in Kenia ad Ien, dove rimarrà sino al 15 settembre, per l’ultimo stage in preparazione della maratona mondiale di Doha, in programma il prossimo 5 ottobre.

Anche a noi podisti, specie di lunga distanza,interessa. Otto anni di squalifica, dal 3.4.2019 fino al 2.4.2027, sono stati inflitti al marciatore russo Sergey Bakulin dall'Unità di Integrità (AIU) dell’Agenzia Antidoping della IAAF per violazioni nel Passaporto Biologico, con l’aggravante di essere recidivo.

Bakulin era infatti stato qualificato per 3 anni nel 2012 sempre per violazioni nel Passaporto Ecologico, ed era stato privato del titolo mondiale sulla 50 km vinto a Daegu nel 2011 e del sesto posto ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012.

Nel 2016, il marciatore era tornato a gareggiare, limitandosi alle sole gare nazionali, favorito in questo dalla sospensione della Federazione Russa da parte della IAAF da novembre 2015 a seguito del vasto scandalo sul doping: tutti questi risultati sono stati cancellati.

In particolare, lo scorso 3 aprile era stata notificata all’atleta russo l’accusa di aver ritrovato nei 17 campioni raccolti in due anni strani valori di concentrazione di emoglobina e di diminuzione di reticolociti.

Le giustificazioni addotte dall’atleta (aumento degli allenamenti e del chilometraggio, allenamenti in quota, un infortunio precedente, la cura con alcune iniezioni) non sono tate ritenute valide dai Giudici che hanno deciso di infliggere la pesante condanna, con Bakulin che ha già preannunciato ricorso al TAS.

Il russo, nato il 13 novembre del 1986, a fine squalifica avrà 41 anni: è chiaro che la sua carriera lascia pochi residui per ulteriori performance ad alto livello. E forse non sarà un male.  

Martedì, 20 Agosto 2019 23:16

Bernalda (MT) - 43^ StraBernalda

18 Agosto - Quarantatreesima edizione della Strabernalda, la più vecchia gara podistica di Basilicata e una delle più antiche dell’intero Meridione: la tradizione si conferma positivamente con netta ripresa di numeri e di qualità tecnica dei partecipanti. Dopo anni di gestione dell’oramai 80enne Rocco Petrocelli, da tre anni è Federico Lospinoso, con la preziosa collaborazione della moglie Patrizia, ad organizzare l’evento: in due, sostanzialmente da soli, fanno davvero miracoli. E quest’anno hanno voluto anche cambiare location, abbandonando il tradizionale Corso Umberto I, per trasferirsi nell’incantevole Piazza San Bernardino, godendo dell’immagine del Castello, della Chiesa Madre e della statua del Santo.

Unica difficoltà è la distanza dai parcheggi predisposti, quelli del Comune e di San Rocco: ma gli ospiti non si lamentano e percorrono Corso Italia, in pieno centro storico, che porta alla suddetta piazza.  Nei locali del Castello Aragonese avviene la distribuzione di pettorali, chip e pacchi gara: 8 euro il costo dell’iscrizione per chi l’ha effettuata nei termini, aumento di 4 euro per chi si iscrive all’ultimo istante. Ricco il pacco gara, in una larga sporta ecologica riutilizzabile sono contenuti tanti prodotti alimentari e qualche gadget per la bici. 

Oltre 250 gli iscritti Fidal, ai quali si sommano una cinquantina alla non competitiva, più una decina per la particolare “Curr A’ mmers”, la gara di retrorunning (manifestazione benefica con contributo di 2 euro, interamente versato alla Fondazione Veronesi).

Sempre nei locali del Castello, disponibili i bagni per gli atleti, per ogni necessità; presso il ristoro è già consegnata acqua, come poco distante si può gustare un buon caffè offerto da uno sponsor della manifestazione.
Gli atleti provvedono intanto a cambiarsi e ad indossare i completini di gara, pronti per correre in una serata calda ma non caldissima, ma che costringe a sudare tanto nei tratti esposti al sole.
Ha cominciato, intanto, instancabile, miss energia Angela Azzone la sua lezione fitness per portare i podisti con i muscoli caldi al via; altri, viceversa, preferiscono i soliti allunghi o la corsetta a ritmo blando, secondo capacità ed aspettative.

Le iscrizioni effettuate all’ultimo istante portano, purtroppo, ad un leggero slittamento di orario; l’intero programma della serata subisce un lieve ritardo, a cominciare dalla partenza degli atleti del retrorunning. Per fortuna, pur correndo all’indietro, questi atleti sono veloci e concludono rapidamente la loro distanza, 500 metri, complimenti ai “gamberi” e andiamo avanti.

Presenta la manifestazione lo speaker emergente di Basilicata, Angelo Raffaele Potenza, che invita gli atleti a prender posto dietro la linea di via. Al primo sparo partirà sulla sua handbike Emilio Frisenda, nuotatore di livello internazionale, che non è voluto mancare all’evento; a seguire, al secondo colpo, tutti gli altri, con i non competitivi in fondo al corteo.

Spicca la presenza di Giovanni Auciello, il forte atleta di Palo del Colle tesserato per il Casone Noceto Parma: il direttore sportivo del Casone, Mirko Saccò, nativo di Bernalda, ha voluto la presenza di un esponente del suo squadrone da queste parti. E il buon Auciello si è fatto accompagnare dal concittadino Francesco Minerva, che pur avendo ripreso da poco dopo un infortunio, e risultando poco riposato per i pianti  dall’ultima giunta in casa (auguri!), si difende ancora bene!
Tra le donne spicca Lucia Mitidieri, lagonegrese tesserata per l’Acqua Acetosa Roma, che vanta un ottimo palmares soprattuttonel mezzofondo.

Tutto pronto, già avviatasi l’handbike di Frisenda, ecco lo sparo dell’assessore allo sport, l’ingegner Nicola Grieco, che libera gli atleti.

Cambiata la zona di partenza è cambiato anche il tracciato, divenuto di km 3,200 da ripetere tre volte per i competitivi e due per i non: tracciato che attraversa il centro storico per avviarsi sull’ampio Corso Umberto I e poi tornare nel centro storico, da “assaporare” su antica pavimentazione, scale, cambi di pendenza e di direzione che appesantiscono ritmo e tempi. Tracciato gradito ai più, solo la prima curva  nel primo giro, quando gli atleti  non erano ancora sgranati, è risultata un po’ pericolosa; per il resto si dimostra blindato al traffico, interessante, con due ristori, doccette nebulizzatrici e due pompe di acqua a cura di due brillanti volontari. Anche la cittadinanza (tranne poche “brillanti” eccezioni) gradisce la manifestazione e applaude convinta.

La gara vede inizialmente un trio al comando composto da Auciello, Minerva e Bianco; tra le donne è prima Mitidieri, segue Carella, poi Verri.
Al secondo passaggio Auciello è un piede avanti a Minerva, mentre si è staccato Bianco; situazione, invece, immutata al femminile.

E’ oramai già tempo di arrivi, Giovanni Auciello (Atl. Casone Noceto) chiude trionfante in 31:58; secondo posto per Francesco Minerva (Montedoro Noci) in 32:28; terzo per Gianpiero Bianco (Running Team D’Angela Sport), sempre generoso, in 32:40.
Il rosso volante di Matera, Antonio Francolino (Fiamma Olimpia Palo) è quarto in 34:22, superando allo sprint l’oramai “piemontese” Marco Calò (Montedoro Noci), quinto in 34:27; altri 13 secondi ed ecco il validissimo Giuseppe Mele (Dynamyk Fitness Palo del Colle), sesto.  Settimo posto per Claudio Flore (Cral Trasporti Torinesi) in 36:12, che precede Salvatore Mele (Runners Ginosa), ottavo in 36:17, Alessandro Belotti (Apuliathletica San Pancrazio Salentino), nono in 36:21, e Gaetano Santalucia (Gli Orchi Trailers Rivoli), decimo in 46:06. 

Tra le donne domina e s’impone la 23enne Lucia Mitidieri (Roma Atletica Acqua Acetosa) in 38:27; ottimo secondo posto per Maddalena Carella (La Fenice Casamassima), in 40:28, a precedere l’instancabile Viviana Verri, la salentina del GS Lamone, terza in 42:50.
La brava Angela Veccari (Lucani Free Runners) è quarta in 43:25, seguita dalla pimpante (“Domenica tutti a Laterza”, recita il suo cartello…) Mariangela Di Lena (Nuova Atletica Laterza), quinta in 43:31, e dalla tenace Regina Marta Oksara (Bernalda Runners), sesta in 44:23. Positivo settimo posto per Patrizia Pricci (Running Team D’Angela Sport Turi) in 44:38 che precede Luciana Corvino (Bernalda Runners), ottava in 44:57, Mariantonietta De Tommaso (Dof Amatori Turi), nona in 45:17, e Roberta D’Alconzo (Runners Ginosa), decima in 46:06.

206 risulteranno alla fine i Fidal in classifica, 48 i non competitivi, in una manifestazione senz’altro viva e piacevole, compreso l’estivo ristoro finale con tanta frutta di ogni tipo e, naturalmente, acqua.
Peccato che i fari puntati proprio sulla linea di arrivo per rompere il buio e favorire le foto siano stati accesi con troppo ritardo, purtroppo Federico e Patrizia erano altrove impegnati.

Sancita dal giungere della bici di fine corsa la chiusura degli arrivi, è già tempo di pensare alle premiazioni.
E qui accade un fatto strano, una sorpresa per il sottoscritto, a cui gli organizzatori dedicano una torta con dedica per celebrare il 53° compleanno festeggiato il lunedì 12. Grazie Patrizia e Federico, sempre gentilissimi e capaci di farmi commuovere.

Ma è davvero il momento di iniziare la cerimonia di premiazione, con i vincitori del retrorunning e della non competitiva, per passare ai migliori della gara regina.
Ecco salire sul podio Auciello, Minerva e Bianco, tra gli uomini; Mitidieri, Carella e Verri, tra le donne: per loro il trofeo e premi di gran valore, da monili a trolley a orologi, più un paio di scarpe running offerte ai due vincitori dallo sponsor tecnico della manifestazione, Top Running di Giambattista Colangelo a Castellaneta.  

A seguire la chiamata per i primi cinque di ciascuna categoria per fascia di età: i primi tre ricevono una medaglia in legno, premi in natura per gli ultimi due (per gli anni a venire, si dovrà senz’altro abbinare un premio “in natura” al trofeo consegnato ai prime tre).  

Ultimo atto, la consegna del riconoscimento alle società lucane campioni regionali sulla distanza: tra gli uomini vince la Athlos Matera, tra le donne s’impone la Lucani Free Runners. La classifica, invece, per più atleti giunti al traguardo complessivamente, vede vincere l’Athlos Matera con 22 finisher su Lucani Free Runners (15) e Atletica Palazzo (12).

Si conclude così una sana serata di sport, una manifestazione rinnovata e ben gestita, che con piccoli accorgimenti continuerà nel suo processo di ulteriore crescita: un plauso sentito a Federico e Patrizia, capaci di far tutto da soli con tanto cuore e volontà.  

Domenica, 18 Agosto 2019 14:22

Addio a Ugo Sansonetti

Il 14 agosto ci ha lasciato Ugo Sansonetti, uno dei simboli dell’atletica master italiana, famoso il suo motto “Non fermarsi mai!” che è anche il titolo di uno dei suoi libri.  

Aveva compiuto 100 anni lo scorso 10 gennaio: a partire dagli anni novanta, dopo una vita da imprenditore, da genitore – aveva dieci figli - e da politico (era stato persino sindaco di Mottola, nel tarantino, città della quale era originario), aveva cominciato a fare gare in pista di velocità, collezionando medaglie e primati di categoria. Per 53 volte è salito sul gradino più alto del podio internazionale, tra Mondiali ed Europei master: detiene, tuttora, il record del mondo M90 dei 200 indoor con 40.34, insieme ad quattro limiti continentali.

Il suo ricordo rimarrà per sempre con noi!

Anche in chi, come il sottoscritto, fu varie volte (indegnamente) suo compagno in canottiera azzurra agli europei e mondiali master (Cesenatico, Aahrus, San Sebastian), e lo ricorda incedere carico di medaglie nelle cerimonie conclusive. [F.M.]

16 Agosto - A Goteborg, in Svezia, la 19enne Nadia Battocletti ha stabilito il primato italiano under 20 dei 3000 metri con 9:04.46. La trentina delle Fiamme Azzurre ha così migliorato il precedente limite che resisteva da quarant’anni, dal 6 giugno 1979 quando l’altoatesina Sabine Ladurner realizzò il record nazionale juniores con 9:07.0 a Firenze.

In questa stagione la Battocletti ha ottenuto anche il record italiano indoor di categoria su questa distanza, correndo in 9:18.33 ad Ancona il 17 febbraio.

La nostra rappresentante, in un pomeriggio fresco, con temperatura intorno ai 18 gradi, è giunta settima nella gara vinta dall’etiope Aberash Minsewo in 8:53.10 davanti alla connazionale Girmawit Gebrzihair (8:53.85) e all’australiana Camille Buscomb (8:55.42); quarta la 19enne portoghese Mariana Machado in 8:58.61, argento sui 3000 agli Europei under 20.

“È stata una gara pazzesca e sono davvero molto felice. Un risultato importante, che mi dà tanta fiducia per continuare su questa strada e ricompensa gli sforzi di tutte le persone che mi sono sempre vicine, a cominciare dai miei genitori. Qui ho corso anche con la testa, che mi era un po’ mancata agli Europei dove comunque sono salita sul podio nonostante l’infortunio al piede destro che mi aveva tenuto ferma in maggio. Quella di oggi è stata una gara molto movimentata, con frequenti rallentamenti e ripartenze, oltre al vento che si sentiva. Mi è capitato più di una volta di essere superata da atlete che poi abbassavano il ritmo, quindi sono stata costretta a sorpassarle di nuovo, e nell’ultimo chilometro ho pagato qualcosa. Devo ammettere però che mi sono divertita un sacco!”, le parole della neo-primatista italiana under20.  

Nuovo lutto nel podismo: il 72enne Giovanni Zerbinati, di Fiesso Umbertiano, è  deceduto in una gara non competitiva nel pomeriggio ferragostano.

La tragedia è avvenuta in località Zampine di Stienta, in provincia di Rovigo, la sera di Ferragosto, alle ore 18.00: l’uomo, pur iscritto regolarmente, era partito autonomamente circa un’ora prima della partenza prevista per le 18.30. Ma, giunto circa al 5° chilometro, nel tratto di sterrato in piena campagna, si è sentito male e si è accasciato.  

Solo quando un passante ha dato l’allarme, chiamando il 118, sono intervenuti gli addetti del Suem che, nonostante i vari tentativi di rianimarlo, hanno dovuto constatare il decesso, probabilmente per un malore improvviso.

NDR. Nello sgomento per l'accaduto, non possiamo non chiederci: può dirsi che Zerbinati stesse partecipando a una corsa, che doveva ancora scattare? Ricordiamo sempre che un incidente accaduto in  queste circostanze non è coperto da assicurazione. E che se il malore si fosse verificato durante la gara 'vera,  certamente i compagni di gara l'avrebbero soccorso tempestivamente e (forse) salvato [F.M.]

Pubblichiamo integralmente (eliminando solo i refusi) il contenuto della dichiarazione (con allegati) che Paolo Fabbiani, il compagno nella vita e nella tragica gara di Ligonchio della sfortunata Marisa Moretti, ha inviato al sito Redacon.it indi agli altri organi di stampa, in risposta a quanto dichiarato dal Sindaco e dall’Assessore del comune di Ventasso. Aldilà delle colpe e delle ragioni, delle affermazioni e delle smentite, delle inevitabili perizie e controperizie, il racconto dell'evento è drammatico, a tratti agghiacciante; e anche se questo non ridarà la vita a Marisa, resta la notizia finale della donazione degli organi: una vita si spegne, altre potranno salvarsi.

Volevo chiudermi nel mio dolore, non prendo giornali né frequento social, ma viste le dichiarazioni rese dal sindaco Manari a mezzo stampa, nelle quali sostiene che abbiamo abbandonato il percorso del trail, e dall’assessore Nuccini sui giornali di oggi, il quale dichiara che nel regolamento c’è indicato che l’organizzazione si riserva di modificare il percorso in qualsiasi momento, rispondo con solo due parole: “Sì, certamente lo potete fare, ma al briefing me lo dite e mi fate vedere una cartografia aggiornata”.
Se per voi la mappa è solo indicativa vuole dire che siete degli incompetenti: io 35 anni giro le montagne, sono socio Cai e la prima cosa che ti insegnano ai corsi è quella di avere sempre con sé la cartografia della zona in cui ci si trova e una bussola; oggi abbiamo anche i gps, bastava che fosse possibile scaricare la traccia gps da sito, e nessuno dei percorsi corto medio e lungo si sarebbe perso, come è successo negli altri percorsi.
Per tutto ciò ritengo doveroso esporre la realtà dei fatti pubblicamente. Le dichiarazioni rilasciate sono strumentali per scaricare le responsabilità dell'organizzazione e delle istituzioni, e questo si capisce anche dal fatto che nessuno degli organizzatori mi ha fatto una telefonata di conforto (neanche ai fratelli di Mari) per capire almeno cosa era accaduto; vi dico: continuate a non farlo e non presentatevi davanti a me, perché il vento del perdono per le vostre incompetenze non è in me, forse non mi conoscete: con quello che ho passato nella vita, i miei genitori mi hanno insegnato di non avere paura di niente e di nessuno se si è nel giusto.
Di seguito espongo quanto ciò è accaduto realmente.

Gli allegati di Fabbiani

Venerdì, insieme a Mari e agli amici Sonia, Evelyn e Jimmy, ci siamo iscritti al trail della Centrale di Ligonchio nel percorso breve non competitivo. Precedentemente a casa, dal sito Facebook dell'evento avevo scaricato la cartografia dei percorsi corto, medio e lungo (vedi la prima foto). 

Al briefing gli organizzatori hanno dichiarato che lungo tutto il percorso ogni 100 - 150 mt erano presenti nastri bianchi e rossi con i catarifrangenti e bandierine Hoka con scritta in blu, e se le perdevamo dovevamo tornare indietro.
Siamo partiti insieme agli altri partecipanti di corsa, ma poco dopo, visti i notevoli dislivelli, siamo andati di passo: eravamo gli ultimi, l'obbiettivo era andare a vedere il tramonto sui monti, cosa che io e Mari facevamo spesso sul Ventasso, intorno e sopra la Pietra di Bismantova. Poco dopo aver imboccato il sentiero CAI 641, quando attraversa la strada carrabile che va a Presa Alta, io Mari e Sonia eravamo avanti di qualche centinaio di metri rispetto ad Evelyn e Jimmy. Già all'inizio la segnaletica lasciava alquanto a desiderare, c’erano anche delle indicazioni in giallo con scritto CAMMINATA che indicavano di scendere anziché salire…
Io la zona la conosco molto bene perché tutti gli anni la percorro a cavallo o in bici per andare in Bargetana. La vallata di rio Re invece non la conosco bene perché non è meta dei nostri soliti itinerari.
Conoscendo bene il sentiero 641 abbiamo proseguito fino al rifugio il Piano dove abbiamo fatto le foto, e aspettato Evelyn e Jimmy che ci avevano chiamato perché, essendoci molti incroci e non molte bandierine (una ogni 500/600 mt), si trovavano in difficoltà. Gli ho dato le indicazioni di seguire il sentiero CAI sempre in salita, ci hanno raggiunti e siamo ripartiti di passo dal rifugio il Piano, sempre come prima: io Mari e Sonia davanti, e leggermente indietro Evelyn e Jimmy. Lungo il tragitto ci siamo fermati a mangiare mirtilli e lamponi e poi, al punto di ristoro arrivati alla deviazione dei percorsi corto medio lungo, era presente il personale del soccorso Alpino. 
Eravamo in cima e non eravamo stanchi e così abbiamo chiesto se potevamo proseguire per il percorso medio, ma ci hanno risposto che avrebbero dovuto chiedere l'autorizzazione all'organizzazione perché se succedeva qualcosa ci sarebbero venuti a cercare sul percorso corto, così abbiamo preso il sentiero CAI 641A come indicato sulla cartina del trail corto. 
Le bandierine bianche e rosse le avevamo viste solo all'inizio. Mentre stavamo scendendo verso rio Re all'incrocio con il sentiero 637 era presente solo una bandierina bianca e rossa: quando il 637 arriva sulla strada trattorabile, non era presente nessuna indicazione e dalla cartina l'indicazione era di scendere a valle. Siamo infatti scesi verso valle e poco dopo siamo arrivati al rifugio dove ci siamo ristorati e fatto delle chiacchiere con il gestore.
Abbiamo provato a chiamare Evelyn e Jimmy ma non c'era ricezione sui nostri telefoni, così siamo scesi a valle lungo la strada forestale su cui è anche presente il sentiero 637. A qualche km a valle del rifugio il sentiero 637 lascia la strada forestale e prosegue in un sentiero stretto a destra, a bordo strada era presente il segnale CAI con indicazione Ponte Rimale.
La cartina del trail indicava di seguire il sentiero 637 fino al ponte Rimale, non vi erano le bandierine, ma non c'erano neanche prima, ho controllato il tracciato del mio gps e mi indicava che avevamo percorso 11 km, infatti si vedevano le luci delle prime case di Ligonchio. Così mi sono detto: siamo arrivati! Mari ha ritelefonato ad Evelyn che ha risposto che erano sotto il rifugio Rio Re e così le ha dato le indicazioni che quando trovavano il segnale Cai dovevano abbandonare la strada forestale e prendere il sentiero 637 che andava a valle. Poco dopo aver preso il sentiero abbiamo visto un picchetto a terra bianco e rosso che ci conferma che eravamo sul sentiero 637. Il sentiero era stretto e in discesa ma a valle erano presenti degli alberi. Mentre scendo vedo che su un albero a bordo sentiero una persona aveva fatto la pipi; a Sonia e Mari dico: sono passati anche gli altri.

Ad un certo un certo punto siamo arrivati in un tratto dove a valle non era presente nessuna vegetazione fino in fondo al fiume. Io ero davanti, poi c'era Sonia, e Mari ultima. Stavamo andando piano. Ad un certo punto sento un rumore dietro, come sassi che rotolano, mi giro e vedo la mia compagna che rotola a valle ed in un attimo sparisce, e poco dopo il rumore del tonfo sul letto del fiume. Mi sono precipitato giù lungo la scarpata e a Sonia ho urlato di chiamare i soccorsi. Il terreno aveva una fortissima pendenza e per scendere mi sono aggrappato ai ciuffi d’erba. Sono arrivato su precipizio e ho visto Mari sul greto del fiume. Era notte, ma con la frontale ho cercato un passaggio per scendere anche se era esposto e pericoloso, ma non avevo la percezione del pericolo…
Aggrappandomi a tutto quello che c'era sono arrivato sul greto del fiume e ho raggiunto Mari che era priva di sensi e perdeva sangue dietro la testa. Il battito c’era, ma respirava male perché aveva la testa riversa a penzoloni tra due sassi. Così mi sono tolto lo zaino e con delicatezza gliel'ho messo sotto la testa, facendole da ponte e per evitare il soffocamento in caso di vomito.

Prendo il telefono, c'è segnale: chiamo il 118 alle 21.29, chiedo intervento urgente in codice rosso con elisoccorso per ragazza priva di conoscenza dentro un fosso in montano sotto Rio Re, fornisco le coordinate geografiche WGS 84 che ricavo dal mio GPS; non avevo più contatto con Sonia perché ero troppo in basso, chiamo il 118 varie volte ma mi dicono che non è così semplice trovare un elicottero abilitato per il volo notturno e il recupero in montagna.
Il primo soccorritore arriva dopo 1 h 45 e ci mettono 20 minuti per scendere in sicurezza con le corde,; non possono intervenire su Mari, preparano la lettiga per il trasbordo in elicottero, preparano l'area e tengono i contatti per l'elisoccorso. Da quando avevo raggiunto Mari riempivo la borraccia morbida nel fiume e gliela mettevo nella testa dove c'era l'ematoma e la chiamavo per vedere se reagiva, avevo perso la percezione del tempo, mi sembrava un'eternità; arriva un primo medico ma era troppo anziano anche solo per scendere dal sentiero, sentivo le radio dei soccorritori tutti impegnati per l'emergenza in atto. Arriva l'elicottero, ma si ferma al campo sportivo: non è abilitato a operazioni in quella zona, ne chiamano un'altro dell'Aeronautica Militare ma ci vorrà del tempo, nel frattempo con le corde fisse calano la dott.ssa Paola Magnani (una persona SPLENDIDA), arrivano anche le sue infermiere, e anche a loro devo un particolare ringraziamento, iniziano subito le operazioni per stabilizzarla; per quello che ho potuto ho dato una mano, poi iniziano delle manovre più invasive e incomincio a stare male.
Comincio a 'sfarfallare', la dottoressa lo capisce e mi fa allontanare con la scusa che di lì a poco sarebbe arrivato l'elisoccorso; chiedo di poter salire a bordo ma non è possibile e una persona del soccorso alpino mi accompagna al sentiero risalendo dalle corde fisse. Arrivati all'auto forestale ci sono i miei compagni che mi stavano aspettando, appena salito una persona del soccorso mi dice che avevo sbagliato strada; ed io gli ho risposto "sono proprio un imbecille". Non stavo bene, avevo bisogno di imminenti cure, sono diabetico ed ero in iperglicemia oltre i 500, il mio sensore non riusciva più a rilevare il valore del glucosio. Mi accompagnano alla macchina e mi inietto l’insulina: quando faccio sport non ho mai avuto bisogno dell’insulina, ma degli zuccheri, però in questa situazione tutto è cambiato, arrivano da Castelnovo i miei amici Stefano Galeazzi e Roberto Giovanelli, che unitamente a Sonia Evelyn e Gimmy non mi hanno mai lasciato solo, andiamo al campo sportivo dove è presente l'elicottero del 118. Chiedo dove l'avrebbero portata e, di nuovo, se potevo salire; mi rispondono che la decisione della destinazione era di competenza del medico e comunque io non potevo salire. 

Credo fossero le 2.30, ero distrutto al campo sportivo, era presente Rosanna Bacci che mi ha invitato ad andare a casa sua e di Paola a recuperare un po' le forze; i miei amici mi convincono e così andiamo, l'elicottero dell'Aeronautica non si vedeva arrivare. Decido di andare a Castelnovo e Roberto mi accompagna, gli altri amici rimangono al capo sportivo per tenermi aggiornato quando l'elicottero fosse partito e dove avrebbero portata Mari; intano gli amici Gianni Zannoni e Nicolo Provettini, che avevano corso il percorso medio dei 19 km (anche su questo percorso medio si sono persi, perché il percorso non era segnalato bene) si sono adoperati fino allo stremo delle loro forze per portare le bombole dell'ossigeno e mantenere in vita Mari.

Mentre scendevamo verso Castelnovo abbiamo incrociato l'elicottero militare, con mille difficoltà Mari è stata recuperata e trasportata al Maggiore di Parma: Io, arrivato a Castelnovo, sono andato a casa di Renzo dove era presente anche Giuseppe (i fratelli di Mari), gli ho riferito che avevo sbagliato il sentiero e raccontato la dinamica dell’incidente; sono stati di grande conforto perché mi hanno subito detto di non sentirmi in colpa, ma io me la sentivo tutta, io e i fratelli di Marisa, Renzo e Giuseppe, ci siamo diretti a Parma, arrivati in rianimazione ci hanno detto già da subito che il trauma che aveva non dava speranze di recupero: era solo una questione di tempo. Alla mattina rientriamo a Castelnovo, verso le 13 ci richiamano a Parma e ci dicono che Mari ha smesso di respirare autonomamente e l'elettroencefalogramma è piatto, per cui alle 13.23 è stata dichiarato il decesso. Ci chiedono se siamo disponibili a donare gli organi, accettiamo, almeno che per tutti noi che stiamo soffrendo e per tutti coloro che si sono adoperati per salvarla, rischiando anche a loro volta la vita, tutta questa tragedia abbia almeno un lato positivo che salverà altre persone.

Domenica mattina i miei amici mi dicono che il sindaco Manari emette già la sua condanna informando gli organi di stampa che era colpa nostra perché avevamo imboccato un sentiero sbagliato. Ristampo la cartografia ufficiale del trail, ricontrollo ma sono convinto di aver seguito il tracciato indicato in cartografia, alle 9.30 circa ricevo la telefonata del maresciallo dei Carabinieri di Ligonchio che insieme a Sonia ci convoca in caserma.
Nell'interrogatorio mi chiede perché abbiamo imboccato un sentiero chiuso non più utilizzato: gli rispondo che il sentiero è aperto e segnalato, e la cartografia del trail indicava di seguire il sentiero 637 fino al ponte Rio Rimale; il maresciallo mi dice che dovevamo continuare la strada forestale e prendere una variante, gli faccio notare che nella mappa non è presente tale indicazione e che all'incrocio non c’era nessuna indicazione di proseguire per la strada forestale, né c’era nessuna inibizione a prendere il sentiero 637. L’interrogatorio dura parecchie ore. 
Alla luce di tutto ciò, nel pomeriggio sono tornato del luogo dell’incidente e sono andato rilevare il tracciato che il maresciallo mi aveva indicato, l’ho rilevato con il gps, allego la cartografia, ma posso asserire con certezza che io ho seguito fedelmente il percorso indicato nella mappa del trail.
La Magistratura farà il suo corso e accerterà la verità.

Castelnovo ne’ Monti, 13/08/2019

Paolo Fabbiani

Ultimi commenti dei lettori

Vai a inizio pagina