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Giu 12, 2021 1589volte

Tutte le runner devono ringraziare Paola Pigni

Tutte le runner devono ringraziare Paola Pigni Foto: www.periodicoitaliano.it

A soli 75 anni, l'11 giugno ci ha lasciato Paola Pigni, un’autentica icona dell’atletica femminile italiana. Per chi non la conosceva bene, dai notiziari avrà forse appreso che stiamo parlando di una donna capace di vincere medaglie ad olimpiadi, mondiali ed europei, di conquistare record mondiali su tutte le distanze del mezzofondo a partire dai "suoi" 1500 con 4.12:4 nel 1969 a Milano. Un crono che in seguito migliorò di una decina di secondi. E sui 3000, 5000, 10000… ultimo in ordine cronologico quello sui 1609,34 metri, una distanza che sta particolarmente a cuore a me ed a tutti i frequentatori del circuito del Club del Miglio. Insomma una campionessa a tutto tondo, peraltro in un periodo dove il doping anche al femminile era una piaga molto diffusa specialmente nei paesi dell’est europeo. Chissà quante altre soddisfazioni avrebbe potuto prendersi se avesse potuto combattere ad armi pari. Quando il professionismo, almeno ad occidente, nell’atletica era l’eccezione, non la regola. Infatti per diversi anni Paola si allenava al mattino presto ed alla sera, dopo una giornata di lavoro.

Malgrado questo splendido curriculum, la grandezza di Paola sta nella sua opera di autentica apripista della corsa femminile. Combattendo contro regolamenti e pregiudizi. Oggi ci sembra normale che una ragazza possa fare atletica, allenarsi su tutte le distanze, correre la maratona. Cinquant'anni fa non era così. Infatti Paola cominciò con i 100 ed i 200 metri e ci volle tutta la sua tenacia per riuscire a spostarsi nel mezzofondo, diventando una regina sui 1500 metri, a quei tempi la distanza più lunga compresa nel programma olimpico al femminile.

Non ho informazioni precise, ma ritengo che Paola sia stata anche la prima maratoneta italiana. Giusto 50 anni fa (31 dicembre 1971), decise di fare questo esperimento alla maratona di San Silvestro di Roma. Per capire meglio il contesto, nel 1966 Roberta Gibb, vistasi respinta l’iscrizione in quanto donna, si nasconde tra i cespugli e s’inserisce nel gruppo della maratona di Boston, protetta e coccolata dai maratoneti maschi. L’anno successivo sono sempre gli altri concorrenti a fare da guardia del corpo a Kathrine Switzer (iscrittasi inserendo solo la sigla del nome) evitando fisicamente che venga placcata dai giudici e fermata in gara. Ricordiamo che la maratona femminile fu disputata per la prima volta solo ai giochi di Los Angeles del 1984.

Paola Pigni chiuse la sua gara in 3.00:47. Pochissimi mesi prima, il 19 settembre a New York, Beth Bonner, con 2:55’22” era stata la prima donna a vincere la maratona di New York, e la prima atleta ad abbattere il muro delle tre ore in compagnia della seconda classificata, Nina Kuscsik, che l'anno dopo avrebbe di nuovo abbassato il record, ma francamente non è delle prestazioni cronometriche che vorrei parlare.

Quello che ci tengo a dire è che se oggi tante ragazze italiane possono correre liberamente su tutte le distanze, se possono decidere di andare anche all’estero a correre una maratona, un ringraziamento particolare dovrebbero farlo proprio a Paola Pigni. E’ bello vedere quanta strada sia stata fatta anche nell’emancipazione sportiva delle donne. Restando tuttavia ben consapevoli come questo percorso di emancipazione non sia assolutamente terminato, e non ci riferiamo solo alla corsa. Ancora oggi dobbiamo registrare femminicidi posti in essere da stranieri, ma anche da nostri connazionali, solo perché alcune donne vorrebbero semplicemente decidere cosa fare della loro vita.

Rodolfo Lollini - Redazione Podisti.net

 

1 commento

  • Link al commento Domenica, 13 Giugno 2021 11:16 inviato da Maurizio anzani

    Completamente d’accordo e come spesso in sintonia

    Rapporto

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