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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Sabato, 02 Novembre 2019 19:59

New York (USA) : Dash to the finish line

SERVIZIO FOTOGRAFICO - Una gara che si corre sulla distanza di 5 chilometri, un importante e ricco prologo alla maratona che si corre domani. Importante perché si misurano i più forti atleti americani, ricco perché il montepremi è il più elevato in assoluto per questa tipologia, infatti sono ben 60.000 dollari messi a disposizione dagli organizzatori.

Vince la gara maschile Anthony Rotich in una volata a tre, dove prevale in 13:48, per un secondo su Aaaron Templeton (13:49) e Eric Jenkins (13:50). Finisce ai piedi del podio Shadrack Kipchirchir, classificatosi secondo nel 2018. I primi otto classificati hanno corso sotto i 14 minuti.

Anche tra le donne la sfida si è risolta a pochi metri dalla finish line, con la vittoria di Shannon Rowbury (15:43), seconda Jessica Tonn (15:44), terza Emily Infeld (15:47).

La Dash to the finish line è una gara riservata agli atleti americani e fa parte del prestigioso circuito USATF (Usa track & field). La gara odierna partiva dalla first Avenue, in corrispondenza con la 44esima, per concludersi in Central Park.

A parte gli atleti elite, la gara è aperta a tutti, costi di iscrizione variabili da 35 a 50 dollari; in totale sono stati 10329 i classificati in questa edizione.

 

VIDEO

Venerdì, 01 Novembre 2019 18:41

New York City Marathon : gli atleti elite

Si rinnova la sfida del 2018? Sono infatti presenti i primi tre classificati della gara maschile.

Geoffrey Kamworor, già vincitore NY 2017 e terzo nel 2018. Detiene il record del mondo nella mezza maratona, 58:01, realizzato a Copenaghen nel 2019.

Lelisa Desisa (1990, Etiopia), vincitore a New York nel 2018 (2:05:59) dopo una fantastica volata col connazionale Shura Kitata (2:06:01). Oltre a difendere il titolo è campione del mondo in carica, ha vinto a Doha 2019. Avrà recuperato le fatiche di una maratona corsa in condizioni davvero complicate?

Shura Kitata (1996, Etiopia). Secondo a New York 2018, quando forse ha pagato per la sua inesperienza. Ha un personale di 2:04:49, avvicinato di molto a Londra 2019 (2:05:01).

Tamirat Tola (1991, Etiopia). Atleta che si presenta al via col miglior tempo di accredito, 2:04:06 (2018). Ha corso anche in Italia, alla Boclassic 2018, dove ha fatto il suo personal best sui 10 k con 28:12

Apparentemente c’è un certo divario tra questi quattro atleti e quelli che seguono, quantomeno in termini di personal best; tuttavia la maratona di New York presenta un tracciato particolare, con molte ondulazioni e alcune salite vere, vedi quella del Queensboro Bridge; tutte situazioni che possono sconvolgere i presunti equilibri.

Gli outsider: in base ai tempi di accredito il primo della lista è Albert Korir (1994, Kenya), personale di 2:08:03; a seguire Jared Ward, 2:09:25 (1988, Stati Uniti); Michel Butter, 2:09:58 (1985, Olanda); Yoshiki Takenouchi, 2:10:01, Giappone; Daniel Mesfun, 2:10:06 (1977, Eritrea); Abdi Abdirahman, 2:11:23 (1977, Stati Uniti).

Gara donne

Mary Keitany (1982, Kenya), inevitabile pensarla come principale favorita; correrà a New York per la quinta volta, avendola vinta in 4 edizioni (2014-2015-2016 e 2018). Il suo manager, Gianni Demadonna è convinto che, a dispetto della sua età anagrafica (classe 1982), ha ancora margini di miglioramento sulla maratona, attualmente il personal best è di 2:17:01 (Londra 2018).

Nancy Kiprop (1979, Kenya), a quarant’anni compiuti con 2:22:12 si è regalata il record personale in maratona (2019, Vienna).

Ruti Aga (1994, Etiopia); una delle atlete elite più giovani eppure è già arrivata a correre la distanza in 2:18:34 (Berlino 2018). Nel 2019 ha vinto la maratona di Tokyo.

Sara Hall (1983, Stati Uniti); a Berlino 2019 ha portato il miglior crono a 2:22:16.  

Belaynesh Fikadu (1987, Etiopia), 2:26:41.

Joyciline Jepkosgei, è al debutto sulla distanza, ma vanta un pb di 1:04:51 sulla mezza

Altre atlete americane sono Kellyn Taylor (1986), miglior tempo fatto nel 2018, 2:24:29. Desire Linden (1983), un po’ datato il 2:22:20 (Boston 2011). Aliphine Tuliamuk, 2:26:50 (1989).

Completa lo schieramento delle outsider l’australiana Sinead Diver: a dispetto della età, è nata nel 1977, alla maratona di Londra ha corso in 2:24:11. Sempre nel 2019 ha stabilito la miglior prestazione al mondo sulla mezza maratona nella categoria F40, con un notevole 1:08:55.

Lo scorso 27 ottobre a Lodi si assegnava il titolo di campione regionale master, quindi tutte le categorie Fidal a partire da SF/SM 35. Il percorso e la giornata hanno favorito delle ottime prestazioni; molte sfide si sono giocate sul filo dei secondi e su dei livelli cronometrici piuttosto interessanti. Ad esempio, Ivana Di Martino, testimonial della manifestazione, categoria SF45, è rimasta ai piedi del podio pur correndo a 4’18/km (tempo finale 1:30:48).

Estrapolo alcune prestazioni, che mi sembrano particolarmente buone, confidando di non dispiacere a nessuno. Non…. fa testo Eliana Patelli, che si confronta bene con atlete ben più giovani di lei. Vince senza problemi la sua categoria (SF40) col grande tempo di 1:18:39; miglior tempo assoluto a livello Lombardia in questa manifestazione. Alessandro Claut, SM40, campione regionale in 1:11:04. Sfida (quasi) sino all’ultimo metro nella categoria SM35, con il podio racchiuso in 22 secondi: dopo Paolo Mattia Parravicini (1:12:00), arrivano Fabio Gala e Kris Zanotti, rispettivamente in 1:12:19 e 1:12:22. Giovanna Mondini, classe 1947, vince la sua categoria in 1:57:28. Tornando tra i maschi, nella categoria SM50 Mauro Gagliardini fa il botto, migliorando di due minuti il suo personal best e chiudendo in 1:15:29; vince così la sfida con l’amico e concorrente di sempre, Fabio Buccigrossi, che a sua volta fa il personale (1:17:31). Nel mezzo Marco Premoli (1:16:04).

Servizio fotografico Endu qui: https://www.endu.net/it/events/laushalfmarathon/photos

Ecco tutti i nuovi campioni:

SF35: Tamara Caselli (Aries Como Athletic Team) 1h33:13

SF40: Eliana Patelli (La Recastello Radici Group) 1h18:39

SF45: Loretta Catarina (FreeZone) 1h28:32

SF50: Lorenza Di Gregorio (Corro Ergo Sum Runners) 1h34:36

SF55: Aurelia Vasino (Sports Club Melegnano) 1h42:30

SF60: Carla Oriana Colombo (Euroatletica 2002) 1h48:47

SF65: Luigina Pagani (GS San Martino) 2h10:24

SF70: Giovanna Mondini (Marathon Cremona) 1h57:28

SF75: Maria Antonia Busatta (SC Libertas Sesto)2h30:25

SM35: Mattia Paolo Parravicini (Canturina San Marco) 1h12:00

SM40: Alessandro Claut (DK Runners Milano) 1h11:04

SM45: Alessandro Marini (Atl. Paratico) 1h16:11

SM50: Mauro Gagliardini (Atl. Cral Banco Popolare) 1h15:29

SM55: Gesuino Bussu (US Bormiese) 1h18:33

SM60: Pierangelo Gilberti (Running Cazzago San Martino) 1h26:51

SM65: Francesco Macrì (Atl. Pavese) 1h30:49

SM70: Luciano Faraguna (Atl. Paratico) 1h34:41

 

La dottoressa Catherine Bertone non finisce di stupire: sfiora la vittoria ma soprattutto migliora il suo primato personale, portandolo da 1:13:03 di Lugano (2019) a 1:12:38. Le avvisaglie della sua crescita nel 2019 si erano già viste nelle precedenti mezze, a cominciare da Praga (1:13:51), Torino (1:13:44) e più recentemente a Trento (1:13:27).

Una gara combattuta metro dopo metro, favorita da una concorrenza agguerrita ha stimolato l’atleta aostana a dare il meglio di sé. Vince la keniana Ivyne Jeruto Lagat (Athletic Terni) in 1:12:23. A soli 15 secondi arriva la Bertone (Atl. Sandro Calvesi,1:12:38). Terza un'altra keniana, Clementine Mukandanga (Runner Team 99, 1:13:14).

“Sono felice. Questo record personale è per Aosta e per tutte le persone che mi vogliono bene e che mi aiutano. Lo dovevo a loro. Sto bene e questo tempo arriva alla fine di un periodo di carico importante. Guardo alla maratona di Valencia con tanta forza e fiducia”. Queste le parole di Catherine Bertone dopo l’arrivo.

Anche la gara maschile ha fatto registrare dei tempi interessanti: ha vinto il keniano Hosea Kimeli Kisorio (Virtus Lucca) con l’ottimo crono di 1:03:56. Secondo il connazionale Kurgat Gideon Kiplagat (Italia Marathon, 1:07:34). Terzo posto per un forte atleta locale, Renè Cuneaz (Cus Pro Patria, 1:08:25).

Queste le sue dichiarazioni: “Non dovevo esserci, ma siccome è la prova di casa ho chiesto al mio allenatore di poter essere al via e di fare un allenamento in gara. Sono andato anche meglio di quello che pensassi ed ora sono pronto a rientrare in maratona tra quindici giorni a Ravenna nella gara che assegnerà i titoli italiani. Correre ad Aosta è sempre magnifico”.

Numeri complessivi in calo, sia pure di poco rispetto al 2018 (218); purtroppo dai 447 del 2015 si è passati ai 189 di questa edizione.

 

Seguo da qualche tempo questa iniziativa ma, prima di riportare di cosa si tratta, mi piace partire da queste parole del dr. Gabriele Rosa:

A New York ho avuto la fortuna di vivere per ben 11 volte l’emozione della vittoria grazie ai miei atleti.

Da alcuni anni però ho l’opportunità di provare emozioni altrettanto intense grazie agli atleti speciali che accompagno, seguendoli passo dopo passo in questa esperienza: dalla preparazione atletica al viaggio ma soprattutto imparando a conoscere le loro storie di vita, segnate dalla malattia o dalla disabilità.

Queste persone hanno una forza d’animo incredibile e ci insegnano l’importanza di non arrendersi, di arrivare in fondo alle cose senza mollare mai per dimostrare che non c’è sfortuna, malattia o destino contro cui non si possa combattere e vincere. Domenica 03 novembre sarò al traguardo ad aspettarli e sono certo che sarà una grande vittoria per tutti. “ 

Come da alcuni anni ormai, si rinnova l’impegno del dott. Gabriele Rosa che, con il supporto del suo team di Rosa Associati e Marathon Center porterà il prossimo 3 novembre alcuni atleti davvero speciali a correre la maratona più famosa del mondo.

Sotto il cappello di Road to New York si riuniscono i 4 progetti che, per l’edizione 2019, vedono coinvolti una ventina di soggetti provenienti da varie regioni d’Italia: L’Associazione Sevuoipuoi con i suoi runner affetti da sclerosi multipla, Parkinson&Sport, IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) e Cooperativa Sociale  Download-Albergo Etico (alla 4^ partecipazione).

Fondamentale inoltre il sostegno di tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi avviata dalle associazioni per poter coprire totalmente le spese di viaggio dei partecipanti. 

L’Associazione Sevuoipuoi sarà capitanata dalla Presidente Maria Luisa Garatti. Al suo fianco, Luana De Grandis, Marina Parisio, Andrea Verzelletti, Alberto Benedettini e Cristian Cucco. Dalla Lombardia al Piemonte, all’Emilia Romagna. Tutti correranno la New York City Marathon per andare oltre l’ostacolo chiamato Sclerosi Multipla.

Grazie all’incontro di Maria Luisa Garatti e il Dott. Gabriele Rosa, avvenuto nel 2016, si è dato il via ad un progetto pilota che vede l’applicazione di un’attività di corsa di lunga durata in soggetti affetti da sclerosi multipla per dimostrare gli effetti positivi apportati dall’attività motoria, sia dal punto di vista del miglioramento delle prestazioni fisiche che psicologiche. In collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, è ora in fase di valutazione la realizzazione di uno studio che si propone di affiancare alle cure tradizionali lo stimolo fisico e psicologico che può derivare dal praticare attività sportiva nei pazienti affetti da sclerosi multipla. 

Più recente è l’incontro con il bresciano Stefano Ghidotti, Presidente dell’Associazione Parkinson& Sport, che farà rotta su New York con altri due compagni di viaggio, Edoardo Leotta di Bologna e Alfonso Ruocco dalla provincia di Napoli. Anche per loro la sfida della malattia si combatte con la corsa.

Anche per i malati di Parkinson l’attività motoria, se eseguita in maniera corretta e supervisionata, è considerata un mezzo per ostacolare e alleviare in modo significativo i sintomi della patologia e si traduce in supporto psicologico insostituibile. 

Move your Life è il progetto a cui IOR (Istituto oncologico Romagnolo) ha dato vita qualche anno fa per promuovere i benefici dell’attività fisica non solo come arma di prevenzione, ma come strumento per migliorare l’efficacia delle terapie oncologiche, diminuendo l’impatto degli effetti collaterali nei pazienti oncologici.  Dall’incontro, avvenuto qualche mese fa, tra il Dott. Gabriele Rosa e il Direttore Generale di IOR Fabrizio Miserocchi è nata l’idea di portare alcuni pazienti selezionati a correre la maratona più famosa del mondo e vivere un’esperienza unica. Tre sono i partecipanti scelti per il progetto: Monica Giunta, Cristian Galli e Valter Marcelli. Ad accompagnarli in questa entusiasmante sfida, la dottoressa Elisa Ruggeri, psicoterapeuta e coordinatrice del progetto.

I nostri tre ragazzi hanno dimostrato non poco coraggio ad accettare questa sfida: Monica e Cristian non hanno mai corso su una distanza simile, e Valter non ne ha avuto più la forza dopo la diagnosi. Ma sono sicuro che la determinazione con cui si sono imbarcati in questa avventura, unita alla competenza dell’equipe del dottor Rosa che ne segue la preparazione, siano la garanzia migliore affinché questo viaggio si riveli un grande successo: speriamo che il loro entusiasmo sia contagioso e convinca altre persone, non solo pazienti, ad uno stile di vita sano che preveda una buona dose di esercizio fisico”. Le parole di Fabrizio Miserocchi-Direttore Generale IOR. 

Sarà la quarta partecipazione quella di Niccolò Vallese di Albergo Etico di Asti, accompagnato da Alex Toselli, Presidente della Cooperativa Sociale Download-Albergo Etico.  L’associazione si occupa della formazione ed inserimento nel mondo del lavoro di persone con sindrome di down ed è all’avanguardia per il modello di formazione e accompagnamento all’autonomia adottato. Il progetto sportivo legato alla maratona di New York è nato nel 2016 e si è rinnovato con continuità e per Niccolò Vallese il compito di farsi ambasciatore dello Sport per le persone con Sindrome di Down.

La Comunità di San Patrignano rinnova dal 2014, anno del sodalizio della comunità con il Dr. Gabriele Rosa, l’appuntamento a New York offrendo ad un gruppo di giovani ospiti della comunità l’opportunità di vivere un’esperienza unica nel suo genere.

Anche se con ambizioni sportive molto differenti, domenica 03 novembre l’obiettivo sarà per tutti lo stesso: quello di andare oltre il traguardo, correre i quarantadue chilometri e 195 metri della maratona con la consapevolezza della fatica, ma anche della gioia di vivere un’occasione speciale.

Lunedì, 21 Ottobre 2019 16:08

Parma - 4^ Parma Marathon

20 ottobre - Quarta edizione della Parma Marathon, gara entrata a pieno diritto in quelle manifestazioni capaci di attrarre una gran moltitudine di podisti, con un’offerta di “prodotti” per tutte le preferenze e capacità atletiche.

Perché se è vero che la maratona ha registrato una lieve diminuzione (976 contro i 1113 classificati del 2018) tutte le altre distanze sono cresciute, e nemmeno di poco. A cominciare dalla 32 k, 1078 arrivati (906 nel 2018), la 10 k competitiva, da 342 a 520, infine la stessa 10 k in versione non competitiva, da 903 a 1323. Sono numeri importanti, in un momento non facile del settore delle gare su strada.

Anche la qualità partecipativa non è niente male: nella maratona vince l’evergreen Marco Ferrari (Atletica Paratico), che a 44 anni si prende la soddisfazione di correre in 2:25:13, lasciando l’amico Marco Menegardi (Bergamo Stars Atletica) ben distante (2:37:38). Completa il podio Gabriele Carta (Atletica Monteponi, 2:46:42).

Anche nella gara femminile vince una non più giovanissima (classe 1972) ma sempre forte Federica Moroni (Golden Club Rimini); chiude vittoriosa in 2:53:23, molto vicina al suo personale, realizzato a Pisa nel 2018 (2:52:33). Secondo posto per Claudia Marietta (G.S. Lammari, 2:58:23), terza Sonia Ceretto (Maratoneti del Tigullio, 3:09:05).

La 32 chilometri, oltre ad essere apprezzata dai runners in cerca di un "lungo" premaratona, è diventata una tappa importante anche per le atlete di vertice; dopo Sara Dossena e Valeria Straneo nel 2018, quest’ultima è tornata a correrla, alla ricerca delle migliori condizioni verso la maratona di Valencia (e en passant l'ha pure vinta)! Presente anche un’altra atleta che guarda ad una maratona autunnale, o invernale, Eliana Patelli.

Questa allora la classifica femminile:

1) Valeria Straneo (Laguna Running, 1:55:52) 2) Eliana Patelli (La Recastello Radici, 2:04:42) 3) Sofia Carolina Chisalè (Star Run, 2:09:53)

Questa invece quella maschile:

1) Domenico Ricatti (Terra dello Sport, 1:49:08) 2) Stefano Moro (Corro Ergo Sum,1:50:55) 3) Mohamed Moro (AS La Fratellanza, 1:51:03)

Infine le classifiche maschile e femminile sulla 10 chilometri competitiva:

1) Fabio Ciati (Ballotta Camp,31:41) 2) Emanuele Generali (Atl. Castenaso,31:51) 3) Mattia Picello (Spak4,32:25)

1) Joyce Mattagliano (CS Esercito,36:08) 2) Ilaria Fantinel (CS Esercito,36:33) 3) Giulia Aprile (36:55)

Lunedì, 21 Ottobre 2019 14:37

Varese - Varese City Run

Il tempo non è stato clemente con questa manifestazione che può definirsi una prova generale per ciò che sarà nel 2020, quando si correrà una mezza maratona Fidal, quindi con percorso omologato sulla distanza dei 21097 metri. Metri che sono mancati, e nemmeno pochi, ai 20 chilometri dichiarati per questa edizione. Del resto quando le distanze non sono omologate… vale tutto, anche fare sostanziosi sconti, ovviamente si spera che i partecipanti guardino con un minimo di avvedutezza alle loro performance. 

Trovo interessante l’iniziativa di fare una sorta di prova generale, per capire le possibili problematiche, tra queste le reazioni della popolazione in una città non facile come Varese. 

La gara (prendiamo in considerazione solo la competitiva, sulla lunghezza dichiarata di 20 chilometri). Vince Abdeljabbar Hamouch (Atletica Stezzano) col tempo di 59:04; secondo Mustafà Belghiti (59:16, C.S. San Rocchino), terzo posto col tempo di 59:42 per Pietro Arese (Atletica Piemonte). I tempi all’arrivo, piuttosto ravvicinati, dicono di una gara piuttosto combattuta. Tra le donne decisamente più facile la vittoria di Mina El Kannoussi (1:13:59, Atletica Saluzzo); ben lontane Maria Cristina Guzzi (Atletica San Marco, 1:20:18) e Stefania Cipolletta (Runner Varese,1:26:02). 

Sono stati 223 i classificati nella competitiva, invece 300 i partecipanti alle due non competitive in programma (5 e 10 chilometri). Numeri che forse non entusiasmano, ma saranno gli organizzatori a valutarli, unitamente a quanto emerso in termini organizzativi e di soddisfazione di chi ha corso. Da aggiungere, cosa che trovo meritevole, il coinvolgimento delle scuole, erano 380 gli iscritti. 

A parte la questione distanza (pare infatti che i GPS più ottimisti abbiano riferito di 18,5 km contro i 20 dichiarati) le criticità maggiori sono state un’interruzione della corrente con le conseguenze del caso (tipo gonfiabile che … si sgonfia) e la mancanza di indicazioni chilometriche; anche qui vale il discorso fatto per la distanza, non vi è obbligo per l’organizzatore di mettere indicazioni chilometriche, tuttavia credo che almeno ogni 5 chilometri sarebbe stata una buona idea porre dei cartelli. Qualche lamentela, inoltre, da parte dei meno veloci, che all’arrivo hanno trovato poco con cui ristorarsi.

Ora si guarda con fiducia all’11 ottobre 2020, data dell’edizione numero uno. Certamente gli organizzatori hanno avuto modo di fare esperienza, con la popolazione forse non preparata, con le istituzioni (comune, vigili, etc, una delle cose mediamente più complicate), con i podisti che hanno partecipato; tutto concorre, se visto in chiave critica e positiva, a fare sì che nel 2020 si possa correre una gara che trovi la massima soddisfazione di tutti. Personalmente apprezzo, in termini di principio, chi si avventura nell’organizzazione delle gare, non so se di questi tempi ci voglia più coraggio o più incoscienza… Apprezzo semplicemente perché ci viene offerto il “prodotto” che noi podisti amiamo: la possibilità di correre: poi dovremmo essere noi stessi a decretare il successo o meno delle manifestazioni.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nota, da parte di Stefano Colombo, del Comitato Organizzatore Varese City Run

Ringrazio per queste osservazioni, gli occhi critici ed esperti sono fondamentali per migliorare e crescere. Crediamo di aver approcciato questo mondo con l'umilità di chi deve imparare... anche da "zero" come è appunto l'edizione che abbiamo proposto. Senza la pretesa di paragonarci a nessuno, ma con la dignità di una organizzazione radicata sul territorio (1.300 tesserati di cui circa 120 residenti a Varese) unita a due realtà vive e competenti come Sci Nordico Varese e Varese Atletica che hanno curato la parte organizzativa della gara vera e propria. Di un evento, è bene ricordarlo, strutturato su 3 giorni (con svariate iniziative). Una squadra che si deve conoscere e rodare per puntare al successo nell'edizione 2020 che ci auguriamo meravigliosa e bagnata... dal sole!!!

VARESE CITY RUN - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.varesecityrun.it

Venerdì, 18 Ottobre 2019 00:50

Troppi record? La Iaaf indaga

Le recenti incredibili performance nelle maratone ufficiali, e nel tentativo andato a buon fine Ineos 1:59, hanno indotto la IAAF (International Association of Athletics Federations) ad aprire una discussione sulle ormai famose Nike ZoomX Vaporfly Next%; Kipchoge, Kosgei, Bekele…le migliori prestazioni hanno un minimo comune denominatore: le stesse scarpe. Dall’introduzione sul mercato di queste scarpe (2016) il record del mondo è stato migliorato per 5 volte, sempre da atleti che calzavano lo stesso modello, che peraltro nel tempo ha subito alcune evoluzioni. Il “4%” inserito nella sigla starebbe ad indicare che in condizioni ottimali si avrebbe un’efficacia nella corsa superiore del 4%. Che poi questo significhi correre il 4% più velocemente credo sia tutto da vedere.

Il giornale inglese "Times" sostiene che diversi atleti si siano lamentati presso la IAAF per contestare l’utilizzo di scarpe che favorirebbero irregolarmente chi le utilizza. L’oggetto del contendere è una piastra in fibra di carbonio, contenuta nell’intersuola, che agirebbe come una sorta di molla: quindi non solo non ci sarebbe dispersione di energia al contatto col suolo, ma addirittura un vantaggio in termini di energia propulsiva di ritorno. Ciò significa che nella fase di appoggio si accumula energia che poi viene restituita nella fase di spinta.

La questione in realtà non è così nuova, già ai tempi del primo tentativo di Kipchoge (maggio 2017) sì accennò a calzature che contenevano elementi tecnologici che fornivano vantaggi non regolamentari, traducibili in 2-3 secondi/chilometro, che su una maratona vogliono dire moltissimo. Probabilmente nel tempo gli stessi concorrenti di Nike, Adidas in testa a tutti, avevano sollevato la questione, ora si è giunti al punto che si vuole capirne di più.

 

Non è la prima volta che tra una maratona ed una mezza nostrana Salvatore Gambino & CO cercano, e spesso trovano, fortuna in giro per l’Europa. Vado a memoria, ricordo Bucarest, Monaco ed anche Eindhoven, qui fu il socio ed amico Alessandro Claut ad avere la meglio, vittoria addirittura col personale (2016, 1:08:08).
Nel pieno delle alte stagioni podistiche si prendono un momento di pausa, ed anche relax, viste le località scelte; in genere organizza tutto Gambino, maestro nel trovare le migliori combinazioni possibili a prezzi ragionevoli (così dice lui, io dico stracciati).
E succede spesso che i nostri atleti vincano queste gare, e così è stato anche a questa mezza maratona; Salvatore Gambino ha chiuso al primo posto col tempo di 1:11:26. Al km 17 ha staccato il suo principale avversario, l’inglese Robert Danson (vincitore di una passata edizione), che poi ha concluso in 1:12:08. Anche nella gara femminile primo posto italiano con Elisa Melilli, tempo 1:27:05.

Ma di che manifestazione stiamo parlando? Beh, un evento che ha portato da queste parti oltre 7000 partecipanti, numeri che farebbero invidia a tante nostre gare nostrane. Questo lo split dei numeri (classificati, tanto per raccontarla giusta): maratona = 918; mezza maratona = 3535; 10 K = 2761. Elevata la percentuale degli stranieri - viene da dire sia normale - oltre il 50%. Il contributo maggiore viene dai tedeschi, il 36%; forse può sorprendere che il 43% dei classificati sia rappresentato dalle donne.

Il percorso: una prima parte, fino al km 10, sempre in riva al mare e sostanzialmente piatta, a cui segue una seconda più tortuosa. I dislivelli sono molto contenuti (min 13, max 37 metri sul livello del mare), ma comunque il tracciato presenta diversi saliscendi; a ciò si aggiunge che dal km 12 all’arrivo si corre nel centro storico di Palma di Maiorca, su vie talvolta strette e con molte curve.

Il clima è stato generoso, caldo ma non caldissimo, circa 22-24 gradi tra partenza ed arrivo.

E Alessandro Claut? Il suo tempo finale, 1:20:31, induce più di un sospetto. Saranno stati i troppi drink della sera precedente? In gara avrà deciso di accompagnare qualche atleta in difficoltà? Non è dato saperlo.

Per il resto i “nostri” raccontano di una bella esperienza, una gara bene organizzata, traffico assente e molto supporto dai tifosi lungo il percorso. Segnalano inoltre un fatto piuttosto … anomalo, quantomeno in relazione alle abitudini italiane: in caso di rinuncia, rimborso dei costi di iscrizioni fino al 100% entro 60 gg e via scalando 50% e poi, per rinuncia last minute, trasferimento senza costi all’edizione successiva. La loro esperienza si è inevitabilmente conclusa con un tuffo in mare, nel dopo gara, e un meritato riposo sulle belle spiagge del posto.

Chicago 13 ottobre - INCREDIBILE gara di Brigid Kosgei, chissà quanti avrebbero scommesso su una tenuta dei ritmi sino alla fine; passaggio alla mezza in 1:06:59, vince in un pazzesco 2:14:04. NUOVO RECORD DEL MONDO in gara mista (precedente Paula Radcliffe, 2:15:25, 2003). Secondo e terzo posto per due etiopi, rispettivamente Ababel Yashaneh (2:20:51) e Gelete Burka (2:20:55).

Nella gara maschile vince in volata il keniano Lawrence Cherono, tempo di 2:05:45, seguito da Dejene Debela (Etiopia,2:05:46) e Asefa Mengstu (Etiopia, 2:05:48). Un epilogo spettacolare. Chiude male Mo Farah in 2:09:58, crollato nella seconda parte di gara. Ritirato Galen Rupp dopo il km 35.

Doppio successo un po'  "italiano", dato che i due vincitori appartengono al team del dr. Gabriele Rosa che, in particolare per Brigid Kosgei, aveva da tempo preannunciato una sua grande impresa.

Una start list di così alto livello non poteva che dare seguito ad una gara bella ed avvincente. E così è stato, nonostante le “ombre” che accompagnavano alcuni atleti in gara, Mo Farah, Galen Rupp e Jordan Hasay, per la nota vicenda Salazar/Nike Oregon Project. Ho assistito alla conferenza stampa e all’intervista di Galen Rupp:  incredibile l’assalto che ha subito dai giornalisti, ai quali della sua gara non fregava niente, volevano solo sfruculiare sulle recenti vicende.

La cronaca della gara: si fa subito sul serio, con Mo Farah a comandare le operazioni, un gruppo di una decina di atleti che tra l’altro comprende Galen Rupp. Lawrence Cherono, Bedan Karoki e Dikson Chumba. Passaggio ai 10 k in 29:28, il che porterebbe ad una proiezione finale di poco superiore a 2.04’: il record della gara appartiene a Dennis Kimetto (2:03:45, anno 2013).

Gara femminile dove la favorita, la keniana Brigid Kosgei, ha già preso il volo; passa in solitudine ai 10 k con un tempo (lo ripeto, riusando non a sproposito l'aggettivo che i telecronisti di ieri hanno impiegato per il record in vitro di Vienna) pazzesco, 31:28. Seguono le etiopi Burka e Yeshaneh. Scomparsa quasi subito dal video una delle favorite e delle più attese, l’americana Jordan Hasay.

Al passaggio della mezza maschile il gruppo di testa (passaggio in 1:02:14) si è assottigliato, davanti ci sono tre keniani e tre etiopi, guidati da Bedan Karoki, forse il meno accreditato tra i partenti ma che porta in dotazione un personale di 58:42 sulla mezza. Scivolano indietro sir Mo Farah, che comunque sta ancora correndo al ritmo del suo primato personale (2:05:39) e Galen Rupp.

Brigid Kosgei non ha avversarie, se non sé stessa; passa in 1:06:59, un crono che, se mantenuto, significherebbe polverizzare il record della manifestazione (2:17:18, anno 2002, Paula Radcliffe). Sempre più lontane le atlete che inseguono.

Km 40: i tempi si appesantiscono leggermente (proiezione finale 2:05:40), forse la stanchezza, forse diventa gara tattica perché si pensa a vincere, e 100.000 dollari sono un buon motivo. Tra gli uomini sono ancora in quattro a giocarsela, due etiopi, Debela e Mengstu, e due keniani, Karoki e Cherono.

La maratona di Chicago (nata nel 1977), che nel 2018 ha fatto 44.000 classificati, appartiene al prestigioso circuito delle “majors”, sei maratone (le altre: Boston, Tokio, Londra, New York, Berlino), caratterizzate, tra le altre cose, da montepremi particolarmente elevati. Chicago supera 500.00 dollari, con il primo/a classificato/a che porta a casa 100.000 dollari, bonus a parte. Una gara che comincia ad essere amata dagli italiani, nel 2019 sono 630 gli iscritti, un numero che raddoppia il dato del 2017. Qui trovò fortuna Gianni Poli, che nel 1985 realizzò il suo personal best di 2:09:57, classificandosi quarto assoluto.

Il percorso è considerato scorrevole, quindi veloce, le temperature sono mediamente ottimali per correre la maratona (max 13 gradi), con l’unica incognita rappresentata dal vento, per il fatto che si corre in buon parte a fianco del lago Michigan, il quinto più grande al mondo (lungo 500 km e largo 190).

Dalle classifiche risulta che il primo italiano è stato William Talleri, col tempo di 2:38:48. Prima italiana Carlotta Montenera, 3:09:00.

In totale i connazionali classificati sono stati 610, record di presenze alla maratona di Chicago; 457 uomini e 153 donne. 

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