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Mar 04, 2020 348volte

Maratona di Malta: qualcuno è riuscito a correrla

Maratona di Malta: qualcuno è riuscito a correrla Foto Malta Tourism

Avevamo informato (leggi qui) dell’iniziativa degli organizzatori che, attraverso un comunicato, sostanzialmente invitavano i podisti italiani provenienti dalle zone a rischio a starsene a casa. Diversamente rischiavano di presentarsi al ritiro pettorale e … non riceverlo, salvo dimostrare attraverso la carta di imbarco o altre modalità di verifica che non erano a rischio, quantomeno secondo le autorità italiane (poi nel frattempo la situazione si è parecchio evoluta).

Sono diversi quelli che, con rammarico ma anche molta diligenza, hanno rinunciato alla trasferta, perdendo i soldi di viaggio, albergo, iscrizione.

Se scorriamo le classifiche, maratona e mezza, scopriamo che qualcuno “sospetto” ce l’ha fatta comunque ad esserci, e soprattutto a correre; come possa essere accaduto resta un mistero. Mancanza di controlli? Diverse valutazioni che hanno portato ad una linea morbida last minute? Chissà. Sono 10 i partecipanti tesserati per gruppi sportivi che risiedono nelle zone a rischio; naturalmente non è scontato che gli stessi abitino nelle stesse zone, sia pure che normalmente è improbabile che un podista palermitano si tesseri con un gruppo di Ferrara, e viceversa. Poi ci sono un paio di “no team”, pur tesserati Fidal, e qualche “tesserato” Travel Marathon (preciso, nessuna evidenza della loro provenienza), che non risulta essere un gruppo sportivo, quantomeno affiliato alla federazione di atletica leggera. Su quest'ultimo passaggio chiarisco che quando si corre all'estero (gare competitive) le normative sono infinitamente meno complesse rispetto all'Italia. 

Sono soprattutto dispiaciuto per quelli che diligentemente hanno rinunciato a partire.

Capisco, da podista, il desiderio di correre, un po’ meno di volerlo fare a tutti i costi nelle gare competitive; la situazione è difficile, anzi grave, è da temere un ulteriore peggioramento, ognuno di noi ha il dovere di affrontarla in modo responsabile, valutando attentamente il fatto che le nostre azioni possono dare un contributo, in un senso o nell’altro.

 

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