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Mar 14, 2019 854volte

Brescia Marathon 2004-2005: come eravamo…

Eravamo più spensierati e andavamo più forte... Eravamo più spensierati e andavamo più forte... Roberto Mandelli

Stimolati dalla recente edizione della maratona di Brescia, dalle discussioni che ne sono sorte, e dal desiderio di rinverdire qualche ricordo personale un po’ sbiadito, abbiamo ritrovato due articoli pubblicati su Podisti.net in occasione della seconda (2004) e della terza edizione (2005) della 42 bresciana. E una foto che ci  raffigura prima della partenza: non tutti corrono ancora.

Dagli apostrofi invece degli accenti (come allora era quasi obbligatorio fare, causa le limitatezze dei programmi informatici) capirete che i pezzi sono proprio come vennero scritti allora. Qualche persona non c’è più (come i citati, ormai leggendari, Beppe Togni e William Govi), anche qualche maratona nominata non dà più segni di vita, ma certe problematiche sono tuttora vive: concomitanze e concorrenze non sempre leali (Brescia-Piacenza, Treviso-Brescia, Brescia-Ferrara, Milano-Firenze…), percorsi bruttini, partecipazione non proprio in aumento, ma … docce calde già allora, e possibilità di collegare sport e cultura (le mostre di Brescia, allora come oggi). Tutto il resto è storia. Per i nostalgici, buona lettura!

 

2004

Brescia – Treviso: “concorrenza sleale”?

 

Se gia’ il bresciano Peppe Togni, da un paio di settimane, era in possesso di moduli per l’iscrizione gratuita alla maratona di Brescia rilasciati (meritoriamente) a nome del Club Supermarathon, da pochi giorni l’ “azzeramento” e’ generale ed ufficiale: come scrive il sito della maratona, “Per i maratoneti la partecipazione alla 2a edizione della Brescia Marathon è gratuita. La quota di iscrizione di € 30 è offerta dal Comune di Brescia, dalla Provincia di Brescia e da varie associazioni di categoria. Le istituzioni bresciane mettono a disposizione gratuitamente i 1000 pettorali di gara. Per le iscrizioni con carta di credito tramite ActiveEurope, la quota di € 30 sarà rimborsata al ritiro del pettorale”. Il “Giornale di Brescia”, poi, tirando ovviamente l’acqua al mulino locale, ha rincarato la dose (a firma di Franco Bassini) e ha parlato di “un'iniziativa che intende tutelare l'appuntamento bresciano dall'insidia rappresentata dall'irruzione nella stessa data della maratona di Treviso, che offre il rimborso dell'iscrizione a quanti concluderanno la gara”. L’articolista aggiunge le parole di “Gabriele Rosa, deus ex machina della Brescia Marathon”, secondo cui a Treviso “solo apparentemente si tratta di una scelta che favorisce gli amatori. In realtà siamo di fronte ad un'operazione atta a destabilizzare una realtà che, nonostante la presenza degli sponsor, ha ancora e sempre bisogno delle iscrizioni. I conti sono presto fatti: attrezzare il percorso, fornire la sacca gara e approntare gli spugnaggi costa quantomeno 60 euro, ovvero il doppio dell'iscrizione. L'iniziativa degli organizzatori di Treviso, che propongono un percorso con un dislivello in discesa di 124 metri, ben oltre i 42 che rappresentano il limite massimo per l'omologazione dei tempi, si configura come una sorta di concorrenza sleale. Ci associamo quindi agli altri organizzatori che non intendono seguire la strada della gratuità e ringraziamo le istituzioni bresciane che hanno deciso di acquistare i pettorali per distribuirli ai partecipanti".

Buttiamo li’ qualche considerazione, premettendo che non facciamo il tifo ne’ per Brescia ne’ per Treviso (come si vede anche dalle prime righe qui sotto), ma ci piace vedere e far vedere le cose chiare a chi ci legge, cioe’ a chi corre e paga.

 

  1. Siamo d’accordo con la definizione di “concorrenza sleale”, sebbene bisognerebbe mettere nel conto del dare e dell’avere anche l’edizione bresciana numero 1, catapultata nello stesso giorno di Piacenza 2003, e, se non ricordiamo male, subito munita della qualifica di internazionale, non di “regionale” come dovrebbe essere per una prima edizione. Chi la fa l’aspetti?
  2. Come partecipanti di molte maratone (quasi sempre, a prezzo intero), siamo lieti che, dopo tanti aumenti nei costi d’iscrizione secondo la famigerata filosofia bottegaia delle “mille lire un euro”, dapprima Treviso abbia rispettato la direttiva federale dei 15 euro (stabilendo poi, bonta’ sua, una sorta di premio di partecipazione pari alla cifra versata), e adesso la concorrente Brescia offra – di fatto - l’iscrizione gratuita a tutti (ovvero, ai primi mille che si iscriveranno).
  3. Come contribuenti pero’ avremmo qualche dubbio, se le istituzioni pubbliche acquistassero dei pettorali, cioe’, in pratica, pagassero gli organizzatori. Non vogliamo impelagarci in questioni di liceita’ e di legalita’, ma preferiremmo che i soldi delle nostre tasse (di qualunque citta’ e provincia!) andassero in servizi alla collettivita’ e non a estemporanei visitatori della domenica mattina; padronissime invece, poniamo, le associazioni degli albergatori o dei commercianti, di pagare, sponsorizzare, regalare quello che vogliono, ma coi fondi propri.
  4. Circa la necessita’ delle quote d’iscrizione, alle parole autorevoli del dottor Rosa contrapponiamo quelle che, anni fa, sentimmo da Ivano Barbolini, organizzatore di Carpi, secondo il quale molte maratone italiane potrebbero benissimo offrire i pettorali gratis, ma non lo fanno per non perdere di credibilita’. Un paio di conti della serva fanno presto a convalidare questo discorso: il totale dei proventi dagli iscritti (che in Italia raramente arrivano al migliaio) equivale si’ e no ai premi per chi va sul podio (lasciando stare gli ingaggi, che non vengono mai dichiarati dagli organizzatori, tutte le spese ‘di rappresentanza’, ecc.). Dunque, il vero problema e’ quello degli sponsor, che sembrano dimostrare minore interesse a finanziare il podismo.
  5. A questo punto il discorso si sposta sul perche’ di tale minore interesse: verosimilmente, per l’elefantiasi del calendario, le sovrapposizioni piu’ o meno leali. E’ ovvio, per esempio, che se Milano e Firenze rimarranno nello stesso giorno, la Tv ne riprendera’ solo una, e gli sponsor si butteranno solo sulla maratona-con-Tv. Cosa accadra’, intanto, il 14 marzo (quando, oltre tutto, ci sara’ anche una terza maratona, quella di Siracusa, evidentemente votatasi al suicidio, o viceversa, ‘coperta’ dagli enti locali o altro, al punto che puo’ puntare sulla data che le pare…)?
  6. Il discorso poi sul dislivello in discesa di Treviso ci fa venire in mente le reciproche accuse di ineleggibilita’ che i due candidati-premier delle ultime elezioni politiche si lanciarono, in mancanza di argomenti migliori, alla vigilia dell’ultimo voto. A questo punto, si citino anche Salsomaggiore e Carpi (e chissa’ quante altre maratone italiane in discesa), e si continui con le maratone in linea come Venezia (dove la partenza dista piu’ di 14 km dall’arrivo), per finire con l’anatema lanciato alle due maratone piu antiche del mondo, Atene e Boston, che non rispettano queste regole… Per favore, non perdiamo il filo del discorso, e se cominciamo ad accusare gli altri di non rispettare le regole, cominciamo a rispettarle noi, ad esempio concedendo la famosa iscrizione a 15,50 euro massimi, e risparmiando semmai sulle “sacche gara” (pressoche’ sconosciute all’estero) che invece il dottor Rosa ascrive nel conto delle uscite.
  7. Il resto, in assenza di una presenza forte della Fidal, nel sonno dell’AMI (affossata, non dimentichiamolo, dal patron di una grande maratona), e nonostante le velleitarie e illusionistiche “conventions” allestite da un certo mensile a scopi essenzialmente di autopromozione, lo fara’ il mercato. E, per fortuna, sembra che in questo mercato stiano entrando finalmente da protagonisti anche i consumatori paganti, i podisti insomma.

 

2005

 

Provvida sventura e civilta’ bresciana

 

Tornando a casa, dopo aver prolungato il soggiorno bresciano per visitare le mostre e la Vittoria alata al meraviglioso museo di S. Giulia, riflettevo su un parallelismo: Treviso, Ferrara, Brescia, Padova, musei non grandi ma efficienti, grandissime iniziative culturali, e grandi o grandissime maratone. Modena, Bologna (tanto per non andare lontani): mostre da "chi te lo fa fa’?", e maratone tali da scomodare tutte le Raffai e le Sciarelli di questo mondo, ovvero da mettere a libro-paga legioni di velinari perche’ col rumore dei loro racconti coprano lo squallore della realta’. E pensavo che forse per allestire una grande maratona deve funzionare tutto il sistema-citta’/provincia, lo stesso che ti da’ la risistemazione dei centri storici, i trasporti pubblici, i parcheggi, gli alberghi e i ristoranti non da rapina (a Brescia mi ha colpito quanti ristoranti abbiano menu’ fisso ‘di lavoro’ a 10 euro: mai visto altrove! In compenso, alle 14,30 della domenica e’ impossibile trovare da mangiare), i cartelli stradali precisi ad ogni incrocio (Brescia e’ lunga e larga, ma non ti ci perdi mai; provate voi a scendere a Bologna dalla via Toscana e volersi dirigere verso i Giardini Margherita o lo stadio o Modena).

Eccomi dunque a Brescia, una volta tanto non solo come utente di arti belle ma anche come podista: quest’ultima cosa, per due ragioni. Prima, perché fino al momento di smettere la carriera attiva bisogna pur girare tutta Italia; seconda, per un giusto omaggio a Giuseppe Togni, che tutti gli anni offre, alle centinaia di amici supermaratoneti, i suoi buonissimi uffici per un’iscrizione che piu’ agevolata non si puo’. E mi pare che il Peppe Inox da Lumezzane abbia fatto centro: se agli inizi pareva che la maggior parte degli instancabili si sarebbe orientata su Vigarano/Ferrara, solo guardandosi in giro sul piazzale dello stadio Rigamonti la partita si poteva pronosticare almeno sul pareggio. Peccato, anzi, che con Brescia ci tocchi sempre di assistere a "partite" o quasi-risse; dall’attacco proditorio a Piacenza il primo anno, al pan per focaccia reso da Treviso il secondo. Ora siamo alla lotta con la piu’ stagionata Vigarano (vinta da Brescia per 709 a 643, malgrado il calo di quasi 300 ‘bresciani’ e l’incremento di 90 ‘ferraresi’); poi, lunedi’ prossimo, niente maratone…

La strada maestra (non mi stanchero’ di ripeterlo, alla faccia di tutti quelli che zompano sul calendario e si inventano una maratona internazionale al primo anno di attivita’, e soprattutto alla faccia dei loro servi sciocchi o interessati) resta quella di una crescita graduale, di una 42 che nasce dall’esperienza di infinite gare minori, da un tessuto sportivo e anche amministrativo per il quale una maratona in citta’ sia la naturale maturazione di pratiche decennali. Penso a Reggio, a Ferrara, a Castelbolognese e Faenza, ma anche a Parma e Busseto… partite con poco, e cresciute a forza del consenso dei praticanti.

E quest’anno bastava guardare il sito di Brescia (piuttosto modesto e privo di informazioni essenziali, come - per esempio - sull’esistenza delle docce, o la possibilita’ di usare i propri chip personali, o di acquistarli per 6 euro alla vigilia), o andare all’Expo (poverissima, ad onta della sua scomoda e superflua collocazione in Fiera) per rendersi conto di come questa maratona, partita nel 2003 con troppa enfasi (quello che ne scrivemmo e’ ancora li’), poi ridimensionata da Treviso, oggi si sia, volente nolente, ridotta a una dimensione di brava gara provinciale, diciamo di serie A 2 (Manzoni, a proposito della bresciana Ermengarda morta dove adesso ci sono i musei, aveva sintetizzato: "te della rea progenie degli oppressor discesa…, te colloco’ la provvida sventura in fra gli oppressi"). Anche oggi i quattro keniani di testa fanno gara a se’ (nel 2004 erano 7, vedere foto nella pagina centrale del libretto di corsa: réclame a mio parere controproducente, specie nell’anno di Baldini olimpionico), ma dietro loro, dopo Sardella e Zenucchi, c’e’ una popolazione di amatori provenienti soprattutto dalla provincia bresciana e dall’hinterland lombardo (rispecchiati, in un certo senso, dallo sgrammaticato, ma partecipe saluto del presidente provinciale Fidal, a p. 14 del libretto), di gente che dopo il km 30 comincia ad andare anche di passo, ma che si sente a casa propria in questa gara che sembra - finalmente!- concepita per loro, al punto che lo speaker, risparmiosamente unico, Paolo Mutton li aspetta fino all’ultimo e li festeggia (per lo stile di Mutton verrebbe buona la parola tedesca che indica il sostegno sportivo, Anfeuerung: davvero le parole del nostro, collocato non sul trespolo ma al livello terreno di noi che arriviamo, sono fuoco che accende le ultime energie).

Detto della modestia dell’Expo (quest’anno niente pasta party), va pero’ rilevato come a nobilitarla stessero Ornella Ferrara (che autografava utili adesivi da polso per calcolare la propria media in rapporto al tempo ideale) e la bionda Silvia (se[g]ni particolari: perfetta), laureanda in legge, che in cambio di una firmetta distribuiva uno zainetto old style; questo si andava ad aggiungere a un pacco gara fin troppo ricco di scatolame in prevalenza alimentare (quello che molte maratone danno in cambio di una insufficiente assistenza in gara), di CD non proprio recentissimi, di abbigliamento, e ad una serie di premi per amatori, consistenti in materiale tecnico di elevata qualita’, con raddoppio del premio per le donne (mi sono tornate in mente le calze distribuite in omaggio a una corsa dell’autunno, disfatte dopo una sola prova: ma guai a dirglielo).

Ottima l’idea di un’iscrizione prorogata fino all’antivigilia senza sovrapprezzi, e la distribuzione dei pettorali anche la domenica mattina (caratteristica che separa le maratone per tutti da quelle per compiacere i commercianti). Cio’ nonostante, ho optato per raggiungere Brescia il sabato, anche per la segnalazione (da parte del solito Togni) di un albergo dignitoso a prezzo equo (e disponibile perfino a lasciarci la camera per la doccia del dopo gara). Pagare un albergo per mia scelta e non per costrizione degli organizzatori da’ lo stesso introito alla citta’ che mi ospita, ma garantisce a questa citta’ che ci tornero’ (a differenza di quanto e’ successo con la maratona di una citta’ rappresentata in Expo, dove non sono piu’ tornato, per questa e altre ragioni che spiegavo alla simpatica Alessandra press-officer). Oltre tutto, il week-end bresciano coincideva con le giornate del FAI (oltre che con la scadenza - poi prorogata - della mostra su Monet), dando cosi’ l’occasione di una visita fruttuosa non solo per i piedi (nella magnifica chiesa del Carmine abbiamo ammirato, fra l’altro, la cappella della antica famiglia Rosa, ornata da una deposizione in terracotta attribuibile al maestro modenese Guido Mazzoni).

Ed e’ stata anche una possibilita’ di rivedere amici antichi, come Paolo Gilardi (inventore della locuzione, oggi abusata, di "popolo delle lunghe"), Gaetano Amadio (pensionato Fiat che adesso va molto piu’ forte di Schumi), Renzo Pancaldi, tornato alle gare (con bici al seguito, non si sa mai…) dopo uno di quei periodi bui che capitano a tutti, ma da cui e’ importante riemergere. E poi, s’intende, l’ala occidentale dei Podisti.Net, da Tex a Francesco “meno 1” Zanellati, dal Compa al Cortella a tanti altri (compresi quelli, e me ne scuso, cui non ho saputo attribuire un nome nel salutarli, e compreso Giuseppe Bonaventura che alla fine trova il guizzo per precedermi). C’era anche Govi con morosa (ho invano tentato di convincere Luca Zava a un approccio!), c’era Martina Juda, sparsa le trecce morbide sul prosperoso petto; c’era Linus che mi ha raggiunto verso il 20° e ha percorso con me e il suo gruppetto preesistente una decina di km, quasi tutti controvento (ammetto di aver prevalentemente succhiato le ruote, tranne che dopo i ristori quando Linus faceva le cose con calma e io invece tiravo diritto), fino al loro ritiro, programmato al km 30 e premurosamente scortato da un pullmino dell’organizzazione (notevole la biondina in shorts). Eccoci dunque sul percorso, e per moderare il peana diro’ che me lo aspettavo meno bruttino: anche il lungo tratto all’interno di Brescia, a parte gli ultimi 3 km, consisteva nel giro dei vialoni, oltre tutto recidivo, e con accompagnamento di auto (seppur separate da ometti, e con un ferreo controllo di tutti gli incroci). Da salvare il tratto del Sanrocchino, sotto la muraglia nord del castello, e ovviamente le piazze centrali (ma il Duomo dov’e?). Usciti di citta’, e’ stato un susseguirsi di zone industriali, con un po’ di natura solo verso Castel Mella tra il 15 e il 20, e di nuovo altre fabbriche e altre auto, che riportavano alla mente gli avvicinamenti al traguardo di Vercelli e Bolzano.

Nella prima meta’ ci hanno allietato due corpi bandistici, certo piu’ umani dell’hard rock sparato a pieni decibel, e la nostra fatica e’ stata confortata da ristori e spugnaggi assolutamente OK (qualcuno si e’ lamentato della mancata accettazione dei ristori personali). Misurazione dei km precisa (si apprezzavano i chiodi infissi nell’asfalto dal misuratore Aims); gara tecnicamente valida anche per i saliscendi urbani che selezionavano chi ne aveva ancora. Detto del traffico quasi sempre ben contenuto (con l’eccezione dei km 30-33), va aggiunto che c’erano troppe bici di accompagnatori: per alcuni km sono stato (sempre in funzone antivento) col gruppo delle 3 ore e 30, saranno stati una trentina di atleti (alcuni poi arrostiti dal ritmo troppo allegro del pacemaker), e dietro loro ben 13 biciclette; poi, nel gruppo che precedeva immediatamente Linus, ho contato altri 14 accompagnatori su due ruote. Non esageriamo!

Impeccabile il rilevamento di chip Winningtime orchestrato da Sandrone Dalla Vecchia (ma al km 30 i rilevatori erano “silenziati”, ovvero non hanno trasmesso i loro dati); appena acceso il cell mi sono arrivati tre messaggi col tempo finale. Buona l’accoglienza al traguardo, con gli addetti premurosi che ti toglievano il chip (mi hanno addirittura vietato di piegarmi io a slacciarlo; l’ho fatto lo stesso, subito una telecamera e’ venuta a riprendermi come se fossi un extraterrestre). Medaglia originale, anche se non capisco lo snobismo delle "26,2 miglia"; squisita una densissima spremuta d’arancia, che pero’ non sono riuscito a bissare. Poi, prelevato uno yoghurt (me ne volevano dare due), e la mia borsa, sono salito sul bus-navetta per la zona partenza e le docce (spogliatoi vastissimi, temperatura da serie A di Eccellenza). A questo punto, verso le 14.30, ero pronto per le mostre: macche’, il premuroso Gilardi mi comunica che sul traguardo ci sono da ritirare i ricchi premi assegnati a mia moglie (esagerati), e allora torno con l’auto verso piazza Arnaldo: km 40, c’e’ un ristoro dove esibendo la medaglia offrono ogni ben di Dio, mentre sta per transitare l’ultima concorrente seguita da un nugolo di addetti. Mutton e’ sempre in piazza della Vittoria, e intanto il sole entra ufficialmente nell’Ariete: via guanti e copriorecchie, dal Manzoni bresciano venga "al pio colono augurio - di piu’ sereno dì".

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