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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Sabato, 27 Aprile 2019 12:05

Milano: Walk& Middle Distance Night

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si è vista davvero una bella atletica al Campo XXV Aprile di Milano, in una manifestazione organizzata dal Cus Pro Patria. Mezzofondo, anche prolungato, con l’esordio di un 10.000 metri di alto livello, che ha visto cadere molti primati personali. Serata perfetta dal punto di vista climatico: infatti la pioggia, annunciata da tanti, non è vista proprio.

Vediamo le principali gare.

5.000 metri donne: davanti a tutte la keniana Caroline Gitonga (15.42.20-R2gether), già vincitrice a Torino sulla 10 k T-Fast in 32:02, ma è importante quello che si è visto dietro. Splendido secondo posto della promessa, di categoria e di fatto, Francesca Tommasi (C.S. Esercito) che polverizza il precedente personale, portandolo alla soglia dei 16 minuti (16.03.83). Molto bene anche Giovanni Epis (Carabinieri), anche lei al nuovo personale di 16.07.18. Peccato per una prima parte di gara relativamente lenta, se da una parte c’è un pochino di rammarico, dall’altra la consapevolezza che i margini di miglioramento ci sono tutti.

10.000 metri uomini. La gara che ha prodotto più record personali, una prima volta all’interno del Walk&Middle Distance che meglio non poteva andare. Pacer per avvicinare i 28 minuti ma anche i 29, in questo modo ci sono state state diverse “gare nelle gare”, a rendere più spettacolare la competizione. Ben 8 atleti sotto i 30 minuti: vince James Kibet (R2gether), con un ottimo 28:23, ma del resto questo atleta ha un pb di 13:11 sui 5.000 metri. Ma ciò che ha entusiasmato è quello che si visto dietro: Italo Quazzola (Casone Noceto) corre sempre più forte e anche bene. Una gara condotta con abilità e tenacia lo porta ad abbattere con margine il muro dei 29 minuti (28:48). Ma molto bene anche altri italiani, in tanti si sono portati a casa il nuovo personal best: a cominciare dai compagni di team Francesco Carrera (29:29) e Ahmed Ohuda, categoria promesse (29:31). Nadir Cavagna (Valle Brembana), terzo all’arrivo con 29:29, poi Riccardo Mugnosso (29:37-DK Runners). Anche Pietro Sonzogni (Valle Brembana) e Pasquale Selvarolo (Casone Noceto), finiscono sotto i 30 minuti migliorando i propri limiti, chiudono rispettivamente in 29:55 e 29:56

1500 metri donne. Gara che vedeva il ritorno di Marta Zenoni in pista aperta; l’atleta dell’Atl. Bergamo 1959 ha vinto in 4.14.63, a un soffio dal suo personale di 4.14.50, il che fa bene sperare in prospettiva. Bene anche Laura Dalla Montà (Assindustria Padova), battuta in volata può consolarsi con 4.14.84, un miglioramento di 7 secondi sul precedente personale. Terza Eleonora Vandi (4.18.32 (Atl. Macerata).

1500 metri uomini. Anche qui cadono i primati personali: vince davanti a tutti Pietro Arese (Safatletica Piemonte), nuovo pb di 3.45.71 dopo una gara condotta quasi sempre in testa. Seguono Soufiane El Kabbouri (3.46.26-Cus Torino) e Matteo Spanu (Atl.Malignani), anche lui col nuovo record di 3.46.38. Di notevole rilievo tecnico la prestazione di Luigi Ferraris (Valle Brembana), con 3.51.62 realizza la miglior prestazione italiana SM40 (precedente Davide Raineri, 3.53.11).

In chiusura, un meeting importante: giunto alla sua nona edizione ha saputo qualificarsi negli anni come appuntamento dove gli atleti possono trovare le migliori condizioni; ottima l’idea di inserire un 10.000 metri.

Come ormai noto, l’edizione 2019 della maratona di Roma è stata organizzata direttamente da Fidal, questo perché non c’erano i tempi tecnici (e invece molti ricorsi aperti) per assegnare l’organizzazione ad uno dei partecipanti al bando di concorso.

Ora il Comune di Roma (ma credo che Fidal sia stata parte attiva in merito), alla conclusione delle procedure previste dal bando, ha aggiudicato in via preliminare la manifestazione, per il triennio 2020-2022, ad Infront, società che dovrebbe avvalersi della collaborazione di Italia Marathon Club, cioè il gruppo che ha sempre organizzato la maratona di Roma sino al 2018.

Ora ci sono i cosiddetti tempi tecnici: 30-60 giorni per verificare il rispetto delle procedure e la correttezza di tutti i percorsi seguiti e confermare l’aggiudicazione.

Tutto finito? tutto chiaro? Forse. Ricordiamo i vari ricorsi pendenti, è possibile che i perdenti (RCS Active Team, Atleticom e 42195, gli altri contendenti) non siano soddisfatti dell’esito e, eventualmente, presentino altre “obiezioni” in merito. Tra queste, chissà, il rapporto Fidal/Infront. 


(F.M.) D'altra parte, i nomi-parlanti dei dirigenti di Infront, quasi tutti di matrice tedesca, promettono ... una lotta dura (Streit, come il direttore del reparto finanza e amministrazione), cavoli, anzi "vino acido" (Sauerwein, come il direttore del ramo Italia) per chi volesse opporsi, e addirittura pustole e vaiolo (Blatter) per gli oppositori più decisi.
Ma al di là dei giochi di parole, come ricaviamo dal Corriere della sera (F. Giambertone, 12-2-2015), il presidente generale di Infront Philippe Blatter  (54 anni), nipote di Joseph a lungo presidente della Fifa (fino a quando, nel 2015, dovette dimettersi venendo successivamente squalificato per 6 anni insieme a Platini), figlio di Marco già direttore del Coni svizzero, nel 2015 vendette Infront Sports & Media, la più grande società del mondo di “servizi che ruotano intorno allo sport” al cinese Wanda Dalian Group per oltre un miliardo di euro. Infront era nata dopo la bancarotta di ISL  (International Sport and Leisure), l’agenzia di marketing stretta collaboratrice della Fifa per vent’anni, e si era aggiudicata subito i diritti tv del Mondiale 2002 e del 2006, con una grandiosa impennata del fatturato.
Dunque, su Roma calano i Goti, e chissà se sarà la vorta bbona per arrivare a una maratona alla pari con le più grandi del mondo.

Domenica, 07 Aprile 2019 16:56

Arona (NO) - 10 K Arona

Piove in riva al lago Maggiore, ma nemmeno troppo, anche se certamente una giornata col sole avrebbe reso merito alla spettacolarità del percorso e di questi luoghi. Si parte a Nord di Arona, in zona Antico Porto Commerciale, per poi procedere verso sud, correndo sempre sul lungo lago. Sono due giri da circa 5 chilometri.

Vince quasi in volata Marco Giudici (Sport project VCO), col tempo di 31:33, su El Mehdi Maamari (31:35 – Fulgor Prato Sesia). Terzo posto per Francesco Nicola (32:15 – Ermenegildo Zegna).

In campo femminile prevale Francesca Durante (37:05 – Atl. Fanfulla); seguono Giada Licandra (37:35 – Atl. Canavesana) e Debhora Li Sacchi (38:43 – Olimpia Runners).

Percorso decisamente veloce, qualche fastidio per la pioggia, che non si può definire “battente”, e per il fondo scivoloso, ma solo nei brevi tratti in porfido. Per il resto molti i tratti filanti dove si può spingere bene, certo che bisogna averne per farlo. Andata e ritorno sul lungo lago con giro di boa dopo circa 2,5 km, giustamente e correttamente attrezzato di tappeto di rilevamento. Dopo essere transitati in zona arrivo, si riparte per i secondi 5 chilometri.

Come spesso accade in queste gare non molto conosciute, i partecipanti sono relativamente pochi, ma buoni, cioè forti; i primi 90 (sul totale di 238 classificati) hanno corso sotto i 4’/km, per rientrare nei primi 150 bisognava andare sotto i 4’30/km.

Se non mi sbaglio, di questi tempi è la prima 10 chilometri su strada classificata “gara nazionale, livello bronze”, su percorso omologato e certificato. Dall’1 gennaio 2019, infatti, anche le distanze su 5 e 10 chilometri devono rientrare nel calendario nazionale Fidal; a prescindere dalle opinioni che si possono avere in merito sull’opportunità di questa nuova invenzione, in soldoni significa che, oltre alla certificazione del percorso (400 euro), la tassa gara passa a 750 euro (regionale = 400). Queste sono le cifre a mia conoscenza, poi è possibile che il cuore tenero di qualche comitato regionale abbia consentito un approccio più morbido con le nuove normative.

Ma la cosa che, a mio avviso sorprende, è che per questa 10 k è stata fatta subito la richiesta di gara nazionale; coraggio? Incoscienza? Ambizione di crescita? C’è probabilmente un po’ di tutto nella decisione, certamente registriamo subito che la gara è bene organizzata: deposito borse, spogliatoi, ristoro ben fornito, tutto al riparo della pioggia. La sede di partenza ed arrivo, piazza del Popolo, è stata bene attrezzata per rispondere alle esigenze. Rimane un potenziale problema di parcheggio, in particolare se i numeri cresceranno, cosa che auspico perché Andrea Ponti e tutto lo staff della Podistica Arona hanno lavorato proprio bene.

Capitolo costi di iscrizione: ormai sono lontani i tempi dove ci si chiedeva quando saremmo arrivati all’euro/chilometro, una soglia ormai raggiunta e superata da tutte le 10 k. Anche qui il range era 12-15 euro (18 il giorno della gara).Personalmente credo che nella valutazione si debba tenere conto di tutto l’insieme offerto, ma soprattutto del percorso e della tipologia di gara; a fronte di una gara nazionale, che prevede un percorso certamente preciso e confrontabile, e che ciò comporta un costo elevato per chi organizza, i soldi si possono considerare ben spesi

Partita con la pioggia ed arrivata col sole, queste le condizioni climatiche della 25^ Maratona Internazionale di Roma, per l’occasione organizzata direttamente dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera.

Il “colpo” della giornata lo ha fatto la 22enne etiope Alemu Megertu, che vince col record femminile della manifestazione, 2:22:52. Il podio, tutto etiope, vede al secondo posto Muluhabt Tsega (2:26:41) e terzo Chaltu Negesse (2:30:45). Bene Laila Soufyane, al rientro dopo la maternità chiude al quarto posto col tempo di 2:34:54, nemmeno lontanissimo dal suo personale di 2:32:29 (Valencia 2015).

Tutto sommato più avvincente la gara maschile: vince Tebalu Zawude Hevi, tempo di 2:08:37. Anche qui l’Etiopia occupa tutti i gradini del podio. Secondo Tesfa Wokneth (2:09:17), terzo Yihunilign Adane (2h09:53). Gara relativamente tranquilla fino al km 32, quando i pacer esauriscono il loro lavoro si scatena la bagarre, che purtroppo esclude il nostro Daniele Meucci. Già in leggero ritardo al km 30, decide di ritirarsi.
Il vincitore cambia passo al km 36, qui inizia la sua progressione che lo porterà a vincere con buon vantaggio sul secondo. Interessante notare che la seconda metà della gara è stata corsa dal vincitore ben più velocemente della prima (il cosiddetto negative split), infatti dopo il passaggio al km 21,097 in 1:05:01, ha coperto la seconda mezza in 1:03:36.

Complimenti ad Ahmed Nasef: nonostante i suoi 44 anni chiude in 2:16:57, primo italiano e 11esimo assoluto.

Davvero numerosa la partecipazione alla Stracittadina, i dati riferiscono di 18.000 presenze, nella maratona i classificati risultano essere 8692, di cui l'ultima è stata Federica Stroppa che ha chiuso in 6:41:07.

Questa sera la maratona di Roma sarà trasmessa in differita su RaiSport, con inizio ore 22.40.

Si apre il mese di aprile, che prevede tante importanti maratone, in Italia e in un Europa. Qui parliamo di Roma, Milano e Rotterdam, perché più coinvolti, per alcune ragioni; ma si correrà anche a Vienna, Hannover, Bonn ecc. Seguiranno poi Parigi (14 aprile: in Italia ci sarà l'antica Russi), Boston (15 aprile), Londra (28 aprile), ma anche la nostra Padova, stessa data di Londra. Invece il 21 aprile non c’è nulla ad alto livello, nemmeno mezze maratone: la Pasqua viene rispettata, e per i patiti in crisi d'astinenza ci sarà la terza delle quattro maratone consecutive a Rieti e dintorni. Oppure il 25 ci sarà la 50 km di Romagna a Castelbolognese.

Partendo da Milano, sembra si vada verso il record di partecipazioni, visto che sono stati dichiarati “quasi 8.000 iscritti” (oltre a “quasi 4.000 staffette”). Va bene, facciamo atto di fiducia, poi i conti si faranno alla fine, magari anche col meteo, che potrebbe rappresentare una buona giustificazione per eventuali risultati al di sotto delle premesse, e promesse. Non ancora svelata la lista dei top runner, siamo invece certi della presenza del toscano Stefano La Rosa, viene dato in buona forma, potrebbe migliorare il suo primato personale (2:11:08 – Siviglia 2018).

Roma, che ha raggiunto il tetto dei 10.000 iscritti, corre più veloce, quantomeno nelle informazioni relative agli atleti élite, con la solita pattuglia di africani. Ecco quelli accreditati coi migliori tempi: gli etiopi Abayneh Ayele Woldegiorgis (PB 2h06:45), Tebalu Zawude Heyi (PB 2h07:10), Demise Teshome Brihanu (PB 2h08:20), Workneh Tesfa Tiruneh (PB. 2h08:51), Dereje Tesfaye Gebrehiwot (PB 2h08:17.

Invece queste le migliori donne, sono etiopi: Muluhabt Tsega, che solo 22enne ha già corso in 2:25:48, e Asnakech Mengistu Egigayehu (pb di 2:25:50). Per l’Italia correrà Laila Soufyane, che rientra alle gare dopo essere diventata mamma.

Per l’Italia maschile torna a gareggiare sulla distanza Daniele Meucci, sarà interessante vedere con quali risultati dopo il cambio di coach (da Massimo Magnani a Daniele Caimmi-Giada Berucci). Chissà se è già pronto per abbassare il suo personal best (2:10:45 – Otsu, Giappone 2018).

Doveroso segnalare Ahmed Nasef, già due volte campione italiano di maratona, che a 44 anni continua a correre forte.

Di Rotterdam  riferiamo perché è una delle maratone più veloci in Europa (salvo problemi di vento), ma soprattutto perché ci sarà la nostra Giovanna Epis, che ormai dovrebbe aver ben smaltito la delusione per la mancata partecipazione, causa infortunio, alla maratona europea di Berlino. Se le statistiche valgono qualcosa, c’è da ben sperare: la ragazza si è sempre migliorata nelle sei maratone sinora corse, da 2:39:28 di Firenze 2015 a 2:29:41 di Siviglia 2018.

E con questa sono 18 le edizioni della maratona di Cernusco Lombardone, un bel traguardo, se consideriamo le crescenti difficoltà di organizzare gare, in particolari sulle distanze tradizionali, come appunto la mezza maratona.

I numeri dicono 290 iscritti e 261 classificati, contro i 255 del 2018 (267 nel 2017); viene da dire che in questa manifestazione c’è uno zoccolo duro che tiene nel tempo. Cresce la staffetta, alla seconda edizione fa registrare 50 coppie regolarmente classificate, contro le 37 del 2018.

Loris Mandelli (Pol. Carugate) vince la maratonina in 1:11:32, davanti all’atleta locale Paolo Pizzato (1:12:06), vincitore della scorsa edizione. Terzo posto per Giuseppe Molteni (1:13:52 – Atletica Desio), che per due volte qui era arrivato primo (2015 e 2016).

Nella gara femminile piuttosto vicine le prime tre posizioni: prima Elvira Marchianò (La Fenice – 1:30:50), seconda Marinella Guida (X Bionic Team – 1:31:27), terza Valeria Vergani (Green Sport – 1:32:12).

Maratonina a staffetta con la coppia Roberto Dimiccoli e Mattia Parravicini che vince in 1:10:57; notevole il distacco sui secondi classificati, Giuseppe Neutro e Alessio Cipolletta (1:17:41); terzo posto per Stefano Mandelli e Lorenzo Pozzi (1:19:14).

Il percorso è sempre lo stesso, ormai super collaudato, di certo non facile per alcune salite, brevi ma impegnative, ed un tracciato che presenta almeno 15 chilometri di costanti ondulazioni. Si corre in minima parte su strade aperte al traffico, ma il disturbo è davvero limitato, probabilmente anche per l’educazione dei locali. Sempre la stessa anche la logistica, direi ottima, tutto è concentrato in un’area molto limitata.

Come da consuetudine, larga la base dei premiati: oltre ai primi 5 della classifica generale, andavano a premio i primi 5 di ogni categoria Fidal. Andando a pescare qualche prestazione interessante si trova il primo SM60, Gian Franco Mazzucchelli (1:27:06 – Team OTC); ma anche un SM65, Aurelio Moscato (1:28:36 – Polisportiva Libertas Cernuschese). Poi Giovanna Cavalli, Atletica Paratico, una ragazza del '59 che qui ha chiuso in 1:38:35. Ma il risultato che trovo più sorprendente è quello di Pierino Gamba (Marathon Team Bergamo), un SM70 che ha corso in 1:35:547. Chapeau. Invece, ormai non fa quasi più notizia Giorgio Binaghi Campana (Cus Bergamo Atletica), SM50, tempo finale 1:14:38 e quarto assoluto!

Tutti bravi, bravi e forti. Ma brava anche Margherita Cantù, classe 1957; ho condiviso con lei una parte di gara, ha sofferto, stretto i denti ed alla fine portato a casa il tempo di 1:54:25. Una performance interessante, se consideriamo che sul veloce percorso di Vittuone aveva impiegato 1:55:33, si può immaginare che un prossimo miglioramento del crono per questa ragazza non sia poi così difficile.

Presenza durante la gara e alle premiazioni addirittura di due presidenti Fidal, Giampaolo Riva (comitato Lecco-Como) e Gianni Mauri (comitato Lombardia).

La Polisportiva Libertas Cernuschese ha ringraziato, oltre alla sindaca Giovanna De Capitani (che ha partecipato alle premiazioni), le autorità locali, i vigili, tutti i volontari e gli associati del gruppo sportivo.

Arrivederci al 30 marzo 2020.

Ecco una gara davvero storica che riesce a sopravvivere nei tempi moderni, e non è cosa da poco. Nata nel 1971 per volontà di Ismar Pasteris, cui è intitolata oggi la manifestazione, ha subito un’interruzione di ben undici anni; correva l’anno 2002 quando una tremenda alluvione nella Valle Cervo si era portata via la strada, quella che ieri ed oggi è il percorso di gara. Una manifestazione rinata grazie al GAC Pettinengo e Claudio Piana, popolare organizzatore di queste parti.

L’ho corsa più volte, prima e dopo l’alluvione, cosa è cambiato? Viene da dire: poco, salvo il fatto che si correva nel mese di giugno, invece dalla sua rinascita è in marzo. Per il resto la “magia” è sempre la stessa: si parte da via Lamarmora, dal centro di Biella, 400 metri di altezza, si arriva a Piedicavallo (1050 metri), 650 metri da superare con relativa facilità, perché distribuiti su poco più di 19 chilometri.

Invece sono gli ultimi mille metri, quelli che portano da Ponte Pinchiolo a Piedicavallo, a rappresentare una sorta di via Crucis, in particolare se hai speso troppo prima. La rampa finale è (quasi) da vertical, meglio tenere lo sguardo in basso, per non farsi del male e prendere da cattivi pensieri. Però l’arrivo a Piedicavallo vale da solo la pena di correre questa gara, qui finisce la Valle Cervo e la stessa strada, iniziano i sentieri montani che portano in Valsesia. Una storia, o leggenda, più o meno accreditata, sostiene che il nome Piedicavallo derivi dal fatto che in tempi antichi la località si potesse raggiungere solo a cavallo.

Oggi è un paese di nemmeno 200 abitanti, festoso e accogliente come pochi quando arriva la gara. Ma c’è davvero tanta storia in questa gara, non solo perché dura da tanti anni, ma perché da qui sono passati tanti grandi atleti. Qualche nome? Un certo Franco Franco Arese, mezzofondista che non disdegnava di cimentarsi su distanze più lunghe ed in salita: ai tempi i criteri di allenamento erano diversi da oggi. Ha vinto nel 1973 e 1974, realizzando il record della gara (1:05:26). Record che durò per otto anni, fino a quando un altro grande atleta, Gianni Demadonna, fermò il cronometro a 1:04:42. Nella stessa edizione Rita Marchisio vinse in 1:16:42. Tempi record che tuttora resistono e pare difficile possano venir battuti.

Ma su questo percorso tanti altri nomi importanti si sono confrontati: Franco Ambrosioni, Luciano Acquarone, Walter Durbano, Luciano Allegranza, e altri ancora.

I numeri di questa gara sono sempre stati bassi, quantomeno in rapporto alle potenzialità ed al bel “prodotto” offerto, forse sempre lo rimarranno. 300 nell’anno record (2016), quantomeno dopo il 2012, l’anno della rinascita. In realtà le statistiche riferiscono di 451 nel 1974, forse dovuto a qualche coincidenza o ricorrenza particolare. Sarà la difficoltà del percorso? E’ possibile, eppure è proprio bello. Forse Biella non è così facile da raggiungere? E’ quasi equidistante da Torino e Milano, un centinaio di chilometri, chissà se viene vista poco “piemontese” dai torinesi, oppure troppo lontana dai milanesi. Certo che da qualche anno in pari data si corre la Stramilano.

Dalla neve di alcune recenti edizioni ai 20 gradi di quella corsa il 24 marzo. Meglio così, forse. In ogni caso presto o tardi ci rivedremo, cara Biella-Piedicavallo.

 

 

 Il vincitore e allora primatista Arese intervistato nel 1973

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Già, capita di non poterle correre le gare, ogni tanto prevale il buonsenso (che raramente alberga negli amatori) ed allora ci si accontenta di vederle. E raccontarle.

Ed è stata davvero un bel vedere questa Stramilano edizione numero 44, festeggiata col botto. Record vero, con 6718 atleti e 'diversamente atleti' passati sotto la finish line, dato che batte il precedente di 6359 (anno 2017). Al solito nelle manifestazioni è meglio fidarsi dei numeri veri, quelli che possono vedere e verificare tutti; le euforie da ufficio stampa, magari indotte dagli stessi organizzatori, spesso fanno … sbagliare i conti.

Anche i tempi dei vincitori non sono stati niente male, certamente gli oltre 20 gradi già alle 10.30 della partenza non hanno aiutato, ma è nel corso della gara che troppi atleti hanno fatto molti chilometri in solitudine, e chi se ne intende sa quanto questo sia importante, in particolare quando si cerca il massimo della prestazione.

Diciamo subito della bella gara di Lorenzo Dini (Fiamme Gialle), quinto col tempo di 1:03:35, che gli vale il personale sulla distanza (precedente Verona 2019, 1:03:53). L’allievo livornese di Stefano Baldini, sia pure con poca esperienza nella mezza maratona ed avendo corso da solo per molti chilometri, mostra una certa predisposizione per i 21097 metri.

Alla fine ha vinto… uno sconosciuto, comunque un atleta del quale si sapeva molto poco, infatti nel corso della conferenza stampa post gara c’è stato un certo imbarazzo nel descriverlo.  Il vincitore Kibor Vincent Raimoi (classe 1996) viene dal Kenya, più precisamente da Nyahururu (contea di Laipikia, Rift Valley), cittadina sede di una delle gare nazionali più importanti, una 10 k dove il 50esimo classificato vale già 29 minuti. Un’area geografica situata a 2300 metri di altitudine che sforna ogni anno atleti di alto livello. Raimoi gareggia spesso in Giappone, era alla sua prima gara in Europa, anche se ha fatto il pacer a Padova nel 2018. Col tempo di oggi, 1:00:10, polverizza il precedente primato (1:01:49, 2018, Tachikawa-Giappone). Ha un personale di 13:35 sui 5.000 metri e di 28:30 sui 10.000, tempo che oggi ha battuto… di passaggio sui 10.000 (28:20)!.

Vittoria quindi con tempo vicinissimo ai sub 60 minuti, dopo una gara avvincente con quello che dai più era indicato come favorito (nonostante fosse all’esordio sulla mezza maratona), il keniano Kipchoge Jairus Birech, fratello minore di quel Cosmas Birech, vincitore della maratona di Roma nel 2018 e per tre volte della Stralugano. Birech ha cominciato ad allungare già al km 10, passato in 28’15, un piccolo vantaggio incrementato sino ad una ventina di secondi, poco oltre il km 15. Poi è iniziata la rimonta di Raimoi, che ha raggiunto e superato Birech negli ultimi chilometri di gara. Terzo un altro keniano, spesso presente in Italia, Paul Tiongik (Alpi Apuane), a chiudere in 1:02:07, nuovo personal best.

Detto di Lorenzo Dini, il podio italiano si completa con Yassine El Fathaoui (1:05:31, Circolo Minerva) e Riccardo Mugnosso (1:07:12, DK Runners).

Gara femminile che ha visto il trionfo di Priscah Jeptoo, argento alla maratona mondiale di Daegu e alle Olimpiadi di Londra 2012. C’erano oggettivi dubbi sulla sua condizione, dopo una maternità e recenti problemi fisici: spazzati via tutti, ha corso da leader controllando la gara sino al km 15, poi “ha cambiato”, come si usa dire in gergo. Ha vinto la gara in 1:08:27, davanti all’etiope Dinke Meseret Meleka (1:10:39) e a un’altra keniana, Lucy Wambui Murigi (1:11:45), già vincitrice di Stramilano 2017 e campionessa mondiale in carica di corsa in montagna. Prima europea la svizzera Mathys Maude, tempo 1:13:46.

Prima italiana è stata Elisa Stefani (1:14:04, ASD Brancaleone); secondo posto per Sarah Giomi (1:17:12, A.S. Dribbling) e terzo per invece per Elisabetta Iavarone (1:18:00, ASD Lieto Colle).

Alla fine per me è stata davvero una bella esperienza, anche se si… fatica a non correre (chi corre mi capisce). Il pass mi ha permesso di girare liberamente prima, durante e dopo la gara: tra gli atleti, i colleghi giudici, i tanti volontari. Di cogliere le espressioni, prima preoccupate perché si teme sempre che qualcosa possa andare storto, poi felici, degli organizzatori (magari un po' meno nelle ore successive, per le critiche che arrivavano dai partecipanti); cito tra i tanti Michele Mesto e Andrea Alzati, due colonne portanti di questa manifestazione. Bravi davvero tutti, a cominciare dai 6718 che ce l’hanno fatta, ma anche quelli che per qualche ragione non ci sono riusciti. Ci saranno tante altre occasioni per loro.

Il comunicato degli organizzatori in merito ai problemi sul percorso, pubblicato ieri sera

Buonasera runner, questo post è rivolto ai partecipanti della Stramilano Half Marathon. In molti ci avete segnalato i disagi dovuti alla mancanza di rifornimenti. Purtroppo il caldo eccessivo, che ha superato quello anticipato dalle previsioni meteo ufficiali, ha creato maggiori esigenze di idratazione nei primi due/tre punti di ristoro, portando ad un incredibile (e ben oltre i soliti standard) consumo di acqua. Volevamo scusarci con chi ha dovuto fare i conti con questo problema, non era assolutamente nostra intenzione far rimanere nessuno senza "carburante". Speriamo che una volta tagliato il traguardo siate riusciti a reintegrare quanto perso durante la gara presso il Villaggio Atleti dove l'acqua non mancava. Vi ringraziamo per esserci stati ed aver dato il vostro contributo a questa grande edizione.

Lo staff di Stramilano.

Regolamenti poco chiari? Problemi di comunicazione? C’è un po’ di tutto in ciò che è accaduto alla recente Scarpadoro di Vigevano, mezza maratona che nell’occasione valeva per l’assegnazione del titolo regionale assoluto.

Un titolo che, rispetto ad anni orsono, non è più assegnato alle sole categorie junior, promesse e senior (quindi gli over 35 sarebbero stati esclusi), bensì aperto a tutti i partecipanti. Insomma, chi corre più forte è il campione, a prescindere dalla categoria di appartenenza. 

A Vigevano in prima battuta le classifiche erano state stilate sulla base delle precedenti normative, successivamente si è provveduto a modificarle ed ora sono corrette a tutti gli effetti. Per precisione, e a beneficio della regolarità della gara, va detto che non cambia nulla in relazione all’ordine di arrivo.

Questo il testo completo della comunicazione di Fidal Pavia

 

Dalle verifiche effettuate dai GGG successivamente alla chiusura della 13^ edizione della Scarpadoro HM svoltasi lo scorso 17 Marzo 2019 a Vigevano si sono evidenziate alcune imprecisioni nella compilazione delle classifiche ufficiose valide per il Campionato Regionale Individuale Assoluto.

A chiarimento e ad integrazione di dette classifiche, valide per il Campionato Regionale Lombardo Individuale di HM, di seguito riportiamo le prime 3 prime 3 posizioni del Campionato Regionale Assoluto di HM.

Assoluto Uomini: 1° Class: Antonino Lollo - Atl. Bergamo 1959 Oriocenter - 1h10'09" 2° Class: Luca Ferro - Atl. Cento Torri Pavia - 1h13'00" 3° Class: Simone Tiziano Ferraro - ASD FTM - 1h13'05"

Assoluto Donne: 1^ Class: Karin Angotti - A.S.D. GP Garlaschese - 1h21'27" 2^ Class: Monica Pilla - Atl. San Marco U.S. Acli - 1h28'13" 3^ Class: Marta Lualdi - Atl. San Marco U.S. Acli - 1h29'58"

Le classifiche di cui sopra, che coincidono con i primi 3 posti dell'ordine di arrivo maschile e femminile della manifestazione, completano, per il campionato regionale, quelle relative alle categorie Juniores, Promesse e Seniores Under35 maschile e femminile. 

Domenica, 17 Marzo 2019 00:24

Ultrabericus : una bella scoperta

Succede che l’amico Roberto Matteucci ti parla bene di una gara cui ha partecipato, magari tu hai cominciato a fare qualche esperienza nelle corse trail e scoperto che ti piace; ecco allora che ti ritrovi, insieme, al via di questa 9^ edizione della Ultrabericus Trail, che parte e arriva proprio nel centro di Vicenza, dalla bella piazza dei Signori. Una formula adatta quasi a tutti, dai 22 km e 750 metri di dislivello positiva della “Urban”, fino al trail integrale, 65 chilometri e 2.500 metri. Nel mezzo una “twin Lui & Lei”, ovvero l’opportunità di dividersi amorevolmente la fatica a staffetta (34 e 31 chilometri). 

Noi optiamo per la versione Urban, pensando che possa già bastare.

Partenza alle 11, quindi comoda perché c’è tutto il tempo di arrivare e ripartire in giornata. Alle 10 invece era partito il trail integrale e la “Lui&Lei”. 

Un percorso, quello della Ultrabericus in versione Urban, che di Urban ha davvero poco, perlomeno in relazione ai tanti Urban e City Trail che riempiono di frequente i calendari podistici.

Pronti, via, e dopo un paio di chilometri si punta decisamente verso i Colli Berici, con una salita niente male, però seguita da un bel tratto in discesa nel bosco. Siamo a due passi dal centro della città, eppure è già un altro mondo. Tratti di sentiero e buon sterrato si alternano ad alcuni su asfalto. Poco prima del km 9 c’è un bel “tirone”, dove credo che anche i primi non abbiano potuto esimersi dal camminare, sia pure velocemente.

Si sbuca fuori ad Arcugnano, circa km 11, dove c’è il ristoro. Sarà l’unico, ma da regolamento bisogna portarsi dietro una serie di cose (fischietto, giacca antivento, liquidi), quindi l’occasione è quella di idratarsi ma anche riempire le scorte, oltre ad alimentarsi, c’è veramente di tutto! 

Da qui inizia il ritorno verso Vicenza, ancora salite e discese, su fondo prevalentemente sterrato ed erboso, talvolta all’interno di vigneti che tra poco cominceranno a germogliare. Alla fine i chilometri sono circa 20, ma poco o nulla conta in questa tipologia di gare; i risultati non sono mai confrontabili tra loro, tra l’altro alla Ultrabericus ogni anno viene cambiata la direzione, negli anni dispari si corre in senso antiorario, come avvenuto questa volta.

All’arrivo il ristoro è più ricco che non si può: panini, torte, frutta, bevande varie e birra in quantità industriale, giusto per un primo rabbocco, ma poi il pasta party completa, con gli interessi, il calcolo delle calorie spese. Prima ancora una doccia calda ed abbondante. 

Bello il percorso, vario, panoramico, discretamente impegnativo; per andare forte, o semplicemente soffrire meno, è opportuno allenarsi su tracciati collinari, ma anche le campestri risultano utili, qui il fondo è spesso irregolare, credo che in totale l’asfalto rappresenti al massimo un 20-25% sul totale. 

Voto massimo alla logistica, siamo in centro città eppure non manca nulla: spazi in abbondanza, spogliatoi, docce, deposito borse, tutto raccolto in qualche centinaio di metri rispetto a partenza/arrivo. 

Crescono ancora i numeri di questa manifestazione, evidentemente gradita a molti, oltre al sottoscritto: Integrale = 1022, Lui&Lei = 184, Urban = 428. Nel 2018 questi erano i numeri, nella stessa sequenza: 963, 99 e 342. 

Un ultimo dettaglio, decisamente apprezzabile: il prezzo di iscrizione è veramente quello che si legge, netto, niente balzelli o gabelle che fanno lievitare gli euri, un’abitudine piuttosto diffusa.

  

 

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