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Ott 01, 2019 1291volte

Vogliamo un tracciato di marcia e maratona tutto con aria condizionata

La nostra Epis appena dopo il suo forzato ritiro: questo non è sport! La nostra Epis appena dopo il suo forzato ritiro: questo non è sport! Foto: (C)ANSA

Le gare al massacro che stanno caratterizzando i Mondiali di Doha ci spingono a lanciare una proposta alternativa, almeno per quanto riguarda le specialità “no-stadia”, in quanto all’interno dell’impianto un minimo di condizionamento della temperatura è presente. Lo facciamo partendo dal presupposto che questa volta siamo il Quatar, ma capiterà ancora in Bahrein, Dubai ed altri stati limitrofi, ugualmente caldi e danarosi. Adesso immagino stiate pensando che basterebbe non andare più in quell’inferno, ma è inutile provare ad opporsi a questa logica. Se può essere di magra consolazione, anche in altre discipline non regna il buonsenso meteorologico. Guardate cosa è successo ai mondiali di ciclismo, evento che il bulimico calendario della bici ha ormai spinto in autunno. Dove si sono svolti settimana scorsa? Nello Yorkshire, dove ha piovuto per tutto il tempo della manifestazione. Piovuto? In Inghilterra? Che strano. Col risultato di gare a cronometro falsate da pozzanghere simili a laghi. Idem per quelle in linea. Domenica quella maschile è stata praticamente ad eliminazione, malgrado la distanza fosse stata leggermente ridotta.

Tutto ciò premesso, onde evitare le stragi registrate nella marcia e nella maratona femminile a Doha, ed in attesa del massacro finale su quella maschile, ci domandiamo se per il futuro, quando si tornerà da queste parti, non sia possibile tracciare un percorso al coperto, esterno all’impianto. Un largo corridoio da circa un chilometro al di fuori dello stadio. Un anello non necessariamente troppo grande e quindi per questo motivo facilmente condizionabile a temperature accettabili.

La maratona potrebbe partire dallo stadio, e dopo un certo numero di giri in pista, per esempio cinque, ma potrebbero essere anche di più, uscire dall’impianto per introdursi nel “corridoio”. A questo punto il gruppo sarebbe già sufficientemente sgranato. Gli atleti poi ritornerebbero nell’anello dello stadio ogni chilometro/giro. Per gli spettatori sarebbe così possibile seguire in diretta lo svolgimento della gara, comodamente seduti al loro posto, come se si trattasse di un gran premio automobilistico. Le telecamere del corridoio potrebbero assicurare la ripresa diretta dei concorrenti mentre corrono fuori dello stadio. Problema doppiaggi? Perché, sui 10000 metri o sui 5000 non ce ne sono?  La stessa formula potrebbe essere utilizzata per 20 e 50 chilometri di marcia. All’interno dello stadio si potrebbero nel frattempo disputare le gare di lanci o salti senza interferenze con le corse e al tempo stesso garantendo uno spettacolo continuo ed interessante. Il passaggio all’interno dell’impianto garantirebbe anche l’aspetto outdoor della gara. Agli ambientalisti giustamente preoccupati per lo spreco energetico relativo al raffreddamento del pistino esterno, credo si possa facilmente rispondere che con dei pannelli solari sarebbe abbastanza semplice ottenere un condizionamento da energie rinnovabili. I costi, quando ci sono di mezzo gli sceicchi, sono l’ultimo dei problemi.  Cosa ne pensate?

3 commenti

  • Link al commento Rodolfo Lollini Mercoledì, 02 Ottobre 2019 11:38 inviato da Rodolfo Lollini

    Ringrazio per l'attenzione ed i commenti.
    A Lauz dico che in effetti anche Tokio 2020 (dove di solito si corre a Marzo con minime massime da 5 a 14 C) potrebbe essere un problema (settembre medie 20-27)

    Mi complimento con Maurizio perché spesso ritirarsi è un atto più responsabile e coraggioso che proseguire, però l'abbinamento tra una gara di atletica, seppure di due ore e non ideata per essere disputata in condizioni simili ed una 100 km dichiaratamente nel deserto, con tutto ciò che ne consegue, mi sembra un po' tirata per i capelli, se me lo consente

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  • Link al commento Mercoledì, 02 Ottobre 2019 11:20 inviato da MAURIZIO COLOMBO (Road Runners Club Milano)

    Penso che nessuno abbia costretto le nostre Epis e Sara a continuare la gara e ridursi in quelle condizioni. Lo stesso week end io ero a correre una gara di 100k (tappa unica) nel Sahara tunisino: portata brillantemente al termine lo scorso anno, quest'anno causa la temperatura di qualche grado più alta, appena ho capito che il mio corpo non stava reagendo come doveva, mi sono fermato al km. 44..... Capisco che a Doha si correva per un campionato mondiale, con mesi e mesi di preparazione per raggiungere l'obiettivo, ma le difficoltà erano identiche per tutte le atlete e tutte sapevano a cosa andavano incontro! Prima di tutto veniamo NOI STESSI, poi la gara! Ho sempre sostenuto, e lo sostengo tuttora, che è molto più difficile ritirarsi da una gara, che arrivare al traguardo. Personalmente, dopo il mio ritiro, mi sento molto più forte di prima e pronto ad affrontare nuove sfide e avventure.....

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  • Link al commento Martedì, 01 Ottobre 2019 16:01 inviato da Lauz

    Ne penso che nella "occidentale" Tokyo, tra un anno, ci saranno condizioni estreme tanto quanto l'arabeggiante Doha.
    Eppure in Giappone le grandi manifestazioni sportive sono all'ordine del giorno.

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