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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Domenica, 05 Maggio 2019 18:41

Saronno (VA): Running Day

Niente male questa 12^ edizione del Running Day, gara nazionale Fidal sulla distanza di 10 chilometri percorso omologato e certificato Fidal), nell’occasione valevole come campionato provinciale. Partenza e arrivo in piazza Libertà, proprio nel centro di Saronno.

Veniamo subito alla gara competitiva, che ha fatto registrare 257 classificati, leggermente meglio del 2018 (243).

Nella gara maschile vince con relativa facilità Ademe Cuneo (Atl. Cento Torri) col tempo di 31:57; un ottimo tempo, se consideriamo che ha un personale sui 10.000 metri di 31:52. Non male nemmeno il secondo classificato, Giuseppe Molteni (32:59-Atl.Desio), tornato a correre bene dopo un periodo piuttosto difficile causa infortuni. Chiude il podio Marco Alberio (33:22-Atl. Azzura), col tempo di 33:22 ritocca il suo precedente personale (33:25).

Tra le donne presenza graditissima quella di Elena Romagnolo Cus Pro Patria, due partecipazioni olimpiche e due finali. E’ tornata a correre il Running Day e…. ha battuto sé stessa, nel senso che ha fatto il record della manifestazione, 34:59. Secondo posto in 38:21 per Elisa Migliorini (Runner Team 99); figlia d’arte per quanto riguarda la sua professione di fisioterapista (papà Sergio è un noto medico sportivo), da giovanissima ha fatto praticamente tutte le specialità dell’atletica. Terza e nemmeno troppo lontana da Elisa è stata Aqdeir Najla (Bracco Atletica), atleta maggiormente dedicata al mezzofondo, che ha chiuso in 38:37.

Questo per quanto riguarda le gare agonistiche ma siccome, come si dice da queste parti “no fun, no run”, nel menu si trovava anche una non competitiva (300 iscritti), per chi era meno allenato o semplicemente voleva correre senza l’assillo del cronometro. Un giro oppure due, quindi 5 o 10 chilometri, sullo stesso percorso della gara competitiva.

Per quanto mi riguarda sono tornato volentieri a correre questa gara, mi era piaciuta nel 2018 e confermo il pieno gradimento di questa edizione. Al tempo avevo rilevato un’unica criticità, relativamente ad alcuni tratti poco illuminati, risolta in questa occasione. Per il resto: deposito borse, spogliatoi/docce, WC chimici, pasta party, premiazioni delle categorie, oltre ovviamente agli assoluti …. difficile chiedere di più. Anche il tempo ha rispettato la gara, alla faccia delle previsioni, infatti ha cominciato a piovere solo durante le premiazioni.

Doveroso il ringraziamento da parte degli organizzatori a tutti quelli che hanno collaborato alla riuscita: Alpini, Vigili, Protezione Civile e, ovviamente, tutto lo staff del Running Saronno.

 

Martedì, 30 Aprile 2019 12:02

Calze a compressione, parliamone

Si sta diffondendo sempre più l’utilizzo di calze specialistiche da utilizzare nel running, non solo durante la corsa. Probabilmente il via lo ha dato una certa Paula Radcliffe, una decina di anni fa; successivamente si è compreso che non era solo una buona idea di “marketing”, in realtà i vantaggi nell’utilizzo di determinati prodotti c’erano davvero.

Le calze a “compressione” si basano su un principio molto semplice, favoriscono il ritorno venoso, cosa che genera una migliore ossigenazione.

Detto questo, in estrema sintesi, per saperne di più e con l’obiettivo di dare un utile contributo alla chiarezza in materia, ci siamo rivolti a Manuela Corona, responsabile di BV Sport, una delle aziende impegnate nel settore.

Buongiorno Manuela, cominciamo proprio da qui: l’azienda BV Sport

Buongiorno a voi. BV Sport nasce dalla volontà di due medici angiologi francesi, uno dei quali, il dottor Michael Prufer; è stato medaglia d’oro alle Olimpiadi di Albertville, nella specialità sci di velocità, chilometro lanciato.

Il binomio tra professione e passione per lo sport ha portato questi medici a studiare ed inventare un nuovo concetto di calza a contenzione/compressione progettata per migliorare in modo significativo il recupero e la performance muscolare dello sportivo: il sistema Booster Veines Sport. 

Come funziona, in pratica, il sistema Booster?

Partendo dal principio che le grandi problematiche dello sportivo si riscontrano a livello del polpaccio è stato messo a punto un sistema esclusivo di compressione “Calf Support”, focalizzato sul polpaccio e che migliora in maniera significativa il ritorno venoso, favorendo l’ossigenazione dei muscoli, dei tendini e dei legamenti. 

Ogni runner ha esigenze diverse, non fosse altro per questioni anatomiche, oltre al fatto che le pressioni non possono essere uguali lungo tutto il polpaccio, e non solo. Precauzioni, accorgimenti, suggerimenti?

Infatti, negli ultimi 10 anni, il centro R&S BV Sport, con l’intento di rendere i propri prodotti ancor più precisi e completi, ha elaborato una calza concepita sulla lavorazione di diversi tipi di maglie a rigidità variabile (ultra-leggere/leggere/semi-rigide/rigide) che esercitano delle pressioni specifiche a livello del polpaccio, della tibia e della caviglia: la compressione selettiva.

Questo concetto unico, studiato e brevettato da BV Sport, rispetta l’anatomia e la fisiologia dello sportivo, permette un miglior ritorno venoso, ottimizza il carico muscolare nel momento d’impatto del piede al suolo e riduce in modo significativo le vibrazioni e le oscillazioni che si creano durante l’attività sportiva. 

Quindi questi prodotti sono specificamente studiati per lo sport?

E’ chiaro che tutti i nostri studi si sono concentrati sulle esigenze dello sportivo e quindi sulla necessità di migliorare il ritorno venoso soprattutto accelerando l’eliminazione delle tossine che si accumulano a livello del polpaccio.

Inoltre, la selettività delle pressioni, come detto, ci permette di diversificare la rigidità delle maglie utilizzate: la compressione rinforzata al polpaccio si differenzia totalmente, ad esempio, dalle maglie alleggerite a livello della tibia dove pressioni troppo forti potrebbero essere controproducenti soprattutto per chi soffre di periostiti o di altri problemi a livello del tibiale. 

La precedente domanda era meno banale di quanto potesse sembrare; si tende ad assistere ad un uso sempre più ampio di questi prodotti, anche da chi non pratica sport, ma soffre di problematiche circolatorie (esempio varici.)

Ecco, importante chiarire questo passaggio: una persona affetta invece da patologie vascolari deve necessariamente essere seguita da uno specialista affinché la indirizzi al prodotto più efficace per la patologia di cui soffre.

Le calze terapeutiche hanno compressioni diverse dalle nostre perché vanno a curare disfunzioni di cui noi non ci possiamo occupare. 

Veniamo alla domanda che interessa a tutti quelli che corrono e vorrebbero…andare più veloci: si può sostenere che le calze a compressione, assodato che si utilizzi il prodotto giusto, migliorano le prestazioni?

La prestazione di un atleta, i suoi tempi, non possono essere variati o alterati dall’utilizzo di un gambale compressivo. Tuttavia se riusciamo ad agevolare l’atleta diminuendo il fenomeno delle “gambe pesanti”, ritardando la soglia dell’affaticamento, riducendo il rischio di dolori muscolari o crampi e conferendogli un ottimo “comfort” durante la sua sessione sportiva, allora credo proprio che siamo riusciti ad apportare un nostro supporto.

Non dimentichiamo che i Booster agiscono sull’eliminazione delle tossine ma anche sul trattenimento muscolare riducendo le vibrazioni.

Mi sento comunque di evidenziare che 20 anni di ricerca scientifica, 4 studi clinici e 5 brevetti internazionali nonché 10 000 atleti ad alto livello che utilizzano il nostro BOOSTER ELITE ci incoraggiano a proseguire sull’evoluzione di questi prodotti che, siamo certi, conferiscano un sostegno importante. 

Quando utilizzare la calza Booster?

Booster è una calza privata del piede studiata appositamente affinché la si possa abbinare a qualsiasi tipologia di sport: la si indossa e poi si utilizza il calzino più appropriato alla disciplina sportiva che si andrà ad intraprendere.

Non è indicata per il riposo o la fase del sonno: la mancanza del piede potrebbe creare problematiche in situazioni di sedentarietà. Invece esistono altri prodotti studiati per la fase del recupero e per il benessere quotidiano, ma hanno pressioni che si differenziano da quelle utilizzate per lo sforzo. Pertanto “pollice alzato” per tutti i runner, per allenamento, brevi e/o lunghe distanze e, naturalmente, per gareggiare. 

Qualche suggerimento pratico, anche per il mantenimento del prodotto?

Come tutti i capi di abbigliamento sportivi, affinché abbiano una durata nel tempo, necessitano di qualche riguardo:

  • lavaggio a mano, o in lavatrice, a temperature che non superino i 30°
  • se in lavatrice, possibilmente, all’interno di una rete per bucato e, dove possibile, impostando il programma apposito per capi sportivi
  • evitare l’uso di asciugatrice e non deporre su fonti di calore tipo il radiatore. I capi tecnici sono dotati di elastomero che, surriscaldandosi, comprometterebbe la durata del capo stesso.
  • non stirare
  • evitare l’uso di mollette 

 

 

 

Sfida spettacolo doveva essere e così è stato, anche se la padronanza assoluta di Kipchoge è stata chiara. Di certo non è stata Mo Farah contro Eliud Kipchoge, troppa differenza, perlomeno allo stato attuale. Benissimo Yassine Rachik, polverizza la sua precedente miglior prestazione (2:12:09), chiudendo al nono posto in 2:08:05.

Ha vinto Eliud Kipchoge col tempo record della manifestazione, 2:02:38 (precedente 2:03:05), a seguire due etiopi, Geremew (2:02:54, nuovo record personale) e Mule Wasihun (2:03:15).

Una gara che ha visto ben presto i protagonisti formare un gruppetto e correre su ritmi con proiezioni finale sotto le due ore e due minuti! (passaggio 5 k = 14:23, 10 k = 29:05) . Ritmi che hanno consigliato a Mo Farah di defilarsi in fondo, talvolta staccarsi, sempre assistito da una lepre a lui dedicata. Qui non ci si può certo dire che sia stata la sua consueta scelta  di partire da dietro, di certo non vale quei tempi (o quantomeno non ancora). Sono tre le lepri affiancate a fare il ritmo, non c’è vento, ma stare “a ruota” ad oltre 20 km/h è vantaggioso.  Yassine Rashik corre sin dall’inizio su tempi notevoli (passaggio ai 10 k in 29:49). Dopo il km 30 non ci sono più pacer, la testa della gara vede Kipchoge sempre in testa con Geremew, Kitata e Wasihun. Inizia la selezione, lenta ma inesorabile: prima di stacca Kitata, poi Wasihun e poi Geremew, davvero troppo forte Kipchoge, che pare aver controllato la gara in ogni singolo momento.

Tra le donne vince Birgid Kosgei in 2:18:20, nuovo record personale, davanti a Vivian Cheruiyot (2:20:25), quindi doppietta keniana. Terzo posto per l’etiope Roza Dereje, tempo finale 2:20:51. Solo quinta Mary Keitany, una delle favorite.

Una gara femminile relativamente più tranquilla, si corre per buona parte sopra i 3’20/km. Esplode dopo la mezza e ancora di più verso il km 30, con Kosgei, Cheruiyot e Dereje che staccano Keitany. E’ poi la volta di un’accelerazione impressionante di Birgid Kosgei, che vola diversi chilometri appena sopra i 3’/k. La gara sembra essere ad una svolta, ed invece Cheruiyot torna sotto. La Kosgei potrebbe avere un impatto negativo sotto il profilo psicologico e invece non è così: riparte, e questa volta l’azione è quella buona e definitiva.

Intanto giusto rilevare che c’è un bel pezzo di Italia in questa maratona di Londra 2018: Birgid Kosgei e Mosinet Geremew sono atleti della Rosa Associati, complimenti. Poi volevo ricordare una mia bella esperienza in Kenya, ci sono stato nel 2018 a visitare e “vivere” alcuni Training Camp del dottor Gabriele Rosa. Tra questi quello di Kapsait, quasi 3.000 metri di altezza, un posto dove è lecito chiedersi come si faccia a vivere, non c’è niente. Qui ho conosciuto Brigid Kosgei, uno scricciolo di poco più di 40 chili; aveva appena terminato un duro allenamento in salita, dopo questo ha fatto un altro po’ di strada per andare a prendere l’acqua con i secchi per farsi la doccia. Durante il pranzo ho chiaccherato a lungo con lei: timida, dolce, sempre sorridente, quasi imbarazzata dell’importanza che le veniva associata. Il dr. Rosa mi disse “guardala bene, e ricordala, questa è una grande atleta che molto presto diventerà grandissima”.

Eccola qua, a vincere Londra, dopo Chicago. Difficile pensare si fermi qui.

Sabato, 27 Aprile 2019 12:05

Milano: Walk& Middle Distance Night

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si è vista davvero una bella atletica al Campo XXV Aprile di Milano, in una manifestazione organizzata dal Cus Pro Patria. Mezzofondo, anche prolungato, con l’esordio di un 10.000 metri di alto livello, che ha visto cadere molti primati personali. Serata perfetta dal punto di vista climatico: infatti la pioggia, annunciata da tanti, non è vista proprio.

Vediamo le principali gare.

5.000 metri donne: davanti a tutte la keniana Caroline Gitonga (15.42.20-R2gether), già vincitrice a Torino sulla 10 k T-Fast in 32:02, ma è importante quello che si è visto dietro. Splendido secondo posto della promessa, di categoria e di fatto, Francesca Tommasi (C.S. Esercito) che polverizza il precedente personale, portandolo alla soglia dei 16 minuti (16.03.83). Molto bene anche Giovanni Epis (Carabinieri), anche lei al nuovo personale di 16.07.18. Peccato per una prima parte di gara relativamente lenta, se da una parte c’è un pochino di rammarico, dall’altra la consapevolezza che i margini di miglioramento ci sono tutti.

10.000 metri uomini. La gara che ha prodotto più record personali, una prima volta all’interno del Walk&Middle Distance che meglio non poteva andare. Pacer per avvicinare i 28 minuti ma anche i 29, in questo modo ci sono state state diverse “gare nelle gare”, a rendere più spettacolare la competizione. Ben 8 atleti sotto i 30 minuti: vince James Kibet (R2gether), con un ottimo 28:23, ma del resto questo atleta ha un pb di 13:11 sui 5.000 metri. Ma ciò che ha entusiasmato è quello che si visto dietro: Italo Quazzola (Casone Noceto) corre sempre più forte e anche bene. Una gara condotta con abilità e tenacia lo porta ad abbattere con margine il muro dei 29 minuti (28:48). Ma molto bene anche altri italiani, in tanti si sono portati a casa il nuovo personal best: a cominciare dai compagni di team Francesco Carrera (29:29) e Ahmed Ohuda, categoria promesse (29:31). Nadir Cavagna (Valle Brembana), terzo all’arrivo con 29:29, poi Riccardo Mugnosso (29:37-DK Runners). Anche Pietro Sonzogni (Valle Brembana) e Pasquale Selvarolo (Casone Noceto), finiscono sotto i 30 minuti migliorando i propri limiti, chiudono rispettivamente in 29:55 e 29:56

1500 metri donne. Gara che vedeva il ritorno di Marta Zenoni in pista aperta; l’atleta dell’Atl. Bergamo 1959 ha vinto in 4.14.63, a un soffio dal suo personale di 4.14.50, il che fa bene sperare in prospettiva. Bene anche Laura Dalla Montà (Assindustria Padova), battuta in volata può consolarsi con 4.14.84, un miglioramento di 7 secondi sul precedente personale. Terza Eleonora Vandi (4.18.32 (Atl. Macerata).

1500 metri uomini. Anche qui cadono i primati personali: vince davanti a tutti Pietro Arese (Safatletica Piemonte), nuovo pb di 3.45.71 dopo una gara condotta quasi sempre in testa. Seguono Soufiane El Kabbouri (3.46.26-Cus Torino) e Matteo Spanu (Atl.Malignani), anche lui col nuovo record di 3.46.38. Di notevole rilievo tecnico la prestazione di Luigi Ferraris (Valle Brembana), con 3.51.62 realizza la miglior prestazione italiana SM40 (precedente Davide Raineri, 3.53.11).

In chiusura, un meeting importante: giunto alla sua nona edizione ha saputo qualificarsi negli anni come appuntamento dove gli atleti possono trovare le migliori condizioni; ottima l’idea di inserire un 10.000 metri.

Come ormai noto, l’edizione 2019 della maratona di Roma è stata organizzata direttamente da Fidal, questo perché non c’erano i tempi tecnici (e invece molti ricorsi aperti) per assegnare l’organizzazione ad uno dei partecipanti al bando di concorso.

Ora il Comune di Roma (ma credo che Fidal sia stata parte attiva in merito), alla conclusione delle procedure previste dal bando, ha aggiudicato in via preliminare la manifestazione, per il triennio 2020-2022, ad Infront, società che dovrebbe avvalersi della collaborazione di Italia Marathon Club, cioè il gruppo che ha sempre organizzato la maratona di Roma sino al 2018.

Ora ci sono i cosiddetti tempi tecnici: 30-60 giorni per verificare il rispetto delle procedure e la correttezza di tutti i percorsi seguiti e confermare l’aggiudicazione.

Tutto finito? tutto chiaro? Forse. Ricordiamo i vari ricorsi pendenti, è possibile che i perdenti (RCS Active Team, Atleticom e 42195, gli altri contendenti) non siano soddisfatti dell’esito e, eventualmente, presentino altre “obiezioni” in merito. Tra queste, chissà, il rapporto Fidal/Infront. 


(F.M.) D'altra parte, i nomi-parlanti dei dirigenti di Infront, quasi tutti di matrice tedesca, promettono ... una lotta dura (Streit, come il direttore del reparto finanza e amministrazione), cavoli, anzi "vino acido" (Sauerwein, come il direttore del ramo Italia) per chi volesse opporsi, e addirittura pustole e vaiolo (Blatter) per gli oppositori più decisi.
Ma al di là dei giochi di parole, come ricaviamo dal Corriere della sera (F. Giambertone, 12-2-2015), il presidente generale di Infront Philippe Blatter  (54 anni), nipote di Joseph a lungo presidente della Fifa (fino a quando, nel 2015, dovette dimettersi venendo successivamente squalificato per 6 anni insieme a Platini), figlio di Marco già direttore del Coni svizzero, nel 2015 vendette Infront Sports & Media, la più grande società del mondo di “servizi che ruotano intorno allo sport” al cinese Wanda Dalian Group per oltre un miliardo di euro. Infront era nata dopo la bancarotta di ISL  (International Sport and Leisure), l’agenzia di marketing stretta collaboratrice della Fifa per vent’anni, e si era aggiudicata subito i diritti tv del Mondiale 2002 e del 2006, con una grandiosa impennata del fatturato.
Dunque, su Roma calano i Goti, e chissà se sarà la vorta bbona per arrivare a una maratona alla pari con le più grandi del mondo.

Domenica, 07 Aprile 2019 16:56

Arona (NO) - 10 K Arona

Piove in riva al lago Maggiore, ma nemmeno troppo, anche se certamente una giornata col sole avrebbe reso merito alla spettacolarità del percorso e di questi luoghi. Si parte a Nord di Arona, in zona Antico Porto Commerciale, per poi procedere verso sud, correndo sempre sul lungo lago. Sono due giri da circa 5 chilometri.

Vince quasi in volata Marco Giudici (Sport project VCO), col tempo di 31:33, su El Mehdi Maamari (31:35 – Fulgor Prato Sesia). Terzo posto per Francesco Nicola (32:15 – Ermenegildo Zegna).

In campo femminile prevale Francesca Durante (37:05 – Atl. Fanfulla); seguono Giada Licandra (37:35 – Atl. Canavesana) e Debhora Li Sacchi (38:43 – Olimpia Runners).

Percorso decisamente veloce, qualche fastidio per la pioggia, che non si può definire “battente”, e per il fondo scivoloso, ma solo nei brevi tratti in porfido. Per il resto molti i tratti filanti dove si può spingere bene, certo che bisogna averne per farlo. Andata e ritorno sul lungo lago con giro di boa dopo circa 2,5 km, giustamente e correttamente attrezzato di tappeto di rilevamento. Dopo essere transitati in zona arrivo, si riparte per i secondi 5 chilometri.

Come spesso accade in queste gare non molto conosciute, i partecipanti sono relativamente pochi, ma buoni, cioè forti; i primi 90 (sul totale di 238 classificati) hanno corso sotto i 4’/km, per rientrare nei primi 150 bisognava andare sotto i 4’30/km.

Se non mi sbaglio, di questi tempi è la prima 10 chilometri su strada classificata “gara nazionale, livello bronze”, su percorso omologato e certificato. Dall’1 gennaio 2019, infatti, anche le distanze su 5 e 10 chilometri devono rientrare nel calendario nazionale Fidal; a prescindere dalle opinioni che si possono avere in merito sull’opportunità di questa nuova invenzione, in soldoni significa che, oltre alla certificazione del percorso (400 euro), la tassa gara passa a 750 euro (regionale = 400). Queste sono le cifre a mia conoscenza, poi è possibile che il cuore tenero di qualche comitato regionale abbia consentito un approccio più morbido con le nuove normative.

Ma la cosa che, a mio avviso sorprende, è che per questa 10 k è stata fatta subito la richiesta di gara nazionale; coraggio? Incoscienza? Ambizione di crescita? C’è probabilmente un po’ di tutto nella decisione, certamente registriamo subito che la gara è bene organizzata: deposito borse, spogliatoi, ristoro ben fornito, tutto al riparo della pioggia. La sede di partenza ed arrivo, piazza del Popolo, è stata bene attrezzata per rispondere alle esigenze. Rimane un potenziale problema di parcheggio, in particolare se i numeri cresceranno, cosa che auspico perché Andrea Ponti e tutto lo staff della Podistica Arona hanno lavorato proprio bene.

Capitolo costi di iscrizione: ormai sono lontani i tempi dove ci si chiedeva quando saremmo arrivati all’euro/chilometro, una soglia ormai raggiunta e superata da tutte le 10 k. Anche qui il range era 12-15 euro (18 il giorno della gara).Personalmente credo che nella valutazione si debba tenere conto di tutto l’insieme offerto, ma soprattutto del percorso e della tipologia di gara; a fronte di una gara nazionale, che prevede un percorso certamente preciso e confrontabile, e che ciò comporta un costo elevato per chi organizza, i soldi si possono considerare ben spesi

Partita con la pioggia ed arrivata col sole, queste le condizioni climatiche della 25^ Maratona Internazionale di Roma, per l’occasione organizzata direttamente dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera.

Il “colpo” della giornata lo ha fatto la 22enne etiope Alemu Megertu, che vince col record femminile della manifestazione, 2:22:52. Il podio, tutto etiope, vede al secondo posto Muluhabt Tsega (2:26:41) e terzo Chaltu Negesse (2:30:45). Bene Laila Soufyane, al rientro dopo la maternità chiude al quarto posto col tempo di 2:34:54, nemmeno lontanissimo dal suo personale di 2:32:29 (Valencia 2015).

Tutto sommato più avvincente la gara maschile: vince Tebalu Zawude Hevi, tempo di 2:08:37. Anche qui l’Etiopia occupa tutti i gradini del podio. Secondo Tesfa Wokneth (2:09:17), terzo Yihunilign Adane (2h09:53). Gara relativamente tranquilla fino al km 32, quando i pacer esauriscono il loro lavoro si scatena la bagarre, che purtroppo esclude il nostro Daniele Meucci. Già in leggero ritardo al km 30, decide di ritirarsi.
Il vincitore cambia passo al km 36, qui inizia la sua progressione che lo porterà a vincere con buon vantaggio sul secondo. Interessante notare che la seconda metà della gara è stata corsa dal vincitore ben più velocemente della prima (il cosiddetto negative split), infatti dopo il passaggio al km 21,097 in 1:05:01, ha coperto la seconda mezza in 1:03:36.

Complimenti ad Ahmed Nasef: nonostante i suoi 44 anni chiude in 2:16:57, primo italiano e 11esimo assoluto.

Davvero numerosa la partecipazione alla Stracittadina, i dati riferiscono di 18.000 presenze, nella maratona i classificati risultano essere 8692, di cui l'ultima è stata Federica Stroppa che ha chiuso in 6:41:07.

Questa sera la maratona di Roma sarà trasmessa in differita su RaiSport, con inizio ore 22.40.

Si apre il mese di aprile, che prevede tante importanti maratone, in Italia e in un Europa. Qui parliamo di Roma, Milano e Rotterdam, perché più coinvolti, per alcune ragioni; ma si correrà anche a Vienna, Hannover, Bonn ecc. Seguiranno poi Parigi (14 aprile: in Italia ci sarà l'antica Russi), Boston (15 aprile), Londra (28 aprile), ma anche la nostra Padova, stessa data di Londra. Invece il 21 aprile non c’è nulla ad alto livello, nemmeno mezze maratone: la Pasqua viene rispettata, e per i patiti in crisi d'astinenza ci sarà la terza delle quattro maratone consecutive a Rieti e dintorni. Oppure il 25 ci sarà la 50 km di Romagna a Castelbolognese.

Partendo da Milano, sembra si vada verso il record di partecipazioni, visto che sono stati dichiarati “quasi 8.000 iscritti” (oltre a “quasi 4.000 staffette”). Va bene, facciamo atto di fiducia, poi i conti si faranno alla fine, magari anche col meteo, che potrebbe rappresentare una buona giustificazione per eventuali risultati al di sotto delle premesse, e promesse. Non ancora svelata la lista dei top runner, siamo invece certi della presenza del toscano Stefano La Rosa, viene dato in buona forma, potrebbe migliorare il suo primato personale (2:11:08 – Siviglia 2018).

Roma, che ha raggiunto il tetto dei 10.000 iscritti, corre più veloce, quantomeno nelle informazioni relative agli atleti élite, con la solita pattuglia di africani. Ecco quelli accreditati coi migliori tempi: gli etiopi Abayneh Ayele Woldegiorgis (PB 2h06:45), Tebalu Zawude Heyi (PB 2h07:10), Demise Teshome Brihanu (PB 2h08:20), Workneh Tesfa Tiruneh (PB. 2h08:51), Dereje Tesfaye Gebrehiwot (PB 2h08:17.

Invece queste le migliori donne, sono etiopi: Muluhabt Tsega, che solo 22enne ha già corso in 2:25:48, e Asnakech Mengistu Egigayehu (pb di 2:25:50). Per l’Italia correrà Laila Soufyane, che rientra alle gare dopo essere diventata mamma.

Per l’Italia maschile torna a gareggiare sulla distanza Daniele Meucci, sarà interessante vedere con quali risultati dopo il cambio di coach (da Massimo Magnani a Daniele Caimmi-Giada Berucci). Chissà se è già pronto per abbassare il suo personal best (2:10:45 – Otsu, Giappone 2018).

Doveroso segnalare Ahmed Nasef, già due volte campione italiano di maratona, che a 44 anni continua a correre forte.

Di Rotterdam  riferiamo perché è una delle maratone più veloci in Europa (salvo problemi di vento), ma soprattutto perché ci sarà la nostra Giovanna Epis, che ormai dovrebbe aver ben smaltito la delusione per la mancata partecipazione, causa infortunio, alla maratona europea di Berlino. Se le statistiche valgono qualcosa, c’è da ben sperare: la ragazza si è sempre migliorata nelle sei maratone sinora corse, da 2:39:28 di Firenze 2015 a 2:29:41 di Siviglia 2018.

E con questa sono 18 le edizioni della maratona di Cernusco Lombardone, un bel traguardo, se consideriamo le crescenti difficoltà di organizzare gare, in particolari sulle distanze tradizionali, come appunto la mezza maratona.

I numeri dicono 290 iscritti e 261 classificati, contro i 255 del 2018 (267 nel 2017); viene da dire che in questa manifestazione c’è uno zoccolo duro che tiene nel tempo. Cresce la staffetta, alla seconda edizione fa registrare 50 coppie regolarmente classificate, contro le 37 del 2018.

Loris Mandelli (Pol. Carugate) vince la maratonina in 1:11:32, davanti all’atleta locale Paolo Pizzato (1:12:06), vincitore della scorsa edizione. Terzo posto per Giuseppe Molteni (1:13:52 – Atletica Desio), che per due volte qui era arrivato primo (2015 e 2016).

Nella gara femminile piuttosto vicine le prime tre posizioni: prima Elvira Marchianò (La Fenice – 1:30:50), seconda Marinella Guida (X Bionic Team – 1:31:27), terza Valeria Vergani (Green Sport – 1:32:12).

Maratonina a staffetta con la coppia Roberto Dimiccoli e Mattia Parravicini che vince in 1:10:57; notevole il distacco sui secondi classificati, Giuseppe Neutro e Alessio Cipolletta (1:17:41); terzo posto per Stefano Mandelli e Lorenzo Pozzi (1:19:14).

Il percorso è sempre lo stesso, ormai super collaudato, di certo non facile per alcune salite, brevi ma impegnative, ed un tracciato che presenta almeno 15 chilometri di costanti ondulazioni. Si corre in minima parte su strade aperte al traffico, ma il disturbo è davvero limitato, probabilmente anche per l’educazione dei locali. Sempre la stessa anche la logistica, direi ottima, tutto è concentrato in un’area molto limitata.

Come da consuetudine, larga la base dei premiati: oltre ai primi 5 della classifica generale, andavano a premio i primi 5 di ogni categoria Fidal. Andando a pescare qualche prestazione interessante si trova il primo SM60, Gian Franco Mazzucchelli (1:27:06 – Team OTC); ma anche un SM65, Aurelio Moscato (1:28:36 – Polisportiva Libertas Cernuschese). Poi Giovanna Cavalli, Atletica Paratico, una ragazza del '59 che qui ha chiuso in 1:38:35. Ma il risultato che trovo più sorprendente è quello di Pierino Gamba (Marathon Team Bergamo), un SM70 che ha corso in 1:35:547. Chapeau. Invece, ormai non fa quasi più notizia Giorgio Binaghi Campana (Cus Bergamo Atletica), SM50, tempo finale 1:14:38 e quarto assoluto!

Tutti bravi, bravi e forti. Ma brava anche Margherita Cantù, classe 1957; ho condiviso con lei una parte di gara, ha sofferto, stretto i denti ed alla fine portato a casa il tempo di 1:54:25. Una performance interessante, se consideriamo che sul veloce percorso di Vittuone aveva impiegato 1:55:33, si può immaginare che un prossimo miglioramento del crono per questa ragazza non sia poi così difficile.

Presenza durante la gara e alle premiazioni addirittura di due presidenti Fidal, Giampaolo Riva (comitato Lecco-Como) e Gianni Mauri (comitato Lombardia).

La Polisportiva Libertas Cernuschese ha ringraziato, oltre alla sindaca Giovanna De Capitani (che ha partecipato alle premiazioni), le autorità locali, i vigili, tutti i volontari e gli associati del gruppo sportivo.

Arrivederci al 30 marzo 2020.

Ecco una gara davvero storica che riesce a sopravvivere nei tempi moderni, e non è cosa da poco. Nata nel 1971 per volontà di Ismar Pasteris, cui è intitolata oggi la manifestazione, ha subito un’interruzione di ben undici anni; correva l’anno 2002 quando una tremenda alluvione nella Valle Cervo si era portata via la strada, quella che ieri ed oggi è il percorso di gara. Una manifestazione rinata grazie al GAC Pettinengo e Claudio Piana, popolare organizzatore di queste parti.

L’ho corsa più volte, prima e dopo l’alluvione, cosa è cambiato? Viene da dire: poco, salvo il fatto che si correva nel mese di giugno, invece dalla sua rinascita è in marzo. Per il resto la “magia” è sempre la stessa: si parte da via Lamarmora, dal centro di Biella, 400 metri di altezza, si arriva a Piedicavallo (1050 metri), 650 metri da superare con relativa facilità, perché distribuiti su poco più di 19 chilometri.

Invece sono gli ultimi mille metri, quelli che portano da Ponte Pinchiolo a Piedicavallo, a rappresentare una sorta di via Crucis, in particolare se hai speso troppo prima. La rampa finale è (quasi) da vertical, meglio tenere lo sguardo in basso, per non farsi del male e prendere da cattivi pensieri. Però l’arrivo a Piedicavallo vale da solo la pena di correre questa gara, qui finisce la Valle Cervo e la stessa strada, iniziano i sentieri montani che portano in Valsesia. Una storia, o leggenda, più o meno accreditata, sostiene che il nome Piedicavallo derivi dal fatto che in tempi antichi la località si potesse raggiungere solo a cavallo.

Oggi è un paese di nemmeno 200 abitanti, festoso e accogliente come pochi quando arriva la gara. Ma c’è davvero tanta storia in questa gara, non solo perché dura da tanti anni, ma perché da qui sono passati tanti grandi atleti. Qualche nome? Un certo Franco Franco Arese, mezzofondista che non disdegnava di cimentarsi su distanze più lunghe ed in salita: ai tempi i criteri di allenamento erano diversi da oggi. Ha vinto nel 1973 e 1974, realizzando il record della gara (1:05:26). Record che durò per otto anni, fino a quando un altro grande atleta, Gianni Demadonna, fermò il cronometro a 1:04:42. Nella stessa edizione Rita Marchisio vinse in 1:16:42. Tempi record che tuttora resistono e pare difficile possano venir battuti.

Ma su questo percorso tanti altri nomi importanti si sono confrontati: Franco Ambrosioni, Luciano Acquarone, Walter Durbano, Luciano Allegranza, e altri ancora.

I numeri di questa gara sono sempre stati bassi, quantomeno in rapporto alle potenzialità ed al bel “prodotto” offerto, forse sempre lo rimarranno. 300 nell’anno record (2016), quantomeno dopo il 2012, l’anno della rinascita. In realtà le statistiche riferiscono di 451 nel 1974, forse dovuto a qualche coincidenza o ricorrenza particolare. Sarà la difficoltà del percorso? E’ possibile, eppure è proprio bello. Forse Biella non è così facile da raggiungere? E’ quasi equidistante da Torino e Milano, un centinaio di chilometri, chissà se viene vista poco “piemontese” dai torinesi, oppure troppo lontana dai milanesi. Certo che da qualche anno in pari data si corre la Stramilano.

Dalla neve di alcune recenti edizioni ai 20 gradi di quella corsa il 24 marzo. Meglio così, forse. In ogni caso presto o tardi ci rivedremo, cara Biella-Piedicavallo.

 

 

 Il vincitore e allora primatista Arese intervistato nel 1973

 

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