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Gen 01, 2020 1416volte

Vent’anni fa, un Millennium tra Assisi e Roma…

Davide Milesi nel 2011 Davide Milesi nel 2011 Roberto Mandelli

A cavallo tra la fine del secondo millennio e l’inizio del terzo (in realtà, l’indicazione era imprecisa, ma la cifra tonda restava) i maratoneti italiani, e molti stranieri dell’epoca, corsero da una a due maratone ‘millenarie’ nell’arco di 24 ore.
La prima fu la “Assisi Marathon – Millennium for peace”: esordio in assoluto per quella città, e destinata a rimanere la penultima perché dopo una seconda edizione nel 2000 non credo sia stata più fatta (sicuramente non con quel nome). La seconda fu l’unica “Millennium Marathon” di Roma, un’idea di Primo Nebiolo benedetta alla partenza da papa Giovanni Paolo II: “la vita può essere paragonata a una singola maratona che tutti siamo chiamati a percorrere…: ci attende un comune traguardo ed è l’incontro con Cristo” (quello fu anche l’anno del Giubileo, e infatti un’altra denominazione corrente era “Maratona del Giubileo”).
A Roma si correvano maratone già da qualche anno, nel ricordo sempre vivo della gara olimpica del 1960: fino al 1991 si era svolta la “Romaratona” (parola che sopravvive solo nei trattati grammaticali poco aggiornati, come esempio di “parola-macedonia”); dal 1995 era nata la Roma City Marathon, che aveva celebrato la quinta edizione il 21 marzo (con vittorie di Philip Tanui e della sfortunata Maura Viceconte), e di lì a breve aveva in programma la sesta edizione.
Non pare che gli organizzatori prendessero molto bene questa intromissione ‘giubilare’: anche noi di podisti.net (nati da pochi mesi) che avevamo mosso qualche critica alla gara ‘canonica’, e nel nostro calendario avevamo gratificato di 3 “piedoni” e mezzo la futura Millennium Marathon (su un massimo di 5: Reggio ne aveva 4), ricevemmo una lunga e cortese lettera da Enrico Castrucci in quanto “responsabile  comunicazione” della “Maratona della Città di Roma”, in cui ci chiedeva in base a quali dati potevamo valutare una maratona ancora a venire…
A giudicare dalle due pagine che alla corsa di Roma dedicò la “rosea” del 2 gennaio, al di là dei toni paciosi, conciliari e millenaristici con cui la gara venne raccontata (si segnalò perfino la liberazione di 200 bambini africani prigionieri dei “signori della guerra”), questa ebbe strascichi polemici in relazione alle imminenti selezioni per le olimpiadi di Sidney: il ct Lenzi e il presidente Fidal Gola parteciparono alla stracittadina e dunque usarono il fiato per altri fini, ma Giacomo Leone, giunto secondo di un soffio in una gara vinta dai keniani (Josephat Kiprono tra i maschi e Tegla Loroupe per le donne) disse “senza troppe perifrasi – così si esprimeva la Gazzetta – che “di fare la riserva o di restare in disparte lui proprio non se la sente”. Gli replicò il nuovo selezionatore delle gare di fondo, Massimo Magnani, secondo cui Leone “possiede una grande capacità, quella di saper leggere la gara”, ma in Fidal “abbiamo le idee piuttosto chiare in materia… Goffi e Modica sono fuori discussione, e Baldini se sta bene è l’uomo di punta”. Al che Leone sparò ad alzo zero: “tocca agli altri dimostrare di essere più bravi del sottoscritto”; il nostro più grande di sempre, Bordin, non era regolare come me; “se occorre facciamo le selezioni all’americana, io sono pronto”.
Per la cronaca, non mancarono gli elogi e un titolino a sfondo nero per Roberto Barbi, sesto “con il personale, sfiorando la barriera delle due ore e dieci”. Il resto alle prossime puntate, ma torniamo ad Assisi e alla vigilia di Capodanno: all’esordio di questa 42 si presentò un numero di atleti incredibile se rapportato ai tempi odierni: a finire la gara entro le 6 ore furono 899 maratoneti. Dall’ “Almanacco della maratona italiana” trascrivo il resoconto essenziale:

Una bella giornata di sole, ma fredda e con troppo vento, ha caratterizzato la prima edizione della "Assisi marathon" con partenza da Santa Maria degli Angeli e arrivo nella piazza del Comune di Assisi. Come era prevedibile non si sono fatti registrare tempi eccezionali. Gli ultimi tre chilometri e mezzo in forte pendenza hanno lasciato il segno sulle gambe di molti concorrenti ed appesantito i tempi finali. Ha vinto Davide Milesi, uno che non disdegna la salita, in 2:22.29, precedendo il burundiano Diomede Cishahayo (2:23.37) e Giorgio Calcaterra (2:24.05). Sonia Maccioni, umbra, ha dominato dall'inizio alla fine la gara femminile. Ha terminato in 2:38.47, nona assoluta. Barbara Cimmarusti (2:50.29) e Deborah Bruni (2:51.13) hanno completato il podio. Tiziana Alagia, ventiseienne lucana che corre per l'Avis di Firenze, si è piazzata al quarto posto in 2:52.12. Era la prima volta che correva la maratona: tutto bene, solo qualche rimpianto per una prima parte di gara condotta troppo prudentemente. La piemontese Maria Grazia Navacchia conquistava il sesto posto in 3:06.05, lo stesso piazzamento ottenuto in febbraio a Busseto, quando era iniziata la sua lunga stagione. Si è rivista anche l'altra piemontese, Anna Maria Garelli, che senza preparazione ha ottenuto l'ottavo posto (3:08.42).

 

Vent’anni fa, un Millennium tra Assisi e Roma…

1° - 2:22.29 MILESI DAVIDE
2° - 2:23.37 CISHAHAYO DIOMEDE
3° - 2:24.05 CALCATERRA GIORGIO        

1° - 2:38.47 MACCIONI SONIA
2° - 2:50.29 CIMMARUSTI BARBARA
3° - 2:51.13 BRUNI DEBORAH

La mia copia personale della classifica rimarca, soprattutto nelle parti medio-basse, alcuni nomi, più o meno celebri allora, che forse farà piacere rileggere vent’anni dopo. Ad esempio tra le donne, poco sotto il 20° posto, ecco tre romagnole nel loro pieno agonistico, e che capita di incontrare ancora nelle corsette locali: Anna Zacchi, ravennate più volte protagonista del Passatore con la sua andatura da marcia veloce, che ad Assisi chiuse in 3.38; e le sorelle Maria Luisa e Franca Costetti (3.38-3.44), i cui compagni affettivi erano pure presenti: Enrico Vedilei, allora tesserato per l’Avezzano, 36° assoluto in 2.54, e Ivano Folli 100° in 3.17. Ancora tra le donne, la marchigiana Laura Durpetti, le cui trecce suscitavano in alcuni l’irriverente accostamento alla figlia di Fantozzi, e si stava facendo valere lei pure al Passatore; e le due carpigiane Lorena Losi e Marisella Beschin (fra le 3.50 e 3.56). Il figlio di Lorena, Daniele (per gli amici “Bonsai”), fu capace di 3.21.
Mimetizzata nelle retrovie Angela Gargano (4.50), destinata però ad essere la prima donna a correre 100 maratone in un anno, sempre in compagnia del marito Michele Rizzitelli che però in competizione andava per la sua strada (allora 4.07); e ancora più indietro la campionessa ferrarese Valentina Maisto, all’epoca attardata da seri problemi di salute.
Tra gli uomini, la presenza del grandissimo Antonio Mazzeo, terzo della categoria M 45 con 3.02, ci procura oggi un velo di mestizia; nella stessa classe di età, una ventina di minuti dietro, stava Luciano Bigi, futuro presidente del club Super Marathon Italia, e che nelle ultime settimane del 2019 ha raggiunto le 600 maratone. Batté di poco Giorgio Garello (3.26), ma quel ragazzo ne ha fatta di strada. E poi, oltre la fatidica barriera delle 3.30 che segnava gli under-5/km, ecco “quelli che ci sono sempre”: il “bombardiere-trombettiere” di Forlì, Lorenzo Gemma (3.33), 6 minuti davanti a “don” Gregorio Zucchinali che non aveva ancora intrapreso la carriera di dirigente degli ultramaratoneti.
Quando poi arriva ai 3.50 di Gianfranco Gozzi, già creatore della maratona di Calderara e altro futuro presidente dei supermaratoneti, la mia classifica ha un punto interrogativo e uno esclamativo, dato che “l’omone” era stato visto partire mezz’ora prima: sarà solo invidia perché mi aveva battuto di due minuti? Appena sotto le 4 ore vediamo il bolognese Renzo Pancaldi e il riminese Giovanni Tamburini, altro fondatore dei supermaratoneti (club nato – diceva – per sottoporre al vaglio le vanterie da bar di alcuni podisti), i cui membri  infoltiscono le pagine seguenti: sir Fausto Della Piana (4.03), Paolo Gilardi, allora megadirigente industriale, oggi maratoneta del mondo, da Canterbury a Roma, da Vladivostok a Gerusalemme e via di questo passo.
Intorno alle 4.09 arrivarono due futuri dirigenti supermaratoneti: Franco Scarpa, che oggi è lo statistico, colui che omologa le ‘tacche’ individuali e redige le classifiche semestrali degli over-100; e Massimo Faleo, il foggiano che ad ogni maratona non si sapeva se ci avrebbe messo 3 o 5 ore, e oggi si preoccupa di co-gestire le 42 del sud Italia. E mi sembra di rivedere il copricapo con un gelato rovesciato di Alfio Balloni “Il Balloni passava e la gente gridava ‘gelati’ – al km 30 gli zuccheri eran quasi finiti”), pratese che di lì a poco troverà una fine assurda, investito in motorino da un cinghiale vagante. Allora finì in 4.11, mentre intorno alle 4.15 arrivarono il chimico farmaceutico Rinaldo Furlan (per gli amici Bubu), tuttora sulla breccia e senza peli sulla lingua, e mister Giorgio Pogliano, megaindustriale torinese che lì venne in compagnia della moglie americana e delle due splendide figliolette bionde. Batté di pochissimo Giuseppe Cuoghi, ex hockeysta che, oggi ben oltre i settanta, continua a macinare maratone, come l’ing. Mario Liccardi (4.24), alias “mago della pioggia” con quello che ne è seguito; e Vittorio Camacci (4.28), di cui spesso leggiamo su questi schermi. Si limita alle tapasciate modenesi non competitive il dottore carpigiano Sergio Guaitoli, uno che nel ’99 correva già da 27 anni (dalla prima Sgambada di Mirandola), allora finì in 4.21; è passata alla storia la volta che non poté correre una maratona perché costretto a fare il medico di servizio nella gara stessa.
Ma fu tra le 4.34 e le 4.50 che arrivarono i mostri sacri di quell’ambiente: Giuseppe Togni da Lumezzane, classe 1926, che prima dell’addio da questo mondo supererà ampiamente le 750 maratone corse (e, a differenza di oggi, si trattava di maratone vere, ufficiali, non di quelle autogestite ecc.), e allora finì in 4.34, un minuto meglio dell’ing. Antonino Morisi da Persiceto (alpino, pubblico amministratore, e colui che scoprì per gli italiani le bellezze di Davos e Interlaken), che se ne andrà ancor prima, letteralmente morendo sul campo.
Tra loro due si inserì un altro torinese che abbiamo fortunatamente il piacere di rivedere ancora, ma non più di sfidare in gara, Gaetano Amadio; come vediamo e leggiamo ancora di Mario Ferri, pratese classe 1946, che allora arrivò a braccetto col “Vescovo”, Pietro Alberto Fusari da Treia, inconfondibile per il basco nero e i bragoni bianchi. A chiudere il plotone dei 780 maschi, un altro oggi consegnato all’eternità: Mario Ferracuti, classe 1926 come Togni, “il leone di Fermo”, che ci ha lasciato nel 2018 a 92 anni.
Dopo le premiazioni (mi restano ancora le due felpe, una grigia e una blu elettrico, ricevute nelle due edizioni), alcuni dei partecipanti come detto corsero verso Roma, alla maratona del giorno dopo (Gilardi fu tra questi); lì li aspettava già William Govi, che stranamente, o saggiamente, non venne ad Assisi. Dove, dopo questa, ce ne fu una nel 2000 (vinta da Graziano Calvaresi in 2.22 e da Sara Ferrari in 2.48), poi più niente.
Quest’album dei ricordi ci porta nel nuovo anno, che secondo voci potrebbe vedere il ritorno della maratona sotto l’aureola di San Francesco.

2 commenti

  • Link al commento Giovedì, 02 Gennaio 2020 09:33 inviato da Gregorio Antonio Zucchinali

    Grazie mille Fabio, bei ricordi di quando con amici ero don Gregorio, un abbraccio

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  • Link al commento Mercoledì, 01 Gennaio 2020 20:25 inviato da ermes luppi

    Ricordo bene la fine ed il nuovo secolo,ero a Roma Expo Palazzo dei Congressi Eur,dove si era corso la Maratona ad Assisi il giorno prima ultimo dell'Anno,poi molti a Roma con la Maratona primo dell'Anno la prima del secolo....

    Rapporto

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