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Apr 11, 2020 1160volte

Matteo Villani salta anche l’ostacolo-covid19

Lottatore in due vesti Lottatore in due vesti Roberto Mandelli

“Il mezzofondo modenese in questa calda estate 2006 sta vivendo momenti d’alta tensione agonistica, ai suoi capi ci sono atleti come Mohamed Moro, Elisa Cusma e Matteo Villani che stanno riportando le cronache sportive dell’atletica modenese a livelli internazionali.
Mohamed Moro è reduce da una serie di prestazioni che hanno fatto vacillare il record sui 1500 metri detenuto da oltre 40 anni dall’ex olimpionico Renzo Finelli, allenatore dello stesso atleta. Moro nel meeting di Ponzano Veneto è andato vicino a quel record stabilito da Finelli nel 1966… A Ponzano Veneto, dopo aver vinto la gara degli 800 metri nel meeting internazionale di San Marino, con il tempo di 1: 49.66, Moro sì è presentato ai nastri di partenza del meeting Veneto riuscendo a strappare l’invidiabile risultato di 3’46”19, e da quanto ha affermato il suo tecnico, ha ancora ampi margini di miglioramento.
Altro atleta ma stesso allenatore, Matteo Villani, forte siepista italiano, dopo aver mancato per ben due volte il minimo di partecipazione ai campionati europei per solo un decimo di secondo sì e rifatto ampiamente vincendo nella stessa serata di gare con il tempo di 8’28”63, conquistando il lasciapassare per la rassegna continentale di Göteborg. Quasi un incubo quello vissuto dal giovane atleta d’origini parmensi, di casa a Modena da svariati anni ed iscritto alla facoltà di Medicina dell’università di Modena. Villani dopo due gare, a cui aveva dato tutto se stesso, aveva per un solo decimo perso la possibilità di dormire sogni tranquilli, basti pensare che nel meeting internazionale tra Italia Russia Cina e Polonia, era giunto secondo con il tempo di 8’35”10, invece a Ponzano Veneto ha rotto subito gli indugi partendo fortissimo, il passaggio al primo chilometro e stato in 2 minuti e 51 secondi il secondo ha visto transitare Villani in 2 minuti e 53 secondi mentre l’ultimo chilometro ha visto il cronometro fermarsi sui 2 minuti e 45 secondi, ampiamente al di sotto del minimo richiesto”.

L’abbiamo ripescato (senza correggere qualche errorino lessicale) dall’archivio della società modenese Fratellanza 1874, dove in tanti ricordano “il Villo”, a cominciare dai suoi compagni di squadra di allora, Moro appunto, o Giancarlo Bonfiglioli, che insieme a  lui affrontò in quel 2006 la classica “Corrida di San Geminiano”, dove Matteo arrivò terzo italiano (11° assoluto) in 40:41 sui 13,200 km (e Giancarlo 46° in 46:21).
Tutti ricordano anche come in Fratellanza nacque l’idillio che ha portato Matteo, all’epoca specializzando in medicina, a impalmare una giovane e bellissima modenese di San Felice, Giulia Bellini: atleta di valore a sua volta, classe 1984, 18:01 sui 5mila, 37:13 sui 10mila, 1.21:26 alla maratonina di Udine 2007, 1.23 a quella di Rubiera; e in maratona, guidata da Gianni Ferraguti, 2.51 a Firenze nel 2006 e ancora 2.58 a Reggio nel 2012. Da allora in poi, Giulia ha dato a Matteo tre figli, l’ultima 5 mesi fa, e si dedica dunque alla più nobile delle attività umane: per lo sport, c’è sempre tempo, e l’occasione magari verrà buona quando… lo si dirà in fondo.

Matteo Villani

Quattordici anni più tardi, dopo un’olimpiade (Pechino 2008, a 26 anni: Villani ne compirà 38 il prossimo 29 agosto), le cronache hanno riportato Matteo alla ribalta, su un fronte ben più drammatico ma affrontato con la solita determinazione: quello del Covid, che lo vede impegnato come anestesista-rianimatore all’ospedale di Piacenza (dove suo padre Giovanni è primario a Cardiologia e direttore del dipartimento di Emergenza- Urgenza): si era laureato in medicina due mesi dopo le olimpiadi cinesi, il suo lavoro sarebbe a Lugano ma in questi mesi c'è più bisogno qui.
L’ospedale di Piacenza, come sappiamo, per la sua vicinanza a Codogno è stato fin dall’inizio in prima linea nell’emergenza epidemica. Il superlavoro è cominciato in quel drammatico 20 febbraio, quando fu diagnosticata con certezza la presenza del virus in un paziente ricoverato per altre ragioni (anche se i medici sono convinti che la malattia si aggirasse nell’Italia del nord già da un mese): sono stati dieci giorni terribili, durante i quali l’ospedale è riuscito a portare da 10 a 45 i posti di terapia intensiva, ed a Matteo toccava uno dei compiti più ingrati, quello di portare in coma farmacologico e intubare i più gravi (anche se, precisa, è una procedura che si attua solo in casi estremi, perché rappresenta comunque una ‘lesione’ dell’ammalato, che alla fine deve trovare in sé le forze per risorgere), sia per curarli a Piacenza sia per sottoporli ad un rischioso trasferimento verso altri ospedali perché Piacenza non ce la faceva più.

Il dottor Villani, impegnato in turni anche di 14 ore al giorno, conditi da attimi di gioia per una guarigione, e da tante ore di disperazione, ha ‘messo in salvo’ la famiglia, facendola traslocare appunto a San Felice dai suoceri, e si è adattato a una vita monacale (ora et labora) tra la casa di Fidenza e l’ospedale. Salvare un ammalato è come una medaglia olimpica: come ha raccontato a Dario Ricci per “Avvenire” sabato scorso 4 aprile, “Il momento più bello è stato quando il nostro primo paziente, che avevamo intubato giorni prima, si è risvegliato e ci ha chiesto se era già in paradiso. In quel momento lui non vedeva, perché la terapia antivirale può dare anche una cecità temporanea, come effetto collaterale. Coi miei colleghi ci siamo avvicinati e gli abbiamo detto che no, era ancora qui, con noi, ed era in buone mani. Ora è a casa, completamente guarito”.

E la sua generosità di medico l’ha portato, malgrado le precauzioni, a beccarsi il virus pure lui (ne ha parlato il Tg1 dell’8 aprile; facendo venire in mente, a noi vecchi letterati, il manzoniano padre Cristoforo che volontariamente va al lazzaretto e contrae la peste): giunto a casa dopo un’altra giornata piena in reparto, è cominciata la febbre alta, la tosse, l’insufficienza respiratoria. Nei tre giorni più duri Matteo ha recuperato quella grinta che ben ricorda il suo primo allenatore, Gian Paolo Chittolini (gemello del mitico “Spino” patron della maratona verdiana e a sua volta allenatore di Lambruschini e tanti altri campioni): di quando il ragazzino veniva agli allenamenti in bicicletta attraversando campi coltivati e fangosi, dove una volta cadde rompendosi un braccio. Ma una settimana dopo si ripresentò all’allenamento col braccio ingessato. Al che “Chitto” lo scongiurò di non venire, perché rischiava di rompersi anche l’altro braccio: cosa che puntualmente accadde, come tuttavia puntualmente accadde che il Matteo tredicenne si ripresentasse al campo con due gessi. “Tu andrai alle Olimpiadi di Pechino per la maratona”, gli disse Chittolini, sbagliando solo la specialità: anche se Gian Paolo continua a giurare che Matteo era più portato per le distanze lunghe, e che se avesse potuto allenarsi due volte al giorno (cosa che non faceva mai, perché doveva studiare) oggi sarebbe ricordato come uno dei più forti maratoneti della storia italiana.

Comunque, si diceva, il dottor Villani si è comportato oggi, in emergenza sanitaria, come si comportava a metà anni Novanta: gesso o non gesso, tirando dritto. Grazie anche alle cure di papà Giovanni (2.45:06 in maratona, a 50 anni senza troppa preparazione - il quale peraltro si dice “sorpreso” di come il figlio abbia saputo gestirsi da solo), sta finendo la sua quarantena, approfittando del tempo forzatamente libero si allena in casa, ma non vede l’ora che un ‘tampone’ negativo (previsto appunto in questi giorni) lo riporti in pista, pardon in corsia e nelle stanze della rianimazione.

E alla fine dell’avventura, ci piacerebbe vedere finalmente il dottor Matteo a dimostrare quello che vale sul ‘nostro’ terreno, magari giusto in quella maratona di casa sua, la Salso-Fidenza-Busseto creata, come si diceva, dall’altro “Chitto”: dove qualche volta Matteo-atleta ha fatto capolino, giungendo per esempio secondo, dietro Lambruschini (in una sfida fratricida tra gli allievi dei due gemelli Chittolini), nella 10 km Salso-Fidenza; oppure vincendo simbolicamente, con Sara Galimberti, la Roncole-Busseto organizzata da “Spino” nel 2013, bicentenario verdiano, in anteprima della maratona.
È quasi un invito.

 
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