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Gen 30, 2020 3479volte

Meglio doparsi e uccidere il coniuge che divorziare e correre con uno squalificato?

Da qualche anno gira in rete un bellissimo video dove Piercamillo Davigo spiega come sia possibile uccidere il coniuge e non finire nemmeno in prigione. Dai 30 anni previsti dal codice penale per questo crimine, grazie a tutta una serie di attenuanti generiche e prevalenti, presenza di figli minori, risarcimento del danno, rito abbreviato, affidamento ai servizi sociali, arresti domiciliari ed altri artifizi, uno se la può cavare con un annetto, senza mai entrare in carcere. In conclusione i tempi per ottenere il divorzio erano superiori a quelli per espiare, peraltro a casa, la pena. Ecco qui il link, dura un paio di minuti e merita di essere visto. Insomma, il sistema è criminogeno. Spinge all’uxoricidio, mezzo più rapido per sbarazzarsi della non più dolce metà. Questo il provocatorio messaggio di un altolocato addetto ai lavori, già membro del noto pool di “Mani Pulite”, non certo un comico. Non essendo degli esperti giuristi non sappiamo dove finisca la verità e cominci l’umorismo. Di certo fa pensare.

Ad analoghe conclusioni, qui senza nessun tasso di comicità, si può arrivare circa la giustizia sportiva, dopo la recente conferma in appello da parte del Tribunale Federale della pena di anni due per Alessio Guidi. Ricorso respinto. Cosa aveva combinato Guidi? Sostanzialmente aveva organizzato un allenamento collettivo, una maratona autogestita a Bologna a cui aveva partecipato anche un atleta plurisqualificato per doping. Ecco come raccontavo la storia a suo tempo.

Con una similitudine col potenziale divorziante/uxoricida, se si tiene conto che il “Regolamento dell’attività antidoping - Documento tecnico attuativo del Codice Mondiale Antidoping WADA” all’articolo 19.2 - Squalifica per uso di sostanze vietate e metodi proibiti”, infligge per la prima violazione la sanzione di due anni, sembrerebbe che i due “reati sportivi”, doping e “caso Guidi”, abbiano la stessa gravità. Tuttavia, leggendo il disposto dell’articolo successivo, ovvero il 19.3 - Sostanze specifiche di cui alla Lista tal dei tali, in combinazione con altre attenuanti, si dispone che la pena in caso di “Prima violazione” vada da “un minimo del richiamo con nota di biasimo - senza squalifica da futuri eventi sportivi (n.d.r.: praticamente un buffetto e la raccomandazione di non farlo più) - ad un massimo di un anno”.

Tutto ciò premesso ci sembra chiaro ed evidente quale sia il reato più grave: fare un allenamento con un dopato rispetto a ricorrere al doping.

Se ci siamo sbagliati e non abbiamo letto bene, siamo pronti ad accogliere altri contributi e precisazioni. Confermiamo altresì che con questo articolo non incitiamo a delinquere, non rispettando i regolamenti sul doping, né tantomeno ad uccidere la moglie o il marito per risparmiare tempo. Piuttosto invitiamo i giudici a riflettere un attimo su questa sentenza e successivo giudizio in appello a conferma della condanna.

 

PS del 30/1/2020 ore 16:45

Dalla Redazione mi è stato fatto notare che ho menzionato un Tribunale ed un regolamento sbagliati. Faccio ammenda, mi scuso per la topica. Non sono un esperto di doping o di squalifiche, come peraltro già indicato nel testo. L'organo competente e che ha emesso la sentenza è quello scritto nel link dell'articolo firmato dal più esperto collega Annoscia, ovvero la "Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping" e si fa riferimento alle "NSA - Norma Sportive Antidoping art. 2.9 e 4.3.4". Adesso inserirò anche un'immagine più appropriata. Fatta la dovuta precisazione, direi che nella sostanza nulla cambia, in quanto leggendo le stesse NSA, articoli 4.4 e 4.5, al verificarsi di determinate attenuanti, il "dopato" può ottenere in caso di "assenza di colpa o negligenza" riduzioni della pena fino alla cancellazione. Molto meno dei due anni inflitti a Guidi.

1 commento

  • Link al commento Giovedì, 30 Gennaio 2020 15:36 inviato da jader

    Mi scusi, non entro nel merito della vicenda, ma la FIDAL che centra?

    Rapporto

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