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Dic 11, 2023 1190volte

Maratona di Reggio: più lunga, meno popolata, sempre adorabile

Maratona di Reggio: più lunga, meno popolata, sempre adorabile Roberto Mandelli

10 dicembre – Ritorno a Reggio dopo otto anni, per quella che è diventata la nostra maratona di casa dopo l’ingloriosa fine di Carpi (che tempi: il 1996 quando iniziò la maratona ”del Tricolore”  di Reggio, e il 1997 quando appunto nel bicentenario della bandiera anche la maratona di Carpi partì da Reggio!).

Ventisette edizioni (più quella in circuito, riservata agli 84 élite nello sciagurato 2020 del Covid), con un immediato successo crescente di simpatia tra gli amatori – perché è una maratona creata e curata da amatori, non da organizzazioni d’affari – cui tuttavia  è seguito un calo attuale di partecipazione che sembra inarrestabile. Nel 2015 arrivammo in 3006, e Reggio si trovò a ridosso quantitativo delle maratone metropolitane; nel 2019, ultimo anno pre-Covid, furono in 2454; alla ripresa del 2021 si sfiorarono i 2000, calati però a 1371 l’anno scorso, con un’ulteriore lieve riduzione oggi, già rilevata da Maurizio Lorenzini https://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/11129-reggio-emilia-27-maratona-doppietta-italiana-con-gerratana-e-sucamiele.html.

Emorragia leggermente frenata dai trecento della Dieci miglia (su un numero massimo fissato a 500), che per essere classificata come corsa “goliardica” sembrava alquanto cara (30 euro di iscrizione, cioè la stessa cifra che con certe convenzioni si poteva spuntare per un pettorale di maratona).

Sulla “qualità” dei partecipanti, invece, non mi formalizzo: lascio alle organizzazioni d’affari il calcolo se avere una mezza dozzina di mercenari africani, non ancora incappati nell’antidoping, attrae gli sponsor monetari o le dirette televisive; ma certo, sapere che alla tua gara sarà presente un qualche Kip (ma anche, con rispetto parlando, un Calcaterra) non incide sulla decisione di partecipare degli amatori, e semmai allontana gli élite italiani che vedono sfumare eventuali premi.

Può darsi che il pubblico dell’ultimo chilometro sia attratto da gare combattute, con sprint finale, ma questo vale sia per gli arrivi in 2.05 che per quelli in 2.20, e comunque il pubblico delle maratone non paga il biglietto. In ogni caso, a Reggio 2023 è mancata tutta la suspense dato che il vincitore Gerratana, appena sotto le 2.14, ha dato quasi 11 minuti al secondo, che a sua volta ha preceduto l’over quaranta Simukeka, ruandese di stanza in Toscana, affezionatissimo e sempre piazzato in questa maratona (oltre che in gare minori nella zona).

Il primo dei nostri amici amatori locali, Simone Corsini della MDS di Sassuolo, arrivando quarto assoluto, è stato l’ultimo sotto le 2.30. Tre minuti dopo di lui è arrivata la prima donna (sesta assoluta), Federica Sugamiele, una ventisettenne proveniente dalla pista e in particolare dallo sprint, con una presenza in maratona a Milano otto mesi fa, più un 1.12 nella mezza a Verona dello scorso novembre. Anche in questo caso, la seconda, la trentacinquenne keniana (ma tesserata a Siena e habituée delle maratonine italiane) Lenah Jerotich, è arrivata a più di 10 minuti, a sua volta avanti di 8 minuti sulla terza. Ma questo servirà solo alle complicate alchimie federali per l’assegnazione del cosiddetto “label”; agli spettatori reggiani e a noi podisti emiliani ha scaldato di più il cuore il settimo posto di Tommy Manfredini (quarantenne MDS) o l’undicesimo di “Fillo” Capitani (Modena Runners) quasi allo sprint sul titolato Marco Menegardi. E tra le donne, l’ennesimo piazzamento della cinquantenne romagnola Federica Moroni, quarta assoluta per quello che rimarrà uno degli ultimi trofei in bacheca della sua società Gabbi prossima allo scioglimento. Entusiasmante pure l’arrivo, nello spazio di 27 secondi (cioè 150 metri), intorno alle 3.12, di tre ragazze locali o naturalizzate, Galina Teaca, Bethany Jane Thompson e Lorena Belli, con l’aggiunta della carpigiana Silvia Torricelli che ha anticipato la festa per il 40° compleanno col ventesimo posto sotto le 3.18. E c’è stata festa anche per la bella Daniela Slotova, slovacca residente nell’appennino reggiano, trailer, scalatrice, scialpinista, oggi seconda F 55 con 3.52.

Ma circa questi tempi “mediocri” mi permetto di fare una tara, su cui appaiono concordi tutti quanti hanno corso la maratona con un Gps: il percorso risulta lungo tra i 42,600 e i 42,750, dunque nella più ottimistica delle ipotesi eccedente di 400 metri la distanza canonica. L’ottimo Paolo Manelli, che come sempre è al traguardo ad applaudire fino all’ultimo arrivato, ha la legge dalla sua parte quando mi esibisce l’omologazione firmata da una giudice ufficiale, ma se tutti (ripeto, tutti) i molti colleghi che ho consultato mi danno, non cento, ma 4-500 metri in più (il più 'avaro' dei Gps, quello di Daniela Slotova, dà 42,490), non possiamo tirar fuori la storia che i Gps esagerano per illuderci di aver migliorato i tempi al km.

Nella Reggio 2015 il mio gps diede 42,360, cioè… aveva ragione Manelli; qui i dubbi si fanno più consistenti. Lo "sbaglio" deve essersi verificato nel tratto urbano, perché già al km 5, uscendo dal centro città, avevamo 200-250 metri in più, che erano 350-400 al km 10, rimanendo poi invariati fin dopo il km 35, quando la differenza ricominciava ad aumentare fino all’esito finale. Si aggiunga poi il dislivello, che il sito della maratona riduce ottimisticamente a un centinaio di metri, quando ci sono 90 metri verticali solo tra Reggio e Montecavolo, ma per arrivarci si affrontano salite e discese, che si ripresentano tra il km 25 e 30, senza dire che anche i chilometri sulla pista del Crostolo fra il 36 e il 40 sono ondulati: ma quest’ultima cosa è sempre stata così, malgrado qualche aggiustamento di percorso specie ai km 10-15; fa parte del fascino della gara, e gli amatori “evoluti” potrebbero anche trarre vantaggio dalla discesa prevalente (ma non esclusiva) dal km 22 in poi.

Disquisizioni numeriche a parte, tutto il resto conferma Reggio come la maratona più organizzata e confortevole che esista (a pari merito, secondo la mia opinabile classifica 2023, con Padova): ottimo ritrovo al Palasport che a sua volta sta a 100 metri da un grosso parcheggio gratuito, in aggiunta agli altri parcheggi stradali che la domenica sono gratis. Servizi burocratici espletati con grande precisione: la giovane addetta che mi consegna il pettorale chiede il documento, perché evidentemente non era ancora al mondo quando io correvo lì le prime maratone (le ho fatte quasi tutte tra il 1996 e il 2005); invece dietro lei, il più stagionato Cristian Mainini non ha difficoltà a consegnarmi, senza ricorrere a controlli, l’attestato per le 10 Reggio concluse. Il pacco gara mi viene dato dall’Orietta, ricordando quando corremmo la maratona di Carpi insieme alla campionessa Rosa Alfieri (che trovo invece sul traguardo, sempre cordiale e simpatica); gli altoparlanti diffondono la voce dei due speaker ormai stanziali, Brighenti e Marescalchi, mentre Italo fa fotografie, come le farà il giorno dopo, addirittura poco oltre il traguardo malgrado un certo embargo che in anni passati era più rigido.

Alla maratona di Reggio, tradizionalmente, fa freddo ma c’è il sole: i termometri segnano 5 gradi alla partenza e 10 al mio arrivo, insomma ci si può man mano spogliare di guanti e copriorecchie, magari anche rimboccare le maniche lunghe.

Percorso segnatissimo, con fettucce a delimitare le svolte ‘proibite’, e frequenti indicatori umani (che ci tolgono il dubbio sul km 32 che viene poco dopo il 15): ristori sempre ricchi, più o meno alle distanze canoniche, con l’aggiunta dell’attesissimo doppio ristoro di “Arsura” sulla base di carne di maiale, vino e birra.

Un curioso avant-indree transennato all’ingresso di Montecavolo (per farci acquistare quei contestabili 300) è presidiato da Nerino, nella doppia veste di giudice e videomaker; lo ritroverò poi con la sua Tetyana in un altro miniristoro verso il 35 (residuo di quello allestito per le 10 miglia), un km dopo l’altro fotografo abituale Domenico Petti (s’intende che oltre ai fotografi dilettanti c’è la ditta dell’appalto ufficiale, con spiegamento numeroso – addirittura in un punto controsole usano anche il flash – ma che come sempre non avrà i miei 29,99 euro sollecitati).

Abbondante schieramento di pacemaker, il cui seguito diminuisce con l’aumentare del tempo indicato: i tre delle 4.45 quando mi raggiungono trascinano un solo podista (che poi perderanno), i tre delle 5 ore non hanno nessuno già al km 32: ma se le disposizioni sono quelle di andare al ritmo indicato a tutti i costi, così sia. I miei pacemaker occasionali sono i compagni di tante strade, Werter papà di Silvia Torricelli (che mi istruisce sulla gradazione dei vini, poi si stacca per arrivare esattamente millesimo), Claudio Morselli (che mi sorpassa e poi perdo, salvo ritrovarlo alla fine nella bionda compagnia di Greta Massari), Angelo Mastrolia, “senatore” di 27 Reggio, con cui ricordiamo i tempi che correvamo insieme Padova, spingendo un baby jogger e arrivando sulle 4 ore: oggi all’arrivo si china a baciare il lastricato di piazza della Vittoria.

Altre compagnie di vecchi amici si trovano ai ristori, che gestisco in modo ‘ascetico’, senza trasgressioni, fino al 25, quando non posso resistere all’erbazzone offerto come sempre da Brunetta e i suoi dei Cavriago, incluso Bien Sen Du reduce da ritrovi transoceanici. Dopo di che, dal km 29 si annuncia una voce femminile che magnifica il ristoro gestito dal Correggio, con lambrusco, salumi e una polenta fritta alla quale non posso dire di no; poi si arriva al 32 con il bis di Arsura, e stavolta (siccome i sacri testi prescrivono anche di assumere sale) prendo due assaggi di ciccioli secchi, un culetto di salame e… il vino no, ma la birra sì! Su questi bei fondamenti, accetto il tè di Tetyana vicino al sottopasso, e a questo punto posso anche sperimentare il gel alla caffeina omaggiato all’expo (quello che non uccide, aiuta).

Ecco il Lungocrostolo che a me ricorda una lontana camminata organizzata da Nerino e le riprese video di Prodi 2005; poi la risalita a livello città, i sorpassi subiti dall’inaffondabile Michele Rizzitelli, dalla bella segretaria Carla Ciscato, dalla matematica veneziana Daniela Lazzaro che va a vincere le F 70. Qualche centinaio di metri sui vialoni in compagnia delle due ragazze del Montestella, Elena e Antonella, col supporto del torrilese Stefano Banzola, poi il cinque con Mohamed Moro (qui a scortare i suoi 26 adepti modenesi dei Runners & Friends, che in campo femminile si aggiudicheranno il titolo nazionale Uisp) e Paolo Giaroli (non dimenticato "autore" dello spugnaggio caldo dei bei tempi), fino ad arrivare, poco davanti a Sir Marathon Fausto Della Piana, al marciatore Franco Venturi Degli Esposti cui ci lega il ricordo della povera Lorella (una che, pensate un po’, fu testimone della già citata maratona di Prodi 2005), e risalire la strada per il palasport salutando gli ultimi metri dei supermaratoneti che chiuderanno gli arrivi: la fornaia di Cernusco Rita Zanaboni, la bolognese-bergamasca Marina Mocellin, e Massimo Faleo che non dimentica il nostro arrivo mano nella mano a Ragusa, quando Govi arrivò nel senso opposto.

I tifosi di Alessio Guidi, tornato a pieno regime maratonico (alla faccia di chi sappiamo noi) possono stare tranquilli: vedendomi alla partenza aveva promesso di smettere di correre se l’avessi battuto, ma siccome mi ha dato un’ora potrà continuare a catalizzare e rallegrare schiere di gente che “arriva piano ma arriva”.

L’album di fotografie assemblato da Roberto Mandelli e qui linkato mette insieme foto del sottoscritto e di sua moglie, di Italo, Nerino, del Modena Runners Club, più l’ultima del comitato organizzatore. Non sarà roba professionale, ma è gratis.

Aggiungiamo ora il comunicato ufficiale dell'Uisp, giunto in redazione alle 17,41 di lunedì 11, che informa sul campionato nazionale Uisp abbinato alla maratona.

A Reggio Emilia si è corso il Campionato Nazionale UISP 2023 di Maratona

La “Maratona di Reggio Emilia-Città del Tricolore” di domenica 10 dicembre, valida come Campionato Nazionale UISP di Maratona, ha chiuso l’annata sportiva 2023 della UISP APS-SdA atletica leggera grazie all’organizzazione di Tricolore Sport Marathon a.s.d. in collaborazione con UISP Emilia-Romagna APS e UISP Comitato Territoriale di Reggio Emilia APS.

Le classifiche di categoria del Campionato nazionale hanno premiato Fabia Maramotti (AF-ASD Team Marathon Bike 3:37:59), Francesca Rimonda (BF-ASD Podistica Valle Vairata 3:04:58), Bethany Thompson (CF-Circolo Minerva asd 3:12:17), Elehanna Silvani (DF-Azalai asd 3:12:40) e Paola Bertolucci (EF-Atletica 85 3:38:14), mentre tra gli uomini hanno primeggiato Federico Ganassi Spallanzani (AM-Ass. Pol. Scandianese 2:42:17), Simone Corsini (BM-Atl MDS Panariagroup 2:28:33), Jean Baptiste Simukeka (CM-APD Virtus VII Miglio 2:25:09), Enrico Rivi (DM-Amorotto asd 2:38:17), Fabio Martinuzzi (EM-Montelupo Runners 3:19:03) e Luciano Balzani (FM-ASD Daunia Running 3:31:12).

Nelle classifiche per società il GP Avis Novellara con 92 punti si impone davanti a ASD Podismo & Sport Saracena (59) e a Stone Trail Team asd (58). Nel femminile solo Asd Runners&Friends ha portato il minimo di Atlete all’arrivo.

Per consultare le classifiche del Campionato Nazionale UISP 2023 di Maratona collegamento al link https://www.uisp.it/atletica2/files/principale/campionati-nazionali/2023/maratona/class-maratona-2023.pdf

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Roberto Mandelli (da autori vari - vedi articolo)
Fonte Classifica: Endu

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