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Giu 18, 2020 Claudio Romiti 492volte

Niente “Ripartenza” a Capanne (PG): vince la paura

Il Coronavirus ci sovrasta senza scampo? Il Coronavirus ci sovrasta senza scampo? Roberto Mandelli

In Umbria, la regione in cui vivo e corro da circa 25 anni,  Sauro Mencaroni,  artefice da molti lustri di gare conosciute anche altrove, come il Giro dell’Umbria a tappe e la Stramarzolina,  aveva meritoriamente e coraggiosamente organizzato “La corsa della ripartenza”
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Una non competitiva, con partenze scaglionate e con tutta una serie di precauzioni anti-covid,  da svolgersi domenica 28 giugno a Capanne, frazione di Perugia situata tra le ridenti colline che si snodano nella campagna sud-occidentale del perugino. 

Ma alla fine, anche uno degli organizzatori umbri più intraprendenti ha dovuto alzare bandiera bianca, divulgando su Facebook il seguente comunicato: “Mi scuso pubblicamente con tutti i podisti, sia quelli iscritti che quelli che si sarebbero iscritti in seguito, ma la manifestazione del 28, gara della ripartenza, è RINVIATA a DATA da DESTINARSI. Sembra che ancora non ci siano linee guida per le corse su strada e gli organi competenti ci hanno "invitato" a non far disputare la manifestazione, pur essendo non competitiva. Non sto qua a giudicare ma mi sembra che vengano penalizzati in maniera ossessiva alcuni sport.”
Ora, da sportivo praticante e da onesto commentatore, debbo premettere che probabilmente non avrei comunque partecipato alla pur coraggiosa iniziativa. Ciò proprio in virtù del sistematico “distanziamento” che ha dettato la linea al bravo Mencaroni. Distanziamento il quale, a mio avviso, in questa fase dell’epidemia non appare assolutamente giustificato tanto sul piano dei riscontri medico-scientifici che, soprattutto, su quello del buon senso. 

In particolare, le ultime evidenze cliniche, ampiamente confermate nei numeri di una emergenza sanitaria che si sta rapidamente estinguendo, e una quantità crescente di studi approfonditi, sembrerebbero indicare che attualmente il Covid-19 non rappresenta più in Italia un fattore di grave rischio per la salute. I due medici di prima più conosciuti in questo momento, l’intensivista Alberto Zangrillo e l’infettivologo Matteo Bassetti, ospiti domenica scorsa su La7 nel talk condotto da Massimo Giletti, hanno confermato ciò che vanno ripetendo da settimane: il tanto temuto virus ha cessato di essere un problema clinico. Zangrillo, per soprammercato, ha tenuto a sottolineare che le poche decine di persone decedute che si registrano negli ultimi giorni muoiono di tutt’altro, in gran parte di infarto al miocardio, e solo incidentalmente risultano positivi al tampone.

Mentre dagli Stati Uniti l’accreditato virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, da tempo si spende contro il partito della paura che sembra aver preso possesso del nostro Paese.  Egli, dopo aver sostanzialmente sconfessato la sua iniziale impostazione per un lockdown rigido – oggi sostiene pubblicamente che si tratta di una linea fondamentalmente sbagliata - , ha invocato un rapido ritorno alla normalità con parole molto dure, secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos: “Passo dopo passo, un giorno alla volta, con prudenza, con ottimismo stiamo andando verso la fine.” Poi auspica che “la narrativa catastrofista, alimentata da media sensazionalisti, politici impauriti e/o opportunisti, ed esperti drogati dai riflettori, vada messa in soffitta una volta per tutte.”

Tutto questo, tornando al tema della ripresa delle gare podistiche, starebbe a dimostrare che si stia imponendo un blocco totale sulla base di un rischio praticamente inesistente, se non simile a quello di un raffreddore. Tutto questo soprattutto per una popolazione sportiva, quella podistica, che mediamente pratica uno stile di vita sano e disciplinato.

D’altro canto, se la deriva che abbiamo preso, la quale ha raccolto un grande consenso nel Paese proprio in virtù di una martellante propaganda catastrofista, continua a mettere al centro della nostra esistenza il SARS-CoV-2 (alias Coronavirus), a prescindere da una sua sempre più probabile evoluzione benigna, quasi considerandolo  come unico fattore di malattia e di morte che si aggira nel mondo, con tutto il corollario fatto di attese di “seconde ondate” e di improbabili vaccini – dal momento che sembra che non ne siano mai stati realizzati per virus Rna come questo - , beh allora le nostre garette domenicali e infrasettimanali le rivedremo tra molto, ma molto tempo. Se, infine, per un semplice raffreddore, il quale può comunque rappresentare un fattore di rischio per i soggetti molto fragili, riteniamo che sia una cosa buona e giusta accettare una nuova normalità, la cui definizione mi fa venire letteralmente i brividi, fatta di mascherine, lavaggio maniacale delle mani, controllo metodico della temperatura e, soprattutto, distanziamento sociale, non dobbiamo proprio lamentarci della scomparsa dell’agonismo amatoriale.  Probabilmente il raffreddore ce lo terremo lo stesso, ma le nostre agguerrite sfide settimanali le vedremo, per così dire, col binocolo.

 
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