Direttore: Fabio Marri

* Per accedere o registrarsi come nuovo utente vai in fondo alla pagina *

Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Saranno in molti a ricordare questa 14^ edizione e sono tante le ragioni per essere soddisfatti. Certamente gli organizzatori, che hanno visto ancora volta tanta gente arrivare a Lugano e, soprattutto, tornare a casa felice dell’esperienza vissuta; da queste parti si dà un grande valore a questa cosa.

Gli atleti: a tutti i livelli si sono registrate prestazioni di rilievo che, tradotto in “numeri”, significa aver migliorato le proprie prestazioni. Ma mettiamo in fila le cose e cominciamo dalla cronaca della gara.

Si corre subito veloci, un gruppetto di africani tirato …. da un bianco, Salvatore Gambino, con Francesco Carrera nei dintorni. Già al passaggio del km 5 restano in tre: i due etiopi Antanayehu Dagnachew, Abera Ketema e il keniano Philimon Kipkorir, si corre intorno a 2’55/km. Al femminile allunga decisamente l’etiope Yenenesh Dinkesa, con Sara Dossena poco dietro e, non lontana, Catherine Bertone. Poco prima del km 10 si sfila Kipkorir, che perde via via diversi metri, procedono appaiati Dagnachew e Ketema. Al km 11 i due si guardano, si parlano; questa indecisione produce un paio di chilometri più lenti, Dagnachew sembra averne di più e allora allunga decisamente, non è un vero e proprio cambio di ritmo, ma una costante progressione.

Continua la gara in solitudine della Dinkesa, la Dossena non molla, la tiene a vista, ma la distanza aumenta. Chissà, magari senza i problemi dei giorni precedenti……Mantiene salda la sua terza posizione la Bertone, poco dietro Elisa Stefani.

Sia al maschile che al femminile le posizioni si cristallizzano per restare tali fino all’arrivo, però da notare la splendida corsa di Dagnachew; dal km 18 al 19 gli prendo un 1.000 metri corso a 2’49/km, ormai la vittoria è sicura ma “sente” che può anche fare il record della manifestazione. Così è stato, 1:00:53: Stralugano, grazie a questo atleta, conferma di essere la mezza maratona più veloce in Svizzera, migliorando il primato che già deteneva (Cosmas Jairus Kipkoge, 1:00:55, anno 2016). Secondo posto per Ketema (1:02:57) e terzo per Kipkorir (1:03:08). Primo europeo ed italiano è Francesco Carrera, chiude sesto con record personale in 1:05:53.

Nella gara femminile conclude in solitaria la Dinkesa, vincendo in 1:09:22, lontana ma non lontanissima dal record della gara (Diana Kipyokei, 1:08:40, anno 2018). Invece davvero vicina al suo personal best Sara Dossena, chiude in 1:10:19, a soli 9 secondi dalla sua migliore prestazione (Udine 2018). Catherine Bertone invece il personale lo realizza con 1:13:02, facendo meglio del precedente 1:13:36, ottenuto proprio qui, nel 2016. Quarta Elisa Stefani in 1:13:50, anche lei porta a casa il suo personal best, dopo averlo sfiorato alla Stramilano. Quinta Elena Romagnolo (1:15:32), con due partecipazioni olimpiche era l’atleta col curriculum più prestigioso al via della Stralugano. “ho finito correndo alla Gervasoni”, questa la simpatica auto ironia nel commentare la sua gara. Io dico bene così, era alla sua seconda mezza maratona, una distanza che non è certo nelle sue corde e nel suo “tartan”.

Da qui in avanti si susseguono gli arrivi degli atleti, sono in molti a festeggiare la loro partecipazione con il record personale: certamente le condizioni meteo erano ideali per correre forte, altrettanto vero che quando stai bene diventa tutto più facile. Certo che questo è un percorso che aiuta a correre veloce.

Il titolo dice “una bella Stralugano anche per gli italiani” e così è davvero stato. Per Sara Dossena, che si conferma in ottima forma e ciò fa bene sperare in prospettiva mondiali di Doha (ricordiamo che è stata selezionata insieme a Catherine Bertone e Giovanna Epis). Bene anche Bertone e Stefani, doveroso ricordare che venivano dalla maratona di Praga, dove hanno chiuso rispettivamente in 2:31:07 e 2:33:36 (personal best per Elisa Stefani), ecco altri che sono andati davvero forte (chiedo sin d’ora scusa se mi dimentico di qualcuno, che sarò felice di includere se mi verrà ricordato).

In campo maschile già detto della bella prova di Francesco Carrera, in un ottimo periodo di forma, a fine aprile aveva già fatto il suo personale sui 10.000 metri (29:29). Poi Salvatore Gambino, una partenza che più lanciata non si può, voleva impressionare gli africani? A seguire invece la gara perfetta, che lo ha portato all’8° posto e a migliorare sensibilmente il suo primato: da 1:07:31 a 1:06:31. Claudia Gelsomino, 11^ con 1:20:02, crono che rappresenta la migliore prestazione italiana categoria SF50.  Silvia Radaelli: aveva un conto aperto con Stralugano, lo ha regolato alla grande, si migliora con 1:17:25 e con la 7^ posizione in classifica. Matteo Vecchia, polverizza il suo personale di 1:16:28 (Stralugano 2018), portandolo a 1:14:33. Michele Belluschi, ha corso in 1:08:10, non ha fatto il personale però credo che da tempo non corresse su questi livelli. Valentina Dameno con 1:23:03 manca di 10 secondi il personale ma esce da Stralugano con la convinzione che il miglioramento è dietro l’angolo. Infine, Manuela Manca, penso fosse l'atleta che veniva da più lontano, dalla Sardegna. Tempo finale 1:21:45.

A completare il buon successo degli italiani, la sera precedente Sara Galimberti aveva vinto la CityRun 10 km col buon tempo di 35:03.  

Insomma, una bella gara che ha dato soddisfazione agli atleti più veloci ma anche ai mille italiani che hanno partecipato, tra mezza maratona, CityRun di 10 km e la Vertical al Monte Bré. Le testimonianze raccolte dicono di una generale soddisfazione dei partecipanti per il percorso, l’organizzazione ed i servizi offerti, sarà per questo che ogni anno gli italiani “pesano” il 30-35% sul totale.

 

Arrivederci al 16 e 17 maggio 2020, quando si correrà la 15^ edizione.

Il doping, ahimè, è un problema sempre più attuale, lo testimoniano i numerosi casi registrati negli ultimi tempi, hanno coinvolto atleti di alto livello ma talvolta anche amatori.

Alla mezza Maratona del Naviglio di domenica 19 maggio a Cernusco, c’è stato un controllo sui primi 4 atleti italiani classificati, ciò ha generato qualche rumorosa lamentela da parte di uno di loro, Giuseppe Molteni, seguita nei giorni successivi dal responsabile sanitario del suo gruppo sportivo, il dr. Rodolfo Malberti, Atletica Desio, il quale così ci ha sintetizzato:

7 Stranieri (Africa) su primi 10 arrivati. Al nostro Molteni e gli altri due Italiani (Belluschi e Soffientini)  7°,9°, 10°, controllo antidoping ! A loro Noo ! Loro invitati, alloggiati e senza antidoping. I nostri …mah.

Non è ora di chiedere alla FIDAL il controllo obbligatorio a chiunque arrivi nei primi 3, e a estrazione   almeno 2, oltre quelli a podio, nei primi 10 arrivati, ovunque in Italia?

Quei pochi soldi a disposizione di  Fidal, Tan, Wada, CONI,  Ministero della Salute, etc…, li si spendano per il doping mirato ai vincitori, anche, soprattutto, stranieri.

Che senso può avere per Noi gareggiare, pagando pure l’iscrizione, ed essere sottoposti all’antidoping, senza aver guadagnato medaglie e soldi, come loro? Lo sport è uguale per tutti, anche nel doping. Roma , Milano etc., iniziamo a capire chi vince con le gambe, la testa ed il cuore e chi con sostanze dopanti, illecite.

Alle maratone o mezze di Verbania, Verona, Ravenna etc.,  io c’ero. Solo Italiani al doping, compreso Nasef. Vietato a me, medico sociale, l’accesso. Cosa irregolare, e lo dico dopo anni di professionismo nel calcio. Il medico sociale deve tutelare il proprio atleta e salvaguardarlo dal doping degli avversari. Ma ai kenioti, anche se vincitori, non hanno fatto controlli.

Non è un circo in cui vedere degli uomini di colore correre: è Sport.

La domanda, in sostanza, è: perché prendete noi italiani e non gli africani che hanno vinto?

Non entro nel merito delle considerazioni personali del dr. Malberti (atleti invitati, alloggiati, stranieri che non vengono controllati, presenza del medico sociale ai controlli, etc), al quale ho fornito chiarimenti e dato informazioni corrette, invece proviamo a fare chiarezza sul punto centrale, ovvero i controlli.

Sui campi di gara esistono più modalità di controllo, o meglio, diverse entità che provvedono a tali controlli.

1 -Nado Italia (deriva dall’agenzia mondiale antidoping – WADA), che opera all’interno della galassia del Coni, riceve attraverso le varie federazioni, Fidal nel nostro caso, il calendario delle manifestazioni e decide autonomamente su quali procedere, più frequentemente i campionati di specialità;

2- Ministero della Salute, anche qui l’autonomia operativa è totale, però gli obiettivi sono diversi rispetto a Nado, perché si tratta soprattutto di tutela sanitaria, e vengono effettuati quasi esclusivamente su cittadini italiani, per ovvi motivi.

C’è poi un terzo operatore, che sono i Carabinieri, a quanto mi risulta, il numero di controlli sinora effettuati è molto limitato.

Il Ministero della Salute (che è intervenuto a Cernusco sul Naviglio) si occupa solo dei cittadini italiani (oppure stranieri residenti in Italia): come detto, opera con l’obiettivo della tutela sanitaria, anche dal punto di vista della prevenzione. Questo non ha a che vedere con l’attività di Nado Italia che, invece, si propone di individuare e punire gli atleti che utilizzano sostanze illecite con l’obiettivo di alterare/ migliorare le proprie prestazioni. Un ulteriore prova del compito istituzionale del Ministero della Sanità, viene dal fatto che agisce anche nell’ambito delle gare promozionali, quindi organizzate da Enti di Promozione Sportiva (UISP, CSI, etc), un ambito nel quale Nado non opera per nulla.

A titolo di curiosità e per dare un’indicazione sull’attività del Ministero della Salute, nel 2017 sono stati controllati complessivamente 1.211 atleti, riscontrando 30 casi di positività; nella metà dei casi i principi attivi riscontrati sono gli agenti anabolizzanti. Le gare interessate in ambito atletica leggera sono state 21.

 

Nonostante le condizioni meteo poco favorevoli è stata una mezza da record in ambito maschile: ha vinto il ruandese Noel Hitimana, tempo finale 1:03:36, davanti al keniano Paul Mwangi (1:03:27), terzo posto per un altro keniano, Peter Gitau (1:06:32). Davvero appassionante il finale di gara con Mwangi che entra in pista a 300 metri dall’arrivo con 10 metri di vantaggio, sembra fatta, ma Hitimana recupera e vince in volata. Sia il primo che il secondo classificato battono di oltre un minuto il record della gara (precedente James Mburugu Murithi, 2018, 1:04:29).

Primo italiano è Michele Belluschi (1:10:16-Atl. Recanati), che precede Giuseppe Molteni (1:12:08-Atl. Desio) e Andrea Soffientini (1:13:34-Azzurra Garbagnate).

Gara femminile corsa su ritmi lenti, condizionata sin dall’inizio dalle scelte tattiche delle atlete, oltre che dal meteo: le africane corrono insieme sino agli ultimi chilometri, quando si scatena la bagarre. Vince l’etiope Addisalem Belay Tegegn  (seconda nell'edizione 2018) col tempo di 1:18:53, davanti alla connazionale Wolkeba Asmerawork Bekele, che staccata solo negli ultimi 500 metri ha chiuso in 1:18:59. Anche la terza classificata, la keniana Mary Wanjohy Wangari, arriva poco distante dalle prime (1:19:04).

Prima italiana è Emanuela Mazzei (1:27:36-Cambiaso Risso), seconda Elena Zambelli (1:29:37-G.P. Casalese), terza Tania Calloni (1:32:03-Corro Ergo Sum).

Gli organizzatori riferiscono che per la prima volta, dopo 23 edizioni, il meteo non ha sorriso alla manifestazione; semmai negli anni precedenti è stato il caldo a condizionare le prestazioni. In realtà, quasi per magia, al colpo di pistola ha smesso di piovere ma certamente il percorso non era nelle migliori condizioni possibili. Nonostante questo si è assistito ad una gara maschile di alto livello: quando gli atleti che partecipano sono forti, lo sono anche più delle condizioni meteo.

Il Comitato Organizzatore della Mezza del Naviglio ringrazia tutti gli atleti per la partecipazione, ed anche manifesta un sincero apprezzamento a volontari, vigili e tutti coloro i quali si sono adoperati per garantire la sicurezza sul percorso e la regolarità della gara.

Per le statistiche: atleti iscritti 634, partenti 560, classificati 549.

Il colpo di pistola alle ore 11.00 del 12 maggio ha sancito la conclusione di questa 38^ edizione, che verrà ricordata per il record di team partecipanti (52) ma anche per la quantità di grandine caduta sulla pista di atletica: si sono vissuti momenti difficili sabato dalle 18 alle 19, ma poi la gara è proseguita e si è conclusa regolarmente.

La vittoria al maschile, in qualche modo annunciata, è andata al team Don Kenya A, che nell’arco delle 24 ore ha totalizzato 358,304 chilometri; al secondo posto la Michetta, 340,800, al terzo Euroatletica 2002, 336,544.

Piace rilevare per chi, come me, ama la formula classica, che i primi tre posti sono occupati da squadre che hanno fatto questa scelta, ovvero correre per 24 ore con 24 frazionisti.

A seguire Canottieri Milano A (327,687) e Vegan Running Team ((327,583). Curioso notare lo scarto tra questi team, solo 104 metri dopo 24 ore di gara.

Al femminile la prima squadra è stata la Michetta Girls (279,350 km), secondo il GS Zeloforamagno Girls (253,505); terza Ortica Team Girls, 248,985. Quarto posto Tapa Girls (240,436), quinto per Athletic Team Girls (236,572).  

La frazione più veloce è stata quella della 14esima ora di gara, che partiva alle 24: Mohammed Morchid (Team Don Kenya A), ha percorso 18,4 chilometri, alla notevole media di 3’15/km.

Una curiosità, nata da una scommessa tra amici del Don Kenya Run: alle 2 di notte correva Francois Marzetta, gli è stato chiesto se era capace di battere il suo record sui 1000 metri (2’38). Ha accettata la sfida, ha fatto un lungo riscaldamento, indossato le chiodate e si è fatto il primo mille della sua frazione in 2’37! Salvo poi fermarsi, cambiare le scarpe e concludere la sua frazione (con 16,400 km).

Costantin Bostan invece, le frazioni se l’è fatte tutte da solo. Ha alternato le stampelle alla protesi e alla fine ha coperto la distanza di 79,808 km.

Premiazioni per tutte le squadre partecipanti alla 24 x 1 ora, come è sempre stato nello spirito di questa manifestazione.

Infine, per chi vi scrive è inevitabile il richiamo ad un’altra edizione, anno 2012: con 358,304 chilometri Don Kenya ha avvicinato, ma non battuto, la prestazione del team Podisti.Net, pomposamente auto-definitosi “Dream Team”. Infatti nell’occasione fu raggiunta e superata la soglia dei 360 chilometri, più precisamente 360,800 km. In quella squadra c’erano Tito Tiberti, Paolo Finesso, Fabrizio Sutti, Saturnino Colombo, ma c’erano anche Roberto Cella, Salvatore Gambino, Emanuele Bertolotti che in questa ultima edizione hanno corso col team Don Kenya. Un'altra curiosità: del team Podisti.Net faceva parte anche Matteo Vecchia, oggi capitano , e giocatore, proprio del suo team vincente Don Kenya.

Capita che ogni tanto le previsioni meteo ci prendano e così purtroppo è stato oggi a Peschiera Borromeo. Alle ore 18.00 si è scatenato l'inferno sul campo sportivo Borsellino, con gazebo ribaltati e un paio di centimetri di grandine sulla pista; si è arrivati ad ipotizzare la sospensione della gara, o quantomeno la neutralizzazione, entrambe le soluzioni sdegnosamente rifiutate da chi correva. Show must go on. Fortunatamente il tutto è durato solo mezzora, sia pure se la violenza del temporale ha prodotto danni sensibili alle strutture dei team.

Per quanto riguarda la classifica, la squadra favorita, Don Kenya Runners A, ha scavato una voragine tra se e gli inseguitori; in particolare la frazione dalle 21 alle 22 ha visto un Salvatore Gambino particolarmente in palla girare alla media di 3'20/km, totalizzando quindi 18 chilometri percorsi nell'arco dei suoi 60 minuti. I chilometri totali percorsi dal suo team al giro di boa sono 198.

Rispetto al precedente aggiornamento, cambia la seconda posizione, adesso occupata dal team Michetta A, con un totale di 186 chilometri. Mantiene invece il terzo posto Euroatletica 2002, con 184,800 km tallona da vicino la Miichetta A.

Dal mio punto di vista fa piacere evidenziare che le prime tre posizioni sono occupate da team che hanno scelto la formula tradizionale, quella classica, che prevede 24 frazionisti a coprire le 24 ore di gara. 

In ambito femminile adesso è prima assoluta la Michetta Girls (152,400 km), seguita dal GS Zeloforamagno Girls (km 130,400) e Tapa Girls (km 128,800).

Costantin Bostan, l'atleta disabile che ricordo ha deciso di correre in solitudine le 24 ore di gara, a metà percorso ha totalizzato 49,6 chilometri, continuando ad alternare tratti con e senza stampelle, utilizzando quindi la protesi nel secondo caso.

Ora arriva la notte, il momento per certi aspetti più bello e più magico, la temperatura è di 11 gradi, quando alla partenza erano 22.    

 

 

 

Un appuntamento che si rinnova, infatti con questa sono 38 le edizioni della 24 x 1 ora, intitolata a Giuditta e Bruno De Angelis. Record di team presenti alla manifestazione (precedente 47, anno 2018), sono ben 52 con alcuni esordienti ma soprattutto tante conferme, del resto questa gara è entrata da anni nel cuore e nelle scelte di molti podisti. 

Sono team, o semplicemente gruppi di amici, che ogni anno vengono sempre più attrezzati per supportare l’impegno di un giro completo dell’orologio; aumentano i camper, le tende e, soprattutto, aumentano le “cucine da campo”. Si corre ma anche si griglia in continuo, una gioia per chi ha concluso la sua fatica, una sofferenza per chi corre perché l’aria si riempie di profumi che distraggono dal proprio impegno. 

Sulla carta favorito il team Don Kenya Runners, che schiera atleti di spessore: tra questi Alessandro Claut, Francois Marzetta, Mohammed Morchid e Salvatore Gambino. Ma la festa, perché anche di questo si tratta, la fanno tutti, forse in particolare i partecipanti meno competitivi che vivranno questa partecipazione come momento di aggregazione e divertimento, probabilmente una delle poche situazioni nelle quali la corsa è sport un po’ meno individuale.

Eppure per qualcuno si tratta proprio di una prova in solitudine: si tratta di Costantin Bostan, che ha perso una gamba all’età di 19 anni ed ha trovato nella corsa una ragione in più per reagire alla sua disabilità. Correrà da solo per 24 ore, con le stampelle o con la protesi. 

Tutte le foto saranno disponibili su Podisti.Net, si ringrazia sin d’ora Aldo Nanni 

Aggiornamento classifica ore 14.00, dopo 3 ore di gara, primissime posizioni 

Team maschili

Don Kenya Team A, 46,400 km percorsi

Canottieri Milano A, 44,400 km

Euroatletica 2002, 42,800 km

Di rilievo la prestazione di Alessandro Claut, ha coperto la distanza di 17,200 km (doppiandomi un numero imprecisato di volte, ho perso il conto) 

Team femminili

Ortica Team Girls , 34,800 km, pari distanza percorsa dalla Michetta Girls

GS Zeloforamagno Girls, 33,200 km

 

Lunedì, 06 Maggio 2019 17:42

Eliud Kipchoge : un breaking 2 di troppo?

E’ di queste ore la notizia che Eliud Kipchoge tenterà nuovamente di andare sotto le due ore, ma non sarà alla maratona di Berlino, gara che peraltro sembrava essere nei suoi programmi. Invece sarà un altro esperimento da laboratorio, dopo quello di Monza nel 2017, quando in condizioni ottimali sfiorò il sub due ore, infatti concluse in 2:00:25.

Il tentativo si terrà questa volta a Londra, in Inghilterra, si dice che avverrà nel mese di ottobre. Non sarà invece Nike a sostenere e supportare tutta l’operazione, bensì una società operante nel settore della petrolchimica, Ineos, posseduta dall’uomo più ricco in terra britannica, Jim Ratcliffe.

Pare che il magnate si sia convinto dell’operazione dopo aver visto all’opera Kichoge alla recente maratona di Londra, vinta con autorità con un tempo poco sopra le due ore e due minuti, in condizioni non ottimali e quindi un tempo vicinissimo alle due ore in una prova a lui dedicata.

Fin qui la notizia, ora ci saranno commenti di ogni sorta. Certamente sarà una grande azione di marketing, per 6 mesi si farà di tutto per creare aspettativa, le notizie verranno date poco alla volta: prima il periodo, poi il giorno, l’ora, la località, ci saranno delle altre scarpe “special edition”, magari anche un abbigliamento ancora più sofisticato.

Dico subito che non mi piace: se era giusto un tentativo a carattere esplorativo, il secondo è di troppo. Un remake che non so se funzionerà bene, proprio in quanto rifacimento di un qualcosa già visto e anche se riuscirà nell’intento resterò della mia idea. Ero presente a Monza ed ho potuto ammirare da molto vicino Kipchoge, uno spettacolo unico in una condizione particolare, che secondo me doveva restare tale.

Ma da sportivo ho ammirato molto di più la sua maratona di Berlino, quando vinse con un fantastico 2:01:39. Oppure recentemente a Londra, vinta in 2:02:38; il testa a testa con avversari che hanno cercato fino all’ultimo di reggere il suo passo, cedendo solo verso la fine e non arrivandogli nemmeno troppo lontani (Geremew 2:02:54 e Wasihun 2:03:15). Ecco, mi piacerebbe rivedere questo grande atleta a Berlino o altre grandi maratone, misurarsi con gli altri specialisti, in una gara vera, questo sarebbe un autentico spettacolo. Anche se non sarà breaking 2.

In ogni caso il tentativo si farà, chissà quali altre diavolerie si escogiteranno; a Monza c’erano una ventina di pacer ad alternarsi, formavano una specie di piramide a proteggere Kipchoge anche dal vento laterale. Una enorme macchina apripista predisposta ad hoc a tagliare l’aria; rifornimenti ogni volta che voleva, bastava un cenno e qualcuno gli passava quanto richiesto.

Questi furono i tempi dei passaggi a Monza, a Londra si farà di meglio?

5km: 14’14”

10km: 28’21”

15km: 42’34”

20km: 56’49”

Mezza maratona: 59’57”

25km: 1h11’03”

30km: 1h25’20”

.

 

Lunedì, 06 Maggio 2019 15:03

Como : RuninComo

Vento, tanto vento, e anche freddo. Ecco le gare dove quando ci sei, e mentre le corri, ti chiedi chi te lo ha fatto fare, invece alla fine sei felice di poter dire “io c’ero”.

Questa la personale sintesi della mia partecipazione alla RuninComo 2019, corsa ieri in condizioni oggettivamente difficili. A qualcuno, date le condizioni, sarà venuto il dubbio che in fondo si poteva rinunciare (cosa che hanno fatto in 200, tra competitiva e non, che non hanno ritirato il pettorale), dubbio subito risolto dai quasi 600 classificati, perché in fondo le gare più difficili sono quelle più stimolanti, l’idea di una gara epica stuzzica sempre il podista. Se ciò non bastava, per decidere di partire era sufficiente guardare negli occhi Aurelio Martinelli, organizzatore della gara, oppure chiunque dello staff di Aries Como: chissà da quante ore erano in piedi per garantire lo svolgimento della manifestazione. Nonostante tutto.

Si parte, come ormai da tradizione, dal Tempio Voltiano, proprio in riva al lago; il vento che viene da nord regala ai partecipanti schizzi e docce improvvise nei primissimi tratti del percorso. Un vento che soffiava generalmente contrario al senso di marcia fino a metà percorso, nei tratti in salita era davvero difficile correre. Poi ti aiuta, e anche molto, sulla via del ritorno, se non ti sei esaurito fino a quel punto.

Tempi finali inevitabilmente appesantiti, per tutti. La gara maschile è vinta da Michele Belluschi (1:11:33-Atl. Recanati), che ha preso la testa della gara sin dai primi chilometri, per mantenerla sempre. Manuel Sella (ASD Sport e Benessere) conclude al secondo posto in 1:13:41, Terzo è Ernest Nti, 1:14:25.

Gara femminile vinta da Alice Parisi (Ethos Running Team), che col tempo di 1:30:33 prevale di pochissimo sull’inglese Elaine Burgess (Podistica Pontelungo), distaccata di soli 6 secondi. Terza Ilaria Lanzani (PBM Bovisio Masciago), tempo 1:31:46.

Alla gara di 8 chilometri erano 300 gli iscritti, 228 i classificati, inoltre 135 coloro che hanno concluso la 21 chilometri. Peccato per le gare dei bambini, una perla di questa manifestazione, non si sono corse, del resto …”safety first”.

In una giornata difficile per il meteo e tante altre gare in concomitanza, la mezza di Como continua a mantenere i suoi numeri, in media 600 classificati negli ultimi anni alla gara competitiva, con scostamenti minimi anno dopo anno. Un percorso tanto impegnativo quanto spettacolare, ben presidiato in tutti i punti critici. Anche la logistica è molto valida, tutte le operazioni si svolgono all’interno dello stadio Sinigaglia (Como calcio), nel caso specifico oltre a docce, spogliatoi, deposito borse e gli altri servizi, offriva un discreto riparo al vento.

Sarà anche per tutte queste ragioni che molti vengono e poi tornano negli anni successivi alla RuninComo.

5 maggio - Nella maratona vinta da Almahjoub Dazza (2:05:58) e da Salpeter Lonah Chemtai (2:19:46), il vento e la temperatura di 5 gradi alla partenza non hanno impedito a Catherine Bertone ed Elisa Stefani di correre una grande maratona.

Si conferma ad alti livelli Catherine Bertone, 7^ assoluta col tempo di 2:31:07, ovviamente prima di categoria SF45, di cui detiene il record del mondo col fantastico tempo di 2:28:34. Catherine quindi continua a confermarsi ad alti livelli, anche se il tempo passa; già, domani compie 47 anni, auguri da parte di tutta redazione di Podisti.Net; questi vanno anche ad Elisa Stefani, che invece i suoi 33 anni li ha compiuti ieri. Un passaggio veloce alla mezza, 1:14:19, forse troppo veloce e poi tanta esperienza per concludere col suo quarto miglior tempo di sempre. Sorprende, ma forse non più di un tanto, per chi la conosce, Elisa Stefani: col tempo finale di 2:33:36 (9^ assoluta), polverizza il suo precedente personal best (Reggio Emilia 2012 - 2:37:54), dopo avere corso a Valencia 2018 in 2:38:16. Una distribuzione degli sforzi da provetta maratoneta, infatti è passata alla mezza in 1:17:20, registrando quindi uno split negativo.

Per il resto, gara di livello, come da tempo accade in Repubblica Ceca e non solo per la maratona: il circuito RunCzech prevede diverse gare, in particolare mezze maratone. Dietro Dazza (atleta del Marocco) si classificano rispettivamente Dawit Wolde (2:06:18) e Aychew Bantie (2:06:23), entrambi etiopi.

Gara apparentemente meno combattuta quella femminile, con Salpeter (Israele), già vincitrice della maratona di Firenze nel 2018, che poco dopo la mezza prende il largo e scava una voragine tra sé e le inseguitrici. Il secondo posto è di Shitaye Eshete (2:22:39 -Marocco), il terzo dell’etiope Genet Yalew (2:24:34).

Sono 7.294 i classificati, contro i 6.951 del 2018. Primo italiano Walter Matthias, 57° assoluto col tempo di 2:39:27.

 

Ultime classifiche pubblicate

CLICCA QUI per consultare l'archivio completo

Ultimi commenti dei lettori

Vai a inizio pagina