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Feb 19, 2024 738volte

Marina di Carrara: White Marble Marathon a perdita d’occhio

Podismo ingobbito e panorami infiniti Podismo ingobbito e panorami infiniti Roberto Mandelli

18 febbraio – Settima edizione della “Maratona del Marmo bianco” (ma si sa, i titoli inglesi sono più trendy), gara cominciata nel 2017 e annullata solo nel 2021 del Covid. Percorso leggermente cambiato rispetto ai primi anni (quando si saliva a Massa, superando un dislivello più notevole), oggi divenuto abbastanza monotono (vedi foto 29-30 del servizio messo insieme dall’immancabile Mandelli)  con passaggi e ripassaggi negli stessi luoghi e prevalenza di interminabili rettilinei sul lungomare fino a Forte dei Marmi, dove ci siamo praticamente congiunti con l’arrivo delle quattro maratone “Seafront” del mese scorso.

Unico tratto pittoresco (se escludiamo la vista delle Apuane e del biancore delle cave di marmo nello sfondo est) l’avant-indree sui due argini del fiume Frigido, che scende da Massa e sfocia a Marina: qui, sembrava quasi di essere ad Amsterdam (come ricordava Massimiliano “Nube” Montecchi, che causa la sua impresa marmifera, a Carrara è di casa: foto 27), o più modestamente alla maratona di Classe del S. Silvestro 2022 secondo i ricordi di Maurizio Colombo dei Road Runners Milano.

Percorso, peraltro, totalmente libero dal traffico e con forti limitazioni nella sosta (la foto 16 raffigura un’auto letteralmente impacchettata dai vigili a una decina di km dal traguardo; nelle 12-13 abbiamo il tracciato già perfettamente a punto la vigilia), e misurato stavolta perfettamente, oltre ogni ragionevole dubbio dal momento che ogni 5 km c’erano i chiodi federali piantati sull’asfalto: e la differenza di 150 metri o giù di lì che danno i Gps è semplicemente l’approssimazione fisiologica (qualcuno dice: voluta) dei nostri cronometri.

Due o tre chicanes servivano per ottenere la lunghezza prescritta; crudele per noi maratoneti quella attorno al km 39, quando vedevamo i colleghi dei 10, 21 e 30 km svoltare verso il traguardo, che già si vedeva in fondo al vialone – foto 21 e 24 -, mentre noi venivamo ricacciati a sud verso il grattacielo Verve (antica colonia estiva degli anni Trenta, sotto cui eravamo già passati al 34: foto 23). Controlli chip ben disseminati nei punti cruciali, e documentazione elettronica dei tempi parziali con le medie ottenute volta per volta (sballata solo quella attribuita al km 26,5, che in realtà stava verso il 25).

Ristori puntuali e ben forniti, grazie anche agli addetti che ti mettevano in mano il bicchiere del liquido desiderato (oltre alla frutta che prendevamo da soli); spugnaggi invece ottenibili unicamente immergendo la spugna personale in vaschette di acqua stagnante e rapidamente ingiallita. Il compagno Modena Runners “Nube”, che per due terzi di corsa (fino al km 28 passato a una media che prefigurava le 5 ore finali) mi ha costretto a un’andatura regolarissima istruendomi nel frattempo su tutte le caratteristiche dei marmi di Carrara (unici al mondo, i cinesi non riescono a farne di simili) e delle ditte accanto a cui passavamo, ci metteva dentro il berretto; altri, le mani nude; io preferivo asciugarmi il sudore con la spugna secca o (fin che li ho portati) coi guanti. Temperatura quasi ideale, 8 gradi alla partenza, 16 all’arrivo.

Però, i classificati manifestano un calo costante: quest’anno siamo stati 247, contro i 258 dell’anno scorso, i 318 del 2022 e i 312 del primo anno. I numeri sono un po’ riequilibrati dai 221 arrivati nella 30 km, i 456 della mezza competitiva, i 340 della 10 km, più le due corse non competitive.

I vincitori: lo svizzero Roberto De Lorenzi nei 10 km chiusi in 29:59 e la lammarina Benedetta Coliva in 34:28; nella 21 Michele Sarzilla (Cus Insubria) in 1.09:59, meglio di 47 secondi del titolato Marco Ercoli, tra le donne la keniana Emily Cheroben in 1.15:29. Nei 30 km nette vittorie di Mirko Dolci (GS Lucchese) in 1.50:54 e di Cecilia Basso (Orecchiella) in 2.01:40.

Nella gara regina ha vinto il 34enne Khalid Jbari (cittadinanza italiana, Athletic club 96 Alperia, vincitore l’anno scorso della maratona di Pisa e due anni fa a Rimini), che nel 2022 aveva vinto la mezza di Carrara col suo personale di 1.06:40, e oggi ha nettamente migliorato il tempo del primo dell’anno scorso, con 2.23:27: quasi sei minuti meglio dell’habitué di queste gare, il ruandese Jean Baptiste Simukeka (Orecchiella Garfagnana), 2.29:24, oggi secondo e a sua volta davanti un minuto scarso su Massimiliano Andrea Milani (un M 50 dell’ Atl. San Marco), 2.30:17. L’Orecchiella si è rifatta con il trionfo abissale tra le donne della trentottenne Camilla Magliano, reduce da un doppio successo a S. Margherita Ligure due settimane fa, oggi nona assoluta in 2:49:01. Mezz’ora dopo di lei, la bravissima neoquarantenne carpigiana Silvia Torricelli (Tricolore Sport Marathon) con un 3.19:43 che sicuramente non la soddisfa ma è bastato per precedere di un minuto e mezzo la terza, Majidae Sohn (Maratona Mugello).

E poi ci siamo noi, della razza di chi rimane a terra per dirla col Poeta, o insomma noi che i piedi da terra li alziamo quanto basta, e passiamo le nostre ore di fatica il più possibile in allegria e chiacchiere e saluti o “cinque” quando ci si incrocia nei numerosi tratti a doppio senso. E se dopo il km 30 qualcuno ai bordi ci commisera, sappiamo anche come rispondergli: a 5 o 6 km dalla fine vedo incedere sul marciapiede una specie di Michelle Obama, e dietro lei un maschione che con accento napoletano mi fa un augurio iettatorio: ho modo di replicargli gli auguri (con incluso parere scatologico) per il suo Napoli calcio.

La prima del mio giro (diciamo così, in senso lato) è Astrid Gagliardi dei Bergamo Stars, conosciuta in chissà quale trail-marathon (forse la Bora), e che qui si accontenta di stare sotto le 4 ore; mentre Werther Torricelli, il papà di Silvia nonché sapiente enologo (prima della partenza mi esorta a lasciar coricate le bottiglie tappate due settimane fa, fino a che non si deposita il fondo) arriva in un dignitoso 4.18 che gli dà il quarto posto M 65.

Fra le 4.50 e le 5 si assiepano altri compagni del Club dei centenari più alla mia portata: il citato Colombo (omonimo di colui che in serata giustizierà l’ignobile Pioli), che ha la meglio sul fananese tesserato a Mirandola Mauro Gambaiani e su Franco Scarpa, lo psichiatra dei Supermaratoneti (ammette che è un lavoro arduo e -aggiungo- dall'esito dubbio). Faccio l’elastico con due ragazze empolesi, Francesca e Valentina: Francesca sembra più alla mia portata, a tratti cammina, ma alla fine mi precederà di un buon minuto.

Un altro personaggio mi sta davanti di un centinaio di metri ma a volte si fa raggiungere, sempre cantando a squarciagola (foto 17): a un incrocio vedo due vigili che gli parlano (sta a vedere – mi dico – che alla fine lo ammanettano come capitò una volta a Bertinoro). No, passa un’auto dei vigili e i colleghi si scambiano pareri  attraverso il finestrino: dopo di che, l’auto seguirà il tipo a passo d’uomo per un km, sempre colloquiando. Quando finalmente lo raggiungo (esattamente sotto l’antica colonia-grattacielo Verve al km 35) gli chiedo cosa gli dicevano: “niente, solo mi chiedevano se sto bene e se ho bisogno d’aiuto” (immagino, l’aiuto del dottor Scarpa) “ma io canto perché altrimenti finirei al cimitero!”.

Canta che ti passa, mentre a un’andatura regolarissima incedono Enzo Caporaso e Roberta Pruzzo (la figlia del grande bomber di Genoa e Roma): finita l’ultima chicane presso il porto di Marina di Carrara, là in fondo si vede il traguardo, ma ci vorrà un quarto d’ora per tagliarlo, accolti dalla sapiente bonomia dello speaker Fabio Fiaschi (foto 11). In rimonta arriva Massimo Morelli (“sto tornando in condizione, dopo quei 18 mesi buttati via…”), che nel finale addirittura supera Nube Montecchi (venuto qui per ritirarsi, e invece stringendo i denti ce la fa). C’è spazio ancora per Luciano Ferrari, co-organizzatore delle maratone in serie di Livigno, e per un trittico Bergamo Stars: “Bubu” Furlan (mio compagno di sventura in un percorso sbagliato a Pont S. Martin, e conseguente squalifica poi rientrata), Marina Mocellin la bolognese (terza F 70 l’anno scorso con 5.59, oggi unica e “vincitrice” con 6.07); infine l’avvocato Giuseppe Tundo, che con 6.20 riesce a precedere l’ultimissimo, Gabriele Mancini tesserato Runcard.

Per tutti c’è la medaglia (ovviamente di marmo), e a fianco l’accogliente struttura della Fiera, servita da ritrovo per ritiro pettorali e piccola expo il giorno prima, da parcheggio auto e deposito borse oggi (foto 9, 10, 15). Buono il ristoro finale dove, oltre a un rigenerante tè caldo, a richiesta danno anche una squisita confezioncina  di pasta al basilico. Per le docce bisogna fare 400 metri, e sono immedicabilmente fredde.

Ma non si può venire da queste parti, magari profittando degli alberghetti a una stella convenzionati con l’organizzazione, senza visitare almeno Carrara, città un po’ morta ma con un Duomo stupendo (foto 2-5), poi salire a Colonnata: un villaggio delle Dolomiti, si direbbe guardando in su (foto 6, 8, 18), e non meno famoso per il lardo servito in tutti i piatti (foto 19-20; dove siano i suinifici, non lo sa nemmeno Nube, che però confessa come anche i maiali di Castelnuovo modenese siano olandesi). Se Carrara è vuota, a Colonnata fai fatica a parcheggiare, e se giri per le viuzze (foto 7) o sali alla chiesa, ti rendi conto che sei in uno dei cento o mille villaggi che rendono l’Italia il paese più bello del mondo.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: D. Gianaroli, R. Mandelli
Fonte Classifica: Endu

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