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Nov 14, 2020 Carlo Magni 478volte

Solo Marathon, con l’Atalanta e per mamma Odilia

Solo Marathon, con l’Atalanta e per mamma Odilia Luca Bosio - R. Mandelli

Alzano Lombardo (BG), 1 novembre - L’idea mi è balenata in testa durante il pesante lockdown del marzo/aprile 2020, in piena emergenza Covid. Il sesto senso mi diceva che per quest’anno le maratone sarebbe andate tutte a ramengo, fin quando a metà ottobre mi sono deciso ad iscrivermi a quella del Lago Maggiore, che sembrava, con tutte le precauzioni del caso, fattibile. Detto fatto: annullata pochi giorni dopo, per la recrudescenza del virus malefico!

Ma da mesi, ormai, avevo deciso che, in caso di impossibilità a correre la distanza dei 42,195 km in via ufficiale, l’avrei fatto da solo, per provare una nuova esperienza. Vorrei aggiungere, e non è cosa di poco conto, che abito ad Alzano Lombardo. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, tranne che la pandemia qui è passata come uno tsunami, così come un po’ in tutta la bergamasca.

Insomma, questo è il preambolo della faccenda. Il seguito racconta di una bellissima giornata di sole e sport, da casa fin quasi al Ponte del Costone, più conosciuto come Coston Beach, in quanto d’estate si può prendere il sole, con il fiume Serio che rinfresca mente e corpo. Poi dietrofront e ritorno in quel di Alzano, sempre sulla ciclabile della Valle Seriana.

Volevo godermi la mattinata correndo, entrando in quella dimensione tutta particolare, caratteristica delle corse di lunga lena. Certo, ancora “mi giravano” per quanto accaduto lo scorso 23 febbraio a Siviglia: avevo sofferto come un cane, finendo appena sotto le 4 ore, causa temperature sui 23/24 gradi e una preparazione farlocca, che sapevo non mi avrebbe lasciato scampo. Questa volta invece, incredibile ma vero, ero riuscito a fare un lungo di 33 km, con buone sensazioni, per cui mi sentivo pronto ad affrontare la sfida.

Ed eccomi qua, a raccontare com’è andata. Mi sono svegliato alle 6, ho avuto qualche problema di tipo gastroenterico, ma niente e nessuno poteva fermare la mia voglia di correre. Alle 8,01 sono partito per un lungo e meraviglioso viaggio, che mi ha portato a correre la prima maratona in solitaria. Devo però ringraziare l’amico Luca Bosio, che dopo essersi sparato una settimana di lavoro a 12 ore al giorno, ha voluto essere al mio fianco, sia come fotografo che in veste di addetto ai ristori.

L’inizio è stato davvero stentato, nonostante la temperatura perfetta, sui 10 gradi. Durante la prima ora sono riuscito a malapena a raggiungere gli 11 chilometri, proprio dove c’era Luca ad aspettarmi. La sua vista mi ha motivato tantissimo, perché la testa dava già segnali negativi, con non troppo malcelati propositi di ritiro o, per meglio dire, stop.

Invece ho preso un ritmo leggermente più veloce, si fa per dire, e ho cominciato a guardarmi un po’ in giro, per apprezzare la bellissima ciclabile della Valle Seriana, sulla quale avevo percorso ormai migliaia di chilometri. Qui si sono allenati, nel corso degli anni, i vari Migidio Bourifa, Emanuele Zenucchi, Giovanni Gualdi, Michele Palamini e Eliana Patelli, il meglio della maratona italiana, non solo orobica.

Bon, percorrendo due tratti un po’ diversi, giunto al km 20,6 ho girato i tacchi e iniziato la discesa verso Alzano. Il passaggio alla mezza maratona è stato di 1h53’56”, in linea con l’obiettivo che mi ero dato, vale a dire quello di finire in 3h48’. Allo scoccare delle due ore mi sentivo ancora fresco, con energie da spendere, ma non volevo incorrere nel classico errore, spingere troppo e trovarmi senza riserve di energie proprio sul più bello, diciamo dal 35esimo chilometro in poi.

Allora ho cercato la corsa-zen, più che guardare il cronometro. E poi, non sono conosciuto come un “metronomo”, una volta indossate le scarpette da running? D’altronde, di mestiere faccio il musicista! Ogni tre-quattro chilometri compariva alla vista Luca, con il bicchiere di Coca-Cola in una mano e la fida Canon nell’altra. Poche parole, sia da parte mia che sua, ma ottime per capire come stava andando il tutto. Il tempo è passato così in fretta che non me ne sono nemmeno reso conto.

Sono arrivato, così, al 34esimo chilometro in 3 ore e un minuto, ben sapendo che il bello doveva ancora materializzarsi. Ma non ho incontrato il “muro”, ho continuato a correre con il sorriso sulle labbra, accompagnato da qualche smorfia, certo, ma ormai conscio che sarei giunto al traguardo. Anzi, ho pure abbassato ancora di qualche secondo il passo, cosa che mi ha dato ancora più fiducia nei miei mezzi. Solo al km 38 la stanchezza ha iniziato a farsi più presente, ma niente di drammatico, ho stretto ancora di più i denti, fiero della consapevolezza, frutto di 30 anni di podismo amatoriale.

Ho pure chiuso in spinta, un po’ a zig-zag, tra biciclette, camminatori di ogni genere e passeggini vari, giungendo al parcheggio delle piscine di Alzano, con Luca pronto a scattarmi le foto più belle, quelle dell’arrivo. Tempo finale? 3 ore, 43 minuti e 31 secondi, 15 minuti meno del crono che avevo stampato a Siviglia. Pazzesco, sono andato più forte in questa gara che mi sono inventato: ho vinto perché ero da solo, ma pure per essere giunto alla meta.

Non mi sento nemmeno tanto stanco, sono al computer a scrivere e mi scende qualche lacrima. Ho corso con la maglia dell’Atalanta, con il numero 89 dedicato a mamma Odilia. Questa maratona la dedico a lei. Cosa mi riserverà il futuro? Non lo so, ma questa “Solo Marathon” ha sconfitto tutte le mie paure, lasciandomi con ancora tanta voglia di fare e di vivere.

 
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